Archivio mensile:Giugno 2013

Socchieve: con l’avanzo di amministrazione il Comune paga la metà della Tares

COMUNE DI SOCCHIEVE

di Tanja Ariis.

La Tares rischia di far chiudere bar e ristoranti del paese? Il consiglio comunale decide allora di pagare, con l’avanzo di amministrazione la metà della tariffa (che riguarda i rifiuti, e i servizi definiti indivisibili, gestiti dal Comune e utilizzati da tutti i cittadini, come illuminazione pubblica, polizia locale, manutenzioni del patrimonio comunale e gestione dei cimiteri) per questi locali che hanno anche un ruolo sociale in questi contesti. Le tabelle ministeriali infatti impongono parametri che, indipendentemente dal volume d’affari, presumono la produzione di un certo quantitativo di rifiuti per le diverse tipologie di utenze e tra le più penalizzate vi sono appunto bar e ristoranti. Ma nei paesi di montagna per i piccoli locali, specie di questi tempi, il giro di affari è molto limitato, riuscendo talvolta a malapena a coprire le spese, e ritrovarsi a pagare con la Tares anche 10-12 volte di più rispetto a quello che pagavano, fino al 2012, di Tarsu significherebbe per molti esercizi chiudere. Così il consiglio comunale nella seduta di mercoledì ha affrontato la questione, protraendo la discussione sul regolamento e le nuove tariffe Tares fino a oltre l’una di notte per arrivare compatto alla decisione: per evitare la chiusura di ristoranti e bar metà della Tares la paga il Comune con l’avanzo di amministrazione. «Le utenze domestiche – spiega il vicesindaco, Albino Toson – non si trovano con importi molto diversi da prima, il problema grosso è per bar e ristoranti che però nei nostri paesi hanno anche una funzione sociale. Il problema da noi, come in quasi tutta la Carnia è che già così le attività rischiano di chiudere, se poi gli si fa pagare con la Tares anche 12 volte quello che pagavano prima, chiudono di sicuro. Si può passare anche da 380 euro a 4.300 euro». «Abbiamo deciso – prosegue Toson – di intervenire pagando la metà della Tares con l’avanzo di amministrazione per questi locali». Il provvedimento riguarda le utenze non domestiche che superano il coefficiente di 5, che a Socchieve sono bar e ristoranti. «Ci mettiamo 12 mila euro – spiega ancora il vicesindaco –, con una media di mille euro ad attività per circa una decina di esercizi. È un modo per incentivarli, in fondo sono anche posti di lavoro». Il bilancio non ha apportato aumenti di imposte né ha operato tagli su assistenza e scuola. L’avanzo di amministrazione è di circa 150 mila euro. Di essi, «circa 100 mila euro l’anno – spiega ancora Toson – derivano da malghe e dal taglio dei boschi di proprietà: tagliamo dai 3 mila ai 5 mila metri cubi l’anno che consentono di valorizzare, con una gestione oculata, la risorsa bosco e di trarne anche benefici in termini economici».

Forni di Sopra: Pino silvestre, abete bianco, resina di pino mugo, le birre di Gino Perissutti

 

Dev’essere stato il profumo dei boschi delle Dolomiti del Friuli ed il loro fascino incontaminato ad ispirare la nascita del Birrificio Artigianale Foglie d’Erba. Proprio nel cuore del Parco Naturale delle Dolomiti Friulane, a Forni di Sopra, in provincia di Udine, il produttore Gino Perissutti ha dato vita una birra davvero speciale che trae dagli aromi della montagna tutto il suo gusto e la sua unicità. In questo microbirrificio, infatti, aghi di pino silvestre e abete bianco e resine di pino e di mugo si trasformano in ingredienti di eccellenza, per dare vita ad una bevanda che sprigiona aromi di montagna ad ogni sorso. Grazie a queste preziose essenze, questa piccola azienda artigianale produce diverse tipologie di birra che hanno il denominatore comune di identificare questo splendido territorio attraverso i profumi della sua rigogliosa vegetazione. Foglie d’Erba produce ben tre tipi di birre aromatizzate ad alta fermentazione, ognuna con le le sue caratteristiche peculiari. La Haraban è un’ottima birra chiara di montagna stile Pale Ale, di gradazione alcolica 4,8%, la Ulysses è, invece, un’ambrata stile Herb Ale, di gradazione alcolica 5,5%, mentre la Hopfelia è una birra scura stile Herb Old Ale, di gradazione alcolica 7,5%. Sono tutte aromatizzate con gemme di pino mugo ed aghi di pino silvestre e subiscono due diversi stadi di fermentazione con il metodo Champenoise e Kraeusening.

Per ottenere una birra dai tipici profumi di montagna, il mosto deve essere sottoposto ad un rigoroso processo di aromatizzazione con le essenze forestali. Innanzitutto gli aghi di pino silvestre vengono separati dal loro rametto ed aggiunti al termine della bollitura del mosto. Per quanto riguarda le gemme di pino mugo, invece, il procedimento è più complesso e consiste nell’estrazione della resina mediante un apposito contenitore ermetico. Le gemme vengono, infatti, esposte al sole o ad altra fonte di calore all’interno di questo recipiente, ricoperte di zucchero il quale, sciogliendosi, estrae la resina portandola sul fondo del contenitore. Si procede, quindi, alla separazione e al filtraggio della resina e all’inoculazione nel mosto in bollitura.

Ciò che rende unico l’aroma di queste birre è l’utilizzo di essenze forestali certificate. Ognuna di esse proviene, infatti, da boschi certificati Pefc (Program for Endorsement of Forest Certification schemes, ossia il Programma di Valutazione degli schemi di Certificazione Forestale), l’organizzazione mondiale che promuove la gestione forestale. L’utilizzo della materia prima boschiva locale ha permesso al Birrificio Artigianale Foglie d’Erba di ottenere, a sua volta, il riconoscimento da parte del Pefc e di produrre, quindi, delle vere e proprie birre certificate.

 Nel cuore delle Dolomiti Friulane, patrimonio UNESCO, Forni di Sopra è una località che racchiude in sé tutto il fascino della natura e della cultura alpina. Vanta origini molto antiche ma dai primi anni del XX secolo si è trasformata in una frequentata stazione turistica grazie alla bellezza dei suoi paesaggi, agli impianti sciistici ed alla posizione strategica all’interno del Parco Naturale che la rende un ponte ideale tra Carnia e Cadore attraverso il passo della Mauria. Nonostante il notevole afflusso di visitatori, la presenza dei 1.200 abitanti che la popolano durante tutto l’anno ha permesso al paese di mantenere vive le tradizioni più autentiche della cultura locale oltre ad uno spiccato senso della comunità che contribuisce a creare un’atmosfera familiare ed accogliente anche per i turisti. Il centro storico, molto pittoresco, è caratterizzato dalle antiche abitazioni in pietra e legno con scale esterne e ballatoi e da graziose chiese di montagna ricche di opere di grande valore artistico. Grazie ad una seggiovia è possibile salire sino a Cima Crusicalas, ad oltre 2.000 metri di altitudine, dalla quale si gode di una magnifica vista sulle Dolomiti che spazia dai Monfalconi, all’Antelao, sino alle Tre Cime del Lavaredo. Durante l’inverno una delle attrazioni principali di Forni di Sopra sono certamente gli impianti sciistici all’avanguardia, dotati di un anello da fondo di 18 chilometri oltre alle splendide discese tra i boschi. Basti pensare che gli impianti del Varmost sono i più alti della regione e vantano una pista di 5 chilometri considerata tra le più belle del Friuli. D’estate sono numerosi i sentieri da intraprendere tra le bellezze montane, dal sentiero delle malghe, a quello didattico del bambino sino a quello naturalistico Tiziana Weiss e al suggestivo anello di Forni che ricomprende al suo interno la località, fornendo, tra l’altro, numerose vie di accesso al centro abitato. Da non perdere, infine, una visita al magnifico larice secolare nella Valle Valmias. Un albero magnifico di circa 500 anni di età con una circonferenza alla base di 6,5 metri. Per raggiungerlo, bisogna seguire un sentiero di circa 2 chilometri che parte da Forni di Sopra in Località Massaroul. Tra una passeggiata e l’altra, l’appuntamento in uno dei numerosi ristoranti locali è d’obbligo. La cucina di Forni di Sopra è infatti ricca e gustosa e propone numerosi piatti a base di erbe di montagna e prodotti naturali.

Carnia: cordoglio per la scomparsa dell’imprenditore Chiaruttini titolare della “Lavorazione legnami”

E’ morto ieri a Tolmezzo, all’età di 81 anni il cavaliere Severino Chiaruttini, una delle figure più note e apprezzate dell’imprenditoria in Carnia. Nato a Enemonzo il 21 agosto del 1931, Chiaruttini, dopo esperienze giovanili nelle attività del legno e anche una parentesi di emigrazione in Africa, avviò, nel giugno del 1976, facendovi confluire l’omonima ditta individuale già iniziata a Tolmezzo nel 1964, con la collaborazione del genero Adriano Ianich, l’attuale stabilimento della Lavorazione legnami nella zona industriale di Tolmezzo, sviluppando la produzione di semilavorati e imballaggi industriali.

Imprenditore attento, prudente ma tenace, ha dato notevole impulso all’azienda portandola

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Socchieve: nuova segnaletica e l’Anas inventa paesi, ecco Medes per Mediis e Pisone per Preone

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(t.a. dal MV di oggi)

Ci sono nomi di paesi inesistenti e chilometraggi sbagliati sulla cartellonistica stradale della variante di Socchieve, inaugurata a maggio. La prossima settimana ci sarà un sopralluogo con l’Anas che dovrà correggere le indicazioni. Anche perché alcune sono già diventate barzelletta: è il caso del cartello che era stato posto al bivio per Nonta e che recitava invece “Monta” suscitando l’ilarità, ma anche lo sconcerto generale. È stato subito rimosso, ma qualcuno del posto ci ironizza ancora, sghignazzando: «Potevano lasciarlo, avrebbe creato se non altro curiosità per questo paesino di trenta anime, sicuramente avrebbe attirato un po’ di attenzione sulla nostra zona». Altri cartelli invece sono rimasti lì e alcuni contengono evidenti errori, come il caso segnalatoci dal lettore Michele Dorigo di Priuso, che chiede: «Dopo tanti lavori che meritavano, hanno anche costruito dei nuovi paesi?». Lo fa guardando il cartello che indica la direzione per Ampezzo e Medes (che però non esiste, mentre esiste Mediis) e quella per Pisone (sarebbe Preone). A confermare il caso Nonta e il pasticcio dei cartelli è il vicesindaco, Albino Toson, che evidenzia anche come molti chilometraggi indicati siano sbagliati con uscite segnalate a 3 km, quando sono a 500 m. Per il sindaco, Roberto Fachin, anche qualche indicazione di direzione va corretta, ma il problema vero che va risolto e sarà affrontato nel sopralluogo sono alcuni allagamenti che ora si verificano, quando piove molto, nella zona del bivio per Preone, specie sulla strada comunale laterale alla vecchia statale.

Sutrio: cordoglio per la prematura scomparsa di William De Reggi

di Gino Grillo.

È stato trovato oramai senza vita nella sua abitazione William De Reggi, già presidente negli anni d’oro della squadra di calcio locale, il Sutrio. William, conosciuto come Willy, aveva 62 anni: dopo una vita a lavorare nel settore dei mobili in legno, occupandosi di trasporti, da qualche tempo era pensionato. Un personaggio molto conosciuto non solo in paese soprattutto grazie al pallone, che ha diretto quale presidente negli anni in cui il Sutrio spadroneggiava nel Campionato carnico, ultimamente si era ritirato, nei momenti liberi, sul suo stavolo sullo Zoncolan. Località questa che frequentava anche d’inverno grazie a una motoslitta. Fu proprio lui a portare l’altro anno Totò Di Natale e Calori, con la sua motoslitta, a trascorrere il capodanno al rifugio Goles. Da un paio di giorni Willy non dava notizie di se, ma questo non ha preoccupato più di tanto amici e parenti che lo cercavano. Spesso, raccontano alcuni amici, non rispondeva alle chiamate al cellulare, vuoi perché non sempre in montagna si riceve il segnale, ma anche perché a volte lasciava l’apparecchio telefonico in macchina e lo recuperava solo al suo rientro. Nella giornata di ieri la madre Albina, non avendo notizie del figlio da qualche tempo, ha esortato una nipote a recarsi a casa di Willy per avere sue notizie. La nipote, una volta giunta all’abitazione dello zio, lo ha trovato oramai senza vita. «Il medico di guardia – ha raccontato il fratello Gio Batta – è subito accorsa da Paluzza, ma non ha potuto far altro che constatarne la morte, avvenuta presumibilmente nelle prime ore della mattinata, visto che mio fratello si trovava ancora a letto». Spetterà ora all’ufficiale sanitario effettuare la visita autoptica, prevista per oggi, e dare il nulla osta per le esequie. La salma di Willy al momento è stata composta nella sua stessa abitazione. Lascia i genitori Pietro e Albina, i figli Denise e Massimo e i fratelli GioBatta e Anio.

Friuli: Il lago di Cave del Predil diventa la spiaggia tra i monti

lago del predil sella nevea tarvisio

di Giancarlo Martina.

Nei giorni della canicola la montagna offre i suoi splendidi luoghi refrigeranti. Per ristorare il fisico l’ideale è il lago di Cave del Predil, sito a 900 metri sul livello del mare, dove fino allo scorso aprile una crosta di ghiaccio copriva il verde smeraldo delle acque, ora particolarmente invitanti per chi fugge dall’afa. Luogo ideale per rilassarsi e, non solo in virtù dell’arte culinaria dello staff dello Chalet al Lago, specialista nella proposizione di piatti tipici come polenta e frico e carni alla griglia, che ne hanno fatto il punto di riferimento per gli escursionisti che frequentano quest’angolo storico delle Alpi Giulie (nelle sue vicinanze, ricordiamo, partono anche i sentieri che conducono ai rifugi Corsi e Brunner), ma anche grazie ai due centri balneari che caratterizzano la sponda sud-ovest, quella accanto alla strada provinciale da e per Sella Nevea, proposti negli anni scorsi da giovani imprenditori convinti delle grandi potenzialità del turismo tarvisiano. Sono il Nauti Cave, lo stabilimento sull’erba a raso posto a qualche decina di metri dallo chalet, che offre un’area attrezzata con strutture accattivanti e con possibilità di nolo dell’occorrente per trascorre una giornata a rosolarsi al sole piacevolmente cullati dalla fresca brezza, e la scuola di windsurf creata dall’istruttore con patentino internazionale Vdws, Michele Pittarello, sita sul promontorio a qualche centinaio di metri verso la valle del Lago, dove persistono i resti della fortificazione austro-ungarica della Grande guerra. Al Nauti Cave, gestito dalla famiglia del maestro di sci Ivano Sabidussi, in zona spiaggia sono a disposizione ombrelloni, sdraio, lettini, attrezzature nautiche (barche a remi o con motore elettrico, barche a vela Escape, pedalò, surf bike, kayak e windsurf per i più piccoli) giochi per bambini e per il tempo libero. Si impartiscono anche corsi di kayak e windsurf. Attrae i giovani il Tubby splash, la pista artificiale di 40 metri per gommoni con arrivo in acqua. Inoltre, viene proposta la “bike&rafting adventure” (escursione combinata in mountain bike e discesa lungo il fiume Soca, in Slovenia, con recupero finale tramite furgone attrezzato a 9 posti). Nei servizi in spiaggia anche mute, giubbini salvagente, spogliatoi e servizi igienici. Gradita anche la novità del pontile galleggiante con scivolo e trampolini, nonché il chiosco ristoro con fast-food e panini caldi che permette ai fruitori di trascorrere l’intera giornata al Nauti. Dopo un inizio di mese da giacca a vento, con l’arrivo del gran caldo il centro si è rianimato e sarà aperto fino a settembre. Info: 335.7886927. L’altra chicca del Lago di Railb, dall’origine glaciale come si può notare dal cordone morenico che funge da diga, è il centro sportivo di Michele Pittarello, dove oltre al surf (vi sono una ventina di tavole a disposizione anche per giovanissimi) si possono praticare il beach volley, calcio-tennis. La struttura è completa di servizi di noleggio e rimessaggio e di snack bar. Info: 339.5282532.

Friuli: per il wwf e aiab le aflatossine sono conseguenze dell’agricoltura intesiva

La recente scoperta della messa in commercio di latte con sostanze tossiche e cancerogene, ed in particolare contaminato oltre i limiti da aflatossine, riporta alla ribalta da un lato il problema delle contaminazioni dei prodotti alimentari, dall’altro quello della diffusa pratica della monocoltura di mais su buona parte del territorio regionale e non solo.

“Gli attacchi alle piante da parte di varie muffe cancerogene, che poi vengono metabolizzate dalle vacche alimentate con il cereale contaminato – affermano WWF e AIAB Fvg in una nota congiunta. – , sono infatti la conseguenza di pratiche che le associazioni ambientaliste e di produzione di alimenti biologici contestano da decenni, ed il caso evidenziato dai NAS non ci stupisce”.

“L’agricoltura – sottolineano le associazioni – deve essere riportata alla sua principale funzione, quella di produrre alimenti sani, e non deve semplicemente rispondere a logiche commerciali di corto periodo  (agricoltura di rapina) per le quali si coltiva la stessa specie per decenni sulla stessa superficie, favorendo l’insediamento di specie fungine, utilizzando concimi e varietà idonee ad accrescere la quantità, ma a scapito della qualità (con conseguenze gravissime, come vediamo oggi)”.

Secondo WWF e AIAB le misure di contenimento delle fitopatologie devono riguardare l’intera filiera produttiva, dalla coltivazione alla raccolta, dal trasporto allo stoccaggio, con misure agronomiche e di gestione delle derrate. Va valutata attentamente anche l’opportunità di coltivazione del mais, specie notoriamente molto sensibile in fatto di esigenze idriche e termiche.

Tra le misure agronomiche che dovrebbero essere adottate vi sono la rotazione delle colture (precessioni colturali e gestione dei residui della coltura precedente) e la diversificazione delle specie coltivate; la riduzione della concimazione azotata (+ azoto=più massa verde e + acqua= maggiore possibilità insediamento fungino); la gestione della fertilità microbiologica dei suoli attraverso l’uso di concimi organici (letame) che degradino tutti i residui; l’anticipo della semina ove possibile; la scelta varietale (anche in funzione della lunghezza del tempo di crescita oltre che per la resistenza ad avversità biotiche); la determinazione corretta dell’epoca di raccolta (anche con cultivar a ciclo più breve); l’aumento delle produzione foraggere a scapito dei cereali.

Oltre alla gestione del cantiere di raccolta, devono poi essere adottate idonee misure sulla gestione delle derrate, in particolare la raccolta tempestiva (le varietà moderne hanno la pannocchia eretta e le foglie che si aprono sulla punta. Di conseguenza se stanno un mese sotto la pioggia di ottobre/novembre prima di essere raccolte entra acqua e conseguentemente gli attacchi fungini sono più probabili); lo stoccaggio dei cereali al grado di umidità ottimale e l’umidità deve essere limitata anche con l’arieggiamento e la movimentazione; la modernizzazione dei macchinari di raccolta o stoccaggio, mediante l’impiego di sistemi di prepulitura, spazzolatura e selezione (in particolare ottica) di chicchi visibilmente infetti e pannocchie che con la vecchia raccolta a mano venivano scartate.

Di qui la richiesta delle associazioni alle istituzioni affinché introducano norme più stringenti per favorire le rotazioni, che favoriscano e incentivino forme di imprenditoria agricola centrate sulla multifunzionalità (intesa come diversificazione delle funzioni svolte dall’imprenditore agricolo (produttiva, ambientale, paesaggistica, ricreativa, educativa, culturale, ecc.) e soprattutto non cedano alle richieste di innalzamento dei limiti di contaminazione, come richiesto dai grandi proprietari terrieri.

“Il latte contaminato da aflatossine – concludono AIAB e WWF – è l’ennesimo l’ennesimo regalo della monocoltura e della semplificazione colturale e gli Ogm vanno in questa stessa direzione.

L’auspicio è che la gravità di quanto avvenuto serva per invertire la marcia. E serva anche come monito per coloro che attribuiscono alla filiera a km0 una garanzia intrinseca di qualità, quando evidentemente le schifezze si fanno anche nel cortile di casa”.

Tolmezzo: sensi unici, fase sperimentale in alcune zone con la nuova ciclabile in via Divisione Osoppo

di Tanja Ariis.

È partita in questi giorni la “rivoluzione” della viabilità (segnalata da appositi cartelli gialli) in via Divisione Osoppo. Ora c’è anche la pista ciclo-pedonale ed è stato istituito, in via sperimentale, il senso unico di circolazione per tutti i veicoli con direzione dall’incrocio con via Morgagni a quello con via Forni di Sotto-via 1º maggio. Resta il doppio senso di circolazione nel tratto di via Divisione Osoppo compreso tra l’incrocio tra via 1º maggio-via Forni di Sotto con piazza Martiri della libertà. È stato inoltre istituito lo stop per tutti i veicoli che, provenienti da via Morgagni e transitanti lungo via Divisione Osoppo, si immettono sull’incrocio di via Forni di Sotto (strada prioritaria con diritto di precedenza) e di via 1º maggio (strada con obbligo di dare precedenza). È stato introdotto il divieto di sosta permanente 0-24 lungo il lato destro discendente di via Divisione Osoppo a partire da civico 20 e sino all’intersezione con la rotonda di Piazza Martiri della libertà. Sul lato opposto (direzione da via Morgagni a via Forni di Sotto-via 1º maggio) si trovano ora invece gli stalli di sosta veicolare delimitati da segnaletica orizzontale di colore bianco. Molto soddisfatto l’assessore Valter Marcon, che ora prospetta la realizzazione, il prossimo anno, di un ulteriore piccolo tratto, di 250 m, di pista pedonale-ciclabile anche, su via 1º maggio: ciò permetterà a pedoni e ciclisti di immettersi su via Divisione Garibaldi e collegarsi al parco urbano giungendo, in un percorso loro dedicato, fino alla zona industriale sud della città. «Credo che il prossimo anno riusciremo a farla – dice Marcon – e così si viene a completare la circolazione in sicurezza per pedoni e biciclette. C’è poi un altro step che è in programma, ma che non so ancora se riusciremo a fare il prossimo anno, ed è il tratto di via Papa Giovanni XXIII. Anche lì il progetto è fare una pista ciclo-pedonale di 250 m per collegarsi, all’altezza del ponte di Caneva, con la ciclabile che va su ad Arta Terme, quella realizzata dalla Comunità montana. Ci si immetterebbe così su via Ponte vecchio, dietro l’ospedale, per poi continuare dietro il condominio di via Val Di Gorto e fin sul Ponte di Avons. Anche via Papa Giovanni XXIII (su cui peraltro il doppio senso di marcia non funziona e in quel tratto ci sono anche problemi all’uscita dall’ospedale del carro funebre per i funerali) si tratterebbe di farla a senso unico, con sosta veicolare solo un lato e sull’altro pista ciclo-pedonale. La pista ciclo-pedonale di via Roma perfezionerà il nostro obiettivo di permettere a pedoni e ciclisti di percorrere in sicurezza il lungo tratto che va dalla chiesetta sotto Betania e, attraverso il parco urbano e la pista ciclo-pedonale di via Divisione Osoppo, arriva fino all’ospedale. Il progetto della ciclo-pedonale su via Papa Giovanni XXIII collegherà in tutta sicurezza alla ciclabile della Comunità montana più esterna alla città». In futuro insomma da via Grialba con una pedalata si potrà, passando in centro e sotto il ponte di Caneva, arrivare fino alla ciclabile per Arta.

Carnia: anche un laboratorio di Amaro coinvolto nel caso del latte contaminate da aflatossine M1

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L’ordinanza è stata firmata dal giudice per le indagini Roberto Venditti martedì scorso, ma le misure sono state eseguite dai militari del Nucleo antisofisticazione ieri. Un documento di 170 pagine che contiene le risultanze di mesi e mesi di indagini con tanto di intercettazioni ambientali e telefoniche. Sono cinque i faldoni di documenti raccolti dalla Procura della Repubblica di Udine nell’ambito dell’inchiesta coordinata dal pubblico ministero Marco Panzeri.

Il blitz. L’operazione è scattata ieri mattina. A finire in carcere è stato Renato Zampa, 52 anni, di Pagnacco, presidente del consiglio direttivo e legale rappresentante del consorzio Cospalat del Friuli Venezia Giulia con sede a Pagnacco. Per l’accusa sarebbe stato proprio lui il promotore e il regista dell’intera operazione. Nei suoi confronti, e nei confronti di altre cinque persone finite agli arresti domiciliari, grava l’accusa di associazione per delinquere. Avrebbero collaborato per commettere una serie di delitti tra i quali quelli di frode in commercio, di commercio di sostanze alimentari nocive e di adulterazione di sostanze alimentari.

Gli arresti. Fra loro figura la segretaria amministrativa del consorzio Cospalat, Stefania Botto, 45 anni

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Comeglians: presentazione del libro “La Repubblica partigiana della Carnia e dell’Alto Friuli”

Sabato 22 giugno, nella sala Alpina di Comeglians alle 17.30, si terrà la presentazione del libro “La Repubblica partigiana della Carnia e dell’Alto Friuli. Una lotta per la libertà e la democrazia”, a cura di Alberto Buvoli, Gustavo Corni, Luigi Ganapini, Andrea Zannini (Il Mulino, 2013). Il volume raccoglie i testi del convegno tenutosi a Udine e ad Ampezzo il 23 e 24 settembre 2011 che ha rappresentato uno degli esiti dell’articolato progetto “Repubblica della Carnia 1944. Alle radici della libertà e della democrazia”, promosso dal 2009 dalla Regione Friuli Venezia Giulia e dall’Università degli Studi di Udine, e coordinato sul versante scientifico da Andrea Zannini, docente di Storia moderna dell’ateneo friulano. Nel corso del convegno erano emersi nuovi temi e nuove prospettive di studio attorno a quello che fu uno dei più significativi episodi di resistenza al regime nazifascista, la Zona libera della Carnia e dell’Alto Friuli. I temi, approfonditi nel volume pubblicato da “Il Mulino”, verranno ripresi nel corso dell’incontro organizzato con la collaborazione dell’Associazione culturale “Giorgio Ferigo” a cui parteciperanno lo stesso Zannini, Alberto Buvoli (direttore dell’Istituto friulano per la Storia del Movimento di Liberazione), Matteo Ermacora (Università Ca’ Foscari di Venezia) e Santo Peli (Università degli Studi di Padova). Santo Peli è uno dei massimi studiosi della storia della Resistenza in Italia. La sua opera principale, edita da Einaudi nel 2004, è “La Resistenza in Italia. Storia e critica”, al quale è seguito nel 2006 per lo stesso editore “Storia della Resistenza in Italia”. Le ricerche di Matteo Ermacora si sono concentrate soprattutto sugli aspetti sociali del lavoro, in particolare durante i primi decenni del Novecento e nelle fasi precedenti e concomitanti ai conflitti mondiali: sua l’opera “Cantieri di guerra. Il lavoro dei civili nelle retrovie del fronte italiano (1915-1918)” (Il Mulino, 2005). Infine Alberto Buvoli, da anni impegnato nella direzione dell’IFSML, è autore di numerosi saggi sulla storia contemporanea friulana ed è stato, assieme ad Andrea Zannini, uno dei curatori del volume.