Archivio mensile:Dicembre 2015

Coopca: Tondo si autoassolve “E’ il simbolo della montagna in crisi, ora bisogna ripartire”

di Domenico Pecile.
Un lungo sfogo che racchiude mestizia, rabbia, un pizzico di autoassoluzione, ma anche un messaggio di speranza. Renzo Tondo parla un po’ da ex presidente della Regione e molto da carnico ferito dalla fine di CoopCa e altrettanto preoccupato per il futuro della sua terra. Per Tondo quella di CoopCa rappresenta la fine di una realtà importante che ha fatto parte della storia dei carnici. «Ricordo – riferisce – che nel 1985 quando ero vicesindaco di Tolmezzo, avevo promosso una serata, presebte l’allora assessore regionale alla Cooperazione, Gabriele Renzulli, per la presentazione del libro della Puppino su “Cooperare per vivere” che parlava di CoopCa. Il libro parla molto di Vittorio Cella, primo direttore e uno dei fondatori di CoopCa». Basterebbe questo ricordo, assicura, per sottolineare come la fine di CoopCa rappresenti un capitolo tristissimo. Ma questo è il dato «di carattere affettivo, mentre c’è pure quello legato al contingente e che riguarda la perdita dei posti di lavoro, dei punti vendita, dei risparmi dei soci prestatori, del rischio della crisi per tanti fornitori ancora in attesa di come finirà questa vicenda». E il dato che più preoccupa – sono ancora le sue parole – è che tutto questo si inserisce in un momento complessivamente difficile per la Carnia. «Sì, sono preoccupato anche se resto in fiduciosa attesa del fatto che la presidente Seracchiani abbia impegnato il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, al recupero di una parte dei risparmi dei soci. Purtroppo, invece, gli azionisti resteranno fuori da questo meccanismo». Tuttavia, per Tondo la restituzione di parte dei risparmi è solo un anti-dolorifico, giacchè le ferite resteranno. Poi, la precisazione: «Non sta a me cercare responsabilità. Credo che ce ne siano. Ma credo anche che tutto sia accaduto in un momento in cui CoopCa – setto o otto ani fa – aveva immaginato una fase di espansione anche fuori dal Friuli Venezia Giulia. Ma quella fase coincideva con l’inizio della crisi economica più drammatica dal dopoguerra ad oggi. Ecco, il vero errore è stato quello di non capire la portata e la possibile durata di quello che sarebbe accaduto da lì in poi. Insomma, non tutti avevano percepito che eravamo alle soglie di una crisi che non sarebbe stata assolutamente di breve periodo». Tondo assicura invece che lui quella consapevolezza l’aveva avuta. Prova ne sia che «quando nel 2008 divenni presidente della Regione proprio perché colsi la durata della recessione cominciai l’opera di abbattimento del debito pubblico. Forse, ma sottolineo forse perchè non spetta a me dare giudizi, se la dirigenza di CoopCca all’epoca avesse fatto la stessa riflessione o perlomeno avesse avuto la medesima percezione i danni sarebbero stati limitati». Tondo è un fiume in piena. E non si esime dall’affrontare questioni tutt’altro che risolte. «Leggo spesso – insiste l’ex governatore – che l’investimento per realizzare il magazzino di Amaro è stato un errore perché troppo decentrato rispetto al baricentro in cui operava la cooperativa carnica. Quell’intervento avrebbe avuto più significato – si diceva e si dice ancora – se fosse stato realizzato a Pordenone o addirittura nel vicino Veneto. Bene, io ribadisco come ho già avuto modo di affermare, che sarebbe stato impossibile, in quel contesto, pensare di trasferire il cervello di CoopCa perchè in Carnia sarebbe scoppiata la rivoluzione. Se di errore si tratta non ritengo sia stato il fatto di aver individuato il magazzino ad Amaro, quanto di averlo sovradimensionato». Tondo si sofferma anche sulla perdita del Tribuale, «perché di perdita si tratta, anche se la Serracchini cerca di edulcorare la vicenda con il fantomatico sportello di prossimità. Sono anche rammaricato del fatto che in quel contesto si ritenne di non seguire una mia indicazione vale dire quella di lavorare non tanto per la difesa del Tribunale perché con il governo Monti non c’era interlocuzione, ma di abbassare l’asticella e ragionare su una sede decentrata del tribunale di Udine». Tondo è anche preoccupato per la vicenda delle Terme di Arta: «Prendo atto che la Giunta regionale ha proposto una soluzione tampone con Promotur. Credo sia un errore avere lasciato cadere la possibilità di radicare la presenza di Città di Udine, presidio ospedaliero, perché sarebbe stata la soluzione definitiva». Infine, il messaggio di speranza: «La mia storia di imprenditore carnico che qui ha investito risorse significative mi fa pensare che avremmo buone potenzialità sul turismo. Ma tutto dovrà essere accompagnato dal mantenimento del livello industriale e manufatturiero che è molto importante, come testimonia Automotive».

Friuli: emessi i mandati di pagamento, 500mila euro della Regione per il caro Gpl in sette Comuni montani

La Regione ha emesso i mandati di pagamento – pari a circa 500 mila euro – dei contributi per il caro Gpl nei sette Comuni serviti da Eni Spa con questo tipo di combustibile. I Comuni interessati sono Forni di Sopra, Forni di Sotto e Paularo nella provincia di Udine, Andreis ,Claut, Barcis e Cimolais in quella di Pordenone. Grande soddisfazione è stata espressa dal sindaco di Forni di Sopra Lino Anziutti: «In seguito all’incontro avuto in municipio con l’assessore regionale all’ambiente e all’energia Sara Vito nel dicembre dello scorso anno, noto con soddisfazione che la Regione ha mantenuto le promesse, erogando il contributo promesso entro l’anno solare». La vicenda nasce quando le famiglie dei sette Comuni hanno notato che le bollette del gas propanato servito da Eni Spa aveva un prezzo sino a tre volte superiore al metano, nonostante l’accordo tra Eni Spa e Regione, che a suo tempo aveva finanziato per il 65 per cento le reti delle condutture, prevedesse che il prezzo del Gpl fosse legato a quello del metano. I Comuni hanno chiesto alla Regione di far quindi valere con l’Eni Spa quanto disposto dall’accordo a suo tempo stipulato. «La vertenza con l’Eni Spa è ancora in corso – ricorda il sindaco- e anche le amministrazioni comunali sono pronte a fare causa alla società gestrice del servizio, che tra l’altro lavora in regime di monopolio». La Regione ha deciso, con una variazione di bilancio, di andare incontro alle famiglie per ovviare al gap economico, stanziando la somme di 500 mila euro. Le domande dovevano giungere ai Comuni entro i primi giorni di novembre; quindi si è passati al pagamento a favore di circa settemila famiglie, di cui circa cinquemila in Carnia. «Non è la soluzione al problema, che permane- prosegue Anziutti -. in quanto il contributo è stato calcolato sui consumi del 2014. Speriamo che la Regione emetta un provvedimento simile anche per l’anno in corso, comprendendo pure le partite Iva che quest’anno sono state escluse dal contributo».

Carnia: estrarre a sorte degli amministratori, l’ultima speranza di “Democratizzare la democrazia”

Delio Strazzaboschi – Prato Carnico.

L’attuale democrazia pratica non corrisponde più alla sua idea, specie ora che si accompagna alla corruzione, alla recessione e alla violenza. Il pensiero neoliberista e le leggi di mercato hanno infatti trasformato radicalmente lo spazio pubblico: i vecchi e nuovi media commerciali sono diventati i principali fautori di consenso sociale, e i poteri pubblici li usano per rivolgersi direttamente alla popolazione. Con un cittadino che diventa consumatore, il popolo torna massa (e le elezioni un’avventura). Interessi generali e a lungo termine soccombono a favore di quelli particolari a breve, mentre populismo e antipolitica si sono scatenati come agli anni 20 del Novecento. La democrazia è diventata solo rappresentativa, e quest’ultima si è ridotta ulteriormente alle sole elezioni. Contemporaneamente però l’attenzione per la politica è cresciuta (perché il cittadino non è né un bambino né un cliente), e di conseguenza anche il divario fra ciò che egli realmente pensa e quel che l’uomo politico concretamente fa. La crisi di legittimità e di efficienza dell’attuale democrazia ha così prodotto impotenza, disperazione e collera. Infatti, la quasi totalità degli amministratori pubblici (e perfino civici) risultano inadeguati. Se nelle elezioni politiche vincono i benestanti che possono usare le tv, nelle amministrative locali prevalgono i candidati che si fanno comprare dagli elettori, promettendo cose che non potrebbero né dovrebbero. Una volta insediati, a Roma si fanno corrompere dalle lobbies, mentre in periferia, privi di strategie politiche, aspirano al ruolo dei funzionari, non per assumerne gli obblighi ma per gestire “politicamente” le informazioni e le risorse (per acquisti, incarichi e lavori fino a 40mila euro o per una ricerca di mercato o un invito alle ditte). Eppure il Testo Unico Enti Locali impone che il comportamento degli amministratori debba essere improntato all’imparzialità e al buongoverno, nel rispetto della distinzione tra indirizzo politico ed esecuzione tecnica. Alcuni di loro arrivano addirittura a denigrare all’esterno gli enti che essi stessi amministrano, dimostrando così non solo di non possedere le nuove “specifiche competenze richieste dalla natura dell’incarico”, ma neppure la vecchia “”diligenza del buon padre di famiglia” (Codice Civile). Allora tanto vale smettere di votare (il 40% degli italiani ha già smesso). Ma soprattutto abolire le elezioni. Ed estrarre a sorte i membri delle assemblee nazionali e di quelle locali. E’ ciò che viene suggerito da recenti pubblicazioni, sulla base di alcune esperienze in Canada, Olanda, Islanda e Irlanda. Se la politica sta trincerata dietro le mura del suo castello, se il potere del denaro pesa troppo e se la democrazia è rimasta governo per il popolo piuttosto che dal popolo, il sorteggio di persone realmente libere (che non hanno bisogno di farsi eleggere né rieleggere) può riportare all’ideale ateniese dell’uguaglianza politica e della democrazia deliberativa. A livello locale, una volta estratti a sorte, i futuri amministratori potrebbero partecipare per un giorno retribuito la settimana a sei mesi di formazione obbligatoria, seguendo consigli e giunte comunali e addestramenti specifici su politiche territoriali ed indirizzi amministrativi. Tutte le decisioni di tipo strategico andrebbero poi proposte all’approvazione dell’assemblea della comunità. Democratizzare la democrazia, insomma. Perché “l’ignoranza, l’oblio o la noncuranza dei diritti dell’uomo sono le sole sorgenti delle pubbliche calamità”.

Carnia: Sindaci dei piccoli comuni montani all’attacco, “Continueremo a gestire le acque”

di Gino Grillo.

Non si placa la rabbia dei sindaci dei Comuni montani con popolazione inferiore ai mille abitanti che intendono gestire in proprio il ciclo integrato delle acque: «L’acqua è il nostro petrolio, debbono riconoscere a noi, Comuni di montagna, quel surplus che ci permette di abbassare il gap che il vivere in montagna comporta». Così Luca Boschetti, sindaco di Cercivento, che con Forni Avoltri e Ligosullo ancora gestisce l’acqua per conto proprio, senza averla ceduta a Carniacque, «oramai in liquidazione e lontana dai cittadini ai quali eroga i servizi». La questione è stata sollevata durante la proiezione del documentario “I guardiani dell’acqua, la Carnia si ribella”. Boschetti ha ricordato che la loro opposizione alla cessione del servizio a Carniacque giace ancora davanti al Tribunale superiore per le acque pubbliche, che ha rinviato la decisione a marzo. «Sino ad allora – ha detto – continueremo a gestire direttamente il servizio, che permette di applicare tariffe di ben due terzi più basse di quelle di Carniacque». Sulle stessa frequenza il sindaco di Ligosullo, Giorgio Morocutti, e Franceschino Barazzutti, del Coordinamento dei Comitati territoriali carnici. Presenti anche i sindaci di Paluzza e di Tolmezzo, Massimo Mentil e Francesco Brollo: pur dichiarandosi solidali, hanno ricordato che l’inghippo sta in una norma nazionale, secondo cui il finanziamento di nuove infrastrutture deve avvenire attraverso le tariffe.

Amaro: gli elicotteri carnici di Helica scoprono oltre 800 discariche abusive

Helica, azienda carnica, ha da poco terminato una poderosa opera di telerilevamento geofisico da elicottero. Sono stati sondati oltre 110 mila chilometri lineari pari a 22 mila chilometri quadrati di territorio, la più vasta area mai rilevata in Europa. L’intervento è stato svolto per conto del ministero dell’Ambiente e per il comando generale dei Carabinieri, su oltre 800 singole aree individuate nelle quattro regioni dell’obiettivo “Convergenza” del Sud Italia: Campania, Puglia, Calabria e Sicilia. Le anomalie rilevate sono correlate a potenziali interramenti abusivi, presenza di materiali ferrosi non riconducibili a infrastrutture ed elevate concentrazioni di radioattività non nota. Due elicotteri di Helica sono stati modificati ad hoc, allo scopo di poter trasportare tutte le apparecchiature tecnologiche necessarie all’indagine del sottosuolo. Oltre al pilota e all’operatore di bordo, l’aeromobile era equipaggiato di uno spettrometro di rilevazione raggi gamma e di un magnetometro, a 3 sensori, collegato al gancio baricentrico, con una fune da 30 metri. La strumentazione geofisica viene normalmente utilizzata per le esplorazioni minerarie generalmente in Canada e Australia, o su grandi aree ricche di risorse minerarie. «Il risultato ha perfettamente raggiunto lo scopo – spiega Christian Peloso, manager di Helica – nell’individuazione di potenziali reati ambientali, al centro delle indagini degli enti preposti a porre in essere azioni concrete per sconfiggere questi gravi illeciti. Le strumentazioni e le metodologie di indagine utilizzate sono altamente innovative nella loro applicazione». L’attività ha richiesto oltre mille 500 ore di volo e 2 anni di attività per i 2 team di Helica, oltre all’impegno dei tecnici per l’elaborazione ed interpretazione dei dati raccolti, presso gli uffici della società di Amaro. Helica, sullo stesso territorio, ha eseguito voli per l’acquisizione di immagini termiche (in ore notturne) e fotogrammetriche, utilizzando il proprio aereo Pilatus Porter e tutta la strumentazione di acquisizione dei dati digitali.

Bordano: “Casa delle farfalle” senza pace, la gara per l’assegnazione è da rifare

di Piero Cargenlutti .
Gara da rifare per la gestione della Casa delle farfalle. È l’esito del ricorso presentato dalla cooperativa Pavees al Consiglio di Stato, la cui ha sentenza le ha dato ragione. A determinare l’accoglimento del ricorso di Pavees è stato in particolare il comportamento della commissione di gara, che in un primo momento aveva assegnato un punteggio di 5 a Pavees per quanto riguardava l’aspetto del capitolato in cui si richiedeva quali erano le proposte dei partecipanti per migliorare la fruibilità della struttura. Se questo era l’esito di una prima valutazione, in un secondo momento, quando in particolare uno dei tre partecipanti alla gara era stato eliminato, la commissionare aveva cambiato idea assegnando a Pavees un punteggio di 4,65. Decimi di punteggio in meno dunque, ma sufficienti a decretare l’assegnazione della gestione a Farfalle nella Testa, che ce l’aveva fatta con 88,6658 punti contro gli 88,1673 ottenuti da Pavees. Ma per il Consiglio di Stato la commissione non poteva cambiare idea. Non si è dunque chiusa la querelle che vede come protagonisti la citata cooperativa, (si è occupata della struttura nei primi 10 di attività), l’attuale gestore Farfalle nella Testa e il Comune di Bordano, che aveva avviato la gara di affidamento. È proprio l’esito di quest’ultima a essere messo in discussione dal Consiglio di Stato, che ha valutato illegittimo il provvedimento: «L’appello principale di Pavees deve essere di conseguenza accolto e, per l’effetto, in riforma della sentenza impugnata, devono essere annullati gli atti impugnati e la gara deve essere rifatta». Così recita la sentenza. Di conseguenza, ora l’amministrazione comunale sarà tenuta a rifare la gara: «Purtroppo – dice Lorenzo Presot, il legale che ha rappresentato Pavees di fronte al Consiglio di Stato – ci è voluto un anno e mezzo per giungere alla sentenza, ma questi sono i tempi. Ci resta tuttavia la soddisfazione di aver avuto ragione quando avevamo sollecitato il Comune sulle irregolarità della gara, prima rivolgendoci al Tar regionale e successivamente al Consiglio di Stato». Ora, l’attuale gestione è giudicata illegittima e il Comune dovrà provvedere a rifare la gara. Certamente, al di là di chi sarà il futuro gestore, l’augurio è che tutto possa svolgersi prima dell’inizio della prossima stagione, per non perdere ancora un anno, come è purtroppo già accaduto.

Carnia: Natale con piste aperte anche per i bimbi, queste le tradizioni in ogni paese

di Gino Grillo.
Quello che si prospetta è un Natale all’insegna della mancanza della neve. Questo tuttavia non terrà lontani i tanti carnici che, emigrati in altre zone per lavoro, ritornano ai paesi di origine. Non mancano i turisti che hanno scelto la montagna per le vacanze di fine anno, anche se l’affluenza più cospicua si avrà nel periodo di fine anno. Così la Carnia si arricchisce di manifestazioni tipiche del periodo atte a soddisfare le esigenze di tutti: residenti e visitatori. In tutti i paesi si celebrerà la messa dai Madins, ossia la messa serale della vigilia di Natale. A Lauco si terrà la fiaccolata dai Madins che, alle 21.30, porterà la Vinaio al capoluogo dove seguiranno i festeggiamenti con vin brulè e panettone. Nella frazione di Avaglio si effettuerà il lancio delle Cidules, ossia di rotelle di faggio infuocate lanciate nella notte, di antica origine celtica, con festeggiamenti a seguire. Messa a mezzanotte anche a Ovaro nella chiesa Santissima Trinità accompagnata dai canti del coro Chei di Guart e a Forni di Sopra dove, dopo la funzione religiosa, si effettuerà la fiaccolata da Cella sino al capoluogo dove oltre al rinfresco ci sarà il saluto delle autorità ai convenuti. Babbo Natale farà la sua comparsa a Prato Carnico nel pomeriggio: alle 17 sarà all’auditorium per consegnare i regali ai bambini, mentre a Tolmezzo alle 15 Santa Claus farà la sua comparsa in piazza in attesa della messa di mezzanotte. A Villa Santina la messa notturna sarà rallegrata dal coro Sot la nape. Il giorno di Natale sarà dedicato ai pranzi di famiglia, ma a Comeglians dalle 22 nella sala all’Alpina si terrà la serata musicale con deejay a scopo di beneficenza. Il paese dai marangons, Sutrio, in questi giorni presenta la sua classica rassegna di Borghi e presepi dove si potranno ammirare decine di straordinari presepi allestiti nei cortili delle sue case più antiche e caratteristiche e lungo le strade del centro, in una sorta di percorso sacro tra le vie del paese addobbate con grandi alberi di Natale in legno da riciclo, realizzati dagli artigiani del paese. I presepi presenti sono opera di artigiani locali e del nord Italia, Slovenia, Carinzia e Germania. Per l’occasione sarà visitabile pure il presepio di Teno, eseguito nel corso di ben 30 anni di lavoro da Gaudenzio Straulino (1905-1988), maestro artigiano di Sutrio, che riproduce in miniatura gli usi e i costumi tradizionali del paese, animati con ingranaggi meccanici, regalando uno straordinario spaccato etnografico sulla vita della montagna carnica. Uno sguardo sui centri sciistici vede aperte le piste del fondovalle a Forni di Sopra. In funzione i tapis roulant, il campo scuola e lo skilift con le piste del Cimacuta. Per Natale si potrà salire sul Varmòst, ma le seggiovie funzioneranno solamente per escursionisti e per raggiungere i ristoranti in quota. Le piste, temperature permettendo, saranno aperte probabilmente dal 26. Nel fondovalle sono aperti il Fantasy park per i bimbi, la piscina palestra con le saune e centro benessere e un tracciato per lo sci da fondo di 2 chilometri in Santaviela. Lo Zoncolan si presenta con l’apertura della Funifor monte Zoncolan, con fermata alla stagione intermedia per pista Canalone, e la seggiovia Cuel d’Ajar che servono le piste Zoncolan 3 e 4. Agibile la pista 3 dei campi scuola servita dai tappeti Madessa e lo Skiweg Stella alpina. Aperte tutte le strutture di ristorazione e ricettive in quota. Sauris ha dato forfait per quanto riguarda lo sci, ma si presenta con un attrezzato centro benessere e piscine per soddisfare le richieste dei visitatori. Due i chilometri di pista che propone il centro biathlon di Forni Avoltri, a Piani di Luzza, mentre la Getur mette a diposizione il proprio centro benessere con saune e piscina coperta. Aperte pure le piste a Sappada, dove a giorni, qualora le temperature lo permettano, si riuscirà a innevare, e quindi ad aprire, anche le strutture del monte Siera e di Sappada 2000. Al momento sono funzionanti il centro Nevelandia, arricchito di offerte per i bambini, e i campi scuola, la pista nera dello Stadio Slalom e quella di Pian dei Nidi. Disponibile pure un tracciato di 4 chilometri per gli amanti dello sci nordico. Gettonate pure le terme di Arta Terme, con il pacchetto terme-sci, grazie al centro benessere molto richiesto. Sul campo vacanziero da segnalare le buone prenotazioni in particolare per il periodo successivo al 25 dicembre: è oramai consuetudine che gli ospiti si affaccino nei paesi montani dopo il pranzo natalizio consumato in famiglia. Per capodanno i posti liberi nelle strutture ricettive sono quasi esauriti, salvo le inevitabile disdette dell’ultima ora. Le strutture più richieste per il periodo sono gli alberghi diffusi, dove è difficile trovare accoglienza ma va alla grande la ricerca, in particolare da pare di gruppi di giovani, di baite montane dove poter attendere in allegria il nuovo anno, ma la richiesta non può essere quasi mai esaudita per la mancanza di strutture disponibili.

Carnia: per treni, bus e corriere, prezzi fermi e più sconti per famiglie e abbonati

Nel 2016 il costo dei biglietti del trasporto pubblico locale (Tpl) su gomma e su treno resterà invariato e aumenteranno gli sconti per gli abbonati, in particolare per studenti e famiglie. È la novità contenuta nella delibera della Giunta regionale che, su proposta dell’assessore alle Infrastrutture e Mobilità Mariagrazia Santoro, ha approvato il piano tariffario 2016 per i servizi Tpl automobilistici, tramviari, marittimi e ferroviari. Anche per il prossimo anno tutti i titoli di viaggio manterranno gli stessi prezzi del 2015 e verranno introdotte importanti novità sul fronte delle agevolazioni per gli abbonati, al fine di aumentare l’attrattività dei servizi di Tpl automobilistici e ferroviari. Come sottolinea l’assessore Santoro, “la Regione conferma la sua attenzione non solo alla qualità dei servizi di trasporto pubblico locale, con il mantenimento delle risorse investite che non hanno subito alcun taglio negli ultimi anni, ma anche all’attrattività dei servizi e al sostegno ai viaggiatori. Con alcune delle agevolazioni previste – prosegue Santoro –  il Friuli-Venezia Giulia anticipa alcuni provvedimenti a favore delle famiglie che il Governo sta definendo a livello nazionale”.

Tra i provvedimenti regionali vi è la previsione di un aumento degli sconti a partire dal secondo figlio per l’acquisto di abbonamenti automobilistici annuali per studenti appartenenti allo stesso nucleo famigliare (-20% per il secondo figlio, -30% per il terzo figlio e i successivi). Sono introdotte anche ulteriori riduzioni tariffarie, rispetto alle tariffe 2015, agli abbonamenti per studenti con validità 10 mesi, a decorrere o dall’1 settembre 2016 fino al 30 giugno 2017 o dal 1° ottobre 2016 fino al 30 luglio 2017, comprese le giornate festive, acquistati da studenti appartenenti allo stesso nucleo familiare, (-20% per il secondo figlio, al posto dell’attuale riduzione del 10% e -30% per il terzo figlio e i successivi, al posto dell’attuale 20%).

Sono inoltre previste le seguenti agevolazioni sempre per quanto riguarda i servizi automobilistici: aumento degli sconti per l’acquisto di abbonamenti extraurbano ed urbano in sequenza o sovrapposti (gli sconti passano dall’attuale 10% al 20%
per abbonamenti integrati tra le linee urbane ed extraurbane fra loro connesse e dal 40% al 50% per abbonamenti integrati tra linee urbane ed extraurbane fra loro sovrapposte); estensione dell’abbonamento per gli studenti impiegati in percorsi scuola-lavoro, senza ulteriori costi, anche alle tratte necessarie a raggiungere le sedi dell’attività, purchè la tariffa della nuova tratta non superi del 20% quella dell’abbonamento originario; maggiore flessibilità nell’utilizzo degli abbonamenti quindicinali (15 giorni a decorrere dalla data di vidimazione) e di quelli mensili e quindicinali da 3 e 5 giorni settimanali per due corse giornaliere.

Nel 2016 verranno inoltre introdotti l’abbonamento annuale studenti per i servizi ferroviari Trenitalia, utilizzabile per 12 mesi a partire da quello di acquisto e con un costo pari a 8 abbonamenti mensili, e ulteriori agevolazioni per l’acquisto di titoli di viaggio Micotra, il servizio transfrontaliero Udine- Tarvisio-Villaco svolto da Ferrovie Udine Cividale.

Quanto alle modalità di acquisto degli abbonamenti, per i servizi automobilistici la tariffa  è ridotta del 5% se l’acquisto viene fatto online. Le aziende di Tpl su gomma potranno inoltre estendere la sperimentazione dell’ cquisto del biglietto di corsa semplice tramite dispositivi mobili alle fermate, sia per i servizi urbani che extraurbani, oggi limitata ad Udine e Trieste.  La gran parte delle novità tariffarie entreranno in vigore dal primo gennaio, altre, come l’abbonamento annuale studenti ferroviario o la maggiore flessibilità nell’utilizzo degli abbonamenti quindicinali e di quelli mensili e quindicinali da 3 e 5 giorni, a marzo o a giugno 2016, al fine di consentire l’adeguamento dei sistemi di vendita.

Tolmezzo: nasce lo sportello di prossimità, vicinanza al presidio giustizia

Nasce a Tolmezzo lo sportello di prossimità con finalità informative, di acquisizione e trasmissione di atti e documenti giudiziari per consentire al cittadino di presentarli, depositarli e ritirarli oltre che di verificarne lo stato della procedura. Una struttura che punta anche a ridurre l’impatto provocato alla chiusura del tribunale. A siglare l’accordo – che dà attuazione a quanto stabilito dal Protocollo Giustizia firmato il 6 agosto scorso dal ministro della Giustizia e dalla presidente del Friuli Venezia Giulia – oggi, nella sede della Regione, a Tolmezzo, sono intervenuti la presidente Debora Serracchiani, il presidente vicario del Tribunale di Udine Francesco Venier, il procuratore della Repubblica di Udine Antonio De Nicolo e il sindaco di Tolmezzo Francesco Brollo. “Quella odierna è un’iniziativa a cui stiamo lavorando da tempo – ha chiarito Serracchiani – e siamo particolarmente soddisfatti perché, pur non essendo riusciti a raggiungere, in questo momento, l’obiettivo della riapertura del tribunale di Tolmezzo che avevamo auspicato, oggi siamo in grado di rispondere ad un’esigenza di prossimità dei cittadini non solo di Tolmezzo ma di tutta la Carnia. Si tratta di un aiuto vero, alla comunità, di vicinanza al presidio giustizia”. Nel dettaglio lo sportello, che avrà sede nell’ex tribunale di Tolmezzo al secondo piano, fornirà informazioni di base e ogni altro strumento di facilitazione per l’accesso ai servizi giudiziari, anche attraverso l’installazione di una postazione per l’accesso assistito al portale dei servizi telematici del ministero della Giustizia. Fra le informazioni che i cittadini potranno reperire, quelle sulle amministrazioni di sostegno, le interdizioni e inabilitazioni, le adozioni di minori, le accettazioni e rinunce all’eredità oltre che la formazione di inventari successori, di tutela e di curatela, le iscrizioni nel libro fondiario a seguito di successione, gli strumenti di composizione delle controversie alternativi alla giurisdizione e l’acquisizione dei certificati del casellario giudiziale e delle comunicazioni inerenti le iscrizioni nel registro delle notizie di reato. La Regione metterà a disposizione i propri dipendenti che saranno formati attraverso corsi di formazione organizzati dal Tribunale di Udine e dalla Procura della Repubblica di Udine. Lo sportello utilizzerà risorse messe a disposizione dal Comune fra cui l’immobile, mentre saranno a carico della Regione anche tutte le spese di collegamento in via telematica. “Insiel spa si occuperà dell’assistenza informatica – ha riferito Serracchiani – e quella online sarà pronta entro fine gennaio”. Le competenze della procura secondo Antonio De Nicolo, riguardano da vicino la vita dei cittadini e vanno dalle richieste per ottenere un certificato penale alla necessità di conoscere i carichi pendenti o quali iscrizioni ci sono e per quali reati, chi è il magistrato che tratta la vicenda di chi è indagato o della persona offesa. “Per ottenere queste informazioni – ha spiegato – attualmente è necessario recarsi negli uffici della Procura a Udine ma l’auspicio è che, nell’arco di un paio di mesi, la persona interessata possa recarsi allo sportello di prossimità a Tolmezzo dove ci sarà un funzionario regionale formato da noi che prenderà in carico l’istanza e la inoltrerà in via telematica agli uffici nella sede centrale. La risposta verrà comunque sempre fornita allo sportello”. Una comodità per il cittadino, secondo Serracchiani, che non dovrà recarsi a Udine per acquisire le informazioni. Soddisfatto per l’accordo raggiunto anche Venier: “con questo protocollo otteniamo un buon risultato per assicurare una presenza di giustizia in Carnia, in un settore in cui i cittadini hanno un rapporto diretto con l’apparto di giustizia, non necessariamente mediato dai professionisti legali ed è molto sentito dalla comunità. E’ un aiuto, se pur contenuto, rispetto alla presenza di un ufficio giudiziario importante come un tribunale, ma noi crediamo in questo progetto e ci impegneremo per far funzionare quanto convenuto”. Il sindaco di Tolmezzo nel ringraziare le parti ha sottolineato come si tratti di un lavoro di squadra non scontato “in un territorio che si stava abituando a troppe chiusure e che ora vede un’apertura. In questo lavoro di squadra – ha precisato Brollo – utilizzare il termine prossimità significa che le istituzioni assieme riescono ad essere vicine ai cittadini, soprattutto in un’area che viene ritenuta periferica, e dà quindi una dimostrazione concreta dell’attenzione data alla zona”. Quando lo sportello di prossimità sarà attivo a tutti gli effetti, ne verrà data diffusa attraverso i siti web della Regione Friuli Venezia Giulia, del tribunale di Udine e anche attraverso quello della Procura in via di costruzione.

Carnia: CoopCa chiudono i punti vendita di Tolmezzo, per inseguire gli altri ha imboccato la via del declino

di Domenico Pecile.
Lo tsunami che ha travolto CoopCa – la cooperativa carnica finita in concordato e su cui indaga la procura di Udine – costringendola a un concordato che si è tradotto in uno schiaffo violento per i 650 dipendenti, per i circa 3 mila soci prestatori e per gli altri “azionisti” ha incrociato inevitabilmente il boom prima e l’espansione poi dei centri commerciali nella nostra regione. Ad ammetterlo, in questi lunghissimi mesi di attese, speranze e infine di cocenti delusioni, sono stati a più riprese gli stessi vertici della cooperativa, per bocca dei rappresentanti del consiglio di amministrazione. CoopCa – siamo agli inizi degli anni 70 – era una rete distributiva fatta di piccoli negozi disseminati in tutta la Carnia. Nel 1956, vale a dire nel cinquantesimo anniversario di quella che originariamente si chiamava “Società anonima cooperativa di consumo carnico” oggi CopCa, c’erano 6 mila soci e 60 spacci sparsi in tutta la Carnia. E ognuno di quei negozietti aveva un’anima che racchiudeva il sogno di una mutualità che in Carnia significava servizi, lavoro, solidarietà, etica. E anche e soprattutto sviluppo. La cooperativa di quei paesi era anche un simbolo di fraternità ma anche di quella comunanza che colmava le distanze tra persone antropologicamente chiuse. Ma quando la grande distribuzione irrompe sul mercato, i vertici della CoopCa si sentono accerchiati. Temono che la concorrenza possa stritolare una realtà che, bene e o male, non conosceva la grande concorrenza. E così CoopCa ritenne fosse venuto il momento di pensare in grande, di dare l’addio ai piccoli negozi, di accettare la sfida della grande distribuzione e di pianificare l’espansione in tutto il Friuli e anche in Veneto. Questa è stata anche la genesi della sciagurata idea di costruire il magazzino di Amaro che si è trasformato in un boomerang economico che ha devastato l’equilibrio finanziario della cooperativa carnica. Intanto, proprio oggi – come ha informato il liquidatore giudiziale, Paola Cella – sarà scritto un altro capitolo di questa triste storia. Scade infatti l’avviso di raccolta di manifestazioni di interesse per l’acquisto dei negozi rimasti invenduti, di cui 4 in Friuli: Sacile, Gemona, Codroipo e Tarvisio. Le offerte dovranno pervenire entro le 15. Finora il bilancio delle vendite è stato positivo, anche perché si sono materializzate offerte inaspettate. Tuttavia, i conti continuano a leggere un responso durissimo per i creditori chirografi. E non a caso l’esercito dei tre mila soci prestatori che ha perso 26,5 milioni di euro nel dissesto di CoopCa adesso si aggrappa all’atto di liberalità annunciato da Coop 3.0, che ha assicurato di rimborsare loro il 50 per cento dei depositi congelati.