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Illegio: lascia il posto di perito metalmeccanico per dedicarsi a mais e ortaggi

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di GIUSEPPE RAGOGNA.
Non è stato un gioco da ragazzi assemblare un puzzle di terreni. Marco Zozzoli ha portato a termine un’operazione complicatissima. Ora ride soddisfatto, senza dare più di tanto peso a una faticaccia durata un paio d’anni: «Ho nel cassetto più di cento contratti di comodato d’uso gratuito di piccoli appezzamenti, alcuni sono micro-superfici di poco più di una decina di metri quadrati. In molti casi c’è stata la necessità di contattare proprietari in giro per il mondo». È riuscito così a mettere assieme all’incirca quattro ettari di terreno per dare concretezza al sogno della vita: creare degli orti ricchi di biodiversità tutt’attorno a Illegio, che è una gemma di bellezza tra i monti della Carnia, a una manciata di chilometri da Tolmezzo. È il paese degli antichi mulini di pietra, che si affacciano lungo il rio Touf, con le grandi ruote spinte dall’acqua. Un luogo d’altri tempi, che si ravviva soprattutto d’estate in occasione di mostre d’arte di prestigio. Di anno in anno, si alternano esposizioni di capolavori di assoluto valore che attirano, in un borgo che non raggiunge le 400 anime, più di 40 mila visitatori. Pitture cariche di emozioni, come lo sono i paesaggi di Illegio.La svolta della vita. Marco Zozzoli ha ventott’anni. Ha saputo costruire dalla passione per la terra, che è nata accompagnando il nonno Carlo nei campi, una specie di “officina della biodiversità”, dove studia, sperimenta e coltiva varietà diverse di mais, di ortaggi, di verdure e di legumi. L’officina, quella vera, l’ha lasciata davvero, dando un calcio a un posto fisso che durava da almeno tre anni, da quando si era diplomato perito metalmeccanico all’Ipsia di Tolmezzo: «Inutile insistere, era troppo forte il richiamo dell’agricoltura. Capita che nell’adolescenza si facciano delle scelte scolastiche non finalizzate agli obiettivi che via via maturano con l’età. L’attrazione fatale era per i motori, ma nell’esercizio del mestiere non li ho mai visti. Il mio ruolo era infatti quello di programmatore». L’orizzonte è la Natura con le sue fasi e le sue regole. Da curioso com’è, si era messo a smanettare su Internet per apprendere ogni tecnica, che poi applicava nei terreni che pian piano entravano nella sua disponibilità. Tre anni fa la svolta. Ha frequentato i corsi per aprire l’attività agricola. Oggi ha un’aziendina, il cui nome mette assieme la specializzazione dell’impresa con la caratteristica del paese: Il Vecjo Mulin, dove la prima parola richiama i semi antichi usati nei campi, e la seconda si riferisce alla strada principale di Illegio dominata dai mulini. Non ha scelto però un percorso qualsiasi. Ci sono infatti vari modi di “fare agricoltura”. La frequentazione della Rete gli ha spalancato nuovi orizzonti. «Di giorno sui campi, di sera davanti al computer. Marco è un ragazzo cocciuto – mormora nonna Alda, che ha voluto assistere alla lunga chiacchierata -, guarda i cavoli anziché le ragazze. È un grande lavoratore, ma a modo suo: ha soltanto le piante in testa. Pensi che uno dei suoi clienti, un responsabile della Cartiera Burgo, l’aveva corteggiato per portarlo in azienda. Niente da fare, ha dato un altro calcio al posto sicuro. Ai giorni d’oggi… mah».Metodi rigorosamente naturali. Il nipote non raccoglie le provocazioni, si schermisce, sorride e prende la forza per introdurre un lungo ragionamento sull’agricoltura sinergica. Dedica l’incipit alla visione etica, non soltanto pratica, dei due pionieri che hanno applicato concretamente alcune teorie: l’agricoltrice spagnola Emilia Hazelip, la quale ha adattato al clima mediterraneo i principi del microbiologo giapponese Masanobu Fukuoka. Marco, prima si accerta che sui fogli degli appunti siano stati scritti correttamente i nomi, poi passa a una sintesi di questo sistema alternativo di coltivazione. «Sul campo – avverte – non si fa quasi niente, occorre l’umiltà di capire la Natura, poi si arrangia la terra a far crescere i frutti». E scandisce gli elementi principali del sistema sinergico: nessuna lavorazione del suolo, se non nella fase di avvio per riassestare il terreno; nessun concime chimico; neanche prendere in considerazione diserbanti o fitofarmaci; attenzione scrupolosa delle fasi lunari e del ritmo delle stagioni; rotazione tra alcune specie di ortaggi e di verdure. «Il terreno trova nel tempo il suo equilibrio naturale. Alla fine conta soprattutto la qualità del prodotto – spiega – che garantisce profumi e sapori. Che sia chiaro: non mi interessa raccogliere quantità sproporzionate di frutti. La terra ha tutti gli elementi per lavorare da sola. E le piante si adattano. Ciò che conta è invece il rispetto di valori vitali: noi nelle campagne siamo degli intrusi, al massimo degli ospiti. L’uomo fa soltanto danni, rischia di coltivare campi di plastica. Ecco, allora, che non dobbiamo stravolgere l’ordine prestabilito, perché dopo di noi arriveranno altre generazioni». Di tanto in tanto, alla spiegazione, arricchita dai risultati concreti di esperienze intriganti, Marco intercala una serie di critiche severe alle multinazionali, «che fanno soltanto i loro interessi seguendo logiche industriali e commerciali». E non si ferma più: «Per seguire soltanto il mercato si arriva all’impazzimento. Un esempio lo si trova nelle vigne: hanno dato finanziamenti per lo sradicamento dei vecchi vigneti soltanto per assecondare le mode, così hanno devastato tutto e ora si ributtano al ripristino delle viti di una volta, perché garantivano vino buono. Così si finisce per diventare dipendenti da sistemi che c’entrano poco con la vita dei campi».La bio-valley di Illegio. Marco Zozzoli sta creando il suo piccolo “regno delle biodiversità” procedendo attraverso sperimentazioni che assicurano un insieme di macchie di colori e di forme non comuni. Ha cominciato con la raccolta di vecchie sementi di mais, di legumi e di altri ortaggi ascoltando i racconti degli anziani del posto: «Alcuni mi hanno portato i loro sacchettini con i semi che hanno fatto la storia locale. Ho dato spazio soprattutto al sorc di Dieç, un misto di mais giallo e rosso di Illegio (Dieç, in friulano). Ne faccio farina per polenta e pane, con trattamento in un mulino che utilizza una macina di pietra». La novità è l’introduzione di un tipo particolare di mais, chiamato “gemma di vetro”, i cui chicchi rappresentano una gamma amplissima di colori. È il prodotto assolutamente naturale di una serie di incroci di pannocchie diverse. La provenienza è americana, il risultato è un valzer cromatico: «È la pianta che crea più curiosità nei mercatini che settimanalmente frequento. Ho un cliente vegano che viene appositamente da Verona per comprare il mio mais. Non riesco più a far fronte alle richieste. Pian piano raddoppierò la produzione, destinando a questo tipo di coltivazione un ettaro di terreno». In realtà, il giovane agricoltore ha fatto della biodiversità il suo mantra. L’investimento riguarda varietà diverse per ogni specie, «perché la biodiversità è ricchezza, in quanto proietta la storia nel futuro, adattando meglio le piante al clima e al suolo di un determinato territorio». Nei suoi semenzai c’è di tutto. La lista dei nomi è molto lunga. Comprende varie tipologie di pomodori, cetrioli, spinaci, peperoni, fagioli, fagiolini, cavoli, cipolle, patate, barbabietole, zucche, carote. Si tratta di un centinaio abbondante di nomi che non si ripetono mai, perché danno vita a “pezzi unici”. La vendita avviene soprattutto come prodotti freschi. Soltanto una piccola parte è lavorata nei laboratori di un paio di ditte, a Lestans e Tarcento, per ricavarne conserve, sottoli e sottaceti. A a conclusione della conversazione, Marco cala il suo asso: lo zigolo dolce, che è una specie di mandorla di terra (un piccolo tubero) prodotta da una pianta erbacea. «È una coltivazione in via sperimentale che mi occupa d’inverno, perché durante l’anno non potrei permettermi di sbrigare la mole di lavoro, tra pulizia dalla terra ed essiccazione. Un lavoraccio che alza il prezzo a quasi 30 euro il chilo. Ma la produzione, molto richiesta dai celiaci, va via bruciata». La frenesia del giovane coltivatore richiama quella di un navigato collezionista di francobolli. Acquista, o dà vita a scambi, attraverso i rapporti che intrattiene con singoli produttori e con alcune associazioni specializzate nella raccolta e nella riproduzione di particolari sementi in via di estinzione. Alimenta così coltivazioni di nicchia che sono da tempo estromesse dalle grandi catene commerciali, le quali hanno imposto la standardizzazione delle proposte, financo dei sapori. «Siamo dentro la morsa di una grande omologazione – conclude Marco – che ridimensiona la biodiversità. Le varietà sono appiattite su pochi numeri per convenienze economiche. Dettano legge persino i metodi di confezionamento dei prodotti. Per esempio, alcune specie di ortaggi sono scomparse perché non erano funzionali ai tipi di imballaggio. Così rischia di sparire tutto». Non a caso la Fao ha già cantato il de profundis a un buon 80 per cento di varietà vegetali. Marco, nel suo microcosmo di montagna, si propone invece come coltivatore-custode della biodiversità.

Carnia: al via il “Pacchetto Giovani” del Programma di Sviluppo Rurale per sostenere i giovani agricoltori

30 milioni di euro con la Programmazione 2014-2020, di cui circa 6,5 nel 2016. È la dotazione del cosiddetto Pacchetto Giovani del Programma di Sviluppo Rurale (PSR) 2014-2020, finalizzato a sostenere i giovani agricoltori nella fase di avvio di una nuova attività, nella formazione e nelle scelte gestionali.

Su proposta dell’assessore regionale alle Risorse agricole e forestali Cristiano Shaurli, la Giunta del Friuli Venezia Giulia ha approvato oggi il primo Bando del Pacchetto Giovani, con l’indicazione dei criteri di concessione dei contributi e le modalità di presentazione delle domande.

“Favorire il ricambio generazionale, sostenere la produttività, la competitività e l’innovazione delle imprese a conduzione giovanile, promuovere nuova imprenditorialità nelle aree rurali con ricadute positive sul piano economico e dell’occupazione” sono, come spiega l’assessore, gli obiettivi della misura, che si attua attraverso la concessione di premi per l’avviamento di imprese (2.875.000,00 euro le risorse a disposizione) e aiuti finalizzati agli investimenti per migliorare le prestazioni aziendali e l’efficientemente dell’uso dell’acqua (3.561.000,00 euro), fermo restando l’obbligo di aderire a servizi di formazione indirizzati alla maturazione professionale e all’acquisizione di nuove competenze.

“Un risultato davvero importante – ha commentato l’assessore Shaurli – sia in termini di velocità di preparazione del Bando che di risorse a disposizione del comparto: 6 milioni e mezzo di euro che possono muovere investimenti per oltre 9 milioni e di cui potranno beneficiare centinaia di giovani, anche in considerazione del loro crescente interesse per il comparto agricolo e agroalimentare. Una scelta chiara da parte del governo regionale in termini di priorità nella convinzione che nuove competenze e anche nuove visioni possono dare rinnovato slancio alla nostra agricoltura e nello stesso tempo una scelta di serietà perché non verrà premiato solo il dato anagrafico come in passato, ma ci sarà per i giovani il diritto/dovere di presentare un piano aziendale di investimento a testimoniare la reale volontà di fare dell’agricoltura il proprio futuro professionale”.

Il biologico, la qualità, le denominazioni di origine, l’identificazione territoriale dei prodotti sono i settori a cui i giovani guardano con maggiore interesse, capendo le esigenze del cittadino consumatore. “I giovani hanno la capacità di interpretare le richieste del mercato per offrire le opportune soluzioni. Hanno capito che servono cambiamenti, che il futuro non può essere dettato solo da comodity  e monoculture massificanti ma dal valore aggiunto dato dalla trasformazione e dalla qualità che il consumatore non percepisce più come un lusso ma giustamente come una richiesta basilare. Penso che nei settori innovativi i giovani ci daranno delle risposte importanti”, ha concluso Shaurli.

Tolmezzo: un errore sul piano d’insediamento produttivo agricolo, Mizzaro assicura la correzione

di Tanja Ariis.
Uno sbaglio sul piano di insediamento produttivo agricolo (Pipa) a Terzo: terreni descritti come abbandonati e degradati e destinati all’esproprio sono in realtà coltivati e ben tenuti. Sul piede di guerra i proprietari dei relativi terreni con cui l’assessore comunale Michele Mizzaro si è nei giorni scorsi scusato, assicurando la correzione del perimetro dell’area. Mizzaro, rispondendo in consiglio comunale all’interpellanza dei consiglieri Gianalberto Riolino, Valter Marcon e Dario Zearo, ha parlato di mero errore di trascrizione nella perimetrazione dell’area, che ora, ha assicurato, sarà corretto. Il Pipa di Terzo investe un’area di 2,51 ettari e la spesa dell’intervento è di 110 mila euro (di cui 90 mila per soli espropri). L’amministrazione comunale nella relazione motivava il progetto con l’intenzione di «introdurre sul proprio territorio un’azienda agricola dedicata in particolare alla coltura della mela» e definisce il progetto di «notevole valenza ambientale e paesaggistica, consentendo di recuperare quelle peculiarità proprie del territorio che sarebbero definitivamente compromesse dal perdurare dell’attuale condizione di abbandono e degrado». La Regione per tale iniziativa ha assegnato al Comune un contributo di 85 mila 272 euro. Riolino ha obbiettato come non risulti da alcun atto che l’iniziativa sia richiesta da privati o aziende agricole già insediate in loco ed evidenzia la contrarietà dei proprietari dei terreni all’iniziativa, che li priverebbe di terreni oggi coltivati e ottimamente tenuti. Ha quindi chiesto a Mizzaro se in fase preliminare si sia accertato un eventuale interesse di aziende agricole all’iniziativa, se si siano eseguiti preventivi sopralluoghi per verificare lo stato di conservazione dei terreni, per quale motivo non sia stata interessata la consulta frazionale prima della richiesta di contributo e della scelta del sito, vista soprattutto la previsione di esproprio ai privati, e se intenda proseguire con il progetto. Mizzaro ha parlato di richieste provenienti da associazioni professionali agricole, ha ammesso l’errore, pur avendo fatto sopralluoghi, ha spiegato che il parere della Consulta frazionale non era richiesto, ma che, con il senno di poi, lo ritiene necessario e che il progetto proseguirà con i necessari correttivi. Riolino ha parlato di errore talmente evidente da apparire poco credibile e ha insistito sull’assenza di atti che attestino l’interesse di operatori per quell’area. Conservando intatti i suoi dubbi, ha chiesto di trasformare l’interpellanza in una mozione che sarà discussa nel prossimo consiglio comunale: chiede di azzerare la procedura e ripartire con l’iter corretto, coinvolgendo tutto il territorio comunale e i soggetti interessati.

Carnia: ottimi risultati dalla prima raccolta di carciofi a Verzegnis

diTanja Ariis.
È in corso, con risultati molto interessanti, la prima raccolta di carciofi in Carnia. Il campo sperimentale avviato a maggio con l’azienda agricola Fratelli Marzona a Verzegnis dal Centro ricerca e innovazione tecnologica in agricoltura con Federico Capone, in collaborazione con la Comunità montana tramite il tecnico incaricato Elena Valent, e altre coltivazioni in Carnia stanno dando in queste settimane esiti che incoraggiano a proseguire l’esperienza. Sette le varietà di carciofo coltivate, tra cui quella brindisina. A Verzegnis erano state messe a dimora 450 piante con una sperimentazione a blocchi, ponendo cioè le stesse varietà in posizioni differenti così da valutarne i diversi risultati e con tre repliche per le sette varietà. Nei giorni scorsi è stata fatta la quarta raccolta. Se il periodo di siccità aveva rallentato i primi capolini, la successiva pioggia ha dato subito grande impulso alle piante, con capolini molto più grandi. La produzione è buona e quindi i raccolti vengono consegnati ai ristoranti della zona e all’Isis Linussio per verificarne la risposta anche in termini di sapore e di impiego in cucina, creando così, fin da subito, anche un legame con i ristoratori. I primi riscontri sono positivi soprattutto per quanto riguarda il gusto. All’evento Gnaus Day di Verzegnis, il carciofo raccolto è stato impiegato e si è fatto notare nello show cooking tra gli antipasti. A Timau Dimitri Plozner ha messo a dimora nei mesi scorsi una quindicina di piante di carciofi di tre varietà, quelle più precoci e vigorose, e ha utilizzato il metodo biodinamico. Ma alla positiva esperienza avviata dal Crita hanno partecipato, con tempi di raccolta diversi a seconda della zona, a Lauco l’azienda agricola di Sabrina Rovis, a Forni Avoltri cinque privati, a Enemonzo le aziende agricole Marmai Giovanni e Michele e Travani Tomat Celso e Piero, a Caneva di Tolmezzo l’azienda agricola Cacitti Elena e ad Ampezzo l’azienda Primavera. Questo primo test del carciofo in Carnia incassa il favore delle aziende, che hanno aderito da subito numerose: prodotto innovativo, di qualità, molto richiesto, con alto potenziale economico e si colloca in un periodo di vuoto nel mercato:la raccolta avviene infatti quando non lo vedi nei negozi.

Enemonzo: Piero, 23 anni, così in Carnia l’agricoltura può rinascere

 
di Tanja Ariis.
L’orgoglio di essere agricoltore, la propensione a innovare, collaborare, imparare sempre, ma anche lo sprone alle istituzioni a procedere con il riordino fondiario per avvicinare altri giovani all’agricoltura: è tutto questo Piero Travani Tomat, 23 anni, di Enemonzo. È una testimonianza preziosa del nuovo volto dell’agricoltura in Carnia, quella della nuova generazione, che il giovane ha portato ad Amaro nell’incontro organizzato dal Rotary Club Tolmezzo e Innova Fvg alla presentazione del libro “Friuleconomy” di Massimo De Liva. Piero gestisce a Enemonzo con il padre Celso un’azienda agricola nata ai primi del ’900 e che era fondata per lo più sulla produzione da latte. L’ingresso di Piero in azienda 3 anni fa ha portato nuova linfa. Accanto ai 50 capi da latte «abbiamo voluto integrare – spiega – con la produzione di ortaggi, specie con tre ettari di terreno coltivati a patata. Ci siamo appoggiati all’Ersa, che ci ha dato sostegno e forza. Tuttora collaboriamo con la Comunità montana della Carnia con un progetto sulla orticoltura e frutticoltura». E il futuro dell’agricoltura per Piero è legato molto anche a tali settori. Piero è stato anche “testimonial” all’Isis Solari di Tolmezzo con un altro giovane agricoltore, Michele Marmai. E domani andrà all’Expo con la Coldiretti e vari colleghi. È orgoglioso di ciò che fa, lavora con passione. «Mi sono insediato nell’azienda – dice – anche perché sono grato di tutto quanto mi hanno lasciato le precedenti generazioni: non solo la terra o la struttura, ma tutti i principi e i valori che caratterizzano questo settore». Quando contatta i suoi ex compagni di classe scopre che c’è chi è andato a lavorare in Nigeria, chi in Venezuela, molti sono disoccupati. «E allora mi sento fortunato perché io ogni giorno mangio alla mia tavola e vado a dormire nel mio letto. Dopo l’industrializzazione c’è stato un abbandono dell’agricoltura», ma ora dalle istituzioni, per Piero, deve arrivare in primis, viste le proprietà così frammentate in Carnia, il riordino fondiario, fondamentale per qualsiasi giovane che voglia partire con un’impresa agricola. La sua azienda gestisce 50 ettari a valle più una malga di 100 ettari e quindi non ha problemi, ma per un nuovo insediamento, spiega, se deve partire da zero, è impossibile. Plaude quindi a quei Comuni che hanno avviato un progetto per la bonifica dei terreni incolti, come Amaro, che punta a rendere utilizzabili 18 ettari: «può essere – dice – un’opportunità per qualche giovane che vuole fare questa scelta di vita». Cosa chiede anche alle istituzioni? «Di capire il legame che c’è tra agricoltura e turismo».

Carnia: Malga Pramosio avrà Marino Screm come gestore per nove annate agrarie

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La Giunta regionale del Friuli Venezia Giulia, su proposta del vicepresidente e assessore alle Attività produttive Sergio Bolzonello, ha approvato la bozza di disciplinare per la concessione della proprietà indisponibile dell’Amministrazione denominata Malga Pramosio. Si tratta di un bene che non è impiegato direttamente dalla Regione, l’uso del quale viene accordato mediante concessione. La concessione precedente è scaduta il 10 novembre dello scorso anno.

Successivamente, il servizio Gestione Territorio montano, Bonifica e Irrigazione della direzione centrale Attività produttive, Commercio, Cooperazione, Risorse agricole e forestali della Regione, al quale compete la gestione dei beni della Regione attribuiti alla disponibilità, aveva pubblicato l’avviso per l’individuazione di un nuovo concessionario per le nove annate agrarie successive, con un canone annuale iniziale di 24.000,00 euro.

La gara ha consentito di individuare il nuovo concessionario nell’unico giovane partecipante, realmente motivato a promuovere e valorizzare l’agricoltura di montagna.

 L’unica impresa agricola partecipante al bando di concessione del complesso di proprietà della Regione Friuli Venezia Giulia, è stata quella guidata dal giovane 35enne Marino Screm, in società con il padre Pietro; a loro spetterà proseguire per i prossimi 9 anni (con un canone annuale di 24mila…

Tolmezzo: Carciofi in Carnia, via alla coltivazione in alcune aziende agricole di Verzegnis, Lauco e Preone

di Tanja Ariis.

In Carnia si coltiverà il carciofo. La sperimentazione comincerà nei prossimi mesi da parte di alcune aziende agricole: la novità stata annunciata nel convegno organizzato venerdì dalla Comunità montana della Carnia con la collaborazione dell’Ersa e degli Isis Solari e Linussio. Il campo base sarà a Verzegnis, ma ci saranno coltivazioni anche a Lauco e a Preone. Le piantine saranno di sette varietà commerciali, riconducibili alla tipologia brindisina, molto versatile: saranno piantate tra 15-20 giorni e tutto il ciclo sarà studiato passo a passo per valutarne la risposta in termini qualitativi e quantitativi. Saranno coinvolte anche attività ricettive e scuole. A spiegare i punti di forza della coltura, tipica del Mediterraneo, ma già praticata anche in montagna in Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige, Veneto e Lombardia, è stato Federico Capone del Crita(Centro ricerca e innovazione tecnologica in agricoltura). Cosa rende tale coltura adatta alla montagna? Le esigenze della pianta e le caratteristiche climatiche (messa a dimora in tarda primavera, lo sbalzo caldo-freddo tra giorno e notte “spinge” la fioritura e poi le temperature estive, mai troppo alte per lunghi periodi, evitano alcuni problemi), la brevità del ciclo (5-6 mesi) ela possibilità di coltivazioni biologiche. Inoltre è facile da coltivare, è un prodotto innovativo e con alto potenziale economico (può integrare il reddito delle aziende agricole), è di qualità e richiesto per i suoi aspetti salutistici e si collocherebbe in un periodo vuoto del mercato: la raccolta avverrebbe da metà agosto a fine ottobre. Anche economicamente la coltivazione del carciofo appare interessante: le piantine costano da 80 centesimi a un euro, ma si stima di ricavarne otto capolini a pianta e già dal quarto capolino la pianta è ripagata. Tutto facile, dunque? No, vi sarebbe la necessità, ha rilevato Capone, di legare il nuovo prodotto al territorio, creare filiera, farlo conoscere ai coltivatori di montagna come opportunità, ai ristoratori (se valorizzato dal punto di vista enogastronomico e come prodotto a Km zero) e proporlo al mercato. Il convegno di venerdì è stato un nuovo importante appuntamento al Solari dove scuola, produttori ortofrutticoli, enti e istituzioni hanno ribadito la volontà di fare squadra perché la Carnia esprima le sue ricchezze e potenzialità nei settori ortofrutticolo gastronomico, due ambiti chiamati a legarsi sempre più.

Friuli: La Cia del FVG, «Non pagate l’Imu sui terreni montani»

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La Cia (confederazione italiana agricoltori) del Friuli-Venezia Giulia ha invitato le aziende associate che hanno i propri terreni in montagna e collina a non pagare l’Imu che scade il prossimo lunedì 26 gennaio, dopo che il Tribunale amministrativo del Lazio ha praticamente “congelato” la scadenza e il Consiglio dei ministri di ieri non è tornato sui suoi passi, ripristinando l’esclusione dall’Imu per i poderi situati nei comuni montani e collinari. Lo rende noto la Cia regionale che ha messo in luce il caos che si è venuto a creare attorno alla questione dell’Imu agricola, un’imposta sempre più insostenibile per gli agricoltori. Le imprese agricole – ricorda la Cia – solo nell’ultimo anno hanno visto i loro redditi crollare dell’11% (contro un calo pari all’1,7% nella media Ue), mentre i prezzi alla produzione diminuiscono ad un tasso tendenziale del 5,5% e una serie di fattori negativi, come l’embargo commerciale nei confronti della Russia, il maltempo, fitopatie varie e il sensibile calo dei consumi interni hanno contribuito a far diminuire le produzioni in misura pari all’’8,5%.

«Le cifre sono più che eloquenti e il governo deve cominciare a tenerne conto – afferma in comunicato la Cia -. Non si può continuare a raschiare il fondo del barile di un settore (quello agricolo) in cui le aziende non sono in grado di sopportare ulteriori aggravi economici, tanto più nel caso di un provvedimento (quello dell’Imu sui terreni montani e di collina ) iniquo nei contenuti e nella modalità di attuazione e, per giunta, destinato a generare un modesto gettito per le casse (sempre più esangui) dei comuni montani e collinari».

La Cia, infine, si è detta certa che non vi sarà alcuna conseguenza per gli agricoltori in termini di sanzioni a loro carico , dal momento che lo statuto del contribuente rappresenta uno “scudo” contro tale evenienza: infatti le sanzioni non saranno comunque irrogate poiché è fuori di ogni dubbio che il mancato rispetto della scadenza del 26 gennaio per versare l’Imu 2014 sui terreni di montagna e di collina è dipeso da “obiettive condizioni di incertezza dell’applicazione della norma”, come recita l’art. 10, comma 2, dello statuto. Senza contare che il decreto che ha imposto l’obbligo di pagare è entrato in vigore lo scorso 21 dicembre e dunque la scadenza avrebbe dovuto essere fissata non prima di 60 giorni, cioè non prima del 19 febbraio 2015.

Tolmezzo: dalla CM contributi alle imprese agricole per acquisto attrezzature

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Con uno stanziamento di 108mila euro – approvato in sede di variazione di bilancio e condiviso con i Sindaci del Collegio di Indirizzo – la Comunità Montana della Carnia ha potuto chiudere la graduatoria per la concessione di contributi alle aziende agricole per acquisto di attrezzature, finanziando così – nella percentuale del 50% prevista dalla normativa di settore – tutte le domande presentate nell’anno 2013. “Con i fondi disponibili lo scorso anno – commenta il Commissario Straordinario dell’Ente comprensoriale Lino Not – era stato possibile finanziare 39 domande sulle 47 in graduatoria. Pertanto ora abbiamo voluto completare l’intervento, andando a finanziare tutte le aziende”.

Le azioni ammesse a contributo dovevano essere rivolte alla riqualificazione dell’impresa agricola per ridurre i costi di produzione, introdurre tecnologie innovative a sostegno della competitività e dell’adeguamento produttivo alle nuove esigenze di mercato, e per migliorare la qualità dei prodotti o per diversificare la produzione mediante l’orientamento verso attività complementari per le imprese agricole.

I beneficiari hanno sede nei comuni di Amaro, Paularo, Lauco, Tolmezzo, Villa Santina, Cavazzo Carnico, Arta Terme e Socchieve; sono quindi dislocate un po’ su tutto il territorio della Carnia, e due di queste sono realtà gestite da giovani. Nel complesso la percentuale di domande liquidate a giovani imprenditori agricoli è stata significativa. I dati sembrano confermare sia un continuo avvicendarsi di giovani nelle aziende agricole, sia la costituzione di aziende agricole da parte di giovani che stanno riscoprendo il settore primario quale reale e percorribile prospettiva di lavoro, in alternativa agli altri settori occupazionali.

“La Comunità Montana ha dedicato sempre un’attenzione particolare al settore dell’agricoltura, con particolare riferimento ai giovani, e dato che il comparto agricolo sta soffrendo da tempo una pesante situazione di crisi – spiega il Commissario Not – l’Ente tenta di ovviare, cercando quanto più possibile di attuare interventi mirati”.

Gli uffici dell’Ente – conclude il Commissario Not – hanno anche completato l’istruttoria delle domande riferite all’anno 2014. In futuro si farà il possibile per reperire le risorse necessarie a garantire con continuità questo tipo di interventi”.

Tolmezzo: “Filo dei sapori” ottima affluenza e promozione piena

di Gino Grillo

La prima edizione de “Il Filo dei Sapori” va in archivio incassando l’apprezzamento del pubblico e la soddisfazione degli operatori. La scelta di portare in piazza i prodotti agroalimentari tipici della Carnia è stata premiata dalla gente che anche ieri sin dalla mattinata è arrivata in massa nel capoluogo carnico. Tutti soddisfatti per una manifestazione che il sindaco della città Francesco Brollo non ha esitato a definire “astronave del gusto”. Un evento che ha riscosso un grande successo anche sotto il profilo social, con migliaia di contatti e visualizzazioni sia su Facebook che su Instagram. Ieri andavano in scena la rapa di Verzegnis, la spremitura di frutta al torchio, il cren, i sidri. Spazio speciale alla produzione casearia con dimostrazioni della lavorazione del latte e della produzione del formaggio e della ricotta. Soddisfazione è stata espressa dal commissario della Comunità montana della Carnia, organizzatrice assieme alla città carnica e all’Ersa della rassegna. «Abbiamo registrato una forte affluenza di pubblico, e dobbiamo sottolineare la grande la soddisfazione degli operatori che hanno partecipato alla kermesse». «Crediamo molto nei prodotti tipici e nell’agroalimentare – ha concluso Not – e ci stiamo impegnando per far conoscere questa filiera a chilometri zero». Dopo il tutto esaurito fatto registrare dalle tre serate di Show cooking, durante questo fine settimana le piazze di Tolmezzo sono state prese d’assalto da chi ha voluto avvicinarsi all’agroalimentare e alla gastronomia “made in Carnia”. Affollate anche le presentazioni delle aziende della zona, con centinaia di persone che hanno avuto la possibilità di assaggiare i piatti tipici preparati live dai ragazzi dell’Isis Linussio.