Archivio mensile:Dicembre 2016

Carnia: la “Contesse di Vigneisje”, in scena la compagnia teatrale di Sutrio

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di Federica Nodale.

Cosa può trasmettere una serata a teatro?
Fantasia, allegria, emozioni, commozione o semplici ma indebili ricordi.
Un mix di sensazioni per chi vuol spegnere televisioni e smartphone, comodi ed utili ma anche ipnotici diffusori di notizie e fatti di cronaca nera che purtroppo rabbuiano le nostre giornate o grotteschi gossip intrisi di superficialità che danno la sensazione contorta della vita, quasi fosse una fiction.
La società, le persone tutte, in un periodo di crisi come questo, non solo economica, ma di ideali come anche di valori etici e morali, hanno bisogno di sfumature più delicate, di esistenze con meno spigoli.
Il bisogno di staccare la spina è imperante ed uno dei modi più amabili per farlo, è incontrarsi in comodi ed accoglienti teatri, fianco a fianco, con la voglia di scoprire e riscoprire qualità artistiche insospettate o messe in evidenza dal ruolo scenico dei propri compaesani o conterranei.
Il teatro non è solo questo ma quale occasione migliore per conoscere le nostre leggende?
Un’opportunità da prendere al volo per tramandare alle future generazioni ciò che la tecnologia toglie, come la voglia di sognare, di guardare con occhi diversi un colle, un paese e vederlo come uno scrigno, custode di una storia lontana, narrata dalle nostre nonne.
Dopo questa rappresentazione teatrale, anche un cartello stradale, che indica “PRIOLA”, ha un significato diverso ora, recondito ed ineluttabile; quasi fiabesco.
Una serata a teatro può infondere anche ingegno, maestria, dedizione, memoria, cura dei particolari e stile.
Meravigliosi i costumi di scena dai colori artistici, che possiedono ancor più valore, perchè fatti con amorevoli qualità artigiane del paese; nati dalle mani di Vanilia Bertolli e dalle sue collaboratrici Giovanna Straulino, Tullia Della Pietra, Rita Di Qual e Alda Nodale.
I bellissimi e brillanti testi del pezzo teatrale, sono stati anch’essi interamente scritti da Giovanna Straulino ed interpretati da trentotto capacissimi attori, padroni assoluti del palcoscenico fra cui otto bravissimi bambini.
Spicca la grande collaborazione di un gruppo affiatato, unito, che ha saputo trasmettere la forza di chi crede in un progetto collettivo.
L’energia arriva a chi sta in platea ed esplode in applausi veri ed entusiasti.
Grande successo a Sutrio, Paluzza e all’Auditorium di Tolmezzo ma al di là dei grandi numeri nelle sale affollate e che denotano chiari segnali di apprezzamento, avranno tutti in dono qualcosa che non ha prezzo e che si porterà a casa dopo lo spettacolo: le emozioni provate che resteranno strette nel cuore del pubblico.

Tolmezzo: Nadia Spangaro al Talent “Look maker academy” di Sky1, selezionata fra 200 professionisti

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di Tanja Ariis
Anche una giovane parrucchiera Tolmezzina parteciperà su Sky1 a Look maker academy, l’Officina della bellezza, il talent show sui consulenti d’immagine. Nadia Spangaro è infatti una dei 40 finalisti delle selezioni che si sono svolte in questi mesi e che tra 200 partecipanti provenienti da tutta Italia hanno scelto anche la giovane titolare del salone tolmezzino, Fashion hair, in via Divisione Osoppo. Nadia ha 31 anni, ma da 16 lavora in questo settore. È originaria di Ampezzo e abita a Villa Santina. Ad agosto ha superato una selezione a Codroipo grazie alla quale ha partecipato a un’ulteriore prova, molto particolare, su una nave da crociera che attraversava tutto il Mediterraneo. Come gli altri concorrenti doveva trovare una passeggera a cui in un’ora di tempo doveva cambiare il look (trucco, acconciatura, abbigliamento con accessori) e presentarla alla giuria, che evidentemente ha apprezzato il suo lavoro. Nadia è felice di questa esperienza, che definisce, «emozionante, una bella soddisfazione. Sono tutti grandi professionisti – racconta – e la cosa che mi è piaciuta molto è che in quella settimana di crociera abbiamo fatto formazione su tanti aspetti: non solo capelli, ma anche trucco, abbinamento dei colori, moda». E a Tolmezzo, specie in via Morgagni, dove si concentrano diverse attività, tanti esultano per il risultato già ottenuto da Nadia. In questa zona della città vi è una particolare unione e un certo dinamismo dei commercianti, attivi su più fronti e non solo per Tolmezzo. Nelle ultime due estati, infatti, Nadia ha partecipato a sfilate in diversi alberghi della Carnia (nel 2015 all’Hotel Gardel di Arta Terme e quest’anno a La Perla di Ravascletto) con la titolare del negozio di abbigliamento Donnapiù (che le organizza e le ha ideate) e altri colleghi specie della via (ma non solo). Con queste iniziative, gratuite, vogliono dare un segno di vitalità e novità a questa terra. La particolarità, molto apprezzata dal pubblico (e anche dagli alberghi che le chiamano per intrattenere con questi eventi i loro ospiti), è che coinvolgono non modelle professioniste, ma donne comuni. Le bellissime “modelle per una sera”, che anche il tocco di Nadia rende tali, dal canto loro, rispondono alla chiamata sempre più numerose. In tante tiferanno per lei in questa bella esperienza che sta per iniziare. Le registrazioni del programma sono previste per febbraio.

Paularo: l’Albergo Impero quanti ricordi

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di Dino Menean Paularo.

Non si può non vederlo. Ignorarlo. È un edificio massiccio che si leva davanti alla fermata delle corriere, sul crocevia delle strade principali. Nei paraggi sorge la chiesa con accanto la scuola materna. Poco distante il municipio. Insomma nel centro di Paularo si erge l’albergo Impero. Mi ricordo il proprietario originario. Pizzo alla francese, prince-nez. Alto, compassato, voce stentorea. Sembrava uscito anche lui come il suo albergo direttamente dall’Impero coloniale. Era un uomo di una gentilezza squisita. Si muoveva con grazia fra i tavolini. «Tutto a posto signori?!» mi sembra ancora di udirlo. Era poco più che un ragazzo. L’albergo allora, constava di un’ampia sala e di un bancone enorme dove bottiglie e bicchieri ben allineati facevano bella mostra di sé. Una sala più piccola adiacente conteneva un biliardo e una tavola di marmo con schacchiere, dame e scacchi e carte per giocatori appassionati e assidui. Al piano superiore le camere per i turisti, davano sul torrente Chiarsò. Un’altra sala si apriva per ricevere le riunioni di club e partiti. E giù nel seminterrato un vasto spazio era riservato per il ballo, veglia verde e alpini. In una nicchia nascosta una targa ricordava il passaggio e il pernottamento del poeta Giosué Carducci, durante il suo “excursus” per i paesi della Carnia. L’albergo Impero era il fiore all’occhiello di Paularo. Quando è iniziata la sua decadenza non lo so. Mentre crescevo ho visto avvicendarsi diversi proprietari. E l’albergo, pur conservando la sua figura, in qualche modo perdeva smalto e fulgore. Poi un giorno l’ho visto chiuso: finestre sprangate, cancello sbarrato. E poi un altro giorno un enorme cartello con su scritto “Vendesi”. E poi è iniziato il dissesto; e ora giace abbandonato. Muri scrostati, vetri infranti. La lettera I di Impero penzolante nel vuoto. Seduto nella corriera che mi portava a Tolmezzo ho osservato l’albergo Impero. Riflesso sul finestrino assieme al mio volto invecchiato. E nell’ordine delle cose pensavo brillare – spegnersi, vivere – morire. È nell’ordine delle cose decadere, passare, finire. E mentre la corriera correva portandomi via un sorriso e una lacrima mi sorgevano dentro. Ecco, pensavo, ancora una volta il dolce e l’amaro mischiati. La gioia e la tristezza intrecciati nel mistero insondabile dell’esistenza.