Archivio mensile:Settembre 2016

Tolmezzo: incontro dibattito, “La stampa e i territori: il caso Carnia”

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Quale ruolo svolge la stampa locale nei confronti dei territori di riferimento?  Nel caso della Carnia gli organi di informazione regionali danno una rappresentazione adeguata della realtà o prevalgono visioni “ideologiche” ispirate a dei cliché diffusi magari fuori della Carnia o addirittura una “manipolazione” della realtà locale in senso non certamente favorevole alla Carnia? Conta il principio della massima diffusione e vendita del mezzo di informazione rispetto a una informazione “oggettiva”? Quanto conta la debolezza del nostro territorio in termini non solo politico-economici ma anche culturale? Un dibattito che mira a creare un rapporto dialettico tra giornali regionali e lettori sul futuro della Carnia, avendo presente il ruolo dell’informazione locale ( i blog e le Tv locali)  verso l’esterno?

A queste e ad altre domande si tenterà di rispondere a Tolmezzo il 4 ottobre 2016 –  ore 18.00  presso la Sala “Gortani” dell’UTI Carnia (già Comunità Montana della Carnia) in Via Carnia Libera 1944 con  l’Incontro-dibattito su:

LA STAMPA E I TERRITORI: IL CASO “CARNIA”

INTERVERRANNO:

  • Omar MONESTIER, Direttore del “Messaggero Veneto”
  • Roberto PENSA, Direttore de “La Vita cattolica”
  • Francesca SPANGARO, Redattrice di “Telefriuli”

 

Moderatore Alberto TERASSO, giornalista

 

 

 

Friuli: minoranze e autonomia la via friulana al socialismo

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di GIANNI ORTIS.

“Il socialismo friulano 1945-1994, dalla Liberazione alla diaspora” è il titolo del libro che il professor Tiziano Sguazzero ha appena pubblicato con l’Istituto friulano per la storia del movimento di Liberazione. Cosí ne scrive l’avvocato Gianni Ortis nella prefazione. Questo libro non sarebbe stato possibile senza il recupero, la catalogazione e la informatizzazione dell’Archivio della Federazione provinciale di Udine del Partito socialista italiano, che l’Istituto friulano per la storia del movimento di Liberazione ha letteralmente salvato dal macero. Ma è proprio la cura con cui il materiale di archivio era stato raccolto, catalogato e conservato in un arco di tempo che va dal 1952 al 1994, ad apparire straordinaria. In duecentocinquanta faldoni, tremilaseicentotredici fascicoli e sette piccoli fondi con ulteriori quattordici fascicoli è ricostruita l’attività di un numero imponente di sezioni distribuite capillarmente nel territorio provinciale. I socialisti friulani, via via che si svolgeva la loro attività politica hanno ritenuto necessario comporre un diario collettivo da affidare, con legittimo orgoglio, ai posteri affinché potessero conoscere il dibattito, le idee, gli scontri e le elaborazioni che riguardavano i problemi locali e nazionali. Il professor Tiziano Sguazzero, autorevole studioso della vita politica regionale del secondo dopoguerra, integrando il contenuto dell’archivio con le altre fonti di conoscenza dell’attività del Partito socialista e degli altri partiti in Friuli, ha composto un affresco completo, efficace e appassionante. È emersa, fin dai primi anni del dopoguerra, l’impostazione federalistica europea del Partito socialista friulano e volta costantemente a tutelare le minoranze nelle zone di confine. L’obiettivo finale, pur nelle diverse impostazioni dei suoi principali esponenti, è stato quello di promuovere un socialismo nella libertà e nella democrazia con il recupero di una parte del “socialismo degli albori”, la condanna del collettivismo . Cruciale è stata la questione dei rapporti con il mondo cattolico nella faticosa ricerca di contemperare i principi di laicità dello Stato e dell’istruzione pubblica e la più ampia tutela della libertà religiosa. Costante è stato l’impegno per i diritti civili e per il ruolo delle donne nella società. Ma il movimento socialista friulano ha inciso anche a livello nazionale con i propri parlamentari. Umberto Zanfagnini nel 1953, assieme a Ferruccio Parri, Piero Calamandrei e Antonio Greppi ha fondato Unità Popolare che è stata decisiva nell’impedire che scattasse l’applicazione della “legge truffa”. Loris Fortuna è considerato il padre della legge sul divorzio del 1970. La percentuale del “no” nel referendum del 1974 in Friuli è stata più alta rispetto alla media del Paese. C’è poi il periodo che va dal 1992 al 1994, con la cosiddetta “tangentopoli” che ha visto lo scioglimento del Psi. La responsabilità politica è diversa da quella individuale e pertanto quando un partito non ha la forza per superare i momenti di grave difficoltà deve imputare prima di tutto a se stesso il proprio venir meno. Su tutto il resto il dibattito è aperto, Rimane un’ultima questione. Ha ancora un senso definirsi socialisti? Per quanto mi riguarda rimango dell’opinione di Norberto Bobbio il quale diceva: «Se voi mi invitaste a scommettere sulla salvezza ultima dell’umanità, non accetterei. Sono disposto a scommettere invece in favore dell’affermazione che l’unica via di salvezza è lo sviluppo della democrazia, verso quel controllo dei beni della Terra da parte di tutti e la loro distribuzione egualitaria, in modo che non vi siano più da un lato gli strapotenti e dall’altro gli stremati, che si chiama socialismo»

Carnia: addio definitivo alla Coopca dopo 110 anni

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di Villiam De Stales Cercivento.

Addio alla CoopCa cancellati 110 anni nIl 19 settembre 2016 è stata decretata definitivamente la fine di Coopca (Cooperativa carnica di consumo), causa del fallimento e la sua liquidazione. Quest’anno avrebbe compiuto 110 anni, era stata costituita nel 1906 con Riccardo Spinotti e Vittorio Cella rispettivamente presidente e direttore, i quali diedero vita alla più grande realtà della cooperazione di consumo friulana, a cui si affiancò quella di credito. L’iscrizione a socio passava dai genitori ai figli, come i beni di famiglia. Perchè in fondo era considerata una specie di “bene rifugio”. In ogni paese della Carnia era presente uno spaccio Coopca. Parecchi residenti nel nostro comune erano Soci perchè anche a Cercivento, a partire dal 1929 fino al 1985. Dal 1929 fino alla metà degli anni ’40 era situato nella casa di Camillo Di Vora a Cercivento di Sopra: era gestito dalla consorte, la “Marie di Milo”, insieme a una delle figlie. Per qualche mese poi la gerenza passò a Bernardino Dassi. Successivamente, la direzine trasferì lo spaccio a Cercivento di Sotto affidandolo a gestori provvisori prima di assegnarlo definitivamente a Pieri Badai. Dal 1964 al 1985 passò presso la casa di Florio Morassi e a Pieri Badai, al pensionamente di quest’ultimo, subentrò Gjenio PIttin; poi sino alla chiusura la gestione passò a Dina Tognali, moglie di Ennio De Rivo. Dal giugno 1948 (anno in cui sono nato) sino al 1964 lo spaccio era al piano terra della casa di famiglia e, posso dire che la mia infanzia si sia intrecciata con esso. Ho imparato ad andare in bicicletta utilizzando di nascosto quelle appoggiate all’ingresso dai clienti; mi son fatto un’idea di come gira il mondo ascoltanto i racconti di guerra dei tanti clienti. Ogni loro ricordo era rinfrescato dal “tajut”. I loro volti a tutt’oggi mi accompagnano spesso lungo l’arco della giornata, li rivedo seduti in osteria a ricordare le vicessitudini dei loro percorsi di vita. La storia della Coopca è finita in modo disastroso, e con essa la fiducia di migliaia di persone. Ma è stato anche un colpo durissimo alla Carnia, per quello che Coopca ha rappresentato durante tutto il secolo scorso. Negli ultimi anni si era trasformata in una realtà staccata dalle sue radici: aveva smantellato quasi tutti gli spacci, correndo incontro al fallimento, investendo male e amministrando peggio. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. In questo percorso ha utilizzato i depositi dei soci (parecchi milioni, 26 di prestito e 8 di azioni sottoscritte) che si sono volatilizzati portando al fallimento.

Carnia: la “Ixodes ricinus” meglio conosciuta come “zecca”

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di Federica Nodale.

Il nostro verde è custode di mille tesori ma fra l’erba alta e l’incuria di prati e boschi sempre piu’ vicini alle abitazioni in grandi quantita’ vi si trovano le zecche. Non tutte sono patogene ma circa il 10% puó infettare malattie di seria entità.
La Ixodes ricinus, (nome scientifico della zecca), può veicolare e trasmettere principalmente queste malattie:
 
– l’encefalite da zecca o Tbe (causata da un virus) 
– la malattia di Lyme, causata dal batterio borrelia
– la rickettsiosi (trasmessa principalmente dalla zecca dei cani)
– la febbre ricorrente da zecche
– la tularemia
– la meningoencefalite da zecche
– l’ehrlichiosi.
La maggior parte di queste malattie può essere diagnosticata esclusivamente sul piano clinico, ma una pronta terapia antibiotica, nelle fasi iniziali, è generalmente risolutiva in particolar modo per le forme a eziologia batterica. Solo raramente (fino al 5% dei casi) e in soggetti anziani, debilitati o bambini queste infezioni possono essere pericolose per la vita.
Il Morbo di Lyme è un infezione batterica guaribile con trattamento antibiotico mentre la TBE è un virus. Per la prima non esiste purtroppo la possibilità di vaccinarsi ma per la seconda, esiste la somministrazione vaccinale gratuita presso le aziende sanitarie del territorio.
La malattia di Lyme è un infezione batterica che può interessare la pelle, il cuore e il sistema nervoso in generale. Normalmente il primo sintomo dell’infezione è la comparsa entro trenta giorni nell’area del morso di un eritema migrante (forma a bersaglio rotonda). Tuttavia è risaputo che questo sfogo può anche NON  presentarsi in alcune persone. L’eruzione cutanea è spesso accompagnata da spossatezza, mal di testa, dolori muscolari e debole febbre.
Se viene diagnosticata precocemente, la malattia di Lyme non è di per sè molto pericolosa. Basterà  un ciclo di antibiotici per debellarla. Diversamente, se l’infezione non viene bloccata tempestivamente può provocare in un secondo stadio anche artrosi alle ginocchia, malattie cardiocircolatorie e dolori reumatici.
E’ molto importante sapere che anche dopo essersi sottoposti a cura antibiotica il nostro corpo non svilupperà nessun tipo di immunità per questo tipo di malattia. Per questo motivo è possibile contrarre l’infezione più volte nel corso della vita.
La TBE o encefalite da zecca, scoperta in Italia relativamente di recente, è sicuramente la malattia più pericolosa trasmissibile da zecca infetta. Come già accennato poc’anzi, tale grave malattia, ha origine virale e colpisce il sistema nervoso centrale. La TBE è presente con alcuni focolai nei paesi dell’Europa centro orientale. Diversamente dalla malattia di Lyme, la trasmissione della malattia avviene entro pochi minuti dal morso della zecca.
È essenziale sapere che i sintomi della TBE non si manifestano nei bambini (asintomatica) mentre vi è un progressiva escalation della severità della patologia con il progredire dell’età (malattia molto grave per l’anziano). Da annotare che in molti soggetti (circa il 70%) i sintomi della malattia non si manifestano. Nei restanti casi purtroppo, dopo un periodo di 3-20 giorni dal morso, la malattia si manifesta con febbre altissima e intensa cefalea. Attualmente non esiste ancora una specifica terapia per questa gravissima malattia.
Fortunatamente la TBE è una patologia vaccinabile, informatevi dal vostro medico per il protocollo sanitario da seguire.
Non voglio di certo sostituirmi agli organi preposti alla prevenzione di tali malattie e colgo l’occasione per ringraziare il dottor Vito Di Piazza, primario dell ospedale di Tolmezzo, che attraverso trasmissioni televisive e serate informative ha messo maggiormente in luce questo problema sempre più presente nella realtà della nostra regione. Molte persone pero’ lo sottovalutano altre lo minimizzano e questo non aiuta la prevenzione.
Approfondiamo quindi l’argomento.
1- Come staccare la zecca:
• Il morso di zecca generalmente non causa nessun fastidio e non è doloroso. Proprio per questo è molto difficile accorgersi della presenza del parassita nel momento stesso in cui questo si attacca al nostro corpo. Quasi sempre ci si accorge da qualche ora fino a qualche giorno dopo il morso a causa del prurito
• Evitare di toccare a mani nude la zecca nel tentativo di rimuoverla, le mani devono essere protette (con guanti) e poi lavate
• Individuata la zecca la prima cosa da fare è provvedere alla sua immediata rimozione dalla cute tramite apposita pinzetta togli zecche (acquistabile in farmacia). Come? La zecca va presa alla base il più vicino possibile al rostro, (piccolo uncino con il quale la zecca rimane attaccata alla pelle) e ruotata delicatamente in senso antiorario. Occorre pazienza e mano ferma.
• Non applicare assolutamente sulla cute prima dell’estrazione olio, vaselina, alcool, benzina o altre sostanze. Così facendo, infatti, il parassita sentendosi soffocare rigurgiterà il suo patogeno ancora di più nel vostro sangue
Controllatevi sempre al rientro da ogni escursione. Indossate abiti chiari e cappellino scarpe alte e pantaloni ben infilati all interno.
E’ sempre meglio prevenire che curare ma questo lo capisci solo quando l indesiderato ospite te lo ritrovi sulla pelle.
Spero vivamente nell intervento e collaborazione di tutti I comuni e dei cittadini per la cura e lo sfalcio dell erba nei nostri territori per la nostra salute e per scongiurare un pericolo molto spesso sottovalutato

Friuli: I cent’anni del ponte che a Braulins collega le genti “di là da l’aghe”

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di Piero Cargnelutti.
Il vecchio ponte di Braulins compie 100 anni e per ricordare questo anniversario, nel fine settimana a Trasaghis è in programma una due giorni di commemorazione e di ricordo. Per celebrare l’importante infrastruttura che un secolo fa permise alle genti di “di là da l’aghe” di essere finalmente collegate con Gemona e Osoppo, l’amministrazione comunale di Trasaghis ha coinvolto anche i Comuni vicini. Sabato, alle 18, i sindaci di Trasaghis, Gemona, Osoppo e Bordano si ritroveranno simbolicamente sul ponte per scoprire una targa commemorativa. «Il riferimento temporale di questa infrastruttura – spiega il sindaco Augusto Picco – è una vecchia targa localizzata sul ponte verso Osoppo dove si evidenzia che fu inaugurato nel 1916, ed è quella la data che abbiamo preso a riferimento. Questa infrastruttura è sempre stata di fondamentale importanza per la gente della val del lago: pensiamo soltanto alle difficoltà che ci furono nel 1983 quando l’alluvione costrinse la nostra comunità a ovviare lungo altre direttrici per raggiungere Gemona in attesa che le due arcate compromesse fossero sistemate». In cento anni, sotto quel ponte che attraversa il Tagliamento ne è passata tanta di acqua ma anche tanta storia del Friuli, come ricordano gli studi realizzati negli anni dai due ricercatori locali Pieri Stefanutti e Decio Tomat. Appena inaugurato ufficialmente, all’indomani della ritirata di Caporetto il 29 ottobre 1917, fu fatto saltare in aria dall’esercito italiano per fermare l’avanzata austriaca. Riparato nel 1919, nel 1938 non fu transitabile per un periodo a causa della corrente, mentre nel 1944 furono i partigiani a farlo saltare in aria per impedire l’accesso alla zona libera ai nazifascisti. Infine, l’alluvione del 1983 mise a rischio due arcate che furono sistemate nell’85. Oggi, è ancora un passaggio fondamentale per chi vuole visitare il lago, soprattutto nel periodo estivo. Per ricordare questo importante pezzo di storia, sabato, dopo l’incontro dei quattro sindaci, nella canonica di Braulins si inaugurerà una mostra fotografica e poi si farà festa con tanto di fuochi d’artificio. Le commemorazioni continueranno domenica con le messa alle 10, la successiva premiazione di poesia e disegno “100 anni del ponte” per proseguire nel pomeriggio con una ulteriore mostra fotografica esterna realizzata dall’Ecomuseo Val del lago. La manifestazione è organizzata anche con la collaborazione della biblioteca di Trasaghis, della Pro Alesso, di Noi di Braulins, Chei di Peonis, La Pro Avasinis e il Grop Trasagan.

Tolmezzo: Cosilt “Qui il lavoro aumenta nessun capannone sfitto”

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di Tanja Ariis.
Le zone industriali di Amaro, Tolmezzo Sud e Villa Santina occupano oggi 3 mila 500 persone. Lo segnalano il presidente del Cosilt (Consorzio per lo sviluppo industriale di Tolmezzo), Mario Gollino, e il suo direttore Danilo Farinelli: lo dicono i dati della mappatura eseguita per la prima volta dal Consorzio sulle 205 aziende che operano in tali aree e che proseguirà ora sul resto della Carnia. Gollino e Fanelli evidenziano che, in controtendenza rispetto ad altre aree del Friuli, in Carnia il comparto industriale tiene. Mostrano l’ultimo rapporto elaborato dalla Cisl Alto Friuli sul fronte occupazionale: nel settore industriale, senza l’ambito costruzioni, il saldo triennale (dal 2013 al secondo trimestre del 2016) assunzioni/cessazioni in Carnia è positivo con un + 248 unità. La dimensione delle 205 aziende è varia: si va dalla grande industria a medie e piccole industrie. Automotive ha la dotazione massima raggiunta finora in termini di organico: 900 lavoratori, di cui 750 a tempo indeterminato e 150 con contratti flessibili. A ottobre il Cosilt completerà per essa un capannone industriale dotato di innovativi impianti tecnologici per fanaleria di alta gamma. Tra le medie imprese Gollino e Fanelli citano l’esempio positivo della Gortani. L’azienda ha richiesto al Cosilt collaborazione per ampliare di 10 mila mq il proprio capannone ad Amaro. Oggi impiega 120 dipendenti e ne sono previsti altri 20. Da Amaro Gortani sta sbaragliando la concorrenza, con i suoi innovativi serbatoi per l’enologia in acciaio inox, autoclavi di spumantizzazione e vinificatori, inserendosi bene anche nel boom del prosecco. La cantina La Delizia di Casarsa ha appena rinnovato tutti i suoi impianti di produzione con le vasche Gortani. Una piccola azienda innovativa è Helica ad Amaro, che con le sue tecnologie avanzate nelle rilevazioni geolocalizzate ha commesse dall’Europa, ma anche da India e Oman. Ha 30 dipendenti, quasi tutti ingegneri, molte le donne. A Villa Santina indicano Villa Food: ha 15 dipendenti e sviluppato due brevetti notevoli con l’Università di Udine relativi alla pastorizzazione a freddo e cottura sottovuoto a bassa temperatura degli alimenti, allungando la conservazione del prodotto finito anche fino a 90 giorni senza conservanti e mantenendo intatti i sapori. Disponibili più di 100 ricette e monoporzioni. Le commesse arrivano così da gestori di servizi mensa e ristorazione, linee aeree, alberghi, tant’è che Villa Food, segnalano, ha chiesto al Cosilt altri due capannoni. «Noi – assicura Gollino -non abbiamo un solo capannone sfitto e stiamo ricevendo ancora nuove richieste di insediamento». Altre tre aziende friulane sono interessate ad avviare attività in Carnia. Scade intanto il 19 settembre l’indagine conoscitiva del Cosilt tra le aziende su 10 lotti urbanizzati di sua proprietà. Il capannone di Coopca?È di interesse per il Cosilt,ma è imbrigliato nelle procedure legate alla nota vicenda.

Friuli: le cause della denatalità in regione secondodon Alessio Geretti

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dal sito www.Ilfriuli.it

La nostra regione è fanalino di coda per numero di figli. Siamo lontani dal raggiungere la quota due bambini per ogni donna, necessaria per garantire il saldo demografico. A chi pensa che la colpa sia dei problemi economici e degli scarsi aiuti da parte della politica e delle istituzioni, don Alessio Geretti, al servizio delle parrocchie di Tolmezzo, Illegio e Fusea e anche delegato episcopale per la Cultura dell’Arcidiocesi di Udine, risponde che le vere cause sono ben altre e più profonde. “Quello della denatalità è un gravissimo problema sottovalutato. Alla politica si può dare al massimo la colpa di non avere strategie per invertire la tendenza”.

Il vero problema qual è?
“Manca l’etica, lo slancio della giovinezza, senza contare che i figli sono il vero sostegno della società, a partire dal sistema pensionistico. Ma lo ribadisco, non è il primo problema la mancanza di risorse economiche”.

Cosa frena i giovani?
“I giovani non fanno figli o fanno pochi figli, per mancanza di scelta. E’ sbagliato il senso che si dà alla vita. L’età migliore per generare è dai 20 ai 35 anni. La scelta deve essere condivisa. Se si trova la persona giusta, non serve aspettare. Invece, i giovani pensano alla famiglia solo dopo aver completato gli studi, trovato un lavoro sicuro, comprato casa. Sono tutti passaggi autoimposti”.

Per raggiungere questi obiettivi serve tempo. Troppo?
“Si superano i 35 anni e si diventa matti, per trovare tecniche di fecondazione che aiutino ad avere una gravidanza fuori tempo massimo. Bisogna andare contro un’impostazione di fondo dell’essere umano. Non è detto che si debba avere un lavoro a tempo indeterminato che oggi, tra l’altro, è raro, o un mutuo più leggero. Non è detto che si debbano avere queste certezze”.

Cosa manca veramente?
“I giovani non hanno fiducia negli affetti. Intuiscono che fare figli è importante, ma cercano un contesto stabile, a prescindere dalle situazioni familiari pregresse. Il bisogno di stabilità è comune sia a chi viene da situazioni buone, sia da chi ha vissuto contesti brutti. La fragilità interiore fa avere tempi sbagliati”.

Come si fa a capire che è arrivato il momento giusto?
“Il primo punto è trovare una donna da far entrare nel proprio bilancio di vita, insieme alla quale completare gli studi, o cercare un lavoro. Il secondo è capire che sarà lei la più grande alleata dell’esistenza. Invece i giovani non sono sicuri di poter trovare un’alleata stabile, per completare il progetto dell’esistenza. La sicurezza è solo quella superficiale, materiale. E’ questa la fragilità spirituale delle giovani generazioni, che hanno perso il senso della vita”.

Qual è il terzo livello?
“La convinzione che c’è un grande bene, anche se la vita è fatta di difficoltà o pasticci, che si devono affrontare. Non ci sono solo successi”.

I giovani hanno questa forza?
“Sentono l’oscurità dei tempi. Si deve reagire con passione e coraggio, per ritrovare il senso della avita. E, soprattutto, bisogna trasmetterlo. Nel mio lavoro coi giovani, nell’oratorio di Tolmezzo in particolare, ho conosciuto tanti aiutanti e aiutati. Ne ho visti crescere, intelligenti e capaci, e pronti anche a formare una famiglia. In particolare, conosco una coppia di 22enni, che hanno già due figli”.

I genitori rappresentano un ostacolo o sono d’aiuto?
“I genitori dicono ai ragazzi di aspettare. Quando sono informati dell’intenzione di formare una famiglia, la prima reazione è dir loro ‘ma siete pazzi?’ e dopo il primo figlio, ‘per carità, un secondo no’. Invece i genitori dovrebbero diffondere coraggio, trasmettere il senso di fede e la spiritualità della vita. Gli adulti devono incoraggiare e confermare che si può fare diversamente, che si possono cambiare i ritmi. Dovrebbero aiutare a capire che se è faticoso avere un figlio e poi il secondo, averne un terzo non è un problema, che non ci si accorge della differenza. Invece, c’è timore nell’affrontare la vita, che è anche sacrificio”.

C’è una soluzione?
“Bisognerebbe seguire l’esempio dei patriarchi di Aquileia, che avevano mescolato le stirpi, per dare nuova forza. Anche oggi bisognerebbe cercare nuova linfa. C’è bisogno di gente nuova”.

Gli stranieri arrivati in Italia e in Friuli possono essere un aiuto in questo senso?
“Questo è un discosro complicato. Non è detto che con tutti gli stranieri ci sia una compatibilità di base. E’ necessario studiare e fare le giuste scelte. Non tutti i flussi umani sono integrabili”.

Carnia: si è ripetuta anche nel 2016 la “Magia del legno” a Sutrio

magia del legno

di Federica Nodale.

Anche quest’anno grandissima affluenza di persone alla magia del legno che ha ospitato artisti locali e provenienti da Friuli Veneto Slovenia Alto Adige Lombardia che hanno dato vita ad un paese che si presta ad accogliere nel migliore dei modi chi da’ voce e forma alla propria interiorità….e io per le strade li guardo questi artisti e mi riportano alla fiaba di Pinocchio…da un pezzo di legno prende forma una scultura che poi rivela la loro natura.
Nasce dalla creatività dal sentimento ritagliata fra attimi di vita in cui l impegno quotidiano rende statico l animo umano.
La loro mano silenziosa scalpella leviga e dona incanto a chi passa al loro fianco.
Il mondo del sapere antico oggi ci parla dalle vie…ci trasforma in allievi e maestri o semplici appassionati.
Viviamo in una societa’ che toglie manualita’ e regala tecnologia, ma e’ nell’ arte la vera magia.