Archivio mensile:Aprile 2016

Tolmezzo: concerto del “Coro Perpetuum Jazzile Vocal Ecstasy”

Cari amici,

siamo ad invitarvi ad uno degli eventi più importanti di quest’anno: Voci di Primavera ospiterà il concerto dei Perpetuum Jazzile, organizzato da Folkest in collaborazione con il Coro “Tita Copetti”, il Comune di Tolmezzo e la Nuova Pro Loco Tolmezzo.​​

Si tratta di uno dei gruppi vocali più importanti d’Europa, in grado di catalizzare con le sole voci l’attenzione di chi assiste al loro show, spaziando dal jazz al pop alla musica colta…

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Sabato 7 maggio 2016 – ore 21.00

Teatro L. Candoni Tolmezzo- via XXV Aprile

Per chi ancora non li conoscesse rimandiamo al più celebre dei loro video su YouTube, da più di 18 milioni di visualizzazioni! https://www.youtube.com/watch?v=yjbpwlqp5Qw

Prezzo biglietto:

Biglietto per abbonati Teatro Candoni: 15,00€ senza diritti di prevendita, con prenotazione obbligatoria entro e non oltre il 30 aprile 2016.

Biglietto prezzo intero: 20,00€ senza diritti di prevendita.

Biglietto in serata: 20,00€

Altre Prevendite:

ANGOLO DELLA MUSICA Via Aquileia, 89 – UDINE – 0432 505745

PUNTO VERDE Via Matteotti, 4/b – TOLMEZZO – 0433 40114

LA CORTE DE LIBRO Via Ermacora, 12 – TOLMEZZO – 0433 467067

Per info: segreteria Folkest 0427 51230 – segreteria Teatro 0433 41659
NOTA BENE: I biglietti non vengono spediti ma ritirati presso la cassa dell’evento almeno un’ora prima dell’inizio dello spettacolo.

Tolmezzo: chiude l’alimentari Nadali che aprì in via Del Din nel ’40

___Alimentari Nadali

Chiude oggi lo storico negozio di alimentari Nadali che aprì a Tolmezzo, in via Del Din, nel 1940, su iniziativa di Vittorio Nadali. Dal ’70 è gestito dal figlio Luciano e dalla moglie Renata Chiaruttini. Nel dopoguerra vendeva all’ingrosso cibi e bevande in Carnia. Poi la vendita al dettaglio, anche con produzione di pasta fresca. È stato un punto di riferimento per la comunità tolmezzina anche in periodi difficili come quello seguito al terremoto del ’76 quando, nonostante le difficoltà, Luciano e Renata hanno tenuto sempre aperto. Poi la conduzione familiare ha caratterizzato la gestione del negozio che, anche con l’avvento della grande distribuzione e della crisi economica, è riuscito a rimanere sul mercato grazie rapporto di fiducia e confidenza con i clienti che, oltre a fare la spesa, si fermavano anche solo per due chiacchiere. Da domani Renata e Luciano si godranno la pensione assieme alle nipotine, certi di avere fornito un servizio utile alla comunità. In futuro il negozio potrebbe ripartire grazie all’impegno di un gruppo di giovani che gestiscono una cooperativa e che hanno già manifestato il loro interesse.

Tolmezzo: all’esterno la gestione dei parcometri, con i nuovi apparecchi si potrà pagaresolo la sosta effettiva

di Tanja Ariis.
I parcometri cittadini saranno più moderni e a misura di cittadino: si pagherà, risparmiando, solo l’uso effettivo dei parcheggi a pagamento. La loro futura gestione sarà esternalizzata. Lo ha deciso il Consiglio comunale approvando all’unanimità il relativo atto di indirizzo. Ciò consentirà ai vigili di concentrare la loro attività su servizi più importanti per i cittadini. Ora sarà indetta la gara di appalto per individuare l’impresa che si occuperà della gestione dei parcheggi a pagamento. La vicesindaco Simona Scarsini ha fatto notare che oggi è necessario intervenire molto spesso sulla manutenzione dei parcometri cittadini, ormai desueti e che le poche forze della polizia locale a disposizione non riescono a verificare con continuità le soste a pagamento pagate. Il vantaggio del nuovo servizio affidato a privati sarà molteplice: un’informatizzazione dei servizi, la sostituzione integrale dei parcometri, facilitazioni sia nei pagamenti (non avverranno solo con monete, ma anche mediante bancomat e smartphone, con App dedicate si pagherà solo l’effettivo tempo di occupazione di uno stallo, si potranno avere abbonamenti anche per chi non risiede nel centro storico, ci potranno essere forme di partenariato con i commercianti e altro), sia nei controlli (possibilità di verificare la situazione di ogni parcometro e avere un ausiliare, messo a disposizione dall’impresa che si aggiudicherà il servizio, che controlli sul posto le soste pagate). Inolte, sarà liberata parte degli agenti della polizia locale per altri servizi. Gli incassi delle sanzioni andranno direttamente al Comune e tutti i ricavi saranno versati subito alla tesoreria comunale. Sarà sempre il Comune a decidere quanto andrà versato all’impresa. Oggi l’amministrazione incassa ogni anno 220 mila euro dai parcometri, a cui deve sottrarre 8 mila euro per le spese di manutenzione annuali. Le previsioni future parlano di 300 mila euro, a parità di stalli e con un plafond netto per il Comune che deve rimanere, tolte le spese, di 220 mila euro. L’impresa si occuperà della manutenzione dei parcometri, che installerà a sue spese, e della segnaletica verticale. Le tariffe per i cittadini, ha spiegato Scarsini, saranno decise dal Comune assieme al gestore, ma non vi è il rischio di aumenti, ha sottolineando rispondendo a una domanda della consigliera Elisa Faccin: anzi, si pensa già a tariffe serali agevolate per incentivare la frequentazione del centro storico. Il consigliere Valter Marcon ha espresso un plauso all’iniziativa, convinto che la polizia locale non possa dedicarsi a queste attività di controllo, ma debba concentrarsi su altro,e che ciò rappresenterà un’ottima occasione per rinnovare, a spese dell’impresa aggiudicatrice, tutti i parcometri, ormai troppo datati.

Carnia: “Basta gettare fango sull’albergo diffuso per screditare i politici”, lo sfogo

di LORENZO LINDA e DANIELE ARIIS*Sparare a zero sull’albergo diffuso pare sia diventato lo sport regionale più in voga del momento, facilitato da un bersaglio fino a oggi praticamente inerme e indifeso. È scoraggiante vedere come una geniale intuizione sia diventata oggetto di strumentali valanghe di fiele, riversate in maniera indiscriminata su tutto il sistema degli alberghi diffusi, per colpire e screditare avversari politici o per cercare di tutelare interessi di bottega, con una miopia che ci sta portando tutti oltre il baratro. Inoltre è altrettanto avvilente il tentativo di far passare i soci degli alberghi diffusi come dei “ladri” di contributi pubblici, senza minimamente considerare l’impegno finanziario sostenuto dai privati. Tanti di loro avrebbero avuto la stessa convenienza e soprattutto nessun vincolo a ristrutturare i loro immobili con la detrazione fiscale del 50%. Si parla molto di turismo, ma ci si dimentica che la base per qualsiasi politica di sviluppo turistico sono i posti letto. Infatti l’albergo diffuso Zoncolan è nato nel 2001 tra i Comuni di Ovaro, Raveo e Prato Carnico proprio per cercare di creare una base di posti letto in un territorio senza alberghi. Negli anni, la struttura si è ampliata e consolidata e oggi conta 130 posti letto, distribuiti su 30 alloggi di alta qualità, dando lavoro a 2 dipendenti fissi più altri 2 stagionali. Nel 2015 abbiamo registrato 4.500 presenze che, oltre ad aver generato ricavi per 110 mila euro, hanno dato il loro contributo all’economia locale in termini di acquisti e consumi negli esercizi commerciali, oltre alle manutenzioni degli alloggi eseguite da artigiani del posto e le tasse pagate alle casse comunali. Non dimentichiamoci poi che gli investimenti pubblici e privati hanno rappresentato, in un periodo di crisi, una fondamentale boccata d’ossigeno per le imprese e i professionisti locali, impegnati nelle ristrutturazioni degli immobili. Inoltre hanno consentito il recupero di beni in gran parte abbandonati e fatiscenti e la riqualificazione di interi borghi dei nostri paesi. La nostra cooperativa di gestione è retta da un cda di soci che, da pionieri del turismo, dedicano tempo, energie, risorse e fantasia in quello che credono sia un progetto integrato, che possa contribuire allo sviluppo del nostro territorio. Tutto questo viene fatto a livello di volontariato, contando solo ed esclusivamente su nostre idee e iniziative, senza il minimo supporto da parte di chi dovrebbe governare, indirizzare e promuovere il turismo nella nostra Regione che, a quanto pare, non ci considera una risorsa per il territorio, ma un corpo estraneo. Forse, con più lungimiranza e lavorando assieme, si otterrebbero maggiori risultati e meno polemiche, con grande vantaggio per tutti!

*presidente e vicepresidente dell’albergo diffuso Zoncolan

Tolmezzo: la grande stagione calcistica della famiglia Veritti

___Veritti

(r.z. dal sito Friuligol.it)

Ci sono momenti si, momenti no, momenti forse. Ma quello attualmente attraversato della famiglia Veritti, quartetto tolmezzino legato a filo triplo al mondo del pallone, è davvero speciale. Perché papà Ivan, alla sua prima esperienza da capo allenatore con la Buiese, ha appena celebrato la vittoria in Coppa Regione. Nel frattempo, per non sentirsi…inferiore, la figlia Sara (già vista in serie A, con la casacca del Tavagnacco), ha raggiunto la promozione in serie B assieme alle compagne dell’ambiziosa Udinese calcio femminile. Dal quadretto emerge pure l’altro figlio Manuel, già arbitro (arrampicatosi sino in Promozione) ma, da circa un anno, a riposo. Dulcis in fundo, la mamma, Elena Cucchiaro. Ora tifosa al seguito ma, nel corso degli anni ottanta, apprezzata fantasista della rappresentativa regionale di calcio femminile. C’è ancora qualcuno disposto a sostenere che il calcio divide? Nella foto copertina: Sara e Ivan Veritti

Carnia: il miglior salame carnico è di Enemonzo, sbaragliata la concorrenza di 32 norcini

(g.g.)

Anche quest’anno non vi è stata condivisione di valori fra la giuria tecnica e quella popolare nell’assegnare il titolo di miglior salame di Carnia. Per la giuria popolare il migliore salame carnico è quello di Salumi di Carnia di Rinaldo Beorchia di Ovaro, mentre la giuria tecnica, presieduta dal giornalista specializzato in enogastronomia Bepi Pucciarelli il miglior salame viene da Esemon di Sotto prodotto da Gianni Cimenti. Alla 17^ “Sagra del salam di Cjargna” quest’anno hanno partecipato ben 32 norcini che hanno messo a dura prova la giuria per la grande qualità dimostrata dai norcini che hanno evidenziato le caratteristiche del salame carnico, notoriamente affumicato ma senza che questo copra, ma anzi esalta, il gusto della carne. Pucciarelli ha evidenziato il pensiero unanime della giuria: «La qualità complessivamente dei prodotti è stata elevata e nessun salame è risultato insufficiente». A ridosso dei primi tre classificati «c’erano diversi salami che avrebbero potuto aspirare al premio, distanziati solo da qualche “decimo di secondo”, tanto per usare un linguaggio sportivo». La giuria, per la cronaca, ha premiato pure i salami di Igor Cimenti di Villa Santina, giunto secondo, e di Flavio Piazza di Sutrio. Nonostante il freddo e la pioggia anche quest’anno la kermesse ha attirato un folto numero di estimatori che alla fine ha potuto pure acquistare dei salumi da portarsi a casa e godersi la cucina proposta dalla Pro Loco, organizzatrice dell’evento, e dell’agriturismo San Juri.

Enemonzo: la favola bella di Ines Taddio, cantante Italiana in Germania, cantante tedesca in Europa

 

di Ermes Dorigo.

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Premessa: Ines Taddio oggi ha 87 anni e vive a Colonia; il figlio Carlo Bach è un artista d’avanguardia di fama internazionale. L’intervista è di qualche anno fa, quando la Taddio aveva ormai abbandonato la carriera di cantante e nel cinema, dedicandosi alla fotografia. Quindi, è di estrema attualità.

“Le mie ferie le passo a Enemonzo che ancor oggi è per me il più bel paese del mondo”. Così esordisce Ines Taddio nel nostro incontro agostano, mentre divora con occhi maternamente fieri il figlio Carlo Bach, “apprezzato artista d’avanguardia – come sottolinea -, che vive a Trieste”. Ines è signorile e raffinata sia nel vestire, che nel portamento e nei gesti, appassionata, vitale, entusiasta e giovanile nell’impeto con cui racconta e ripercorre la sua esperienza, come non ci credesse ancora, come fosse una favola e non una bella realtà.

“Sono nata qui a Enemonzo, piccolo paese della Carnia – mi dice -, il 28 dicembre 1928 sotto il segno del Capricorno. Già giovanissima sono stata notata per la mia avvenenza e nel 1945 eletta Miss Carnia. Invitata poi a Grado per l’elezione di Miss Friuli Venezia Giulia mi classificai al secondo posto ed ebbi la possibilità di partecipare all’elezione di Miss Italia, ma mio padre non era d’accordo e  rinunciai. Questo, comunque, mi procurò una parte nel film Penne nere con Marcello Mastroianni: si profilava per me a Roma una carriera nel cinema, ma i miei genitori mi volevano prima di tutto diplomata. Essi, che avevano un piccolo negozio, desideravano che io avessi una solida formazione professionale e mi fecero studiare, come le due sorelle, per diventare insegnante. Conseguito il diploma, andai a Salisburgo, perché era desiderio di mio padre che studiassi il tedesco. Ed è qui che le cose presero un corso imprevisto”, mi dice quasi con stupore, come ancora vivesse la sorpresa e la meraviglia d’allora.

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“Mi sistemai nel collegio San Sebastian; la mia insegnante era anche annunciatrice in un programma musicale della radio e suonava il pianoforte. Il caso volle che un tecnico registrasse una nostra improvvisata esibizione. Rientrata in Italia dopo una settimana ricevetti una telefonata, nella quale mi si diceva che alla sera mi sarei potuta ascoltare alla radio di  Salisburgo e che il direttore Jo Balke entusiasta mi aveva inviato un contratto per un anno. Da qui, era il 1955, cominciarono oltre il lavoro alla radio – alcune registrazioni vennero poi messe in programma anche dalla radio italiana, le serate e incisi il primo disco. Andai anche a Roma – continua – e fui invitata insieme a Domenico Modugno alla trasmissione “Il rosso e il nero”, condotta da Corrado. Mi offrirono subito un contratto per un anno alla RAI e andai ad abitare in via Asiago assieme a Miranda Martino, Emilio Pericoli, Tonino Torielli. Ingaggiata poi per il maestro Canfora cantai anche con Luttazzi e Trovaioli”.

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Leggo nella sua biografia in tedesco che accompagna il suo recente CD “Carosello Italiano”, uscito da pochi mesi, distribuito in Germania, Austria e Belgio dove è trasmesso ogni giorno nelle diverse stazioni radio di questi paesi,con le sue vecchie canzoni in tedesco, “che va molto bene, il prossimo sarà in diverse lingue”:  “ Ines Taddio non ha solo talento per il canto; bionda, con le gambe lunghe ed una figura da sogno è anche una visione sconvolgente. Nella cerchia dei musicisti la chiamano “Marilyn Monroe”. Nessuna meraviglia che gli uomini con i quali ha rapporti di lavoro desiderino avere più ravvicinati rapporti con lei ed avventure fugaci. Ma la cantante non li prende in considerazione. Quando per lei le costanti attenzioni dei meridionali di sangue caldo diventano eccessive, ritorna a Salisburgo e diventa subito una versatile interprete di canto presso l’OKF. La sua voce vitale – cito ancora dalla sua biografia – con l’insuperabilmente impercettibile accento italiano giunge agli ascoltatori e nel 1956 esce il primo disco presso l’Austroton. Lei è poi rappresentante dell’Austria nella allora amata trasmissione musicale “La musica non conosce confini”, che viene trasmessa anche dalle radiostazioni tedesche”.

Riceve, infine, una telefonata di Heinz Gietz, il produttore tedesco più famoso, scopritore di Caterina Valente, che le propone un contratto alla Polydor ad Amburgo: da allora in Germania  si susseguirono dischi, spettacoli e serate. Poi le incisioni anche di dischi in francese e in italiano. Dal 1959 vengono prodotti regolarmente singoli a Colonia. Il suo debutto televisivo in Germania avviene nella trasmissione “Ad Amburgo si approda volentieri” e le riviste con i programmi radiotelevisivi ne prendono spunto per dare dettagliate informazioni sulla nuova stella di successo venuta dall’Italia. In brevissimo tempo compie in Germania una carriera notevole. Le presenze in scena e le trasmissioni radiofoniche si moltiplicano e lavora con tutti i direttori di orchestra famosi come Erwin Lehn, Franz Thon, Werner Muller, Alfred Hause, Cedric Dumont, Willi Berking. Non da ultimo, grazie ai suoi contatti internazionali, vengono tradotte anche in italiano o in francese molte delle sue registrazioni tedesche.

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“Cominciai  – continua Ines, mentre mi mostra delle fotografie – ad essere invitata in tutta l’Europa e partecipai a diversi spettacoli televisivi e nel 1959 al Festival di Knokke assieme a Charles Aznavour e Edith Piaf.” Sospira un attimo e poi esclama”Essere nominata in cartellone insieme a stelle così famose è stata  naturalmente una cosa assolutamente da impazzire e ne fui allora paurosamente orgogliosa”.  Dopo una breve pausa prosegue: “Nel 1961 partecipai al Gran Prix Eurovisione. Poi, come allora era di moda a diversi film musicali (“ E tu tesoro rimani qui, Balla con me fino al mattino, Così è l’amore dei marinai, Il gabbiano bianco, Le favolose zie,  e Uno mangia l’altra “con  la sex-bomba di Hollywood Jane Mansfield. Fui ospite al Premio Italia a Taormina; l’organizzatore mi chiese, tutto sbalordito: “Ma Lei vuole cantare qui qualcosa in tedesco?. Risposi di non avere altri pezzi e presentai le mie canzoni tedesche, riscuotendo grandi applausi”.

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Con il successo “Pigalle” partecipa al concorso di canto internazionale di Pesaro per la Germania. Tra gli altri partecipanti più in vista: Georges Moustaki, che canta per la Francia e Marie Dieke (da noi più conosciuta come “Ria Solar”), che rappresenta la Svezia. “ Qui per la prima volta – sottolinea –  mi fecero visita alla televisione i genitori, orgogliosi, con mezzo paese. Fui una delle prime cantanti europee a essere invitata oltre cortina. Sentita nel 1964 da Agiubei, genero di Krusciov, durante l’esibizione per il compleanno di Tito all’Orpheum di Belgrado, fui invitata per venticinque esibizioni; per due mesi tenni concerti  in Polonia, in URSS a Mosca, Leningrado: “ Il primo concerto – ricorda – nel Palazzo dello Sport di Mosca con quasi 15.000 spettatori fu un successo sensazionale. Per questo viaggio musicale all’estero avevo imparato una canzone in russo, che però nell’esame del programma da parte dei rappresentanti della Konzertagentour statale sovietica non venne accolta. Tuttavia scatenai l’entusiasmo con le mie entrate in scena, prima di tutto con la canzone di successo 24.000 baci, che aveva un ritmo da twist e il twist era allora in Russia ufficialmente proibito, ma proprio per questo particolarmente richiesto dalla gioventù”. Divenne una top star in Ungheria con il disco ‘Come sinfonia’ e ‘Speedy Gonzales’ (14000copie vendute); seguirono tournée e concerti  in Romania e Jugoslavia. In chiusura di questa tournée a Berlino Est e a Dresda  strappa gli ascoltatori dalle sedie. In occasione di questi spettacoli viene pubblicato dalla Amiga il LP “Kurst Edelhagen a Berlino”, nel quale è possibile ascoltare Ines Taddio con Tony Renis nello Hit Quando, Quando.

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Proprio nel momento in cui gli introiti della vendita dei suoi dischi cominciano costantemente a salire, Heinz Gietz lascia la Polydor e passa alla Electrola. Alcuni artisti e soprattutto quelli che devono al compositore molto del loro successo, lo seguono. Tra loro, Bill Ramsey e Ines Taddio: “Non so se questa decisione sia stata giusta” dice oggi, “perché la Polydor non aveva in quel periodo nessuna grossa star femminile e con me si proponeva di guadagnare”. Comunque dà priorità alla collaborazione con Gietz.

Nella primavera del 1962 –sostenuta da numerosi interventi radiotelevisivi – esce la sua prima canzone con la nuova casa discografica. Heinz Gietz prosegue inizialmente con lo stile italiano abituale, a volte sentimental-romantico, a volte pieno di slancio e temperamento, con canzoni di successo, di calore meridionale. Non ottenendo un successo efficace, tenta la strada di un sound più attuale e fa cantare a Ines Taddio, ad esempio, una cover version di “As usual” di Brenda Lee-Hits. Ha così finalmente la possibilità di mostrare qualcosa di più delle sue potenzialità e della sua versatilità.

“Verso la metà degli anni ’60 mi sposai con il commerciante Karl  Bach, originario di Colonia. Quando poi nacque mio  figlio Carlo, la vita familiare ebbe la prevalenza sulla vita di spettacolo; di tanto in tanto  partecipai ancora a qualche galà.. Ma il marito e il bambino vennero per me al primo posto. Quando si incomincia a cantare solo saltuariamente, si perde un po’ l’esercizio”, racconta ripensandoci, ma senza rimpianto; “ad ogni modo, prima di ogni spettacolo io ero sempre follemente nervosa, cosa che negli anni precedenti non conoscevo affatto”.

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La colpiscono inoltre, improvvisamente, disturbi alla vista e viene accertato che le forti emozioni e la tensione nervosa le causano una infiammazione alla retina, che effettivamente alla fine regredisce, ma che tuttavia resta pericolosa. Così decide di lasciare definitivamente il canto e il palco e di chiudere con l’attività artistica. Quando il marito muore improvvisamente per un male incurabile a soli trentanove anni, alla fine degli anni ’70,  ritorna con  il figlio in Italia. Non interrompe mai i contatti con la Germania, continua regolarmente a far visita alla suocera, con la quale ha sempre un buon rapporto. Per lei da alcuni anni è ritornata  in Germania e da allora vive a Colonia: “Io amo questa città.Mi sento bene lì, quasi come a casa. La mentalità della gente di Colonia, la sua apertura mi è molto cara e qui ho trovato subito buoni amici”.

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Finito? No, perché Ines Taddio è ancora indomita, inquieta, alla ricerca sempre di nuove forme espressive: coltiva l’ hobby o piuttosto la passione per la fotografia. In un concorso del “Koln Express”, al quale  partecipa solo per divertimento, vince con una sua foto, minimalista la definirebbe il figlio Carlo, il primo premio e da allora la macchina fotografica ha un ruolo sostanziale nella sua vita:  “Ma”, dice, “bisogna avere lo sguardo giusto per le cose. E questo è più importante che non la migliore attrezzatura tecnica”. A questo punto ci lasciamo con la promessa che mi invierà almeno parte delle fotografie che esporrà in due mostre, una intitolata “Colonia vista da un’italiana”, l’altra, pare, presso l’Istituto Culturale Italiano  a Colonia.

(Si ringrazia per la traduzione dal tedesco Marina Di Ronco)

Ravascletto: montagna in crisi, serve una forte promozione per salvare il turismo

di Tita De Stalis Ravascletto .

Nei giorni scorsi il Messaggero Veneto ha dedicato ampio spazio al turismo targato FVG, è stato detto che c’è stato un generale aumento, nonostante la stagione invernale non sia iniziata bene, poi la presidente della Regione viene in Carnia a bacchettare gli operatori turistici della montagna, in quanto, a suo parere, mancano di professionalità, e se proprio non l’ha detto l’ha fatto capire. Forse avrebbero bisogno di un corso di aggiornamento, tenuto da coloro che sono pagati per fare promozione e che forse anche loro avrebbero bisogno di un corso? Chi sta ai vertici delle aziende turistiche, persone di grande talento o gli amici degli amici? A mio parere la governatrice del FVG, dovrebbe prima valutare le persone scelte, da lei o dall’assessore alle attività economiche, e accertarsi che veramente siano all’altezza del compito loro affidato. E se così non fosse, sa meglio di me cosa fare. Si invita a investire sui nostri territori (Van der Borg) ma al tempo stesso si dice anche che l’albergo diffuso ha fatto flop, e che non c’è verso di trovare un gestore per le Terme di Arta e per il Rifugio Tolazzi di Collina di Forni Avoltri, due biglietti da visita che a mio parere non vengono sfruttati a dovere, forse perchè manca un’adeguata promozione. Tutti sanno che il turismo montano ha sempre sofferto, fatta eccezione per la stagione invernale. Diciamo che se il movimento turistico in Italia è pari a 100, alla montagna può essere assegnato il 15 per cento, calcolato in eccesso, di questo 15 alla montagna friulana, per essere generosi, possiamo attribuire l’1,5 per cento, in quanto la fetta maggiore se la prendono le zone montane che stanno a ridosso dei grandi centri urbani (fa eccezione il Trentino-AltoAdige che fruisce di una consolidata presenza di turisti provenienti da Austria e Germania). Tutto ciò premesso, ritengo che senza una forte azione promozionale, il turismo montano della nostra regione, continuerà a marcare il passo. Sono pessimista? No, solo realista, e le “strigliate” della governatrice le considero fuori posto.

Comeglians: s’inaugura la mostra di oltre cento immagini scattate da un valdostano soldato sul Crostis

di Maura Delle Case.
Sono rimaste dimenticate per cent’anni. Sommerse in mezzo a pile di documenti per un secolo intero. La fortuna ha voluto che finissero nelle mani di un professionista. Capace non solo di riconoscerne il valore, culturale e documentale, ma anche generoso al punto da volerle riconsegnare alla comunità che tanti anni prima le aveva ispirate. Sono tornate così a Comeglians oltre 100 fotografie scattate durante la Grande Guerra da un soldato valdostano. Il sergente Vittorio Chinchrè. Aveva 28 anni quando nel 1917, tra Comeglians e la cresta del monte Crostis, dove si trovava la seconda linea del fronte “Zona Carnia”, dopo quella del Pal Piccolo e Pal Grande, inanella una serie di scatti che immortalano il paese nel conflitto. All’inizio della guerra sul Crostis ci sono i soldati della 101esima Compagnia del battaglione Dronero, inviati ad allestire postazioni d’osservazione, e quelli del battaglione Tolmezzo, impegnati a est, mentre il battaglione Valle Stura è impiegato a sostegno della prima linea di difesa per i lavori di costruzione di strade e mulattiere, indispensabili per collegare e trasportare materiale, viveri e munizioni fra le postazioni avanzate e i magazzini di fondovalle. Collegamento garantito anche da una teleferica tra Rigolato e il Crostis dove nell’aprile del ’16 arriva la settima Compagnia dell’8° reggimento artiglieria, forte di una decina di cannoni pronti a sparare sulle postazioni austro-ungariche. Le foto testimoniano la folta presenza dei soldati, restituiti in posa, davanti alle postazioni in vetta o ancora mentre spingono un cannone. Nessun dubbio sul loro valore, tanto che il Comune – ricevuta la lettera e viste alcune immagini – ha preso una decisione di slancio: stamparle, dalle vecchie lastre, ed esporle in una mostra che sarà inaugurata domani alle 16 a Cjasa del Boter, nel borgo di Povolaro. Ennesimo tributo alla parte che quest’angolo di Carnia giocò nella Grande Guerra. Con il suo territorio imprestato al fronte. I suoi uomini chiamati alle armi. Le sue donne “arruolate” volontariamente tra le portatrici. Dopo aver intitolato loro una piazza, l’amministrazione comunale guidata dal sindaco di Conegliano torna a occuparsi della Grande Guerra. Spinta da una lettera arrivata nei mesi scorsi in municipio. Firmata da Fabrizio Leonarduzzi, il fotografo professionista valdostano che “per fortunata coincidenza” è entrato in possesso delle lastre fotografiche. «Scatti da dilettante – scrive – che pure hanno fatto entrare nella storia i soggetti da lui prescelti». Affascina la coincidenza temporale. Le lastre sono infatti venute a galla proprio nell’anno in cui l’Italia ricorda l’entrata in guerra. «E questo – continua il fotografo nella missiva indirizzata a De Antoni – ci deve far riflettere sulla forza dei documenti, sul destino degli uomini e delle cose, che possono cadere in un apparente oblio, finché la “Fortuna” non decide di affidarli a persone appassionate perché diventino fonte di cultura, di conoscenza e di scambio». Così è stato per le 100 lastre firmate dal soldato Chinchrè. Hanno fatto a ritroso il percorso compiuto un secolo fa per tornare in Friuli. Non ci ha pensato due volte il sindaco che ha colto con entusiasmo l’occasione coinvolgendo, oltre a Leonarduzzi, due suoi concittadini: Bruno Romanin e Wally Agostinis, marito e moglie, fini conoscitori della storia e della cultura locali. È bastato poco per prendere una decisione: sampare in foto di grandi dimensioni le lastre così da poter apprezzare di ogni scatto ogni piccolo particolare, racconta ancora De Antoni che domani taglierà il nastro.

Carnia: cava di Entrampo, fa discutere il parere favorevole all’ampliamento del Comune di Ovaro

___Cava entrampo

di Felice Fabiano.

 La cava di Entrampo fa discutere nTempo fa mi sono imbattuto in un articolo di un giornale online dal titolo “Parere favorevole definitivo del Comune di Ovaro per l’intervento di ampliamento” inerente la diatriba della cava di gesso di Entrampo. Come si poteva immaginare il Comune di Ovaro ha dato il parere favorevole all’ampliamento della cava, lo stesso nell’accordo definitivo stilato con la concessionaria della cava, pone in evidenza che nel pieno rispetto della tutela dei residenti e delle richieste della popolazione di Entrampo, l’ampliamento sarà di “soli” 500.000 metri cubi, 100.000 in meno rispetto a quanto inizialmente previsto, lo stesso prevede inoltre la realizzazione delle opere mitigazione degli effetti delle attività di coltivazione e sfruttamento industriale della cava sulle case più vicine al sito estrattivo nonché per la realizzazione della strada forestale denominata “Prat-Credecis”. A mio modesto parere questo accordo sembra la vittoria di Pirro, in quanto tuttora i 30 abitanti della parte alta di Entrampo, con le case poste a meno di 80 metri dal limite dalla cava devono sistematicamente e giornalmente subire la polvere prodotta dai camion che incessantemente portano su e giù materiale estratto, lo scoppio delle mine e i rumori prodotti dall’opera continua e incessante degli escavatori e trivellatrici (tante volte iniziano i lavori alle 7.30 del mattino). La polvere biancastra prodotta dalla cava si può trovare ampiamente depositata sui prati, sugli alberi da frutto e nei campi adiacenti alla cava, tenendo anche conto che nei giorni in cui spira il vento da nord arriva fino all’uscio delle case, provocando disagio alle persone, animali e cose. Alla luce di quanto sopra io, semplice cittadino, mi pongo alcune semplici domande: che garanzie ha fornito la concessionaria del sito? Siamo sicuri che dopo la delibera manterrà le promesse fatte all’amministrazione comunale? Non sarebbe stato meglio imporre alla stessa una data certa per l’inizio delle opere di mitigazione e il rilascio della concessione al compimento di tali opere? Come mai non è stato posto in visione agli abitanti di Entrampo il protocollo d’intesa deliberato dall’amministrazione comunale? É bene ribadire che la precedente amministrazione comunale e la consulta frazionale, in data 25 aprile 2012 avevano detto di avere preso a “cuore” la situazione e che di fronte del fermo diniego della popolazione all’ampliamento avrebbero fatto tutto quanto in loro possesso per evitare questo scempio ambientale, ma alla luce dei fatti con l’esito negativo della sentenza Tar e con la “pace di Entrampo” gli interessi dell’imprenditore hanno avuto la meglio sulle speranze della popolazione. Speriamo quindi che in un futuro prossimo l’accordo definitivo tuteli effettivamente i cittadini di Entrampo soprattutto quelli che abitano nella parte alta quindi più sottoposta a disagi e come dicono da quelle parti. “Sperin ben e che Diu ne mandi buine!”