Archivio mensile:Novembre 2008

Friuli: video Padre Gabriele, un (presunto) guaritore dal look curatissimo …

Quello che secondo me a prima vista, ti fà capire che il tipo non te la racconta giusta, è che per essere un prete che si dice a contatto con la gente e che vive tra la gente, ha un bel pò di tempo a disposizione per curare il look (date un occhio alle basette 🙂   A quanto dicono i fedeli invece, il momento più intenso della cerimonia di padre Gabriele Fiume arriva dopo ore di preghiere, canti, riflessioni e litanie che in un crescendo di intensità portano alcune persone a commuoversi fino alle lacrime, a inginocchiarsi, ad abbracciarsi. Poi il padre dei miracoli va incontro ai “suoi” fedeli, appoggia le mani sulle tempie di chi si fa avanti, sussurra qualche parola e molti si lasciano cadere sul pavimento. Restano lì, immobili per alcuni minuti. E’ il «riposo dello spirito», spiegano, una delle tante manifestazioni dello Spirito Santo.«Le ginocchia si piegano – racconta Sergio dopo essersi rialzato –, sei cosciente, ma senza forze e ti abbandoni a un totale stato di benessere. Non è uno svenimento. Come ti senti? E’ una sensazione intensa e bellissima, come di pace interiore. Per provare questa esperienza spirituale ho dovuto aspettare otto anni. Andavo sempre a Medjugorje, ma quando ho incontrato padre Gabriele ho subito capito che è un grande sensitivo e, guidato da lui con le sue preghiere, ho raggiunto il riposo dello spirito. Vengo qui ogni mese per pregare perché mi sento bene e poi ormai è come se fossi a casa mia. Ho conosciuto tante persone con le quali ho costruito un ottimo rapporto di amicizia».
Anche Fiorina, una donna friulana che frequenta il centro culturale San Charbel regolarmente, non ha dimenticato la sua prima esperienza di riposo dello spirito: «Ho pianto tanto, non riuscivo a smettere e mi vergognavo, ma solo così sono riuscita a superare un dolore con il quale convivevo da troppo tempo. Sono credente e vado sempre in chiesa, però grazie a padre Gabriele mi sento meglio». Ieri a “cadere” dopo la “benedizione” di padre Gabriele sono state una ventina di persone. Molte altre si sono fatte toccare la testa, ma sono rimaste in piedi, come Silvia, per esempio, che è venuta da Padova insieme alle due figlie perché incuriosita da quello che ha sentito sull’abate ortodosso. «E’ sicuramente una persona carismatica – ha riferito al termine della funzione – forse ci tornerò».
Nel salone ieri c’era più di un centinaio di persone. Anche oggi padre Gabriele sarà a disposizione dei fedeli. Due volte al mese, nelle mattinate di sabato e domenica sono in programma i colloqui personali e le confessioni, mentre nel pomeriggio seguono le funzioni religiose e laiche sempre negli spazi delle Edizioni Segno e del Centro culturale San Charbel. «Le persone vengono qui – spiega padre Gabriele – perché hanno dei problemi, ma non perché sono pazze o psicologicamente labili, come qualcuno dice. La cosa più importante per me – prosegue – è annunciare la Parola di Dio, che è il compito di qualsiasi prete». Da cattolico padre Gabriele è diventato ortodosso e si è specializzato in messe di guarigione.
«Cristo – sottolinea – ci ha lasciato tre comandi: comunicare il Vangelo, scacciare i demoni e guarire i malati. Una Chiesa che manca di queste cose è una Chiesa con gravi carenze e forse è questo che oggi molte chiese sono vuote. Qui invece ogni volta i fedeli presenti sono parecchie centinaia. E sono tanti quelli che guariscono. Non solo dalle malattie dello spirito, ma anche dal cancro, dal diabete, da qualsiasi morbo. Ci sono alcuni che vengono con le stampelle e poi le buttano via, ma non sono io che guarisco, io prego e basta». Secondo padre Gabriele però «non è questo l’obiettivo dei nostri incontri, lo scopo è la nuova evangelizzazione».
Rispetto alle critiche ricevute dalla Chiesa invece l’abate precisa: «La Chiesa cattolica, invece di occuparsi della mia opera di cura pastorale, pensi a dare le risposte che la cristianità attende su altre questioni come i preti pedofili, la morte misteriosa di Papa Luciani e il ruolo della Santa Sede nel rapimento di Emanuela Orlandi»

Tolmezzo: chiude la “SocietĂ  Porta di Carnia”; buco di 18.000 Euro

"Carniacque" e la chiusura della "Società consortile Porta di Carnia": questo è quanto è stato discusso, a tratti anche animatamente, dal consiglio comunale di Tolmezzo nel corso dell’ultima riunione, ma non solo.
È stato approvato l’assestamento del bilancio di previsione 2008. A spiccare sono soprattutto, come evidenziato dal vicesindaco e assessore competente Dario Zearo, i trasferimenti provenienti dalla Regione negli ultimi mesi per più di 1 milione di euro (112 mila euro in più rispetto anno scorso), per vari interventi, tra cui i 150 mila con cui il Cosint interverrà su via Chiamue.
Sembrano inoltre imminenti 800 mila euro per la viabilità di Tolmezzo e delle frazioni e 1 milione e 200 mila euro per la scuola di Betania. Un plauso in tal senso è andato al consigliere regionale Luigi Cacitti e all’esecutivo regionale più attenti – si è rilevato – alle esigenze, finora poco considerate, del capoluogo carnico.
I margini che ne derivano consentono così finalmente di pensare – si è spiegato – alla manutenzione delle scuole materne ed all’illuminazione pubblica di Pissebus. Ad inizio seduta vi è stato un momento di raccoglimento per le vittime dell’attentato terroristico di Mumbai. Sono state approvate le tariffe per la celebrazione di matrimoni civili, il nuovo documento di politica ambientale con la certificazione Uni14001 e si è infine discusso amaramente della liquidazione della Società consortile Porta di Carnia. Nata nel 2004, doveva essere il volano dell’attività turistica e commerciale della città, chiudendo invece la sua esistenza con un buco di 18 mila euro.

San Canzian d’Isonzo: Nasce in macchina, il padre fà da ostetrico

partoLa bambina sta per nasce in macchina mentre la mamma e’ diretta all’ospedale, e il marito che le e’ vicino si trasforma in un perfetto ostetrico. E’ accaduto a Pieris di San Canzian d’Isonzo, in provincia di Gorizia sulla statale 14, nei pressi del ponte sull’Isonzo. La bimba, che ha 2 chili e 950 grammi, si trova ora al reparto di ostetricia dell’ospedale di Monfalcone per controlli precauzionali.Fortunatamente, nonostante la rocambolesca avventura, sta benissimo. E sta bene anche la sua mamma, Barbara Robazza, 27 enne, protagonista di questa bella avventura. Barbara e Jacopo vivono ad Aquileia, assieme alla loro prima bimba di 4 anni, lei lavora allo studio di architettura Buiatti, lui al cantiere navale Serigi.
Ieri verso le 7.15 Barbara, ha sentito le prime doglie e ha avvisato il marito, che si trovava al lavoro. Jacopo è tornato velocemente a casa, ha preso la borsa con gli effetti della moglie, ha fatto salire Barbara sull’auto un’Alfa Romeo 156 ed è partito alla volta dell’ospedale di San Polo. Ma Nomei aveva fretta di nascere e solo qualche decina di minuti dopo, mentre l’auto stava passando sul ponte di Pieris, ha fatto vedere la sua testolina.
Jacopo si è fermato prudentemente su uno spiazzo e ha chiamato il 118, spiegando l’incredibile situazione. L’operatore del 118 con professionalità lo ha calmato e, dopo aver avvisato i colleghi che sono partiti dall’ospedale a sirene spiegate diretti verso Pieris, lo ha tenuto al telefono spiegandogli, passo passo, ciò che doveva fare. Oltretutto la piccola Noemi aveva il cordone ombelicale girato attorno al collo, ma il suo papà seguendo le istruzione è riuscito a liberarla. Ha tenuto fermo il cordone, ha sorretto la neonata, alzando al massimo la temperatura dell’abitacolo dell’auto per far stare al caldo mamma e bimba. Pochi minuti che devono essere sembrati un’eternità.
Nel frattempo sul posto sono giunti i sanitari che hanno concluso le operazioni della nascita direttamente nell’auto, poi hanno caricato Noemi e Barbara sull’autoambulanza e le hanno portate al San Polo, dove sono state controllate, monitorate, ma anche festeggiate.
Nel tragitto da Pieris a Monfalcone, una pattuglia dei carabinieri di San Canzian d’Isonzo ha scortato l’autoambulanza per fare in modo che niente bloccasse l’arrivo della bimba all’ospedale. «Papà Jacopo è stato bravissimo» hanno detto gli operatori del soccorso. Da parte sua papà Jacopo e mamma Barbara ieri non avevano occhi che per la loro piccola Noemi, che ieri ha avuto fretta di nascere.

Lignano: per Natale prepara il Presepe di sabbia

Lignano Sabbiadoro vuole presentarsi con il vestito della festa anche nel periodo invernale, in particolare in occasione delle festività natalizie, per accogliere in modo sempre più adeguato i visitatori e i turisti.
Questo il messaggio trasmesso dalla comunità e dagli amministratori della città balneare friulana alla presenza del vicepresidente della Regione, Luca Ciriani, in occasione della presentazione della quinta edizione del Presepe di sabbia, che sarà inaugurato alle ore 18 di sabato 6 dicembre.
E’ stato lo stesso vicepresidente a mettere in risalto questo nuovo atteggiamento di Lignano e dei suoi operatori e animatori, che concorre a -"favorire la destagionalizzazione del mare friulano".
Più semplicemente, come ha spiegato Ciriani -"favorisce il prolungamento della stagione turistica nel più importante polo balneare del Friuli Venezia Giulia, il quale attrae ospiti non soltanto sotto il solleone, ma riesce ad essere accattivante per loro anche nella stagione invernale".
Quest’anno, per la prima volta, la Regione ha dato il suo sostegno alla realizzazione del Presepe che viene creato dall’Accademia della sabbia di Roma guidata da Antonio Molin.
"Mi è piaciuta moltissimo – ha detto Ciriani – la proposta dell’Associazione ‘Lignano in fiore’ che ha ideato il Presepe in spiaggia, perché va in controtendenza: ovvero concorre ad allungare la stagione estiva, a smentire i luoghi comuni legati all’incompatibilità del turismo marinaro con l’inverno, e a promuovere Lignano nel complesso delle sue attrattive e peculiarità".
"Lignano Sabbiadoro – ha concluso il vicepresidente – è reduce da una stagione estiva buona, ma quella del prossimo anno sarà più impegnativa a causa della situazione economica generale, e l’atteggiamento con il quale ora la località si sa proporre al pubblico anche d’inverno è forse quello più corretto per poter guardare con fiducia al futuro".
Il Presepe di sabbia, che rimarrà a disposizione dei visitatori fino al 6 gennaio del 2009, è realizzato con la sabbia finissima dell’arenile, a cura dell’Associazione Lignano in fiore, ed è gestito da volontari.
Il presidente di tale associazione, Mario Montrone, e la vicepresidente, Ivana Battaglia, nel ricordare che lo scorso anno l’allestimento della Natività con la sabbia marina è stato visitato da 80 mila persone, hanno confermato il rinnovato gemellaggio con l’associazione A.G.I.R.E. . infatti l’accesso al Presepe è gratuito, ma i visitatori possono lasciare un’offerta. Lo scorso anno grazie al Presepe fu raccolta la somma di 11 mila euro, che fu destina ai bimbi del Bangladesh colpiti dall’alluvione.
Assieme al Presepe, da domenica 14 dicembre alla Terrazza a mare sarà allestita una mostra di presepi d’arte, preceduta da laboratori nei quali ciascuno potrà imparare a costruire i personaggi e le ambientazioni per i propri Presepi. Mentre, in gemellaggio con Pontebba, il 13 dicembre ci saranno i Krampus, le figure simboliche dei riti silvestri. A partire dall’inaugurazione del Presepe di sabbia ci saranno ogni domenica laboratori per i bambini, mentre il 23 dicembre è in programma nel Duomo San Giovanni Bosco il concerto di Natale. Il 29 dicembre la tradizionale Tombola. Il 31 dicembre, nel pomeriggio, il Capodanno dei bambini. Il 5 gennaio, alle 18, la tradizionale ‘Foghera’, il fuoco propiziatorio analogo ai ‘Pignarui’, che sarà acceso in spiaggia vicino alla Terrazza a mare.
Un programma, com’è stato detto da Montrone -"che è dunque rivolto non soltanto ai lignanesi, ma anche agli ospiti e ai visitatori di Lignano".
Che sarà completato, come hanno detto il vicesindaco, Gianni Jermano, l’assessore al Turismo, Graziano Bosello, e il presidente di Lignano Gestioni, Sergio Vacondio, dalle iniziative programmate dal Comune per il Capodanno.
Tra le quali la grande festa in piazza fontana con i chioschi, uno spettacolo di luci laser e fuochi d’artificio, e l’esibizione del cantante, Sir Oliver Skardy, dei Pitura Fresca, nonché concerti Gospel.

Torna la pornotax: stangata per i prodotti hard

In un periodo come questo dove non si sà più dove tagliare o tassare, ecco che torna la tassa sull’hard: la pornotax, nata nel 2002 e mai attuata, risbuca nel decreto anti-crisi varato ieri dal Consiglio dei Ministri.
Nata in Italia nel 2002 per iniziativa di un giovane deputato azzurro, Emanuele Falsitta, poi ritirata e riproposta nel 2005 dall’allora relatrice alla Finanziaria, Daniela Santanchè (ma mai attuata per mancanza del regolamento attuativo) la pornotax è un prelievo fiscale aggiuntivo del 25% sui proventi del porno e di un aumento al 120% degli acconti da versare al fisco. Una vera e propria «mazzata» – come la definisce l’ex pornostar Eva Henger – su un settore peraltro già in crisi dall’avvento di internet. «Peccato per le donne – scherza il pornoattore Rocco Siffredi – che almeno nei sexy-shop potevano trovare conforto in questo momento di crisi del maschio» Invece la pornotax tra poco più di due mesi sarà attuata.
Un mega prelievo che farà o chiudere le ultime aziende rimaste – come ritengono gli operatori del settore – oppure si scaricherà sulla clientela più affezionata al porno. Un mercato globale da oltre 900 milioni di euro secondo l’ultima rilevazione Eurispes, ma la cui fetta maggioritaria gira probabilmente su circuiti illegali. Pirateria video e diffusione di materiale via Internet hanno invece ridotto i margini del porno «legale». La pornotax versione 2008, colpendo solo la parte semi-legittima della produzione, rischia quindi di essere molto contenuta dal punto di vista dell’incasso.
C’è però ancora tempo per ragionare: ci sarà infatti il passaggio parlamentare del decreto mentre, a cura del ministro per i beni e le attività culturali, Sandro Bondi, ci sarà l’arduo compito di individuare in due mesi cosa è esattamente porno e cosa no.
Ne scaturirà certamente un dibattito “rovente” come fu già nel 2002 e nel 2005: oltre al più serio aspetto ‘moralè della questione la discussione si incentrò allora, anche in Parlamento, su argomenti come: «un fallo di plastica è materiale porno?» Dibattito che fu decisamente surreale considerando la “sacralità” del luogo, il Parlamento.

Siria: l’UniversitĂ  di Udine scopre necropoli di 4500 anni fa

 Nella foto: vedute del Palazzo orientale nel sito di Qatna durante lo scavo.
Una vasta necropoli risalente alla seconda metà del III millennio a.C., nei pressi dell’oasi di Palmira, nella Siria centro-occidentale, costituita da una trentina di tumuli funerari. Una strada romana che collegava la città carovaniera di Palmira con la Siria occidentale lungo la quale sono stati rinvenute 11 pietre miliari con iscrizioni in latino che menzionano l’imperatore Aureliano e una stazione stradale di sosta di epoca imperiale perfettamente conservata.

 Sono alcune delle straordinarie scoperte fatte in Siria nel corso della decima campagna di scavi della missione archeologica coordinata dall’università di Udine, iniziata ad agosto e da poco conclusa. Intanto, il Metropolitan museum of art di New York ha voluto alcuni dei più importanti reperti rinvenuti a Qatna anche dagli archeologi dell’ateneo per la mostra archeologica «Beyond Babylon. Art, trade and diplomacy in the second millennium b.C.», che proseguirà fino al 15 marzo 2009.

Nell’ultima campagna di scavi il team di ricercatori dell’ateneo friulano ha anche portato alla luce un grande palazzo e un edificio costruito sui muri crollati del palazzo reale nell’antica capitale siriana di Qatna, l’odierna Mishrifeh, dopo le distruzioni subite dalla città attorno al 1340 a.C. ad opera degli ittiti. Sempre nel sito di Mishrifeh, gli archeologi hanno ritrovato una vasta collezione di oggetti di inestimabile valore storico-artistico risalenti al XIX secolo a.C. quali uno splendido esemplare di statuetta votiva in terracotta legata al culto di Ishtar, la dea siriana dell’amore e della guerra; ceramiche di lusso di produzione siriana e importate dall’area egea e dall’Oriente mesopotamico e una raccolta di cretule d’argilla con impronte di sigilli cilindrici e iscrizioni in caratteri cuneiformi. 

La missione archeologica, diretta dal professor Daniele Morandi Bonacossi, è composta da una squadra internazionale di specialisti in diversi campi della ricerca (archeologia, restauro, topografia, informatica, antropologia fisica, archeozoologia, archeobotanica, palinologia, geomorfologia, pedologia, archeometria, geofisica) e da 25 studenti delle università di Udine, Aleppo, Damasco e Mosca. «L’integrazione delle attività di scavo – spiega Morandi Bonacossi – in una delle grandi capitali della Siria antica e di ricognizione lungo le vie carovaniere che attraversavano il deserto della Palmirena occidentale portando a Qatna e al Mediterraneo permette fin d’ora di iniziare a ricostruire un quadro d’insieme del popolamento, della vita e dell’ambiente antico in una delle regioni più cruciali del Vicino Oriente, cerniera e mediatrice fra l’Occidente mediterraneo da un lato e l’Oriente mesopotamico dall’altro».

La missione archeologica dell’Università di Udine in Siria è condotta grazie al sostegno dell’ateneo friulano della Fondazione Crup, del ministero degli Affari esteri e della catena di ristoranti «Le mille e una notte». «In tempi caratterizzati da pesantissimi tagli alla ricerca – aggiunge Morandi Bonacossi – i nostri sostenitori si assumono l’onere di contribuire a un progetto scientifico finanziariamente impegnativo. L’insufficienza dei fondi si sta però facendo sentire in maniera allarmante ed è auspicabile che in futuro si aggiungano nuovi sponsor locali per permettere il regolare svolgimento della annuali campagne archeologiche in Siria i cui risultati portano il nome della nostra Università e del Friuli nel mondo».

Udine: riapre il Vitello d’oro

Il “Vitello d’oro”, locale di punta del centro di Udine, ha riaperto dopo un mese di chiusura per lavori. La gestione familiare di papà Antonio con i figli Gianluca e Massimiliano ha rivoluzionato la cucina come luogo di lavoro. Ora il “Vitello d’oro” vanta la cucina più avveniristica della regione. Tutta a induzione e ad altissima tecnologia. Cucina da vedere anche perché – ed è l’altra grande novità – parte di essa è a vista, grazie a una grande finestra in vetro che coinvolge il cliente che partecipa emotivamente alla preparazione del piatto, oltre che sottolineare che in questa cucina non vi sono segreti. Una cucina da pregustare anche con gli occhi per ricette di pesce che Max interpreta rigorosamente in chiave italiana, con piatti leggibili e di grande qualità.
La conferma di quanto appena detto? Il “Vitello d’oro” lavora molto. Certamente Max – tra i giovani chef friulani – sta nel ristrettissimo gruppo che maggiormente contribuisce alla nostra crescita qualitativa. Ci si chiede il perchè di questa scelta. Tanti i motivi: rapidità di cotture, un po’ come mettere il turbo e il cambio da Formula 1 in una macchina normale. La pulizia: un piano unico in vetro che si pulisce facilmente. La sicurezza: no gas, no fuochi. Il comfort nel lavoro senza il caldo terribile dei fornelli. Il piacere di lavorare in un ambiente di grande suggestione scenografica (pareti in grigio intenso con fasce rosse). Da sottolineare il coraggio e la positività dei Sabinot che – in un momento in cui si respira solo pessimismo- investono somme consistenti per innovare la propria azienda.

Cabinovia per Pramollo: fondi congelati; gli Austriaci lasciano?

60 milioni di euro in tre anni, cioè  i soldi per realizzare la cabinovia verso Pramollo, escono dalla Finanziaria 2009, ma l’obiettivo di realizzare il collegamento rimane una delle priorità della Regione.  I soldi non ci sono più, ma l’idea rimane. Ed è a quella che si aggrappano Pontebba e la Valcanale per quel rilancio atteso da anni. Un’idea è troppo poco? Per capirlo bisognerà attendere qualche mese.
Le premesse però non sono buone. Gli imprenditori carinziani disposti a mettere sul piatto una sessantina di milioni di euro se i finanziamenti regionali usciranno dalla versione definitiva della Finanziaria 2009, raffredderanno inevitabilmente il loro interesse e si dichiarano già pronti a lasciare. Ieri è stata un’altra giornata importante per il progetto di collegare Pontebba a Pramollo con una cabinovia. Che si è sviluppata su due fronti: Tricesimo dove gli imprenditori carinziani, durante la presentazione della stagione sciistica al passo, hanno invitato la Regione ad andare avanti con il progetto; Trieste, dove in Quarta commissione del Consiglio regionale l’assessore alle infrastrutture, Riccardo Riccardi è intervenuto sulla questione. Partiamo da Tricesimo. Gli imprenditori carinziani, rappresentati da Werner Krcvoj, in seguito alla decisione della giunta regionale, che mercoledì aveva congelato i fondi per il progetto, hanno fatto la voce grossa chiedendo innanzi tutto ai politici locali di fare un passo in avanti per difendere il progetto. «I privati austriaci interessati alla realizzazione e alla gestione dell’impianto ci sono – ha detto Krcvoj -. C’è anche il colosso Falkensteiner pronto a investire sulla parte italiana del passo 40 milioni per un grande hotel. Per questo la Regione può anche decidere di congelare il progetto, ma non deve togliere i 60 milioni dal bilancio e deve avviare subito il bando europeo per la progettazione, la costruzione e la gestione dell’impianto e nominare un Commissario che si faccia garante del progetto e faccia da riferimento per i privati. Gli imprenditori ci sono, sono disposti a creare posti letto vicino agli impianti. Non come nelle località sciistiche friulane dove la Regione investe milioni senza creare posti letto».
La Regione? Ci ha pensato l’assessore Riccardi nel pomeriggio in Commissione a non chiudere le porte al progetto Pramollo, ma a mettere allo stesso dei paletti ben precisi. «Tenere 60 milioni vincolati a un progetto che non c’è ancora sarebbe assurdo – ha spiegato Riccardi -, quando ci saranno le condizioni per ripartire, ne ridiscuteremo. Il progetto Pramollo però interessa alla giunta e a conferma di questo ci sono i 500 mila euro per vent’anni inseriti nel bilancio regionale». L’idea Pramollo rimane, i soldi no. Per farli ricomparire nella Finanziaria il consigliere del Gruppo Misto Roberto Asquini, ma anche l’opposizione con Travanut, della Mea e Moretton hanno già preannunciato una serie di emendamenti. Senza i 60 milioni della Regione il progetto potrebbe però perdere gli ivestitori stranieri. E allora sì che sarebbe la fine. 

San Giorgio di Nogaro: cassa integrazione per un anno e poi mobilitĂ , chiude la Fil man

Un altra grave situazione  occupazionale nella Bassa Friulana: la Fil. Man Made srl di San Giorgio di Nogaro, azienda che produce filati sintetici e artificiali, dalle tute per la Formula Uno a quelle per i vigili del fuoco che occupa 45 addetti (di cui l’80 % donne) chiuderà definitivamente lo stabilimento sangiorgino a marzo 2009. 
L’azienda sta già pensando agli ammortizzatori sociali per il personale: cassa integrazione per un anno e poi la mobilità, oppure la riassunzione, per chi lo vorrà, alla Tirso di Muggia, di proprietà del gruppo trevigiano, con un contratto ex novo.
Questo è stato quanto annunciato da Roberto Di Lenardo della Filcem Cgil e Stefano Di Fiore della Femca Cisl , all’assemblea, tenutasi ieri mattina con i lavoratori, ai quali hanno anche spiegato le proposte dell’azienda qualora scegliessero di spostarsi a Muggia.
Amarezza e rassegnazione da parte delle maestranze che ora dovranno metabolizzare queste proposte e poi decidere cosa fare, in quanto, già da fine gennaio, potrebbero avvenire i trasferimenti. Quello che li attende, al di là della questione economica e un contratto nuovo di zecca, sono circa un’ora e mezza di strada (75 chilometri) da percorrere nei tre turni lavorativi. L’azienda comunque indietro non torna in quanto la produzione di nicchia che si effettuava nello stabilimento sangiorgino, non trova mercato nonostante i 2,5 milioni di euro investiti dal gruppo trevigiano, di cui fa parte, in tecnologia avanzata e prototipi di nuovi macchinari che non consentono la riconversione dell’impianto.
Intanto i sindacati si attiveranno a chiedere un incontro con le istituzioni per cercare una soluzione il meno impattante possibile per i lavoratori. La Fil Man. Made, è operativa nell’area industriale della Ziac dal 1980, successivamente, nell’84 e nel ’97 amplia lo stabilimento di San Giorgio arrivando ad occupare anche circa un centinaio di persone. Da tempo le voci di un disimpegno del gruppo sul sito sangiorgino stavano circolando, tanto che i sindacati avevano già avuto un primo incontro interlocutorio con la proprietà per valutare il futuro dell’azienda e dei lavoratori. Crisi profonda dunque per l’area industriale più importante della regione della quale è il vero e proprio motore economico, che oltre alla crisi del della Caffaro che mette a rischio occupazione i 270 dipendenti e per l’effetto domino dell’indotto, si potrebbe arrivare ad una perdita di un migliaio di posti di lavoro, vede altri comparti in difficoltà, come la Ceramiche Girardi di Palazzolo dello Stella, con i suoi 70 dipendenti, già a casa, i laboratorio di ricerca della Serichim di Torviscosa, partecipata Snia, con un esubero di 8 ricercatori dichiarati, ma che la vicenda Caffaro potrebbe trascinare con se e mettere a repentaglio anche gli altri 20 dipendenti.