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Paularo: la sala Pineta, quel dancing degli anni belli

di Dino Menean

Il dancing Pineta è una sala da ballo ormai desueta a Saletti di Paularo. E come tutte le cose desuete ha in sé oltre al normale logorio causato dal tempo, un’aura di nostalgica malinconia. Non era cosí ai tempi del suo splendore. Allora si riempiva all’inverosimile nelle feste di Natale, Capodanno, Ferragosto. Si era cosí in tanti stretti e pigiati, che davvero per i ballerini risultava un impresa ardua muoversi e danzare. Quante coppie si sono avvicendate, perdute, ritrovate. Quanti amori sbocciati, vissuti e poi… finiti. Nell’arco della sua lunga attività si sono esibiti nella sua sala diversi gruppi e orchestrine. Ci hanno suonato i magnifici “Lunatici” e gli ancor piú magnifici “Alpen-Echo”. Ma io e i miei amici la preferivamo quelle domeniche estive prima e dopo le partite di calcio. La grande sala era semivuota il juke-box troneggiava nel centro. La musica si spandeva, si riversava nell’aria, giungeva fin su al paese. I piú audaci di noi si lanciavano in sfrenati “shake”. I fortunati si perdevano fluttando nel dolce ballo del mattone. Il dancing Pineta era se non il centro e il motore, sicuramente parte integrante della vita ludica di Paularo: “Ci vediamo in Pineta”. “Facciamo quattro salti in Pineta”. Ci sono passato alcuni giorni fa e un botto al cuore mi ha trattenuto. Bloccato. Vedendo il locale grigio e deserto. L’area del parcheggio invasa da erbe e cardi. E mentre me ne stavo cosí deluso e amareggiato, combattuto tra la rabbia e la tristezza mi sono visto come d’incanto giungere con il mio “600” parcheggiare, scendere con gli amici, entrare alla spicciolata. La grande sala rumoreggiava, le luci soffuse, la musica echeggiava. E lassú in un angolo confusa quella ragazzina (chissà dove sarà?) che mi aveva rubato il cuore. Quanto sono rimasto cosí in silenzio, sospeso tra sogno e realtà. Un attimo, un’eternità. Non so. Andando, perché bisogna sempre e comunque andare, ho abbracciato ancora una volta con lo sguardo il dancing Pineta. Quel che ne rimane. Un magnifico ricordo che mi piace condividere con Attilio, batterista dei “Lunatici”.

Enemonzo: la favola bella di Ines Taddio, cantante Italiana in Germania, cantante tedesca in Europa

 

di Ermes Dorigo.

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Premessa: Ines Taddio oggi ha 87 anni e vive a Colonia; il figlio Carlo Bach è un artista d’avanguardia di fama internazionale. L’intervista è di qualche anno fa, quando la Taddio aveva ormai abbandonato la carriera di cantante e nel cinema, dedicandosi alla fotografia. Quindi, è di estrema attualità.

“Le mie ferie le passo a Enemonzo che ancor oggi è per me il più bel paese del mondo”. Così esordisce Ines Taddio nel nostro incontro agostano, mentre divora con occhi maternamente fieri il figlio Carlo Bach, “apprezzato artista d’avanguardia – come sottolinea -, che vive a Trieste”. Ines è signorile e raffinata sia nel vestire, che nel portamento e nei gesti, appassionata, vitale, entusiasta e giovanile nell’impeto con cui racconta e ripercorre la sua esperienza, come non ci credesse ancora, come fosse una favola e non una bella realtà.

“Sono nata qui a Enemonzo, piccolo paese della Carnia – mi dice -, il 28 dicembre 1928 sotto il segno del Capricorno. Già giovanissima sono stata notata per la mia avvenenza e nel 1945 eletta Miss Carnia. Invitata poi a Grado per l’elezione di Miss Friuli Venezia Giulia mi classificai al secondo posto ed ebbi la possibilità di partecipare all’elezione di Miss Italia, ma mio padre non era d’accordo e  rinunciai. Questo, comunque, mi procurò una parte nel film Penne nere con Marcello Mastroianni: si profilava per me a Roma una carriera nel cinema, ma i miei genitori mi volevano prima di tutto diplomata. Essi, che avevano un piccolo negozio, desideravano che io avessi una solida formazione professionale e mi fecero studiare, come le due sorelle, per diventare insegnante. Conseguito il diploma, andai a Salisburgo, perché era desiderio di mio padre che studiassi il tedesco. Ed è qui che le cose presero un corso imprevisto”, mi dice quasi con stupore, come ancora vivesse la sorpresa e la meraviglia d’allora.

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“Mi sistemai nel collegio San Sebastian; la mia insegnante era anche annunciatrice in un programma musicale della radio e suonava il pianoforte. Il caso volle che un tecnico registrasse una nostra improvvisata esibizione. Rientrata in Italia dopo una settimana ricevetti una telefonata, nella quale mi si diceva che alla sera mi sarei potuta ascoltare alla radio di  Salisburgo e che il direttore Jo Balke entusiasta mi aveva inviato un contratto per un anno. Da qui, era il 1955, cominciarono oltre il lavoro alla radio – alcune registrazioni vennero poi messe in programma anche dalla radio italiana, le serate e incisi il primo disco. Andai anche a Roma – continua – e fui invitata insieme a Domenico Modugno alla trasmissione “Il rosso e il nero”, condotta da Corrado. Mi offrirono subito un contratto per un anno alla RAI e andai ad abitare in via Asiago assieme a Miranda Martino, Emilio Pericoli, Tonino Torielli. Ingaggiata poi per il maestro Canfora cantai anche con Luttazzi e Trovaioli”.

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Leggo nella sua biografia in tedesco che accompagna il suo recente CD “Carosello Italiano”, uscito da pochi mesi, distribuito in Germania, Austria e Belgio dove è trasmesso ogni giorno nelle diverse stazioni radio di questi paesi,con le sue vecchie canzoni in tedesco, “che va molto bene, il prossimo sarà in diverse lingue”:  “ Ines Taddio non ha solo talento per il canto; bionda, con le gambe lunghe ed una figura da sogno è anche una visione sconvolgente. Nella cerchia dei musicisti la chiamano “Marilyn Monroe”. Nessuna meraviglia che gli uomini con i quali ha rapporti di lavoro desiderino avere più ravvicinati rapporti con lei ed avventure fugaci. Ma la cantante non li prende in considerazione. Quando per lei le costanti attenzioni dei meridionali di sangue caldo diventano eccessive, ritorna a Salisburgo e diventa subito una versatile interprete di canto presso l’OKF. La sua voce vitale – cito ancora dalla sua biografia – con l’insuperabilmente impercettibile accento italiano giunge agli ascoltatori e nel 1956 esce il primo disco presso l’Austroton. Lei è poi rappresentante dell’Austria nella allora amata trasmissione musicale “La musica non conosce confini”, che viene trasmessa anche dalle radiostazioni tedesche”.

Riceve, infine, una telefonata di Heinz Gietz, il produttore tedesco più famoso, scopritore di Caterina Valente, che le propone un contratto alla Polydor ad Amburgo: da allora in Germania  si susseguirono dischi, spettacoli e serate. Poi le incisioni anche di dischi in francese e in italiano. Dal 1959 vengono prodotti regolarmente singoli a Colonia. Il suo debutto televisivo in Germania avviene nella trasmissione “Ad Amburgo si approda volentieri” e le riviste con i programmi radiotelevisivi ne prendono spunto per dare dettagliate informazioni sulla nuova stella di successo venuta dall’Italia. In brevissimo tempo compie in Germania una carriera notevole. Le presenze in scena e le trasmissioni radiofoniche si moltiplicano e lavora con tutti i direttori di orchestra famosi come Erwin Lehn, Franz Thon, Werner Muller, Alfred Hause, Cedric Dumont, Willi Berking. Non da ultimo, grazie ai suoi contatti internazionali, vengono tradotte anche in italiano o in francese molte delle sue registrazioni tedesche.

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“Cominciai  – continua Ines, mentre mi mostra delle fotografie – ad essere invitata in tutta l’Europa e partecipai a diversi spettacoli televisivi e nel 1959 al Festival di Knokke assieme a Charles Aznavour e Edith Piaf.” Sospira un attimo e poi esclama”Essere nominata in cartellone insieme a stelle così famose è stata  naturalmente una cosa assolutamente da impazzire e ne fui allora paurosamente orgogliosa”.  Dopo una breve pausa prosegue: “Nel 1961 partecipai al Gran Prix Eurovisione. Poi, come allora era di moda a diversi film musicali (“ E tu tesoro rimani qui, Balla con me fino al mattino, Così è l’amore dei marinai, Il gabbiano bianco, Le favolose zie,  e Uno mangia l’altra “con  la sex-bomba di Hollywood Jane Mansfield. Fui ospite al Premio Italia a Taormina; l’organizzatore mi chiese, tutto sbalordito: “Ma Lei vuole cantare qui qualcosa in tedesco?. Risposi di non avere altri pezzi e presentai le mie canzoni tedesche, riscuotendo grandi applausi”.

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Con il successo “Pigalle” partecipa al concorso di canto internazionale di Pesaro per la Germania. Tra gli altri partecipanti più in vista: Georges Moustaki, che canta per la Francia e Marie Dieke (da noi più conosciuta come “Ria Solar”), che rappresenta la Svezia. “ Qui per la prima volta – sottolinea –  mi fecero visita alla televisione i genitori, orgogliosi, con mezzo paese. Fui una delle prime cantanti europee a essere invitata oltre cortina. Sentita nel 1964 da Agiubei, genero di Krusciov, durante l’esibizione per il compleanno di Tito all’Orpheum di Belgrado, fui invitata per venticinque esibizioni; per due mesi tenni concerti  in Polonia, in URSS a Mosca, Leningrado: “ Il primo concerto – ricorda – nel Palazzo dello Sport di Mosca con quasi 15.000 spettatori fu un successo sensazionale. Per questo viaggio musicale all’estero avevo imparato una canzone in russo, che però nell’esame del programma da parte dei rappresentanti della Konzertagentour statale sovietica non venne accolta. Tuttavia scatenai l’entusiasmo con le mie entrate in scena, prima di tutto con la canzone di successo 24.000 baci, che aveva un ritmo da twist e il twist era allora in Russia ufficialmente proibito, ma proprio per questo particolarmente richiesto dalla gioventù”. Divenne una top star in Ungheria con il disco ‘Come sinfonia’ e ‘Speedy Gonzales’ (14000copie vendute); seguirono tournée e concerti  in Romania e Jugoslavia. In chiusura di questa tournée a Berlino Est e a Dresda  strappa gli ascoltatori dalle sedie. In occasione di questi spettacoli viene pubblicato dalla Amiga il LP “Kurst Edelhagen a Berlino”, nel quale è possibile ascoltare Ines Taddio con Tony Renis nello Hit Quando, Quando.

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Proprio nel momento in cui gli introiti della vendita dei suoi dischi cominciano costantemente a salire, Heinz Gietz lascia la Polydor e passa alla Electrola. Alcuni artisti e soprattutto quelli che devono al compositore molto del loro successo, lo seguono. Tra loro, Bill Ramsey e Ines Taddio: “Non so se questa decisione sia stata giusta” dice oggi, “perché la Polydor non aveva in quel periodo nessuna grossa star femminile e con me si proponeva di guadagnare”. Comunque dà priorità alla collaborazione con Gietz.

Nella primavera del 1962 –sostenuta da numerosi interventi radiotelevisivi – esce la sua prima canzone con la nuova casa discografica. Heinz Gietz prosegue inizialmente con lo stile italiano abituale, a volte sentimental-romantico, a volte pieno di slancio e temperamento, con canzoni di successo, di calore meridionale. Non ottenendo un successo efficace, tenta la strada di un sound più attuale e fa cantare a Ines Taddio, ad esempio, una cover version di “As usual” di Brenda Lee-Hits. Ha così finalmente la possibilità di mostrare qualcosa di più delle sue potenzialità e della sua versatilità.

“Verso la metà degli anni ’60 mi sposai con il commerciante Karl  Bach, originario di Colonia. Quando poi nacque mio  figlio Carlo, la vita familiare ebbe la prevalenza sulla vita di spettacolo; di tanto in tanto  partecipai ancora a qualche galà.. Ma il marito e il bambino vennero per me al primo posto. Quando si incomincia a cantare solo saltuariamente, si perde un po’ l’esercizio”, racconta ripensandoci, ma senza rimpianto; “ad ogni modo, prima di ogni spettacolo io ero sempre follemente nervosa, cosa che negli anni precedenti non conoscevo affatto”.

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La colpiscono inoltre, improvvisamente, disturbi alla vista e viene accertato che le forti emozioni e la tensione nervosa le causano una infiammazione alla retina, che effettivamente alla fine regredisce, ma che tuttavia resta pericolosa. Così decide di lasciare definitivamente il canto e il palco e di chiudere con l’attività artistica. Quando il marito muore improvvisamente per un male incurabile a soli trentanove anni, alla fine degli anni ’70,  ritorna con  il figlio in Italia. Non interrompe mai i contatti con la Germania, continua regolarmente a far visita alla suocera, con la quale ha sempre un buon rapporto. Per lei da alcuni anni è ritornata  in Germania e da allora vive a Colonia: “Io amo questa città.Mi sento bene lì, quasi come a casa. La mentalità della gente di Colonia, la sua apertura mi è molto cara e qui ho trovato subito buoni amici”.

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Finito? No, perché Ines Taddio è ancora indomita, inquieta, alla ricerca sempre di nuove forme espressive: coltiva l’ hobby o piuttosto la passione per la fotografia. In un concorso del “Koln Express”, al quale  partecipa solo per divertimento, vince con una sua foto, minimalista la definirebbe il figlio Carlo, il primo premio e da allora la macchina fotografica ha un ruolo sostanziale nella sua vita:  “Ma”, dice, “bisogna avere lo sguardo giusto per le cose. E questo è più importante che non la migliore attrezzatura tecnica”. A questo punto ci lasciamo con la promessa che mi invierà almeno parte delle fotografie che esporrà in due mostre, una intitolata “Colonia vista da un’italiana”, l’altra, pare, presso l’Istituto Culturale Italiano  a Colonia.

(Si ringrazia per la traduzione dal tedesco Marina Di Ronco)

Val Pesarina: la magia dei Leita, fanno suonare il legno della Carnia

di ALESSIO SCREM.

Alessandro e Michele Leita sono due giovani artigiani della Val Pesarina, la Valle del Tempo famosa per gli orologi di Pesariis e la fabbrica Solari, per cui il senso della precisione loro ce l’hanno nel sangue. Come la passione per il legno, nata in famiglia da bambini grazie ai nonni e al padre, veri esperti in materia. C’è poi da aggiungere uno smisurato amore per l’arte musicale ed ecco chiara la loro vocazione, divenuta professione: esperti cembalari, costruttori e restauratori di strumenti musicali antichi e nuovi. Nel 2013 il grande passo con la fondazione della ditta Fratelli Leita, una realtà creativa e produttiva rara quanto importante e la cui sede, un laboratorio ed uno showroom impeccabili per funzionalità ed eleganza, si trova nel comune più musicale della Carnia: Paularo. Proprio lí dove abita il maestro compositore Giovanni Canciani, esperto restauratore e mentore dei Leita, proprietario delle case-museo La Mozartina 1 e 2 dov’è custodita la più grande collezione di strumenti musicali da tasto del Friuli. Sono apprezzatissimi i lavori che realizzano per musei, istituti, scuole di musica, case private e tra i piú significativi ricordiamo il restauro di un prezioso Bösendorfer per la Fondazione Musicale Città di Gorizia, il restauro del settecentesco clavicembalo Walder, una chicca custodita al Museo Carnico di Tolmezzo, compresa la realizzazione di una copia fedele per concerti su strumenti gemelli. Non da ultimo è da menzionare il clavicembalo costruito sul modello del lucchese Giusti del 1681, strumento che li ha resi noti sulla scena cembalaria nazionale e protagonisti di diversi documentari dedicati ai mestieri artigiani. È il primo strumento al mondo realizzato interamente con legno certificato Pefc e legni a filiera corta, amatissimo da clavicembalisti di fama e fiore all’occhiello in importanti fiere espositive, come l’Expo di Milano, Urbino Musica Antica e il Sammlung alter Musikinstrumente di Vienna. Le loro abilità certo non finiscono qui, per rendersene conto merita davvero una visita al loro laboratorio, dove altri pianoforti, clavicordi ed harmonium cantano in bella mostra tra i monti della Carnia.

Friuli: Screm e il messaggio universale della musica

di Alessio Screm

Forse non tutti conoscono la storia di Ayham al-Ahmad, il ventisettenne pianista siriano di origine palestinese che fino a poco tempo fa, rifugiato con moglie e figli nel campo profughi di Yarmouk a sud di Damasco, suonava un pianoforte sgangherato che portava con un carretto da ortolano lungo le strade devastate dei quartieri. Tra la polvere, le macerie, i raid aerei, accompagnava il canto dei rifugiati in uno scenario di distruzione, suonava per condividere attraverso la musica un forte messaggio di pace e speranza. Cantava: «Non andatevene, tornate, siamo fuggiti troppo a lungo». Ma anche lui è dovuto scappare, non potendo più resistere agli orrori dell’Isis che da aprile a Yarmouk sta conducendo un vero e proprio massacro, una situazione definita dall’Onu «al di là del disumano». Anche il pianoforte di Ayham è stato distrutto, perché «l’Islam non permette la musica», come ha intimato il fondamentalista che poi gli ha bruciato lo strumento, minacciando di mozzargli le dita. Ora Ayham è fuggito con la famiglia in Germania, dopo un lungo ed estremo viaggio in barca dalla Turchia alla Grecia, poi a piedi attraverso la Macedonia, la Croazia e l’Austria. Ha portato e porta ancora con sé «le melodie dell’infanzia, l’amore in musica», come racconta nei suoi post, tanto che giorni fa è stato invitato a esibirsi davanti a tremila persone alla Königsplatz di Monaco per il Danke-Konzert, un evento organizzato da artisti tedeschi come benvenuto ai rifugiati e ringraziamento ai tanti volontari impegnati nell’accoglienza. Ha eseguito un brano che era solito cantare coi bambini di Yarmouk, un’invocazione alla pace. Ora Ayham è ancora in Germania e collabora con diversi musicisti. Morale di una storia vera: non sarà certo la musica a risolvere i drammatici problemi dello jihadismo e dell’emigrazione di massa, ma di certo può aiutare a lenire le ferite dell’anima dei tanti sfollati, ispirare comunione e speranza tra accolti e accoglienti. Anche l’Italia, patria della musica, potrebbe ricordare i benefici di quest’arte, mezzo universale di comunicazione.

Carnia: il Coro Peresson e tre concerti intitolati “Lontane immagini di Guerra”

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In occasione del Centenario della Grande Guerra, il Coro G. Peresson di Arta Terme, diretto da Arnaldo De Colle, ha organizzato una serie di concerti, tutti ad ingresso libero dal titolo “Lontane immagini di Guerra – il senso del ricordo in una prospettiva di pace“. Il progetto musicale toccherà i 5 Comuni della Carnia che hanno registrato il maggior numero di Portatrici Carniche: Paularo (229), Arta Terme (84), Paluzza (223), Rigolato (153) e Ovaro (97).

Primo appuntamento  sabato 24 ottobre a Paularo nella Chiesa della B.V. di Lourdes alle ore 20:30, dove oltre al Coro Peresson eseguirà alcuni canti il Coro Cive Ana di Paularo.

Secondo appuntamento Domenica 25 ottobre alle 17, nella Sala Savoia di Arta Terme, dove oltre al Coro Peresson si esibirà il Coro della Scuola Primaria e Secondaria di Arta Terme.

Terzo appuntamento venerdì 30 ottobre a Paluzza, nel Duomo di S. Maria alle ore 20:30, dove oltre al Coro Peresson si esibiranno in formazione unificata la Corale Duomo di Paluzza ed il Coro G.B. Cossetti di Tolmezzo.

Friuli: ritorna il Festival di Canto Spontaneo, tra Venezia e Givigliana

Ritorna il Festival di Canto Spontaneo. L’importante iniziativa, è stata presentata al Vecchio Stallo, in una conferenza stampa insolita, anticipata dall’esecuzione musicale di un piacevole “ghiringhel”. Giovanni Floreani, musicista e direttore artistico dell’associazione culturale Furclap, ha illustrato poi le iniziative che arricchiranno il programma dall’ 1 al 10 ottobre. Come di consueto il cartellone del festival prevede approfondimenti collegati alle tradizioni popolari e momenti di elaborazione e sperimentazione per mettere in relazione il patrimonio popolare (spesso sconosciuto o scarsamente frequentato) e le possibili elaborazioni che possono rendere contemporanei certi documenti antichi ma forieri di elementi innovativi nella loro essenzialità e sobrietà. Ecco, quindi, che l’interessante serata dedicata ai canti liturgici in Carnia e val Resia (Ovaro , 2 ottobre) trova efficace complementarietà con le sperimentazioni previste negli appuntamenti del 5 e 6 ottobre (Villalta di Fagagna e Venezia) denominati “la Parola, il Canto, la Voce”. Molto interessante il seminario “Incontro con la Voce” che Miriam Palma, vocalist palermitana, terrà a Udine il 3 ottobre. Ritorna anche la performance “Watermemory” (Sonia Di Gennaro, Giovanni Floreani, Evaristo Casonato) a Udine il 9 ottobre (alle 23 nel centro polivalente Visionario di via Asquini). Ancora Venezia, il 1 ottobre , con un progetto provocatoriamente destabilizzante: “Destroy Venice”. Si tratta di un’analisi sulle prospettive di una città invasa dal turismo che sta perdendo la sua autodeterminazione. Le immagini di Marian Mentrup assieme ai testi di Alberto Madricardo letti dall’attrice Daniela Gattorno e alle musiche di Giovanni Floreani illustreranno, da un punto di vista artistico, le tesi per una possibile svolta. All’insegna della profondità la programmazione a Givigliana e Rigolato il 4 ottobre che offrono un palinsesto variegato con una ricca sequenza di artisti e relatori come il quartetto vocale della chiesa di Santa Maria Maggiore di Trieste diretto dal Maestro David Di Paoli Paulovich, Tradmod, un gruppo di suonatori di strumenti ad arco coordinati dal violinista friulano Giulio Venier, l’interessante progetto curato da Marisa Scuntaro alla cui splendida voce popolare si affianca la chitarra di Michele Pucci e la violinista Lucia Clonfero. Il giovane musicologo Alessio Screm emanciperà il pubblico sulle elaborazioni della musica sacra in Friuli; Claudio Milano, aprirà la parte più “sperimentale” del festival proponendo canti tradizionali della Puglia ma anche una sua particolare visione di come si possano innovare, i documenti della tradizione. Miriam Palma, analizzerà un territorio spesso sconosciuto: le potenzialità della Voce. Sarà Paolo Tofani / Krsna Prema, conosciuto chitarrista della storica band Area e monaco Vaisnava, a chiudere il festival con una particolare performance che coniugherà la Parola, la Voce e il Suono. Tutti gli eventi sono ad ingresso libero ad esclusione del seminario “Incontro con la Voce”, per il quale è necessaria la prenotazione.

Paluzza: Premio Pakai in Carnia con la musica popolare al via la quarta edizione del concorso dedicato al “mitico” Trio

Prende il via la 4° edizione del Concorso internazionale fisarmonicistico Trio Pakai, a trent’anni dalla scomparsa del mitico Amato Matiz, noto a tutti come Pakai. Si tratta di una due giorni di pura passione fisarmonicistica nella terra del mitico trio carnico, per un evento che è ormai diventato una tappa fissa per gli amanti del mantice, della musica popolare e non solo. La manifestazione, organizzata dall’associazione Giovins Cjanterins di Cleulas con il sostegno di diverse realtà culturali locali, comincerà oggi, a partire dalle 18.30, nella piazzetta Pakai di Cleulis, di fronte al celebre Bar Pakai (in caso di maltempo nella Sala della gioventù di Timau). Un concerto inaugurale frutto di un gemellaggio culturale tra Italia ed Austria, con protagonisti due gruppi di qualità e prestigio. Il primo è il Duo Hermagor, composto dal fisarmonicista Rudi Katholnig e dal sassofonista Hans-Peter Steiner, i quali proporranno un repertorio musicale esilarante e variegato, dal folk al variété. A seguire una delle fisorchestre più note della nostra regione, ovvero l’Ensemble fisarmonicistico Flocco Fiori di Tarcento diretto da Massimo Pividori. Una formazione di otto fisarmoniche per un programma di ampio respiro, da Vivaldi a Bernstein, passando attraverso Pakai, Albeniz e Piazzolla, per brani originali e dinamici caratterizzati da arrangiamenti e trascrizioni di sicura presa ed effetto. La serata musicale proseguirà poi alla sala cinema Daniel di Paluzza, quando, a partire dalle 20.30, avrà luogo il saggio degli allievi della scuola di musica Corale Duomo. Domani, invece, a partire dalle 9.30, nella Sala della Gioventù di Timau, avrà inizio il concorso fisarmonicistico vero e proprio che vede anche quest’anno la partecipazione di una ventina di iscritti provenienti da Italia, Austria e Slovenia. La giuria internazionale è presieduta da Verena Unterguggenberger, docente di fisarmonica presso la Scuola di musica Kötschach-Mauthen-Lesachtal. Al suo fianco il concertista e didatta sloveno Aleksander Ipavec e gli italiani Alex Modolo, Massimo Pividori e Adolfo Del Cont, concertista e docente di fisarmonica presso il Conservatorio “J. Tomadini” di Udine. Al termine delle esibizioni, divise in quattro sezioni (fisarmonica classica, folk e variété, diatonica folk e variété, musica da camera classica) e altrettante categorie (baby, junior, young e senior), seguiranno le premiazioni al Bar Pakai con libere esibizioni musicali fino a notte inoltrata, nel nome di un Trio immortale che sa ancora far ballare e sognare le genti di ogni nazione. L’ingresso è libero. Per info: [email protected]

Carnia: aperte le iscrizioni al “4° Concorso Internazionale Fisarmonicistico Trio Pakai” 2015

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A 30 anni dalla scomparsa del mitico fisarmonicista Amato Matiz, noto a tutti come “Pakai”, l’associazione Giovins Cjanterins di Cleulas indice ed organizza il 4° Concorso Internazionale Fisarmonicistico “Trio Pakai”, il premio della fisarmonica e della diatonica più significativo della montagna friulana. Il concorso avrà luogo domenica 14 giugno 2015 presso la Sala della Gioventù di Timau (UD), anticipato da un concerto inaugurale sabato 13 giugno a Paluzza, per una due giorni di pura passione fisarmonicistica. L’iscrizione al concorso scade il 3 giugno 2015 e può essere effettuata via posta tradizionale o via posta elettronica. Il bando trilingue (ita, deu e slo) e la domanda d’iscrizione sono disponibili sul sito carniarmonie.it/premiopakai e su Facebook all’indirizzo www.facebook.com/premiofisarmonicisticotriopakai. Per info: [email protected]

Questa importante manifestazione, giunta alla sua quarta edizione, ha visto finora la partecipazione di concorrenti provenienti da Italia, Austria e Slovenia e la giuria internazionale quest’anno è presieduta da Verena Unterguggenberger, docente di fisarmonica presso la Scuola di Musica Kötschach-Mauthen – Lesachtal. La giuria slovena è rappresentata da Alexander Ipavec e quella italiana da Alex Modolo, Massimo Pividori ed Adolfo Del Cont. Il Concorso prevede quattro sezioni: fisarmonica classica, fisarmonica variété/folk, diatonica variété/folk e musica da camera classica. Le categorie sono divise per fasce d’età: Baby (fino a 10 anni), Junior (da 11 a 14 anni), Young (da 15 a 17) e Senior (da 18 anni a senza limiti di età).

Tanti e ricchi premi in denaro, per un montepremi totale di 2500 euro e sconti d’acquisto ed accordatura presso negozi consociati al Concorso. Inoltre, per le sezioni fisarmonica variété/folk, diatonica variété/folk, l’organizzazione riserva un premio speciale per le composizioni inedite, ovvero la stampa dello spartito singolo con l’immagine in copertina del compositore fisarmonicista. Le migliori composizioni saranno inserite in una raccolta di spartiti “Stile Pakai” e tutte le esibizioni saranno raccolte in un prodotto discografico per l’etichetta Accademia del Disco.

Amanti del mantice, è questa la migliore occasione per unirsi tutti nel nome dell’ensemble carnico che ha fatto ballare e sognare un’epoca: l’estro irripetibile di Pakai, Genesio Puntel al contrabbasso, Paolo Morocutti alla chitarra e la voce unica di Stefano Paletti.

In onore dei moschettieri del folk carnico e alla gloria di Amato, i padri di una storia non solo musicale, festeggiamo e ritroviamoci tra canti, danze e le irresistibili voci della fisarmonica!

Seguici su Facebook: https://www.facebook.com/premiofisarmonicisticotriopakai

scarica il bando: www.carniarmonie.it/premiopakai

Il Concorso è realizzato dall’Associazione Giovins Cjanterins di Cleulas con il sostegno di: Comune di Paluzza, Associazione intercomunale Alta Valle del But, Associazione Elio Cav. Cortolezzis di Treppo Carnico, Gruppo Fisarmonicisti di Tarcento, Associazione Musicale della Carnia, Gruppo Promozione Musicale di Paularo, Carniarmonie, Biasin Musical Instruments, Friulfisa.  

Direzione artistica: Alessio Screm. Direzione organizzativa: Hans Puntel.

Udine: prova a vincere il concerto di Davide Van De Sfroos al Teatro Nuovo il 6/12/2014

Volete provare a vincere i biglietti per il concerto di Davide Van De Sfroos che si terrà al Teatro Nuovo Giovanni da Udine il 6/12/2014 con l’apertura del cantautore Aldo Rossi e  la partecipazione del musicista e scrittore Luigi Maieron? Niente di più facile: grazie alla collaborazione fra Messaggero Veneto e Azalea Promotion, la possibilità di vincere due pass di ingresso allo spettacolo è a portata di click, basterà rispondere in maniera personale e originale alla domanda

«Quale frase, augurio o proverbio in lingua friulana dedichereste a Davide Van De Sfroos?»

Facile no? Quindi adesso andate al link riportato qui di seguito, scendete in basoo fino al “commenti dei lettori”  e lasciate li la vostra frase o proverbio.

clicca qui per partecipare sul sito del Messaggero Veneto

L’autore della risposta/commento che riceverà più “Mi Piace” entro le 16 di lunedì 1 dicembre, si aggiudicherà due pass d’ingresso per lo spettacolo di sabato 6 dicembre al Teatro Nuovo Giovanni da Udine.

 

Tolmezzo: il coro Titta Copetti festeggia i 31 anni di storia con un concerto

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di Tanja Ariis

Il coro maschile Tita Copetti sarà protagonista sabato alle 20.45 al teatro del Collegio Don Bosco con Voci d’Autunno, serata dedicata al canto di montagna. Vi parteciperanno il coro “Valle del Pelago” dall’Appennino Modenese, il triestino Nonet “Primorsko” e la Corale “Fogolâr” da Corno di Rosazzo. Le offerte libere all’ingresso saranno devolute alla Comunità Piergiorgio di Caneva di Tolmezzo. Sono passati 31 anni da quando il Tita Copetti è nato nell’omonima sezione tolmezzina dell’Associazione Nazionale Alpini. Da allora ha sempre visto nuovi arrivi tra le sue fila, anche di giovani e giovanissimi, ed è tuttora alla ricerca di persone di qualsiasi età e preparazione musicale che abbiano voglia di fare un’esperienza che è contemporaneamente di allegra vita associativa e di seria espressione artistica, che spazia dal canto popolare alla musica sacra, dagli autori della tradizione alpina ad arrangiamenti brillanti e ricercati di un repertorio più pop (chi fosse interessato a farne parte trova informazioni e contatti sul sito web www.corotitacopetti.it). Il coro, nominato ambasciatore culturale della città di Tolmezzo, si è fatto conoscere in Italia e oltre confine (Austria, Germania, Ungheria, Bosnia) e a sua volta ha avuto l’opportunità di incontrare numerosi cori, con cui tuttora intrattiene proficui rapporti. In Carnia ha accolto il Chor Leoni da Vancouver (Canada) nel 2012, il Portland State University Chamber Choir (Stati Uniti) nel 2013 e il Coro “Argenteus” da Szeged (Ungheria) nel 2014.Tanti i concerti annuali: “Voci di Primavera” in maggio, “Voci d’Autunno” in ottobre e, il 26 dicembre, il Concerto di Natale.