Archivio mensile:Aprile 2015

Veneto: serrande abbassate e tutti in marcia per il passaggio di Sappada al Fvg

«Questo matrimonio non s’ha da fare, né domani né mai». Non siamo su quel ramo del lago di Como ma a Sappada (Bl), di cui è nota la volontà di passare dal Veneto al Friuli Venezia Giulia. Ma da Roma, dove dal 2013 è in corso l’analisi del Ddl 951 (“Distacco del comune di Sappada dalla regione Veneto e relativa aggregazione alla regione Friuli-Venezia Giulia”), non giungono buone notizie. Ai tempi lunghi di attesa per la valutazione del testo (costituito peraltro da un solo articolo), si aggiungono le notizie provenienti della V Commissione Bilancio del Senato. La quale ha chiesto e ricevuto dal Ministero dell’Economia e delle Finanze una relazione tecnica sui costi che l’operazione comporterebbe. Il documento ha confermato l’impossibilità di avere una copertura finanziaria e al momento non risulta all’ordine del giorno alcuna successiva discussione sul testo tra le aule di Palazzo Madama. Il Comitato per il passaggio di Sappada dal Veneto al Friuli Venezia Giulia, in conseguenza dell’iter lungo, ha promosso una manifestazione per sabato 9 maggio che coinvolgerà tutti i residenti del comune dolomitico e che si tradurrà in una sfilata per le vie del paese. I negozi rimarranno chiusi per tutta la durata del corteo, che dovrebbe prendere il via alle 9.30. Ma il Comitato, per conto del quale ha parlato Danilo Quinz, sta ancora definendo i dettagli. «Saranno invitati anche i sindaci di Forni Avoltri e Rigolato e qualche politico che possa appoggiarci», ha dichiarato lo stesso Quinzi che, sulla questione dei tempi di attesa al Senato ha poi aggiunto: «Il Comitato vuole una risposta e l’attesa inizia a diventare troppo lunga. A suo tempo abbiamo avuto contatti con la Commissione Bilancio, in riferimento al giudizio espresso dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, ma non abbiamo mai ricevuto risposte complete. La manifestazione del 9 maggio trova la sua ragion d’essere in tutto questo. E vogliamo una risposta in tempo anche perché, se ipoteticamente dovesse cadere il governo, poi dovremmo rifare tutto daccapo». Da Roma, intanto, il senatore Giovanni Mauro (Grandi Autonomie e Libertà), relatore del testo in Commissione Affari Costituzionali, ha fornito un’ampia e precisa analisi sulla questione Sappada: «Il ritardo non è determinato dalla Commissione Affari Costituzionali che ha già finito i suoi lavori. Il 15 gennaio 2014, infatti, nel corso della seduta, ho proposto di chiedere il trasferimento del provvedimento alla sede deliberante in modo da approvarlo senza il passaggio in aula e accelerare così il procedimento legislativo. La presidente Finocchiaro, con il consenso di tutti i gruppi parlamentari, ha inoltrato la richiesta al presidente del Senato che è però in attesa del parere della Commissione Bilancio sui costi del Ddl. A sua volta – prosegue Mauro – la Commissione Bilancio non ha ancora formalizzato il parere che sembrerebbe però negativo sulla base di una relazione del Mef. Purtroppo insomma sembrerebbero mancare i fondi. Di conseguenza l’iter al momento risulterebbe negativamente concluso ma, naturalmente, aspettiamo la formalizzazione da parte della 5° Commissione». Lo scenario che si prospetta quindi è facilmente intuibile: se la Commissione Bilancio confermasse la mancanza dei fondi, l’iter legislativo terminerebbe e l’annessione di Sappada al Friuli Venezia Giulia non verrebbe più trattata. A quel punto gli unici a gioire sarebbero i circa 40 cittadini sappadini (su 903 votanti) che nel 2008 hanno espresso la loro contrarietà al cambio di regione in occasione dell’apposito referendum.

Trasaghis: Avasinis, la strage di innocenti a Liberazione avvenuta

 

(r.c. dal MV di oggi)

Sono trascorsi settant’anni dall’eccidio di Avasinis – era il 2 maggio del 1945 – quando ormai gran parte del Friuli era liberato: un tragico “colpo di coda” che provocò 51 vittime innocenti, delle quali molte donne, vecchi e bambini. Per comprendere la dinamica di quei fatti è stato pubblicato il diario che don Francesco Zossi, allora parroco di Avasinis, lasciò a futura memoria. La pubblicazione, a cura dell’amministrazione comunale di Trasaghis, con materiale integrativo costituito da interviste ai testimoni diretti, ha suscitato notevole interesse. Diciotto anni dopo, anche la seconda edizione è andata esaurendosi, mentre non è diminuito l’interesse: svariati i testi sulla seconda guerra mondiale in Friuli che hanno attinto da quella pubblicazione o che, quanto meno l’hanno citata in bibliografia e numerose le richieste che sono arrivate e continuano ad arrivare al Comune per potere ottenere una copia per le ricerche o la consultazione. Ecco perché l’amministrazione comunale, d’intesa con la sezione Anpi Val del Lago, ha ritenuto necessario provvedere a una terza edizione che esce in concomitanza con il settantesimo anniversario dei fatti di Avasinis e della conclusione della guerra. L’appuntamento è per domani, giovedí, alle 20.30, nella chiesa di Avasinis.È dunque riproposta la trascrizione integrale del diario di don Zossi assieme alla sezione “Un microfono sulla strage” con le testimonianze dirette, raccolte negli anni ’80 e ’90, che assumono oggi un valore ancora maggiore, dal momento che quelle persone, in gran parte, ci hanno ormai lasciato. In aggiunta, questa terza edizione porta una importante integrazione, dal momento che Pieri Stefanutti (curatore delle diverse edizioni) ha redatto una sintesi delle principali ricerche storiografiche effettuate per la definizione delle vicende di Avasinis e un aggiornamento di quelle che sono state le indagini, i contributi, le scoperte successive all’uscita del libro, in modo particolare rivolte alla definizione del contesto e alla individuazione dei reparti effettivamente coinvolti. Si tratta, come sottolinea il sindaco Augusto Picco nell’introduzione, «di un contributo alla memoria, nel ricordo delle vittime, con la costante ricerca di un impegno per la costruzione di un presente di pace». Il programma della serata prevede il saluto di Augusto Picco, sindaco di Trasaghis e l’intervento di Pieri Stefanutti, curatore della pubblicazione, con una relazione su: “Il caso Avasinis: le tappe di un lungo percorso di ricerca”. Seguirà una riflessione di monsignor Pietro Brollo, arcivescovo emerito di Udine legata in particolare alla figura di don Zossi. Le conclusioni saranno infine tratte dal prof. Andrea Zannini, docente di Storia moderna all’università di Udine.

Carnia: «Svuota tutto», anche i cinesi s’arrendono

di Gino Grillo.
“Svuota tutto per cessata attività”: una scritta che, assieme ai cartelli “vendesi” o “affittasi”, in questi tempi di crisi appare sempre più di sovente nelle città e in particolare nei paesi o nei Comuni territorialmente più distanti dalla pianura o dai grandi agglomerati urbani. A Tolmezzo, come in altre zone, a subentrare ai commercianti locali, da qualche tempo si sono affacciati al mercato anche i cinesi. Nell’immaginario collettivo questo rappresentava una invasione positiva che dava respiro al commercio del territorio grazie a prezzi più bassi, anche se con una merceologia ritenuta «più scadente» e, molte volte, rappresentava pure una boccata di ossigeno e di denaro per una categoria commerciale oramai «vecchia» e che registra problemi di cambio generazionale. A Tolmezzo, e nei Comuni limitrofi, da qualche anno si sono affacciati alcuni esercizi commerciali gestiti da operatori originari proprio dall’Estremo Oriente: uno è stato aperto nella zona industriale nord della città carnica, un altro ha rilevato una sala giochi, mentre un altro negozio è stato aperto nella zona di Amaro nel complesso Valli di Carnia. In questi giorni ha destato un certo clamore il fatto che il negozio “Cina Shopping”, situato in via della Picotta 8, ha esposto alcuni manifesti ben evidenti davanti all’esercizio commerciale con la scritta “Svuota tutto per cessata attività”. Un negozio aperto da un paio di anni, gestito da alcune persone appunto di origine cinese all’insegna di una ditta denominata Liu Genju & C Snc, che a volte erano supportate da personale italiano nel quale al momento tutta la mercanzia, la più disparata, dalle scarpe al vestiario, ai giochi agli articoli per animali di affezione sino a merce di cancelleria, di elettricità e di piccolo “fai da te”, per lo più di origine cinese, con regolare marchio Ce, è offerta con uno sconto del 50 per cento. Difficile avere dal personale all’interno del locale notizie su quanto sta accadendo e perché la società abbia deciso la chiusura. Alla richiesta se fosse una chiusura dovuta a un cambio logistico, non ci sono state spiegazioni esaustive; dapprima le risposte sono state in lingua cinese, quindi un giovane ha risposto, chiedendo i motivi dell’interessamento, che valeva quanto scritto sui manifesti esposti davanti al negozio. Difficile quindi sapere se la cessata attività dell’esercizio di via Torre Picotta sarà definitiva o se aprirà da un’altra parte della città. Nessuna segnalazione, nel frattempo, è giunta al Comune. L’assessore Michele Mizzaro conferma però come debba constatare, seppure ottimista, la crisi sia ancora evidente in questo settore, con maggiori chiusure di negozi rispetto a nuove aperture.

Friuli: dall’Austria altro no dal Consiglio di Stato, al mega-elettrodotto Würmlach-Somplago

di Marco di Blas.
Sul progetto dell’elettrodotto da 220 kV Würmlach-Somplago è stata posta la pietra tombale. Già nel settembre scorso il Tribunale amministrativo federale aveva negato l’autorizzazione all’opera, giudicandola incompatibile con il territorio che avrebbe dovuto attraversare, una vallata che da Kötschach-Mauthen si insinua a sud verso il confine italiano, il cosiddetto “Kronhofgraben”, considerato un gioiello naturalistico, candidato a entrare a far parte del Patrimonio dell’umanità protetto dall’Unesco e già facente parte degli ambiti tutelati dal protocollo “Natura 2000”. Ora quella sentenza è stata confermata anche dal Consiglio di Stato, con un provvedimento che porta la data del 24 febbraio, ma che è stato pubblicato soltanto in questi giorni. Ovviamente, la competenza territoriale di questo supremo organo giurisdizionale si limita all’Austria, ma è evidente che, non potendosi realizzare i 42 chilometri di elettrodotto previsti in territorio carinziano, non avrebbe alcun senso allestire i restanti in territorio italiano, dal confine a Somplago, anche se sul nostro versante esisteva un parere positivo espresso in luglio dal Ministero per l’Ambiente, con provvedimento pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, relativo alla valutazione di impatto ambientale. La decisione di settembre del Tribunale amministravo era stata accolta con sorpresa sia dai promotori dell’elettrodotto – la Alpe Adria Energia Spa di Udine – sia dagli oppositori (vari Comuni della Carinzia e della Carnia, nonché alcuni comitati ambientalisti transfrontalieri), perché dopo la decisione del Ministero italiano per l’Ambiente e soprattutto dopo la presa di posizione favorevole dell’Unione europea, tutti davano per scontata una sentenza pro elettrodotto. Nell’estate scorsa – lo ricordiamo – l’Ue aveva inserito l’opera nell’elenco, aggiornato ogni due anni, dei «progetti di interesse comunitario», condizione che avrebbe consentito ad Alpe Adria Energia Spa di accedere ai finanziamenti europei, di accelerare i processi autorizzativi e di ottenere, se necessario, l’esproprio dei terreni. Ma il Tribunale amministrativo, come avevamo riferito anche in questo giornale, era stato di diverso avviso. Contro quella sentenza la società proponente aveva presentato ricorso al Consiglio di Stato, che però è stato respinto. Non si conoscono ancora le reazioni sul versante austriaco, mentre su quello italiano ha già preso posizione Renato Garibaldi, uno dei principali oppositori al progetto. «A nome mio e del comitato che per anni si era battuto per fermare questo scempio – ci ha dichiarato – esprimo da una parte la nostra soddisfazione per il raggiungimento dello scopo ottenuto a prezzo di molte battaglie nelle piazze e nelle sedi amministrative; dall’altra, il nostro rammarico per aver avuto bisogno della giustizia austriaca per fermare questo assurdo ovvero che l’interesse economico di pochi (tre imprenditori) prevalesse sugli interessi di tutti. Perché questo scrive la sentenza: la natura, il paesaggio sono un valore immenso e la speculazione di alcuni non può prevalere su questi beni comuni».

Friuli: il turismo che arriva da Est ha salvato l’inverno del Fvg

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di Maura Delle Case.
Fortuna che ci sono i Paesi dell’Est. Non ditelo agli autotrasportatori, che guardano a quello spicchio d’Europa come fumo negli occhi per via della spietata concorrenza che corre sulle ruote dei Tir lungo l’autostrada. La stessa che quotidianamente percorrono anche tante auto, targate Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria, dirette nelle strutture turistiche della regione. Un movimento che negli ultimi anni sta diventando sempre più consistente e che porta gli albergatori del Fvg, loro sì, a “sottoscrivere” la dichiarazione. I turisti provenienti dall’Est valgono infatti risultati positivi e determinanti quanto a presenze nelle nostre strutture alberghiere. A dirlo è l’Osservatorio turistico della Montagna di Trademark Italia. Gli operatori regionali sottoscrivono. La stagione invernale 2014-15 si è chiusa con un risultato positivo che secondo Trademark Italia è figlio di una leggera ripresa dei consumi interni e del consolidamento dei principali mercati stranieri. A partire da quello tedesco, che a livello nazionale pesa per il 22 per cento dell’incoming estero, passando per Benelux (12,9), Repubblica Ceca (10,1), Polonia (8,7) e Scandinavia (8,3). Sempre stando all’Osservatorio, l’andamento della stagione invernale nel Friuli Venezia Giulia ha segnato una leggera crescita in termini di presenze rispetto all’anno precedente, tra l’1 e il 5 per cento. Segno più che gli operatori sostanzialmente confermano, pur precisando che non sempre questo si riflette negli incassi. Parola di Pietro De Infanti, titolare dell’albergo Bellavista di Ravascletto: «Il 70 per cento dei nostri ospiti è straniero, proviene da Slovenia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia e ci è valso quest’anno circa 500 presenze in più del precedente, ma non si cada nell’errore di pensare che ci sia stato anche un aumento dei guadagni – spiega l’albergatore -. Per essere attrattivi abbiamo dovuto contenere i prezzi e alla fine i risultati, pur con presenze in aumento, sono gli stessi dell’anno passato». Nel tarvisiano, con i turisti dell’Est gli alberghi lavorano ormai da anni. Da quando i pellegrini diretti dalla Polonia a Roma hanno “eletto” la città a sosta di metà viaggio. All’hotel Hedelhof il 40 per cento delle presenze viene da oltre confine, in particolare da Polonia e Repubblica Ceca. «Quest’anno siamo andati meglio di sempre – racconta il titolare Diego Bellotto – anche grazie al fatto che non c’è stata coincidenza tra le vacanze nei vari stati». La stagione è andata bene pure a Sella Nevea. All’Hotel Canin il titolare, Leo Leandrini, un albergatore riminese innamorato della montagna friulana, stima un incremento delle presenze nell’ordine del 15 per cento e un’incidenza dei turisti provenienti dall’Est del 90 per cento sul totale. «Se non ci fossero loro avremmo già chiuso», afferma confermando che sono prevalentemente cechi e polacchi a scegliere di trascorrere le vacanze a Sella. «Vacanze non più corte – continua Leandrini -, ma di sette giorni», a differenza degli italiani che da anni ormai ripiegano sul weekend lungo. Stesse dinamiche anche a Piancavallo, dove Piero Toffoli, presidente della cooperativa che gestisce l’albergo 1301 Inn conferma un aumento delle presenze nell’ordine del 15 per cento. «Gli ospiti sono all’80 per cento ungheresi – rivela – e noi li coccoliamo, offrendo un pacchetto tutto compreso».

Banca di Cividale: Bilancio 2015 approvato, Tilatti non rieletto, le cifre dei crediti in sofferenza e della raccolta

dal sito della Vita Cattolica.

Grande partecipazione di soci all’assemblea della Banca Popolare di Cividale (si sono registrati fino a 2625 presenti in proprio e con delega) che sotto la presidenza di Graziano Tilatti hanno approvato il bilancio 2014 chiuso con un utile consolidato di 10,1 milioni di euro e tutti gli altri punti all’ordine del giorno, compreso quello più delicato della rideterminazione del prezzo delle azioni a 19,60 euro (da 24,5) per portarlo al valore reale di negoziazione. Dopo aver attentamente valutato le raccomandazioni rivolte all’intero sistema bancario della Banca Centrale Europea e della Banca d’Italia, il cda ha proposto all’assemblea che ha approvato di destinare integralmente l’utile di periodo al rafforzamento patrimoniale, consentendo in tal modo di mantenere condizioni di adeguatezza patrimoniale attuale e prospettica. “Autonomia” è stata la parola più utilizzata in assemblea sia dai soci che dagli amministratori a dimostrazione dell’ampia volontà di matenere indipendente questo isituto di credito ed è stata di fatto respinta la proposta avanzata da una azionista di trasformazione della Popolare in spa per poi procedere alla sua vendita.  

L’assemblea era inoltre chiamata a nominare due amministratori per la scadenza del mandato dello stesso presidente Tilatti e della consigliere Anna Cracco di espressione del Creval. Il cda ha proposto ai soci la ricandidatura di Tilatti e la nomina di Maurizio Parisini in quota Creval, mentre il comitato soci-dipendenti ha presentato altri due nominativi, Mario Leonardi e Andrea Stedile. In assemblea, poi, si sono anche proposti per tale carica Pierluigi Comelli e Michele Picco. Dallo  spoglio dei voti sono risultati eletti Andrea Stedile e Mario Leonardi, rispettivamente con 1747 e 1504 voti, a seguire il presidente uscente Tilatti con 1303 voti, Parisini 411, Comelli 184 e Picco 12.

Nei prossimi giorni ci sarà la convocazione del Consiglio di amministrazione che avrà il compito di eleggere il nuovo presidente. Escluso dalla corsa, dunque, l’attuale presidente Tilatti che in un’intervista rilasciata a “la Vita Cattolica” e pubblicata sul numero ora in edicola, ha espresso la propria preoccupazione per l’eventualità di perdere l’unica banca del territorio sopravvissuta al fenomeno delle fagocitazioni degli anni ’90. Ora si vedrà, dunque, se il nuovo presidente la penserà allo stesso modo.

I dati del bilancio
Nel corso dell’assemblea di oggi il direttore generale Gianluca Benatti alla sua prima uscita assembleare ha illustrato i dati del bilancio.
Al 31 dicembre 2014 i crediti verso la clientela si attestano a 2.735 milioni di euro con un decremento del 12,2% rispetto a dicembre 2013; la flessione è coerente con la dinamica evidenziata a livello di sistema e risente della persistente debolezza della domanda, soprattutto per investimenti da parte delle imprese. Ciononostante, la Popolare ha assicurato nuove erogazioni di credito a supporto all’economia reale del territorio per circa 88 milioni di euro, destinati alle famiglie e, per oltre 102 milioni di euro, alle aziende.

La qualità del credito: i crediti in sofferenza, al netto delle rettifiche di valore, si attestano a 180,2 milioni di euro con un’incidenza sul portafoglio crediti del 6,6% e un livello di copertura pari al 56,0%. Va sottolineato che l’indice di copertura complessivo dei crediti deteriorati risulta pari al 43,7%, tra i più alti del sistema.

La raccolta diretta si attesta a 2.702 milioni di euro, pur risentendo della riduzione delle operazioni in pronti contro termine passivi con controparti istituzionali (CCG), al netto di tale componente l’aggregato evidenzia una crescita del 6%.

La raccolta indiretta risulta pari a 880 milioni di euro ed è praticamente stabile rispetto all’esercizio precedente. La componente riferita al “risparmio gestito”, che si rappresenta in 587 milioni di euro, è in aumento del 7,8%.

Le attività finanziarie assommano a 1.101 milioni di euro rappresentate per lo più da titoli di Stato italiani. La riserva da valutazione sui titoli Afs, iscritta fra le poste del patrimonio netto, è positiva per 11,5 milioni di euro, rispetto ai 5,3 milioni di fine 2013.

Liquidità. In ulteriore miglioramento anche il profilo di liquidità dell’istituto, con riserve nette di liquidità a tre mesi pari a 365 milioni di euro ed un rapporto di Liquidity Coverage Ratio pari al 306%.

Al 31 dicembre 2014 il patrimonio netto del Gruppo registra una consistenza di 276,2 milioni di euro. Gli oneri operativi pari a 67,3 milioni di euro evidenziano un calo rispetto al periodo precedente dell’1,6%.
Il risultato dell’operatività corrente al lordo delle imposte si attesta a 22,6 milioni di euro (era negativo per 43,4 milioni nel 2013), mentre gli oneri fiscali del periodo sono pari a 12,5 milioni di euro.

L’utile dell’esercizio è pari quindi a di 10,1 milioni di euro (era negativo per 35,8 milioni nel 2013).

Nel commentare tali risultanze contabili il presidente Tilatti ha espresso soddisfazione per l’immediato ritorno alla redditività tradizionale della banca dopo la parentesi dell’esercizio 2013, mentre ha ringraziato l’intera struttura operativa per aver saputo affrontare le difficoltà congiunturali con determinazione e impegno. In particolare, Tilatti si è soffermato sulla crescente fiducia di cui gode la Popolare di Cividale nelle aree in cui opera evidenziata soprattutto da due fattori fondamentali: il numero dei corrrentisti della banca è aumentato nel corso del 2014 del 2,6%, mentre quello dei soci/azionisti è accresciuto ben del 11,9% portandosi a quota 15.000. “Sono incrementi di tutto rispetto che denotano quanto spazio di crescita ci sia ancora per una banca che, unica in Friuli-VG, ha difeso l’autonomia e il modello di credito popolare in questo territorio”. “La Popolare di Cividale ha saputo reggere e ulteriormente crescere anche in questo periodo pur dovendo adottare gli opportuni accorgimenti patrimoniali per rispettare i coefficienti richiesti dalla Vigilanza”, chiosa Tilatti.

Aggiornamento del 27/04/2015

“Ora comandano i dipendenti”.

Eletti in cda i due nomi proposti dal Comitato soci-dipendenti, il presidente è out
Ora per la poltrona più importante la corsa è tra Stedile, Del Piero e Guglielmo Pelizzo.
di Domenico Pecile.
Non è né un semplice avvicendamento, nè un fisiologico e generazionale cambio della guardia. E non è neppure un capriccioso coup de théâtre. Quello che è accaduto ieri all’assemblea della Banca popolare di Cividale (si sono registrati fino a 2mila 625 presenti in proprio o con delega) è un vero terremoto, uno tsunami che fino alla vigilia sembrava impossibile potesse verificarsi. L’assemblea ha di fatto “cacciato” dal cda il presidente uscente, Graziano Tilatti e la consigliera Anna Cracco, indicata dal Creval (Credito Valtellinese), entrambi in scadenza di mandato. Al loro posto, entrano in consiglio di amministrazione Andrea Stedile (già sindaco, amministratore e poi presidente della Banca di Cividale spa, la controllata della Popolare) e Mario Leonardi (ex direttore generale prima della spa e negli ultimi 18 mesi della Popolare). Tilatti e la Cracco erano stati proposti dallo stesso Cda, mentre i due neo-eletti dal Comitato soci-dipendenti. Dallo spoglio dei voti Stedile e Leonardi hanno ottenuto rispettivamente 1747 e 1504 voti, a seguire Tilatti con 1303, Parisini con 411, Comelli con 184 e Picco con 12. Uno schiaffo, quello subito dal cda uscente, che lascerà un segno profondo sia in vista della futura riorganizzazione degli equilibri interni che sono stati raggiunti senza grandi intoppi dopo il trauma dell’uscita di scena del’ex presidente, Lorenzo Pelizzo, sia, più in generale, su alcune, future scelte strategiche dell’istituto di credito. Il cda – composto adesso dai vicepresidenti Carlo Devetak, Adriano Luci e dai consiglieri Francesca Bozzi, Michela Del Piero, Massimo Fuccaro, Renzo Marinig, Guglielmo Pelizzo cui si sono aggiunti Stedile e Leonardi – dovrebbe riunirsi al massimo entro un paio di giorni per arrivare in tempi molto stretti alla nomina del nuovo presidente cercando una soluzione quanto più possibile condivisa. Nel cda uscente Tilatti fino a ieri aveva potuto contare sull’appoggio di Luci, Devetag, Pelizzo (espressione del cda e dei dipendenti) e Bozzi, mentre la Del Piero, la Fuccaro e Marinig (che poi però si era schierato con Tilatti) erano espressione dei dipendenti. Ora, sempre in linea teorica, la Del Piero potrebbe contare anche sull’appoggio dei due nuovi consiglieri. Calcoli teorici, ma di cui il cda terrà necessariamente conto nella scelta del candidato presidente. In mischia, oltre alla stessa Del Piero («non c’è nulla da dire; l’esito del voto di oggi si commenta da solo», è stato il suo commento) potrebbe irrompere anche Guglielmo Pelizzo, ma non esclude neppure l’ipotesi-Stedile . Ipotesi. Rumors. Come quelli che serpeggiavano ieri a margine dell’assemblea secondo cui nel caso il cda – come è accaduto – fosse uscito sonoramente sconfitto avrebbe porobabilmente, per ragioni di opportunità, rassegnato le dimissioni in blocco. E nelle pieghe dell’avvio del toto-presidente che mai come ora, dopo diversi lustri di pax interna, si annuncia così difficile, il cda è chiamato anche a rimediare a uno spiacevole incidente di percorso. Il candidato del Creval, Maurizio Parisini, non è stato infatti eletto, nel mentre il patto parasociale tra la Popolare di Cividale e il Credito Valtellinese – che detiene l’1 per cento del capitale sociale – prevede la presenza di un rappresentante del Creval nel cda. E mentre ieri sera i rappresentanti dei soci dipendenti brindavano alla doppia vittoria, in difesa del presidente uscente irrompeva nientemeno che il notaio Pierluigi Comelli, lo storico e acerrimo nemico dell’ex presidente Pelizzo. «La Banca di Cividale – è stato il suo commento – è diventata come la Popolare di Milano dove comandano i dipendenti. Questo significa la fine della banca». Tutto questo per Comelli «è accaduto grazie a Pelizzo e ai suoi scherani. L’esito del voto è la dimostrazione che vogliono governare i dipendenti. Il cda farebbe bene a dimettersi, ma di fatto è già esautorato». Ma se per Comelli ieri «è successa la cosa peggiore che poteva accadere alla banca», sul fronte dei dipendenti si invita alla massima cautela. Il presidente del loro Comitato, Massimo Bolzicco, si affida a una premessa soft da calumet della pace. «Tilatti – ha argomentato – non è stato un cattivo presidente, ma un uomo di transizione tra un periodo che si chiudeva e una nuova fase che si stava aprendo: Sì, un buon presidente che ha saputo riannodare i rapporti con il mondo dell’artigianato e della piccola impresa». Bolzicco aggiunge che «quando abbiamo costruito la lista, l’obiettivo era soltanto quello di competare con nomi di prestigio in previsione della prossima visita ispettiva della Banca d’Italia. Non entreremo nel merito del dibattito sul nuovo presidente».

Carnia: va in pensione “Manzan”, assunto facendo autostop

 

 __Manzan

di Gino Grillo.
Walter Coslovic, meglio conosciuto come “Manzan”, dopo 42 anni di ininterrotto lavoro alla Seima Italiana, oggi Automotive Lighting, è andato in pensione. Un momento che nella vita tocca a molti, ma a Walter questi 42 anni di lavoro sono dovuti alla fortuna, a un giorno di pioggia che gli ha cambiato la vita. Una gioventù, la sua, trascorsa con molti problemi economici e sociali perché, primo di sette fratelli, nato nel 1954, nell’Istria italiana, ha dovuto con la famiglia lasciare tutto e da sfollato stabilirsi a Trieste, dove con tante difficoltà si è dovuto arrangiare facendo molti disparati lavori. In gioventù ha trovato un valido sostegno in don Emilio De Roja, che lo ha aiutato dandogli pure ospitalità per alcuni mesi nel suo istituto. All’epoca Walter faceva la spola tra Udine e Manzano e da questa località è stato ricavato il soprannome con il quale in molti lo conoscono, sino al suo trasferimento in Carnia dove aveva trovato occupazione, in lavori saltuari e precari. Walter ha stabilito così la sua dimora a Tolmezzo, in un prefabbricato costruito dopo il terremoto del 1976. Agli inizi di questa sua permanenza in Carnia vede la vita di questo esule cambiare nel luglio 1972 quando una notte, mentre nella zona imperversa un forte temporale, sale a piedi la strada che da Amaro porta a Tolmezzo. Fradicio di pioggia Walter pensa bene di fare autostop: al suo pollice alzato si ferma un’automobile alla cui guida c’è un conducente che si guadagna subito la fiducia di Walter e che diventa depositario della vita travagliata di questo esule istriano. Alla guida di quell’automobile c’è il ragioniere Antonio Barbi, direttore del personale della Seima Italiana, che commosso dalla storia invita Walter a presentarsi in ufficio alla Seima il giorno dopo. Da allora, assunto come apprendista e per lunghi 42 anni ha lavorato facendosi stimare dalle maestranze e dagli amici. Appassionato di calcio, tifoso della Triestina e della Manzanese, Coslovic ha girato tutti i campi di calcio della Carnia. D’estate non esitava a prendere il motorino e a salire ad Ampezzo dov’era in ritiro la Triestina. Adesso abita, da solo, nella frazione di Caneva in una casa popolare ed è dispiaciuto nel aver dovuto lasciare, esattamente dopo 41 anni e sei mesi, i tanti amici di lavoro, ma contento di godere della meritata pensione e prendersi del tempo per visitare, sempre in motorino, tutti i suoi amici sparsi per la Carnia e il Friuli. Una notte di temporale, dove è sorta un’amicizia che non ha fine: riconoscente Walter ogni anno, nell’anniversario della morte di quell’autista che gli diede fiducia, il ragioniere Antonio Barbi, porta dei fiori alla sua tomba, a ricordo di quell’atto che gli ha cambiato la vita.

Friuli: la battaglia di Corona, morirò per eutanasia

di Lieta Zanatta
Non vuole dire di piú. Le ultime volontà le ha già dettate pubblicamente a Radio 24 alla “Zanzara” di Giuseppe Cruciani e David Parenzo. «Non voglio alcun accanimento terapeutico – ha dichiarato -, ho già fatto testamento dal notaio». «Voglio l’eutanasia, ho già scelto chi mi ucciderà» ha rincarato Mauro Corona ai due conduttori che lo incalzavano con domande. «Se mi prende un ictus o infarto o se dovessi essere malato terminale e sono in balia degli altri, ho già deciso chi saranno i miei killer!». Lo scrittore di Erto va a ruota libera. «Chi di dovere sa che deve portarmi in Svizzera o darmi una pastiglietta. La vita è mia e non dei bigotti bacchettoni come Giovanardi!». I due conduttori ne vogliono sapere di piú, chiedono i nomi dei “killer” designati. «È una carta firmata da me e tre persone che hanno accettato, siamo tanto amici, mi fido di loro. Però non vi dico chi sono. Se dovessi perdere – aggiunge ancora -, 20 chili in un mese, ti fanno gli esami e ti dicono che è finita, vuol dire che è l’ora di andare. Vado in una bella foiba con una cassa di vino e di sigari toscani e mi lascio morire lí, di fame». Ma è una morte orrenda, esclama Cruciani. «Tutte le morti sono orrende – risponde Corona con solennità -, meglio questa che sentire intorno i parenti e gli amici che dicono: “Dai che ce la fai!”, mentre non vedono l’ora che tu crepi! Ma non voglio fare gesti eclatanti come Monicelli». E come vorresti essere sepolto? sollecitano ancora i conduttori. «La tomba? Cosí poi gli amici vengono a trovarmi per fare finta e invece dicono: “È morto il bastardo”? Vorrei essere dimenticato. Casomai la cremazione e le ceneri nel cesso». E aggiunge d’impeto: «Sono una m…, perché non mi piaccio. Perché sono un vile, avrei potuto fare di piú, essere piú leale, meno vanitoso». Le ceneri nel cesso? esclama uno sbalordito Cruciani. «Sì, va beh, è una battutaccia… Però, quando mi vedo da solo, mi faccio schifo anche fisicamente, sono una brutta bestia, un cattivo essere umano». Un confronto senza peli sulla lingua, com’è sempre con Corona, che ai microfoni di Radio 24 ha anche parlato di immigrazione e dato la sua ricetta: «Se siamo tutti cosí preoccupati che i migranti partano e poi muoiano in mare, ma allora mandiamo a pigliarli con navi militari, sommergibili e le navi Costa crociere, basta che non ci sia a bordo Schettino. Inutile continuar a fare proclami, i migranti continueranno a venire e a morire». E poi sta dalla parte di Gianni Morandi, accusato di buonismo, e si rende disponibile a ospitare due – tre migranti a casa propria. Non trascura di parlare di Expo: «È una grande occasione, porterà qualche soldo, ma bisognerebbe pensare a chi da mangiare non ne ha». Con una stoccata finale agli animalisti e ai vegani. «Ho mangiato di tutto: gatti, vipere, salamandre, cavallette. I cani no, ci sono troppo affezionato».

Tolmezzo: Serracchiani in visita all’ospedale “Una struttura di alta qualità”

Questa è una struttura di alta qualità, ricca di professionalità e competenze, a servizio della montagna e con specificità che nel quadro di attuazione della Riforma della Sanità regionale devono poter essere consolidate e possibilmente migliorate”. Lo ha ribadito la presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani, al termine della visita che ha svolto all’Ospedale di Tolmezzo assieme all’assessore regionale alla Salute e alle Politiche sociali Maria Sandra Telesca, aggiungendo che “occorre tenere conto che Tolmezzo fornisce servizi a persone che vivono in situazioni ambientali di maggiore difficoltà rispetto ad altri territori della regione”.

La visita, a cui è seguito l’incontro con i vertici ospedalieri, era stata sollecitata dagli stessi direttori delle Unità operative, che nei giorni scorsi avevano inviato alla Regione una lettera aperta con una serie di puntuali considerazioni sul futuro e sul ruolo dell’Ospedale all’interno dell’attuazione della Riforma della Sanità regionale.

Serracchiani ha ascoltato la relazione del direttore sanitario Luca Lattuada, nella quale sono stati messi in luce molti risultati di eccellenza. Uno tra tutti, il dato dell’attrazione: nel 2014 per Tolmezzo è stato del 26,4 per cento (per il reparto di Ostetricia del 24,2), ovvero uno su quattro dei dimessi non era residente nel territorio.

L’Ospedale in questi ultimi anni si è volontariamente sottoposto a una revisione qualitativa dei processi da parte di valutatori esterni accreditati (Joint Commission International) e ha ottenuto il riconoscimento AGENAS per il percorso di trattamento delle fratture di femore e i “3 bollini rosa” per il Dipartimento materno infantile da parte del Ministero della Salute.

I dati dell’attività chirurgica rivelano che la degenza media pre-intervento è molto ridotta, quantificabile in meno di un giorno, indice di ottima efficienza, mentre in Medicina raramente si verificano carenze di posti letto. Importanti e specializzate le attività di Radiologia interventistica, Urologia, Traumatologia. Il Pronto Soccorso nel 2014 ha avuto 18.500 accessi, una percentuale di ricovero del 12,6 per cento, un tempo di attesa medio di 52 minuti per i codici bianchi e di 43 per quelli verdi.

È stato proprio il direttore del Dipartimento di Emergenza e responsabile della SOC di Anestesia e Rianimazione Loris D’Orlando a ricordare come la distanza dall’Ospedale hub di Udine e la copertura delle emergenze in un territorio che comprende un tratto di 90 km di autostrada, “dove negli ultimi due anni si sono verificati i più gravi incidenti, a volte nelle ore non coperte dall’elisoccorso”, richieda la necessità di continuare a garantire le specialità dell’Ospedale, anche perché – è stato ricordato – la buona attività dell’Ospedale di Tolmezzo-Gemona ha in parte contribuito ad arginare lo spopolamento della montagna.

“Ho constatato una grande apertura e disponibilità da parte di tutti i medici e dirigenti, li ho trovati pronti ad aiutarci ad attuare la Riforma”, ha commentato Serracchiani dopo aver ascoltato oltre D’Orlando anche le segnalazioni e gli interventi di Daniele Bassini (SOC Ostetricia e ginecologia), Massimo Valentino (SOC Radiodiagnostica), Vito Di Piazza (SOC Medicina e capo Dipartimento medico) e di Fulvia Loik, responsabile del Distretto sociosanitario di Tolmezzo, che ha dato conto degli obiettivi in corso per la migliore integrazione tra Ospedale e territorio.

Telesca ha speso parole di elogio per le buone prassi di integrazione ospedale-territorio e sistema sanitario-sociale per la presa in carico dei malati cronici. “Quelli della continuità assistenziale e dell’integrazione – ha notato l’assessore – sono aspetti ancora più sentiti nel territorio in cui ci troviamo”.

Serracchiani e Telesca – presenti il sindaco di Tolmezzo Francesco Brollo, il consigliere regionale Enzo Marsilio e la presidente dell’Assemblea di Ambito della Carnia Cristiana Gallizia – hanno visitato la struttura accompagnate dal direttore generale della nuova Azienda per l’Assistenza Sanitaria (AAS n. 3 “Alto Friuli-Collinare-Medio Friuli”) Pierpaolo Benetollo, dai direttori amministrativo e sanitario Carlo Matterazzo e Luca Lattuada, prendendo visione della ristrutturazione dell’area del Pronto Soccorso, il Gruppo operatorio, l’Ostetricia e le degenze di Medicina.

In merito alla conclusione dei lavori di ristrutturazione che riguarderanno il resto dell’Ospedale, Serracchiani ha ricordato la necessità di procedere con urgenza. “Le risorse economiche ci sono: adesso – ha esortato la presidente – bisogna iniziare a lavorare subito e rendere possibili questi interventi che sono necessari per migliorare ulteriormente la condizione della struttura ospedaliera”.

Tolmezzo: nove appuntamenti per la prima edizione del Maggio Letterario

Conca tolmezzina - Eventi

Nasce la prima edizione del Maggio Letterario a Tolmezzo. Un Festival della Letteratura che vuole diventare un punto di riferimento per tutta la Carnia, portando nel nostro territorio autori di livello nazionale, toccando vari generi letterari e creando un nuovo fermento culturale nella nostra terra. L’obiettivo del Maggio Letterario è quello di favorire la conoscenza letteraria, avvicinare alla passione della lettura, stimolando curiosità e l’approfondimento in merito ai pensieri e le storie di importanti scrittori e personalità di spicco della nostra epoca, permettendo allo stesso tempo l’analisi e la riflessione in merito a tematiche di forte attualità. È il punto di partenza per un appuntamento che vuole diventare fisso e ricorrente negli anni. Vogliamo caratterizzare questo Festival come una peculiarità della nostra città e del nostro territorio, nella speranza di poter offrire dei momenti significativi da apprezzare e ricordare.

La prima edizione, che si svolgerà tra il 4 e il 29 maggio presenta 9 appuntamenti che vanno dalla saggistica alla narrativa, con un appuntamento dedicato alla cinematografia legata alla letteratura.

Si inizia il 4 maggio con lo scrittore e poeta, premio Campiello, Pino Roveredo e la presentazione della nuova edizione del suo romanzo “Ballando con Cecilia”, toccante vicenda di un’anziana signora rinchiusa da oltre sessant’anni in un, ora ex, ospedale psichiatrico.

Il 6 maggio sarà la volta di Fausto Bertinotti, ex Presidente della Camera dei Deputati, leader sindacale e politico della sinistra italiana. Bertinotti nel suo saggio “Sempre Daccapo”, con prefazione del Cardinale Gianfranco Ravasi, sostiene la necessità del dialogo tra credenti e non credenti in politica, nel comune terreno della lotta alle ingiustizie sociali, analizzando il suo rapporto con la fede cristiana.

L’11 maggio Paolo Maurensig, autore tra gli altri del long-seller “La variante di Luneburg” e del libro diventato poi film “Canone Inverso” presenta la sua ultima opera: “Amori miei e altri animali”, serie di racconti dove la contemporaneità viene vista attraverso gli occhi degli animali domestici.

Il 13 maggio si prosegue con la giornalista del Manifesto e collaboratrice di Die Zeist, Giuliana Sgrena, che il giorno seguente incontrerà anche gli studenti degli istituti superiori di Tolmezzo. La Sgrena presenterà “Rivoluzioni violate. Primavera laica, voto islamista”, approfondita riflessione sul ruolo delle donne nella primavera araba e sulla loro condizione alla luce dell’attuale “controffensiva islamista”.

Il 16 maggio il sindaco di Udine Furio Honsell e l’assessore all’Innovazione di Udine Gabriele Giacomini presenteranno il loro “Prima che sia domani”, riflessione sul rapporto tra padri e figli, vecchie e nuove generazioni, e i ruoli che questi debbono avere all’interno dell’attuale crisi economica.

Il 19 maggio ci sarà la proiezione del documentario “Qui finisce l’Italia”, ispirato a “La lunga strada di sabbia” di Pier Paolo Pasolini, dove l’autore, il regista belga Gilles Coton, ripercorre il viaggio fatto dallo scrittore italiano lungo la penisola, coniugando le impressioni pasoliniane con le riflessioni sull’Italia contemporanea.

Il 21 maggio Gian Mario Villalta, scrittore e direttore artistico di Pordenonelegge, presenterà il suo ultimo romanzo “Satyricon 2.0”, edito per Mondadori, dove l’autore rilegge Petronio in chiave moderna e attuale, riallacciando i fili del capolavoro classico ai problemi della nostra attualità.

Il 25 maggio l’appuntamento è con Giorgio Falco e la sua “Gemella H”, edito per Einaudi e vincitore del premio SuperMondello 2014. Il romanzo di Falco è la storia di tre generazioni che dalla Germania di Hitler arriva ai giorni nostri.

Si chiude infine il 29 maggio con Mauro Corona, che presenta il suo ultimo romanzo “I misteri della montagna”, che tratte le tematiche più care all’autore, in un racconto intimo e profondo che ci accompagna a scoprire i segreti della montagna, mostrandoci come scoprire la montagna è scoprire noi stessi.

 

 

QUESTO IL CALENDARIO CON LUOGHI E ORARI DEGLI APPUNTAMENTI:

-Lunedì 4 maggio ore 18.30 Sala Conferenze della Comunità Montana: Pino Roveredo “Ballando con Cecilia” (riedizione) Bompiani. Presenta Antonio Paradiso

-Mercoledi 6 maggio ore 20.30 Teatro Comunale Luigi Candoni: Fausto Bertinotti “Sempre daccapo” Marcianum Press. Presenta Alberto Terasso

-Lunedì 11 maggio ore 18.30 Sala Conferenze della Comunità Montana: Paolo Maurensig “Amori miei e altri animali” Giunti Editore. Presenta Gaia Pecile

-Mercoledì 13 maggio ore 20.30 Sala Conferenze della Comunità Montana: Giuliana Sgrena “Rivoluzioni violate” Il Saggiatore. Presenta Antonio Miluzzi

-Sabato 16 maggio ore 18.30 Centro Servizi Museale: Furio Honsell e Gabriele Giacomini “Prima che sia domani. Padri, figli, un’alleanza da ripartire” Mimesis. Presenta Marco Craighero

-Martedì 19 maggio ore 20.30 Centro Servizi Museale: documentario Qui Finisce l’Italia di Gilles Coton, ispirato a “La lunga strada di sabbia” di Pier Paolo Pasolini. Presenta Annalisa Bonfiglioli

-Giovedì 21 maggio ore 18.30 Sala Conferenze della Comunità Montana: Gian Mario Villalta “Satyricon 2.0” Mondadori. Presenta David Zanirato

-Lunedì 25 maggio ore 18.30 Centro Servizi Museale: Giorgio Falco “La gemella H” Einaudi. Presenta Giuseppe Favi

-Venerdì 29 maggio ore 20.30 Teatro Comunale Luigi Candoni: Mauro Corona “I misteri della montagna” Mondadori. Presenta David Zanirato