Archivio mensile:Ottobre 2006

Allovin a Dimpeç

Appuntamento questa sera stasera alle 19 con la notte della “Fiesta da lis muars” ad Ampezzo. Un appuntamento che ricorre tradizionalmente nel centro della valle del Tagliamento e che attira migliaia di persone. La ricorrenza si rifà al capodanno celtico, un tempo appunto festeggiato nella notte fra l’ultimo di ottobre ed il 1° novembre, quando si riteneva che gli spiriti dei morti potessero tornare sulla terra, nei luoghi dove avevano vissuto. Da qui l’usanza, ancora oggi tramandata, di apparecchiare, prima di coricarsi la notte del 31 ottobre, il desco con del pane e dell’acqua, affinché gli avi trapassati possano ristorarsi. Da queste tradizioni millenarie provengono pure le feste cristiane dei morti e di tutti i santi che si celebrano i primi giorni di novembre, per non parlare poi di halloween che dall’America, dilaga in tutto il mondo. Anche stasera, c’è da aspettarselo, saranno in migliaia che giungeranno ad Ampezzo, camuffati da elfi, fate, maghi per trascorrere la notte nelle borgate site sul retro del museo geologico dove le strette vie e corti saranno oscurate. Si vivrà in un clima di altri tempi, senza energia elettrica, con le viuzze rischiarate dal tenue luccicare di torce e di falò attorno ai quali si potranno degustare le pietanze tipiche della stagione: castagne, mele, vin novello e vin brulè per riscaldare il corpo dai primi freddi autunnali, ma soprattutto zucche, molte delle quali, intarsiate a guisa di faccia mostruosa e spettrale, illustreranno il cammino ai partecipanti alla festa, grazie a delle candele accese all’interno delle stesse.

Addio ai CD, torna il vinile?

Dal settimanale il Friuli.

I segnali sono nell’aria da tempo: il cd, il mezzo di diffusione della musica più venduto degli ultimi anni, sta per tirare le cuoia. Complice la crisi del mercato e la concorrenza dei formati “immateriali” e digitali come l’mp3, il dischetto di plastica che i veri audiofili hanno sempre disprezzato, è in crisi irreversibile, dopo poco più di 25 anni dalla sua introduzione. Al contrario, il caro vecchio “padellone” – il disco a 33 giri – non ha mai smesso di circolare, e a un centinaio di anni dalla nascita (quasi 60 da quella attuale in vinile) è più “sano” che mai. Anzi: è riscoperto dalle giovani generazioni, che hanno ripreso ad affollare le tante fiere dell’usato. Un fenomeno sociale ed anche “economico”, visto che le transazioni che si realizzano non hanno nulla da invidiare al collezionismo di beni più durevoli e meno “frivoli” (almeno nell’opinione comune…). Accanto a quelle storiche di Trieste e Pordenone, Mortegliano e Azzano X e quella di recente ideazione a Udine (senza calcolare i tanti mercatini domenicali), la Mostra-mercato del disco usato e da collezione di Codroipo, ospitata da dieci anni all’interno della tradizionale Fiera di san Simone, è una della più gettonate. E anche domenica 29, nei locali dell’ex foro boario, non mancherà di attirare il pubblico dei curiosi ma soprattutto degli appassionati. Quelli che non hanno mai smesso di credere allo superiorità del vinile sul cd. Motivi anche tecnici, se è vero che le frequenze garantite da un vecchio disco (fruscio a parte, e con il sostegno di un impianto non da discount…) permettono di superare la gamma da 10 a 30 mila hertz: un traguardo inarrivabile per il cd. Se poi ci mettiamo l’aspetto affettivo, ecco che si comprende come mai ci sia gente in grado di svenarsi per un pezzetto di plastica.

Condivido parte di queste considerazioni, ma non credo che saluteremo il CD. Prima di tutto perchè la storia non si ripete mai uguale a se stessa e poi perchè secondo me non sono i CD ad aver creato tutti questi problemi alla musica, ma bensì l’mp3 con la sua "leggerezza e facilità d’uso" …. cui nessuno ormai + rinuncia. Poi anche sul fatto che il vinile ci siano maggiori garanzie è tutto da verificare. Secondo me sarà + semplice che, non convenedo + fare i dischi, semplicemente non ci sia + l’offerta che c’è adesso o che a fare i dischi saranno solo coloro che potranno permettersi un investimento a ritorno zero.

60 anni di U.S. Aldo Moro

Mentre tutti si sistemano e la sala si riempie, sullo schermo gli ultimi ori olimpici, i brividi e la pelle d’oca che cancellano il brusio. Una vittoria su tutte, quei 50 chilometri finiti con il sorriso di Giorgio Di Centa. Ma è una vittoria lunga sessant’anni. Il 6 settembre 1946 nella saletta ricreativa della canonica di Treppo Carnico per opera di 21 sportivi locali veniva costituita l’US Aldo Moro, con dedica a quel maestro del paese, appassionato sportivo, caduto sul fronte balcanico nel 1943. Il nome cambia poi in Us Aldo Moro Val Pontaiba, e ancora in Aldo Moro-Valle Alto But, con sede a Paluzza, per estendersi a tutta la vallata. Lo scopo? Propagandare nei giovani la passione per lo sport. «Sono ormai sei decenni che l’US Aldo Moro non solo forma atleti, ma dà loro modo di conoscersi, confrontarsi e crescere in un ambiente sano», si legge nella biografia. E sarà anche per questo che quando l’attuale presidente Andrea Di Centa apre con le sue parole la serata, l’emozione gli incrina la voce. Sarà anche per questo che Manuela Di Centa vuole subito abbandonare la pur necessaria veste ufficiale per ricordarsi di quella bambina con gli sci rossi che voleva seguire papà Tane sulla neve e fare qualcosa di bello nello sport. Sarà anche per questo che il libro commemorativo è stato redatto attraverso l’espressione di oltre 50 persone che hanno vissuto lo sport all’interno dell’Aldo Moro sulla propria pelle. Prima della presentazione dell’opera, nella sala del teatro Daniel a Paluzza ieri si sono ascoltati i saluti delle tante autorità, dalla Fisi, al Coni, all’8. Reggeimento Alpini che ha collaborato nell’organizzazione, dal Comune alla Comunità montana, alla provincia, alla regione, al governo, con l’on. Di Centa e il sottosegretario allo sport e alle politiche giovanili Elidio De Paoli che ha consegnato una medaglia d’argento. E poi a chiudere la ricca serata riempita anche dalla presentazione delle squadre per la prossima stagione, i riconoscimenti ai tre fondatori ancora in vita, chi faceva l’autista perchè unico patentato, chi andò poi a Tarvisio perchè saltava dal trampolino, e per questo l’han chiamato Trampolin. Dopo di loro i 13 presidenti e i campioni che han tenuto alto il nome della società. Venanzio Ortis, Manuela e Giorgio Di Centa, Alessandro Pittin, fa strano dirlo, ma sono solo alcuni. Tutti con in mente il mitico fondatore Benito e nel cuore quel che di unico che l’Aldo Moro contrinua loro a regalare. Perchè, come ha detto perentorio l’ex presidente Renato Ortis «l’Aldo Moro è nata bene. E non morirà più».

Jungla Udine.

Due ragazze si picchiano violentemente, prendendosi a calci e a pugni, davanti un gruppo di coetanei che non muovono un dito per fermarle. Al contrario si lasciano andare a un tifo da stadio e filmano la scena con i telefonini. È accaduto una settimana fa nel centro studi all’esterno degli edifici scolastici. Non è escluso che a far tirar fuori gli artigli alle ragazze possa essere stata una questione di cuore. Il video ha fatto il giro di mezza Udine ed è arrivato anche nella caserma dei carabinieri di viale Trieste dove sono in corso indagini.

Qualche giorno dopo salta fuori che era tutta na balla…..

Messaggero e alores? Controllà ogni tant?

Lovea (Arta Terme) si racconta

Sabato 28 ottobre alle ore 17, nella sala dell’ex scuola materna di Lovea, verrà presentato il libro "…e sempre sia lodato! Prà Giuliano racconta". Nel volume il parroco, scomparso nel 2004, ricostruisce la storia della frazione termale dal 1600 ai giorni nostri grazie alle ricerche effettuate negli archivi di stato, in quelli parrocchiali della zona e alla sua memoria personale.

Vado a donare qualche piastra

Lo chiedevano i reparti, lo chiedevano gli stessi donatori, e l’effetto delle due spinte combinate ha fatto sì che ora anche all’ospedale di Tolmezzo sia possibile la donazione di piastrine. Il centro trasfusionale del capoluogo carnico è stato infatti dotato in questi giorni di un nuovo separatore cellulare necessario per la piastrinoaferesi, ovvero l’operazione che consente al donatore di sangue di donare piastrine, da essere poi trasfuse ad un ricevente in genere affetto da malattie tumorali.«Nei pazienti che si sottopongono a chemioterapia – spiega infatti la dottoressa Cristiana Gallizia, responsabile del centro trasfusionale tolmezzino – si possono manifestare degli abbassamenti drammatici di piastrine e durante questa fase critica diventa alto il rischio di complicazioni emorragiche. La trasfusione di piastrine può dunque servire ad evitare questo rischio, finchè il midollo del paziente non sia in grado di produrne nuovamente da sè. Fino ad oggi – continua – la piastrinoaferesi era effettuabile solamente presso l’ospedale di Udine e la dotazione del nuovo separatore cellulare ci consente sia di concorrere all’autosufficienza in piastrine per il nostro ospedale, che di aumentare il pool di donazioni, da spalmarsi poi su tutta l’area vasta». Settimanalmente, in base al numero di pazienti critici, sarà comunicata da Udine (dove si concentra il 90% della richiesta, soprattutto per i malati ematologici) la reale necessità di piastrine, in modo da poter "mirare" le donazioni sia attraverso la selezione telefonica dei donatori che prenotano la plasmafersi, sia in base alle donazioni volontarie.«Da tempo numerosi donatori dell’Alto Friuli stavano manifestando il desiderio di poter donare piastrine a Tolmezzo ed è importante sapere di potersi basare su un bacino potenzialmente molto ampio di donatori sensibilizzati e da sensibilizzare. A questo proposito in collaborazione con l’Afds abbiamo già iniziato con una serie di serate sanitarie per diffondere la conoscenza della piastrinoaferesi, una donazione molto simile alla plasmaferesi e che sottrae al donatore una minime parte di piastrine, che comunque si rigenerano nel giro di 24-36 ore».

Mandi Bruno

Lutto nel mondo della canzone. Bruno Lauzi, è deceduto questa notte a Milano. Il cantautore aveva 69 anni e da tempo era affetto dal morbo di Parkinson e ad aprile erano state diagnosticate delle metastasi tumorali al fegato. Con Umberto Bindi, Gino Paoli e Luigi Tenco era considerato uno dei fondatori della cosiddetta "scuola genovese".

Lauzi era nato all’Asmara nel 1937 ma era cresciuto a Genova. Dopo il ’56, Lauzi trasferitosi a Varese, conosce e collabora con Piero Chiara alla nascita del quindicinale politico liberale "L’Altolombardo"; scopre la canzone francese di Brassens, Brel, Aznavour e compone il brano che darà l’impronta a tutta la sua produzione artistica futura: "Il poeta".

Si trasferì poi a Milano e iniziò a frequentare e conoscere l’ambiente artistico di quegli anni, dai "Gufi" ad Enzo Jannacci e a lavorare al mitico "Derby" di Milano.

Alla fine degli anni Sessanta Bruno Lauzi conobbe Lucio Battisti ed entrò nella sua casa discografica: la "Numero Uno". Sono gli anni di brani storici quali "E penso a te", "L’aquila" e "Amore caro, amore bello".


Lauzi, inoltre, fu anche autore. E vinse vari premi della critica discografica con canzoni cantate da lui o scritte per altri quali "Lo straniero" per George Moustaki, "Quanto t’amo" per Johnnny Holliday, "L’appuntamento" per Ornella Vanoni, "Piccolo uomo" per Mia Martini. Scrisse, inoltre, canzoni per bambini tra le quali"La tartaruga", e "Johnny Bassotto"

Sei anni fa, con le prime serie manifestazioni del morbo di Parkinson, Lauzi moltiplicò le iniziative. Decide di diventare discografico ed editore di se stesso: fondò una propria casa editrice (" Pincopallo") ed insieme a Maurizio Fabrizio pubblicò uno degli album più significativi della sua carriera, "Il dorso della balena".

Solo pochi giorni fa la notizia che a lui, vincitore del Premio Tenco 2006, sarebbe stata dedicata la rassegna della canzone d’autore 2006 in programma dal 9 all’11 novembre al Teatro Ariston di Sanremo.

Il Maestro U.T. Gandhi

Fa un po’ impressione vedere il suo nome lì, nell’elenco della più grande etichetta jazz mondiale, a fianco (anzi, prima, per motivi alfabetici) di Jan Garbarek… Ma il "battesimo" di U.T. Gandhi – il batterista friulano che proprio quest’anno ha festeggiato i 25 anni di attività nella musica d’improvvisazione – per l’etichetta Ecm di Manfred Eicher, non è un fulmine a ciel sereno. Al contrario, un obiettivo ampiamente meritato e il punto di partenza per una carriera che sempre più spesso lo vedrà partecipare alle incisioni dei più grandi esponenti del jazz mondiale. Come Dino Saluzzi, il 71enne bandoneonista argentino, che nell’ultimo album "Juan Condori" ha voluto accanto a sé proprio il nostro Umberto Trombetta da Osoppo: unico "foresto" nel Dino Saluzzi Group. Una sorta di "famiglia estesa" dove, accanto al patriarca della musica sudamericana, si trovano figli, fratelli e nipoti.

Registrato un anno fa a Buenos Aires, l’album è stato poi missato agli studi Artesuono di Stefano Amerio, con la consueta presenza attenta di Herr Eicher, che ha scelto ormai lo studio udinese per gran parte dei suoi ultimi lavori, dal piano solo di Stefano Bollani al duo Fresu-Caine. Il lavoro, e non lo diciamo per partigianeria, è sublime come solo i migliori titoli della Ecm sanno essere, con il nostro Gandhi, "membro onorario della famiglia Saluzzi" secondo la definizione dello stesso Dino, che si inserisce alla perfezione in una band rodata e fortemente immersa nella tradizioni popolari del proprio Paese. La scelta è stata fatta dallo stesso Saluzzi, che ha conosciuto Gandhi un paio di estati fa a un festival jazz in Sardegna, e ne ha apprezzato subito le doti artistiche e quelle umane.

Reduce da alcuni concerti di presentazione proprio a Buenos Aires, Gandhi si è trovato in questi giorni la "sorpresa" di una serie di recensioni sulle maggiori riviste mondiali. Come "Billboard", che parla del contributo del "great italian drummer", il grande batterista italiano, a un album che deve molto alle tradizioni popolari argentine e alla musica da ballo, sia urbana che rurale. Tra tanghi, milonghe e sei-ottavi, Gandhi dà il suo contributo importante a 76 minuti di musica fatta di calore e di istinto, dove l’improvvisazione non soffoca mai la naturalezza dell’ispirazione. E tutti i pezzi, dalla suggestiva "La vuelta de Pedro Orillas" che apre l’album a "La parecida", sono intrisi di una magia unica, una miscela di jazz e tradizione in cui – per usare le parole dello stesso Saluzzi – "tutto scorre alla perfezione, come l’acqua limpida".

 

Giro d’Italia 2007 sullo Zoncolan

Il test era di quelli decisivi. E lo Zoncolan quel test ieri l’ha superato a pieni voti. Sotto quelle tre gallerie poste a un chilometro dall’arrivo ai 1.750 metri del passo ieri mattina l’ammiraglia dell’Ac Bujese, carica di biciclette, è passata agevolmente sotto quelle volte. La carovana rosa, dunque, potrà raggiungere in maggio la vetta.
Bisognerà ora attendere solo l’ultimo sopralluogo degli organizzatori del Giro d’Italia in programma per la metà di novembre, ma anche le ultime barriere che si frapponevano all’arrivo (storico) della tappa in vetta allo Zoncolan dal versante più ostico per i ciclisti sembrano essersi dissolte.
Quando il direttore del Giro, Angelo Zomegnan farà l’ultimo sopralluogo a metà novembre dovrebbe trovare una strada già pronta a ospitare la tappa. Gli ultimi lavori, infatti, potranno essere completati nella prossima primavera.
Insomma, il più sembra essere fatto anche l’organizzatore Cainero non vuole sbilanciarsi.  Intanto, le ultime indiscrezioni, che giungono dall’organizzazione del Giro 2007, fanno salire ancora di più le quotazioni della tappa che si dovrebbe concludere sullo Zoncolan. La frazione, che dovrebbe partire dall’austriaca Lienz (che ha chiuso già un anno fa un accordo pluriennale con la Rcs) e dovrebbe essere coperta interamente in diretta dalle telecamere Rai, sarà l’ultima in montagna del Giro 2007. Insomma, quella che molti definiscono, a ragione, la salita più dura d’Europa» sarà teatro della sfida finale per la conquista del Giro. Chi perderà sullo Zoncolan avrà solo la cronometro del penultimo giorno sul lago di Garda per rimediare. Forse troppo poco.

Al Mittelfest uno spettacolo di uomo

Il suo pezzo forte era il lambda calcolo da studiarsi in un ufficio ai Rizzi, poi ha scoperto lo spettacolo con il tandem Fazio-Littizzetto. E ha visto che la cosa poteva funzionare. Così ieri sera, pochi minuti dopo l’annuncio ufficiale che la giunta regionale riunita a Faedis lo ha nominato presidente del Mittelfest, ha dichiarato: «Entro con convinzione nel mondo dello spettacolo». Non si preoccupi: è già nei blog degli spettatori con un certo successo.Al lato pratico il magnifico rettore Furio Honsell attende ora solo l’approvazione del senato accademico dell’università di Udine e la strada sarà spianata per il nuovo incarico. Succede a Paolo Maurensig (scrittore), Demetrio Volcic (giornalista-eurodeputato), Lorenzo Pelizzo (banche), ma non ha ancora un consiglio di amministrazione rinnovato al suo fianco. Perchè ieri la giunta regionale ha deciso che era troppo tardi per proseguire con le discussioni e le nomine.Perchè un rettore per il Mittelfest? «Ovviamente è da tempo che cerco di promuovere la collaborazione fra l’università di Udine e i principali eventi culturali della regione e il Mittelfest è fra i massimi eventi promossi in Friuli Venezia Giulia. Pertanto questa nomina suggella una reciproca alleanza che valorizzerà la massima manifestazione teatrale e l’ateneo», risponde. Insomma ateneo e festival si traineranno a vicenda ed ecco dunque il professor Furio Honsell è pronto per stare sulla linea di confine fra cultura e show. Ma entra in gioco anche la tradizione: «I corsi di laurea in lingue e in mediazione culturale – dice il rettore – dimostrano che la nostra università ha le sue radici negli studi dell’Europa centro orientale».Furio Honsell considera un privilegio conoscere Moni Ovadia, il direttore artistico ("Lo ammiro moltissimo"); rivela che sul piano personale in questo festival c’è aria di famiglia ("ho antenati tedeschi, sloveni, sento vicina la molteplicità del mondo mitteleuropeo"). Annuncia il suo metodo di lavoro: «Conoscere, riflettere e poi una fase di approfondimento». Del Mittelfest lo affascina la "forte contaminazione fra culture". E qui spunta il lambda calcolo: «Trasversalità e interdisciplinarietà: penso che non si tratti solo di far dialogare le culture latina, tedesca e slovena, ma anche quella umanistica e scientifica. Spero si possa valorizzare questo aspetto. Perchè questa è la vera sfida del futuro: poter comprendere linguaggi diversi e visioni diverse».Ma una bozza di programma, il neo presidente, l’ha già: «Mittelfest è ormai un brand importante, mi pare che abbia assunto un certo prestigio e allora non si dovrebbe circoscrivere a soli 15 giorni, in un solo suggestivo luogo. Ma valorizzarlo tutto l’anno, esportarlo e utilizzarlo anche come ambasciatore del Friuli culturale e della sua complessità e ricchezza». Insomma Mittelfest tutto l’anno.