Archivio tag: delinquenza

Tolmezzo: promotore finanziario si faceva consegnare i soldi dai clienti e li investiva in operazioni rischiose

 

di Luana de Francisco.


Investiva in operazioni sempre più rischiose con i soldi degli altri. A cominciare da quelli di amici e parenti. Decine e decine di migliaia di euro, per un totale di oltre 1,2 milioni in dodici anni. Se li faceva consegnare, prospettando lauti guadagni, e poi li adoperava come meglio credeva, accumulando perdite su perdite, che nascondeva sfoderando estratti conto fasulli. Quando il castello di bugie che era riuscito a costruire spacciandosi per quello che non era più, e cioè un promotore finanziario con un proprio giro di cliente, ha cominciato a franare, nel febbraio del 2015, ha fatto le valigie e, disperato, se n’è andato di casa. La fuga dalle proprie responsabilità, però, è durata poco. Flavio Del Fabro, 58 anni, di Tolmezzo, lo sa bene e nell’interrogatorio sostenuto nei mesi scorsi in Procura ha ammesso i propri errori. Il prossimo scoglio è fissato per il 28 ottobre, quando comparirà davanti gup del tribunale di Udine, per difendersi dalle accuse di appropriazione indebita aggravata, truffa ed esercizio abusivo della professione. Sono stati i finanzieri della Compagnia di Tolmezzo, nell’ambito dell’inchiesta coordinata dal pm Paola De Franceschi, a ricostruire le movimentazioni di denaro che il finto broker avrebbe gestito, in piena libertà, a partire dal 2003. Una dozzina le persone che nel procedimento figurano come parte offesa. Il che, considerato che la somma complessivamente contestatagli ammonta a 1.248.248,91 euro, basta a indovinare la portata del danno causato a ciascuno dei suoi ignari clienti. Tutti risparmi che Del Fabro controllava attraverso username e password accessibili a lui soltanto, e con i quali disponeva giroconti e bonifici senza alcuna autorizzazione dei diretti interessati. Di quel patrimonio, ormai, non resta più niente e, considerato anche il debito accumulato con l’Agenzia delle entrate, difficilmente sarà possibile ottenerne risarcimento, anche soltanto parziale. Difeso dall’avvocato Francesco Marcolini, Del Fabro aveva chiesto l’interrogatorio, per spiegare come a spingerlo in quella spirale fossero state le difficoltà economiche in cui si era ritrovato, dopo che la “Copernico Sim spa”, di cui era stato agente fino al 2006, gli aveva tolto l’incarico, e a causa di un prestito a un amico mai restituitogli. Per occultare gli ammanchi – aveva inoltre ammesso –, non aveva esitato a inviare ai clienti, con cadenza trimestrale, i rispettivi portafogli: tutti naturalmente simulati. E ripetuti – aveva aggiunto – erano stati i prelievi effettuati con bancomat di cui i clienti non avevano neppure la disponibilità. A monte della messinscena, con cui aveva tradito anche la fiducia di alcuni familiari e amici stretti, il falso “biglietto da visita” di agente collegato a una qualche impresa d’investimento, banca o intermediario finanziario abilitato al collocamento di strumenti finanziari. Per operare, Del Fabro si serviva di conti correnti accesi presso Iwbank e intestati ora alla moglie, risultata totalmente estranea ai fatti, ora a questo o quel cliente. Al di là degli esiti che il procedimento penale avrà, tra i legali che assistono i risparmiatori c’è già chi pensa a vie alternative per il recupero dei capitali. L’avvocato Roberto Cianci, che segue il primo dei denuncianti, per esempio, sta intramprendendo un tentativo obbligatorio di mediazione con la Copernico, ossia con l’«intermediario» chiamato a sua volta a rispondere di una sorta di responsabilità oggettiva per il proprio ex consulente. Nè esclude un’azione anche nei confronti della Iwbank, per un’ipotesi di omesso controllo.

Paluzza: un altro furto in zona Peep, per il sindaco servono più luci

di Gino Grillo

In pochi mesi si parla di almeno tre furti messi a segno nella zona Peep del comune dell’alta valle del But, tanto da suscitare la preoccupazione del sindaco Massimo Mentil, il quale anticipa che si dovranno prendere dei provvedimenti per cercare di scongiurare il ripetersi di eventi simili. L’ultima impresa di ignoti malviventi di cui si ha notizia è avvenuta nella tarda serata di giovedì 4 febbraio. A essere presa di mira l’abitazione di Luciano Buliano, presidente dell’Associazione sportiva di Timau. Secondo alcune testimonianze verso le 19 di giovedì la famiglia Buliano si sarebbe allontanata da casa per recarsi in una pizzeria del paese. Al ritorno, poche ore più tardi, la scoperta dell’intrusione e dei danni subiti ha lasciato sbigottiti i componenti della famiglia. I ladri, dopo aver forzato, rompendo un vetro, la porta del retro dell’abitazione, situata in una zona meno illuminata, ma molto frequentata, si sono introdotti nei locali asportando monili e oro. L’ammontare dell’ammanco non è stato reso noto. Ai Buliano a quel punto, superato lo sconcerto per la brutta sorpresa, non è rimasto altro che denunciare l’episodio al 112. A rispondere sono stati i carabinieri della centrale di Tolmezzo, che hanno inviato sul posto una pattuglia che ha effettuato i primi rilievi alla ricerca di impronte e di tracce. La notizia ha destato un certo allarme anche in paese perché, come ha anticipato il primo cittadino, non è il primo caso avvenuto in questa zona, non distante dal centro di Paluzza, facendo ritenere che in loco possa trovarsi anche un basista che controlla i movimenti delle persone. «La zona è poco illuminata sul retro di queste abitazioni – ammette il sindaco – e questo potrebbe aver facilitato l’incursione dei malviventi. L’area Peep si trova però non distante dal centro sportivo che ospita la palestra artificiale di arrampicata e i campi da tennis, per cui riteniamo si possa scoraggiare l’eventuale ripetersi di simili azioni aumentando l’illuminazione di tutta quella zona allacciandoci proprio al complesso sportivo ». Nel frattempo non resta che mettere in atto tutti gli accorgimenti più volte indicati dalle forze dell’ordine per difendersi da simili intrusioni.

Carnia: sempre più frequenti in città i falsi agenti e specialmente gli anziani sono esasperati

Anche a Tolmezzo aumentano i residenti esasperati da operatori che si presentano come agenti autorizzati dell’Enel o di società simili. Il sospetto diffuso è che si tratti di falsi agenti, ma in realtà è un problema capirlo e districarsi tra la somiglianza di nome di alcune società e le tante persone che sempre più spesso suonano alla porta di casa munite di cartellino e decise a ottenere attenzione, illustrare plichi di documenti e far sottoscrivere atti per piazzare i loro servizi. Non ci sono solo truffatori in giro, ma la richiesta frequente di poter vedere bollette o addirittura entrare in casa sta esasperando sempre più persone. E c’è chi non regge più certe invadenze. Si allunga la serie dei casi segnalati anche in città, dove in via Val di Gorto Antonio Nadali denuncia di essersi imbattuto più volte in falsi operatori di energia elettrica che paventano strampalati vantaggi sul fatto di poter operare su libero mercato, essendo decaduto il monopolio di Enel. Lui non ha dato corda alla richiesta di confrontare i colori delle bollette entrando in casa – racconta – ma ha visto una persona anziana che faticava a reggere la discussione con uno di questi presunti agenti, appunto sempre più frequenti anche nel capoluogo carnico.

Carnia: nel 2015 ancora prati a fuoco, c’è l’ombra del piromane

di Anna Rosso
Ancora prati e boschi a fuoco nella zona compresa tra Tolmezzo e Villa Santina. Anche ieri i prati sopra Fusea sono bruciati per circa quattro ore. E sono già una dozzina, dall’inizio dell’anno, gli interventi effettuati dal Corpo forestale regionale per questo tipo di emergenza che ormai sembra aver ben poco di accidentale: l’ombra di un piromane, infatti, si fa sempre più definita. Ieri l’allarme è scatto intorno alle 11 e subito sono stati mobilitati i volontari del distaccamento dei vigili del fuoco del capoluogo carnico, gli uomini della Stazione forestale tolmezzina e personale della Protezione civile. Successivamente è giunto sul posto – l’area interessata era quella compresa tra i monti Cuar e Duron – anche l’elicottero attrezzato appunto per le operazioni di carico e scarico dell’acqua. «Il fuoco – ha spiegato il portavoce dei vigili del fuoco di Udine, il funzionario Valmore Venturini – ha avvolto circa una decina di ettari di vegetazione bassa, non alberi. Abbiamo lavorato insieme alla protezione civile per diverse ore e alle fine le fiamme sono state spente». Gli uomini della Forestale, coordinati dal loro vicecomandante, il maresciallo superiore Paolo Zanier, ieri si sono trovati alle prese per l’ennesima volta con lo stesso problema in un’area in cui si mescolano terreni e proprietà pubblica e privata. Il loro, infatti, era il settimo intervento del 2015 e anche i colleghi di Villa Santina ne hanno già effettuati cinque, sempre per incendi più o meno vasti. Ecco perché già da settimane gli investigatori stanno effettuando una serie di servizi mirati all’individuazione del responsabile (o dei responsabili). E alcuni elementi giudicati utili sono già stati raccolti. Sempre ieri, proprio durante le operazioni di spegnimento sopra Fusea, alla Stazione forestale di Tolmezzo è arrivata anche un altra richiesta di intervento perché a circa cinque-seicento metri di distanza in linea d’aria c’era un altro rogo che, per fortuna, poi si è spento da solo anche grazie all’umidità dell’aria.

Carnia: notte di furti tra Arta e Zuglio, rubate auto e colpiti colorificio a Cedarchis e un bar a Fielis

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di Gino Grillo.

Nuova razzia dei soliti ignoti nei paesi della Carnia. Questa volta sono stati presi di mira i comuni di Arta Terme e Zuglio. Il raid è avvenuto nelle prime ore di mercoledì. Un’azione ormai sperimentata quella dei ladri, che giungono, probabilmente a bordo di automobili rubate, anche da fuori regione. Una volta sul posto prestabilito, rubano altre automobili, forse nell’intento di sviare le indagini delle forze dell’ordine, che abbandonano dopo i furti. Secondo i derubati, l’azione ladresca è avvenuta verso le 3 di mattina. Nella frazione di Cedarchis di Arta Terme i ladri hanno rotto il vetro di una automobile a rovistato al suo interno, poi sono stati attratti da una Vw Golf nera e quindi hanno rubato la Seat Cordoba di Dario Morassi. Come spiega la moglie del derubato, nei piccoli paesi spesso si lasciano le chiavi inserite sul cruscotto con le portiere aperte. «La nostra è una macchina vecchia, non pensavamo interessasse ai ladri, così mio marito ha lasciato le chiavi inserite». Poi, secondo i derubati, i ladri si sono allontanati con l’auto in folle sino a fine discesa. «Abitiamo subito sopra dov’era parcheggiata l’automobile, ma non abbiamo sentito alcun rumore, nemmeno quello del motore della Seat». I ladri si sono diretti poi al colorificio Candoni di Giulio Candoni dove hanno forzato il cancello della recinzione e le porte, asportando computer e attrezzatura varia. Da qui i ladri si sono mossi in direzione di Zuglio, dove di fronte al parcheggio in direzione Fielis hanno forzato le porte del bar Stella, di proprietà comunale, gestito da Elena Gualderoni, da dove hanno sottratto il fondo cassa, liquori, dolciumi, cellulare e computer della gestrice. «È il terzo furto che subisco negli ultimi anni – racconta Elena – e non sono assicurata in quanto le porte non sono adeguate». Il bottino si aggira attorno ai mille euro oltre ai danni. «Ho chiesto più volte al Comune di intervenire o permettermi di effettuare i lavori in conto affitto, ma senza risposta». La mancanza di illuminazione, la luce viene spenta alle 22, lascia la zona completamente al buio e la gestrice teme per la sua sicurezza e di quella della figlia al momento della chiusura serale. Una volta svuotato il bar, i ladri se ne sono andati, abbandonando la Seat rubata a Cedarchis, su una Audi rubata a Denis Piutti, che abita vicino al pubblico esercizio. La situazione si fa pesante nei Comuni carnici, la gente spera che siano installate telecamere di sorveglianza, come nel comune di Paularo. Indagano le forze dell’ordine.

Gemona: la rabbia dei proprietari dopo il rogo, buttati via anni di lavoro

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(Piero Cargnelutti dal MV di oggi)

Quel capannone andato in fumo era praticamente nuovo. I Cucchiaro lo avevano inaugurato nel marzo dell’anno scorso. Si trattava di un investimento fatto dall’azienda agricola per migliorare ancora la propria produzione, sia casearia che di carni e insaccati. «E pensare – ci ha raccontato Pierino Cucchiaro – che la nostra intenzione era quella di lasciare fuori i mezzi agricoli, ma poi, proprio per evitare che restassero sotto la pioggia, abbiamo deciso di metterli dentro. Avevamo realizzato quel capannone per sistemare il fieno e averlo a poca distanza dalle bestie e in questo modo avevamo messo in ordine tutta la nostra attività. Lo avevamo dotato di illuminazione notturna anche per permettere alle bestie di poter vedere quello che mangiano durante la notte. Non solo, nei nostri programmi c’era anche la volontà di recintare la struttura e dotarla di un sistema di allarme ma, chiaramente, gli investimenti si fanno un po’ alla volta». Una vera e propria filiera quella avviata negli ultimi anni dall’azienda agricola Cucchiaro, fondata nel lontano 1966 da Mario Cucchiaro e dalla moglie Luigina Tondolo e oggi proseguita dai figli Pierino e Dario. A Gemona, l’azienda è ben conosciuta soprattutto per la latteria che gestisce in via Moseanda in cui è possibile trovare i loro prodotti caseari, ma l’attività si allarga fino a Lateis di Sauris dove Dario Cucchiaro gestisce la malga Navaçute, mentre a Cavazzo sono operativi con un agriturismo, e senza dimenticare che poco più di un anno fa proprio i Cucchiaro hanno vinto la gara per la gestione della stalla sociale di Trasaghis. In Godo, sede storica dell’attività, a pochi metri dal capannone andato a fuoco c’è la stalla in cui ci sono oltre cento mucche: un’attività non certo indifferente quella portata avanti dai Cucchiaro, che negli ultimi periodi erano riusciti a crescere, anche in virtù dello sviluppo di una vera e propria filiera. Nell’azienda, infatti, si allevano gli animali, si trasformano le carni, ma anche il latte in prodotti caseari e perfino il foraggio dato alla bestie viene prodotto direttamente e lavorato per garantire alimenti di qualità. In un periodo non certo facile per agricoltori e allevatori, la Cucchiaro è certamente una delle aziende agricole più consistenti rimaste nel territorio del gemonese: «Prima di realizzare il capannone – ci ha spiegato Pierino Cucchiaro – eravamo costretti a mettere le balle di fieno in diversi fienili sparsi sul territorio che gestiamo. Con quella struttura avevamo migliorato l’attività perché stalla e fienile sono ravvicinati e ciò semplifica le operazioni di carico e scarico del foraggio, tanto è vero che un’altra delle nostre intenzioni era quella di spostare un fienile che gestiamo in Stalis e realizzarlo accanto al capannone. È veramente un colpo duro per noi questo, perché non è facile fare tutti questi sacrifici per crescere e improvvisamente vedere tutto crollare in un attimo».

Trasaghis: altri vetri distrutti, ad Avasinis è caccia al danneggiatore

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di Piero Cargnelutti.

Finestrini delle auto in frantumi, ad Avasinis si fa largo sempre più l’ombra del danneggiatore seriale. A poche settimane dall’atto vandalico subito sulla sua auto dall’assessore comunale Stefania Pisu, il fatto si ripete. La data è quella di mercoledì 12 novembre, l’ora più o meno la stessa: le 13. La vittima stavolta è Dino Copetti, un cacciatore di Osoppo: «Ero andato ad Avasinis – ha raccontato – e ho parcheggiato vicino al campo da tennis, per proseguire a piedi nel bosco con l’intento di sistemare il foraggiamento per i cinghiali. Nel giro di un quarto d’ora sono tornato alla mia auto e l’ho trovata con entrambi i vetri, quello posteriore e quello anteriore, fracassati. Mi è stato portato via uno zainetto che avevo in macchina. Chi lo sa, forse sarà stato buttato via da qualche parte, visto che dentro aveva solo dell’anti-parassitario. Successivamente, ho fatto denuncia ai carabinieri di Osoppo». Insomma, il fatto si ripete e si aggiunge alle tante testimonianze apparse alcune settimane fa sulla pagina facebook dell’assessore Pisu, dove diverse persone, oltre ad esprimerle solidarietà, ricordavano come loro stesse fossero state vittime di atti di questo tipo durante una visita alla Val del Lago: «Sono tanti anni – ha raccontato ancora Dino Copetti – che accadono queste cose: c’è chi ha pure rischiato di prendersi una multa dalla Forestale per aver parcheggiato sul greto del torrente per poter sorvegliare la propria auto mentre passeggiava nel bosco ed evitare dunque i danneggiamenti». Anche per Copetti, come per Pisu, si è trattato di un’azione molto rapida: rispetto a quest’ultima in particolare, il Comando della compagnia dei carabinieri di Tolmezzo ha fatto sapere che, in base alle indagini portate avanti finora, non si sarebbe trattato di un atto intimidatorio. C’è dunque qualcuno nel Val del lago che si diverte a fracassare i vetri delle auto, compiendo piccoli furti: la visione di una borsa o uno zaino dentro una macchina sembra indurre qualche malintenzionato a compiere quel tipo di atti. La zona del cimitero e dintorni ad Avasinis sembra essere un punto in cui questi fatti si ripetono spesso, ma c’è anche chi ricorda di aver trovato pezzi di vetri rotti anche dalle parti del lago di Cornino, e chi invece alcuni furtarelli con scasso li ha subiti anche mentre passeggiava attorno al lago dei Tre Comuni.

Paularo: telecamere all’ingresso del paese per le auto sospette, non siamo più un’isola felice

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di Gino Grillo.

Videosorveglianza e task force contro i furti. Riunione partecipata ieri pomeriggi nella sala consiliare del municipio della Valle dell’Incarojo dove l’amministrazione comunale ha convocato artigiani, commercianti e forze dell’ordine per cercare di ovviare a altre situazioni spiacevoli, come quelle accadute un paio di volte nel volgere dell’ultimo mese, quando si sono registrati alcuni furti ai danni per lo più dei negozi del paese. L’idea avanzata dal sindaco Ottorino Faleschini è semplice. Premesso che a Paularo, e relative frazioni, si può accedere da tre vie solamente, basta controllare questi accessi per avere la situazione di chi entra e chi esce dalla vallata sotto controllo. Prima via, quella principale: la strada provinciale che sale da Cedarchis di Arta Terme; un’altra è la direttrice del Duron da Ligosullo e una, meno trafficata e chiusa per lo più d’inverno, quella che attraverso Lanza porta a Pontebba. La prossima settimana il consiglio comunale delibererà, nelle variazioni del bilancio, la spesa di 25-30 mila euro, (si stanno infatti attendendo gli ultimi preventivi da ditte specializzate), per installare nelle tre vie d’accesso telecamere di ultima concezione, capaci di leggere le targhe delle autovetture in transito. Occhi sofisticati collegati direttamente ai sistemi di data base della motorizzazione nazionale, che permetteranno in maniera istantanea di conoscere se un’autovettura che entra in paese è assicurata, sospetta o rubata. Sarà creata inoltre, con la collaborazione della popolazione, una “white list” di automobili di residenti e o persone conosciute che per vari motivi visitano con assiduità la località carnica, le cui targhe non allerteranno il sistema di sorveglianza. Qualora un’auto sospetta entri in paese, il sistema di allarme prevede l’attivazione di messaggi, via email o sms i cui destinatari possono essere le forze dell’ordine e volontari. Obiettivo: alzare il livello di attenzione fra la popolazione. «Naturalmente – ha insistito il sindaco – non è necessario che la cittadinanza intervenga attivamente, potrebbe essere pericoloso in quanto i malviventi potrebbero essere armati. La gente dovrà avvertire eventualmente le forze dell’ordine e poi semplicemente accendere le luci di casa o quelle esterne, in maniera di far comprendere a eventuali malintenzionati che il paese è vigile e che è meglio desistere». Faleschini poi garantisce: l’iniziativa non lede la privacy dei proprietari di auto che entrano a Paularo. «I dati non saranno resi pubblici, il sistema segnalerà solamente una potenziale situazione di pericolo». «La polizia locale – prosegue- ha già raccolto informazioni sul tema, basterà che sulle tre entrate al paese sia affissa la scritta che la zona è soggetta a videosorveglianza».

Paularo: raffica di furti nella notte in Val Incarojo

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di Gino Grillo.

Raffica di furti la notte scorsa in Val Incarojo: “visitate” tre aziende e prese di mira anche alcune famiglie. Una fila di persone, infatti, ieri mattina si è presentata dai Carabinieri di Paularo per presentare denuncia. I ladri, con molta probabilità una vera banda, hanno fatto irruzione in una ditta edile, in una falegnameria alla periferia del capoluogo, quindi hanno colpito al campo giochi e successivamente nella frazione di Dierico. Ad accorgersi dei furti, appunto, le varie persone derubate. Dapprima i malviventi hanno raggiunto un deposito della Icos, azienda già visitata anni addietro. «Allora avevano scavalcato l’inferriata che circonda il cantiere – ricorda il titolare Emilio Zozzoli -; questa volta invece hanno divelto il cancello esterno, hanno forzato le porte e sono entrati nei magazzini asportando attrezzatura varia e un furgone cabinato Mercedes per un valore di circa 50 mila euro». I ladri, giunti a Paularo a bordo di una Ford grigia, risultata poi rubata a Mestre, hanno abbandonato la vettura e a bordo del furgone della Icos si sono recati alla segheria Tarussio, distante poche centinaia di metri. «È la seconda volta in due mesi – afferma rammaricato Marco Tarussio -; la prima avevano rovistato in ufficio, ora hanno forzato le porte del garage e del magazzino rubando attrezzatura varia per circa 30 mila euro». Sull’altra sponda del Chiarsò, la banda ha fatto irruzione nel parco giochi comunale portandosi via dal bar annesso la macchina del caffè e altri oggetti. Prima di riprendere la via del fondovalle, un’ulteriore incursione ha fruttato ai ladri l’automobile di un privato rubata a Dierico, mentre un’altra vettura è stata danneggiata nell’intento, non riuscito, di portarla via. Un raid a cui si presuppone abbiano partecipato più persone, che forse avevano già effettuato una ricognizione in loco. La maggior parte dei derubati non erano assicurati. «Non siamo più un’isola felice – commentano però ora -, occorrerà prendere provvedimenti, ma chiediamo anche un maggior controllo da parte delle forze dell’ordine, in particolare nelle zone più appetibili, fuori mano e di notte». «Molte zone del paese sono già dotate di telecamere, ma contiamo – ha detto il sindaco Ottorino Faleschini – di installarne altre anche all’ingresso delle varie frazioni, in modo di controllare chi entra e chi esce». In programma a breve pure una riunione con Carabinieri, operatori e cittadinanza, per mettere a punto un piano di sicurezza.

Tolmezzo: gesti osceni sulla pista ciclabile a Caneva, denunciato

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di Gino Grillo.

I carabinieri agli ordini del capitano Stefano Bortone hanno individuato e segnalato alla magistratura un uomo di 32 anni perché si masturbava davanti a una donna che passeggiava lungo la pista ciclabile nella frazione di Caneva di Tolmezzo. L’episodio è accaduto il 30 maggio scorso, ma soltanto recentemente le indagini dei carabinieri effettuate dalla stazione di Villa Santina, hanno portato all’identificazione dell’autore del gesto. L’episodio è avvenuto sulla pista ciclabile sulla destra orografica del torrente But, all’altezza della frazione di Caneva, mentre la donna, oggetto delle attenzioni lascive dell’uomo, stava passeggiando. A denunciare l’accaduto al comando cittadino dell’arma è stata la stessa donna davanti alla quale l’uomo, M.C. di Ovaro, operaio, ma residente a Villa Santina, aveva commesso l’atto. Dopo una laboriosa e non facile indagine, i militari hanno potuto risalire all’identificazione l’autore del gesto osceno che così ieri è stato deferito, in stato di libertà essendo trascorsa la flagranza di reato, alla magistratura. Sempre nella giornata di ieri il comando di Tolmezzo ha reso noto di aver eseguito due ordini di carcerazione. Il primo, operato dagli uomini della stazione di Gemona del Friuli, è avvenuto a Montenars ai danni di P.F. di 55 anni, del posto, di professione operaio, su esecuzione di una ordinanza emessa dal distretto della corte d’appello di Trieste per una serie di reati finanziari. L’uomo dovrà espiare la pena di un anno agli arresti domiciliari. A Ligosullo, invece, i carabinieri di Paularo hanno provveduto a porre agli arresti domiciliari, su ordine della procura della Repubblica di Udine, M.C., di 56 anni del posto, operaio, in quanto ritenuto colpevole di violenza e resistenza a pubblico ufficiale, e condannato a quattro mesi e quattro giorni.