Archivio mensile:Gennaio 2012

Trieste: si scusa immediatamente, ma resta il rammarico per quella bestemmia in Consiglio regionale

dal sito della Vita Cattolica

Anche i colleghi presenti lo confermano: «Gli è scappata, credeva che i microfoni fossero già spenti». Eppure quella bestemmia si è udita bene. A pronunciarla, al termine di un intervento concitato, il consigliere Luigi Ferone, del Partito pensionati. E tra i banchi del Consiglio non sono mancati i commenti di biasimo. Ferone era intervenuto per esprimere la propria insoddisfazione alla risposta dell’assessore Angela Brandi alla sua interrogazione sui lavori socialmente utili e di pubblica utilità, per i quali sollecitava la modifica dei requisiti d’accesso in riferimento all’età e al titolo di studio richiesto da alcuni Comuni. 

Il rappresentante del Partito Pensionati ha motivato la propria insoddisfazione alla maggioranza di cui fa parte nel fatto che “tutto rimane immobile e non vengono prese in considerazione le condizioni di chi ha più di 36 anni o non ha il titolo di studio richiesto perché, quando si rimane senza lavoro per lungo tempo, anche oltre i 36 anni, tante volte diventa un dramma non trovare nessuna occupazione, ma anche nessuna possibilità di un modesto guadagno, quale quello che offrono i lavori socialmente utili e quelli di pubblica utilità”.
 
“Nella nostra regione tanti cittadini stanno vivendo un momento drammatico – ha aggiunto Ferone –, la disperazione di tanti padri di famiglia aumenta sempre di più e il suicidio verificatosi nella Bassa Friulana giorni or sono di un ultra cinquantenne senza lavoro da 3 anni deve far riflettere. Non servono risposte burocratiche, ma atti concreti della Regione a sostegno sì dei giovani, senza dimenticare chi dopo i 36 anni di età non trova alcuno sbocco se non la mortificazione, l’umiliazione e, tante volte, la rassegnazione».
 
Un intervento condivisibile e accalorato. A maggior ragione per questo motivo dispiace quell’esternazione finale. Ripreso dalla vicepresidente del Consiglio regionale Annamaria Menosso (Pd) che stava presiedendo la seduta in quel momento, Ferone si è però immediatamente scusato.

Friuli: al Città Fiera caccia alle figurine Panini, via al grande “scambio”

Torna a Udine il “Panini Tour” per questa edizione 2012 dell’almanacco di figurine più amato da grandi e piccini. L’appuntamento è per sabato prossimo, 4 febbraio, quando centinaia di bambini (rigorosamente accompagnati dai papà e anche da qualche mamma) si daranno appuntamento al Città Fiera per il grande scambio collettivo delle “doppie”. Uno stand della Panini sarà posizionato nel centro commerciale e sarà aperto con orario continuato dalle 10.30 alle 19.30. Nello stand giovani animatori accoglieranno il pubblico, intrattenendo bambini e ragazzi con giochi e concorsi a premio. Ma, quel che più conta per tutti, sarà soprattutto possibile scambiare figurine tra collezionisti e con gli addetti della Panini. Ciascuno potrà compilare un apposito modulo per scambiare fino a 10 figurine in cambio di altrettanti doppioni con gli addetti della Panini. Sarà anche presente un corner per la promozione della nuova collezione Zampe&Co., dedicata ai più piccoli e agli amanti degli animali. Saranno anche organizzati quiz a premio e distribuiti album e bustine in omaggio di entrambe le raccolte, oltre a tanti simpatici gadget Panini (magneti con lo storico “calciatore in rovesciata”, brochure con tutte le 51 copertine degli album Calciatori dal 1961 ad oggi ed una sintesi dei relativi Campionati di Calcio, folder con presentazione dei più famosi giochi con le figurine). La collezione Calciatori 2011-2012 comprende 744 figurine sui giocatori di Serie A e B, I e II divisione di Lega Pro, Serie D e Serie A femminile, da raccogliere in un album di 128 pagine. Nella collezione, ogni club di Serie A è rappresentato dalle figurine di 20 giocatori, oltre a quella di allenatore, squadra schierata e scudetto. Ogni squadra di Serie B ha invece 18 giocatori (in figurine fustellate contenenti 3 giocatori cadauna), oltre a squadra schierata e scudetto. Ai team di I divisione è dedicata la figurina di squadra schierata e scudetto, per le squadre di II Divisione e di Serie D lo scudetto e per i club di Serie A Femminile la figurina della squadra schierata. Tre le sezioni speciali di questa nuova collezione: “La Squadra degli Arbitri”, contenente 18 figurine su arbitri, designatori e sul logo speciale dei 100 anni dell’Associazione italiana arbitri; “Calciatori Show”, con 10 figurine su azioni spettacolari; e “Calciatori Plus”, con 16 figurine di altrettanti giocatori che nell’ultima decade di Serie A sono risultati i migliori sulla base di particolari parametri statistici. La raccolta è anche accompagnata dal grande concorso “Strappa e vinci con Panini”: nelle bustine, sarà possibile trovare le speciali figurine “valide”, “bisvalide” e “pentavalide”, con straordinari premi. Tutte le informazioni su www.calciatoripanini.it.

Friuli: la protezione civile Fvg e il suo uso strumentale

di LUCIANO ZILIPO

Il nostro sistema regionale di Protezione civile è spesso portato come esempio nazionale, e io facendone parte da lungo tempo in qualità di volontario, ne conosco bene le potenzialità, però mi rammarico per l’uso strumentale e a volte propagandistico che se ne fa. Purtroppo non è soltanto una mia opinione personale, in quanto ho avuto modo spesso di confrontarmi con molti altri volontari che condividono il mio sentire. Siamo addestrati mediante corsi di formazione, ci adoperiamo costantemente in esercitazioni per testare la nostra efficienza, svolgiamo attività di sensibilizzazione nelle scuole e con i giovani, ma sempre più spesso siamo utilizzati giocoforza per attività collaterali, quali sagre, corse ciclistiche e manifestazioni fra le più disparate, che nulla hanno a che vedere con lo scopo principale della Pc, più volte mi sono sentito considerato parte di una massa di lavoranti organizzati a costo zero. Lungi da me criticare e rinnegare le iniziative benefiche locali, ma a tutto c’è un limite. Son finite le vacche grasse e i tempi in cui si spendeva e spandeva coinvolgendo ditte private. Ora in tempi di crisi sempre più il sistema si ricorda dei soliti noti che irretiti con promesse di finanziamenti vari ai gruppi comunali, si prodigano a pie’ sospinto con la speranza di ricevere qualche soldino. Valutare l’operato di questo o quel gruppo comunale in base a parametri aleatori e/o discutibili come si è fatto per la pseudo-esercitazione sulle mura di Palmanova contribuisce ad avvalorare la tesi sostenuta da diversi volontari che pian piano ci si stia progressivamente alienando dallo spirito primigenio che ha fatto sì che la nostra Pc, e sottolineo nostra, sia considerata un modello. Nessuno può e deve permettersi di giudicare il mio impegno di volontario semplicemente per il fatto che presto la mia opera disinteressatamente quando e quanto possibile. Per inciso, forse sarebbe stato più opportuno ed etico impegnarsi a soccorrere le popolazioni liguri che tagliare la vegetazione sui bastioni. E se noi volontari, cittadini, contribuenti potessimo dare una valutazione oggettiva secondo parametri standardizzati su competenza, disponibilità, efficienza ed efficacia dei vari funzionari, strutture, direttori regionali? E se applicassimo una cura “Renzi” al sistema e tutti uniti esigessimo un ricambio con l’apporto di linfa fresca e rinnovata all’interno del sistema? Come mai l’esecutivo Tondo che si distingue per aver mutuato le competenze ed esperienze fra i vari assessorati non applica gli stessi accorgimenti anche in questa specifica direzione regionale? È il caso di coccolare e per quanto ancora la gallina dalle uova d’oro? Come mai nessuno chiede conto delle tempistiche e del reale usufrutto delle opere finanziate, realizzate e mai messe effettivamente in funzione nell’universo protezione civile? Vogliamo parlare del sistema radio regionale? Due anni di promesse e poi ci consegnano degli apparati basati su tecnologia analogica quando tutto il mondo usa il digitale! E il fantomatico Cubo? Mausoleo già inaugurato tre volte – forse i miei nipoti lo vedranno operativo – è finito? Funziona o è una cattedrale nel deserto alluvionabile – come l’ospedale di fronte peraltro – destinato ad alimentare leggende metropolitane di tecnologie aliene? Intanto la collettività tutta continua a pagare la multa alla Ue perché non si è stati ancora capaci di trovare un accordo per l’istituzione e l’utilizzo del numero unico per il soccorso? Abbiamo bisogno di hangar, elicotteri, di cubi, di macchine nuove ultracostose e miracolose quando le altre regioni si avvalgono di mezzi comunque efficienti sottoposti a sequestro e comperati all’asta o di strutture rapide ed efficaci ramificate sul territorio? Sinceramente i sogni di opere e strutture faraoniche mai ultimati e pagati con i soldi dei contribuenti stonano un pochino con la difficile realtà che gli stessi ogni giorno si trovano ad affrontare di questi tempi. President Tondo, no ò sin chei dal taramot! Mancul cjacaris e pui cun la int!

Friuli: Standard and Poor’s taglia il rating della Regione FVG a ‘bbb+’

Standard and Poor’s ha tagliato il rating della Regione Friuli Venezia Giulia a BBB+, a seguito del calo dell’Italia da A a BBB+ dello scorso 13 gennaio. Ma non è finita qui: l’outlook per il rating della Regione e’ negativo,  che significa che l’agenzia predede la possibilità per il futuro di abbassare ulteriormente il rating della Regione. Pronta la risposta del Presidente della Regione Tondo, che non esprime nessuna preoccupazione per il declassamento da parte di S&P della Regione da ”A” a ”BBB+”, come per l’Italia. ”Continuo a ripetere che noi siamo solidi – ha dichiarato il governatore al Tg3 di Trieste -, abbiamo recuperato una buona fetta del debito pubblico di questa regione che faceva parte del debito pubblico di questo paese, che abbiamo un sistema assolutamente credibile sul mercato internazionale che non e’ questo il problema di questa regione e che le agenzie di rating vadano a farsi benedire perche’ e’ da un po’ di tempo che stanno esagerando”. Il presidente ha ribadito le sue critiche alle agenzie di rating che ”rispondo a chi li paga”, mentre oggi bisognerebbe confrontarsi sull’economia reale.

Tolmezzo: i saggi di Ermes Dorigo sulle riviste internazionali “Dante Studies”, “Forum Italicum” e sulla “Rivista di Studi Italiani”

Ermes Dorigo dopo Dante Studies ritorna negli USA su Forum Italicum, e  a livello internazionale sulla Rivista di studi italiani, diretta da un docente dell’Università di Toronto

Sul numero del 2010 di «Dante Studies» era comparso un corposo, interessantissimo suo saggio su I codici della Divina Commedia in Friuli. La pubblicazione sulla rivista ufficiale della The Dante Society of America (fondata nel 1881, seconda nel mondo dopo la Deutsche Dante-Gesellschaft fondata da Karl Witte nel 1865 – la Società Dantesca Italiana fu fondata nel 1888) era stato un prestigioso riconoscimento del suo lavoro critico-letterario e filologico, che costituisce parte rilevante della sua poliedrica attività culturale di studioso e intellettuale. Qui prima Dorigo aveva ricostruito in modo essenziale e pertinente il contesto storico-culturale del Friuli ai tempi di Dante, rilevando l’importanza economica e sociale dell’immigrazione toscana nella nostra regione, «terra vergine dal punto di vista delle opportunità imprenditoriali» e priva d’una classe borghese, eletta da banchieri e commercianti a nuova patria per i loro affari. Di tale presenza e della fitta rete di relazioni troviamo testimonianza sia nel Decameron di Boccaccio che nel Trecentonovelle del Sacchetti, nonché nella Nuova cronica di Giovanni Villani, e se alquanto dubbia è la dimora di Dante in Friuli, certa è la presenza a Udine di Francesco Petrarca nel 1368, durante il soggiorno di Carlo IV di Boemia, e certo il transito di Giovanni Boccaccio, in viaggio verso il Tirolo, nel gennaio del 1352. Il saggio su I codici della Divina Commedia in Friuli ricostruiva, tra l’altro, con scrupolosa acribia, la querelle dantistica suscitata dalla prima edizione a stampa, a Udine nel 1823, del codice Bartoliniano della Divina Commedia ad opera di Quirico Viviani. Edizione tutt’altro che ecdoticamente irreprensibile: il Viviani infatti operò da «faccendiere delle lettere» piuttosto che da corretto filologo, non peritandosi di forzare e falsare il testo del codice Bartoliniano (così chiamato per essere stato acquistato nel 1817 dal commendatore udinese Antonio Bartolini, dopo essere appartenuto monsignor Filippo della Torre, cividalese di nascita e vescovo di Adria dal 1702; oggi è conservato nella Biblioteca arcivescovile di Udine) al fine di accreditare la favoleggiata presenza di Dante Alighieri in Friuli, presso il patriarca Pagano della Torre.

Ora é la volta di altri due friulani del 1700:

 

Daniele Florio su Forum Italicum (New York):

 Questo scritto utilizza essenzialmente l’Epistolario di Pietro Metastasio (1698-1782), per analizzare il suo rapporto di amicizia col «ciambellano imperial cesareo»  di Maria Teresa, il conte udinese Daniele Florio (1710-1789), «poeta de’ Sovrani, Sovrano de’ poeti», lungo tre direttrici adeguatamente approfondite. Amicizia come reciproco sostegno e guida, fraterna paterna filiale, a seconda dei casi, che comprende e travalica sincerità e onestà, di cui pur si nutre, per rasentare, con la tenerezza e l’affetto che la plasma, un sentimento di puro amore e disinteressata dedizione. Il tema dell’Amicizia costituisce il fulcro della canzone poetica scritta da Daniele Florio in morte del Metastasio come si legge già nella premessa a gli amici: «[…] io ho perduto un impareggiabile Amico. Voi, che portate scolpite nell’animo le Sacre Leggi dell’Amicizia […] rendere una pubblica testimonianza […] di tenerezza, e gratitudine all’Amico»; parole riprese nella poesia, soprattutto nella prima e terza strofa, che danno il ‘tono’ a tutto il componimento: «Mai più soavi lacrime / Non versa un infelice / Di quelle che Amicizia / Dal fido cor gli elice  […] Io su le fredde ceneri / Piango d’un chiaro Amico, / A cui mi strinse il genio / Con forte nodo antico». Viene naturalmente approfondita la produzione poetica del Florio e proposta una sua rivalutazione. A palazzo Florio ha sede il rettorato dell’Università di Udine.

 

Giovanni Artico di Porcia, inventore dell’autobiografia, sulla Rivista di Studi Italiani:

 

Con questo scritto  Dorigo si propone due obiettivi: in primo luogo che nella storiografia letteraria italiana si giunga ad assegnare la giusta collocazione e il giusto rilievo al Progetto ai Letterati d’Italia per iscrivere le loro Vite del 1721 del conte friulano Giovanni Artico di Porcia (1682-1743), «inventore» e «promotore» del genere autobiografico agli albori della nuova cultura razionalista settecentesca. Certo è che quello del Porcia è un progetto articolato, un autentico pattern, un modello di racconto di sé in funzione didattica, civile e morale anche per  le successive  biografie tanto da essere definito da Andrea Battistini la «carta costituzionale […], la partitura di tutte le Vite del primo Settecento»;  giudizio confermato implicitamente da Franco Fido, quando  afferma che «è il decennio 1720-1730 ad aprire la stagione dell’autobiografia». In secondo luogo che si corregga l’errore per cui  il suo Progetto avrebbe stimolato la scrittura di una sola Vita (Vico) e non di tre (Muratori, Vico, Bacchini), e forse di una quarta, quella di Pietro Giannone, che non avrebbe fatto esplicito riferimento al Progetto solamente per antagonismo partenopeo e per non essere sminuito, venendo accostato all’autore della Scienza nuova, ma che nella sua Vita ricalca sostanzialmente il modello e le finalità proposti dal Porcia.

 

Infine, legato com’é alla sua terra, come ha dimostrato anche negli anni passati come direttore della biblioteca civica e delle attività espositive a palazzo Frisacco (tra l’altro ha promosso la ristampa anastatica dei giornali storici della Carnia: Carnia, Lavoro, Alpe Carnica, Carnia Domani) ha in serbo una ‘chicca’: un libro, già pronto per la stampa, su UMANISTI DI TOLMEZZO NEL 1500, di cui si riporta l’indice: JACOPO VALVASONE DI MANIACO, Descrizione della Cargna, 1565; I ’Cillenio-Angeli’ di Tolmezzo; ANONIMO DA TULMEGIO (Giuseppe CILLENIO): Canzoniere petrarchesco del XVI secolo; ANTEO CILLENIO: De peste Italiam vexante, 1577; NICOLÒ CILLENIO senior: Psyches – Rapsodiae duae, post 1577; NICOLÒ CILLENIO junior: Breve antologia di poesie latine; RAFFAELE CILLENIO: Oratio ad cives utinenses habita pridie Nonas Decembris 1594, Dedica delle Orationes Decem; Oratio ad cives foroiulenses; Carmina; ROCCO BONI: Austriados, libri quattuor, 1559 (1694 vv.), stampato a Vienna e dedicato all’Imperatore Ferdinando d’Asburgo e a Massimiliano, re di Boemia e poi Imperatore; FABIO QUINTILIANO ERMACORA: De antiquitatibus Carneae (alcuni passi); GIUSEPPE DACIANO: Trattato della peste e delle petecchie,1576 (ampia antologia); FRANCESCO JANIS: Viaggio in Spagna di Francesco Janis di Tolmezzo di Marino Sanuto. Ogni autore é introdotto da un’ampia biobliografia e tutti i testi latini sono tradotti con note esplicative.

 

Friuli: nel 2012 i “giorni della merla” dureranno più a lungo, “Burian” in arrivo?

di Anna Rosso

L’inverno inizia a fare sul serio. Le temperature, già rigide durante il week-end appena trascorso, continueranno a scendere fino a mercoledì. I meteorologi annunciano giornate di “ghiaccio”, durante le quali le temperature anche nelle ore centrali della giornata non supereranno lo zero. Tuttavia, non è previsto l’arrivo della neve in Friuli, almeno fino a metà settimana. Rischio Burian. Da giovedì in poi diversi scenari sono possibili. Infatti un’imponente massa di aria gelida si sta muovendo dalla Siberia verso l’Europa, ma i modelli di simulazione dei meteorologi ancora non precisano la direzione che seguirà. Se questo fronte particolarmente freddo (stiamo parlando del famigerato vento Burian) dovesse dirigersi verso l’arco alpino, il termometro potrebbe scendere tanto da far registrare valori sotto lo zero da record. Ma nessun allarmismo

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Tarvisio: tagli al bonus fiscale? Allora meglio l’Austria

di Tiziano Gualtieri

Meglio pagare le tasse a Vienna piuttosto che a Roma. Questo il possibile trend per una trentina di Tarvisiani dopo l’abbassamento della franchigia di cui godono i frontalieri. Lunedì è passato alla Camera, e a breve anche al Senato, il decreto Milleproroghe che contiene il “bonus fiscale” destinato a chi lavora all’estero ma è sottoposto alla tassazione Irpef perché residente in Italia. Si è passati da 8 mila a 6.700 euro, una riduzione di 1.300 euro che, di fatto, rende più conveniente vivere in Austria. A Tarvisio, visto anche il ritardo nella stesura del decreto che doveva essere rinnovato entro il 31 dicembre, alcuni cittadini hanno già varcato l’ex valico di Coccau con il biglietto di sola andata e altri stanno valutando se imitarli. La riduzione della franchigia, infatti, porta in “dono” circa 250 euro di tasse in più. In tempo di crisi, una discreta somma. «Faccio parte di coloro che, davanti a un’allettante possibilità di spostare la residenza in Austria, non ha saputo resistere» spiega Massimo Giachin, uno dei tarvisiani “costretti” ad abbandonare il suo comune. «Con la franchigia di prima, il netto percepito era pari a quello di un collega austriaco, nulla di più nulla di meno». L’Irpef italiana è più alta rispetto agli altri Stati europei e una decina d’anni fa, per scongiurare un esodo di connazionali all’estero è stato introdotto questo bonus, mai rivalutato ma soprattutto mai diventato legge. Il frontaliero è così in balìa delle leggi, sperando ogni anno nel rinnovo del decreto. A fine dello scorso anno, però, non era stata presa alcuna decisione. La cosa ha creato panico in molte famiglie tarvisiane e Giachin ha deciso di varcare il confine. Così il Comune di Tarvisio, già alle prese con un inarrestabile spopolamento, deve ora fare i conti anche con chi si trova “invogliato” a chiedere la residenza in Austria. In realtà, oltre confine, i vantaggi sono davvero molti: vita meno cara, meno tasse, case più a buon mercato, gasolio, metano ed elettricità a tariffa agevolata. Carta d’identità, patente e targa che si ottengono in meno tempo e dopo cinque anni si può diventare cittadini austriaci aumentando i benefici. E se ora le cose sono critiche, nel 2013 potrebbero anche peggiorare. Al momento, infatti, pare non ci sia più la copertura finanziaria per un nuovo rinnovo del “bonus fiscale”. A quel punto niente più franchigia, circa 3 mila euro di tasse in più all’anno per ogni frontaliero e la Valcanale costretta a “regalare” altri cittadini ai Comuni appena oltre confine.

Ha trovato lavoro in Austria, ha poi comprato casa ad Arnolstein e ora ha trasferito la residenza all’estero. Massimo Giachin è uno dei tarvisiani che annualmente – circa una decina – abbandonano Tarvisio: «Ho quasi 30 anni, sono cresciuto qui e mi sento legato a questa terra. Ho sempre rifiutato di spostarmi in luoghi economicamente e socialmente più attivi ma adesso basta». Costo della vita alto, prezzi delle case «diventati assurdi perché a Tarvisio si punta più sull’alloggio vacanza», zero incentivi per i giovani l’hanno convinto ad andare via e trasferirsi a qualche chilometro dal confine. «Non posso nascondere l’amarezza nel constatare l’indifferenza del mio ex Comune: una risposta quasi furtiva del sindaco quando gli accennai il problema, nessun interesse sul perché volessi andarmene, quasi come se stessi facendo un favore nel cambiare residenza». Giachin si chiede perché non si faccia nulla per trattenere in valle i giovani «non sarà il 50enne che sposta la residenza nell’appartamento di Tarvisio per le agevolazioni sulla benzina a salvarci» magari sfruttando le opportunità che offre l’Austria. «Potrebbero essere allettanti tentazioni per una fuga, ma perché invece non le consideriamo una risorsa da sfruttare per il popolo tarvisiano?». Una prima opportunità poteva essere data proprio dal “bonus fiscale” «ma tanti non sapevano esistesse». E ora è tardi.

Paularo: respinto il ricorso dell’ex assessore Unida, Ministero conferma nella valle solo a 50 km/h

di Tanja Ariis

Il ministro delle Infrastrutture e dei trasporti ha respinto il ricorso presentato, come privato cittadino, dall’ex assessore comunale Annino Unida sulla modifica dei limiti di velocità dei 50 km orari, istituiti dalla Provincia nel novembre 2010, sulla strada provinciale 23 della val d’Incarojo. Lo rende noto il sindaco, Ottorino Faleschini, che commenta: «Come sostenni allora, è del tutto evidente che intraprendere la strada del ricorso è stato un grave errore che invece di risolvere il problema lo ha aggravato, perché ha congelato i limiti fino a oggi in attesa dell’esito della controversia e poi perché rende ora più complessa la loro modifica da parte della Provincia che si vede confermata l’ordinanza che, anche secondo il ministero, è improntata su criteri di prudenza e ragionevolezza. Il ricorso proposto da Unida ha vanificato la ricerca di una soluzione ragionevole della questione che stavo conducendo, come assessore provinciale, assieme all’allora sindaco Vuerli, con gli uffici della viabilità». Per Faleschini il ricorso ha provocato l’irrigidimento della Provincia, decisa a quel punto a dimostrare la fondatezza del suo operato. «Ora, nonostante sia molto più complesso – aggiunge – contando sulla ragionevolezza degli uffici e dell’assessore alla viabilità Mattiussi, chiederò di riaprire il tavolo del confronto per modificare almeno in alcuni tratti il limite dai 50 ai 70 km/h», ma pure «che si organizzino anche nel Comune di Paularo eventi di promozione della sicurezza stradale affinché non si confonda l’opportuno adeguamento dei limiti con la cultura della velocità che quotidianamente provoca numerose vittime sulle strade». Ecco quindi che si è concluso un altro capitolo di una vicenda che si trascina da anni. La decina di km che dal bivio di Imponzo portano al centro della Val d’Incarojo attraverso la nuova strada provinciale è caratterizzata da lunghissimi rettilinei nel fondovalle prima dell’inizio dei viadotti e delle gallerie. In quei tratti il limite di velocità è di 50 km /h, eccessivo per i “paularini” che devono guadagnare il posto di lavoro la mattina o ritornare a casa la sera. Prima della decisione del ministero delle infrastrutture, che conferma i limiti di velocità, era arrivata la proposta dal provveditorato delle opere pubbliche, subito evidenziata da Unida, che aveva segnalato la possibilità di inserire cartelli di pericolo di strada sdrucciolevole con avverse condizioni meteo da sostituire a limiti di velocità eccessivamente bassi.

Udine: i tre terremoti di gennaio 2012 al Nord, non sono collegati con il Friuli

 

Al Crs (Centro ricerche sismologiche) di Udine, che fa parte dell’Istituto nazionale di Oceanografia e geofisica sperimentale, lavorano una ventina tra ricercatori (nella foto Gianni Bressan, da 20 anni “sentinella” dei terremoti friulani) e tecnici, coordinati da un direttore, Paolo Comelli. Il centro, nato nel 1977, con una legge istitutiva nazionale, nell’ambito dei progetti per la ricostruzione del Friuli dopo il 6 maggio ’76, rileva in media, ogni giorno, almeno una scossa sismica sul nostro territorio. «L’attività è continua – dicono al Crs -, si sono scosse anche di magnitudo 0,5 che vengono captate solo dagli strumenti». Ma la ricerca, oltrechè scientifica, è anche storica. Alcuni studiosi stanno infatti cercando di “calibrare” con precisione l’intensità dei terremoti che hanno devastato il Friuli, primo fra tutti quello del 1348. di Maurizio Cescon I terremoti di Verona, di Parma e dell’Appennino tra Liguria, Emilia e Toscana che negli ultimi giorni hanno seminato paura nel Nord Italia non hanno energia sufficiente per innescare attività sismica in Friuli. Lo sostengono i ricercatori e tecnici del Centro di ricerche sismologiche (Crs) di Udine. Ed è una notizia rassicurante, per i friulani, abituati a convivere con l’Orcolat, dopo quel 6 maggio 1976, scolpito nella memoria collettiva. Lì nelle poche stanzette della sede del Crs, in via Treviso, la strumentazione ha registrato tutte le scosse e i computer hanno elaborato sofisticati modelli statistici. Qualcuno, più sensibile degli altri, anche dalle nostre parti ha avvertito l’ultimo terremoto, venerdì pomeriggio, e alcune telefonate, per avere informazioni, sono arrivate alla sede della Protezione civile. Ma appunto per quanto riguarda il Friuli, gli esperti sono categorici. «Per quello che abbiamo osservato – spiega Gianni Bressan, da oltre 20 anni studioso di terremoti -, la sismicità friulana non può essere collegata con gli eventi dei monti Lessini (in provincia di Verona), con Parma e con la zona del Frignano, sull’Appennino. Tutti questi terremoti non hanno liberato energia sufficiente per innescare fenomeni anche da noi. A Verona abbiamo registrato un terremoto di magnitudo 4,4, a Parma di magnitudo 5,1 e nel Frignano di 5,4. Certo sono eventi piuttosto “forti”, ma non in grado di provocare danni, se le case sono costruite in un certo modo. Per quanto riguarda quelle zone, saranno decisivi i prossimi due, tre giorni, per capire se si tratta di episodi isolati o se ci sarannno altre scosse. Nell’Appennino tra Emilia, Toscana e Liguria, storicamente le punte massime di terremoto raggiungono la magnitudo di 5,4, 5,5, quindi abbiamo già raggiunto i livelli più alti. Potrebbe esserci ancora attività, comparabile con quella degli eventi principali. Ma non si dovrebbe andare oltre». Intanto il Friuli, zona ad alto rischio, così come comprovato da tutte le ricerche a livello nazionale e internazionale, vive un periodo, ormai piuttosto lungo, di attività definita «blanda». «La nostra sismicità – continua Bressan – è caratterizzata da lunghi intervalli di quiescenza. Basti pensare che in tutto il 2011 la scossa più intensa, si fa per dire, ha avuto una magnitudo di 2,8 gradi sulla scala Richter, ed è stata segnalata il 4 luglio scorso nella zona di Villa Santina. Il 16 gennaio 2012, con epicentro Paluzza, abbiamo registrato un altro terremotino di magnitudo 2,8. Ma per avere un sisma di 3,7 gradi Richter dobbiamo risalire fino al 2007, quando il fenomeno si manifestò a Trasaghis. L’evento più intenso degli anni Duemila è quello del monte Sernio, giusto 10 anni fa, con magnitudo 4,9. E per rintracciare un sisma con magnitudo superiore a 5 si deve tornare al giorno di Pasqua del 1998, ma lì l’epicentro fu a Bovec, in Slovenia. Tirate le somme, possiamo affermare che l’attività sismica è blanda, in tutta la zona alpina e prealpina». In ogni caso la guardia, al Crs di via Treviso, è sempre ben alta e i tentativi di “controllare” ogni minimo indizio sulle modifiche e gli spostamenti della crosta terrestre, anche grazie alla rete di 14 stazioni Gps, è costante. «Il nostro territorio – conclude il ricercatore – ha una sismicità complessa e particolare, molto più complicata, per esempio, di quella che si può osservare per la famosa faglia di Sant’Andrea, in California. Qua può arrivare la “botta”, un fenomeno di forte intensità, senza alcun preavviso, anche minimo. Purtroppo come è accaduto il 6 maggio 1976».