Archivio tag: solidarietà

Carnia: nascerà anche a Tolmezzo il magazzino solidale

di Tanja Ariis.
L’apertura del magazzino solidale della Carnia è prevista per l’estate. Vi si potranno trovare o portare vestiti, piccoli elettrodomestici, piccolo mobilio. Il Forum attivo del volontariato di Tolmezzo (che raccoglie diverse associazioni tolmezzine), promotore dell’iniziativa, sta lavorando con Caritas e Comune di Tolmezzo per renderlo un importante supporto alle famiglie e persone in difficoltà economica, ma anche per favorire stili di vita meno consumistici e più attenti all’ambiente, l’inclusione sociale e la partecipazione delle persone con fragilità alla vita della comunità. Sarà infatti anche un luogo di relazione, con disponibilità all’accoglienza e all’ascolto. Per questo il forum ha organizzato un percorso di formazione che è ora in atto e coinvolge una decina di persone. Il progetto del magazzino solidale è laico, apartitico e apolitico, nato appunto su iniziativa del Forum. Il Comune ha concesso un finanziamento starter di 6 mila euro per il suo avvio. L’assessore Cristiana Gallizia spiega che il Comune ha ritenuto di creare le facilitazioni e dare la propria collaborazione per questa importante iniziativa. La Caritas segue la parte amministrativa e gestionale del progetto in quanto il Forum non ha lo status giuridico di associazione e quindi ha richiesto a essa e ottenuto il supporto da questo punto di vista. L’avvio del mercato solidale è previsto per inizio estate. Nei prossimi mesi saranno stabiliti la sua sede e gli orari di apertura. I vestiti, piccoli elettrodomestici e mobili che saranno donati al magazzino solidale dovranno essere puliti e in buone condizioni. Esso infatti non è una discarica, un posto dove si svuota la soffitta, ma dove si dona. Il magazzino sarà aperto a tutti: gli oggetti prelevati saranno gratuiti per le persone e famiglie in difficoltà e a offerta libera per chi si rivolge a esso per esempio in un’ottica di stile di vita meno consumistico e più attento all’ambiente (così si promuove anche il riuso). Il magazzino solidale arricchirà così il circuito integrato di aiuto alle persone e famiglie in difficoltà che oggi già include il banco alimentare della parrocchia (nei locali di fronte al bar Caratel) con la distribuzione gratuita di viveri due volte la settimana e il Centro aiuto alla vita di Tolmezzo che distribuisce pannolini e vestitini per bimbi 0-3 anni a famiglie o gestanti in difficoltà.

Tolmezzo: saranno famiglie a basso reddito le destinatarie del nuovo orto urbano

di Tanja Ariis.
Il capoluogo carnico avrà il suo orto urbano. Sarà utilizzato soprattutto da famiglie che vivono in appartamento e non hanno a disposizione terreni per un orto e da persone con un Isee basso. La giunta comunale ha infatti appena approvato il progetto definitivo-esecutivo, per 15 mila euro, dei lavori di recinzione di un terreno di proprietà comunale da destinare a tale scopo. L’area, di proprietà del Comune, si trova in via Val del Lago, vicino alle case popolari, nel quartiere delle Valli. Si tratta di un appezzamento di 1.140 mq, oggi adibito a prato, in buono stato di conservazione e di manutenzione e con un ottimo stato di complanarità. L’assessore Cristiana Gallizia, promotrice del progetto, che ha finalità sociali e di aiuto alle famiglie, spiega che è stata individuata quell’area, tra le varie opzioni disponibili, proprio in quanto uniformemente pianeggiante e comoda: ben accessibile dalla viabilità e di facile urbanizzazione (nel senso che potrà essere attrezzata per l’irrigazione). «Siamo riusciti – spiega Gallizia – a trovare le risorse necessarie per partire: abbiamo identificato l’area e ora andremo a perimetrarla e a portarvi l’acqua per l’irrigazione. Se ce la facciamo, vorremmo anche realizzare una casetta per gli attrezzi cumulativa per tutti i terreni. In questa fase facciamo la recinzione esterna, poi se servirà recinteremo anche i singoli terreni in cui verrà suddivisa l’area. Faremo un bando per vedere a quali nuclei familiari dare priorità. L’orto urbano servirà soprattutto alle famiglie che non hanno orti propri (per esempio chi vive in condominio) e alle persone che hanno un’Isee tale per cui l’orto urbano potrà essere un ausilio per loro nel risparmio sulla spesa alimentare per quanto riguarda gli ortaggi». Gallizia spiega che l’idea è partire con la prossima primavera. L’area andrà suddivisa in appezzamenti ancora da determinare in numero e metratura. Ognuno gestirà quello che gli sarà assegnato per un periodo di tempo che va definito (non troppo lungo, perché si vuole permettere la rotazione tra gli aventi diritto, ma comunque di qualche anno per consentire al singolo di godere del proprio lavoro). «Nello stabilire le condizioni di utilizzo dell’orto urbano, guarderemo – aggiunge l’assessore Gallizia – anche alle esperienze già maturate nel settore». Se dovesse esserci poi un boom di richieste da parte dei residenti tolmezzini sull’orto urbano, Cristiana Gallizia non esclude che altri terreni di proprietà comunale possano essere destinati a tale scopo.

Friuli: Screm e il messaggio universale della musica

di Alessio Screm

Forse non tutti conoscono la storia di Ayham al-Ahmad, il ventisettenne pianista siriano di origine palestinese che fino a poco tempo fa, rifugiato con moglie e figli nel campo profughi di Yarmouk a sud di Damasco, suonava un pianoforte sgangherato che portava con un carretto da ortolano lungo le strade devastate dei quartieri. Tra la polvere, le macerie, i raid aerei, accompagnava il canto dei rifugiati in uno scenario di distruzione, suonava per condividere attraverso la musica un forte messaggio di pace e speranza. Cantava: «Non andatevene, tornate, siamo fuggiti troppo a lungo». Ma anche lui è dovuto scappare, non potendo più resistere agli orrori dell’Isis che da aprile a Yarmouk sta conducendo un vero e proprio massacro, una situazione definita dall’Onu «al di là del disumano». Anche il pianoforte di Ayham è stato distrutto, perché «l’Islam non permette la musica», come ha intimato il fondamentalista che poi gli ha bruciato lo strumento, minacciando di mozzargli le dita. Ora Ayham è fuggito con la famiglia in Germania, dopo un lungo ed estremo viaggio in barca dalla Turchia alla Grecia, poi a piedi attraverso la Macedonia, la Croazia e l’Austria. Ha portato e porta ancora con sé «le melodie dell’infanzia, l’amore in musica», come racconta nei suoi post, tanto che giorni fa è stato invitato a esibirsi davanti a tremila persone alla Königsplatz di Monaco per il Danke-Konzert, un evento organizzato da artisti tedeschi come benvenuto ai rifugiati e ringraziamento ai tanti volontari impegnati nell’accoglienza. Ha eseguito un brano che era solito cantare coi bambini di Yarmouk, un’invocazione alla pace. Ora Ayham è ancora in Germania e collabora con diversi musicisti. Morale di una storia vera: non sarà certo la musica a risolvere i drammatici problemi dello jihadismo e dell’emigrazione di massa, ma di certo può aiutare a lenire le ferite dell’anima dei tanti sfollati, ispirare comunione e speranza tra accolti e accoglienti. Anche l’Italia, patria della musica, potrebbe ricordare i benefici di quest’arte, mezzo universale di comunicazione.

Tolmezzo: in tempo di crisi anche i maschi-badanti sono il 5,4% del totale

di Gino Grillo.

Le “colf” in otto anni sono quadruplicate e le italiane ora raggiungono il secondo posto. È il dato che emerge da uno studio della Caf Cisl dell’Alto Friuli che fa pure emergere una crescita degli assistenti familiari maschi. Continua ad aumentare il numero di famiglie che si rivolge al Caf Cisl per farsi assistere nella gestione del rapporto di lavoro con un’assistente familiare. Secondo l’ultima rilevazione del sindacato al mese di maggio 2015 il numero negli ultimi dodici mesi è aumentato dell’11,2 per cento mentre nel raffronto con gli ultimi otto anni, data di avvio del servizio, la cifra è di fatto quadruplicata. Una professione che continua nettamente a declinarsi al femminile, anche se i maschi salgono di numero rappresentando il 5,4 per cento del totale: l’anno scorso erano l’1,7 per cento. Le assistenti familiari provenienti dalla Romania sono le più numerose (23,6 per cento) spodestando dalla testa della classifica le ucraine, storicamente le più rappresentative. Le italiane nel corso dell’ultimo anno raggiungono al secondo posto le stesse ucraine con il 21,3 per cento; quindi a seguire le moldave e le polacche con il 10,9 per cento. Distanziate le albanesi, georgiane, argentine, colombiane che rappresentano singolarmente tra l’uno e il due per cento del totale. Ci sono poi singole provenienze da altri Paesi con una rappresentanza totale di ben 22 nazioni diverse. «La cura della persona è un settore in controtendenza rispetto agli altri profili occupazionali – rileva il segretario generale della Cisl alto Friuli, Franco Colautti – Il fatto che il numero delle italiane stia continuando a crescere più delle colleghe di altre nazionalità attesta ancora una volta la necessità di molte connazionali, probabilmente espulse dal mercato del lavoro, di reinventarsi professionalmente cogliendo questa opportunità tra l’altro con elevato contenuto sociale». Il settore delle assistenti familiari secondo le associazioni di categoria continuerà a crescere: oggi in Italia sono presenti 1 milione 655mila badanti, molte nel sommerso, e le stime a livello italiano segnalano un incremento di almeno altre 500 mila entro il 2030. «Crediamo che proporzionalmente anche in Alto Friuli la domanda rispetterà il trend – conclude Colautti – alla luce del consolidato tasso di invecchiamento della popolazione locale».

Ovaro: la cartiera Reno De Medici premia i dipendenti con i “buoni” da usare alla CoopCa

di Lodovica Bulian.
Premi alla produttività dei dipendenti erogati in buoni spesa da duecento euro. Da utilizzare esclusivamente nei supermercati CoopCa. È dicembre 2013 quando nello stabilimento della cartiera Reno De Medici di Ovaro, un accordo sindacale passato per “un soffio” dà il via libera al pagamento di una quota delle premialità, assegnate a circa 158 lavoratori, in buoni spesa, da consumare entro un anno. Dove staccare il ticket? Alla CoopCa, appunto. La stessa cooperativa carnica nel cui cda sedeva allora anche il direttore generale della cartiera, Silvano Giorgis, oggi destinatario di un avviso di garanzia nell’ambito dell’indagine sul crac CoopCa condotta dal procuratore Raffaele Tito e dal sostituto procuratore cotitolare del fascicolo Elisa Calligaris, e che vede 14 persone iscritte nel registro degli indagati, tra membri dell’ultimo cda, revisori dei conti e professionisti. Quell’accordo, però, se lo ricordano in molti, e oggi come allora, continua a fare discutere. Non solo perché quella era la prima volta nella storia della cartiera di Ovaro – scorporata dal Gruppo Reno De Medici e costituita in società autonoma con una partecipazione della finanziaria regionale Friulia – che una parte dei premi per i dipendenti veniva pagata con dei buoni, e non erogata in busta paga. Ma anche per il vincolo di spesa degli stessi all’interno del circuito CoopCa. «La decisione di utilizzare lo strumento dei buoni premiali spetta alle risorse umane della capogruppo, la Reno de Medici, e non al singolo stabilimento» riferisce la casa madre. Non, però, la scelta del partner con cui stipulare la convenzione. No, quella è lasciata agli accordi interni all’azienda. Rien ne va plus. Che la pallina della roulette si sia fermata proprio sulla cooperativa, anziché su altri supermercati, o distributori di carburante, con cui in genere si possono sottoscrivere buoni benzina, o altri negozi della Carnia, a molti è parso un fatto non casuale. «Si decideva sulla base delle condizioni offerte, e quelle messe in campo dalla cooperativa carnica erano le più vantaggiose rispetto ad altri soggetti in campo – ricorda Luca Pucher delle rsu -. I malumori sono sorti semplicemente perché i lavoratori preferivano i soldi allo strumento del buono. Ma CoopCa offriva una gamma più ampia di prodotti rispetto, per esempio a Despar, ed è parsa più favorevole per i dipendenti». Nel sindacato, non sono tutti dello stesso avviso. La vicenda è ancora chiacchierata, per evidenti ragioni di opportunità, generate dal doppio ruolo di Giorgis, dirigente dell’azienda e consigliere di una cooperativa che all’epoca dei fatti, andava già incontro al tracollo. Il direttore scansa dietrologie. Risponde infastidito dalla telefonata che lo raggiunge alle 13.30: «È stato un atto interno all’azienda, non c’è alcuna correlazione con CoopCa, nessuna. Non scriva eh, non scriva. Se rilascio dichiarazioni, poi vengono interpretate male. Non c’è nessun legame tra i premi e CoopCa – ripete -. Non ho nient’altro da aggiungere. Che poi della cosa non mi sono nemmeno occupato io. Nulla di strano mi creda, è una prassi». Una prassi? Ma direttore, era la prima volta che si utilizzavano buoni spesa a Ovaro. «Quella dei buoni per i premi è una prassi. Ed è una scelta interna all’azienda, non c’è nulla di strano». Non sarà strano, di certo nemmeno illegittimo ma, ce lo conceda, quanto meno curioso. «Ho detto che non parlo». Nonostante i mal di pancia l’accordo ottenne il via libera, perché di fatto, il buono che per legge non può superare i 250 euro, è un reddito non tassato, non lo è né per il datore di lavoro né per il dipendente. Sostituisce il denaro che il singolo lavoratore poi usa per l’acquisto di merce. «È stato approvata una cosa che ha agevolato i lavoratori. Che così hanno ricevuto un premio non tassato, da spendere entro un anno. È vero è stato molto discusso, in molti erano contrari – ancora le rsu – ma così si è deciso».

Tolmezzo: c’è una “Casa Mia” anche per la Carnia

(t.a. dal mv di oggi)

È stata inaugurata ieri la nuova struttura di ospitalità per familiari dei degenti dell’ospedale carnico, iniziativa lodevole e importantissima per questo territorio. “Casa Mia” si trova nelle vicinanze del Pronto soccorso e ha quattro camere, per un totale di otto posti letto, servizi, soggiorno, cucina, lavanderia e stireria. L’ospitalità è gratuita, regolamentata solo dalle buone norme di convivenza. L’intervento, di fondamentale importanza per le famiglie dei pazienti, che potranno trovare qui una base di appoggio per stare vicino ai propri cari, è stato realizzato dall’associazione onlus Casa Mia. Il sodalizio si occupa appunto dell’ospitalità gratuita dei familiari di ricoverati residenti lontano dal centro di cura e dei pazienti che, pur essendo dimessi, devono restare in loco per i controlli terapeutici. Le altre case oggi costruite e gestite da Casa mia si trovano vicino agli ospedali di Udine e Trieste. La presidente dell’associazione, Gabriella Gera, spiega: «La scelta di collocare una nuova Casa a Tolmezzo deriva dall’evidenza dei problemi logistici che intercorrono fra le residenze dei pazienti e l’ospedale. Il problema dei trasporti in Alto Friuli è cruciale, soprattutto durante i mesi freddi. Un particolare ringraziamento va ai dipendenti e alla direzione della Saf che hanno effettuato una generosa raccolta fondi per la Casa e a coloro che numerosi hanno collaborato: le ditte, i professionisti carnici e i volontari dell’Associazione friulana donatori sangue sezione Vigili del fuoco Udine e dell’Associazione nazionale Vigili del fuoco sezione Udine». La collaborazione fra Casa mia e l’Azienda sanitaria «ha consentito – sottolinea il direttore generale dell’ as3, Pierpaolo Benetollo – la realizzazione di questo importante servizio, cui attribuiamo una duplice valenza: in primo luogo, l’apertura di servizi per i cittadini dell’Alto Friuli rappresenta sempre un momento di crescita e di rinforzo, per un territorio che più di altri teme la depauperazione di servizi paventando lo spopolamento; in secondo luogo, dal punto di vista clinico e assistenziale questo servizio rinforza lo sforzo di personalizzazione dell’assistenza che è punto cardine del nostro agire professionale». L’operato di Casa mia non si arresta qui, grazie all’aiuto dei volontari e delle generose offerte di tanti sensibili sostenitori.

Alto Friuli: Baby Temporary Store, al via il 20 ottobre la prima raccolta merce in Carnia

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Dopo la pausa estiva, riparte alla grande Baby Temporary Store, il progetto di raccolta fondi e sostegno alla genitorialità avviato a novembre dell’anno scorso dall’Associazione di volontariato CROT Varia Umanità Onlus e trasformatosi poi in progetto sociale itinerante per favorire l’occupazione femminile, in primis alle mamme disoccupate. Riparte e raddoppia con la versione autunno inverno in ben due sedi distinte e per un periodo più lungo: a novembre apre i battenti per la prima volta in assoluto in Carnia, all’interno del Centro Commerciale Le Valli di Carnia ad Amaro per rispondere alla richiesta sempre più crescente anche dalla zona dell’alta montagna.

L’Associazione incontrerà giovedì 16 ottobre alle 9.30 presso il Bar della mensa di Amaro, di fronte al Centro Commerciale, le mamme volontarie che vorranno prendere parte attiva a questo atteso appuntamento. La raccolta merce avrà inizio lunedì 20 ottobre e terminerà venerdì 31 ottobre, su appuntamento chiamando il cell. 331 9049219 al quale risponde Helga.

Sempre da novembre ripartirà anche a Udine presso il Centro Commerciale Terminal Nord, in una sede nuova e per un periodo di tempo ben più lungo. Per ogni dettaglio e informazione sarà a breve attivo un cellulare anche per l’edizione udinese, nel frattempo l’Associazione invita le mamme interessate all’incontro volontari venerdì 17 ottobre alle 9.15 al Bar di fronte la fontana del Terminal Nord.

 

“Cerchiamo mamme motivate, creative, spinte dall’entusiasmo e dalla voglia di partecipare a un progetto condiviso a misura di famiglia. Ogni temporary è prima di tutto un’esperienza formativa che alla base richiede predisposizione allo stare assieme, condividere e sperimentare.

I nostri volontari sono parte preponderante dei nostri successi passati e futuri, sono gli attori principali del cambiamento che vorremmo vedere tutti e che possiamo monitorare stando assieme e attingendo da ognuno il bello e il brutto che vengono fuori da queste esperienze, perché non è sempre semplice andare d’accordo.

Cerchiamo donne umili che abbiano voglia di mettersi in gioco senza nulla pretendere in cambio, consce del fatto che in realtà avranno molte gratificazioni da questa esperienza e che solo sulla base di comuni principi e valori potremo davvero far la differenza concretamente, ogni giorno. Impegnandoci nell’ottica del fare e non del dire, impegnandoci a crescere e a migliorarci umanamente. Vogliamo fare cose belle e condividerle con chi lo vorrà e ci crederà come noi”.

 

Gemona: l’emporio della solidarietà fa il pieno ogni settimana

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di Piero Cargnelutti.
Un emporio per aiutare chi è più in difficoltà, ma anche per scoprire la generosità della gente. A pochi mesi dalla sua apertura nella Casa del Pellegrino, accanto al Santuario di Sant’Antonio, l’emporio amico “Di man in man” avviato dalla rete di associazioni attive nel sociale e coordinate da Servizi sociali e Caritas diocesana, registra già numeri molto significativi. Nel dettaglio, è sufficiente farci una visita per scoprire un locale di due stanze ricolmo di materiali donati dalle famiglie – sia gemonesi che provenienti da altri Comuni – in cui trovare di tutto, da vestiti per ogni età a scarpe, giochi per bambini, stoviglie, perfino biciclette «Siamo rimaste stupite – ci ha raccontato Diana Dapit dell’Avulss, una delle associazioni coinvolte nella gestione dell’emporio – dalla generosità della gente: apriamo tre volte alla settimana per due ore, e ogni volta nel giro di poco vengono a portarci due quintali di donazioni. Tutto è sempre ben tenuto, e abbiamo osservato che la gente lo fa volentieri non solo per liberarsi di cose che non utilizza più, ma anche perché vede che queste vengono appese in modo ordinato e trattate bene». Tutte le cose non solo vengono date ai visitatori che ne hanno bisogno, ma in questi pochi mesi di apertura, le quantità sono così consistenti che le donazioni sono andate anche a realtà quali “Bambini senza frontiere” a Cormons, il Piccolo Cottolengo di Santa Maria La Longa, una missione in Guinea, ma anche ai gruppi di rifugiati arrivati negli scorsi mesi a Resia: «Ci è perfino capitato – ha raccontato ancora Dapit – di aver segnalato la richiesta di 40 paia di pantaloni per un gruppo di immigrati sulla nostra pagina facebook, e il giorno dopo ce li hanno portati. Rispetto alle persone che vengono a farci visita, l’80% sono famiglie di immigrati che vivono qui e provengono da numerosi Comuni, non solo del gemonese ma anche da collinare, e tarcentino. Osserviamo con piacere che l’emporio è anche un luogo di incontro per queste persone che qui si ritrovano e spesso cominciano a parlare fra di loro: probabilmente, perché non sempre ne hanno uno, nel luogo in cui vivono». L’emporio amico è aperto nella Casa del Pellegrino il lunedì e il sabato dalle 10 alle 12 e il mercoledì dalle 15 alle 18. Attualmente, è gestito da una quindicina di volontarie provenienti dalle seguenti realtà associative: Avulss, San Martino di Artegna, Centro Aiuto alla vita, Comitato per la solidarietà di Osoppo, Caritas, e Coordinamento delle associazioni culturali e di volontariato. Il progetto rientra nel piano di zona dei Servizi sociali ai Comuni del Gemonese.

Tolmezzo: all’Isis “Jacopo Linussio” il via nel segno dell’accoglienza e orientamento

Non soltanto gli studenti delle 5 nuove prime classi dovranno prendere confidenza con i locali scolastici di via 25 Aprile, ma anche i loro più esperti compagni delle classi successive. Durante l’estate, infatti, la gran parte delle aule, dei laboratori e dei vari servizi comuni ha subìto una ridislocazione, per far posto nello stesso fabbricato alle classi del vecchio Istituto “Marchi”. All’accoglienza e all’illustrazione della nuova distribuzione degli spazi provvederà personalmente la Dirigente scolastica, prof. Lucia Chiavegato, secondo il seguente calendario: ore 8, classi II, III, IV e V dell’Ips; ore 9, classi II, III, IV e V dell’Ite; ore 10, classi I di tutti gli indirizzi.

In questo clima, si svolgeranno anche le attività del “Progetto accoglienza”, rivolto in particolare a tutte le classi prime. Gli insegnanti proporranno una serie di attività interattive messe a punto per favorire l’inserimento dei nuovi arrivati. Durante le prime settimane, gli studenti potranno conoscersi e conoscere i docenti attraverso un percorso che tratterà anche il tema della Sicurezza a scuola e del Regolamento d’Istituto, oltre ad illustrare il Piano di studi e avviare gli allievi ad un metodo di studio adeguato ed efficace per favorire il successo formativo e scolastico.

Il progetto ha l’obiettivo di rendere il passaggio dalle Scuole secondarie di primo grado alle Superiori il più agevole e sereno possibile, affinché l’allievo e la sua famiglia si sentano al centro dell’attenzione del Progetto educativo e didattico. L’Isis “Linussio” è una scuola «a dimensione di ragazzo», dove tutti si conoscono ed è facile instaurare, fin dall’inizio del percorso scolastico, un clima familiare, in cui ogni studente può dare il meglio di sé, sviluppare le proprie attitudini e coltivare i propri interessi, anche grazie ai numerosi progetti proposti.

L’offerta formativa del settore professionale dell’Isis “Linussio” vede confermato il corso “Servizi per l’enogastronomia e l’ospitalità alberghiera” nelle tre articolazioni di “Enogastronomia”, con le opzioni “Prodotti dolciari artigianali e industriali”, “Servizi di Sala e Vendita” e “Accoglienza Turistica e Servizi commerciali”.

Per quanto riguarda il settore tecnico, è attivo l’indirizzo economico con il corso “Amministrazione, Finanza e Marketing”, articolato in “Relazioni internazionali per il Marketing” e “Sistemi informativi aziendali”.

Portis: il paese fantasma diventa una “palestra” per i pompieri

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Quest’anno il vecchio abitato di Portis sarà il centro di un anniversario del terremoto friulano più che mai all’insegna della sicurezza. Portis, il borgo rimasto come tale all’indomani del 6 maggio 1976 dopo che il paese è stato spostato nell’attuale “Portis nuovo” a poche centinaia di metri di distanza per questioni di sicurezza, ospiterà infatti un’esercitazione del corpo nazionale dei Vigili del fuoco (su disposizioni dello stesso Ministero degli Interni), tesa a fronteggiare gli effetti di un sisma di entità pari a quello avvenuto nella stessa zona.

L’esercitazione è mirata a testare l’efficienza del dispositivo di soccorso nella fase emergenziale post sisma attraverso il Stcs (Short Terms Contromeasures System): in particolare, sarà attivato, in collaborazione con l’Università di Udine, un servizio tecnico con gruppi speciali per la valutazione delle criticità strutturali degli edifici e per la pianificazione dei primi interventi di messa in sicurezza.

La prima fase di questa importante esercitazione si svolgerà dal 28 al 30 aprile, durante la quale si procederà a una attenta ricognizione dei danni alle strutture attraverso il ricorso a sofisticate tecnologie e l’attivazione del “comando di cratere” a Portis, e il “comando operativo avanzato”, che sarà invece istituito nella sede dei Vigili del fuoco di Gemona. La seconda fase si svolgerà invece in pieno anniversario del terremoto, dal 5 al 7 maggio:

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