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Piano d’Arta: il Lander custodirà le ceneri di Tiziana Marra

La famiglia ha comunicato data e modalità delle esequie di Tiziana Marra l’insegnante vittima il  17 maggio, di un incidente stradale che l’ha vista coinvolta mentre, in sella alla sua moto Honda, rientrava verso casa. L’incidente è avvenuto verso le 15. La donna dopo aver terminato le sue ore di lezione nelle scuole di primo grado di Cesclans, stava rientrando lungo la strada regionale 512 verso casa.

Il funerale avrà luogo venerdì 1 giugno e sarà celebrato con rito civile e spargimento delle ceneri in località “Lander”, Piano d’Arta.
Il ritrovo, per quanti vogliano celebrarne il ricordo, è previsto alle ore 16.00 presso l’omonimo bivacco.

Al figlio Suan, al fratello Francesco, al Papà Marco e ai parenti tutte le condoglianze più sentite  da parte del titolare di questo blog

Piano d’Arta: salviamo gli ippocastani, sono patrimonio di tutti

a cura del dott. for. Carlo De Colle.

A livello Nazionale e Regionale esistono numerose leggi e normative che regolamentano la gestione e manutenzione degli alberi monumentali e dei soggetti arborei di interesse estetico e ricreativo. Per gli alberi non ancora inseriti nell’elenco dei monumentali censiti in Regione ma assimilabili a tali funzioni, valgono più o meno gli stessi concetti e criteri di intervento, soprattutto se ci si riferisce a soggetti arborei con le seguenti caratteristiche:

  1. alberi di rilievo per forma, età e dimensioni;
  2. piante direttamente correlate alla storia e alla tradizione locale;
  3. individui inseriti in un contesto architettonico di valore storico-culturale, piazze, centri urbani, palazzi, chiese, monasteri, orti botanici.

Il quadro normativo sopra delineato è più che sufficiente per inquadrare e analizzare la storia dei giganti appartenenti alla specie Aesculus hippocatanum (ippocastani) inseriti nel contesto urbano di Piano d’Arta fin dalla seconda metà dell’‘800, nel piazzale antistante la Chiesa arcipretale di S. Stefano. Le piante costituivano un elemento di arredo per la Chiesa di Piano (edificio risalente alla fine del ‘700), per la torre campanaria (il Tor di Plan – inizi 1800), per l’intero sagrato, per l’antica sede Comunale (ex Loge) successivamente convertita a Scuola di Religione e ad altre funzioni. Gli alberi sono cresciuti in altezza e globosità fino a raggiungere dimensioni tali da richiedere delle corrette e oculate potature di ritorno, soprattutto nel rispetto degli edifici pubblici e privati contermini, da ripetersi periodicamente. Il primo intervento di potatura, risalente a più di quindici anni fa è stato seguito volontariamente dal sottoscritto, che, autorizzato dalla Parrocchia, ha contattato una ditta specializzata in interventi di manutenzione del verde, coordinata dal dott. for. Luigi Barbana. Gli interventi sono risultati massimamente rispettosi della fisiologia della specie che, come risaputo, è molto sensibile alle potature in virtù delle caratteristiche tecnologiche del legno che lascia facilmente penetrare l’acqua con conseguenti infezioni fungine, carie, marciumi e successiva destabilizzazione delle piante. L’intervento si è concluso con l’applicazione di mastice cicatrizzante. Il secondo intervento “di cura” è stato decisivo e indiscutibile: su ordine del parroco, mons Ivo Dereani, è stato abbattuto il soggetto arboreo più prossimo all’edificio di culto, allineato a N-E, perfettamente sano, con diametro a m 1.30 superiore a 90 cm. La base della ceppaia è rimasta visibile fintanto che il piazzale della chiesa, in epoca recente, non è stato asfaltato. Al taglio del primo gigante sono seguiti, negli anni successivi, ulteriori attività di potatura, con l’impronta della capitozzatura energica, anche se più moderata rispetto agli interventi che andremo ad analizzare, eseguiti, in tempi diversi, da volontari dei Vigili del Fuoco (2005) e da una ditta boschiva locale in possesso di idoneità tecnica forestale, senza alcun coordinamento tecnico.

Gli interventi di potatura non sono stati accompagnati dall’applicazione di mastice cicatrizzante, neppure a carico delle ferite di maggiori dimensioni. Venerdi 08 dicembre 2017, per caso mi ritrovo dinanzi ad uno scenario inaspettato: un intervento di capitozzatura molto pesante, in fase già avanzata a carico del primo ippocastano, quello più vicino alla chiesa. Guardo perplesso gli operatori e commento: siete veramente convinti di ciò che state facendo? State lavorando su un albero o su un muro? Sapete di quale specie stiamo discutendo? Siete a conoscenza di quali problemi potete creare all’equilibrio di questa specie arborea, presente sulla piazza da oltre un secolo? Non c’è nessun tecnico di settore che vi sta coordinando o coadiuvando? Dopo un primo momento di silenzio mi rispondono che stanno semplicemente eseguendo quanto loro ordinato. In data 10 dicembre, passo nuovamente per un aggiornamento e realizzo che l’”opera” è stata completata. Ho potuto così notare che alcune delle branche capitozzate presentavano delle evidenti necrosi e segni di marcescenza dovute agli scempi degli anni pregressi. Desiderio di salvaguardare o di abbattere? La risposta appare scontata. Da tecnico, a posteriori, suggerisco di contattare urgentemente una ditta specializzata in interventi di dendrochirurgia, al fine di salvare il salvabile oppure di decidere, in assemblea pubblica, previo indagine scientifica fitostatica con analisi visuale VTA e strumentale con impiego di tomografo e Resistograph, circa il futuro dei soggetti arborei e la riqualificazione a verde del piazzale della Chiesa. Nel breve periodo sarà fondamentale ricoprire con tempestività le grandi ferite, utilizzando mastice professionale. Da tecnico e cittadino residente ad Arta Terme, invito i “non addetti” a farsi quantomeno una cultura ambientale prima di interessarsi di attività che non sono di loro competenza, anche se eseguite a titolo gratuito. Ai miei occhi ma anche a quelli del profano, il danno ambientale, estetico e ricreativo sussiste e non è insignificante!

 

Arta Terme, 12.12.2017.

Piano d’Arta: ricostruito il bivacco Lander sabato 05/11 l’inaugurazione

L’associazione Amici della montagna inaugura, sabato 05 novembre ore 11.00 , il nuovo bivacco Lander, a quota 1200 metri. La struttura preesistente, in legno, datata 1981, con il passare del tempo e nonostante le continue manutenzioni, non presentava più i requisiti di sicurezza, per cui si è deciso di ricostruire il bivacco ex novo. Una edificazione con materiali locali: legno e pietra. La nuova struttura, costata 45 mila euro grazie ai contributi del Comune, dell’Uti della Carnia, della Provincia a valere sul Fondo montagna e della Fondazione Crup, oltre che dell’associazione Amici della montagna, è più ampia della precedente, elevata su due piani. Il primo, spiega il presidente Massimiliano Di Monte, seminterrato ospita un salone cucina riscaldato con uno spolert, mentre al piano superiore si potrà dormine nel camerone comune. La zona è sprovvista di acqua, per cui si consiglia, in caso di escursione, di portarla appresso. Il taglio del nastro avverrà alle 11 alla presenza delle varie autorità e della cittadinanza. Seguirà la benedizione da parte del parroco don Ivo Dereani e il sorvolo della zona da pare dei deltaplani. 

Piano d’Arta: il 5 gennaio tutti a guardare il verso del fumo della Femenate, ma nel fuoco c’era qualcosa che nessuno ha visto

ultima

di Aldo Rossi.

L’appuntamento è oramai noto a tutti: si tratta dell’accensione all’Epifania dei falò sulla cima dei colli, nelle corti oppure in una località che abbia dei risvolti leggendari. Il significato di questi fuochi è da ricercare negli antichi riti propiziatori e di purificazione celtici; in molti casi le ceneri venivano poi sparse nei campi proprio per allontanare maledizioni e garantire abbondanti raccolti. Nonostante la cristianizzazione del Friuli, questa usanza non si perse, anzi persistette attraverso i secoli, giungendo fino ai giorni nostri praticamente immutata. In tempi recenti, infatti, il falò veniva talvolta benedetto dal parroco con l’acqua santa e lo scoppiettare del fuoco veniva identificato dalla comunità come la fuga del demonio. Il rito del Pignarûl da noi è molto sentito in particolare a Tarcento, mentre in Carnia il fenomeno è conosciuto come “La Femenate”.

Sono molto legato a Piano d’Arta nel modo in cui ami i luoghi che ti hanno visto crescere, dove la tua famiglia ha rimesso radici dopo che le prime erano state prematuramente strappate. E questo legame ti fa superare tutto anche il dispiacere di alcuni che vorrebbero cancellare il ricordo che hai lasciato di te in paese. Ma questo è il grande fascino della Carnia che ricambia sempre e incondizionatamente l’affetto che nutri per lei, basta che sia sincero.

Ed è proprio a Piano d’Arta che il 5 gennaio 2016 alla sera “ ’ta Cort di Flon”, si è svolta una di queste manifestazioni. Vi dico subito che io non ero presente, ma molto spesso la “non presenza” fisica ti permette a posteriori delle osservazioni e delle analisi che sono precluse a chi era presente, proprio perché troppo coinvolto, troppo preoccupato di trovare i significati che sono attesi da tutti e nella loro forma tradizionale.

E quindi tutti i presenti attenti alla direzione che prende il fumo: un antico proverbio friulano sostiene che: se il fum al va a soreli a mont, cjape il sac e va pal mont; se il fum invezit al va de bande di soreli jevât, cjape il sac e va al marcjât. Così tradotto: se il fumo va a occidente, prendi il sacco e va per il mondo; se il fumo invece va a oriente, prendi il sacco e va al mercato. La direzione del fumo alla fine è indicazione di un buono o cattivo anno.

Ma, proviamo a chiederci se quella sera a Piano d’Arta c’era qualcos’altro da vedere o da cercare nel fuoco che si alzava alto oltre al fumo, che per il 2016, dava buoni presagi. Ripeto: chi c’era era troppo preso per poter vedere cose diverse, possibilità invece che si è aperta a chi come me è andato a guardarsi le foto della serata; che in questo caso sono quelle pubblicate su Facebook da Enzo Intilia (che ringrazio e che mi autorizza a riprodurle qui).

Sappiamo che quando si carica una foto sul social network, questa viene ridotta in automatico dal sistema e quindi rispetto all’originale abbiamo una perdita di qualità che si traduce poi in una “granulosità” nel momento in cui vai a ingrandire la foto per vederne i particolari. Ciò rende praticamente impossibile una loro marcata manipolazione perché per poter ritoccare una foto ci deve essere comunque una certa sostanza. Questo per dirvi subito che le foto in questione non sono state ritoccate o corrette in nessuna maniera, ma solo evidenziate in alcune parti per poter far risaltare quanto trovato.

Quindi la domanda da farsi (oltre a dove andasse il fumo) era forse chi fosse presente “ ‘ta cort di Flon” quella sera oltre agli amici di Piano d’Arta riuniti li. E la risposta è contenuta nelle foto che forse in molti hanno già visto, ma che probabilmente andavano guardate con occhi diversi.

Ed ecco allora comparire tra le fiamme che si levavano alte in cielo, una figura femminile,

Viso donna capelli lunghi_Viso donna capelli lunghi_bn

un viso di donna con i capelli lunghi che a quanto pare ha voluto essere li quella sera in compagnia di tutti gli astanti. Chissà chi era e cosa la legava così tanto a quel luogo che ha fatto in modo che ricomparisse sotto questa forma.

Viso donna capelli lunghi_particolare

Forse è vissuta li, forse era legata a quella corte e chissà quale arcano stava cercando di risolvere tanto da spingerla ad apparire tra le fiamme.

Ma non c’erano solo figure umane la sera del 5 gennaio 2016 tra le lingue di fuoco della “Femenate” che bruciava a Piano d’Arta: fa la sua comparsa ben delineato, anche il muso di un cane

Cane_Cane_particolare

forse mentre stava accompagnando il suo padrone che potrebbe essere una delle altre figure maschili che sarebbero comparse di li a poco nella serata. Anche qui sarebbe bello sapere se in fondo a via Casaletto e “Sot la strete” fosse vissuto un cane e fosse proprio lui a tornare li di Flon a ritrovare quei luoghi.

Poi ci sono due sono figure una maschile e una femminile: la prima è quella di un uomo col cappello e con la spada in alto dritto in piedi tra le fiamme.

Uomo con cappello_1

La seconda è il contorno con gli occhi e i capelli ben visibili di un bellissimo viso femminile che sembra appena uscito da una foto profilo di Facebook …

Viso di donna solo

 

E infine i contorni di un altro volto maschile dalle sembianze antiche che ricordano quasi quelle di un vecchio capo indiano: anche lui ha voluto esserci li a Piano d’Arta la sera del 5 gennaio.

Viso di uomo_Viso di uomo_.bn

Va detto che una scienza che studia queste tipologie di fenomeni esiste e si chiama “Pareidolia” (dal greco είδωλον immagine, col prefisso παρά) ed è il subcosciente che tende a ricondurre a forme note oggetti o profili (naturali o artificiali) dalla forma casuale. È la tendenza istintiva e automatica a trovare forme familiari in immagini disordinate e si ritiene che sia stata favorita dall’evoluzione della specie umana, perché consentiva di individuare situazioni di pericolo anche in presenza di pochi indizi, ad esempio riuscendo a scorgere un predatore mimetizzato nell’oscurità.

Quindi se volete provare a cercare anche voi (magari in altre fotografie) presenze nascoste dal fuoco fatelo pure e segnalate se incontrerete altri convitati che quella sera erano presenti, ma che chi stava davanti al fuoco che si ergeva alto verso la notte dell’Epifania, era troppo, troppo vicino per poterle vedere.

Arta Terme: a Piano inaugurata la “Sale dal paîs”, stimolerà la cultura

«Piano d’Arta, una comunità che crea strutture per il suo futuro»: l’ha sottolineato Marco Marra, pittore e responsabile dell’associazione Italia Nostra, all’inaugurazione della “Sale dal paîs”. Il sito è collocato nella sede della ex scuola primaria della frazione, attualmente dismessa, che verrà utilizzata anche per ospitare il museo, di prossima attuazione, dedicato all’ampia raccolta di fossili che è stata donata al Comune termale da un concittadino, Enrico Campibelli, appassionato cultore dei reperti geologici cui ha dedicato tanti anni di ricerche e di impegno, per realizzare quella grande raccolta che ha stupito chi ha potuto esaminarla. La predisposizione della sala è stata voluta e realizzata dall’associazione culturale di Piano, Amici della montagna, con il sostegno economico di Euroleader. L’associazione è attiva da diversi anni e ha già saputo attuare iniziative di carattere culturale e ambientale, a favore della collettività, quali la realizzazione del noto Bivacco Lander, inserito nello splendido paesaggio del monte Rivo, caratterizzato dalle suggestive erosioni che hanno creato i famosi Campanili del Lander. La nuova “Sale dal paîs” consentirà di organizzare diversi incontri culturali, perché dotata di strumenti tecnologici di elevata qualità, trasformandola in una sede multimediale attrezzata con i diversi apparati informatici che consentiranno di proiettare documentari e filmati, costituenti preziose testimonianze di carattere scientifico, geografico e storico. Documentazioni che permetteranno di approfondire e ampliare le conoscenze sull’ambiente della Carnia e sulla sua storia complessa e suggestiva, nonché sul patrimonio culturale del comprensorio, sulle sue tradizioni e sulle sue connotazioni etniche. In questo modo, potranno usufruire di tali apprendimenti non solo gli abitanti della zona e gli ospiti della località termale, ma soprattutto le scuole e i giovani studenti che vorranno conoscere il mondo che li ospita nella maniera più approfondita.

Timau: Vinta dalla malattia a 47 anni, l’addio di Piano d’Arta a Linda Duzzi

di Gino Grillo.

 Due comunità, quella di Paluzza e quella di Arta Terme, piangono Linda Duzzi (nella foto), 47 anni, i cui funerali saranno celebrati mercoledì alle 14.30 nella chiesa di Timau. La donna è spirata a causa di un male che l’ha colpita un paio di anni orsono e contro il quale ha cercato, purtroppo invano, di lottare. In questo lasso di tempo, ricordano gli amici in paese, per lei è iniziato un calvario fatto di continui viaggi al Cro di Aviano. Poi, a causa di una recrudescenza della malattia, un paio di settimane fa, Linda è stata ricoverata all’ospedale di Tolmezzo dove è deceduta. Nata in Svizzera da genitori di Timau, ben presto tornò al paese carnico sino a quando si trasferì, sposata con Fabrizio Di Monte, a Piano d’ Arta. Linda, consapevole della sua malattia, ha scelto di riposare per sempre nel cimitero di Timau, dove vivono ancora la madre Antonietta Puntel, il padre è scomparso un anno fa, e i suoi fratelli minori, Daniele, Raffaele e Marcello. Stimata da tutti, Linda, che era donatrice di sangue, aveva lavorato come barista, e successivamente alla mensa della caserma degli alpini a Tolmezzo, sino a quando ha dovuto abbandonare il lavoro per motivi di salute. Amici, compaesani e parenti si stringeranno domani attorno alle sue figlie Loretta e Gloria e a Fabrizio per tributarle l’ultimo saluto, nella chiesa di Santa Geltrude dove don Tarcisio Puntel celebrerà le esequie.

Al marito Fabrizio, alle figlie e ai parenti tutti le cordoglianze più sentite da parte del titolare di questo blog.