Archivio mensile:Marzo 2010

Udine: il registro dei DAT (biotestamento) divide il consiglio comunale

GIACOMINA PELLIZZARI dal MV di oggi

Il consiglio comunale deve affrontare il tema del biotestamento». A chiedere che il dibattito approdi in aula a palazzo D’Aronco è il consigliere di Sinistra e libertà, Federico Pirone,convinto che l’istituzione del registro dei biotestamenti non può essere oggetto solo del referendum popolare che prenderà il via il prossimo 10 aprile. Ancora una volta, insomma, il registro dei biotestamenti divide la maggioranza di palazzo D’Aronco.
 
A differenza dei cattolici del Pd che non hanno condiviso la mozione di Maria Marion (Pd) che dava mandato al sindaco e alla giunta di istituire il registro comunale delle dichiarazioni anticipate di trattamento, Pirone è sempre stato un sostenitore del registro dei biotestamenti. Lo conferma il fatto che già un anno fa aveva sottoscritto l’ordine del giorno presentato dal gruppo “La sinistra l’arcobaleno” capitanato, all’epoca, da Anna Paola Peratoner. «Il consiglio – insiste il consigliere – non può rimanere indifferente o insofferente alle molte istanze presentate in questi mesi dai cittadini e dalla società civile, fermo restando l’estrema delicatezza della materia per gli interessi coinvolti, le tematiche e le problematiche bioetiche sollevate». Pirone precisa, infatti, che «il Comune è nella possibilità giuridica e amministrativa di farsi promotore di atti amministrativi volti a introdurre il riconoscimento formale del valore etico delle dichiarazioni anticipate di trattamento di carattere sanitario, tramite la predisposizione di un sevizio mediate l’intermediazione degli uffici municipali». Una possibilità, questa, prevista dalla legge regionale 11/2008 sulle cremazioni che, come evidenzia Pirone, autorizza i Comuni a dotarsi di apposito registro delle volontà dei cittadini. Lo conferma il fatto che anche in Friuli Venezia Giulia alcune amministrazioni hanno già istituito il registro dei biotestamenti. Da qui l’invito a «non coltivare facili storture perché se il Comune resta estraneo ad ogni responsabilità sui contenuti delle dichiarazioni anticipate, il potere politico e quello legislativo devono intervenire al fine di favorire e assicurare il rispetto di tali libere decisioni».
Ma non basta perché Pirone ci tiene a sottolineare che la Costituzione prevede «che anche nei casi in cui legislatore si avvalga del potere di imporre un trattamento sanitario, “in nessun caso possa violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”». E ancora: «Il diritto di rifiutare le terapie, anche di sostegno vitale, non ha nulla a che fare con l’eutanasia che consiste invece in una condotta direttamente intesa a procurare la morte».

Sappada: e qualcuno scrisse “Friuli” sulla scheda elettorale

Per i sostenitori del passaggio di Sappada al Friuli era un’occasione da non perdere, per far riparlare del referendum e di una questione che sembra languire politicamente e non interessare a livello veneziano. Qualcuno a Sappada, aderendo all’appello lanciato nei giorni scorsi, sulla scheda ha scritto "Friuli" , preferendo la via del secessionismo al voto “veneto-venetista”. Questa la protesta di alcuni sappadini, mentre a Lamon l’affluenza alle urne è stata bassissima. La più bassa della provincia. Nei Comuni secessionisti manca una logica apparente: si va dall’astensionista Lamon a Sappada, dove – nonostante la voglia di Friuli – si è recato alle urne oltre il sessanta per cento degli aventi diritto. Pare che le terre referendarie abbiano premiato la Lega, nonostante i malumori provocati da alcune dichiarazioni di Luca Zaia, giudicate troppo fredde nei confronti della causa secessionista. Di certo, fra qualche giorno i referendari bellunesi si ritroveranno per analizzare il voto: «Si aprono nuovi scenari e noi non staremo a guardare», afferma Renzo Poletti. «La bassa affluenza alle urne è un segnale che non possiamo sottovalutare». Ritornando a Sappada, oltre alla scritta «Friuli» comparsa su alcune schede – dichiarate nulle – ha fatto capolino anche un cartellone all’ingresso del paese con scritto «Benvenuti in Friuli». Quando i vigili urbani lo hanno visto, è stato rimosso.

Trento: Fvg e Trentino insieme per creare un Istituto europeo di Tecnologia


Regione Friuli Venezia Giulia e Provincia di Trento hanno gettato le basi per una collaborazione istituzionale ed operativa finalizzata alla valorizzazione dei rispettivi sistemi universitari ed alla creazione di un Istituto europeo di Tecnologia, identificando nel modello trentino un punto di riferimento soprattutto per le innovative modalità di finanziamento e di gestione dell’intero comparto e per la normativa legata al trasferimento di competenze settoriali dallo Stato alla Provincia.
 A Trento per studiare interventi e strategie locali in un’ottica triveneta, l’assessore regionale ad Università e Ricerca, Alessia Rosolen, ha condiviso anche con i vertici dell’Università e delle due Fondazioni scientifiche collegate (Bruno Kessler ed Edmund Mach) la necessità di una regia politica capace di indicare le priorità e trasformarle in atti finanziari.
"Con il disegno di legge appena predisposto abbiamo aperto la strada ad una razionalizzazione delle risorse – ha spiegato – ma ora dobbiamo puntare ad ottimizzare il quadro complessivo dell’estremo Nordest con un ulteriore salto di qualità nelle modalità di finanziamento e nella distribuzione delle deleghe".
 A questo proposito, Rosolen ha mostrato un forte interesse per il sistema trentino, strutturato con un’Università e due Fondazioni che si configurano come veri e propri contenitori per ricerca e trasferimento tecnologico, ricevendo direttamente dalla Provincia di Trento, attraverso singoli accordi di programma, circa 80 milioni di euro all’anno ai quali, solo per l’Università, vanno aggiunti altri 85 milioni di euro che precedentemente venivano erogati da Roma.
 Alle Fondazioni ed all’Ateneo, quindi, confluiscono quasi il 60 per cento delle risorse (80 su 150 milioni di euro) previste nell’ambito del Programma provinciale di ricerca che, in maniera giudicata opportuna da Rosolen, differenzia la ricerca di base da quella industriale e riserva ai bandi aperti la maggior parte degli ulteriori finanziamenti. "Il sistema trentino – ha commentato Rosolen – è molto ben articolato rispetto alla storia ed alle esigenze del territorio, un modello ideale per affrontare le nuove esigenze dettate dai contesti nazionale ed europeo".

Friuli: in cucina il gemellaggio tra “bisato in speo” e “lidric cul poc”

dal MV di oggi

Proseguendo nel cammino della ricerca di sapori, abbinamenti, accostamenti eccellenti al pesce adriatico e lagunare, la “Compagnia del bisato” ha proposto una nuova occasione di degustazione di piatti nostrani che hanno saputo esaltare le peculiarità del territorio. Nel contempo, il gemellaggio con la Confraternita del “lidric cul poc”, che ha sede a Lignano Sabbiadoro e raccoglie gourmet e operatori rivieraschi, ha permesso di dimostrare che la costante amarognola dei radicchi si può ben accostare con il pesce e che è pure possibile abbinare tutto ciò ai grandi vini del Vigneto Friuli Venezia Giulia.
«È questa la strada interessante – ha commentato l’assessore regionale alla Istruzione e cultura, Roberto Molinaro – da perseguire per dare valore alle tradizioni, alle nostre tipicità, alle radici della nostra comunità. Ed è anche un modello di sinergia e apertura, di collaborazione tra soggetti che si pongono lo stesso obiettivo: quello di riscoprire, preservare, tutelare, ma anche valorizzare, cioè far conoscere gli aspetti più pregnanti della nostra realtà». Questo perché cultura, ha aggiunto Molinaro, è anche riscoperta del territorio attraverso i suoi sapori, anche da elaborare adeguandoli alla ricerca moderna del gusto perché essi rappresentino un’ulteriore attrattiva del nostro Friuli. A presentare le carature dei sapori in degustazione nella serata, tenutasi al ristorante “Ai tre canai” di Marano Lagunare, sono stati i responsabili delle due Confraternite. Costantino Sbuelz ha così ricordato l’usanza del radicchio nella cucina tradizionale friulana e la particolare gustosità del “lidric cul poc” (in friulano radicchio col gambo, Cicoria bionda o Grumolo biondo, pianta composita coltivata nei terreni rivieraschi). Mentre il capo Compagnia del bisato, Carlo Morandini, e il vice Sergio Bortolusso hanno parlato del pesce nella tradizione rivierasca e dei vini di laguna, ottenuti tra le valli di pesca e che sono sapidi e minerali. Il vero collante del gemellaggio sono stati però i piatti predisposti dallo chef Giorgio Dal Forno, ovviamente tutti legati ai radicchi col “poc”: dai gamberetti di laguna fritti e spuma di alici alle seppioline d’annata scottate e radicchio saltato con lardo di Colonnata; tagliata di tonno e risotto con gamberi. Ovviamente anche il “bisato in speo” (la famosa anguilla allo spiedo) era accompagnato dal “lidric cul poc”.
I vini ai quali i piatti di Dal Forno sono stati perfettamente abbinati, avendo saputo eliminare gran parte della componente amarognola dei radicchi, erano il Cuvèe Brut “Emiro”, Ribolla gialla spumantizzata, la Malvasia 2008 e il Refosco dal peduncolo rosso 2007 dell’azienda agricola Bortolusso.

Friuli: le tradizioni popolari della settimana santa

di CRISTINA BURCHERI

Con la Domenica delle Palme iniziano le funzioni della Settimana Santa caratterizzata da una complessa e ricca liturgia. Nel Friuli di una volta, spento l’ultimo rintocco del Gloria del giovedì santo, le campane venivano legate, restando così mute. Il loro suono veniva sostituito dal rumore delle raganelle (scaràssulis e batecui) . Questi rudimentali strumenti di legno erano usati dai ragazzi che avevano anche il compito, in questi giorni, di lucidare i catenacci del focolare trascinandoli con gran chiasso per le vie del paese. Questi rumori servivano, a seconda delle circostanze, a richiamare i fedeli alle funzioni, a simulare il terremoto e i fragori temporaleschi che accompagnarono la morte di Cristo, a ricacciare la morte e le tenebre… tale uso trova cenno anche nei registri del Cameraro di Gemona fin dal 1329.
«Il giovedì santo è indicato per certe operazioni agricole, specialmente per piantare le viti e seminare l’erba medica» annotava e fine Ottocento Valentino Ostermann ne “La vita in Friuli” confermando che: «quando alla messa solenne del giovedì il prete intona il Gloria in excelsis Deo, suonano secondo il rito tutte le campane, che restano poi mute fino al Gloria del sabato santo».
Ancora l’Ostermann ci informa che, a Gemona così come in altri paesi, era costume, la sera del giovedì santo, mettere in scena una particolare processione «per andare in cerca di Gesù Cristo».
Da giovedì a sabato santo era anche tempo di digiuno. Nelle campagne si consumavano frugali minestre di fagioli o il baccalà; per le famiglie più abbienti, a Udine, era di prammatica la minestra di lenticchie, ma anche lasagne o spaghetti conditi con olio, cipolla e sardelle salate. Tra i cibi tradizionali di questi giorni di magro, Ostermann elenca: «zuppa di rane, risotto con molluschi o pesce, specialmente con l’anguilla, panata con l’olio e il finocchio».
Nel pomeriggio del giovedì si usava portare offerte ai sepolcri (i cosiddetti “giardini di Adone”), che ogni chiesa procurava di allestire con pompa straordinaria. Era pratica comune nascondere dietro le palme e le frasche gabbie con canarini, capinere, usignoli e altri uccelletti cantori, per destar maggior senso di malinconia nel fedele. Altra pratica comune era assistere alle rappresentazioni sacre del dramma liturgico del Calvario, inscenare “stazioni” e “quadri viventi” della processione del venerdì santo.
La solennità del sabato era caratterizzata dal rito del fuoco che spesso veniva portato nelle case prendendolo direttamente dal sagrato della chiesta dove, in un piccolo falò, si bruciavano le cose sacre da eliminare, unico modo per distruggerle. Assieme al fuoco la chiesa rinnovava il fonte battesimale. Il sabato o durante la messa di Pasqua erano benedetti i cibi rituali che, più spesso, erano segnati dal sacerdote quando girava a benedire le case e, nelle Valli del Natisone, rinnovava anche il segno sulle porte. Un’altra regola alimentare era che, mantenuto il digiuno, il primo cibo consumato la domenica santa fosse benedetto.

Civisale: corso per imparare a guidare la mountain bike

L’associazione cividalese Forum Julii on Bike ha organizzato un corso di tecnica di guida per la mountain bike, in programma per le giornate del primo e del 2 maggio: per le iscrizioni c’è tempo fino al 10 aprile (a [email protected]). Il percorso formativo prevede una progressione didattica  studiata in modo dettagliato: si apprenderanno i segreti dell’equilibrio generale e del controllo della bici, dei saltelli sul posto e degli spostamenti laterali, del passaggio su assicella o similare; l’istruttore insegnerà a superare gobbe singole e in sequenza, a saltare un ostacolo a bassa velocità, impennare la ruota anteriore, oltrepassare un ostacolo in salita. Completeranno il quadro nozioni per la traiettoria in discesa e in salita, per la traiettoria ad esse e la variazione di traiettoria, la discesa su gradini/scalinate, la discesa e la salita ripida e tecnica, la salita in contropendenza, il salto in discesa. Dodici i posti disponibili: è previsto, a corredo del corso, uno show di Alberto Limatore, campione italiano e mondiale di bike trial (appuntamento alle 16.30 di sabato 1 maggio, in piazza Paolo Diacono). Per i prossimi mesi Forum Julii on Bike ha in programma diversi tour da due e più giorni, in Slovenia, Toscana e sull’isola del Giglio: i programmi sono visionabili sul sito www.forumjuliionbike.com. (

Treppo Carnico: sulle strade della Carnia muore un’altro 20enne, Nicholas Riolino

Nicholas Riolino

Sembra non avere fine questo periodo terribile che vede giovanissimi ragazzi carnici pagare con la loro vita sulle strade della Carnia un pesantissimo tributo al divertimento del sabato notte. Questa volta è accaduto nei pressi del ponte sul viale alberato che porta al paese di Treppo Carnico, dove si trova un locale frequentatissiomo dai ragazzi. I 1.056 contatti che Nicholas Riolino di Paluzza aveva su FaceBook, da oggi piangeranno  un altro di loro, morto forse per  l’imprudenza di non aver indossato il casco andando in moto. La dinamica dei fatti è ancora da chiarire, ma dovrebbe essere accaduto attrono all’una e mezza di notte quando Nicholas, dopo una serata trascorsa con gli amici, stava rincasando in sella alla sua moto, e all’improvviso ha perso il controllo del mezzo ed è andato a schiantarsi contro un albero. All’arrivo dell’ambulanza purtroppo non c’è stato più nulla da fare, è morto sul colpo. E’ finita li, in un sabato notte la vita di Nicholas, come pochissimo tempo fa era teminata sulla strada di Piano d’Arta l’esistenza di altri due ragazzi carnici. Tra i tanti gruppi cui era iscritto Nicholas su FaceBook, oggi la sua pagina seleziona quello di "Maurizio Ganz", quello de "la Mamma è sempre la Mamma" e beffardamente anche "Moriremo si, ma non di sete" …

Friuli: l’assessore Violino e il nuovo marchio “Friulano tipicamente friulano”

Era fin troppo facile prevederlo che sarebbe scoppiata la polemica: la scelta friulanista dell’assessore regionale all’agricoltura Claudio Violino ha provocato una levata di scudi "territoriale" e adesso si attendono gli sviluppi della vicenda. "Friulano tipicamente friulano" è il marchio che sarà sperimentato per la promozione del Friulano, il vino che, nella denominazione, ha sostituito il Tocai. Il nuovo marchio  – ha reso noto l’assessore regionale all’agricoltura del Friuli Venezia Giulia, Claudio Violino – esordirà in occasione del Vinitaly, in programma a Verona dall’8 al 12 aprile. Sarà collocato all’esterno del padiglione che ospiterà la ‘collettiva’ dei vini friulani e sarà affiancato da un calice con impresso un nuovo logo – un’aquila imperiale ad ali aperte – inciso sul vetro. Per la promozione del nome Friulano, il Ministero delle Risorse Agricole e la Regione Friuli Venezia Giulia hanno messo a disposizione risorse per circa sei milioni di euro per una campagna in Italia e all’estero.

le polemiche sono iniziate subito: Il marchio unico ‘friulano tipicamente friulano’ "creerebbe solo confusione se adottato per rappresentare tutti i prodotti agroalimentari del Friuli Venezia Giulia": lo sostiene il segretario della Kmecke Zveza, l’Associazione Agricoltori di Trieste, Edi Bukavec. "Noi del Carso – ha spiegato Bukavec – non siamo d’accordo. Condividiamo le premure dell’assessore regionale all’Agricoltura, Claudio Violino, per una razionalizzazione, un raggruppamento. Ma così no: tra Friuli, Collio e Carso c’é una grande differenza". "In Friuli Venezia Giulia – ha detto Bukavec – ci sono identità e prodotti con caratteristiche diverse, conosciuti sul mercato proprio in virtù della loro tipicità". "La regione è complessa, non si può semplificare – ha concluso Bukavec – altrimenti si alimenta solo la confusione, le tipicità si perdono e non si valorizza nulla".

Ed ecco allora che Fontanini, presidente della Provincia prova a buttare acqua sul fuoco: "nessun annullamento delle specificità, ma serve una Doc regionale: il Friuli Venezia Giulia è una regione troppo piccola per frazionarsi": lo ha affermato il Presidente della Provincia di Udine, Pietro Fontanini. "Noi vediamo di buon occhio un marchio unico per tutta la regione, con sotto-marchi che valorizzino le ricchezze e le specificità locali", ha spiegato Fontanini commentando le reazioni all’annuncio dato stamani a Udine dall’assessore regionale all’Agricoltura, Claudio Violino, a proposito del nuovo marchio ‘friulano tipicamente friulano’ che, da promozione per l’ex vino Tocai, potrebbe allargarsi a tutta la produzione agroalimentare regionale. "D’altro canto – ha osservato Fontanini – si sa che, da Roma, ad esempio, quando parlano di Friuli intendono tutta la regione. Siamo troppo piccoli per disperderci in più simboli", ha concluso.

L’assessore Violino però non si scompone: ”Andiamo avanti con il marchio ‘friulano, tipicamente friulano’, come programmato”. ”Non cambio idea”, ha detto Violino interpellato dall’ANSA dopo le polemiche suscitate dall’ipotesi da lui avanzata ieri a Udine di utilizzare il nuovo marchio anche per tutti i prodotti della filiera agroalimentare regionale. ”Non cambio idea visto che dobbiamo ancora sperimentare. Perche’ – ha aggiunto – dovrei modificarla”. Alla prossima fiera Vinitaly di Verona, ha sottolineato Violino, ”porteremo il nuovo marchio che – ha spiegato – riprende la nuova denominazione per l’ex vino Tocai”. ”I giuliani non si preoccupino – ha concluso l’assessore – abbiamo lavorato e stiamo lavorando per il Prosecco”.

Socchieve: rabida la volpe trovata morta nel mese di marzo 2010

La zona sopra il Comune di Socchieve si sta rivelando un paradiso per gli animali: la foto dell’orso che ha deciso di stabilirsi a vivere proprio lì e altre foto sono visibili sul sito del messaggero veneto, oggi arriva la conferma che (purtroppo) la volpe rinvenuta morta qualche tempo fà era affetta da rabbia e il Sindaco ha emesso un’ordinanza in proposito. Nel continua a leggere l’articolo di Tanja Ariis

Tanja Ariis dal MV di oggi
Un’altra volpe con la rabbia in Carnia: questa volta è stata trovata vicino all’abitato di Socchieve. Epidemia dunque che appare ancora in espansione. La conferma che l’esemplare di volpe, rinvenuto morto circa una settimana fa, vicino ad alcune case di Socchieve, fosse stato effettivamente colpito dalla rabbia la si è avuta però solo ieri. In serata infatti in Comune sono arrivati i risultati delle analisi di laboratorio effettuate all’Istituto zooprofilattico di Padova sull’animale: l’esito è purtroppo positivo. Il vicesindaco di Socchieve, Albino Toson, spiega: «Questo rinvenimento ci porta a emettere domani (oggi per chi legge) un’ordinanza più restrittiva che riguarda i cani: non potranno più essere portati in giro con la museruola e con il guinzaglio. Anche se vaccinati, dovranno rimanere nei recinti. Non potranno essere liberati. Questo in via cautelativa per evitare problemi a loro ed eventualmente alle persone. Questo altro caso dimostra che la rabbia è ancora in espansione. Speriamo che il fenomeno rientri senza coinvolgere persone. Bisognerebbe agire limitando la popolazione di volpi sul territorio». Prima d’ora, dall’inizio dell’anno altri animali, risultati poi positivi alla rabbia, erano stati rinvenuti in Carnia a Sauris, a Forni di Sopra, a Prato Carnico e a Raveo. Nell’ultimo caso, verificatosi a Sauris (dove già a febbraio era stata rinvenuta la carcassa di una volpe infetta), non si era trattato di una volpe, come negli altri, ma di un cane già contagiato che aveva improvvisamente aggredito e morso una donna del posto, nel giardino di casa. Eppure poco tempo prima c’era stata la preventiva vaccinazione di tutti i cani del paese. Il fenomeno della rabbia è tornato d’attualità anche in Friuli a causa della scarsa vigilanza dei paesi dell’Est. Per questo, secondo Toson, che è veterinario, prima d’ora sarebbe stato necessario opporre un valido cordone sanitario, continuando a vaccinare le volpi, veicoli per eccellenza della rabbia silvestre, nelle zone di confine.