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Friuli: le ragazze del Buttrio fanno paura, sospesa la serie A di bocce per non farle vincere

Sono talmente brave che la Federbocce sospende il campionato di serie A perché le atlete piemontesi e liguri non vogliono venire in Friuli a scontrarsi con le sorelle Venturini del Buttrio o atlete di prim’ordine come Zurini, Busiz, Ludvik, Florit e Scodellaro. Ufficialmente la Federazione parla di riorganizzazione per effetto della diminuzione delle società, ma la realtà è che c’è il rifiuto di alcune squadra di giocare in Friuli. «Si tratta dell’ennesima discriminazione ai danni del Friuli giocata questa volta sul terreno dello scontro sportivo», spiega l’assessore provinciale allo sport, Beppino Govetto. Da uomo di sport e insegnante di educazione fisica, non posso che sentirmi amareggiato per questa situazione in cui vengono trasgrediti valori importanti dello sport: l’inclusione, il sano agonismo, la partecipazione. Temere l’avversario per le sue capacità e i suoi risultati dovrebbe stimolare la competizione, renderla più accattivante. Invece, qui, si vuole complicare la possibilità di partecipare alle gare per paura di soccombere». Ovvio il grande malumore nel mondo delle bocce regionale. Forte disappunto nei confronti della Federbocce è emerso anche nella recente assemblea regionale dove a tenere le redini è Giuliano Banelli. «La preoccupazione che non parta il campionato femminile di serie A è reale – spiega – dato il numero esiguo di squadre partecipanti, e sarebbe un vero peccato per il club Buttrio non aver la possibilità di difendere lo scudetto e il titolo europeo».

Buttrio “capitale” della Ribolla gialla spumante

di Cristina Burcheri

Buttrio e la sua ottuagenaria Fiera regionale del vino – organizzata dalla Pro loco Buri e dal Comune, e conclusasi solo due giorni fa – si propone e impone come “capitale” della Ribolla gialla spumante, nonché dei vini autoctoni. «La Fiera di Buttrio è la prima della regione per età e dimensioni», aveva ricordato prima del taglio del nastro l’assessore regionale Claudio Violino, proseguendo: «Da due anni, in particolare, è dedicata agli autoctoni ed è quindi la Fiera del territorio di cui questi vini sono la più autentica espressione. Da tale scelta nasce la collaborazione con “ViniBuoni d’Italia”, l’unica guida di settore interamente dedicata a quei vini ottenuti da vitigni con le radici sul territorio da almeno 300 anni». «La Ribolla gialla spumante è sempre più la “bollicina” del Fvg, l’unica tipicamente friulana della nostra regione», commenta quindi Mirko Bellini, direttore di Ersa, aggiungendo: «La Ribolla gialla spumante sta vivendo sia sul mercato nazionale che internazionale un momento commerciale di storica importanza che ci auguriamo i produttori friulani sappiano sfruttare anche attraverso la creazione di un disciplinare che permetta di ottenere e presentare sempre più un vino di alta qualità». E, allora, a Mario Busso, curatore della guida “Vinibuoni d’Italia”, chiediamo: quanto vale la Ribolla gialla spumante sul mercato? «Il mercato della Ribolla gialla è una questione di valore legato alla sua unicità e alla sua storia», ci risponde Busso che ha presieduto la commissione di giuria della Selezione vinta dalla Ribolla gialla spumante di Eugenio Collavini, aggiungendo: «La Ribolla spumante non ha bisogno di scopiazzare il Prosecco, ma piuttosto attestarsi sugli alti standard qualitativi corrispondenti alla percezione di fiducia che il consumatore tradizionalmente nutre verso i prodotti Made in Fvg». Dello stesso parere anche Giorgio Badin, presidente del Consorzio Doc Fvg, secondo il quale «il Comitato promotore della neo-costituenda Doc Fvg ha volutamente specificato, nella parte del disciplinare riservata agli spumanti, una serie di norme restrittive, finalizzate a ottenere una produzione di qualità medio-alta. Non va dimenticato che oggi, la Ribolla gialla spumante – annota Badin – già esiste ed è classificata alla pari di un vino da tavola. Avere, invece, il “benchmark” di altre produzioni (a metodo classico e a charmat lungo) che si posizionano su fasce di mercato di più alto livello, deve stimolare i produttori regionali a costituire una nicchia dal maggior valore aggiunto. Questa Selezione si configura appunto come uno strumento di completamento del percorso di caratterizzazione del prodotto, volta a individuare una vera e propria categoria di mercato». A proposito di qualità, ricordiamo che, delle oltre trenta etichette presentate a concorrere alla Selezione di Ersa, sono state scelte come finaliste le bollicine delle aziende Luciano Grudina, Bandut di Giorgio Colutta, Conte d’Attimis-Maniago, Gradis’ciutta, Guerra Dario, Livon, Pali Wines, Piera Martellozzo, Ronco Margherita, Scolaris Vini, Stocco, Terre Rosse, Valentino Butussi, Viticoltori Friulani La Delizia e Zaccomer Maurizio.