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Friuli: fra Treppo e Ligosullo una fusione che è una sfida per il futuro della Carnia

02/02/2017
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di ALBERTO TERASSO.
Ci hanno provato in tanti, ma il bandolo della matassa, finora l’hanno trovato così in pochi, che per esempio Rivignano-Teor resta scolpito nella storia della fusione dei comuni. Adesso, tra quelli che ci credono, ci sono Treppo Carnico e Ligosullo. Si scherzava un tempo, in politica, sulla scissione dell’atomo, partiti che sfidavano consensi da prefissi telefonici. Qui siamo alla fusione, non semplice, tra Comuni-pulviscolo. Piccoli numeri, ma la sfida resta: finora ha prevalso il motto “divisi, fin che morte non ci unisca”. In Alta Carnia, la sfida nasce tra due realtà che, mettendosi insieme per chiamarsi Treppo Ligosullo, sfiorano i mille abitanti: Ligosullo poco più di 100; Treppo, generoso, poco più di 600. Però nelle terre alte del Friuli, la storia accompagna ogni momento. Più volte nella realtà complessiva della Val Pontaiba, le due realtà si sono volute, prese e abbandonate. Gente che ha saputo ipotecare il futuro con la Secab, la storica cooperativa elettrica, così, quando è arrivata la Sade-Enel, la comunità era già pronta a dire che qui funziona in altro modo: cooperativismo, gente che dà e riceve in proporzione. Altre alchimie non si conoscono. Gente che sa che appena dietro i tornanti monte Croce Carnico c’è Kotschach-Mauthen, l’Austria che funziona, verde, ecologica quella che crea pendolarismo per i carnici che vanno a produrre gli scambiatori di calore italiani. «Quelli, oltre il confine, sono due comuni che hanno dato vita al processo di integrazione e sviluppo quasi quarant’anni fa – dice il sindaco di Treppo Carnico, Luigi Cortolezzis, un cognome che fa storia da queste parti – Ebbene, bisogna sapere, quando andiamo a trastullarci nella spa carinziana, che quel centro benessere è stato il primo intervento garantito dalla fusione dei due comuni». Qui, in Val Pontaiba, è partita un’operazione che sembra fatta in vitro, ma ha radici talmente profonde da riassumere la storia della Carnia, con visioni potenti e voglia di futuro. Si va dal cooperativismo allo sviluppo dell’idroelettrico, alla capacità di resistere in montagna trovando soluzioni uniche, dal polo turistico dello Zoncolan all’acquedotto di valle, alla casa di riposo. Grandi amministratori ma anche gente che si responsabilizza e si gioca una partita altrove impossibile. Pensiamo a Tausia, frazione di Treppo. Sessanta abitanti e un circolo Arci che funziona da vent’anni. «Tutto cominciò con quelli che giocavano a morra – dice Marianna Morocutti, la presidente – volevano una stanza tutta per loro: ora è diventata un punto di riferimento insostituibile». Un avamposto sul confine Treppo-Ligosullo. E il Grest della parrocchia (comprende i due comuni, per restare in tema), curata da don Henry Della Pietra, che porta in Val Pontaiba 80 ragazzini, di cui almeno 50 dalle vallate vicine? La cronaca insiste e guarda a quanto lo stare insieme sia fondamentale, tant’è che chi della solidarietà sa leggere anche le ultime pagine di qualsiasi libro – gli alpini – ha una sezione sola, in comune. E non è un gioco di parole. Che dire della Protezione civile che manda in centr’Italia due giovanotti, uno di Treppo e uno di Ligosullo, per dare una mano dove si deve: non è forse lo spot più chiaro di quanto «senza la voglia di stare assieme non si va da nessuna parte?». L’esperimento in vitro è essenziale. Lo dimostra quanto la Regione scommetta su questo passaggio, al punto che proprio dal processo in corso tra i due atomi del microcosmo carnico potrebbe scattare una scintilla che, senza dar fuoco alla prateria, avrebbe il significato di trovare quella password – ancora introvabile – che risolve una situazione fatta di spopolamento e degrado. Un modello, un paradigma. Qualcosa da esportare. L’altro giorno a Treppo Carnico sono saliti Silvia Iacuzzi, di LabFin, Mario Robiony, dell’Università di Udine, e Daniele Gortan, di Compa: con il professor Andrea Caffarelli stanno dando muscoli a questi progetti di fusione. Si lavorerà per mesi in vista del referendum che è previsto per ottobre. Allora sarà la gente a decidere: sì o no. Il nodo è di vedere come quel sano campanilismo che si confonde con l’identità saprà trovare uno sbocco concreto. Ci si trova di fronte a comunità spossate dalle promesse e bloccate da scenari che fanno temere un’insostenibile gestione della vita quotidiana. E spunta quella che Angela Cortolezzis, presidente del circolo culturale, chiama “l’indifferenza”, la possibilità che scommettere sul domani sia un gioco a somma zero. Inutile, vano. E subito arriva, com’è successo in consiglio comunale, l’attacco di chi vede come fumo negli occhi una fusione che potrebbe invece dare gambe a qualcosa che, visti i chiari di luna della montagna friulana, potrebbe essere vicino al capolinea. «Uno schifo» ha tuonato la minoranza. Troppi soldi buttati, uno schiaffo alla miseria. Senza tener conto, pare, che la fusione porta con sé una filosofia – e una pratica – che può stimolare energie e rappresentare un punto di svolta anche per altri comuni. Perché si porta dietro la voglia di avere un domani. Il sindaco non vuole soffermarsi su «convenienze, ricadute e ritorni economici» che pure ci sono e verranno squadernati (unitamente alla possibilità di staccarsi dall’Uti e una volta “fusi” non perdere vantaggi e opportunità). Volare un po’ più alto è comunque un modo di sognare. I due comuni della Val Pontaiba hanno certamente carte importanti per risparmiare, fare piccole economie di scala («In vallata ci sono 6 comuni, 12 scuolabus e tre autisti», per esempio), ma hanno altre briscole da sfruttare: i 5 mila metri cubi annui di legname che totalizzano insieme Treppo e Ligosullo; un patrimonio immobiliare pubblico e privato considerevole, e dimenticato; quel carico da undici che si chiama qualità della vita da proporre al turista e non solo a chi qui ci vive. Fino a ottobre ci sarà modo di parlarne: la gente di qui è abituata ai percorsi in salita.

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