Archivio mensile:Febbraio 2016

Tolmezzo: la nascita zona industriale nell’intervista a Tiziano Dalla Marta su ‘Alpe Carnica’ del 1966

Nucleo industriale

Ermes Dorigo ricostruisce come è nata la zona industriale attraverso l’intervista su ‘Alpe Carnica’ del 27 febbraio 1966 e i ricordi nel libro autobiografico ‘Il volo del rondone’ di Tiziano Dalla Marta*, fortunatamente per noi ancora vivente, al quale auguriamo di raggiungere gli anni di Romano Marchetti e oltre.

 

Il Sindaco di Tolmezzo arch. Dalla Marta, ci ha detto:

 

1 – Che cosa può rappresentare il recente stan­ziamento di 50 milioni a favore del centro per lo sviluppo industriale del Medio Tagliamento.

Il primo intervento della Regione nella misura di 50 mi­lioni di contributo in capitale, corrisponde all’80% della pri­ma parte della spesa ricono­sciuta ammissibile per ope­re di infrastrutture tecniche e servizi, ivi compreso il co­sto delle aree su cui le opere stesse insistono; sancisce la validità della tesi espressa nel progetto di «utilizzazio­ne delle aree industriali» e altresì la volontà di renderla operante. Infatti l’articolo 6 della leg­ge Regionale 11 novembre 1965 n.24 prevede la conces­sione di contributi in capita­le, anche per quelle zone non ancora riconosciute industriali da parte dello Stato, purché esse siano dotate dei requisiti obbiettivi per l’anzidetta qua­lificazione.

Pertanto, con il recente stanziamento di 50 milioni a favore del centro per lo svi­luppo industriale del Medio Tagliamento, l’intervento re­gionale rappresenta l’esplici­to riconoscimento dei richiesti presupposti requisiti ed il placet all’avvio di quel pro­cesso di industrializzazione che via via dovrà configurar­si in una dimensione capace di modificare almeno in parte l’attuale situazione di squili­brio economico.

 

2 – Come può essere utilizzato questo primo intervento, se si tengono presenti le esigenze dei partecipanti al Consorzio stesso?

Con la presentazione della relazione generale di «utilizzazione delle aree industria­li» e l’allegato progetto parti­colareggiato della zona di Tolmezzo il Consorzio per il nu­cleo di sviluppo industriale del Medio Tagliamento ha già indicato di massima i tempi e i modi di attuazione del piano e la conseguente utilizzazione dei contributi in capitale che verranno di volta in volta con­cessi dalla Regione.

La priorità data a Tolmezzo deriva dal fatto che esso ha già un avviamento indu­striale nella zona prescelta e nello stesso tempo l’urgen­za di dotarla delle indispensa­bili infrastrutture a servizio di alcune iniziative in fase di realizzazione. Del resto, l’accordo in que­sto senso è facilitato dal fatto che ciascun Comune, come membro del Consorzio, e nel quale insistono le aree indu­striali, dovrà provvedere con i propri mezzi alla differenza fra il costo delle opere ed il contributo in capitale della Regione.

In questo primo caso, poi­ché il contributo di 50 milioni rappresenta l’80% della spesa riconosciuta ammissibile, la quota a carico del comune di Tolmezzo è di L. 12.500.000.

In tal modo la complessiva disponibilità di L. 62.500.000 consente la immediata siste­mazione di una vasta porzio­ne di area estesa oltre i nuo­vi stabilimenti della Cartotec­nica, della Chimica Corbelli­ni e della nuova « Lamborghi­ni » mediante la costruzione dell’anello stradale che dal­la statale n. 52 bis si con­giunge alla via Chiamue a sua volta prolungata fino ad innestarsi con il tronco stra­dale che verrà costruito sul tracciato dell’oleodotto transalpino attraversante l’area industriale.

3 – Come crede possa articolarsi il piano di svi­luppo del centro industriale del Medio Tagliamento?

L’area industriale attualmente qualificata dalla presenza della grande cartiera, dai nuovi stabilimen­ti della Cartotecnica, della Chimica Corbellini, della Lamborghini, e ancora in fase di espansione per alcune al­tre iniziative di prossima at­tuazione; diverrà vieppiù ap­petibile una volta che sarà dotata dei collegamenti stra­dali, idrici-sanitari ed elettri­ci.

A questo punto, prevedere come possa articolarsi il pia­no di sviluppo è un autentico atto di fede. Prescindendo dalla grande speranza di ve­der realizzato fra Amaro e Carnia lo stabilimento elettro­chimico metallurgico per la lavorazione della blenda e del­la galena provenienti dalle mi­niere di Cave del Predil, è lecito affermare che l’espe­rimento convincimento non cadrà nell’abbandono, se si consi­derano il fervore di studi e di programmi che la Regione sta incentivando in ogni set­tore, e considerando ancora la possibilità di richiamo per l’insediamento di qualche in­dustria dipendente dalle aziende di Stato.

Il problema si pone in ter­mini di giustizia distributiva e le argomentazioni per soste­nere tale diritto non manche­ranno specialmente quando sarà possibile vantare l’effi­cienza di quei presupposti in­dispensabili che in sintesi rappresentano la disponibilità di manodopera, la qualifica­zione professionale, le esen­zioni fiscali, le aree attrezza­te e pronte ad accogliere l’immediato insediamento di opifici industriali.

 Alpe

 

4 – Quali crede siano le maggiori difficoltà nella realizzazione del Centro?

Per la realizzazione del cen­tro non ci sono o per lo me­no non dovrebbero sorgere particolari difficoltà, almeno nella costruzione delle infra­strutture. Invece, non sussi­stendo la facoltà di esproprio, l’acquisto delle aree per l’in­sediamento delle nuove indu­strie è condizionato dalla buo­na volontà dei proprietari. For­tunatamente la maggior parte delle aree è di proprietà de­maniale come ad Amaro, op­pure completamente comunali come a Villasantina. Quella di Tolmezzo è rappresentata per 350 ettari dalla proprietà privata e per 850 ettari da quella del pubblico demanio.

 

5 – Crede che, per meglio strutturare l’area in­dustriale sia utile ristabilire rapporti con gli espo­nenti di Gemona che a loro volta stanno concre­tizzando un Consorzio per lo sviluppo industria­le del mandamento?

La fusione dei due Consor­zi rafforzerebbe senza dubbio l’azione intesa ad adottare il riconoscimento, da parte del­lo Stato, della zona industria­le nei modi e nei termini che caratterizzano le zone indu­striali di Monfalcone e dell’Ausa-Corno.

Soltanto a questo fine sa­rebbe bene ristabilire rappor­ti e trattative con gli esponen­ti di Gemona; diversamente, la estensione del Consorzio del Medio Tagliamento a quel­lo Gemonese, piuttosto che meglio strutturare la più va­sta area industriale, finirebbe con l’appesantire di ulteriori oneri gli enti consorziati dal Medio Tagliamento senza una controparte.

Tale affermazione discen­de, è vero, da considerazio­ne di interesse territoriale; ma anche dalla consapevolez­za delle condizioni di singola­rità del territorio carnico, con­dizionato, dalla configurazio­ne orografica, dentro ben de­finite zone di possibile sviluppo e di influenza.

 Tiziano Dalla Marta

L’appuntamento con Prometeo Candoni, era stato fissato presso la SEIMA, industria per la fabbrica­zione di fanalerie ed accessori per auto con sede a Sens.Una realtà produttiva di prestigio realizzata da un uomo eccezionale figlio di quell’Umberto Candoni, fotografo nella Valle del Degano, conosciuto in Carnia per la sua avvincente oratoria essendo anarchico e irriducibile antimilitarista, perseguitato antifascista rientrato in Patria dopo la caduta di Mussolini.

Apollo Prometeo Candoni è dunque cresciuto in Francia. Non vedente, causa l’esplosione di un resi­duato della prima guerra mondiale, si applicò per vo­cazione alla elettromeccanica nella quale espresse tutta la sua intelligenza e l’indiscutibile ingegno comprovato dalle numerose realizzazioni.Veramente la nostra doveva essere una visita di cortesia, un pretesto per sottoporre a titolo informa­tivo le ragioni promozionali del nostro viaggio; im­probabile dunque che il Candoni fosse interessato alle nostre proposte, considerato che la vicina Valle d’Aosta, regione autonoma a statuto speciale come la nostra, assicurava gli stessi incentivi.Invece fummo accolti con una cordialità inaspettata e con gli onori riservati ad una autorevole delegazione internazionale, come in effetti noi eravamo, subito investiti dalla curiosità del nostro interlo­cutore le cui domande a raffica intorno alle proble­matiche grandi e piccole della Carnia evidenziavano l’intensità dell’amorevole filo conduttore alla sua terra di origine.Novecento i dipendenti occupati a Sens; ma quan­to fosse prestigioso il loro datore di lavoro lo abbia­mo potuto constatare durante la visita allo stabili­mento dove al suo comparire, alto e fiero in quella ieratica espressione del volto adombrato dai grandi occhiali neri, ci parve che, per un attimo, operai e maestranze si fossero improvvisamente immobilizza­li per poi inseguirlo con lo sguardo ammirato come in presenza dell’omonimo mitico Dio della bellezza.È evidente che l’alto grado della scala sociale rag­giunto nelle sue condizioni fisiche svantaggiate destava ovunque ammirazione; un punto d’onore che egli controllava con la suscettibilità di chi vuole pre­venire qualsiasi cedimento a sentimenti di compas­sione.Da qui il carattere autoritario, diffidente e deter­minato: la parola vale un contratto, intollerabile l’in­ganno e qualsiasi anche piccolo sotterfugio.E su questi presupposti dialettici e caratteriali il Candoni, affiancato dai suoi più stretti collaboratori in un brindisi bene augurale, ci ha annunciato la meditata decisione di dare avvio ad una SEIMA Italiana a Tolmezzo.[…]Il rientro coincide con l’avvio delle operazioni intese a concretizzare il sogno di una SEIMA Italiana a Tolmezzo secondo il programma concordato con Prometeo Candoni: cessione gratuita da parte del co­mune di un’area di 87 mila mq. in zona industriale; redazione dei progetti di fattibilità infrastrutturale edilizia e dei finanziamenti agevolati. Da parte dell’azienda: predisposizione degli impianti tecnolo­gici e dei macchinari, istruzione propedeutica del personale da occupare nella fase di avvio del ciclo produttivo con la previsione occupazionale di un centinaio di dipendenti.

Una complessa operazione condotta a compimen­to in tempo “record” alla quale hanno partecipato con l’entusiasmo che meritava: politici, funzionari e tec­nici.

 

* Tiziano Dalla Marta, architetto libero professionista, è nato a Povegliano Veronese il 9 novembre 1922. Dall’8 settembre ‘43 risiede in Carnia dove ha ricoperto importanti cariche pubbliche con grande impegno civile: Sindaco di Prato Carnico dal ’49 al ’55, di Tolmezzo per un decennio tra il ’55 e il ’65. Uno dei promotori fondamentali per l’istituzione della SEIMA.

Suoi scritti: La Carnia oggi sintesi della realtà so­ciale; Ordinamento regionale e pianificazione urbanisti­ca; Individuazione delle aree idonee alla qualificazione industriale, Tip. Carnia Tolmezzo, 1963; Individuazione delle aree idonee alla qualificazione industriale, Del Bianco Editore, Udine, 1965; Il volo del rondone, Campanotto Editore, Udine, 1993,Il ritorno del Gismano, Andrea Moro Editore, Tolmezzo, 2004

Carnia: proteste per il rinnovo dei vincoli militari nelle zone di interesse paesaggistico

di Gino Grillo.
La Regione sottoscrive con i militari il nuovo disciplinare d’uso dei poligoni di tiro per le esercitazioni e la Carnia protesta. Dal sindaco di Tolmezzo a quello di Forni di Sotto, compresa Legambiente, ritengono le servitù militari superate e dannose per l’ambiente e il turismo. Il problema è noto, ma nonostante ciò, nei giorni scorsi, l’assessore regionale alle infrastrutture e al territorio, Mariagrazia Santoro, e il comandante regionale dell’Esercito italiano, Alessandro Guarisco, hanno firmato i disciplinari d’uso dei polighoni. «Esigenze militari, salvaguardia dell’ambiente, bisogni della popolazione: la firma dei disciplinari d’uso per i poligoni militari segna la fine di un complesso lavoro di conciliazione dei vari interessi in campo». Queste le prime dichiarazioni congiunte, il documento scadrà nel 2019. I poligoni interessati dall’operazione sono quelli di Cao Malnisio, Cellina-Meduna, Dandolo, Malga Saisera, Monrupino, Monte Bivera, Rivoli Bianchi di Tolmezzo, Rivoli Bianchi di Venzone e T51-Fiume Tagliamento. Rispetto al 20015, nel secondo semestre dell’anno in corso è previsto un numero massimo di esercitazioni pressoché invariato rispetto. «Abbiamo definito la compatibilità tra le aree di esercitazioni, le loro caratteristiche naturali e le attività militari – ha assicurato Santoro – agendo con grande serietà e professionalità e con una grandissima collaborazione di tutti». L’assessore ha messo in risalto il lavoro svolto dal Comitato misto paritetico del Friuli Venezia Giulia che esamina i problemi connessi all’armonizzazione tra i piani di assetto territoriali e i programmi militari. «La firma – ha detto il comandante Guarisco – è il frutto di un lavoro faticoso e complesso svolto tra Regione, cittadinanza, sindaci e amministrazione militare. La ricerca di un’intesa ha costretto le forze armate a riprogrammare gli usi dei poligoni, viste le limitazioni che sono state accordate». Una firma che non è stata però ben digerita in Carnia dagli amministratori e dalle associazioni ambientaliste locali. Il sindaco di Tolmezzo, Francesco Brollo, lamenta la partenza degli alpini e la permanenza di servitù. «Gli alpini sono parte integrante della montagna, tant’è che il terzo battaglione artiglieria è nostro cittadino onorario – dichiara Brollo – Ma non è accettabile che ci tolgano i soldati trasferendoli altrove e ci lascino solo le servitù». Critico anche Marco Lenna, sindaco di Forni di Sotto, che ricorda come da sempre la popolazione carnica si sia detta contraria al poligono del Bivera. «Abbiamo sempre dato parere negativo alle richieste che i militari ci rivolgono ogni anno per effettuare esercitazioni sul Bivera, sito di interesse comunitario». La lunga mano della burocrazia impegna gli uffici ogni volta che si deve effettuare un lavoro, spiega Lenna, come costruire strade che danno un ritorno economico e turistico, «o quando, come a Sauris, si effettuano manifestazioni di motocavalcata, e invece ai militari è tutto concesso, anche effettuare anacronistiche esercitazioni a fuoco su terreni vincolati dall’Unione europea». Anche Legambiente carnica, con Marco Lepre, boccia i poligoni «aperti su zone di particolare interesse paesaggistico e naturalistico che l’Ue vuole valorizzare a livello ambientalistico e turistico».

TIM: procedura per la disattivazione di TIM PRIME ed evitare che vi venga addebitato il servizio

 
Arriva via SMS l’ennesimo tentativo della TIM di addebitarti servizi non richiesti i! Il messaggio dice che si può disdire , ma dare la disdetta non è così semplicesemplice !!!
 
Se avete ricevuto l’SMS della TIM in cui si dice ” Cambiano le condizioni economiche del tuo piano base:a partire dal 10/4,con 49cent/sett in più avrai chiamate e SMS illimitati vs un numero TIM” per recedere vi SCONSIGLIO di farlo dalle pagine web perchè inducono in errore …
 
Invece fate così:
chiamate dal vostro cell il numero409162
Aspettate un po’ (se volete ascoltate tutta la pappardella) e poi cliccate il tasto 4 della tastiera
In questo modo disdite TIM PRIME e al tempo stesso rimanete alle condizioni precedenti che avevate con TIM.
Poi dovete schiacciare ancora il tasto 1.
 
Il risponditore automatico vi dirà che hanno preso in carico la disdetta che non avviene immediatamente.
Quindi dovrebbe seguire una comunicazione che il tutto è andato a buon fine (al momento attuale a me nn è ancora arrivata.
 
Rock on my friends

Peasariis: i 200 anni dei cugini di Pesariis. Il segreto? Lavoro, libri e allegria

di Gino Grillo.
Non capita tutti i giorni di avere in famiglia due persone che festeggiano 100 anni di vita. È successo a Pesariis, dove abitano Valentino Solari, nato il 18 gennaio 1916, e Leonida Gonano venuta alla luce il 7 febbraio dello stesso anno. Nati in piena emergenza, quando queste zone erano teatro della Grande guerra, poi hanno dovuto convivere con le tragedie della Seconda guerra mondiale, quando anche nelle famiglie della val Pesarina si sono insediati i cosacchi al seguito del terzo Reich di Hitler. Ma Leonida e Valentino ce l’hanno fatta, hanno superato le avversità di quei periodi e in questi giorni hanno festeggiato assieme due secoli di vita. Due persone ancora in gamba, certo non mancano gli acciacchi dell’età, a volte occorre alzare un po’ il tono della voce per farsi sentire, ma tutto sommato se la cavano. Valentino vive da solo e sa badare a se st6esso. «Non avrei mai creduto di arrivare sino qui – rivela Valentino –, ne ho passate tante. I ricordi più brutti risalgono ai sette anni che ho dovuto trascorrere in guerra». Una vita di lavoro in fabbrica alla Solari prima e nella fabbrica di proprietà, ancora attiva, nel settore degli orologi. «Ho vissuto 69 anni con mia moglie Pia, con la quale ho condiviso la gioia di 5 figli: Amanzio, Verio, Pino, Lucia e Grazia». Figli che fanno spesso visita al centenario della vallata, fiero di chiarire che è ancora autonomo. «I mi basti, o sai fami da mangiaa, no mi mancje nue» attacca in friulano spiegando che si arrangia, sa farsi da mangiare e non si manca nulla. La ricetta per una lunga e sana vita, per lui, sta nel lavoro e nella lettura. «Da quando sono in pensione, non sono mai stato con le mani in mano: bisogna tenersi sempre occupati – mette in chiaro. Leggo il giornale ogni giorno e passo diverso tempo a leggere». Libri sulla grande guerra e, ultima lettura, la trilogia di Ken Follet che tiene sul tavolo accanto a sé. Da qualche tempo è costretta su una sedia a rotelle invece la cugina Leonida, affidata alle cure di Lyubov Lehan, «una badante ucraina bravissima», racconta il figlio di Leonida Aulo che abita a Passons ma che, quasi ogni giorno con la moglie va salutare la mamma. Quando le gambe non hanno più retto la mamma, è stato costretto a trovarle una sistemazione in una casa adatta alle sue necessità, senza scale. Anche Leonida, che oltre ad Aulo ha anche un altro figlio, Gianni, ha la sua ricetta della longevità: cantare, cosa che fa spesso e non solo sotto la doccia, lavorare di uncinetto e fare “scarpets”. «Ricordo – rammenta – che anche da giovane, quando con la gerla si saliva in montagna, non si stava con le mani in mano, ma si lavorava di uncinetto o si «pontavin suelis di scarpets».

Amaro: Mario Gollino eletto nuovo presidente del Cosilt

Mario Gollino è il nuovo presidente del Cosilt, il consorzio industriale di Tolmezzo erede del Cosint. L’elezione è avvenuta stamani, all’unanimità, durante la terza convocazione dell’assemblea dei soci. Assente la Provincia che su indicazione del presidente Fontanini non ha fatto partecipare nessun suo rappresentante, confermando così la propria contrarietà al nuovo statuto e facendo sapere che a breve formalizzerà la propria domanda di rimborso delle rispettive quote del capitale sociale.

Accanto a Gollino – legale rappresentante della Ondulati e Imballaggi del Friuli Spa di Stazione Carnia-Venzone, già per lunghi anni capo delegazione dell’Alto Friuli per Confindustria Udine nonché al tempo tra gli ispiratori del referendum per la Provincia dell’Alto Friuli e successivamente Presidente del Comitato per l’istituzione della Provincia della Carnia – siederanno nel Consiglio di Amministrazione del Cosilt anche l’uscente Paolo Vriz e l’ingegnere Anna Rotaris, in forze alla Gortaninox di Amaro.
“La scelta è frutto di un percorso condiviso – spiegano i primi cittadini dei comuni che possiedono le zone industriali, cioè Amaro Laura Zanella, Tolmezzo Francesco Brollo e Villa Santina Romano Polonia – tra noi sindaci, i nostri altri colleghi soci e l’associazione industriali. Il consorzio deve essere di supporto e sviluppo alle attività industriali e per questo abbiamo coinvolto nel percorso di scelta del nuovo Cda i vertici della delegazione Tolmezzina di Confindustria. Il nuovo vertice del Cosilt avrà il compito di fungere da fondamentale catena di trasmissione tra le esigenze di chi fa impresa e le politiche locali e regionali di sostegno alle attività produttive”. I tre comuni hanno indicato, come previsto dallo statuto, i nomi di Virz consigliere uscente e dell’ing Rotaris, ai quali si è affiancato Gollino, già capo delegazione di Confindustria a Tolmezzo ed espressione di quest’ultima. Il Cda entrerà in carica entro metà marzo.

Carnia: Ravascletto un paese in declino

Sergio De Infanti Albergatore Guida Alpina M. sc.

Mi chiamo Sergio De Infanti, sono nato a Ravascletto nel 1944. Nella vita ho fatto il maestro di sci dal 1963, unico allora in Carnia, e subito dopo sono diventato Guida Alpina. Sono proprietario di un piccolo Albergo di nome Pace Alpina e del Campeggio denominato Zoncolan; ambedue, con una commissione arrivata da Roma, hanno il vanto di fregiarsi del Marchio Europeo “Ecolabel”, unico in regione per l’attività condivisa con un Rifugio Alpino: il Flaban Pacherini a Forni di Sopra e un Agriturismo sul Carso. Ho vissuto in gioventù da diverse parti fra cui, in vari periodi, due anni in Oriente. Il mio legame con il territorio e sempre stato forte, non c’è un buco della nostra Carnia che non conosca. Fra le mie passioni grandi, oltre la natura, è stata la lettura e mi viene in mente la Guida della Carnia e del Tarvisiano edita nel 1898 a Udine dello scienziato Marinelli. In questi ultimi vent’anni ne hanno fatte parecchie di ristampe ed è quindi facile a trovarsi anche oggi. Il nostro paese assieme a Treppo Carnico e Forni di Sopra ne esce alla grande e non nascondo l’emozione quando rileggo quelle bellissime righe, che mi fanno tornare all’infanzia, dove ancora tutto era perfetto in un paese al limite per l’altezza delle coltivazioni agricole. Nel 1951 al censimento il comune aveva oltre 1800 abitanti, preferisco non pronunciarmi su quanti siamo adesso, tolte le residenze di comodo di chi non si è mai cancellato dalle liste elettorali o di chi di fatto è in ricovero, siamo rimasti quattro gatti di elevata età media. Come è potuto succedere che, nonostante gli svariati milioni di euro investiti dalla Regione, il paese sia andato indietro in tutto? Il bosco avanza da tutte le parti, gli abitanti trovano più comodo usare il gasolio o il gas da poco arrivato per scaldare la casa, anche perché il feroce spezzettamento dei terreni e l’alto costo dei passaggi di proprietà per riunire le particelle ridotte alle dimensioni di un orto, scoraggia amaramente chi avrebbe intenzione di unire le proprietà tramite permute o con denaro. Certamente se i nostri vecchi potessero uscire dalle tombe darebbero a ognuno di noi un sacco si legnate, con la fatica enorme che avevano fatto a terrazzare i prati meglio esposti per renderli coltivabili proprio come in Nepal o in Perù. Ma lasciamo perdere i tempi passati e vediamo cosa sarebbe ancora possibile per attirare ancora abitanti in quel che era uno dei paradisi delle Alpi. Considerato che senza agricoltura il villaggio non può essere vivo. Do un plauso al Comune che ha realizzato la bella stalla in Valcalda dimenticando che quando le mucche venivano trasferite da quella parte il fieno con poco sole e molta umidità faceva calare della metà la produzione del latte, pazienza di questo fatto, ma il non avere previsto la trasformazione del prodotto per venderlo ai turisti è delittuoso con un erba che non nutre e il prezzo del latte pagato 23 centesimi al litro quel giorno che uno apre la stalla è già fallito. La mia opinione è che i comuni debbano dotarsi di un piano agricolo e incentivare chi mantiene l’agricoltura. Le risorse del bosco un tempo evitavano di pagare l’acqua, i libri di scuola e tanti lavori fatti in economia che permettevano di avere la bellezza descritta da Marinelli; oggi che paghiamo tutto come in città non vedo perché si utilizzi quel denaro per salvare il salvabile. Sono certo che ho pagato una tassa comunale per il depuratore per molti anni. Vi invito a fare un giro dove confluiscono le due fogne principali del paese. Per me è una vergogna ciò che mandiamo in giù nel fiume. Questo, come diceva il mio vecchio maestro, è lavorare contro se stessi e non può portare fortuna.

Paluzza: 5 ragazzi carnici rappresenteranno l’Italia ai Campionati mondiali studenteschi di sci

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Dopo la consegna dei materiali e le raccomandazioni di rito del Presidente Luciano Bulliano sono partiti questa mattina alla volta de L’Aquila, sotto la guida della professoressa Paola Della Pietra, i cinque ragazzi, della Scuola Media Matiz di Paluzza, che rappresenteranno l’Italia ai Campionati mondiali studenteschi di Sci. I nostri fondisti dovranno far onore al titolo tricolore conquistato lo scorso anno da Luca Sclisizzo, Davide Di Bert e Christian Puntel, primato che è valso da lasciapassare per la fase finale dei mondiali.

I Campionati si svolgeranno nelle stazioni di Campo Felice, Ovindoli e Centomonti Lucoli (sci nordico), organizzati dall’Isf (International school sports federation) dal Miur e dall’Ufficio scolastico regionale per L’Abruzzo, dal 22 al 27 febbraio. In questi giorni L’Aquila e i paesi del comprensorio ospiteranno 550 atleti e circa 150 accompagnatori provenienti da 17 differenti nazioni. Le gare, che vedranno gli atleti misurarsi nelle specialità di sci alpino e sci nordico, si disputeranno mercoledì e giovedì. La manifestazione, l’edizione più a Sud d’Europa , si aprirà ufficialmente a L’Aquila martedì 23 febbraio alle 17, con la cerimonia in Piazza Duomo che darà il via alla kermesse.

I cinque fondisti Christian Puntel, Thomas Bellina, Simone Unfer, Massimo Gortan e Andrea Straulino, (ben quattro della Polisportiva TimauCleulis) gareggeranno con le squadre di  Austria, Belgio, Croazia, Russia, Francia, Slovacchia e Germania. Per i nostri ragazzi, tutti del 2002, l’impresa sarà ancora più ardua in quanto dovranno confrontarsi con gli atleti delle altre nazioni quasi tutti di due anni più grandi.

Le gare si disputeranno a Campo Felice mercoledì e giovedi. Mercoledì gara individuale di cinque km a tecnica libera, il giorno dopo si svolgerà la staffetta.

Dopo  i Campionati mondiali studenteschi, i nostri ragazzi saranno impegnati dal 4 al 6 marzo a Frassinoro (MO) per i Campionati Italiani e gran finale con i campionati nazionali studenteschi degli sport invernali che si disputeranno dal 7 all’11 marzo  in Friuli, Villach e Sappada. L’appuntamento per i fondisti sarà a Forni Avoltri il 9 e 10 marzo.

Michele Gortani: il suo ‘Saluto agli emigranti’ e la notizia della sua scomparsa sui giornali locali

 

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di Ermes Dorigo.
come ALPE CARNICA annunciò la scomparsa del senatore Michele Gortani 4 giorni dopo la sua morte e il ‘Saluto agli emigranti’ del senatore consegnato alla Redazione due giorni prima della sua scomparsa.

Il prof. Michele Gortani era nato il 16 gennaio 1883 a Lugo di Romagna da genitori camici colà emigrati per ragioni di lavoro, ma la sua patria può ben dirsi Tolmezzo, ove ha trascorso la maggior parte della vita. Laureatosi con lode a Bologna a 21 an­ni, nel luglio 1904 in scienze naturali, si diede allo studio geologico delle Alpi carniche conseguendo subito brillanti risultati. Dal 1 novembre 1904 al 16 febbraio 1922 fu assistente alle cattedre di geologia nelle università di Perugia, Bologna, Torino e Pisa. Libero docente sempre in geologia dal 16 febbraio 1922, professore di ruolo nel­la cattedra di Cagliari, quindi trasferito per chiamata all’università di Pavia, indi in quella di Bologna. Oltre 250 sono le sue pubblicazioni scientifiche di cui la prima vi­de la luce nel lontano 1902.

Socio nazionale dell’Accademia dei Lincei, socio nazionale dell’Accademia delle Scienze di Bologna, dell’Accademia Italiana di Scienze Forestali, dell’Accademia del­le Scienze di Torino, socio corrispondente dell’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti nonché dell’Accademia di Scienze e Lettere di Verona e dell’Accademia di Udi­ne; membro onorario della Geological Society di Londra, della Société Géologique de France, dell’Accademia Leopoldina-Carolina Naturae Curiosorum di Halle, della Geologische Vereinigung di Bonn, medaglia d’oro al merito silvano, medaglia d’oro dei Benemeriti della Scienza, della Cultura e dell’Arte.

Fu deputato al Parlamento per il collegio di Tolmezzo nella legislatura 1913-1919, deputato all’Assemblea Costituente dal 1946 al 1948, senatore della Repubblica per il collegio Tolmezzo-Gemona nella legislatura 1948-1953. Ma la sua vita è intes­suta di una continua e fervida attività soprattutto nel campo geologico: direttore della campagna di esplorazione geologica degli Altipiani Harrarini e della Dancalia me­ridionale nel 1935, 1936 e 1937, presidente della società geologica italiana negli an­ni 1927 e 1947, presidente del comitato geologico della Sardegna, della commissione geologica italiana, della commissione per lo studio dei problemi solfiferi nazionali, della commissione per lo studio del bacino idroterm euganeo, vice-presidente del consiglio superiore delle miniere e dell’istituto italiano dì paleontologia umana, presidente dell’istituto italiano di speleologia, membro del consiglio di amministrazione delle foreste demaniali nonché del comitato di consulenza dell’AGIP Mineraria.

L’8 agosto 1959 l’allora Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi gli conferi­va il titolo di professore emerito e con l’occasione così scriveva a Michele Gortani: «con tale atto la scuola italiana intende renderle particolare tributo di omaggio per i lunghi anni del suo appassionato e fecondo magistero in varie università e, dall’an­no 1925 ai 1958, in quello di Bologna. Il titolo onorifico vuole anche significare giu­sto apprezzamento per la sua vasta ed insigne produzione scientifica, la quale nei più vari campi della geologia rimane guida sicura agli studiosi, nonché per l’opera unanimemente apprezzata da lei svolta in organismi di ricerca nazionale ed interna­zionale».

Ma non possiamo dimenticare l’opera appassionata dello scomparso volta a fa­vorire il miglioramento economico e sociale delle popolazioni carniche. Nel 1915 si arruolò fra gli alpini e come ufficiale fu in linea a Palgrande, Freikefel ed a Passo Pramosio. A quell’epoca però il suo compito più importante era quello di seguire l’an­damento della guerra attenuando al massimo le sofferenze della popolazione Nel 1916 ebbe il delicatissimo incarico dal Ministro della Guerra Bissolati di seguire per conto del Governo l’andamento delle operazioni militari; incarico che si concluse col portare al Ministro quel celebre memoriale dell’adora colonnello Deuhet che se fosse stato pienamente ascoltato, avrebbe potuto evitare all’Italia il disastro di Caporetto. Nel 1917 Gortani si dedicò prevalentemente ai 20 mila profughi della Carnia. In quell’anno ben 25 mila corrispondenze furono vergate da lui e dalla sua fe­dele consorte in risposta a tutti i profughi che a lui si rivolgevano.

Nel 1918 inoltrò al Parlamento, oltre a numerose interrogazioni, 50 interpellanze che costituiscono la più fiera requisitoria contro le deficienze riscontrate nel tratta­mento ai profughi di guerra.

Terminato il conflitto, Gortani riprese i suoi studi prediletti e quale primo atto compilò quella guida della Carnia, del Canal del Ferro e Valcanale che così bene il­lustra in tutti i suoi vari aspetti la sua terra tanto povera ma così ricca spiritualmente e così riposante. Nel 1928 quando un disastroso terremoto ebbe a colpire Tolmezzo e la Carnia, si recò personalmente dall’allora Ministro Giuriati ed ottenne che si por­tasse a Tolmezzo; successivamente ottenne altresì un apposito decreto legge a be­neficio delle popolazioni colpite.

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Non è tutto: quando i cosacchi durante l’ultimo conflitto invasero la Carnia, Mi­chele Gortani riprese con ardore l’opera in difesa dei poveri montanari affrontando più d’una volta i comandanti tedeschi pur di salvare qualche vita, pur di evitare qual­che disastro, pur di portare conforto. L’opera sua come quella dell’Arcivescovo Nogara, rimarranno sicuramente scolpite nel cuore dei camici.

Fervente democratico, come dicevamo, nel 1946 fu alla Costituente e nel 1948 Senatore. In questi anni la sua azione fu diretta più che tutto a predisporre quella leg­ge sulla montagna che doveva costituire la premessa per la rinascita anche della Carnia.

Un amore particolare ha riservato alla scuola: la scuola d’arte già fondata per suo merito venne poi trasformata in scuola di avviamento ed in Istituto professionale di Stato. Poi, come tutti ricordano, egli fece dono del Museo carnico di arte paesana alla Comunità, raccolta preziosa curata per lunghi e lunghi anni da lui e dalla sua consorte. Ma la Carnia lo ricorderà come l’instancabile presidente di quella Comunità ove i problemi di questo dopoguerra uno ad uno sono stati dibattuti, sviscerati ed affrontati con la passione propria dell’uomo che aveva trascorso la sua vita fra i monti della Carnia. Fu presidente anche della Casa di riposo e di numerosissime altre istituzioni benefiche. Di fronte a quest’opera imponente, non mancarono ìriconoscimenti. Qualche anno fa l’amministrazione civica del capoluogo carnico ebbe ad offrirgli una medaglia d’oro: « Attestazione che offriamo con sincerità di sen-timento — ebbe a dire in quella circostanza il Sindaco dia llora cav. Gerolamo Moro— con soddisfazione profonda e con civico orgoglio; spiacenti di una cosa sola, che quanto noi facciamo è ben poco in confronto di quanto Lei ha fatto per la scienza, per la Carnia e per l’Italia ».        

Franco Frontali

 

Andavamo in macchina, quando siamo stati raggiunti dalla inaspettata, dolorosa, ferale notizia. Inaspettata per noi in particolare che l’avevamo incontrato nella stessa mattinata, sereno ed attivo come sempre. E tale ci rimarrà nella memoria. Avevamo chiesto la Sua collaborazione per questa nuova edizione dell’ALPE CARNICA da Lui tenacemente voluta. Cortesemente, imbarazzato, ci aveva risposto di considerarlo presente ove le condizioni di salute, come ormai credeva, glielo avessero permesso. Questo primo numero avrebbe dovuto dunque uscire senza la Sua firma, quando ieri inaspettatamente ci ha chiamati. Con la Sua solita modestia ci passò il «Saluto agli Emigranti» che in questi ultimi due giorni aveva vo­luto prepararci sembrandogli cosa assurda che l’Alpe Carnica uscisse senza un Suo scritto. E’ quindi, con commozione, che pubblichiamo il Suo saluto redatto nella lingua madre che Egli preferiva e che, quand’era a Tolmezzo, parlava sempre.

 

Ai Cjargnei che lavorin pai mont

 Gortani2

 

No podìn molà fûr il prin numar di chest sfuei pal 1966 sence vê tal cûr che gran part de nestre famee che a è sparnizzade par dut il mont, puartant di là das monz e dal mar il sparfum de nestre tiere, la virtût de nestre int e la perfezion dal so lavòr.

In zornade di vuê l’emigrant nol è plui besôl. Lu an in di ment i sorestanz, che lu vuelin asistût in ogni paìs; lu compagne dute la só int, che lu a simpri tal cûr e a fâs sagre co al torne. Ma chest no è avonde.

La Comunitât Cjargnele, che a vùl jessi la union di duc’ i Cjargnei, no dismenterà di fâ ce che a po’ par che le maledizion di scugni lâ di fùr a cirì lavòr si ridusi ogni an di plui. Par che si impianti cualchi altre industrie encje chenti, par che si podi uadagnâsi la bocjade encje a cjase nestre, o vin impiadis pratichis che sperìn di puartâ a bon finiment se nus jude l’Aministrazion Regionâl. Il fat di vê otignude la Region — la «Regione Autonoma Friuli-Venezia Giu­lia » — dopo tantis strussiis e tantis dificoltâz, a è une fortune, che nus juderà a vivi.

I nestris Asessors Leschiutta e Marpiller, intant, a son rivâz ad ore di otignî, pro­pri in chesc’ dis, che la Giunte regional a ricognossi il «polo di sviluppo industriale» dal Tajament e Fele, destinant 50 milions par i prins lavòrs (stradis, condotis di aghe e vie indenant) che a coventin par implan­tâ qualchi gnûf stabiliment industrial tal larc di Tumièz. Ven a stai, par tros di lôr, la pussibilitât di sparagnâ viaz e fagòt.

E cun cheste buine novitât us dis di cûr a duc’, conforme la vecje usanze, il nestri biel augurio: Ogni ben, e vê un an in salùt!

MICHELE GORTANI

Carnia: prosciuttifici, Sauris invia le diffide “il marchio non si tocca”

di Gino Grillo.

La notizia dell’apertura di un prosciuttificio che opera ad Ampezzo, ma che utilizza l’antico nome del paese “Zahre”, crea allarme nel Comune più in quota della provincia di Udine. L’amministrazione comunale di Sauris, patria del rinomato prosciutto, è decisa a salvaguardare la specificità paesana e a intraprende misure in tal senso. E così a quanti utilizzano la denominazione “Sauris” o “Zahre” – questo è il nome originale del paese in lingua locale – arrivano le diffide legali affinchè tali nomi non vengano utilizzati a scopo commerciale per prodotti oggetto di attività imprenditoriale che non vengano realmente svolte sul territorio comunale o senza che l’azienda che li produce non abbia almeno la sede legale nell’ultimo paese della Valle del Lumiei. Sauris è una località dove, nell’XI secolo, si sono rifugiati, alcune persone, probabilmente cacciatori o esuli, provenienti da una zona a confine fra Carinzia e Tirolo prendendo il nome di Zahre. Dopo otto secoli la comunità ancora presenta lingua e tradizioni antico germaniche e gode delle norme di tutela e promozione delle minoranze di lingua tedesca emanate con la legge regionale numero 20, del 20 novembre 2009. Già dagli anni Ottanta si è voluto preservare la specificità del Comune iniziando un percorso per il recupero dell’identità etnico linguistica, storica e culturale che farebbe del termine “Zahre” un elemento esclusivamente legato al territorio di Sauris e alla sua comunità che il Comune ritiene non possa essere utilizzato in particolare per scopi commerciali, da chi non risiede o lavora sul territorio. Grazie alla legge del 2009 si tutela la promozione ed il rafforzamento delle specificità culturali e linguistiche delle minoranze di lingua tedesca presenti sul territorio, come appunto quella di Sauris. Per specificità culturali si intendono i saperi della tradizione, tipici di un determinato luogo, divenuti peculiarità produttive per diverse aziende locali. Solo queste possono fregiarsi del nome Zahre che è tutelato in quanto appartenente a un ambito territoriale di minoranza linguistica tedesca. Il Comune si rifà inoltre alle direttive del decreto legge 30 del 10 febbraio 2005, dove con l’articolo 29 protegge le indicazioni geografiche e le denominazioni di origine che identificano un paese, una regione o una località, quando siano adottate per designare un prodotto che ne è originario e le cui qualità, reputazione o caratteristiche siano dovute esclusivamente o essenzialmente all’ambiente geografico di origine, comprensivo di fattori naturali, umani e di tradizione. Tale norma vieta inoltre l’uso di indicazioni geografiche e di denominazione di origine, quando possa trarre in inganno il pubblico sul vero luogo di origine. Oltre ai passi già intrapresi, l’amministrazione comunale ora sta valutando una maggior tutela legale del nome Sauris/Zahre, in modo che possa essere a capo alla sola ed unica comunità saurana.

Tolmezzo: edificio della Regione passa al Comune ospiterà associazioni

(t.a. dal MV)

La Regione cede al Comune l’edificio di via della Cooperativa che era sede di uffici regionali prima del loro accentramento nel palazzo di via Del Din. Lo fa a titolo gratuito, alla condizione che sia riservato ad attività o soggetti che operano a scopo sociale. Il Comune non può trarne profitto, dandolo per esempio in affitto. Il piano terra sarà messo a disposizione della cooperativa Davide di Tolmezzo, che necessitava di una sede più funzionale (essa svolge attività socio-assistenziali con da un lato la produzione di uova, dall’altro di manufatti di maglieria e al telaio). Non è ancora stata decisa la destinazione sul primo piano, ma potrà essere utilizzata ad esempio come sede di associazioni che svolgano attività di interesse sociale. Dopo la ratifica da parte del Consiglio comunale oggi dell’acquisizione dell’immobile al Comune, la cooperativa Davide potrà fare formale richiesta e il Comune le potrà concedere i locali. L’assessore comunale Cristiana Gallizia sottolinea che il risultato si deve molto al vicepresidente della giunta regionale, Sergio Bolzonello, che ha incontrato la cooperativa Davide e si è interessato personalmente per trovare una collocazione dignitosa e idonea alle loro attività. La giunta regionale è stata sensibilizzata sul problema proprio da lui. Di fatto ciò rappresenta un riconoscimento alla cooperativa, alle meritevoli attività che essa svolge e anche un aiuto, segnala sempre Gallizia, dopo il momento di difficoltà economica che essa ha dovuto attraversare specie con la crisi Coopca, poiché quest’ultima acquistava ad esempio da essa le uova, che poi vendeva. La cooperativa Davide però, sottolinea l’assessore Gallizia, non ha mai mollato la presa. La nuova sede sarà più funzionale, più visibile, più accessibile alle persone che vi arrivano dal resto del territorio (è collocata in una zona vicina alla stazione delle corriere).