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Tolmezzo: a palazzo Frisacco la mostra che riscopre l’arte di Gianfrancesco da Tolmezzo

di Alessio Geretti

La prima sezione della mostra, che si protrarrà fino al 7 ottobre, è dedicata al contesto storico, sociale, culturale e religioso entro cui si sviluppò la vicenda biografica e artistica di Gianfrancesco da Tolmezzo. Per evocare tale scenario si incontra anzitutto un’opera di carattere profano: il Fregio Mantica: un vasto frammento di fregio decorativo, con putti, profili clipeati e insegne araldiche entro ghirlande, che Gianfrancesco eseguí a Pordenone, nell’ambito del suo prolungato rapporto con la committenza cittadina. I volti ritratti di profilo che vi si osservano ricordano le pregevoli sansovine, una preziosa e interessante serie delle quali è esposta in contemporanea a questa mostra nel vicino Museo Gortani. Nelle sale dedicate agli affreschi sono esposti due lacerti di ampie dimensioni provenienti da Pordenone: la grande Santa Barbara, dalla chiesa del Cristo, e il Padre Eterno con figure di Apostoli (probabilmente un frammento di scena di Pentecoste), dal Duomo di San Marco. Altri due affreschi attestano l’attività del maestro carnico nel Friuli occidentale: la Madonna in trono col bambino e i Santi Leonardo e Giovanni Battista, già nella chiesa di Santa Giuliana a Castel d’Aviano, ora nel museo diocesano di Pordenone, e la Pietà con due Santi della parrocchiale di Vivaro: ambedue le opere sono esposte al pubblico dopo un nuovo restauro appena concluso. La centralità dell’aspetto tecnico nell’arte del maestro tolmezzino, efficacissimo interprete della pittura a buon fresco, viene posta in rilievo da una serie di pannelli materici che ricostruiscono le numerosi fasi esecutive dell’affresco. Alcune stampe antiche, modelli di riferimento per l’opera di Gianfrancesco, sono presentate in una sala che ripresenta in collegamento l’opera grafica di ispirazione e l’opera risultante del tolmezzino. In particolare sono esposte le stampe del grande incisore alsaziano Martin Schongauer e dal Maestro I.A.M. di Zwolle, ai quali il tolmezzino guardò soprattutto per i cicli dedicati alla Passione di Cristo. Una sala specifica è dedicata alla grande pala di Santa Giuliana, raffigurante la Madonna in trono col bambino e i Santi Nicolò, Dorotea, Giuliana di Nicomedia, Caterina, Apollonia, Gregorio papa e due angeli musicanti, eseguita nel 1507 per la chiesa di Santa Giuliana a Castel d’Aviano (ora in deposito al Museo Civico d’Arte di Pordenone), che costituisce l’unico esempio a noi giunto di opera su tela del Maestro.Per far entrare il visitatore nelle atmosfere sonore rinascimentali, evocate dalle numerose “orchestre celesti” descritte con dovizia di particolari e dettagli realistici da Gianfrancesco, sono inoltre esposte alcune riproduzioni di strumenti musicali dell’epoca, opere di alto artigianato. L’itinerario di approfondimento, suggerito al visitatore della mostra da un’apposita sala multimediale, trova infine un concreto parallelo nell’ultima sezione espositiva, incentrata sulle testimonianze dell’analogo viaggio fra chiesine campestri, affreschi e pale d’altare compiuto nella seconda metà del secolo XIX dallo storico dell’arte Giovan Battista Cavalcaselle, grazie alle riproduzioni di una dozzina dei fogli dei suoi taccuini, conservati presso la Biblioteca Marciana di Venezia. La mostra si conclude nella sala allestita dagli artigiani carnici, con realizzazioni esclusive ispirate all’arte del maestro Gianfrancesco .

Villa Manin: 3 mostre con Raschiotto, Bergamasco e Zanghi al via il 30 marzo

E’ all’insegna dell’arte contemporanea il programma espositivo primaverile di Villa Manin. Venerdi’ 30 marzo alle 17.30 nell’esedra della dimora dogale si alzera’ il sipario su un trittico di mostre che l’Azienda Speciale ha messo in programma fino al 20 maggio. Si tratta di tre iniziative dedicate ad altrettanti artisti italiani e stranieri, ossia il pordenonese Roberto Raschiotto, il milanese Matteo Bergamasco e l’italoamericano William Zanghi. Pittura e scultura sono le forme artistiche con le quali questi tre personaggi descrivono la realta’, utilizzando tecniche e colori capaci di attrarre l’attenzione del visitatore. Cresciuto alla scuola espressionista di Giorgio Igne , Roberto Raschiotto – che vive e lavora ad Azzano Decimo dove e’ nato nel 1950 – apprende le nozioni fondamentali della scultura da Marcello Mascherini e quelle di pittura da Giorgio Belluz. La mostra ripercorre un impegno artistico nato alla fine degli anni ’60 che nella sua carriera si e’ espresso in lavori di grande emotivita’ nelle sue variegate tematiche. Comune denominatore degli altri due artisti, Matteo Bergamasco e William Marc Zanghi, sono invece le vibranti tonalita’ di colore che si concretizzano negli interni fatati del primo, che aprono la mente a mondi surreali, bizzarri e quasi esoterici, e negli esterni del secondo che ritrae panorami al limite tra il fantastico e il reale. Matteo Bergamasco nasce nel 1982 a Milano dove attualmente vive e lavora. Nelle grandi tele di William Marc Zanghi, nato a Wichita – Texas nel 1972, i luoghi diventano invece contenitori di una moltitudine di input tutti volti a rendere la complessita’ dell’animo umano.