Archivio mensile:Giugno 2018

Paularo: quanto ci vuole per sistemare la strada da “Val Bertat Bassa” sino al confine austriaco

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di Giorgio Agostinis – Tolmezzo

Pregiatissimo direttore, vorrei significare il mio disappunto e ritengo anche quello di tutti quelli che dall’Italia vogliono recarsi a bere una birra in Austria attraverso la strada provinciale Paularo – Pontebba per poi, in località “Malga Val Bertat Bassa” o “Cippo di Maria Teresa”, deviare a sinistra per raggiungere malga “Val Bertat Alta” e proseguire quindi verso il confine italo-austriaco e raggiungere in questo modo casera “Stranig Alm”. Ebbene da “Val Bertat Bassa” sino al confine austriaco ritengo che un’auto non dovrebbe avventurarsi, perché, forse, a malapena un fuori strada sarebbe in grado di superare le molte buche, gli avvallamenti, i macigni sporgenti e quant’altro si possa immaginare. Situazione che cambia radicalmente una volta giunti al confine, quando il prosieguo della medesima pista forestale, non asfaltata, assume un aspetto ben diverso e cioè tale e quale a una nostra strada statale, ben livellata senza buche, avvallamenti, massi di ogni tipo e dimensione. Ho parlato di “strada statale” perché la provinciale Paularo-Pontebba, sebbene asfaltata, tanto ha da invidiare alla pista forestale austriaca.Con che faccia ci dobbiamo presentare ai nostri “vicini di casa”? Certamente non possiamo criticare loro alcunché di quanto ci offrono a pagamento.Sono anni che si legge (anche sul Messaggero Veneto) che sono stati stanziati parecchi quattrini per risistemare quel tratto di strada: se qualcuno ha potuto accedervi, è da diverso tempo che è stato tracciato il nuovo percorso e i picchetti che lo evidenziano sono pressoché marci. La sistemazione della strada non ha avuto mai inizio sebbene possa garantire un ritorno economico alle realtà turistico-alberghiere (rifugi), che con parecchi sacrifici riescono a sopravvivere. E forse anche a tutta la Carnia.Non si tratta di un’impresa dispendiosa simile a quella necessaria per la cabinovia che avrebbe dovuto collegare Pontebba a Passo Pramollo.Forse basterebbe una centesima parte di quegli stanziamenti e, senza dubbio, stiamo parlando di un’iniziativa più utile e indispensabile.E allora è giusto dire un “su svegliamoci” ai sindaci di Pontebba, Paularo e dintorni nonché al consigliere delegato alla montagna Mazzolini perché si diano da fare e utilizzare quei fondi stanziati da anni nel bilancio di spesa della Regione.

Carnia: Strasaplàsas e Suiapòsas nel libro “Il finimento del Paese” di Ermes Dorigo

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estratto da “Il finimento del Paese”, KV Romanzi, 2006
di Ermes Dorigo

A Memo piaceva soprattutto la sboccataggine dei toscani, anche se, data l’età, si confondeva e attribuiva ai carnici qual­cosa dei maledetti toscani, di cui aveva letto ai suoi tempi: ficamagna, schioppaculo, piscione, le mele per i seni, l’occhio del sedere, il mischero, una via di mezzo tra il mistico e il bischero, erano il lessico di una scoppiettante popolarità che lui, abituato a vivere nei sotterranei e a vedere la vita dal basso, trovava anche in Carnia, dietro gli orpelli clericali con cui l’avevano deturpata. – Pensa, – diceva a Carminio, mentre giocavano a briscola – pensa a come la chiamano qua in dia­letto: la tuina, la micetta. Oppure la sópa, che è la zolla della terra, e si capisce il riferimento al simbolo della vita, ma anche una zuppa di pane bollito nel latte, che è una vera leccornia. Bisogna abituarsi a guardare questa terra con altri occhi, sotto la crosta dolente e malinconica, quella del libero amore a maggio, diventato invece il mese della Madonna, dell’edoni­smo enogastronomico, delle cantate in compagnia, dei vaga­bondaggi di giovani scioperati alla ricerca sfrontata delle micine. Il dialetto conserva la vivezza di questa vita.

Suiapòsas, erano soprannominati questi giovani anche un po’ fannulloni, asciugapozzanghere, ma non rendo bene, che asciugavano le strade dall’acqua piovana andando avantindietro indietravanti; o strasaplàsas, che si strascinavano da una piazza all’altra, girandoloni, per cui erano definiti prosaica­mente dei sboràs, una fuga casuale di sperma. Anche i carnici, quando morivano, se ne andavano con noncuranza all’altro mondo, come se cambiassero solamente casa e residenza, mica in un qualunque anonimo al di là! O come ora, che li hanno talmente plagiati, che anche quando camminano ritti sembra che stiano in ginocchio! Prova a chiedere a una vec­chia come vuole la morte e ti risponderà con spirito crudele, la crudezza spietata del realismo delle vecchie che sembra cinismo: carta e néta. Vai a un funerale: chi pensa o parla del morto? Curano i loro affari, rafforzano le amicizie e le allean­ze, lo salutano come se facesse un trasloco, tanto tra poco ci trasferiremo anche noi, intanto meglio oggi a lui che a me. Quello carnico è popolo rude e litigioso, tirchio di parole, apparentemente tignoso e tardo, ma in fondo bonario. Essere Carnici non è un caso ma una perfidia del destino, abbando­nati da tutti, anche da Dio; qui non c’è nessun Santo, tanto che hanno lanciato una petizione popolare per averne uno tutto loro, proprio indigeno, non d’importazione, che sono tutti dei venduti. Oggi i Carnici non sono seri, ma seriosi, come se tutto il mondo pesasse sulle loro spalle, convinti come sono, per disgrazie ataviche, di essere malnasùs e malcagàs, malnati e malcagati in questa terra proprio vicino agli austriaci. Sono individualisti e anarcoidi, sì, ma è meglio che pecoroni. E anche caparbi e laboriosi, quando e fin quando hanno voglia, mica come nello Stivale, che si aspetta sempre che qualcuno risolva i problemi. Anche in Carnia si compie ancora l’atto di grattarsi la testa, ch’era il modo popolare di affrontare la povertà. Il carnico ti guarda e ti scruta, non per vederti, ma per sapere quanto vali. Qua sull’intelligenza si è reticenti, per­ché è astratta, e qua contano i fatti non le parole, perciò uno stupido rimane tale, anche se parla bene ma opera male. Anche le donne, nonostante i risciacqui mariani, le sculaccia-panche sono ormai sempre meno, bisogna guardarle bene: arrossiscono ancora, non per pudore, ma per voglia; sono calde, ma non vogliono cacariuzze e occhi appiccicosi addos­so; vanno per le spicce senza tante moine di pavone e se non vogliono non vogliono; quelle che non possono, perché la natura non le ha ben modellate, comunque vorrebbero e sospirano, non per misticismo, ma per invidia delle esche che altre hanno in abbondanza; sono materne e premurose, ma anche fregolose, si danno tutte per aver tutto, così, natural­mente, senza ipocrisia, una sorta di saggezza, perché sanno dove va l’uomo, che è cacciatore in una regione di caccia… – Memo – lo interrompe Carminio, – scarti o non scarti?

Osoppo: il 16 giugno terza conferenza sul tema della mobilità ciclabile in collaborazione con l’associazione Fiab

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Sabato 16 giugno nella suggestiva cornice del Forte di Osoppo si terrà la terza conferenza sul tema della mobilità ciclabile organizzata dai locali circoli Legambiente del gemonese in collaborazione con l’associazione Fiab di Udine.

Dopo aver affrontato il tema del completamento della ciclovia Alpe Adria nel corso del primo incontro tenuto nel 2016 ad Ospedaletto di Gemona e dopo aver esaminato l’anno successivo a Venzone il tema delle altre ciclovie previste nel territorio pedemontano, con l’incontro di quest’anno a Osoppo si vogliono studiare le possibili sinergie che potranno realizzarsi con la riapertura, anche in chiave turistica, della linea ferroviaria Gemona – Sacile e del suo intersecarsi in particolare con la ciclovia pedemontana FVG-3. Anche la recente approvazione della legge regionale in tema di mobilità ciclistica costituirà un’ulteriore elemento da esaminare insieme alle ulteriori modifiche intervenute nel quadro normativo nazionale in tema di mobilità dolce.

La conferenza/seminario di quest’ anno vorrebbe quindi, ripartendo da questi elementi, fornire ulteriori spunti di discussione e di confronto, in particolare tra gli amministratori locali e regionali, sui temi delle ciclovie e della mobilità dolce in generale esaminando quanto fatto e quanto è ancora da fare sul nostro territorio. Uno sguardo ampio da Alessandra Bonfanti, responsabile nazionale legambiente per le tematiche della mobilità dolce, oltre a portare un contributo di esperienze concrete aiuterà ad esaminare le due recenti leggi nazionali in tema di recupero delle ferrovie storiche e di sostegno alla mobilità ciclistica. I nuovi assessori regionali alle finanze e patrimonio e alle infrastrutture e territorio Barbara Zilli e Graziano Pizzimenti daranno una chiara indicazione sulle priorità che la nuova maggioranza regionale intende coltivare e promuovere sui temi della mobilità ciclistica e sullo sviluppo della linea ferroviaria Gemona-Sacile.

Ai rappresentanti delle associazioni, Alessandro Ciriani per Legambiente e Fabio Dandri per Fiab, il compito di esporre il punto di vista degli organizzatori attraverso due interventi incentrati non solo sull’analisi critica del presente ma anche sulle proposte concrete in particolare per quanto riguarda le opere necessarie da realizzare sul territorio della pedemontana.

Due esempi di possibile collegamento bicicletta-treno verranno poi portati uno dal professor Paolo Pittino attraverso un video realizzato dall’Istituto Comprensivo di Buja che illustra efficacemente un possibile utilizzo didattico di entrambi i mezzi ed uno verrà proposto dalla nota Azienda Roncadin di Meduno che, in un ideale colloquio con Davide Copetti rappresentante dell’associazione legambiente, formuleranno una ulteriore serie di possibili e concreti interventi realizzabili in occasione della riattivazione della linea ferroviaria onde svilupparne appieno tutte le potenzialità di utilizzo.

Infine una tavola rotonda permetterà un immediato confronto sui temi della mobilità dolce tra gli amministratori regionali e quelli locali rappresentati dal presidente dell’Uti del gemonese Aldo Daici, dal sindaco di Osoppo Paolo De Simon e dal rappresentante dell’amministrazione comunale di gemona assessore Davis Goi, confronto quanto mai necessario ad ogni livello per poter efficacemente coordinare e condividere gli obiettivi di miglioramento generale della viabilità ciclistica e ferroviaria nel territorio dell’Alto Friuli.

Alle associazioni Legambiente e Fiab il compito ovviamente di proporre, stimolare e, anche attraverso lo strumento ipotizzato del dossier annuale, controllare l’operato degli amministratori sul tema.

Un sobrio rinfresco permetterà di chiudere la conferenza assaporando la suggestiva bellezza del forte di Osoppo con immediata vista su tutto il territorio sottostante.

Alto Friuli: “Dov’era, com’era” paradigma della rinascita di Venzone dopo il sisma

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di Luciano Simonitto – Carnia di Venzone.

Il neo eletto presidente della Regione visita Gemona e l’addita quale capitale della ricostruzione per anastilosi. Credo abbia confuso la “capitale del terremoto” e quindi del dolore, con un modulo particolare di riedificazione, alimentando così l’antagonismo che serpeggia tra le due cittadelle fin da secolo XII. Il nostro presidente è giovane, ben per lui, non conosce il passato pedemontano, non sa che ricostruire “dov’era, com’era” comportava rancori, odio, la perdita di voti, dieci-quindici anni di baracca. Tempi di ricostruzione lunghi perché tale dogma comportava il trasferimento del centro storico in altro sito per la ricomposizione dei conci, numerati, fotografati, posti orizzontalmente qual fossero lignei galleggianti in uno stagno, a fine opera ripresi per essere riposti nel sito originale.La scelta operata dai consiglieri comunali del terremoto, in primis dal sindaco Antonio Sacchetto, è stata categorica. Dettata dalla filosofia del “dov’era, com’era” paradigma della rinascita della cittadella, monumento nazionale, scrigno d’arte dalla cultura mondiale. Le scelte da noi operate non riscontravano il plauso popolare e le tante vittime facevano aleggiare sentimenti iconoclastici verso “l’antico” che si tradussero in un doloso incendio dove erano stati riposti i rilievi del duomo. Costruire “extra moenia” come a Gemona sarebbe stato facile sia sotto l’aspetto economico che cronologico, avrebbe evitato 10, 15 o più anni di baracca. Ma a quale prezzo? La perdita di entelechie stilistiche che ci accomunano agli stilemi oltralpini, veneti, fiorentini. Potrei addurre molte valenze artistiche diffuse inter moenia ma lo spazio concessomi mi induce a ritenere sufficiente indicare il portale più ornato del tempio, quello del Cristo Pantocratore attorniato dai simboli dei quattro evangelisti identico a quello di Chartres (Parigi 1194-1225) culla dell’arte gotica. Da ex consigliere di Venzone dal 1975 al 1999, suffragato dalla partecipazione dei consiglieri operanti prima e dopo il terremoto, colgo l’occasione per invitare il presidente della Regione, Massimiliano Fedriga, a visitare e “leggere” Venzone anche perché ci sono ancora delle ferite dell’orcolat cui l’ente da lui retto dovrà porre dovuta attenzione. Ai gemonesi non mi rimane che il classico adagio “omnis quisque faber fortunae suae” , cioè ognuno è artefice del suo destino.

Friuli: MA_KE COMMUNITY, giornata dell’economia solidale del Friuli Venezia Giulia

MA_KE COMMUNITY

Giornata dell’economia solidale del Friuli Venezia Giulia: fare comunità capaci di futuro

sabato 9 giugno 2018

Nel 2017 la Regione Friuli Venezia Giulia ha approvato la legge “Norme per la valorizzazione e la promozione dell’economia solidale” (L.R. n. 4/2017).

La legge prevede la Giornata dell’economia solidale, un momento di confronto e valutazione dello stato di avanzamento delle pratiche in atto e in particolare alla formazione delle comunità territoriali e delle filiere produttive, pilastri fondamentali su cui si poggia la legge stessa.

Per questa prima edizione, proponiamo il tema “Fare comunità capaci di futuro” poiché solo attraverso la (ri)costituzione di comunità è pensabile la formazione di filiere produttive di economia solidale basate su patti fra produttori e consumatori.

La giornata, organizzata dall’Associazione di Promozione Sociale proDES FVG, si articolerà in momenti di confronto sui temi della sussidiarietà e democrazia partecipativa, con seminari e laboratori, e da situazioni conviviali grazie alla presenza di stand di associazioni e produttori vicini ai principi condivisi dell’economia solidale.

Per questo motivo invitiamo a discutere insieme:

– tutti i cittadini, singoli o associati che hanno a cuore la cura del bene comune, a come formare nei loro territori le Assemblee di comunità (la legge ne identifica 18, in base alle attuali UTI);

– i produttori e consumatori responsabili a formare le principali filiere produttive (alimentazione, vestire, abitare, servizi di comunità).

 

La prima edizione della Giornata dell’Economia Solidale del Friuli Venezia Giulia si terrà sabato 9 giugno p.v. nella cornice del Parco di Sant’Osvaldo, presso gli stabili del DSM, a Udine in via Pozzuolo 330.

  Programma

09.30 – 10.00 – Sala riunioni DSM

Accoglienza

 

10.00 – 12.00 – Sala riunioni DSM

Sessione plenaria

Saluti della Regione

Benvenuto del DSM

Saluti e introduzione a cura di proDES FVG

“Fare Comunità capaci di futuro” – confronto tra Pasquale Bonasora (Direttivo Labsus) e Luigi Pellizzoni (Università di Pisa)

 11.30 – 12.30 – Sala riunioni DSM

Assemblee di comunità e filiere di economia solidale – introduzione ai gruppi di lavoro a cura di Stefano Carbone

12.30 – 14.30 – “Chiosco Al Parco”

Pranzo

 14.30 – 16.30 –

Gruppi di lavoro – a cura di proDES

La giornata sarà animata dalla presenza di stand e attività laboratoriali.

Evento Facebook https://www.facebook.com/events/373260523172020/

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Per informazioni 

3395862605 Gianluca De Vido