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Amaro: sono made in Carnia le cisterne del Prosecco, Gortani amplia lo stabilimento e prevede di assumere altre 20 persone

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di Maura Delle Case.
Le vigne del Prosecco distano in qualche caso diverse centinaia di chilometri da Amaro eppure nel primo paese della Carnia vantano uno dei segreti del proprio successo: le grandi autoclavi in acciaio Inox prodotte dalla Gortani srl. Una delle principali aziende del settore che ha saputo cavalcare con profitto il boom del Prosecco mettendo a segno, in pochi anni, un vertiginoso salto di fatturato in parallelo all’aumento delle superfici produttive e dei lavoratori a libro paga. Tutto, rigorosamente, in Carnia. A poca distanza da dove l’avventura produttiva è cominciata. E’ il primo dopoguerra quando Gianpietro Gortani avvia una piccola attività di distilleria ad Arta Terme. Usa, per imbottigliare, tradizionali contenitori di legno finché non si accorge dell’acciaio inox, garanzia di migliori prestazioni. C’è però un problema: nessuno in montagna e nemmeno a stretto giro produce quel tipo di contenitori e così Gortani inizia a fabbricarli da solo. Prima per sé, poi per una serie di altri piccoli produttori. Il business cresce rapidamente, tanto da indurre il fondatore ad abbandonare la distilleria per votarsi interamente alla produzione di serbatoi grazie all’aiuto, determinante, del figlio Gian Paolo che oggi, assieme alla figlia Federica, guida l’azienda. Divenuta nel frattempo un piccolo colosso del settore: nata 30 anni fa, nel 2002 si è trasferita ad Amaro con i suoi 35 dipendenti, divenuti 70 nell’arco dei successivi 10 anni fino agli attuali 150. Un tesoretto occupazionale per la Carnia, formidabile argine, insieme a poche altre realtà produttive – come le cartiere Burgo e l’Automotive lighting -, allo spopolamento della montagna che la famiglia Gortani per nulla al mondo abbandonerebbe. Parola di Federica: «Siamo carnici e qui restiamo, nonostante qualche svantaggio ci sia. Siamo lontani e dunque meno competitivi di altri, per via degli alti costi di trasporto, in regioni come Piemonte ed Emilia Romagna, d’altro canto però diventiamo concorrenziali nei Paesi dell’est, vedi Slovenia e Croazia». L’azienda in questi anni è dunque cresciuta all’interno del Cosint, il consorzio industriale che per consentirne lo sviluppo, in sintonia con il Comune di Amaro, ha rivisto addirittura le norme urbanistiche derogando ai 10 metri di altezza massima degli edifici produttivi per far sì che Gortani potesse costruire i grandi serbatoi da oltre 20 metri d’altezza e 2.000 ettolitri di capacità sotto a un tetto, anziché sul piazzale come per un po’ è stata costretta a fare. Prodotti che poi prendono – con trasporti eccezionali – la via di numerose aziende vitivinicole soprattutto del Nordest (ma non solo). Con qualche puntata all’estero, ad esempio in Georgia (ex Urss), anche se il mercato domestico resta quello di riferimento. Trainato dal settore vitivinicolo che non conosce crisi e garantisce alla Gortani il 95% del fatturato. «Siamo passati da poco meno di 7 milioni di euro nel 2008 a 10 milioni nel 2012 proseguendo in crescendo fino quest’anno che prevediamo di chiudere oltre i 19» continua Gortani annunciando per il 2017 l’inaugurazione del nuovo capannone e l’assunzione di ulteriori 20 unità di personale. Gortani dunque promette di crescere ancora. Forte dell’ottima reputazione di cui gode tra i produttori vitivinicoli e del boom del Prosecco che non conosce freni. «E’ una moda – conclude la figlia del titolare -, il mondo del vino oggi tira in quella direzione. E’ un prodotto facile, alla portata di tutti, non costa molto e le quantità sono sempre maggiori. Nel nostro caso vale una buona fetta di fatturato (in certi anni quasi la metà) ma offre anche l’occasione per farci conoscere dalle aziende che, dopo le autoclavi, vengono da noi anche per i serbatoi semplici». Tipologia di prodotto che continua ad essere il pezzo forte della produzione Gortani, quello da cui tutto è cominciato.

Tolmezzo: passaggio della Magneti Marelli dalla FCA – la Samsung Electronics ne vorrebbe solo una parte

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Quando si è diffusa la notizia di trattative in atto per il passaggio della Magneti Marelli dalla FCA alla Samsung Electronics pareva che la cosa fosse di agevole definizione, invece a distanza di poche settimane pare che le difficoltà non manchino e i colloqui tra le parti avrebbero subito uno stop. Va ribadito che non ci sono notizie ufficiali da parte delle due società, ma organi di stampa coreani hanno pubblicato indiscrezioni secondo cui le divergenze sarebbero sensibili, appunto fino alla paralisi delle trattative. Le questioni sul tappeto sono di fondo: l’oggetto della compravendita (tutta la Magneti Marelli o solo alcune sue parti) e l’importo relativo, ovviamente molto diverso a seconda che l’affare riguardi tutte le attività della società di componentistica della FCA, o se invece si faccia passare di mano solo una parte di esse.

Secondo i rumors pubblicati (che fanno riferimento a fonti interne alla Samsung) il colosso coreano sarebbe interessato appunto soltanto ad alcune parti della Magneti Marelli, per un impegno finanziario attorno a 1,5 miliardi di dollari. Da parte della FCA invece si vorrebbe vendere tutta la Magneti Marelli, per un controvalore superiore a 3 miliardi di dollari. La situazione sarebbe tale da imporre un intervento dei massimi vertici delle due società. In proposito sempre la stampa coreana fa presente che l’occasione potrebbe essere imminente: nei prossimi giorni è prevista una visita in Italia di Lee Jae Yong, vicepresidente della Samsung Electronics ( figlio del n° 1 del gruppo Samsung). Nel corso del suo soggiorno in Italia si svolgerà anche il consiglio di amministrazione e l’assemblea della Exor, la finanziaria della famiglia Agnelli, di cui Lee Jae Yong è consigliere d’amministrazione. È dunque possibile un incontro con Sergio Marchionne per valutare lo stato della trattativa. 

Tolmezzo: il 25 giugno 2016 la Cic riapre l’ex bottega Nadali

di Tanja Ariis.
Grandi novità per la Cooperativa Indotto Carnia (Cic): dopo quattro negozi di alimentari di paese in Carnia, il 25 giugno riaprirà anche la bottega ex Nadali in pieno centro a Tolmezzo, dal 2 giugno gestisce il ristorante della Polse di Côugnes a Zuglio e negli ultimi mesi ha assunto a tempo determinato 22 persone nella sua fabbrica a Villa Santina. Cic dimostra insomma che nei paesi si può fare impresa, si può ridar vita alle botteghe alimentari, se si crede in questi contesti. La Cic, nata nel 1987, svolge la sua attività principale a Villa Santina dove produce collettori per scambiatori di calore, impianti rigidi per vasche e componentistica per auto. Nel 2000 ha avviato anche l’alimentari a Enemonzo,a gennaio 2015 ha rilevato quello di Lauco, nell’estate ha riaperto quello di Liariis di Ovaro e rilevato un altro a Cavazzo Carnico, con relativo risvolto occupazionale che è andato ad aggiungersi agli allora 26 dipendenti che già lavoravano per essa in fabbrica. Nel settembre scorso una grossa multinazionale nella componentistica per auto le ha affidato un’importante commessa che ha permesso di assumere da novembre ad agosto altre 22 persone. «E la prospettiva – spiega Stefano Adami, presidente della Cic – è di ottenere nuove commesse, perciò alcuni potremo probabilmente stabilizzarli». Sul fronte negozi, come detto, Cic si avvia a far riaprire il quinto negozio: questa volta tocca a Tolmezzo all’ex bottega Nadali, in via Del Din, dove aveva operato fin dal 1940. Aveva chiuso a fine aprile, quando i titolari erano andati in pensione. La Cic applicherà anche qui il concetto di bottega di prossimità. Sarà un negozio di alimentari con prodotti al banco e al taglio, prodotti freschi, pane, bombole del gas e consegna gratuita a domicilio della spesa, con un occhio di riguardo agli anziani. Adami spiega che i negozi stanno dando soddisfazioni alla Cic e l’idea è continuare a sviluppare tale presenza in Carnia. Col passaparola sono già diverse le botteghe di paese che si stanno rivolgendo alla Cic perché la loro attività abbia un seguito. Come ci si sta dentro? Cic punta molto sull’acquisto a buon prezzo della merce,di marca. Così può fare una politica dei prezzi attenta e offerte ogni 15 giorni, attirando così clienti. Sono poi, nei paesi, botteghe multiservizi con punto wifi e fax.

Lauco: la Cic rileva bottega alimentari con bar, ora con fax, wi-fi gratis e servizio spesa a domicilio

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di Tanja Ariis.

Il paese si arricchisce di una bottega che punta a essere multiservizi: oltre a frequentarla come bar, vi si potranno fare fax e fotocopia; ci sarà il wi-fi gratuito per Internet (da febbraio); ci sarà, da marzo, il servizio di spesa a domicilio (basterà una telefonata per ordinare la propria spesa e riceverla a casa); in negozio ci sarà il “kid corner”, un angolo gioco per i bimbi mentre la mamma fa la spesa. Ieri, infatti, la Cic (Cooperativa Indotto Carnia) ha aperto ieri un altro negozio di alimentari in Carnia, a Lauco, nella cui Casa del popolo ha rilevato l’attività dal precedente gestore. Senza questa nuova impresa commerciale il paese avrebbe perso un importante servizio. Ora la bella novità. Non solo: si sta inoltre studiando il sistema, già utilizzato in Trentino per esempio, perché in futuro – come spiega il presidente della Cic, Stefano Adami – al punto vendita si possano anche pagare i bollettini, quando la posta non è aperta. Cic, nata nel 1987, svolge la sua attività principale a Villa Santina, dove produce collettori per scambiatori di calore, impianti rigidi per vasche e altro e nel 2000 ha avviato il negozio di alimentari a Enemonzo, cui ieri è seguita l’apertura di Lauco. Conta in tutto 30 dipendenti, di cui 26 nella fabbrica di Villa Santina e 4 nei due negozi. Cic crede nel ruolo della bottega di paese. In un momento in cui molte attività e servizi, da parte dello Stato e di privati, non crescono in montagna, ma piuttosto calano, che qualcuno invece ci investa è molto importante. Oltre tutto, Adami ammette che, pur «con la necessaria cautela, perché il passo va fatto sempre secondo la gamba, Cic vorrebbe in futuro aprire anche altri punti vendita nei paesi della Carnia». Ci sono contatti in corso. Prima – osserva Adami – va fatta l’analisi e poi si valuta se compiere un altro piccolo passo. Ieri, intanto, come detto, ha aperto il punto vendita Vem (vicino è meglio) “Cic market Lauco” e la sera, nella sala sociale della Casa del popolo, ha presentato l’iniziativa. E pensare che ad aprile Cic temeva di dover chiudere il negozio di Enemonzo. Prima però, anche attraverso il Messaggero Veneto, aveva invitato la popolazione a un incontro per spiegare la situazione: le poche vendite non consentivano di andare avanti e ,se in un mese il trend non fosse cambiato, sarebbe giunta la chiusura. Il bel confronto che ne derivò con i residenti spinse vari paesani a tornare e Cic a muoversi soprattutto sui prezzi con i fornitori, ad aumentare l’offerta di prodotti ed è stata premiata. «Il negozio di Enemonzo – afferma Adami – sta andando bene. Oggi abbiamo più clienti ed è anche tornato qualcuno che non veniva più. Continuiamo con la filosofia dei prodotti di qualità». La decisione di rilevare “Il Girasole” di Lauco – spiega Adami – è stata presa a ottobre e la sua gestrice ora lavorerà in negozio per la Cic. Ma con le botteghe di paese ci si vive? Adami è convinto di sì: strutturandole bene, è possibile, come dimostra anche una bella esperienza svizzera partita proprio dai piccoli paesi. Per Adami «bisogna tornare nei paesi, crederci e portarci servizi».

Alto Friuli: stangata bis in montagna riscaldarsi con gasolio e gpl costerà di più

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di Gino Grillo.

Dopo l’aumento delle bollette dell’acqua, c’è un’altra stangata in arrivo per le famiglie e le imprese della montagna friulana: costerà di più il riscaldamento. La legge di Stabilità emanata dal Governo nazionale prevede, infatti, l’aumento dell’Iva e delle accise, e la riduzione radicale dei benefici, cioè degli sconti, per l’acquisto di gasolio e gpl nelle zone montane. La denuncia parte da Assopetroli e dal presidente Franco Ferrari Aggradi, il quale segnala che l’articolo 19, comma 11, del disegno di legge prevede che entro la fine di gennaio 2015 vengano ridotti i crediti di imposta indicati all’elenco 1 allegato al ddl per assicurare risparmi non inferiori a 16,335 milioni di euro per il 2015 e a 38,690 milioni di euro annui a decorrere dal 2016. Una misura insostenibile, denuncia Assopetroli, in quanto colpisce beni di prima necessità sui quali grava una tassazione che è ben quattro volte più alta che nel resto d’Europa. Le preoccupazioni di Assopetroli per il comparto della distribuzione sono anche quelle del territorio montano. Il decreto legge taglierebbe gli sconti per il gasolio e il gpl da riscaldamento in aree climaticamente e geograficamente svantaggiate, che comprendono nella nostra provincia praticamente tutta la zona montana, Carnia, Valcanale e Canal del Ferro e buona parte della zona pedemontana. In Carnia tutti i 28 Comuni, con eccezione di alcune frazioni del comune di Cavazzo, e quelli del Tarvisiano, sono inseriti nella fascia climatica F, assegnata a seconda della temperatura media annua. Altri Comuni, come Venzone, compresi nella zona pedemontana, sono classificati in fascia E. Nelle zone in fascia F lo sconto sul gasolio si aggira attorno ai 13 centesimi per litro (0.159069 euro per il gpl); un uguale sconto è ammesso per i Comuni in fascia E non collegati con il servizio di metanodotto. «Il Governo – attacca l’ex vicepresidente del Senato, Francesco Moro – dice di non aumentare le tasse, ma di fatto eliminando i benefici di certe leggi, come quella del riscaldamento, è come se le avesse aumentate, e solo per una categoria di persone, quelle che vivono in zone più svantaggiate». «Dispiace osservare come i parlamentari regionali, informati della cosa – conclude Moro – facciano orecchie da mercante». «Viviamo situazioni allucinanti – attacca Marco Lenna, sindaco di Forni di Sotto – accorpano i Comuni, ci tolgono i benefici sul riscaldamento, obbligano Carniacque ad assorbire i debiti dei Comuni: tutto calato dall’alto, come in Corea del Nord». Lenna auspica una diversa filosofia per la montagna «che è diversa dalla pianura. Certe scelte non devono essere prese solo su basi economiche, altrimenti la montagna muore e poi, di riflesso, sarà il crollo anche per la pianura». Francesco Brollo, sindaco di Tolmezzo, ricorda come questo provvedimento «anche se sembra voglia compensare una diseguaglianza di prezzo del riscaldamento fra chi vive in montagna e chi abita in pianura, di fatto crea una diseguaglianza per chi vive in zone dove l’inverno è più lungo e più freddo. Occorre cominciare a ragionare su sistemi di riscaldamento alternativi».

Arta Terme: apre il nuovo panificio di Amanda Nazzi

In controtendenza rispetto a tante altre realtà dove chiudono negozi ed esercizi pubblici, la cittadina termale carnica sembra vivere un momento di boom. Dopo diverse aperture di nuove vetrine e negozi avvenute negli ultimi mesi, in via Roma 2, nell’edificio prossimo al municipio e davanti alla chiesa, Amanda Nazzi inaugura il suo nuovo negozio di panetteria e pasticceria. Amanda è una figlia d’arte: dal 1998 ha gestito, con la famiglia, specialmente con la sorella Dania, esercizi simili: un panificio poi, dal 2005, trasferito a Paluzza, ancora attivo. La sua è la terza generazione ad avere a che fare con la farina e con il pane: tutto ebbe inizio dal nonno Pacifico Nazzi che per primo aprì un forno per il pane in quel di Zuglio. Oggi a gestire quel forno sono i genitori delle due sorelle, mamma Clara Cella e il papà Manlio. Naturalmente quel forno della famiglia nel vicino Zuglio sarà il principale fornitore del nuovo locale del centro termale. L’idea di questa nuova apertura nasce dalla notizia che il forno di pane locale avrebbe chiuso

Sutrio: Stratex realizzerà l’avveniristico tetto del padiglione cinese all’Expo

Sarà Stratex, storica azienda friulana specializzata in strutture in legno lamellare, a realizzare il padiglione della Cina all’Expo di Milano 2015. Una commessa esclusiva (è la prima volta che la Cina partecipa a una fiera oltreoceano con un padiglione self-built) agganciata grazie al prestigio e alla qualità dell’azienda di Sutrio, riconosciuta a livello internazionale. Ma anche, e soprattutto, all’eccellenza dimostrata da Stratex all’interno del grande cantiere di Expo, dove si è distinta per la realizzazione, in perfetto crono programma, di tutte le architetture di servizio dedicate ai visitatori all’interno dell’Esposizione. Ristoranti, info point, ed edifici di accoglienza: chilometri e chilometri di strutture in legno completate da Stratex nei tempi previsti, che le hanno valso l’acquisizione del primo padiglione cinese in terra straniera. Senza dimenticare, poi, la forte impronta ecosostenibile dell’impresa friulana.

Il padiglione, infatti, avrà come tema “The Land of Hope” (Terra di speranza, cibo per la vita): con quasi 5.000 metri quadrati di pura ricerca stilistica, strutturale, ed emozionale, si tratterà della seconda struttura più grande tra quelle messe in cantiere dai paesi aderenti (la prima sarà quella tedesca). Un viaggio nel cuore della Cina, nella sua anima più tradizionale ma anche nella sua rapida avanguardia e propensione al futuro. Per questo, il progetto elaborato dallo studio internazionale Link-Arc – con sede a New York e vincitore in tandem con la Tsinghua University dell’apposito concorso, e in collaborazione con Bodino engineering –  ha immaginato nell’avveniristico tetto l’elemento di punta dell’intera struttura, vera quinta scenografica e immagine iconica della Cina a Expo 2015. Come una nuvola sospesa sopra un campo di speranza, la copertura, ricoperta da pannelli in bambù, in perfetto stile cinese, si sviluppa in un tetto ondulato, derivato dalla fusione del profilo di una città (sul lato Nord) con il profilo di un paesaggio (sul fianco Sud). Perché “la speranza”, appunto, è il frutto dell’armonia tra città e natura. Massima attenzione, poi, alla sostenibilità, come richiesto dagli standard di Expo 2015: il tetto è stato studiato a partire dal tipo di irraggiamento che riceverà a Milano, in modo da ridurre al minimo l’utilizzo di energia elettrica per l’illuminazione.

Ma spetterà agli uffici tecnici di Stratex l’ingegnerizzazione strutturale di tutto questo. Ecco perché la commessa da 2,5 milioni di euro, per l’azienda friulana, diventa unica più che per il valore economico, per il prestigio e la complessità ingegneristica dell’opera:  “Essere stati scelti per questa realizzazione è per noi motivo di orgoglio e soddisfazione, soprattutto per la particolare  complessità della struttura: un riconoscimento importante delle nostre capacità e della nostra tecnologia a livello internazionale. La cifra, seppur significativa, è superata di gran lunga dal prestigio di questa costruzione, impegnativa per quantità e qualità” spiega l’amministratore delegato, Angela Maffione. Si tratta, infatti di “una struttura lignea difficilissima, sia dal punto di vista produttivo che ingegneristico” che impegnerà tutto il comparto lamellare di Sutrio, mentre la divisione living di Palazzolo dello Stella rimarrà interamente dedicata alla produzione delle linea di case in legno ecosostenibili. Il China Pavilion sarà pronto entro gennaio 2015

Carnia: Wolf lancia sul mercato la soppressa di Sauris

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Ha da poco vinto il premio “Dino Villani” per “l’eccellenza” del suo prodotto-simbolo il Prosciutto di Sauris Igp e ora il prosciuttificio Wolf Sauris Spa lancia sul mercato un nuovissimo prodotto che va ad arricchire il paniere dell’azienda saurana: la Soppressa di Sauris. “Questo salume è unico nel suo genere – spiega Stefano Petris, amministratore delegato di Wolf – perché unisce la delicatezza dell’impasto alle leggera affumicatura con legna di faggio”.

L’elevato standard qualitativo del prodotto è fortemente legato al suo territorio di origine ed è ottenuto grazie anche alla posizione dello stabilimento che si trova a Sauris a 1212 metri sul livello del mare. All’interno della nota azienda, che è condotta da Stefano Petris assieme al padre Beppino “Wolf” e i fratelli, lavorano oltre 60 persone che si occupano di seguire tutte le fasi della lavorazione delle carni.

“Anche in questo caso– conclude Petris – il prodotto ha un gusto e un profumo unici, sicuramente diverso da tutti gli altri prodotti presenti sul mercato. Siamo certi che ancora una volta il profumo di Sauris farà la differenza”.

Tarvisio: con il teleriscaldamento via ai risparmi in bolletta a Cave

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di Giancarlo Martina.

È stata aggiudicata al Consorzio nazionale servizi la gestione del teleriscaldamento di Cave del Predil. Quindi, concluse le operazioni di collaudo, entro la metà di ottobre l’impianto sarà a servizio della comunità. Con l’avviamento della centrale a biomasse, spiega il sindaco Renato Carlantoni, si conta di fornire l’acqua calda per il riscaldamento delle abitazioni che si sono collegate alla rete di distribuzione. Per l’utente, come s’era anticipato, ci sarà un risparmio del 20% rispetto alle spese per il gasolio cui è da aggiungere il risparmio delle spese di manutenzione delle caldaie e della canne fumarie, non più necessarie. «Ed è anche previsto – annuncia il sindaco – un credito d’imposta del 20% grazie al fatto che il combustibile utilizzato è totalmente proveniente da fonti rinnovabili, questo grazie a una miglioria che è stata presentata dall’impresa che s’è aggiudicata i lavori di realizzazione dell’impianto, che si è offerta di sostituire la caldaia di riserva a gasolio per i regimi di picco, con una caldaia a olio di colza, quindi, pure funzionante con combustibile a fonte rinnovabile. Di conseguenza, il risparmio per gli utenti salirà, vicino al 50%, obiettivo che senz’altro evidenzia la giustezza delle scelte fatte dall’amministrazione comunale». Va anche sottolineato che il consorzio che gestirà l’impianto ha offerto di coprire tutto il fabbisogno di cippato mediante una filiera locale nel raggio di 25 chilometri e quindi, essendo una materia prima fornita dai boschi, comporterà anche la “produzione” di nuovi posti di lavoro. Inoltre, il consorzio, tra le varie migliorie annunciate, ha anche offerto l’allacciamento a ulteriori utenze che avevano fatto domanda a lavori iniziati, tra cui il complesso del Gruppo Cividale, e ha offerto anche uno sconto dell’80% rispetto al costo del gasolio, sulle utenze comunali, come, per esempio, l’edificio dell’ex direzione a destinazione museale, i cui lavori di restauro sono stati ultimati in questi giorni, e il museo storico militare delle Alpi Giulie, strutture che, quindi, vedranno i costi di gestione abbassarsi sensibilmente. «L’opera, fortemente voluta dalla Giunta – afferma il sindaco Carlantoni – per sopperire all’assenza della metanizzazione nell’ex centro minerario, evidenzia risparmi oggettivi per i suoi abitanti ed anche per le attività produttive. Ma va anche sottolineato che abbiamo raggiunto questo importante obiettivo evitando di esternalizzare a commissioni e altro l’iter progettuale della realizzazione dell’impianto a biomasse. Abbiamo così provveduto con le risorse proprie e con le capacità professionali dell’ufficio tecnico ed è stata una scelta che ci ha permesso di ottenere ulteriori risparmi». Nella prima fase di assestamento dell’impianto si potrà anche verificare qualche inconveniente. «Perciò ci scusiamo per eventuali disagi che dovranno sopportare gli utenti. Ma senz’altro – conclude Carlantoni –, l’avvio dell’impianto è la migliore risposta che, come Comune, potevamo dare agli scettici, soprattutto a coloro che hanno cercato di contrastare l’iniziativa».

Carnia: la Burgo chiude in Abruzzo, ma investe a Tolmezzo

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foto tolmezzo.wordpress.com

di Michela Zanutto.

La chiusura della cartiera Burgo di Avezzano, in Abruzzo, non spaventa in Carnia. L’annunciata crisi non avrà ricadute in regione, anzi, «il gruppo sta investendo nello stabilimento friulano per produrre di più e meglio», sottolinea Paolo Morocutti della Slc Cgil. Resta però il nodo depuratore. Per la direzione della cartiera la gestione è troppo costosa. Intanto l’orizzonte ad Avezzano è grigio. Il gruppo Burgo ha annunciato martedì la cessazione dell’attività nello stabilimento Cartiere Burgo di Avezzano nel corso di un incontro con le organizzazioni sindacali. Alla riunione era presente il responsabile risorse umane del gruppo Burgo, Franco Montevecchi, che ha spiegato la decisione dell’azienda. «È un’azione sofferta, presa in seguito alle gravi difficoltà economiche della società che non consentono di effettuare investimenti sullo stabilimento marsicano, da gennaio 2014 destinato alla produzione di tipologie di carta naturale». Insomma, la fabbrica non riaprirà più i battenti dopo la chiusura estiva per ferie. E 220 dipendenti si ritrovano senza un lavoro. Scene purtroppo conosciute anche in regione, alla cartiera Romanello. Ma che non si ripeteranno a Tolmezzo. Ne è certo Morocutti: «La proprietà ha fatto importanti investimenti per modernizzare i macchinari, a breve entrerà in funzione un impianto che consente di aumentare la produzione, migliorando la qualità». Come detto però la gestione del depuratore rappresenta ancora uno scoglio. Recentemente c’è stato un incontro fra la società e il governatore Debora Serracchiani, ma nulla è trapelato. Si sa che per realizzare l’opera erano stati impegnati 10 milioni di euro della Regione e 4 milioni della Burgo. L’impianto era stato progettato per servire un’utenza equivalente a 138 mila abitanti. E il carico della sola cartiera Burgo equivale a 85 mila abitanti. Il depuratore serve anche i comuni di Tolmezzo, Villa Santina e Amaro. Dopo la lettera shock inviata a ottobre dalla direzione della cartiera all’allora sindaco Dario Zearo, nulla. La missiva informava il primo cittadino che nel 2014 il colosso cartario avrebbe proceduto a realizzare un depuratore interno allo stabilimento per il trattamento delle acque reflue della cartiera. E che dal primo gennaio 2015 si sarebbe staccata dal depuratore consortile, non pagando più il relativo canone da 1,8 milioni considerato eccessivo. La notizia aveva lasciato senza parole tutta Tolmezzo. Ma dopo le febbrili consultazioni e le proteste per mantenere la gestione del megadepuratore, la questione si è arenata. «Non sappiamo nulla – spiega Morocutti –, abbiamo scritto mail al Comune, alla Regione e alla proprietà per avere lumi. Ma nessuno ha risposto».