Archivio mensile:Luglio 2015

Crisi Coopca: nominati i tre commissari liquidatori

La sezione specializzata in materia di impresa del Tribunale di Trieste ha nominato i tre commissari liquidatori di Cooperativa Carnica, la società di di distribuzione commerciale attualmente in concordato preventivo. Si tratta di Giovanni Sgura, Paolo Rizza e Roberto Pittoni. La decisione è stata assunta nei giorni scorsi a seguito del ricorso per la nomina del liquidatore avanzata dal presidente del Cda di Coopca, Ermanno Collinassi. Il tribunale ha attribuito ai liquidatori i poteri di legge compresi quelli per la redazione dell’inventario (a valore e fisico) per individuare i singoli componenti attivi e passivi del patrimonio. Oltre ai poteri della redazione dei bilanci iniziale e finale di liquidazione e della relazione sull’andamento e sulle prospettive anche temporali della liquidazione.

aggiornamento del 01/08/2015

di Lodovica Bulian
Si è consumato a colpi di ricorsi e decreti l’epilogo della storia centenaria di CoopCa. Dopo mesi di barricate tra cda e soci, sfociate in una violentissima assemblea generale, ora è il tribunale a decretare il time out: con la nomina di tre liquidatori pone fine al braccio di ferro, scioglie il nodo del “doppio” cda e di fatto alza il sipario sull’ultimo atto che accompagnerà la cooperativa fino alla sua definitiva cessazione, prevista a dicembre 2015. Erano stati i soci, infuriati, a tentare il “golpe” nell’ultima assise, quella dello scorso 19 luglio, quando avevano respinto lo scioglimento della società deliberato dal cda, non avevano voluto nominare un liquidatore e forzando la mano avevano votato un proprio consiglio di amministrazione “parallelo” per cercare di prendere le redini della cooperativa. Una sorta di battaglia emotiva, un atto di ribellione nei confronti dei vertici di CoopCa, di cui avevano sempre richiesto le dimissioni. Ma un’azione «insussistente» dal punto di vista giuridico per il legale della società, Giuseppe Campeis, che aveva presentato ricorso. Sgombrando il campo da ogni dubbio ieri i giudici della sezione delle imprese del tribunale di Trieste hanno accolto le ragioni della società e hanno nominato i liquidatori. Si tratta Giovanni Sgura, Paolo Rizza e Roberto Pittoni, gli stessi amministratori entrati a far parte del cda di CoopCa a gennaio scorso per cooptazione. Toccherà a loro traghettare l’azienda da qui all’omologa del concordato, la cui udienza è fissata il primo ottobre e quando il giudice delegato, Lorenzo Massarelli, nominerà il liquidatore giudiziario che gestirà le attività concordatarie e la cessione degli asset vitali di CoopCa. A indicare ai giudici i nomi dei tre membri cooptati come possibili liquidatori in questa fase transitoria è stata la stessa CoopCa nel ricorso. Una scelta motivata da ragioni di «opportunità», poi ravvisate anche dal tribunale, tradotte nella necessità di dare una «continuità gestionale» alla cooperativa e dovute alla disponibilità manifestata dai tre amministratori ad accettare la carica «a un costo non superiore a quello del cda cessato», pari a circa 60 mila euro annui. «Nel ricorso – spiega Campeis – abbiamo indicato le esigenze di continuità gestionale e la disponibilità dei tre cooptati ad accettare la carica nell’interesse della procedura. Il tribunale ha ritenuto evidentemente che i tre professionisti subentrati successivamente alla richiesta di concordato e che hanno già a partecipato ai cda e di conseguenza conoscono la situazione della cooperativa, fossero i più idonei a garantire la continuità dell’azienda in questa fase. Inoltre – aggiunge il legale – il tribunale non ha riconosciuto il cda ombra (quello nominato dai soci) accogliendo così la nostra tesi». Insomma, siamo alla stretta finale. «Si chiude il cerchio – dice il legale -. Questo era l’unico sbocco possibile alla scelta dei soci di non nominare i liquidatori». I tre adesso «dovranno lavorare in pace con il liquidatore che verrà nominato in sede concordato». «Abbiamo accettato l’incarico – gli fa eco Rizza – per cercare, con l’esperienza maturata nel settore, di riuscire ad aiutare la procedura a raggiungere il massimo realizzo possibile». Il cda parallelo, dunque, non ha dunque nessun valore. C’era da aspettarselo, ma i soci non depongono le armi. Il legale dei risparmiatori, Gianberto Zilli, le affila in attesa degli esiti del filone penale aperto dalla procura di Udine che indaga sul dissesto finanziario della cooperativa, sui cui vertici pende l’azione di responsabilità votata in assemblea contro dirigenti vecchi e nuovi. «Aspettiamo di vedere le motivazioni dei giudici di Trieste e poi vedremo il da farsi» afferma il portavoce dei soci, Tommaso Angelillo. Consapevole che sarebbe stata, comunque, una vittoria di Pirro. Il punto è un altro. E’ «il silenzio assordante della politica» denuncia, che alimenta il timore che l’atto di liberalità per il rimborso del 50 per cento del prestito sociale annunciato da Coop Nordest rimanga «solo una promessa. E’ il tempo di avere una risposta».

Paluzza: dopo 65 anni smantellato il distributore in piazza

Dopo 65 anni si è conclude definitivamente la gestione del distributore di carburanti di piazza San Giacomo della famiglia Muser. Sebbene l’impianto non fosse in funzione sin dalla scorsa estate, era sempre ben visibile e non si disperava che potesse ritornare a funzionare, ma venerdì scorso tutta l’infrastruttura è stata smantellata chiudendo così definitivamente un ciclo. «L’attività – commenta l’ultimo gestore, Albano Muser – era stata fondata nel dopoguerra dai miei genitori, Donato e Loredana Moroldo. Poi l’abbiamo rilevata io e mia moglie Ilda, ma ultimamente non c’erano più utili». Troppe carte e pochi soldi, anzi «gli ultimi bilanci erano in passivo, così abbiamo deciso di chiudere definitivamente onde evitare inutili altre spese». Muser ricorda come un tempo a Paluzza, il centro più popoloso dell’alta Val del But ci fossero ben cinque distributori, uno al passo di Monte Croce Carnico, un altro a Timau, uno in piazza Piccola, quello accanto alla casa di riposo e uno sul ponte di Sutrio. Ora rimangono in funzione solo gli ultimi due. Albano e Ilda comunque non hanno smesso di lavorare: rimane aperto il loro negozio di abbigliamento che è aperto sulla piazzetta dove il loro distributore ha funzionato per tredici lustri. A Paluzza, quindi, un’altra attività ha chiuso i battenti. Un commerciante vicino alla famiglia Muser parla di «una chiusura che si perpetra nel silenzio generale di tutti, ma in realtà è un altro pezzo di storia del paese che se ne va».

Zovello: la “Fieste indiferent”, festa diversa perché senza bevande alcoliche

L’appuntamento con la “Fieste indiferent” di Zovello, quest’anno, cade domenica 2 agosto. Dalle ore 11, nella Frazione di Ravascletto, si potrà partecipare alla tradizionale «festa diversa» (come indica la parola friulana), perché «senza bevande alcoliche».
L’appuntamento è ripreso, dopo alcuni anni d’interruzione, lo scorso anno grazie alla dedizione di un gruppo di donne del paese, che hanno raccolto il testimone dalla Parrocchia di Sant’Andrea e dal Club degli alcolisti in trattamento di Ravascletto, Salârs e Zovello, per anni promotori della festa quando lo spirito dell’iniziativa era riassunto nel motto: «Un paese in cammino per la salute».
Domenica si potranno gustare i “Cjarsons di Zovello”, vincitori del concorso di Sutrio, “Polenta e frico” e golosità e dolci di ogni tipo.
Alle ore 15, il “Balletto di Buja” proporrà uno spettacolo di musiche folkloristiche.
Con le donne del paese, collaborano la Parrocchia di Sant’Andrea, il Comune di Ravascletto, l’Associazione carnica dei Club alcolisti in trattamento “Acat” e il Club di Lauco.
La Condotta Slow Food della Carnia e del Tarvisiano “Gianni Copetti”, con il suo sostegno, offre una garanzia prestigiosa sulla qualità delle pietanze che verranno proposte alla nuova edizione della “Fieste indiferent”.

La Carnia a Expo con la filiera foresta-legno dal 14 al 20 settembre

 La Carnia con 12-to-Many sarà all’Expo dal 14 al 20 settembre nel padiglione dedicato ai “territori attraenti per un mondo sostenibile” gestito dalla Kip International School, organizzazione internazionale creata, con l’appoggio della presidenza dell’Assemblea dell’Onu, dagli esperti che negli ultimi trent’anni hanno realizzato programmi di cooperazione allo sviluppo in oltre 40 paesi nel mondo. Kip International School punta a evidenziare esperienze innovative per uno sviluppo sostenibile: in quest’ottica nel suo padiglione vuole ospitare 12-to-Many, la prima rete di imprese in Italia delle filiera foresta-legno, nata in Carnia e composta da una decina di aziende di Prato Carnico, Ovaro, Sauris e Paularo che vanno dalle imprese boschive e di carpenteria alle segherie, dalle falegnamerie alla realizzazione di complementi di arredo e strumenti musicali. La rete di imprese è nata su iniziativa dell’impresa SaDiLegno di Samuele Giacometti, il quale con queste aziende e materiali rigorosamente locali aveva costruito la sua casa in legno. Oggi, consapevole che con la sua attività può promuovere anche il territorio, in questo spazio a Expo che si chiamerà “Dai Sapori ai Saperi della Carnia”, coinvolge anche la Carnia con partner come Eurotech di Amaro (che presenterà a Expo un rilevatore della qualità dell’aria)e le istituzioni: ha il sostegno della Regione e della Comunità montana, il patrocinio della Provincia e dei Comuni di Prato Carnico, Ovaro e Sauris, dell’Ape,di Pefc e Assoretipmi, la collaborazione di Enea. A Expo suonerà il clavicembalo realizzato dai fratelli Leita,il primo al mondo certificato Pefc, con i tasti in noce e carpino della Val Pesarina, ma ci saranno anche altri saperi della Carnia, come ad esempio quelli dei malgari con i loro prodotti. «Il vantaggio di Expo -per Giacometti-è portare saperi e prodotti locali fuori dal proprio guscio, facendo conoscere la Carnia». Si sta ora programmando la settimana di eventi. Tra di essi anche uno dedicato alla Carnia Classic International Zoncolan-Monte Fuji.

Pontebba: in mostra le scatolette che raccontano la Grande guerra

di Davide Francescutti.
Una scatoletta di latta contenente carne o pesce, dai colori vivaci e ammiccanti ma da consumarsi in un contesto di distruzione, spesso ultimo pasto prima di un periodo in prima linea che poteva significare la morte. Il vissuto quotidiano delle truppe italiane e austriache che si fronteggiavano cento anni va sul confine a Pontebba ci viene restituito dalla mostra “La Grande guerra di latta”, interessante raccolta delle abitudini alimentari durante il conflitto che si è meritata per questo, grazie a un parallelismo con la manifestazione universale milanese, il marchio di Expo 1915. In esposizione dal primo al 30 agosto, nella sala del consiglio comunale, oltre 300 oggetti che i volontari dell’associazione “Quello che le montagne restituiscono” hanno ritrovato negli scorsi anni durante i lavori di recupero di trincee e fortificazioni che dal giugno scorso fanno parte del nuovo parco tematico sulla Grande guerra Bombaschgraben (vallone del Bombaso in tedesco, dal nome di un torrente della zona di Pontebba). «Abbiamo preso il titolo della mostra – spiega il presidente dell’associazione Simone Del Negro – dall’omonimo libro delle Edizioni Menin scritto da Giovanni Dalle Fusine e Gianluigi Demenego: come loro, abbiamo voluto mostrare la quotidianità delle truppe al fronte attraverso il cibo, elemento di vita legato però in questo contesto alla morte». In quello che rimane dei baraccamenti a ridosso della prima e seconda linea di combattimento, i volontari friulani hanno trovato nel terreno e tra le rocce numerose testimonianze dei pasti dei soldati: non solo lattine, ma anche bottiglie, gavette e posate, debitamente ripulite e restaurate. «Le scatolette – continua Del Negro – contenevano all’incirca 220 grammi di tonno o di carne ciascuna, ma potevano essere consumate soltanto dopo il nulla osta dei superiori quando mancava il rancio caldo preparato dalle cucine da campo». Con i loro disegni sgargianti donano colore alla memoria storica, basata su fotografie in bianco e nero, permettendo pure un viaggio nel marketing pubblicitario dell’epoca. «In esse – sottolinea il presidente – si può ammirare la pregevole grafica dei marchi, alcuni ancora presenti nelle nostre dispense, come Cirio o Bertolli. C’erano prodotti etichettati con nomi patriottici, come “Antipasto finissimo Trento e Trieste”, “Alici alla Garibaldi”, “Filetti Savoia” o dedicati al generale Cadorna, tutti con l’immancabile tricolore». Con il protrarsi della guerra l’alimentazione, o per meglio dire la fame, divenne anche determinante per l’esito finale dei combattimenti. «Le razioni alimentari – conclude Del Negro – dovevano assicurare al soldato italiano circa 4.350 calorie, ma alla fine del 1916 vennero ridotte e il morale delle truppe ne risentì. Per questo sul fronte del Piave si pensò di rivitalizzare l’animo dei soldati aumentando la quantità di cibo distribuita. Di contro, la razione distribuita ai Kaiserjager austriaci era inferiore, con 200 grammi di carne in brodo che alla lunga fecero la loro parte nelle sorti del tragico primo conflitto mondiale». In concomitanza con la mostra, il 30 agosto, alle 20, sarà presentato il libro “I dolci del ricordo” di Maria Cristina Castellani, discendente di profughi pontebbani a Genova.

Ampezzo: inaugurato il ponte che porta a Oltris e Voltois

È stato inaugurato sabato scorso il nuovo ponte sul Lumiei a servizio delle frazioni di Oltris e Voltois. Il vecchio manufatto, che aveva preso nel 1953 il posto della passerella coperta in legno edificata nel 1500, presentava diversi problemi sia al piano di calpestio sia strutturali. Nel 2012 l’amministrazione ha riscontrato la necessità di eseguire una manutenzione straordinaria anche alla luce dello stato di degrado della struttura. Il progetto prevedeva il miglioramento delle prestazioni statiche dell’impalcato. L’intervento, di 615 mila euro, iniziato un anno fa, ha notevolmente aumentato la resistenza statica della struttura garantendo inoltre l’allargamento della carreggiata stradale dai 3,75 m precedenti ai 4,65 m attuali. Si è ottenuto inoltre un deciso miglioramento del comportamento antisismico della struttura. Durante l’esecuzione delle opere per garantire l’accesso veicolare ai cittadini delle frazioni di Oltris e Voltois, si era realizzata una viabilità provvisoria a fondo naturale sull’alveo del torrente Lumiei a monte del ponte oggetto di intervento. Sabato, al taglio del nastro, oltre al sindaco Michele Benedetti e alla giunta comunale, erano presenti l’assessore regionale Maria Grazia Santoro, i responsabili dello studio di ingegneria che ha predisposto il progetto, rappresentati da Umberto Natalucci, e dell’impresa Nagostinis srl che ha realizzato l’opera, la benedizione è stata impartita dal vescovo emerito di Gorizia De Antoni.

Arta Terme: si conclude il festival intitolato a Carducci, i vincitori 2015

Forse Giosuè Carducci nel luglio di 130 anni fa avrà fatto colazione sotto quell’ippocastano. Forse no. Ma quei versi che donò – rendendolo immortale – al Comune Rustico sono sempre qui con noi. Versi di un animo colto sensibile (pur accompagnato da un carattere spigoloso come le rocce delle montagne carniche) che hanno rappresentato una bussola per gli organizzatori di Artacultura (squadra folta, articolata e vincente), capaci di richiamare in Carnia – dall’Italia e dall’estero – oltre 400 autori con 1.200 liriche. Una parte dei protagonisti dei primo concorso internazionale “Carducci in Carnia ne Il Comune Rustico” farà “colazione con la poesia”  proprio sotto quell’albero secolare così amato dal premio Nobel (ci piace immaginarlo mentre riposa, si beve un tajùt o butta giù qualche verso). E dopo aver ascoltato Alessandro Canzian presentare “Voci” di Claribel Alegrìa, i finalisti del premio leggeranno le poesie presentate al concorso. Eccoci, allora, ai vincitori, incoronati ieri pomeriggio. Nella sezione “Generale” al primo posto troviamo Ivan Fedeli di Milano (“Meriterebbe di più la Marcella”), seguito dal fiorentino Rino Casalino e dal trevigiano Alberto Trentin. Vincitrice della sezione “Carnia” è Maria Cecchinato di Gorizia (“Il posto della Livia”), davanti a Luigi Gonano (Arta Terme) e a Fernando Gerometta (Vito d’Asio). Dunque il “principe dei villeggianti” è tornato in Carnia per ascoltare le composizioni che in qualche modo ha ispirato. Liriche di oggi che fanno il paio con il bel quadro che Marco Marra dipinse nel 1957, mentre Max Piccini realizzava la scultura comemmorativa a “Dimplan”. Un bel ritratto che ora farà mostra di sé nella sala consiliare del municipio. A testimoniare un legame autentico tra la Carnia e Carducci più forte del tempo e dello scorrere delle stagioni. Un legame – come sottolinea l’assessore Guido Della Schiava, deus ex machina della manifestazione – che vuol essere anche volano e seme per un rilancio dell’offerta turistica e culturale di Arta, del But e della Carnia intera. Nella valle dei poeti tutti ritornano volentieri, attirati dalle «fate de la Tenca» e dalla gente che “insegnò” a Carducci «del Comun la rustica virtù».

Carnia: “Scarpets” in vetrina alla mostra artigiana a Socchieve

Tramandati da padre in figlio e da madre in figlia, fra le montagne della Carnia si sono mantenuti intatti antichi mestieri: lavorare e intagliare il legno, battere il ferro, tessere, lavorare la pietra, realizzare gli scarpets (le tradizionali pantofole di stoffa), modellare e dipingere terrecotte. Eredi di una tradizione la cui storia è splendidamente documentata nel Museo delle arti e tradizioni popolari di Tolmezzo, gli artigiani carnici aprono oggi le loro botteghe ai turisti e mostrano come, con gesti precisi e semplici strumenti, sanno creare oggetti d’uso comune e piccole opere d’arte. Un compendio di tutto quanto di meglio produce la Carnia oggi in fatto di artigianato è la Rassegna artigianale e artistica che si terrà da domani al 30 agosto al Centro culturale di Socchieve, organizzata dal Comitato “Gianfrancesco da Tolmezzo”. Giunta alla 37esima edizione, vetrina di eccellenza dell’artigianato carnico, questa rassegna ormai “storica” valorizza e promuove la creatività e l’ingegno di artigiani e artisti locali. Vi sono esposti oggetti legati alle tradizionali lavorazioni della montagna, ma anche pezzi frutto di nuove tecniche e opere d’artisti: oggetti e sculture in legno, pelletterie, ceramiche, gioielli, abbigliamento in lana cotta, biancheria per la casa tessuta con decori tradizionali, antichi mobili sapientemente restaurati e pezzi di liuteria. Trenta gli espositori per una mostra da non perdere per scoprire il piacevole connubio tra modernità e tradizione, che la creatività carnica sa regalare. Molti gli appuntamenti collaterali, il cui calendario si può trovare www.rassegnacarnica.it.

Carnia: campionato carnico 2015 senza pace, anni di squalifiche e partite sospese

di Massimo Di Centa.

È un Carnico senza pace quello di questa stagione: cominciano, infatti, a essere tanti, troppi, gli episodi di violenza dei quali si è dovuto occupare il Giudice sportivo. Nel centro del mirino i direttori di gara che già in due circostanze hanno dovuto sospendere le partite: il primo episodio, ai primi di giugno, quando fu interrotta Amaro-Val del Lago, perché l’arbitro non se l’è sentita di proseguire dopo che il guardalinee di parte della squadra ospite Pierino Zilli gli aveva rifilato un calcio. Per Zilli 3 anni di squalifica. Qualche settimana dopo, il match non fu sospeso, ma il calciatore della Nuova Osoppo, Lorenzo Tiepolo, si è visto infliggere 4 mesi di squalifica per aver strattonato il direttore di gara, durante la gara di Coppa Carnia con l’Arta. E infine, domenica scorsa: a pochi minuti dal novantesimo di Viola- Rigolato,il giocatore ospite Michael Vergazzini avrebbe colpito con una testata l’arbitro Duca. Giudice sportivo severissimo e 4 anni di squalifica per il giocatore. Ma il Carnico, purtroppo, nelle ultime stagioni non è nuovo a fatti di cronaca extra sportiva: nel 2006, sempre ad Amaro, il giocatore della compagine locale, Massimiliano Barnaba, rimediò una lunga squalifica (5 anni) per aver aggredito l’arbitro Tulissio nel corso della gara tra la sua squadra e l’Ardita. Da ricordare, poi, anche gli episodi a sfondo razzista che, due anni fa, videro protagonisti in negativo il giocatore del Cercivento Devid Morassi (offese all’arbitro di colore Boussim Ousseni) e la Velox di Paularo per espressioni razziste nei confronti del giocatore della Pontebbana Bedi. In questa circostanza le squadra furono costrette a giocare le due partite successive interne a porte chiuse. Tutti i protagonisti di questi episodi hanno duramente contestato le decisioni del Giudice sportivo, reclamando la non reale rispondenza dei fatti. Aldilà di questo, resta un profondo senso di amarezza, perché a venire offesi, prima di tutto, sono la cultura sportiva e il rispetto delle regole. Un arbitro sbaglia esattamente come sbaglia un giocatore, un allenatore o un dirigente, la differenza è che al “fischietto” di turno nulla è perdonato e c’è chi parla addirittura di male fede, il che, se rapportato al Carnico, ovvero la quintessenza del dilettantismo, francamente fa un po’ ridere. I toni usati dal presidente della Federcalcio regionale Gianni Toffoletto nel comunicato arrivato in redazione mercoledì ci fanno capire che la misura è colma e che dovrebbe essere compito di tutti riportare le cose alle giuste dimensioni. L’insofferenza alle regole è una tendenza pericolosa ma proprio sulle regole e sul rispetto reciproco dovrebbe basarsi la quotidianità. Peccato che, a farlo notare, si è tacciati di moralismo …

Paularo: muore l’ultimo proprietario, palazzo Calice ora è del Comune

di Gino Grillo.
Con la scomparsa di Valesio Raimondo Calice, 93 anni, avvenuta nei giorni scorsi a Colico, in provincia di Como dove risiedeva, il Comune della valle dell’Incarojo prende possesso definitivo del Palazzo Calice a Villafuori. Un fabbricato importante, storico, del 1600, (la data sulla chiave d’arco del portale cita 1591) la cui nuda proprietà già apparteneva dal dicembre 2012 al patrimonio comunale, ma sul quale gravava l’usufrutto a favore del vecchio proprietario, erede della famiglia che dava il nome al palazzo. Il Comune aveva potuto iscrivere al patrimonio comunale il palazzo dopo essersi inserita in una compravendita fra privati, vantando un diritto di prelazione sull’immobile. Dopo una lunga disputa giuridica, il palazzo è stato destinato, per la nuda proprietà, al municipio locale e ora, con la morte di Valesio Raimondo, l’amministrazione comunale può vantare il possesso definitivo senza vincoli. «Spiace per la dipartita dell’ultimo rappresentante di questa importante famiglia della nostra valle – ha dichiarato il sindaco Ottorino Faleschini -. Ora comunque il Comune potrà entrare in definitivo possesso del fabbricato utilizzandolo per scopi di interesse pubblico». Un primo intervento di conservazione – la Regione aveva a suo tempo stanziato 312 mila euro per l’acquisto del complesso e per le prime opere di manutenzione -, era già stato effettuato dal Comune che ora punta a valorizzare tutta l’area dell’immobile, 1200 mq di superficie disposti su tre piani, oltre a un giardino che si vuole riproporre in chiave storica. L’edificio sebbene negli anni passati sia stato oggetto della visita dei ladri che hanno asportato parte delle suppellettili e altri oggetti riconducibili al XVIII secolo, conserva ancora una ricca biblioteca dalle 12 colonne con altrettanti mosaici che rappresentano i segni zodiacali, la sala del prelato, l’armeria con armi d’epoca, la drogheria dell’epoca, la stanza del capitano con strumenti e documenti risalenti al Settecento. «L’amministrazione comunale ha già avanzato un’idea sull’utilizzo di questo luogo – termina il sindaco Faleschini – consegnando questo manufatto e le sue pertinenze alla collettività locale affinchè possa utilizzarlo per le sue adunanze e riunioni, in particolare per i momenti più tradizionali, quali la “Feminate”, e di attrezzare l’edificio per poter ospitare turisti e storici, in un contesto di turismo tematico, che vogliono effettuare una full immersion nel Settecento carnico»