Archivio mensile:Aprile 2016

Tolmezzo: ripartiranno a breve i lavori in via Lequio e sulla piazza

di Tanja Ariis.
La ditta Edilfognature non ha motivato il mancato avvio dei lavori su piazza XX Settembre con difficoltà economiche. A metterlo in chiaro in Consiglio comunale, rispondendo all’interrogazione del consigliere Valter Marcon (Lista Zearo), è stata la vicesindaco e assessore Simona Scarsini che ha spiegato come l’11 aprile l’amministrazione comunale abbia incontrato l’impresa aggiudicataria dell’intervento di riqualificazione sul salotto della città e sulle vie limitrofe per verificare che la stessa fosse in grado di portare a termine i lavori in via Lequio, che, ha ribadito, ripartiranno a breve. Marcon chiedeva quali siano stati i passi dell’amministrazione comunale rispetto alla “sofferenza economica” che sta attraversando l’appaltatrice, a causa della vicenda della costruzione del Tiare Shopping di Villesse. Nella riunione, ha osservato Scarsini, l’Edifognature di Gradisca di Isonzo, non ha mai sostenuto di non essere nelle condizioni di provvedervi, ha anzi ricevuto la consegna dei lavori dal Comune e l’ordine di servizio a procedere con scadenza dei lavori dal giorno successivo a 120 giorni. Scarsini ha anche respinto con forza il sospetto che vi sia volontà da parte dell’amministrazione comunale di stoppare il progetto di riqualificazione della piazza: dopo averlo già modificato con nuove direttive, vi è la ferma intenzione di attuarlo. Sulla pedonalizzazione Marcon ha chiesto di procedere. In caso contrario, ha suggerito di cambiare il nome della piazza in “parcheggio XX Settembre”, in quanto nulla avrebbe in realtà del celebrato salotto buono cittadino, tanto promesso dall’attuale amministrazione comunale e che si attaglierebbe meglio anche alla benaugurante nomina di Tolmezzo a Città Alpina 2017, fortemente voluta dal sindaco. Così, per Marcon, anche Tolmezzo, come qualsiasi altra cittadina fregiata da tale riconoscimento, potrebbe «presentarsi all’appuntamento con un vero cuore, la piazza, rinnovata, fruibile e soprattutto sgombra dall’opprimente assedio veicolare a cui da tempo immemore siamo abituati». Scarsini ha risposto che di fatto vi sarà una parziale pedonalizzazione della piazza, nel senso che l’angolo estremo sud della piazza (zona ottico) accoglierà stalli di parcheggio per la sosta breve (così da permettere a cittadini e passanti di fruire dei servizi delle attività presenti in piazza) e le auto potranno continuare a transitare come oggi sulle viabilità di via Roma e via Ermacora e via Cavour e via Del Din, ma non nel cuore della piazza.

Tolmezzo: un capolavoro artistico di Mikhahil Aleksandrovich Vrubel al Museo Carnico delle Arti e Tradizioni popolari

La valchiria di Vrubel

di Ermes Dorigo.

Nel Museo Carnico delle Arti e Tradizioni popolari di Tolmezzo è possibile ammirare un capolavoro dell’arte russa, La valchiria di Mikhahil Aleksandrovich Vrubel (o, in tedesco, Wrubel), il cui genio, in bilico tra follia e misticismo, lasciò un segno profondo nella pittura europea del primo Novecento. Un olio su tela inserito in una larga e ricca cornice dorata, donato al museo da Bianca Marini Solari (probabilmente acquistato dal marito Fermo in seguito a un suo viaggio di lavoro in URSS, per allargare il mercato della sua famosissima fabbrica di orologi di rilevanza mondiale) assieme a una monografia sull’artista, scritta da Stepan Yaremich nel 1911.

StepanYaremich

Credo sia l’unica sua opera esistente in Italia:  nel Museo Russo di San Pietroburgo c’è un quadro simile (la figura leva una spada) rinominato Serafino con le ali del 1904. L’opera è senza dubbio autentica, in quanto  

Serafino..._San Pietroburgo

il Ritratto del figlio del 1902 si trova una firma identica a quella della Valchiria. Per quanto riguarda la datazione, mancante, si ritiene sia stata eseguita nel 1903/4, vista la straordinaria somiglianza appunto col Serafino (del quale forse rappresenta una ridotta fase preparatoria, vuoi nell’impostazione da busto (neo)classico della figura, vuoi nel cromatismo con predominanza del violetto, vuoi nella pennellata tormentata). Gli studi e l’interesse per Vrubel si sono intensificati nel secolo scorso dagli Anni ’60 in poi fino a culminare in un congresso mondiale, Vrubel and Klimt, Moscow and Vienna. New perspectives on Russian and Soviet artistic culture. In effetti Vrubel è una figurachiave, in quanto nella sue opere si fondono, tragicamente, tradizione e sensibilità moderna, segnando il passaggio dall’antico al moderno e aprendo la strada alle successive sperimentazioni delle avanguardie sovietiche: in pratica, dalle Icone al Suprematismo di Malevic e al Costruttivismo di Tatlin.

Autoritratto_Vrubel

Nato a Omsk nel 1856, viene avviato agli studi di storia, arte, teatro, musica e letteratura nelle lingue latina, francese e tedesca e dal 1864 frequenta le lezioni di pittura presso la Società per la Diffusione delle Arti. Dal 1874 al 1879. studia legge e si laurea all’Università di San Pietroburgo; qui comincia a dipingere e a leggere i filosofi tedeschi Kant e Schopenhauer e, con grande entusiasmo, le teorie di Nietzsche. Dal 1880 al 1884 sempre in questa città frequenta l’Accademia d’Arte sotto la guida di P. Chistyakov, che ha un ruolo fondamentale nel suo sviluppo artistico, facendogli apprendere l’importanza primaria del disegno, della forma attraverso il colore, e l’ammirazione per la monumentalità e l’arte classica. Tra il 1891 e nel 1892 è a Roma, Milano, Parigi (nel 1884/85 aveva soggiornato a Venezia, donde aveva maturato l’amore per l’arte bizantina e per la pittura veneta). Dal 1896 cominciano gli anni più fecondi, ma anche più tragici della sua vita. A Mosca, dove la cultura è dominata dal movimento Mondo dell’arte e successivamente dalla generazione dei simbolisti della Rosa azzurra, centri generatori delle successive avanguardie, subisce gli influssi dei movimenti artistici contemporanei (le sue opere moscovite, per la maggior parte, vengono ascritte al simbolismo). Nella crisi di identità provocata dall’irruzione nella psiche, già minata da gravi turbe, della modernità (non è casuale che nel 1904/6 esegua il suo teso e realistico Autoritratto) dagli Angeli di Kiev passa a rappresentazioni demoniache, che divengono quasi ossessive; sono una dozzina i quadri con questo soggetto e culminano nel tragico e tormentato The Demon Downcast o Fallen, ispirato al poema di Lermontov, Il demone, «un ribelle, non disposto ad accettare la banalità del  reale, tragicamente isolato».

La morte nel 1903 dei figlio aggrava depressione e pessimismo e la sua malattia mentale, che nel 1905 entra in una fase senza ritorno, per cui viene internato in un manicomio di San Pietroburgo, dove muore di polmonite nel 1910. L’affetto che i russi provano ancor oggi nei confronti di Vrubel è confermato dal fatto che gli è stato dedicato pochi anni fa   – 2006 – addirittura un francobollo con un suo autoritratto.

Frncobollo_Vrubel

Vrubel rimane senz’altro il gioiello del Museo, però altre donazioni gli fanno da degna corona: quadri che costituiscono una vera e propria pinacoteca. Cito alcuni artisti e relative opere:Giovanni Pellis, Casa di Forni di Sopra; Arturo Cussigh, Uomo che macella un maiale, (un suo quadro, Ronda di rastrellamento del 1942, fu esposto alla XXIII  Biennale d’Arte di Venezia); Albino Candoni, I lottatori, bronzo; Marco Davanzo, Prato con alberi e casolare; il morandiano Giobatta Foschiatti, Fiori appassiti; Pietro Fragiacomo, Notturno (nel 1880 partecipò all’Esposizione nazionale di Torino e nel 1887 a Venezia all’Esposizione nazionale artistica di belle arti); Gianni Quaglio, Ritratto di Anna Marchi Quaglio; Carlo Cuccioli, Ragazza con orecchini,  direttore della Scuola Vaticana del Mosaico; Leonardo Cominotto con uno splendido Ritratto di Enrico Fruch (si dedicò prevalentemente ai ritratti, ed eseguì quello della Principessa Elena di Grecia, moglie del Re Carol II di Romania); e si potrebbe continuare. In conclusione mi pare che sarebbe opportuno allestire una Sala apposita per questi capolavori; in tale maniera il Museo coniugherebbe tradizione e modernità, oltre che suscitare interesse e motivo di attrazione soprattutto col capolavoro di Vrubel.          

Paluzza: addio a Ene Nodâl, la poetessa Gemma Nodale; nei suoi versi la forza del friulano

NODALE GEMMA
di Silvano Bertossi.
La poesia è quella che sgorga dal di dentro, frutto di un sentimento spirituale, tenero, personale, addolcito o reso gravoso dal tempo. Per Gemma Nodale Chiapolino, che si firmava talvolta Ene Nodâl, era tutto questo e altro ancora. Se ne è andata venerdì, a 93 anni, dopo alcuni giorni di ricovero in ospedale a Tolmezzo, dove era giunta domenica in seguito a un problema di salute. Autodidatta, verseggiatrice presente nel panorama letterario friulano fin dagli anni Sessanta, nella sua varietà linguistica nativa (era nata a Sutrio nel 1922) ha siglato le raccolte poetiche “Cjanz resinz dal Friûl” (1966) e poi ancora, sull’antologia “La Cjarande” (1967) venticinque liriche che fanno trasparire la sua vena poetica, caratterizzata da quell’antico linguaggio che veniva da lontano, ma era presente nelle emozioni, nelle passioni, nei sogni nascosti, ma anche nelle tribolazioni più che nelle consolazioni. Espressioni, ricordi riassunti in poche parole, essenziali, quasi scolpite. «Mari / dut il gno jessi / al è un crît / di dolôr / ch’al si piert / tal infinit / cence revoc …» («Madre tutto il mio essere è un grido di dolore che si perde nell’infinito senza rigurgito). E poi ancora «Ce impuàrtie / se il timp al ricame / teles d’aragn su le muse?» (Cosa importa se il tempo ricama tele di ragno sul viso?). Nata a Sutrio, ha vissuto a Paluzza e, sebbene non abbia frequentato alte scuole, si è fatta poeticamente da sola leggendo molto e soprattutto vivendo a contatto con il mondo culturale friulano. Nel 1981 “La gnove cjarande” pubblica alcune delle sue poesie, sei di queste rievocano la dolorosa memoria del terremoto. Nel 1982 ne compone una ventina, “Agrimes dal cûr”, anche queste dedicate al disastro del Friuli. Sono composizioni compenetrate nelle intime pieghe dalla pietà e dalla partecipazione al dolore. Dopo “Agrimes dal cûr” Eme Nodâl fa uscire “Storie e liende dal Cjanâl di S. Pieri” in cui la valle del But si racconta con le sue antiche tradizioni come il “Bacio delle Croci”, che si ripete il giorno dell’Ascensione nell’antica Pieve di San Pietro in Carnia. Poesie, leggende che sono corredate da antiche fotografie, scattate nei primi anni del Novecento, di luoghi, di case carniche, di ritratti e di cose che sono state cancellate irreparabilmente dal tempo e dagli uomini. Nel 1996, sotto il titolo “Pineladis” la poetessa carnica riporta alcune riflessioni e pensieri espressi in poche ma efficaci righe. La Nodale, con la sua poesia facile e piana, concreta o vagheggiata, è riuscita a reinterpretare storie antiche che mantengono il fascino del passato per la loro umanità e quel senso di piccole e grandi cose del vivere quotidiano. La nipote Luisa la ricorda con grande affetto, sottolineando come anche in questi ultimi anni fosse stata molto lucida, indipendente e autonoma. Non aveva avuto figli e viveva da sola a Paluzza. Vicino a lei abitava il nipote. Si muoveva spedita, con il solo aiuto di un bastone ed è sempre stata molto attenta alle vicende del paese e dei suoi abitanti. I funerali saranno celebrati oggi alle 10.30 a Paluzza, nella chiesa di San Daniele.

Forni Avoltri: si cerca un gestore per il Rifugio “Tolazzi”, periodo 2016-2019

Il neoeletto Consiglio d’amministrazione del Consorzio privato di Collina ha indetto la gara d’appalto per affidare la gestione del Rifugio “Edoardo Tolazzi” per il prossimo triennio.
Entro il 23 aprile, i candidati gestori dovranno inviare alla Comunione familiare montana della località carnica la propria offerta. Fino ad allora, il Consorzio rimarrà a disposizione degli interessati per chiarire i dettagli del contratto da stipulare e le garanzie richieste nonché per consentire sopralluoghi all’edificio e alle sue attrezzature e pertinenze.
Il “Tolazzi” è uno dei Rifugi alpini più prestigiosi della Carnia. Sito in località “Plan di Val di Bos”, nei pressi di Collina di Forni Avoltri, è base di partenza per raggiungere gli altrettanto noti Rifugi “Lambertenghi”, al passo Volaia, e “Marinelli”, nonché le cime del gruppo del monte Cogliàns, che con i suoi 2780 metri è la vetta più alta del Friuli.
La struttura di proprietà del Consorzio di Collina è dotata di sala bar, cucina attrezzata, sala da pranzo, sala caminetto, piano idoneo al pernottamento, servizi igienici, cantine, riscaldamento a gas con caldaia a condensazione e termosifoni, terrazzo esterno con panche e tavoli, parco giochi e campo da bocce, orto botanico e ampio parcheggio.
Il regolamento della gara d’appalto prescrive un periodo obbligatorio di apertura, compreso fra il 1° giugno e il 30 settembre di ogni anno (con ulteriori periodi a discrezione dell’affittuario) e una base d’offerta fissata in 7 mila 500 euro annuali.
Ogni concorrente dovrà corredare la propria domanda con un programma delle attività che intende proporre. I partecipanti alla gara, inoltre, dovranno esibire titoli, requisiti professionali e garanzie entro 30 giorni dall’aggiudicazione. La durata del contratto che verrà stipulato con il gestore selezionato è di 3 anni, prolungabili per altri 3 anni.
Alla firma del contratto, sono previste la stipula di una polizza fideiussoria bancaria, il versamento di un deposito cauzionale e l’accensione di una polizza assicurativa di responsabilità civile verso terzi nonché di un’assicurazione di rischio locativo. La bozza di contratto è visionabile su richiesta degli interessati.
Le richieste di partecipazione alla gara dovranno essere inviate al Consorzio Privato di Collina, per posta, al recapito via Corona n. 9 di Collina 33020 Forni Avoltri (Ud) oppure, via mail, all’indirizzo elettronico [email protected]. Per informazioni potranno essere utilizzati i numeri telefonici: 338 9363755 – 334 3260639.

Carnia: a Cazzaso, dopo la frana è la chiesa ad aver bisogno di interventi urgenti

di Tanja Ariis.
Le attrezzature installate permettono il monitoraggio in tempo reale (come dimostrato in questi mesi) della frana di Cazzaso e intanto si programmano alcune opere. La prossima settimana è attesa la deliberazione dei primi finanziamenti dalla Protezione civile per interventi specifici sulla frana destinati alla captazione delle acque e alla sistemazione di briglie oggi inadeguate. Venerdì nella riunione organizzata nella frazione dall’associazione Amîs di Cjaçias (con la sua presidente Milva D’Orlando e il segretario Cornelio Bellina) per fare il punto sulla frana, si è anche affrontato il tema della chiesa di Cazzaso, che è chiusa da ottobre a causa del cedimento di un affresco, caduto dal soffitto, e per vecchie spaccature individuate sul pavimento. Esse sono state monitorate in questi mesi dalla Protezione civile e dal Comune con dei vetrini: fortunatamente non hanno dato segno di modifica. Più problematica invece è la questione dell’affresco. La Soprintendenza ha mostrato per l’intervento un preventivo di 20 mila euro, che non sborserà lei. Così la parrocchia e la comunità locale stanno cercando di reperire i fondi necessari, anche con una domanda rivolta alla Fondazione Crup. Per gli abitanti di Cazzaso, da mesi accolti per le celebrazioni religiose nella chiesa di Fusea (per questo, sottolinea Bellina, va un sentito grazie agli abitanti di Fusea), è importante potersi incontrare di nuovo nella propria chiesa, poterla riaprire. Hanno partecipato alla serata il sindaco, Francesco Brollo, il consigliere Mario Mazzolini, il funzionario comunale Valentino Pillinini, il direttore della Protezione civile regionale, Luciano Sulli, l’ingegnere Alessandro Coccolo, definito l’angelo custode di Cazzaso per il suo costante e attento monitoraggio sulla frana, David Zuliani dell’Ogs, monsignor Angelo Zanello e una quarantina di persone. «La comunità di Cazzaso – afferma Brollo – merita tutta la nostra attenzione. Per questo abbiamo tenuto la prima esercitazione di evacuazione in regione a ottobre, per questo abbiamo installato antenne Gps che ci avvisano di quanto si muove la frana, per questo abbiamo coinvolto la protezione civile che attraverso il direttore Sulli darà una mano per le opere di emergenza e sicurezza sul tratto di frana che si è mossa. Abbiamo concordato con gli amici di Cazzaso una raccolta firme che impegna istituzioni e protezione civile a fare tutto il possibile per la sicurezza di questa comunità, un modo per coinvolgere la popolazione sul percorso che stiamo compiendo». Sapere che la collocazione esatta dei sistemi Gps consente di monitorare in tempo reale la frana rassicura molti abitanti.

Tolmezzo: Sportello catastale chiuso da dicembre, crescono le proteste

(t.a. dal MV di oggi)

Forti proteste in Carnia da cittadini, sindaci e liberi professionisti per il ritardo nella riattivazione dello sportello catastale a Tolmezzo, ma l’Agenzia delle Entrate tergiversa. E c’è chi assicura che, in assenza di novità rapide e risolutive, interesserà della questione qualche parlamentare. Lo sportello di Tolmezzo fino a dicembre rilasciava visure catastali con valore legale ed era sempre molto frequentato. Le visure servono per una moltiplicità di utilizzi in atti e documenti. La sede e il personale per il servizio lo ha sempre messo la Comunità montana della Carnia, mentre il ricavato delle visure chieste dai liberi professionisti (se chieste dai proprietari sono gratuite) è versato all’Agenzia delle entrate. Il commissario della Comunità montana, Lino Not, da mesi cerca di ottenere dall’Agenzia delle entrate la firma della nuova convenzione sullo sportello. Quella precedente è scaduta il 31 dicembre. «Abbiamo avviato la pratica per il suo rinnovo – dice – già prima della scadenza. L’Agenzia delle Entrate ci ha chiesto integrazioni di documenti. Dopo averli forniti,c’è stato un momento di stasi. Abbiamo chiesto cosa stesse succedendo. Poi ci è stato detto che un documento anziché tramite pec, dovevamo mandarlo in originale. Da ultimo sembrava che finalmente l’atto con la Comunità fosse stato firmato 15 giorni fa dall’Agenzia delle entrate di Udine e poi inviato alla sede di Roma,ma prima ci hanno detto che il formato del file inviato, che peraltro ci avevano fornito loro, era sbagliato. Poi si sono corretti: era giusto. Ho chiesto spiegazioni al direttore di Udine, che si è impegnato a verificare l’accaduto e a farmi sapere,ma ancora non ho sue notizie”. Cittadini e liberi professionisti continuano a telefonare alla Comunità montana e a recarsi lì per chiedere visure. Il sindaco di Amaro, Laura Zanella, riceve frequenti rimostranze dai suoi cittadini per l’assenza del servizio da tre mesi e mezzo. Fa notare che la visura catastale è essenziale per ottenere il documento Isee, necessario a sua volta per la carta famiglia,per chiedere agevolazioni sulle locazioni, sulle bollettazioni elettriche,per accedere, come disoccupati, ai cantieri lavoro.

Friuli: svolta dell’Unione pesca ricreativa e sostenibile, si pratica il “no kill” liberando i pesci catturati


di Antonella Scarcella.
Rinaturalizzazione dei corsi d’acqua, tutela delle specie di pesci autoctone e pesca sostenibile. Sono questi i principi su cui, in febbraio, si è costituita l’Unione pesca ricreativa e sostenibile del Friuli Venezia Giulia e che oggi, alle 20, nella sala polifunzionale di Campoformido, organizza un incontro sul futuro della pesca ricreativa. L’organizzazione conta 13 sodalizi aderenti e circa seicento iscritti. Si tratta di appassionati di pesca eterogenei, da quelli che prediligono l’uso di esche naturali a quelli che usano gli artificiali, già membri di diverse associazioni tra le province di Udine, Gorizia e Pordenone. Metà di questi pratica le tecniche del “No Kill” e del “Catch and release”, due tipi di pesca ricreativa molto diffusi in Nord Europa che consistono nel rilasciare i pesci non appena vengono catturati, cercando di limitare i danni il più possibile. Una pratica che se da una parte convince alcune associazioni ambientaliste per la volontà di tenere in vita il pesce, dall’altra non piace ad altre perché ferirebbe gli animali portandoli, in alcuni casi, comunque alla morte. «Ci muove la passione per la sostenibilità ambientale della pesca – spiegano gli organizzatori – vogliamo dialogare con le istituzioni, in primis con l’Ente Tutela Pesca, per salvaguardare le acque interne della regione e tutelare le specie ittiche autoctone». La voglia di fondare l’Unione nasce dall’esigenza di colmare il vuoto che negli ultimi anni si è creato tra i pescatori e l’Ente tutela pesca: «Se l’Etp dovesse essere commissionato e subire un decentramento verso l’Ersa, l’agenzia regionale per lo sviluppo rurale – spiega il presidente dell’associazione Emilio Petrucci- tutto il lavoro fatto finora andrebbe perso. Così abbiamo sentito il bisogno di intervenire – continua – per tutelare l’interesse di tutta la categoria dei pescatori friulani ma anche di quella dei commercianti del settore». Sul tavolo dell’Uprs Fvg i progetti sono tanti. Tra questi, la proposta, da presentare alla Regione, di costituire un comitato scientifico composto da biologi marini ed esperti che vada a integrare il lavoro degli studiosi delle Università di Udine e Trieste e dell’Istituto Zooprofilattico sperimentale delle tre Venezie. Ma ci sono anche progetti di educazione ed etica della pesca sportiva da portare nelle scuole per avvicinare i giovani al mondo degli ami, campagne di sensibilizzazione sul controllo del territorio e strategie di rilancio della pesca turistica. Fondamentale secondo il presidente Petrucci, poi, permettere alle acque del Friuli Venezia Giulia di riprodurre autonomamente l’habitat naturale in cui le specie ittiche possono sopravvivere. «Il discorso del ripopolamento dei fiumi e dei canali è molto importante – spiega – non basta liberare nelle acque tonnellate di pesci già adulti per dare il contentino ai pescatori con il “pronto – pesca”. Bisogna tutelare la fauna ittica della regione che vive in 2.500 chilometri di acque perenni». La stagione ittica quest’anno è stata aperta il 27 marzo: in Friuli Venezia Giulia sono diciottomila gli appassionati, con qualche signora in più tra di loro; numeri stabili rispetto a quelli dell’anno scorso. In occasione dell’apertura della stagione, il presidente dell’Ente tutela pesca Flaviano Fantin aveva spiegato al Messaggero Veneto che per il 2016 in tutta la regione sono stati liberati 258 quintali di trota fario adulta, 90,8 quintali di trota marmorata adulta e immesse 310 mila uova, sempre di trota marmorata. Soltanto la prima di altre tranche di immissioni previste nel corso dell’anno. Per i componenti dell’associazione il ripopolamento tramite uova è un metodo accettabile ma liberare pesci adulti, come le trote, è sbagliato perché non tutti i fiumi li reggono. «Neanche un leone adulto – commenta Petrucci – riuscirebbe a sopravvivere inserito innaturalmente nella savana. Bisogna praticare una pesca sostenibile – conclude- affinché l’animale riconquisti il suo ecosistema nel modo più naturale possibile».

Tolmezzo: “Scambio” di alunni per salvare le scuole di Imponzo e Zuglio

di Tanja Ariis.

Si organizzano i servizi di trasporto scolastico e mensa in vista dell’accorpamento tra le scuole di Imponzo e Zuglio: la relativa convenzione sarà firmata tra i Comuni di Tolmezzo e Zuglio in questi mesi. Con l’anno scolastico 2016-2017 infatti chiuderanno la scuola dell’infanzia di Imponzo e quella primaria di Zuglio ma, in virtù di un’alleanza sancita tra i due Comuni in merito, da allora la scuola dell’infanzia di Formeaso accoglierà anche i bimbi residenti a Imponzo e a Cadunea, viceversa, la primaria di Imponzo anche i bambini di Zuglio. Senza tale soluzione le scuole interessate dalla chiusura nei due Comuni entro l’anno scolastico 2017/18 sarebbero ben quattro (due scuole primarie e due dell’infanzia) di fronte a numeri degli iscritti sempre più in calo e che rendono i singoli plessi sempre più sottodimensionati. Se ne parlava da anni e già a fine 2010 il tavolo di lavoro organizzato dalla Provincia di Udine sul dimensionamento scolastico si orientava verso tale ipotesi. La giunta comunale tolmezzina, come pure quella di Zuglio, hanno deliberato nei mesi scorsi in questa direzione, dopo alcuni incontri sul territorio, e ora i due Comuni si stanno confrontando, spiega l’assessore all’istruzione del Comune di Tolmezzo, Alessia Benedetti, sull’organizzazione futura dei servizi: lo scuolabus sarà garantito sia per i bimbi di Zuglio sia per quelli di Imponzo con il servizio che sarà fornito dal Comune di Zuglio e pure per la mensa ci si sta orientando verso una gestione unica del servizio tra i due Comuni e che garantisca di non andare a incidere sui costi per le famiglie. La relativa convenzione sarà firmata prima della fine di questo anno scolastico. Per quanto riguarda le iscrizioni ai due plessi Benedetti spiega che alla scuola primaria di Imponzo vi saranno nell’anno scolastico 2017-2018, contando tutte le classi e gli alunni, 18 bambini: in questo caso da Zuglio provengono soprattutto bimbi iscritti alla prima classe. Alla scuola dell’infanzia di Zuglio invece per il 2017-2018 vi saranno in tutto 23 bimbi: la risposta dei genitori di Imponzo e Cadunea è stata molto buona, in quanto tutti hanno scelto Zuglio. Della convenzione (durerà quattro anni) per mantenere attivi i plessi scolastici di entrambi i territori ha parlato anche il sindaco, Francesco Brollo, alla Consulta frazionale di Imponzo nell’ultima assemblea, in cui si è dibattuto anche di come rendere più sicura la viabilità e della creazione di un parcheggi in località Fornaz.

Carnia: la strada per Sauris chiusa dal 18 aprile per l’intervento che interesserà il ponte sul Lumiei

di Gino Grillo.
I lavori previsti per questa settimana al ponte sul Lumiei sono stati posticipati a lunedì 18 aprile. La Provincia di Udine, proprietaria della strada, ha preferito rinviare il cantiere, che determinerà la chiusura della provinciale 73 da Ampezzo a Sauris, per permettere il ripristino definitivo della variante che passa per il Passo Pura, normalmente chiusa durante la stagione invernale. La chiusura della strada permetterà di effettuare i lavori di consolidamento del ponte ad arco e la sistemazione, a difesa dello stesso, di paratie paravalanghe. L’importo dei lavori somma a un milione di euro, affidati dalla Regione alla Provincia, di cui 750 mila per il solo consolidamento del ponte. Il finanziamento è stato assegnato per garantire alla comunità e operatori economici di Sauris una viabilità sicura e un transito senza interruzioni del traffico e in sicurezza durante tutto l’anno. La messa in sicurezza della viabilità permette il mantenimento in loco delle attività produttive: artigianato del legno, tessile, piccoli frutti, formaggi, birra, produzione di prosciutti e insaccati, che garantiscono la completa occupazione degli abitanti. Il ponte, costruito negli anni 1930 – ’34, presenta numerosi punti di degrado e dispone di marciapiedi larghi solamente 48 centimetri che debbono essere completamente rifatti. La Provincia di Udine prevede che siano necessari diversi mesi per eseguire tutti i lavori; la completa chiusura della strada, prevista sino a fine del prossimo mese di giugno permetterà solamente il rifacimento e l’allargamento dell’impalcato del ponte. «Per il completamento di tutti i lavori – riferiscono dalla Provincia – servono altri sei mesi ma l’esecuzione è possibile con il mantenimento del traffico, a senso unico alternato, sul ponte». Durante il periodo di chiusura della strada provinciale 73, il transito da e per Sauris avverrà, previo consenso del Comune di Ampezzo, per l’antica via di collegamento della valle del Lumiei con il fondovalle, attraverso il Passo Pura.

Sella Nevea: sci, mountain bike e rafting tutto in discesa, un particolarissimo “triathlon”

 

Di Giancarlo Martina.

Aprile e maggio sono i mesi di grande attualità per gli amanti dello sci alpinismo e del free ride che sulle nevi del gruppo del Canin trovano il terreno ideale: canaloni innevati e distese di neve con un manto consistente, visti i tre metri circa di spessore che ancora ammantano quello che è anche il serbatoio di riserva d’acqua per la pianura friulana. Centinaia di appassionati delle attività sportive praticabili ancora con grande soddisfazione in questa primavera, erano presenti a Sella Nevea lo scorso fine settimana, ma anche durante la settimana sono numerosi i frequentatori di questi luoghi di grande pregio ambientale. La bella giornata regalata del meteo domenica è stata anche determinante al successo dell’uscita proposta da Mountain Experience a quanti piacciono le imprese sportive con contorno di avventura e questa lo è certamente per chi ama vivere la montagna in modo coinvolgente. Un bel gruppo di appassionati, infatti, ha aderito alla speciale opportunità di fare sci, mountain bike e rafting, tutto nello stesso giorno, occasione appunto favorita dalle pecularietà di un territorio che ben si presta a queste iniziative. La proposta che Mountain Experience propone anche per i prossimi fine settimana, consiste nella possibilità di salire con gli impianti da Sella Nevea (partenza alle 9), fino a Sella Golovec (2.100 metri di quota) e da lì affrontare la discesa con gli sci nella valle della Krnica, sul versante sloveno del Canin fino al limite della presenza di neve (quota 1.300 metri circa). Arrivati sul posto, il programma prevede di proseguire la discesa a cavallo della mountain bike per circa 15 chilometri, fino a raggiungere Bovec (500 metri di quota). Nel fondovalle, questa sorta di appassionante triathlon è completato con una discesa di 10 km di rafting sul fiume Soca. Infine il ritorno con mezzi di trasporto a Sella Nevea attraverso il passo del Predil. A disposizione di quanti avranno intenzione di fare questa esperienza ci sarà un maestro di sci, la possibilità del noleggio della bici e dei materiali occorrenti, come anche l’organizzazione del trasporto per il rientro. La prossima uscita è programmata per sabato, ovviamente meteo permettendo. Le iscrizioni vanno fatte, però, entro giovedì. La base è al piazzale Slovenia di Sella Nevea, telefono 3453551402; http://www.sellanevea.net/it/mountainexperience