Archivio mensile:Agosto 2008

Mortegliano: autodromo in Friuli, forse ci siamo? 01/11/2008 No, non ci siamo

Autodromo FriuliIgiovanissimi non se lo ricordano, ma Bordano poteva vantare una pista di autocross e motocross addirittura negli anni ’70. Verso il 1979 ci fu un progetto (discusso alla camera dei deputati e Santuz ne sà qualcosa) di costruire un autodromo permanente accanto ad una pista di autocross già esistente. Inizialmente si sperava di inaugurare la pista entro il 1981 e di poter ospitare tutte le categorie fino alle Formula 2. Dopo lunghi anni e varie discussioni è stato definitivamente abbandonato. L’idea di costruire l’«Autodromo del Friuli» è comunque stata portata avanti in altre località.

Ma stavolta forse ci siamo: la Società M.B.M. Team S.p.a, grazie agli incoraggiamenti da parte di appassionati e operatori del settore e supportata fortemente da un gruppo di imprenditori italiani e straneri, che esclude interventi di risorse pubbliche, ha lavorato alacremente nell’ultimo anno per poter presentare alla Regione il progetto di un impianto che dovrebbe sorgere in Comune di Mortegliano, tra Sammardenchia e Lavariano nella zona dell’ex pista di volo.
L’autodromo, posto in una zona davvero strategica, raggiungibile facilmente da ogni direzione, sarà un gioiello dal punto di vista funzionale e della sicurezza dei piloti.
La sua posizione al centro della Regione e la vicinanza all’Autostrada Alpe Adria, consentirebbe un facile accesso all’Autodromo, da parte anche dei fruitori stranieri provenienti dall’Austria, Germania, Slovenia, Croazia e paesi dell’Est europeo.
Dal canto suo il Comune di Mortegliano, approvandone il progetto, ha subito dimostrato piena disponibilità ad ospitare l’impianto.
Nella progettazione, affidata al progettista Sergio Marino, si è cercato di soddisfare tutti i possibili fruitori, sia automobilisti che motociclisti. Grazie alle consulenze di esperti del settore, quali ingegneri della Commissione Sportiva Automobilistica Italia e della VI-GRADE, studio consulente di case automobilistiche quali Ferrari, Ducati e Audi, per lo studio della simulazione virtuale, con auto e moto, si è potuto progettare a tavolino tutte le caratteristiche della pista, con le diverse possibili traiettorie e vie di decelerazione.
In attesa che l’iter burocratico abbia termine si conoscono già le caratteristiche del tracciato che potrà esser usato sia per corsi di guida sicura sia per prove tecniche di veicoli a motori nonché per gare.
Avrà una lunghezza nel suo sviluppo principale pari a circa 3400 metri, una larghezza di 12 metri che salgono addirittura a 16 nel rettilineo di partenza, percorribile in senso antiorario e sarà completato da due raccordi, allo scopo di consentire il suo frazionamento in almeno due circuiti fra loro indipendenti ed aventi caratteristiche tecniche di percorrenza fra loro diverse. Uno finalizzato all’utilizzo di prove guida sicura con la superficie allagabile e l’altro per prove tecniche con vetture da competizione e non.
Questi due tracciati indipendenti saranno realizzati per ospitare nella massima sicurezza possibili sia motoveicoli, sia autoveicoli.
Oltre alla pista , saranno realizzati, un fabbricato ad uso box e sevizi, un paddock e tribune.
Tutte le strutture saranno realizzate facendo particolare attenzione agli aspetti architettonici e all’utilizzo di impianti innovativi.
Nella stesura dell’ambizioso progetto si è naturalmente tenuto conto della normativa sportiva vigente, emessa dalla Federazione Sportiva Internazionale (F.I.A.) per ottenere l’omologazione, ma si è prestata anche particolare attenzione a dettagli importanti quali l’orientamento dei rettilinei, dove si sviluppano le procedure di partenza delle vetture da gara, verso nord, soddisfacendo così l’esigenza di sicurezza, ossia l’abbattimento dei fenomeni di abbagliamento nelle fasi di partenza, durante il giorno. Non si è tralasciato nemmeno il corretto inserimento ambientale dell’autodromo nel contesto ambientale; si sono poste le problematiche derivanti dagli impatti ambientali, acustici, atmosferici e paesaggistici, che sono stati i principali temi da parte dei progettisti di tale opera. I risultati di studi rigorosi,sono stati sottoposti agli organi competenti ,al fine di evitare problemi per la sicurezza e la salute pubblica.
Riguardo l’impatto acustico, è stato prevista la realizzazione di rilevati in terra in particolari tratti della pista, abbinati a barriere anti-rumore di nuova concezione e progettati specificatamente per questo impianto, da una società leader del settore. Le stesse, mascherate da essenze arboree, sarebbero visibili per una lunghezza di soli duecento metri sulla strada Sammardenchia – Lavariano. Lungo il perimetro rimasto, la realizzazione sempre di piccole colline in terra con la messa a dimora di alberi, che mitigherebbe l’impatto visivo ed di inquinamento acustico.
Tra i benefici economici e commerciali per l’intero comprensorio, si consideri la creazione di una decina di nuovi posti di lavoro per specialisti del settore, l’indotto proveniente dalle rilevanti opere di manutenzione della struttura e di gestione di due bar e un ristorante. Per il futuro poi la possibilità di disporre di una struttura per convegni, e di un’area verde da destinarsi a manifestazioni a carattere sociale.
La pratica è già stata inoltrata alla Regione per l’iter di prassi e successivamente la parola passerà al Comune di Mortegliano per l’accordo di programma; la volontà è quella di vedere operativo l’autodromo entro il 2009.

Gemona-Sequals: la parente povera della A4

Si fà un gran parlare dell’ampliamento della A4 e della nomina del commissario, ma se veramente fosse realizzata la Gemona Sequals, il traffico sulla A4 non esisterebbe più. Che la lobby dei costruttori e dei cementificatori non ne abbia mai abbastanza oramai è un fatto conclamato tanto che si allargherebbe un’autostrada per poi costruirne un’altra con lo stesso "target" di traffico.
Interviene sull’argomento la "Associazione per il no alla Gemona-Sequals" con una lettera al MV di oggi
  
 Sono veramente suggestive queste ricorrenze: come gli articoli di costume sull’estate torrida o sullo stato delle ferrovie, anche quello sulla strada Pedemontana ritorna a illuminare le fantasie agostane come un sogno di mezza estate, ma sarebbe meglio dire come un incubo ricorrente.
Attorno al tavolo, come al tavolino di una seduta spiritica, si ritrovano neofiti e vecchie volpi della politica. Dice la sua anche qualche sedicente ambientalista pronto a immolarsi contro le casse d’espansione di Pinzano, ma del tutto indifferente ai destini del Tagliamento due chilometri più in su. Forse l’ambizione a nuotare nella politica ispira il nome di ambigue onlus.
Fuor di metafora, stiamo parlando del progetto della Gemona-Sequals, che come una risorgiva – ma assai meno limpida – riaffiora non si sa perché adesso e viene a riproporre un’idea contro cui tanto e in tanti si è combattuto. Come un castigo di Dio, siccome il progetto originario era stato tanto criticato, ne propone uno di gran lunga più devastante. Sì, un castigo di Dio, perché qualcosa di male dobbiamo aver fatto per subire nel tempo e nello stesso luogo prima un desolante spopolamento, poi la proposta di una diga, poi quello delle casse di espansione e adesso quello di un’autostrada che dovrebbe attraversare uno dei pochi bacini fluviali che tutta Europa ci riconosce come incontaminati e integri.
Chi oggi ne parla sembra ignorare o essersi dimenticato delle conclusioni della precedente valutazione d’impatto ambientale. Da cui emergeva che la costruzione di un’opera ben meno impegnativa di questa avrebbe compromesso irrimediabilmente il paesaggio, ma avrebbe compromesso ancor più la qualità dell’aria con emissioni di ossidi di azoto e Pm10 ai limiti – e in taluni tratti oltre i limiti – consentiti dalla legge vigente. Un manufatto in grado di devastare i laghi Pakkar, il tratto di fiume fra i ponti di Cornino e Pinzano, la confluenza dell’Arzino nel Tagliamento, il bosco ai piedi di Castelnovo. Tanto per ricordare che le preoccupazioni delle amministrazioni di Buja e Sequals non sono le sole.
Ma, ancora, una valutazione d’impatto ambientale che non era stata capace di dimostrare alcun vantaggio nel raffronto tra costi e beneficii e, più ancora, di rappresentare le possibili alternative di progetto come invece la legislazione prescrive. Forse i giovani convenuti non sanno, e i vecchi non ricordano più, che nello studio preliminare della Provincia di Pordenone delle tre alternative ipotizzate il cosiddetto tracciato storico attraverso la valle del Tagliamento era di gran lunga il più costoso e il più impattante, dato che si snodava a fatica fra ogni genere di siti d’importanza comunitaria (Sic), e Riserve naturali regionali, e biotipi, e aree di riferimento e aree di rilevante interesse ambientale.
Se mai una possibilità di sviluppo della zona esiste – ed esiste nell’artigianato e nel turismo – questa cura è peggio del male, perché sottrae a queste comunità la loro principale risorsa, che è l’ambiente. Né risolve i problemi della viabilità locale – tagliata fuori dal progetto –, viabilità che avrebbe bisogno d’interventi equilibrati, mirati, che sarebbero di costo contenuto. Se qualcuno avesse voluto fare l’interesse di queste valli avrebbe da tempo messo mano a queste problematiche.
Resta un apparente mistero: perché aprire un’arteria che convoglierebbe tutto il traffico dell’Est su di essa svuotando un’autostrada già esistente? Il prezzo per alleggerire il traffico locale sarebbe davvero sproporzionato. Ma naturalmente molti sindaci sono allettati dalla prospettiva di vuotare le loro strade gettando la “spazzatura” nella valle del Tagliamento, come una volta usavano fare in certi paesi in cui si riempivano le più belle forre di rifiuti. E chi questo traffico dovrebbe ricevere pensa – con ingenuità o malafede – di monetizzare il danno, chiedendo contropartite come chi vende un terreno di sua proprietà e sta vendendo invece la salute altrui e un territorio la cui perdita è irreparabile. Come sempre, incapace di risolvere con interventi coordinati il problema, la politica si affida all’opera faraonica forse perché si giustifica già solo per il vorticoso business che promuove.
Se sono questi il rispetto e l’amore per la terra friulana – già piccolo compendio dell’universo – che la politica sa manifestare, la distanza con questa politica sta diventando incolmabile e la sua idea del futuro del tutto inconciliabile con le aspirazioni delle prossime generazioni. Per quel che ci riguarda, la battaglia ricomincia.
Alberto Durì

Udinese: partenza con il botto; battuto il Palermo

<b>L'Udinese batte il Palermo 3 a 1<br/>Di Natale e Inler stendono i siciliani</b>Se il buongiorno si vedesse dal mattino allora potremmo stare tranquilli; il problema è che nei passati campionati dell’Udinese ci sono stati anche la … buonasera e a volte la buonanotte 🙂 Comunque L’Udinese comincia col piede giusto e con un secco 3-1 stende un brutto Palermo. La formazione di Marino mostra già un’ottima condizione di forma, un gioco gradevole e spesso spumeggiante, meccanismi piuttosto oleati e soprattutto un grande jolly che si chiama Totò Di Natale, autore di una doppietta. L’undici di Colantuono è invece lontano anni luce da una condizione accettabile: i rosanero sono impacciati, lenti, distratti in difesa e inconcludenti. Il primo problema da risolvere è quello della punta, perchè Cavani ha confermato di non poter ricoprire il ruolo di centrale, ma attenzione non è l’unico.
L’altro mattatore della giornata è stato Imler; per i Rosanero gol della bandiera di Bresciano.

Vince, dunque, l’Udinese che porta a casa i primi tre punti della stagione dopo una convincente prestazione che dà continuità al lavoro di Marino dopo la splendida passata stagione. Per il Palermo, invece, ancora lavori in corso’: per Colantuono, i che forse chiederà anche un ulteriore rinforzo (una punta di peso?) alla società in queste ore, c’è ancora molto da fare, magari ripartendo dal secondo tempo di questa sera.

Tolmezzo: Cuzzi vs alcolici – Sindaco si dia una multa :-)

L’ordinanza (o “provocazione” come lui stesso l’ha definita) del sindaco Cuzzi ha il merito di cercare di affrontare finalmente una realtà che a Tolmezzo (in particolare nella zona della stazione delle Autocorriere, fra Via Divisione Garibaldi, Via Carnia Libera 1944 e Piazza Pertini) troppo spesso è fatta di giovani, ubriachi fin dalle prime ore del mattino. Quindi diamo merito al Sindaco, entriamo nell’ottica della provocazione e diamo il nostro contributo; perchè se ci aspettiamo che a risolvere la cosa sia unicamente l’effetto “spavento” che può dare una semplice multa senza un reale approfondimento e una più ampia analisi del rapporto giovani e alcool, perdiamo l’opportunità di affrontare seriamente una questione spinosa, riducendo il tutto ad una reprimenda nei confronti dei ragazzi.
Le cose da analizzare invece sono molte e anche decisamente scomode, sopratutto per gli adulti più che per i minori.

Cominciamo con i tecnicismi; partiamo dal decreto Maroni a norma del quale è stato possibile per il Sindaco Cuzzi emettere l’ordinanza: si fa passare per federalismo un vero e proprio lavarsi le mani del governo in termini di sicurezza sociale e territoriale. Non solo si riducono i trasferimenti ai comuni indebolendo quindi la loro capacità di intervento, ma ora tutto viene scaricato sulle spalle del sindaco, che pur non avendo una laurea in tuttologia, deve affrontare la questioni più disparate e risponderne in proprio, senza avere alcun supporto dagli organi statali; nemmeno un parere sulla legittimità e costituzionalità delle ordinanze emesse e per non parlare poi di pareri più espressamente tecnici sulla materia su cui occorre intervenire. Se il governo latita, forse è l’ente sovracomunale maximo (e cioè la Regione) che dovrebbe preoccuparsi di dare omogeneità perlomeno a problematiche che risultino simili tra diversi comuni dello stesso territorio.

Altra cosa curiosa riguarda la collocazione urbana del problema: i fatti cui ci si riferisce sono sempre avvenuti in una zona distante non + di 20/50 metri dal comando dei Carabinieri di Tolmezzo. Se ne deduce che la cosa é sempre stata sotto gli occhi dei tutori della legge; possibile allora che con un minimo di collaborazione tra le forze locali di polizia la situazione non potesse venir affrontata prima? E comunque, se attribuiamo sempre di più compiti polizieschi ai vigili urbani é chiaro che prima o poi qualcuno dovrà porsi il problema del "chi fà che cosa" e del "chi coordina chi" tra le varie forze dell’ordine e la polizia locale: ma chi sarà mai questo qualcuno? Forse gli organi presenti sul territorio del governo centrale?

L’ordinanza esclude poi la sua applicazione durante le manifestazioni culturali e sportive, le sagre, le fiere o i mercati; francamente crediamo invece che la parte dell’ordinanza relativa “all’abbandono, nei luoghi pubblici, di contenitori vuoti, in particolar modo di vetro, rifiuti ed altri oggetti potenzialmente pericolosi” debba essere conservata anche per tali eventi. L’educazione e il senso civico non possono essere sospesi a piacere, devono valere soprattutto quando a volersi divertire non sono solo i ragazzi o quando la cosa possa convenire alla categoria economica che si è fatta promotrice delle segnalazioni che hanno portato all’attuale ordinanza.

Veniamo ora alla pena prevista: è chiaramente indicativa. Ma per evitare che qualche genitore troppo premuroso con il suo “pargolo” paghi di corsa e quindi renda del tutto inefficace la punizione, sarebbe stato meglio stabilire una multa + alta commutabile subito con alcuni giorni di lavoro socialmente utile previsti in un progetto rieducativo stabile, in cui far confluire tutte le energie che i ragazzi dovranno spendere per non pagare la multa; basterà che il progetto abbia uno scopo preciso e visibile per raggiungere l’obiettivo. Altra cosa assolutamente non facile da realizzare è prevedere qualche forma di sostegno alle famiglie dei ragazzi: se al mattino sono già in giro ad ubriacarsi è evidente che manca il controllo e che forse è presente qualche forma di disagio.

Ma veniamo ora alla parte scottante della faccenda: domandiamoci qual’è l’esempio che la "Tolmezzo adulta" dà ai nostri ragazzi. Nel capoluogo carnico sono aperti 70 locali pubblici: ogni tanto si sente a dire che qualcuno è in crisi, ma non ci risultano chiusure clamorose. Molti di questi locali permettono ai clienti di sostare cul taj in man ben oltre lo spazio antistante (quello con i tavolini). Per cui i ragazzi che passano nel periodo estivo per via “tal dei tali” o per la piazzetta “vattelapesca” o per via “tizio caio sempronio” (i nomi li avremmo potuti tranquillamente fare)   vedranno dalle ore 17 alle 23 (arrotondiamo per difetto), una fila lunga 20 metri di persone (o un assembramento più o meno circolare) che bevono alcolici fuori dai locali (ben al di fuori dallo “spazio antistante”) dando bella mostra di sé ed anzi facendo di tutto per farsi notare. In questi assembramenti poi, gli eventuali “ubriachi” presenti vengono sopportati e usati come divertimento dal resto della compagnia. Quindi il problema “alcool” nella nostra zona non ce lo fanno scoprire sicuramente i ragazzi ed è per questo motivo l’ordinanza presenta una unica e seria pecca: quella in cui dice che “il divieto non verrà naturalmente applicato nelle aree antistanti i bar e i ristoranti”. Se le aree antistanti sono i tavolini, allora siamo d’accordo; se invece (come succede) è la pubblica piazza o via allora non ci siamo per niente. Cominciamo noi a dare l’esempio se vogliamo che questa diventi una questione educativa e non solo un divieto in più.
Anzi Sindaco: dato che qualche volta fuori dai locali abbiamo visto anche Lei a “bere un taj”, per cortesia … si faccia una multa 🙂

Quasi quasi ci scrivo una “curte”

Locali storici flop: solo 10 le domande

Una delusione un pò per tutti: dai promotori e sostenitori dei locali storicie anche dal Comune, ci si aspettava una risposta decisamente più ampia al bando, anche perchè era stato fatto un buon lavoro di censimento e raccolta dati e di esercizi pubblici storici ne sono stati classificati ben 159 in tutta la città.
Sono state appena dieci le domande dei proprietari di locali storici udinesi per ristrutturare e sostenere le loro attività, grazie a un sostanzioso contributo regionale. Accettate, in quanto aventi i necessari requisiti, nove domande: i beneficiari dei fondi, che copriranno il 30% dei costi dell’intervento, sono due ristoranti, due farmacie, due bar, un caffè, una gioielleria e un’osteria. La cosa è ancora più grave perchè con questo bando sono stati utilizzati solamente un terzo dei fondi regionali. Per chi vorrà, comunque, il Comune pubblicherà nei prossimi due anni, altrettanti bandi per lavori, in modo da consentire l’utilizzazione dell’intero importo regionale, vale a dire 487 mila euro.
Questo l’elenco l’elenco dei beneficiari: i ristoranti “La Maddalena sporcje” e “Al Vitello d’oro”, le farmacie “Antonio Colutta” e “Ariis”, la gioielleria “Montalbano”, il caffè “Tomaso”, l’osteria “Al vecchio stallo”, i bar “da Artico” e “Oberdan”. I nove esercizi, che hanno visto accogliere la propria richiesta, accedono quindi al contributo concesso in base alla legge regionale 29 del 2005 relativa agli interventi di tutela e valorizzazione dei locali storici. Il Comune, che dalla Regione aveva ricevuto un finanziamento di circa 487 mila per sostenere i locali udinesi, ha erogato contributi per complessivi 161 mila 991 euro, ammettendo 9 delle 10 richieste pervenute. Spetterà ora alla Regione l’approvazione definitiva dell’elenco. Del circuito possono far parte gli esercizi pubblici e commerciali con almeno 60 anni di attività, in grado di vantare valore storico, artistico ambientale o che costituiscano testimonianza storica, culturale e tradizionale del territorio regionale.

Per Enzo Driussi, uno tra i promotori del censimento dei locali storici la cosa va presa per il verso giusto. «Un po’ di stupore c’è anche da parte mia – sostiene –, però credo di poterlo giustificare. Forse non tutti i locali che abbiamo censito hanno capito in pieno l’importanza di far parte di questo club esclusivo. Coloro che invece hanno realizzato i lavori di ristrutturazione dei loro locali adesso potranno ottenere uno “sconto” del 30 per cento sul totale, che mi sembra un aiuto considerevole. L’importante, in ogni caso, era cominciare, era partire con questa iniziativa. Quando le cose vengono avviate poi si sparge la voce, e tanti altri locali seguiranno a ruota».

 

Udineestate ricorda Giorgio Ferigo

In onôr in favôr di Giorgio Ferigo. Si intitola così Dulinvie 08, percorsi di cultura plurale in Friuli, una iniziativa programmata all’interno di Udinestate. Si svolgerà nel prossimo fine settimana ed è dedicata a Giorgio Ferigo straordinaria figura di medico, intellettuale, studioso, carnico originario di Povolaro di Comeglians, scomparso lo scorso novembre. Venerdì 5 settembre, alle 18, a palazzo Morpurgo si terrà la tavola rotonda sul tema Intorno al tradurre. Sabato 6, alle 18, nella stessa sede presentazione del libro e del compact disc Babarut elefantut, ovvero Histoire de Barbar e Ma mère l’oye nella versione friulana di Ferigo con Cristina Cescutti, Valter Colle, Gian Paolo Gri, Francesca Valente. Alle 21, al palamostre, il concerto Babarut elefantut, sempre tratto dalla fiaba di Jean De Brunhoff musicata da Poulenc. Seguirà Pierino e il lôf su musica di Prokofiev nella versione friulana di Ferigo. Sarà proposta da Mikrokosmos, con Riccardo Maranzana voce recitante.




Autostrade: slitta la nomina del commissario per la A4

Image:Autostrada A4 Italia.svgDel termine "federalismo" tutti si riempiono la bocca, ma poi quando si tratta di attuarlo veramente, nessuno vuol mollare la presa e il potere rimane ben saldo nei palazzi romani (o milanesi). Cosa centra il federalismo con la nomina di commissario per la A4? Centra centra! Il governatore del FVG Tondo aveva posto le sue condizioni per farlo veramente il commissario e non per fare lo specchietto per le allodole con un incarico di pura facciata. In particolare voleva avere le mani libere per nominare collaboratori di cui potersi fidare ed avere la possibilità di premere il "pulsante di chiusura" dell’autostrada ai mezzi pesanti in caso di necessità. Insomma la possibilità di prendere autonomamente delle decisioni in tempo reale utili a salvaguardare il territorio  della regione e del nord-est. Se  questo non è federalismo, allora spiegatemi cos’altro lo può essere.
E invece no: Roma vuole imporre il terzo vice, che equivale a dire che ilfuturo commissario sarebbe in "libertà vigilata" o comunque "condizionata". La pensa così anche Galan : "si sta perdendo tempo inutilmente. Si ascoltino i presidenti di Veneto e Friuli Venezia Giulia, uno o due commissari vanno bene, ma tre è grottesco e dimostra la volontà centralista".
Il terzo vice potrebbe comunque essere imposto da Roma. E viene dato quasi per certo. Per i subcommissari si fanno i nomi di Silvano Vernizzi in rappresentanza del Veneto e attuale commissario per il Passante, e per il Friuli Venezia Giulia quello dell’assessore alle Infrastrutture Riccardo Riccardi (fino ad aprile direttore generale di Autovie venete). L’Anas vorrebbe poi un terzo vice, di nomina propria. E potrebbe spuntare il nome dell’architetto bellunese Bortolo Mainardi.
E’ slittata quindi la firma del premier Silvio Berlusconi all’ordinanza che investirà Tondo a commissario. Ieri il governatore del Friuli Venezia Giulia con il sottosegretario Letta ha concordato tempi e modalità delle procedure; quindi Tondo si è intrattenuto anche con il presidente dell’Anas, Pietro Ciucci, proprio per sciogliere anche le riserve della società.

Insomma la strategia del governo è chiara: gli oneri della soluzione del problema A4 li lasciamo al territorio e ai suoi rappresentanti; quello che il commissario potrà o non potrà fare, lo decidono loro. Bel concetto di federalismo

Udinese in Uefa: subito nera, anzi giallonera!

Diciamo pure che la sfiga non ci abbandona mai; ma del resto se vuoi essere qualcuno in UEFA non puoi stare lì a recriminare sulla fortuna o sulla sfortuna. Questo sorteggio di Coppa Uefa ci regala un  Udinese che dovrà affrontare i tedeschi del Borussia Dortmund, andandosi a giocare, peraltro, l’andata in Germania. Le partite di andata si giocheranno il 18 settembre, quelle di ritorno il 2 ottobre.  Il club giallonero si e’ rinforzato parecchio nell’ultima campagna trasferimenti e ha gia’ iniziato la Bundesliga (4 punti in due partite). Quindi l’unica cosa da fare per i bianconeri è affrontare la partita come se fosse già una semifinale.
Fuarce Udin!

Fallimento Alitalia: preoccupazione anche in Regione

FCO Rome Fiumicino Airport - Alitalia Express Embraer aircraft 01 3008x2000La vicenda Alitalia crea preoccupazioni anche in Friuli Venezia Giulia; in particolare la scissione della società in due tronconi con la creazione della così detta "bad company" che si accollerà tutti i debiti, mantre invece l’altra società (quella sana) non riverserà eventuali futuri profitti per colmare il rosso della "cattiva compagnia". Questo perchè a vantare crediti verso Alitalia c’è anche l’aeroporto della nostra regione
Il fallimento di Alitalia ”preoccupa” Roberto Di Piazza, presidente della societa’ Aeroporto Friuli-Venezia Giulia Spa, che gestisce l’aeroporto di Ronchi dei Legionari (Gorizia), perche’ ”verso Alitalia vantiamo un credito che supera il milione e mezzo di euro circa. Chi paghera’?”. Commentando il salvataggio della compagnia di bandiera, Dipiazza ha spiegato che ”Alitalia, verso la quale tutti gli scali vantano dei crediti, paga tardi, di sei mesi in sei mesi. Se fallisce, chi paghera’?. Nell’operazione – ha evidenziato Dipiazza – si dovra’ tener conto di questo”. Nessuna preoccupazione, invece, su possibili ricadute sui voli e la funzionalita’ dello scalo. ”Non temo ripercussioni – ha concluso Dipiazza – nemmeno per l’occupazione del personale”.

Bibione: Bandaros in concerto

bandaros

 

 

 

Visti a Bibione Pineda, in concerto "mobile" sulla via principale. La povera ragazza presa di mira si divertiva pure… Loro sono i Bandaros  

I bandaròs si formano nell’estate 2004 con il sostegno e l’aiuto del maestro Enrico Cossio e del complesso bandistico di Fagagna. All’inizio nessuno aveva un’idea precisa su cosa fare,  tanto che le prime uscite (novembre 2004) furono abbastanza incerte dal punto di vista del genere musicale da intraprendere; la svolta avvenne nel giugno 2005, dove la band scelse definitivamente cosa suonare, ovvero una musica folk-popolare.

Da tutto questo ne è uscito un “gruppo di amici” a cui piace stare in compagnia cercando sempre più di divertire e sorprendere il suo pubblico con la simpatia e l’ intraprendenza necessaria per essere apprezzati da chi li ascolta.

Attualmente il gruppo è composto da una decina di componenti fissi, tutti specializzati nell’ intrattenimento di qualsiasi tipo di festa… insomma, dove c’è divertimento ci sono i Bandaròs!!
Per info www.bandaros.it