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Friuli: fra Treppo e Ligosullo una fusione che è una sfida per il futuro della Carnia

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di ALBERTO TERASSO.
Ci hanno provato in tanti, ma il bandolo della matassa, finora l’hanno trovato così in pochi, che per esempio Rivignano-Teor resta scolpito nella storia della fusione dei comuni. Adesso, tra quelli che ci credono, ci sono Treppo Carnico e Ligosullo. Si scherzava un tempo, in politica, sulla scissione dell’atomo, partiti che sfidavano consensi da prefissi telefonici. Qui siamo alla fusione, non semplice, tra Comuni-pulviscolo. Piccoli numeri, ma la sfida resta: finora ha prevalso il motto “divisi, fin che morte non ci unisca”. In Alta Carnia, la sfida nasce tra due realtà che, mettendosi insieme per chiamarsi Treppo Ligosullo, sfiorano i mille abitanti: Ligosullo poco più di 100; Treppo, generoso, poco più di 600. Però nelle terre alte del Friuli, la storia accompagna ogni momento. Più volte nella realtà complessiva della Val Pontaiba, le due realtà si sono volute, prese e abbandonate. Gente che ha saputo ipotecare il futuro con la Secab, la storica cooperativa elettrica, così, quando è arrivata la Sade-Enel, la comunità era già pronta a dire che qui funziona in altro modo: cooperativismo, gente che dà e riceve in proporzione. Altre alchimie non si conoscono. Gente che sa che appena dietro i tornanti monte Croce Carnico c’è Kotschach-Mauthen, l’Austria che funziona, verde, ecologica quella che crea pendolarismo per i carnici che vanno a produrre gli scambiatori di calore italiani. «Quelli, oltre il confine, sono due comuni che hanno dato vita al processo di integrazione e sviluppo quasi quarant’anni fa – dice il sindaco di Treppo Carnico, Luigi Cortolezzis, un cognome che fa storia da queste parti – Ebbene, bisogna sapere, quando andiamo a trastullarci nella spa carinziana, che quel centro benessere è stato il primo intervento garantito dalla fusione dei due comuni». Qui, in Val Pontaiba, è partita un’operazione che sembra fatta in vitro, ma ha radici talmente profonde da riassumere la storia della Carnia, con visioni potenti e voglia di futuro. Si va dal cooperativismo allo sviluppo dell’idroelettrico, alla capacità di resistere in montagna trovando soluzioni uniche, dal polo turistico dello Zoncolan all’acquedotto di valle, alla casa di riposo. Grandi amministratori ma anche gente che si responsabilizza e si gioca una partita altrove impossibile. Pensiamo a Tausia, frazione di Treppo. Sessanta abitanti e un circolo Arci che funziona da vent’anni. «Tutto cominciò con quelli che giocavano a morra – dice Marianna Morocutti, la presidente – volevano una stanza tutta per loro: ora è diventata un punto di riferimento insostituibile». Un avamposto sul confine Treppo-Ligosullo. E il Grest della parrocchia (comprende i due comuni, per restare in tema), curata da don Henry Della Pietra, che porta in Val Pontaiba 80 ragazzini, di cui almeno 50 dalle vallate vicine? La cronaca insiste e guarda a quanto lo stare insieme sia fondamentale, tant’è che chi della solidarietà sa leggere anche le ultime pagine di qualsiasi libro – gli alpini – ha una sezione sola, in comune. E non è un gioco di parole. Che dire della Protezione civile che manda in centr’Italia due giovanotti, uno di Treppo e uno di Ligosullo, per dare una mano dove si deve: non è forse lo spot più chiaro di quanto «senza la voglia di stare assieme non si va da nessuna parte?». L’esperimento in vitro è essenziale. Lo dimostra quanto la Regione scommetta su questo passaggio, al punto che proprio dal processo in corso tra i due atomi del microcosmo carnico potrebbe scattare una scintilla che, senza dar fuoco alla prateria, avrebbe il significato di trovare quella password – ancora introvabile – che risolve una situazione fatta di spopolamento e degrado. Un modello, un paradigma. Qualcosa da esportare. L’altro giorno a Treppo Carnico sono saliti Silvia Iacuzzi, di LabFin, Mario Robiony, dell’Università di Udine, e Daniele Gortan, di Compa: con il professor Andrea Caffarelli stanno dando muscoli a questi progetti di fusione. Si lavorerà per mesi in vista del referendum che è previsto per ottobre. Allora sarà la gente a decidere: sì o no. Il nodo è di vedere come quel sano campanilismo che si confonde con l’identità saprà trovare uno sbocco concreto. Ci si trova di fronte a comunità spossate dalle promesse e bloccate da scenari che fanno temere un’insostenibile gestione della vita quotidiana. E spunta quella che Angela Cortolezzis, presidente del circolo culturale, chiama “l’indifferenza”, la possibilità che scommettere sul domani sia un gioco a somma zero. Inutile, vano. E subito arriva, com’è successo in consiglio comunale, l’attacco di chi vede come fumo negli occhi una fusione che potrebbe invece dare gambe a qualcosa che, visti i chiari di luna della montagna friulana, potrebbe essere vicino al capolinea. «Uno schifo» ha tuonato la minoranza. Troppi soldi buttati, uno schiaffo alla miseria. Senza tener conto, pare, che la fusione porta con sé una filosofia – e una pratica – che può stimolare energie e rappresentare un punto di svolta anche per altri comuni. Perché si porta dietro la voglia di avere un domani. Il sindaco non vuole soffermarsi su «convenienze, ricadute e ritorni economici» che pure ci sono e verranno squadernati (unitamente alla possibilità di staccarsi dall’Uti e una volta “fusi” non perdere vantaggi e opportunità). Volare un po’ più alto è comunque un modo di sognare. I due comuni della Val Pontaiba hanno certamente carte importanti per risparmiare, fare piccole economie di scala («In vallata ci sono 6 comuni, 12 scuolabus e tre autisti», per esempio), ma hanno altre briscole da sfruttare: i 5 mila metri cubi annui di legname che totalizzano insieme Treppo e Ligosullo; un patrimonio immobiliare pubblico e privato considerevole, e dimenticato; quel carico da undici che si chiama qualità della vita da proporre al turista e non solo a chi qui ci vive. Fino a ottobre ci sarà modo di parlarne: la gente di qui è abituata ai percorsi in salita.

Alto Friuli: a “Moggessa di Là” sono rimasti solo Silvio e i gatti selvatici

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di DARIO ZAMPA.
Questa settimana il viaggio nei paesi dimenticati fa tappa a Moggessa di Là, frazione di Moggio Udinese. Ad accompagnarci e a fare da guida ai lettori del Messaggero Veneto è ancora il cantautore Dario Zampa. Come arrivare Partendo dal capoluogo si prosegue per la Val Aupa. Dopo 6 km si gira a sinistra, verso Grauzaria. Superato il paese si prosegue per altri 2 km, fino a Monticello. Qui si lascia l’auto e si prosegue a piedi per 6 km (un’oretta di strada). Si può continuare solo in moto o con un mini fuoristrada. Il Comune Qualsiasi turista, anche sbadato, non può tralasciare nel suo itinerario montano la visita all’abbazia di San Gallo, a Moggio di Sopra, fondata nel 1085, con la sua torre medioevale e l’elegante chiostro. E’ una rara chicca storica! Una curiosità: a Moggio è nata Miranda Martino una famosa cantante e attrice, oggi 82enne. Vanta 3 presenze al festival di Sanremo, cinque a Canzonissima, a numerose commedie musicali, teatrali. Figlia di napoletani, Miranda ha vissuto la sua prima infanzia a Moggio, fino a 7 anni, ed ha sempre mantenuto un bel ricordo di quel periodo tanto da incidere, nel 2006, una canzone in friulano: O tornarai. Ti aspettiamo! Silvio, un po’ selvatico Se c’è una Moggessa di Là è ovvio che ci sia anche una Moggessa di Qua. Ebbene sì! Esistono due Moggesse che si trovano a mezz’ora di cammino l’una dall’altra. Ambedue si trovano a oltre 6 km dai primi casolari delle altre borgate e sono raggiungibili solo a piedi. Sono totalmente isolate. Moggessa di Qua, che nel primo Novecento contava oltre 170 abitanti, è rimasta completamente disabitata. Per poter parlare con qualcuno ci siamo recati a Moggessa di Là dove risiede l’ultimo vero moggessano: Silvio Simonetti. Silvio, quasi ottantenne, si è ormai fossilizzato nella borgata e nessuno è mai riuscito a convincerlo di scendere a valle anche se l’età, l’isolamento e la salute cominciano a richiedere attenzione. Non c’è verso! Ormai sono anni che non si muove dal paese, neanche per fare la spesa. «Questo posto è il mio paradiso terrestre – dice sorridendo –, si sta benissimo! Ci sono tre fontane con l’acqua che sgorga purissima. C’è la chiesetta ristrutturata con dentro la Madonna, anche Lei sola come me…». Fa quasi tenerezza sentirlo parlare, lui che ha lavorato 30 anni in miniera a Cave del Predil dov’è rimasto per due lunghi giorni, tra la vita e la morte, intrappolato per il crollo di una galleria. «Mi dicono che il mondo è cambiato – dice scuotendo la testa –, ma non mi preoccupo: io sono fuori da quel mondo. Quassù non arrivano neanche i ladri! Per me è già cambiata troppo Moggessa. Fino a quindici anni fa c’era il telefono ma i pali si sono infraciditi e nessuno li ha sostituiti. Una volta veniva tanta neve… Oggi non viene neanche quella! Avevo una decina di galline, ma la volpe e la faina le hanno dimezzate. Qui – balbetta fra se – non c’è posto neanche per galline!». Mandi Silvio! La curiosità A Moggessa di Là, oltre a Silvio, unico umano, vi è una colonia di gatti selvatici che si è appropriata del paese. Oltre una ventina di felini percorrono indisturbati le stradine del piccolo borgo. La signora Nadia, delegata dal Comune di Moggio, ha il compito di accudire, curare e sterilizzare i felini con la collaborazione, quando necessita, di un veterinario. «Il problema non è semplice – ci confida Nadia – perché è molto difficile catturare gatti selvatici da sottoporre alle varie cure: quando si sentono braccati diventano pericolosi. Possono saltarti addosso e lacerarti il corpo con un’aggressività impressionante. Stiamo studiando qualche espediente per poterli gestire».

Tolmezzo: il Comune allestirà un’area per i cani in via Grialba, la domanda al Cosilt

Mappa di: Via Grialba, 33028 Tolmezzo UD

di Tanja Ariis.
La città avrà presto la sua area per le corse e i giochi dei cani, probabilmente già entro la fine dell’anno. L’assessore comunale Mario Mazzolini annuncia di aver presentato formale domanda al Cosilt (Consorzio per lo sviluppo industriale di Tolmezzo) per poter realizzare, in una porzione dell’area, di proprietà del consorzio, di fronte all’albergo Al Benvenuto in via Grialba, un’area di sgambamento per i cani. «Dovremmo – anticipa – riuscire a farla entro quest’anno». Mazzolini spiega infatti che contatti informali sono già avvenuti con il Cosilt, che ha dato la sua disponibilità a collaborare in questa direzione. Ora si tratta di formalizzare il tutto. «L’area per lo sgambamento dei cani – sottolinea Mazzolini – è molto richiesta dai cittadini di Tolmezzo e la nostra volontà è collocarla in quella parte della città perché ha il vantaggio di essere collegata già a una pista pedonale. È uno dei pochi siti in realtà che possono andare bene perché è una zona abbastanza vicina al centro, ma non eccessivamente e non si trova accanto alla pista di guida sicura o al poligono di tiro, da dove provengono emissioni sonore non indicate per questo tipo di attività». Il costo per realizzare l’area per i cani è di 20 mila euro che saranno sostenuti in toto dal Comune. I fondi raccolti da volontari con varie iniziative, come “Giro…in giro con Bau”, spiega Mazzolini, potranno invece essere impiegati per equipaggiare l’area interna, dotandola di attrezzature per lo sfogo, il gioco e l’educazione dei cani. Già nel 2010 un gruppo di cittadini aveva chiesto un’area di questo tipo. Il dibattito era nato in realtà dall’allora ipotizzata interdizione da parte del Comune dei cani dal centro di Tolmezzo per il problema delle deiezioni canine non raccolte da troppi proprietari di amici a quattro zampe. Ne era derivata una petizione a cui avevano aderito 600 persone per dire no all’interdizione dei cani dal centro, vissuta come una grave limitazione della libertà personale di spostarsi come un qualunque altro cittadino, solo perché accompagnati da un animale. Esse chiedevano piuttosto l’introduzione di sanzioni pesanti per quei conducenti di cani sprovvisti dell’occorrente per la pulizia delle deiezioni dei loro amici a quattro zampe e, tra le varie obiezioni, sottolineavano anche come in città mancassero zone di sgambamento per i cani. Da allora ne domandano una.

Ampezzo: ondata di proteste per gli stavoli all’asta nella conca di Pani

di Tanja Ariis.
Volantini di disapprovazione e voci contrarie alla vendita all’asta da parte del Comune di due stavoli nella conca di Pani si levano sempre più in queste ore ad Ampezzo: un gruppo di persone che in paese stava lavorando a un progetto per la valorizzazione naturalistica, storica e turistica dell’area nell’interesse di tutta la Carnia – così affermano – non accetta quella che definisce una svendita di beni della comunità per la cui ristrutturazione erano stati anche concessi non pochi contributi regionali. A esprimere per tutti il punto di vista del gruppo è Mido Martinis, che esprime grande amarezza per la messa in vendita di tali immobili (il termine per le offerte scade giovedì). Il prezzo a base d’asta per uno degli stavoli è di 81 mila euro e per l’altro è di 67 mila euro, quando però, segnala Martinis, il Comune ha investito negli anni per uno di essi 99 mila euro e per l’altro 82 mila per ristrutturarli, senza contare le infrastrutture di servizio come acquedotto e strada asfaltata e allora la spesa lievita ulteriormente. Perché spendere soldi pubblici per tali immobili, se l’obiettivo era venderli anziché valorizzarli a favore della comunità? Perché – insiste soprattutto Martinis – non dare appoggio e seguito al progetto che si stava cercando di avviare, su idea del compianto Giovanni Spangaro, per valorizzare tutto il sito, tra l’altro estremamente panoramico, degli “stavoli della Congregazione” (si chiama così perché deriva da un lascito di Giacomo Taddio fu Valentino nel 1836 alla Congregazione di carità di Ampezzo, dopo la cui soppressione finì nelle proprietà del Comune) e della conca di Pani come risorsa per la Carnia? Gli stavoli nell’estate 2013 erano già stati oggetto di un incontro e di interesse tra sindaci, Università di Udine, Giovanni Spangaro, Giulio Magrini e Martinis, come punto di partenza di un percorso che avrebbe coinvolto ben cinque Comuni. L’idea era (e per diversi resta) realizzare nei tre stavoli (due di essi sono quelli in vendita) un punto di aggregazione e per eventi culturali, un punto di appoggio per numerose escursioni naturalistiche e storiche (per esempio sui sentieri della Resistenza) in Carnia e per cicloturisti, un rifugio-ristoro e una sede di accoglienza per studi di agraria, scienze dell’alimentazione e architettura, cercando di dare un futuro a questi luoghi anche per le nuove generazioni nell’ottica di un turismo sostenibile.

Carnia: tra acqua rapita e un poligono militare

 

di Gianni Nassivera Forni di Sotto.

Dagli anni ’50 del secolo scorso le acque dei rii della sinistra orografica del fiume Tagliamento presenti sui territori dei comuni di Forni di Sopra e Sotto vengono captate e convogliate nel lago di Sauris a fini idroelettrici, captazioni ottenute anche con il consenso dei Comuni interessati facendo ad essi più di una promessa che a distanza di tanti anni, si può tranquillamente affermare, che sostanzialmente non sono mai state mantenute, in questi tanti anni diverse sono state le manifestazioni di proteste fatte dalle popolazioni interessate ma il comportamento della Sade prima e dell’Enel per nulla si modificò. Oggi tutti sono a conoscenza che la captazione dell’acqua, e la sua gestione viene eseguite dalla multinazionale Edipower, essendo divenuta proprietaria delle centrali di Ampezzo e di Cavazzo con la logica conseguenza di intascarsi i relativi utili che poi vengono investiti altrove. La Regione Alto Adige e non solo questa , ha acquistato dall’Enel le centrali presenti sul suo territorio, la gestione ed i relativi utili ricadono sul suo territorio ed a beneficio della sua popolazione. Perché questo non è avvenuto anche da noi? È sbagliato ora affermare che alla nostra popolazione viene praticato un continuo furto? Pochi anni dopo aver captato le acque nei modi sopra citati ai Comuni dei Forni Savorgnani arriva la beffa. Tutti siamo a conoscenza che decenni or sono l’uomo ha visitato la luna, oggi abbiamo aerei che volano senza piloti, satelliti oltre l’orbita terreste, missili che possono “viaggiare” da un Continente all’altro eccetera mentre nella piana di Casera Razzo e sui pendii del monte Bivera, l’autorità militare vincola un territorio di oltre 100 kmq di proprietà comunale per crearvi un Poligono di tiro sotto regia Nato. Nell’anno 1979, l’autorità militare espresse la volontà di espropriare ai Comuni interessati il territorio prescelto comprese malghe e pascoli cioè una vasta zona ricca di bellezze naturali con ricchezze di flora e fauna, che successivamente venne riconosciuta Zona di interesse comunitario (proprio non si riesce a capisce come possa essere attivo un poligono militare di tiro) la volontà dell’esproprio da parte dei militari fu subito contestata dall’intera popolazione carnica, che ben organizzata nell’ottobre del 1979 manifesto energicamente a Casera Razzo. Mi sia consentito ricordare i vari colloqui telefonici, che come consigliere provinciale ebbi con il compianto Presidente della Repubblica Sandro Pertini, che sensibile alla situazione che si presentava subito si attivò a sostegno delle richieste delle popolazioni interessate, e in pochi giorni ci comunicò che era riuscito ad evitare l’esproprio dei terreni ed a ridurre al minimo necessario le esercitazioni , precisando che la chiusura del poligono non rientrava in quel momento nelle sue competenze essendo questo sotto la regia Nato. Il primo e più importante passo era compiuto. Ora, le esercitazioni continuano e con arroganza impongono alle popolazioni il divieto il di poter disporre dei propri beni come Democrazia vuole comportamento certamente non corretto considerati i tempi in cui viviamo, inoltre va tenuto presente, come sopra citato il progresso negli armamenti che il settore militare ha purtroppo avuto dall’inizio di questa vicenda, ed è anche su ciò che a mio avviso gli amministratoti pubblici devono far leva e saper dimostrare con determinazione che tale poligono oggi si presenta come una imposizione fanciullesca, argomenti che personalmente ritengo sostenibili per compiere un ulteriore passo innanzi affinchè questa vertenza si chiuda definitivamente, è ovvio che per arrivare a questo è necessario saper individuare il giusto interlocutore istituzionale. Continuando così, con acqua rapita e poligono militare imposto affermare che siamo soggetti al male e alle beffe è sbagliato? 

Tolmezzo: in vendita oltre trenta posti auto sotto il centro direzionale di via Carnia Libera 1944

di Tanja Ariis.
Parcheggi sotto il centro direzionale: giovedì al Consiglio comunale verrà chiesto di dare il via libera alla loro vendita. Solo nei mesi scorsi, dopo tantissimi anni, si era formalizzato il passaggio di proprietà al Comune. La giunta a febbraio aveva deliberato l’ok a firmare l’atto di cessione all’ente da parte dell’impresa che eseguì i lavori. Quei posti auto non erano infatti ancora diventati, nonostante diversi atti prevedessero tale passaggio, di proprietà comunale. Le aree in questione riguardano parcheggi interrati sotto il centro direzionale in via Carnia Libera 1944 e sotto il condominio di via della Cooperativa e parcheggi in superficie. Il relativo piano particolareggiato risale al 1977 e i lavori ai primi anni Ottanta. La cessione gratuita al Comune di parcheggi interrati era prevista nell’ambito della creazione del centro direzionale. Si è trattato negli ultimi anni di ricostruire una complessa situazione venutasi a creare fra iniziali previsioni e realizzazioni finali (verificata e risolta già nel 2011). Passano di proprietà circa una trentina di parcheggi e tutte le aree in superficie (già consegnate al Comune). Al Consiglio comunale giovedì sarà chiesto di mantenere per queste ultime la destinazione di parcheggio pubblico, mentre per i 32 parcheggi interrati che oggi sono misti, cioè un po’ a uso pubblico (parcheggi di relazione nell’ambito di una lottizzazione e in teoria a servizio del complesso) e un po’ pubblici (che possono cioè, siano essi a strisce bianche o blu, essere usati da chiunque), sarà chiesto di porli in vendita a enti o privati, vista la loro difficile gestione e il maggiore interesse pubblico a perseguire tale opzione. La precedenza verrà data agli enti e privati che oggi operano nel centro direzionale, se saranno interessati al loro acquisto. In ogni caso ciò si tradurrà in una nuova entrata per il Comune. «Il ricavato proveniente dalla vendita – spiega a riguardo il vicesindaco e assessore, Simona Scarsini – potrà essere destinato alla realizzazione di nuovi parcheggi e/o alla manutenzione della viabilità». Nel Consiglio comunale, convocato per le 17 di giovedì sarà conferita la cittadinanza onoraria a Bernhard Großwieser, il presidente dell’associazione bavarese “Amici di Tolmezzo” nel gemellaggio con Simbach am Inn, saranno ratificate alcune variazioni di bilancio e sarà sottoposto all’assemblea il tema della trasformazione di Esco Montagna Fvg Spa in società a responsabilità limitata.

Sauris: la strada del Lumiei riaperta al traffico un giorno prima

di Gino Grillo.

Cronoprogramma rispettato per la circolazione diretta da e verso Sauris. Anzi, con un giorno di anticipo rispetto al previsto. Oggi sarà infatti riaperta al traffico la strada provinciale che da Ampezzo porta al Comune più in quota della nostra provincia, la strada del Lumiei. L’avanzamento dei lavori, come aveva anticipato il neo sindaco Ermes Petris, permetteranno il transito sul ponte in entrambi i sensi di marcia, e non a senso unico alternato come preventivato all’inizio dei lavori. Al taglio del nastro, fissato alle 11, ci saranno il presidente della Provincia di Udine, Pietro Fontanini, il suo vice con delega alla viabilità, Franco Mattiussi, i sindaci di Sauris Ermes Petris e di Ampezzo Michele Benedetti. Il ponte ad arco edificato un’ottantina di anni fa, è stato oggetto di un intervento, del costo totale di 750 mila euro, che ha visto il rifacimento e l’allargamento della sede stradale e dei parapetti. Ed è stata effettuata la predisposizione per l’impianto di illuminazione, di cui era sprovvisto. Il ponte servirà anche per veicolare i cavi per le infrastrutture per i servizi di rete e fibra ottica. I lavori non sono ancora ultimati e proseguiranno sino al 5 ottobre senza intaccare la viabilità. Il manufatto appariva gravemente danneggiato, fuori norma in relazione alle attuali esigenze di sicurezza stradale. Oltre a ciò, appariva anche dimensionalmente insufficiente alle attuali necessità di traffico veicolare. Questi lavori, tuttavia, potranno essere eseguiti senza che le aziende esecutrici – Edilverde di Martignacco, Cimenti di Ovaro e Sils di Sauris – debbano utilizzare il manto stradale. Un ulteriore limite al traffico, infine, è previsto per il 17 luglio, data in cui è prevista l’istituzione del transito a senso unico alternato regolato da semaforo per consentire la prosecuzione dei lavori sull’infrastruttura..

Carnia: l’incognita delle Uti tra Brollo e Barazzutti

di Alfio Anziutti Forni di Sopra.

L’incognita delle Uti tra Brollo e Barazzutti nel merito al frizzante scambio di opinioni tra Franceschino Barazzutti, ampiamente conosciuto come difensore dei diritti dei carnici, e l’attuale sindaco di Tolmezzo Francesco Brollo, desidero dire alcune cose. Tema dello scontro sono le Unioni dei Comuni (UtiI), di cui Brollo è fresco presidente. Vengono elencati capacità decisionali, decentramento, vocazioni economiche dei paesi. Non un progetto, ma solo auspici su un futuro che non si presenta facile, pensiamo alla coesione dei paesi, a un piano generale, alle capacità dei nuovi amministratori, allo sbandierato decentramento. Tutte cose da verificare, uscendo, secondo Barazzutti, «dall’indifferenza e prendendo a cuore il destino della propria terra e ricostruendo lo spirito proprio delle comunità» cioè dei paesi; tracciando, secondo Brollo, «traiettorie sostenibili ma, se serve, audaci», provando «a rialzare le sorti della Carnia come gruppo» della politica. In proposito Brollo chiede «rispetto verso sindaci e amministratori»: ci mancherebbe. Sarebbe bene, penso, che anche lui rispettasse i sindaci e gli amministratori precedenti, cominciando proprio da “quel Barazzutti” (cosí lo ha apostrofato) che rappresenta i sindaci del 1976. Forse Brollo avrà sentito parlare di “quel terremoto” e del riconosciuto impegno di “quegli amministratori” (esempio mondiale che onora il Friuli), oggidí tutti pensionati che Brollo vorrebbe rottamare, senza però il permesso di «brontolare da bordo strada». La Carnia è piena di pensionati e questi vecchi montanari, anche se a Brollo danno fastidio, vorrebbero continuare a dire la propria sul futuro di questa terra. Solidarietà, quindi, al sindaco del terremoto Franceschino Barazzutti e a tutti i pensionati della montagna: sempre nel nome della Carnia.

Tolmezzo: De Martino e Mazzolini assessori al posto di Cristiana Gallizia e Michele Mizzaro, riviste alcune deleghe

fabiola de martino 

di Tanja Ariis.
In giunta a Tolmezzo entrano due nuovi assessori: si tratta dei consiglieri comunali Fabiola De Martino e Mario Mazzolini, i cui nominativi, che ora trovano conferma nelle decisioni del sindaco, avevamo anticipato qualche giorno fa. Il sindaco, Francesco Brollo, ha in quest’occasione anche effettuato una ridistribuzione delle deleghe tra vari assessori del suo esecutivo. Il rimpasto si è reso necessario dopo le dimissioni da assessore rassegnate da Michele Mizzaro la scorsa settimana e da Cristiana Gallizia lo scorso febbraio, ma anche alla luce del nuovo incarico di Brollo, quale presidente dell’Uti della Carnia. Come avevamo anticipato la scorsa settimana dopo un primo contatto con il sindaco, ecco dunque la nuova composizione ufficiale della giunta comunale tolmezzina. Fabiola De Martino (della lista “Indipendenti di Centro”) entrata tra i banchi del Consiglio comunale il 22 dicembre scorso a seguito della rinuncia a sedere negli scranni dell’assemblea cittadina del consigliere Cristiana Gallizia (poi dimessasi per incarichi lavorativi anche dalla giunta), è ora assessore alle politiche sociali, alle associazioni e al volontariato. Mario Mazzolini (Pd) ha assunto invece le deleghe alle manutenzioni, frazioni, allo sport e al commercio. In questa occasione, inoltre, il sindaco Brollo ha, come detto, ritenuto opportuno effettuare una ridistribuzione generale degli incarichi: così alla vicesindaco Simona Scarsini, assessore alle opere pubbliche e all’urbanistica, è stata sostituita l’attribuzione delle manutenzioni con quella dell’energia e dell’ambiente. All’assessore alla cultura, alle politiche giovanili, all’innovazione e agenda digitale, Marco Craighero, è stato aggiunto il settore turismo e all’assessore al bilancio, alle finanze, al patrimonio e risorse umane, Alfonso Fasolino, sono stati assegnati anche lavoro e attività produttive. Restano inalterate le attribuzioni conferite all’assessore Alessia Benedetti, che ha le deleghe all’ istruzione, ai progetti europei, alle pari opportunità, alla semplificazione burocratica e quelle relative ai procedimenti amministrativi.

Tolmezzo: il Comune ha deciso, i camper in via Gortani dietro la casetta dell’acqua

di Tanja Ariis.
L’Area camper in città sarà realizzata dietro la casa dell’acqua, al parcheggio di via Gortani. A darne notizia è il vicesindaco Simona Scarsini, dopo che nei giorni scorsi la giunta comunale ha approvato il progetto preliminare per realizzare in tale zona un’area di sosta multifunzionale per caravan e camper secondo i criteri di uno sviluppo turistico ecosostenibile, nel rispetto dell’ambiente e delle peculiarità del territorio ospitante. L’intervento, che sarà maggiormente dettagliato, osserva Scarsini, nelle successive fasi progettuali, ammonta a un totale di 160 mila euro (di cui 120 mila per soli lavori) e potrà concretizzare, in questa parte della città piuttosto centrale e comoda da raggiungere, fino a 8 posteggi per camper e caravan attrezzati con tutti i relativi servizi. La giunta ha dato mandato al sindaco, Francesco Brollo, di partecipare al Concorso “I Comuni del turismo in libertà” edizione 2016 indetto dall’Apc (Associazione produttori caravan e camper), in collaborazione con Anci, Federparchi, Europarc Italia, Federterme e Fee (Fondazione per l’educazione ambientale) Italia. In palio vi sono in tutto quattro premi ciascuno di 20 mila euro per i primi quattro Comuni classificati. Dell’area camper si era parlato in marzo, quando Scarsini aveva spiegato, rispondendo al consigliere Valter Marcon, che l’amministrazione comunale stava cercando i fondi per realizzarne una all’altezza delle esigenze del capoluogo carnico e pensava a location diverse dall’ipotesi iniziale di via Percoto. Il Comune aveva partecipato con quell’ipotesi al concorso a cui si appresta a concorrere anche quest’anno, ma proprio perché l’intervento era troppo ridotto non era risultato tra i vincitori. Anche nell’ottica di una Tolmezzo città alpina, il Comune ora si rimette in gioco. Del resto il capoluogo carnico registra sempre più richieste relative a questo tipo di turismo.