Archivio mensile:Maggio 2012

Somplago: un’auto ferma in autostrada e la terribile scoperta; giù dal viadotto un giovane di Latisana

Abitando nei pressi dell’autostrada si fà l’abitudine al via vai di ambulanze durante il giorno e non ci si fà quasi più caso. Ma quando partono la sera e di gran carriera come è accaduto stasera, allora qualcosa di grave deve essere successo. Le notizie parlano di un giovane di 31 anni residente a Latisana che si sarebbe suicidato lanciandosi dal viadotto dell’Autostrada, sul viadottoall’altezza di Somplago. Ad accorgersi del dramma una pattuglia che notando l’auto ferma in autostrada, ha scorto il corpo esanime del giovane sotto al viadotto.

 M.d.c. dal MV di oggi

Tragico gesto di un 31enne originario della Bassa friulana. L’uomo, che stava percorrendo l’A23 nel territorio di Cavazzo Carnico, ha accostato la sua automobile nella zona del viadotto che porta il nome di Somplago a poca distanza dal lago dei Tre comuni e senza che nessuno potesse intervenire si è lasciato cadere nel vuoto finendo nella sottostante strada che costeggia quello che comunemente viene chiamato lago di Cavazzo. Una prima segnalazione e il conseguente allarme è scattato intorno alle 19,45. Per accertarsi dell’accaduto una pattuglia della Polizia stradale di Amaro, guidata dal responsabile Sandro Bortolotti, è andata sul luogo della sciagura e di fatto ha potuto constatare che per il giovane non c’era più nulla da fare. La conferma è giunta poco dopo dal medico del 118: oltre all’ambulanza, sul posto è intervenuto l’elisoccorso. Presente anche una squadra dei Vigili del fuoco. La salma del giovane, figlio di un artigiano della Bassa, la cui famiglia ieri sera è stata avvisata dai carabinieri, è stata portata all’obitorio di Mena nel comune di Cavazzo Carnico. Dalle indagini nulla è trapelato sui motivi che hanno condotto l’uomo al tragico gesto

Aldo Rossi e l’anzian di Manzan

L’Anzian di Manzan (storia realmente successa il 31 maggio 2012).

Oggi era l’ultimo termine utile per iscrivermi ad un concorso e dovevo correre in fretta a Manzano. Avevo deciso di partecipare all’ultimo momento, lavorando buona parte della notte per riuscire a realizzare un provino che contenesse tutte le potenzialità del brano appena composto.

L’appuntamento era per le quattro del pomeriggio e chi dovevo incontrare mi aveva fatto un favore, visto che gli uffici al pomeriggio del giovedì dovevano essere chiusi. Insomma una premura bestia e al solito, lo zio Tom (il navigatore che quando non serve funziona alla perfezione), oggi non ne voleva sapere di beccare l’indirizzo e mi portava fuori strada. Allora mi fermo, tiro giù il finestrino e chiedo ad un anziano che stava nella piazza a circa3 metridalla strada, se poteva indicarmi la sede della biblioteca.

L’anziano mi guarda fisso negli occhi, si avvicina lentissimamente, non parla; continua a guardarmi negli occhi e si appoggia con tutte e due le mani sopra il finestrino che avevo abbassato per chiedere indicazioni. “Mi disial la che o cjati le biblioteche” ripeto temendo non avesse capito. “La biblioteche a è un tic plui indenant, baste cal giri a diestre”. “Grazie” gli dico, ma avevo notato che alla macchina non si era solo appoggiato: lui alla macchina si era aggrappato proprio e non mollava la presa.

“Ca mi fasi un ben” mi dice: “Podiel puartami a cjase? Sael no pues dropà las gjambes ai dùt un dolor”. Ecco ci mancava pure questa, mentre l’orologio segnava le 16.01 provo a buttare li un “soi in ritart a un apontament, no combinial in atre maniere?” “Sal saves ce che i ai tas gjambes”, mi dice continuando a fissarmi agganciato alla macchina, “fas une fadie mostre …”. Detto questo mi ritrovo l’anziano in auto, perché ovviamente il problema grosso era nel camminare, meno nel salire in auto.

Avvio la macchina e vado seguendo la strada per la biblioteca, ma lui mi fa segno di girare, perchè lui risiedeva nella strada che incrocia via Sottomonte; quindi per tornare nella direzione della biblioteca, dopo averlo lasciato nella sua abitazione, avrei dovuto fare il giro del quartiere dato che c’era anche un senso unico. A quel punto non avevo dormito la notte prima, ero in clamoroso ritardo,  il tom tom non funzionava e mi ero anche fatto fregare da una persona anziana. Imprecando in cirillico vado avanti e mi fermo davanti a casa sua: “Vuliel viodi ce chi ai tas gambe?” mi dice. “Soi tardissim, soi tart fûr misure” lo imploro!

Scende dalla macchina e si china sul finestrino aperto, mi allunga la mano e mi dice: “Lui al vorà tante furtune sael, parceche chei ca judin i malâz e chei ca no podin, a voran tante furtune”.

Lo vedo allontanarsi, metto la prima e meccanicamente parto, come sanno fare a memoria i miei riflessi quando io sono in ritardo. Ma poi rinsavisco, capisco, mi sento un verme; freno e sto per fermarmi, ma alcuni colpi di clacson e un paio di maledizioni dell’automobilista che mi seguiva mi fanno desistere. Nello specchietto l’anziano non c’è più e allora gli scrivo qui quello che avrei voluto dirgli.

“Ca mi scusi paron, pa poucje creançe chi ai vût vuei daspo misdì; al è che i vivin in tun mont la che i sin simpri a cori daûr a alc e no si nacuarzin che chel che magari a vâl e al è plui important, lu vin dongje in chel moment! La prossime volte mi mostrarà ce ca i è capitât tas sos gambe e magari i bevarin un tai insieme (se il so malan ai permet di bevilu). Vulevi encje disi che cul so auguri di vuei, no mi interesse plui di vinci il concor, parceche il concors lu ai belzà vint cun la furtune chi ai vût di cjatalu e sintì las sôs bieles peraules. Grazie par veimi fat fa dal ben a lui cal podeve jessi gno pari o gno nono, o un me conossint; grazie par veimi fat sintì miôr e grazie pal so auguri che al vâl di plui di dut di ce ca si pos comprà tai negozis di dut il mont. Grazie encjemò e sperin che las gambes a guarissin di corse e che une dì al podi … tirami ne pidade!

 

 

Paluzza: rimpasto in maggioranza, Maicol Plazzotta assessore al posto di Beppino Di Centa

di Gino Grillo

Le dimissioni dell’assessore Beppino Di Centa, che lascia la maggioranza di Elia Vezzi e fonda il gruppo misti all’interno del consiglio comunale, sono state ufficializzate ieri sera nel corso della discussione dell’ordine del giorno del consiglio. Il sindaco Vezzi, che ha ricevuto le dimissioni di Di Centa qualche giorno fa, nel frattempo ha deciso il nome di chi sarà chiamato a sostituire l’assessore dimissionario con le deleghe all’assistenza sociale e sanità, manutenzioni, relazioni con le frazioni, e sportello del cittadino. «Il nuovo assessore sarà Maicol Plazzotta, un giovane che si è già dimostrato attivo nell’amministrare il comune e che merita di assumere questo nuovo ruolo di responsabilità». Vezzi conferma come le dimissioni di Di Centa siano, ufficialmente, dettate da motivi personali da parte dell’interessato, ma ammetta pure come i rapporti fra il sindaco e il suo collaboratore siano venuti a scemare negli ultimi tempi. «Ci sono state diversità di vedute. Poi- conclude il primo cittadino – Di Centa non è nuovo a questo genere di prese di posizione, visto che ha già presentato le proprie dimissioni altre due volte durante i mandati amministrativi precedenti con i sindaci che mi hanno preceduta».

Venzone: tragedia sul Plauris, morti due militari dopo un volo nel dirupo

di Anna Rosso

Un piede messo nel posto sbagliato, su una cresta rocciosa. Lo scivolone. La mano dell’amico che si allunga per offrire un appiglio. Poi la caduta di entrambi lungo il costone del monte Plauris. Un “volo” di oltre 180 metri. Hanno perso la vita così, martedì scorso, durante un’escursione, Edi Puzzolo, 46 anni, di Majano e Antonio Presicce, 45enne originario di Nardò, in provincia di Lecce e residente a Udine. Due amici, due padri di famiglia, due sottufficiali dell’esercito in servizio al Terzo reggimento Genio guastatori della caserma Berghinz di via San Rocco. I corpi sono stati ritrovati ieri poco prima delle 15 dagli uomini del Soccorso alpino lungo il greto del torrente Migigulis, a Venzone, nella frazione di Portis. Erano uno vicino all’altro. Puzzolo e Presicce, amanti delle passeggiate in quota, erano partiti verso le 8 mattino (di martedì) e, secondo i programmi che avevano comunicato alle loro famiglie, avrebbero dovuto rientrare a metà pomeriggio. L’allarme. Sono le 19.15 quando suona il telefono della stazione carabinieri di Majano. A chiamare è la moglie di Edi Puzzolo, Roberta. Non vedendo tornare a casa il marito (che tra le 17 e le 18 avrebbe dovuto andare a prendere uno dei figli dai nonni e accompagnare l’altro a un corso sportivo) e non riuscendo a contattarlo

continua aleggere l’articolo dal sito del Messaggero Veneto

Mediis: il trofeo Carnia in Mtb diventa maggiorenne, sabato al via

Il trofeo Carnia in Mtb diventa maggiorenne. La manifestazione del settore Uisp dell’Asd Carnia bike è giunta, infatti, alla 18ª edizione. Come da tradizione, a ogni stagione ci sono novità. Lo conferma Gianni Burba, coordinatore del trofeo: «Molte località ci chiedono di ospitare una tappa, quindi per non superare il limite di 12 abbiamo adottato la rotazione. Quest’anno ci sono i ritorni di Mediis, Lauco e Prato Carnico – Pian di Casa, un tracciato tutto nuovo a Verzegnis e l’attesa salita del Crostis, aperta in via eccezionale anche agli stradisti. Sarà la prova generale della Carnia classic Crostis – Zoncolan, prima gran fondo italiana a due tappe l’ultimo week – end di agosto». Il Crostis sarà uno dei tre arrivi in salita con i confermati Paularo – malga Pizzul e Paluzza – malga Pramosio, quest’ultima ancora in contemporanea al memorial Erwin Maier di corsa in montagna. Chi farà il miglior tempo complessivo nelle tre prove si aggiudicherà il memorial Mauro Doneddu. Non mancheranno i Super premi fedeltà a chi parteciperà a tutte le 12 prove e Fedeltà, 8 su 12. Confermate le prove ragazzi, per a under 13, con 5 gare nell’arco della manifestazione, al via sabato a Mediis, mentre la conclusione è prevista come sempre a Invillino il 29 settembre prossimo.

Friuli: riapre in anticipo Malga Montasio e ad Arta le terme funzionano a pieno regime

di Alessandro Cesare.

Apertura anticipata per malga Montasio. L’agriturismo e lo spaccio ricominceranno a funzionare il 2 giugno, due settimane prima rispetto alla stagione 2011, quando la malga aprì i battenti il 18 giugno. Gli animali invece, saranno monticati il 13 giugno, in concomitanza con la ricorrenza di Sant’Antonio Abate, tradizionale inizio dell’alpeggio. Quest’anno la “frequentazione” di malga Montasio sarà di 135 vacche in lattazione e di circa 200 fra manze e giovenche, provenienti da allevamenti friulani ubicati in 25 diversi comuni. Per poter acquistare i prodotti fatti in malga bisognerà attendere almeno una settimana dalla monticazione, quindi dopo il 20 giugno. Nel frattempo saranno disponibili i prodotti dei soci dell’associazione Allevatori, tutti assolutamente “made in Friuli Vg”. L’associazione ricorda a tutti che la malga Montasio non è raggiungibile dal versante di Chiusaforte (almeno fino alla prima settimana di giugno), a causa dell’interruzione della provinciale della Val Raccolana, ma soltanto dal versante tarvisiano (raggiungendo Sella Nevea da Cave del Predil). Malga Montasio, una delle più antiche e “alte” malghe del Fvg, che dà il nome al formaggio Montasio, è gestita dall’associazione Allevatori del Friuli Venezia Giulia. Il gruppo di malghe si trova sull’omonimo altopiano ad una alta quota media intorno ai 1500-1800 metri sul livello del mare, a circa 5 chilometri dall’insediamento turistico di Sella Nevea.

di Gino Grillo

Tutti i servizi delle Terme di Arta funzionano a pieno regime. A renderlo noto è Massimo Peresson, presidente di Carnia Welcome che gestisce lo stabilimento termale in attesa del bando europeo che il Comune, proprietario dell’impianto, esperirà a breve per la gestione definitiva. «L’apertura delle terme ha visto, sin dalla partenza del 2 maggio, un notevole successo con prenotazioni per tutta la stagione estiva. In pochi giorni sono state prenotate più di 500 visite mediche e 5000 servizi termali». Anche gli alberghi hanno potuto beneficiare per complessive 15000 presenze confermate. «Un sospiro di sollievo per l’indotto alberghiero e commerciale del polo termale, senza dimenticare che l’occupazione data dallo stabilimento e dal comparto alberghiero che gravita intorno alle terme, conta in piena stagione più di 120 maestranze».«Questi dati dissipano ogni sorta di dubbio sulla bontà dell’incarico dato a Carnia Welcome per la gestione transitoria e lo start up». Peresson auspica ora una collaborazione sinergica tra Regione, Comune ed altri enti sovraccomunali, in cui ogni attore dia l’adeguato sostegno, sia in termini economici che programmatici. «Il tutto tenendo conto che in termini di contribuzione il comparto turistico di Arta versa all’erario quasi 2 milioni di euro, di cui 6 decimi ritornano nelle casse regionali». « Inoltre – termina Peresson – va anche considerato che in termini di costi, le presenze turistiche di Arta sono le meno onerose per le casse pubbliche della montagna friulana».

 

Carnia: allarme per Giorgio Di Centa, si allungano i tempi di guarigione del ginocchio destro infortunato

di Roberto Calvetti

Allarme Giorgio Di Centa. L’incidente in moto, che gli è capitato proprio di fonte a casa, a Treppo Carnico, lo scorso 3 maggio, in cui si era infortunato al piede e al ginocchio destro, ha avuto degli strascischi imprevisti. Il ginocchio, che sarebbe dovuto andare a posto in un paio di settimane, si è gonfiato impedendogli i movimenti e, tanto per capirsi, addirittura di salire le scale. Un esame approfondito e una risonanza magnetica hanno rivelato una borsite e una frattura composta del perone. Insomma un bel guaio per Giorgio costretto a interrompere la preparazione che aveva appena cominciato il primo maggio. «Sono fermo dal 20 marzo, dall’ultima gara di Coppa del mondo a Oslo – racconta Giorgio – e non so come andrà a finire. Confesso che sono preoccupato». Secondo i medici ci vorrano ancora tre settimane prima che il campione olimpico possa riprendere ad allenarsi. «Ho già saltato un raduno con la Nazionale, mi auguro di recuperare ma ho dei dubbi». Un’altra sfida per l’highlander del fondo azzurro, che a ottobre compirà 40 anni

Friuli: quando le donne carniche vendevano i capelli agli occitani “cjavelârs”

di Luciano Santin.

La ricostruzione di una piccola epopea che unì i due estremi dell’arco alpino, questo Cjavelârs e pelassìers. La strade dai cjavei di Elva al Friûl, documentario a quattro mani realizzato da Fredo Valla, ricercatore e filmmaker di Ostana Po, e da Nereo Zeper, già regista della sede Rai del Friuli Venezia Giulia. Messo in onda da questa due anni fa, viene oggi edito in dvd dalla Chambra d’Òc, equivalente occitano della Filologica Friulana. È la storia degli abitanti di Elva, paesino di Val Maira, nel Cuneese, a 1770 metri di quota, che l’autunno lasciavano i campi e si trasformavano in microcommercianti, molto affini ai cramârs, a partire dal basto a scomparti portato in spalla. Compravano, non vendevano, i pelassìers. Compravano una merce pregiata, i capelli. E ne trovavano tanti in Friuli, dove venivano chiamati cjavelârs. “Rapatori” e “capellieri” volendo tentare neologismi italiani, che parlavano lingue diverse, l’occitano e il friulano, ma si capivano, perché l’oggetto della trattativa era elementare (anche il film, che raccoglie ricordi di protagonisti o discendenti, è rigorosamente bilingue e sottotitolato). Punto storico di ritrovo era Codroipo. Di lì i pelassìers risalivano le valli, specie della Carnia, perché i capelli delle donne di montagna erano i più fini e delicati («Nessuno voleva quelli della Bassa Italia, troppo grossi», racconta un testimone); ricercatissimi, con i biondo-cinerini, quelli bianchi, chiesti nientemento che dalla Camera dei Lord di Londra. Più lunghi erano, più valevano: una delle protagoniste ricorda che la nonna li aveva fatti crescere fino alle ginocchia: due trecce da 420 grammi, pagate 1.020 lire, cifra più che ragguardevole per l’epoca (tra le due guerre, anche se il commercio andò avanti sino agli anni 50). Portavano sollievo e tormento i cjavelârs: un aiuto al magro bilancio familiare, ma anche un momento di umiliazione, perché appunto attestazione di povertà, vissuto male soprattutto dalle ragazzine, che poi, a scuola, dovevano vedersela con le strofette di dileggio («Tonda pelonda, l’hanno messa sotto un ceppo, l’hanno rapata tutta a zero, quella povera fanciulla, iohi, iohi»). I capelli partivano in treno verso il Piemonte, e ad Elva c’erano laboratori domestici pronti a prepararli, in base a ordinazioni spesso tassative («Una volta abbiamo fatto una spedizione a Berlino, 150 chili; in mezzo avevamo messo un treccia di capelli ricci», ricorda una vecchia paesana. «Dopo otto giorni arriva una lettera con la treccia: “Eravamo d’accordo che li volevamo lisci, non ondulati”. I tedeschi sono sempre stati così!»). E a primavera gli uomini tornavano a casa, con una buona esperienza di vini friulani, e cantando Stelutis alpinis. Un bel lavoro, che, se non trovato in libreria, può essere richiesto (al prezzo è di 14 euro), a [email protected], o allo 0171-918971.

Friuli: è la nostra regione la capitale della vela

 

di GENNARO CORETTI

Siamo tra le più piccole regioni italiane ma, almeno in un settore, siamo la più vivace. Mi riferisco al comparto nautico della vela poiché nel Fvg risiedono e operano i principali protagonisti di questo settore. Se dovessi elencarli non saprei creare un ordine che rispetti le anzianità, i meriti o altri criteri che possano determinare una classifica. Per cui ricorrendo al “bon ton“ citerò per prima un’imprenditrice, Nives Zoia che, ora per i Bavaria e ancor prima per il Cantiere del Pardo, può considerarsi un’istituzione nel settore della vela. E avendolo ormai citato, il Cantiere del Pardo ha da poco elevato al ruolo di direttore commerciale Stefano Quaggiotti, dell’ Arkanoè che opera a San Giorgio di Nogaro. Sembra una concatenazione se ora la scuola di Giuseppe Giuliani, il mitico “patron” dei Grand Soleil, è approdata ad Aquileia impossessandosi del prestigioso cantiere Serigi. Ma non finisce qui. Antonio Dalmas, figlio d’arte del pioniere Paolo Dalmas, il creatore della prima marina privata a Lignano, chiamata appunto Marina Uno, importa in Italia i Deheler e i Moody. Il teutonico Peter Markovitz della Schimdt & Partners è stato colui che ha portato per primo l’Hanse in Italia dopo aver affondato le sue radici a Lignano con moglie e figli friulani Doc. A Grado la famiglia Coretti ha collocato la base italiana del cantiere Elan e a Torviscosa s’è trasferita da Trieste la Veleria Zadro che vanta una attività ininterrotta fin dal 1917. E che dire del mitico “arsenale“ dei Cantieri Alto Adriatico di Monfalcone, da cui escono, perfettamente restaurate, le più belle signore del mare e poi nel triestinissimo cantiere Bonin escono gli scafi disegnati dal friulanissimo Maurizio Cossutti. Sono quasi certo di aver dimenticato qualcuno altrettanto importante, ma sono sicuro che proprio qui, da Muggia a Lignano, c’è la vera capitale della vela, il nucleo di imprenditori che fanno opinione e riescono ad orientare anche alcune scelte d’importanza nazionale. Dalla realizzazione di 4 esposizioni organizzate da Vela & Vela a Muggia fino alla partecipazione al Salone internazionale di Genova, i “friulani” rappresentano lo zoccolo duro della nautica eolica e se a essi sommiamo i celebri nomi dei più famosi skippers regionali e condiamo il tutto con la mitica Barcolana, possiamo tranquillamente affermare che, dal Rio Ospo al Tagliamento, si estende la capitale europea della vela. Buon vento.  

Friuli: Tibaldi si rivolge alle Procure, per l’Elettrodotto dal comitato esposto alla magistratura

di Cristiano Tomasin

«Alla magistratura il compito di indagare e verificare l’eventuale dolo e le complicità»: così esordisce Aldevis Tibaldi, referente del Comitato per la vita del Friuli rurale, annunciando di aver inviato alle Procure di Trieste, Udine e Gorizia un esposto sulla vicenda elettrodotto, lamentando che, pur essendo scaduti i termini, il Ministero dello sviluppo economico ha invitato le amministrazioni comunali nei cui territori è previsto il passaggio della linea all’adozione di misure di salvaguardia per le aree interessate dai lavori. «Per imporre l’ecomostro Redipuglia – Udine Ovest – aggiunge Tibaldi – le hanno provate tutte. Sono scesi in campo parlamentari, partiti di maggioranza ed è stato promosso il silenzio degli ambientalisti e delle associazioni di categoria, ma non sono riusciti a tacitare i sindaci e il nostro comitato, inasprendo il dissenso. La Regione ha persino dato vita a un tavolo tecnico che si è risolto in una mezza farsa, snobbata e screditata persino da Terna». «A Roma si accorgono che il tempo è scaduto e che è saltato il vincolo della inedificabilità imposto nel 2008 lungo il tracciato – rileva ancora Tibaldi –. Così il ministero torna alla carica e passa la patata bollente ai sindaci, chiedendo loro di andare oltre la legge e di estendere il divieto contro l’interesse dei propri amministrati, già danneggiati da un congelamento dei beni durato più di tre anni. Inevitabile, quindi, una pronta segnalazione agli organi giudiziari affinché possano verificare eventuali dolo e complicità». «A maggior ragione – aggiunge – stupisce l’ennesima esternazione di chi pretende l’elettrodotto, pena la fuga in Serbia o Croazia, senza però spiegare quale sia il nesso fra quella linea elettrica, il ridotto uso delle centrali di casa nostra e l’operatività. Mentre nulla impedisce che l’elettrodotto si possa costruire interrato e che i lavori inizino subito con benefici per l’attrarre investitori della nostra terra, nulla vieterebbe alle aziende di accedere alle facilitazioni decise dall’Ue. E’ stato infatti approvato un piano con cui si propone di sostenere gli impegni ambientali con misure rigorosamente paritarie tra gli Stati affinché sia scoraggiata la delocalizzazione delle industrie e la dannosa esportazione di anidride carbonica. Non resta che scegliere fra il modello europeo e quello balcanico, dove la manodopera costa un quarto e l’ambiente è cosa di là a venire».