Ancora sull’elettrodotto(i)

I progetti avanzano, i tempi si accorciano, le valutazioni si fanno più intricate e gli incontri si moltiplicano. Della spinosa vertenza elettrodotti non se ne viene a capo. E, mentre giovedì la Burgo Group ha annunciato la richiesta di convocazione della conferenza dei servizi per l'autorizzazione del proprio progetto di merchant line interrata, i sindaci dei comuni carnici interessati dal passaggio delle linee (Cavazzo Carnico, Tolmezzo, Zuglio, Arta Terme, Sutrio, Cercivento e Paluzza) si sono ritrovati ieri in Comunità Montana a Tolmezzo per fare un nuovo, l'ennesimo, punto della situazione in vista di quel momento in cui saranno chiamati a esprimersi con un "sì" o un "no" ai due progetti in ballo.«Per il momento stiamo ancora valutando e ricercando la posizione maggiormente condivisa. L'orientamento è quello fino a ora sostenuto, quello che guarda con favore solamente a un tracciato interrato» ribadisce a fine vertice il presidente della Comunità Montana, Lino Not.Ma dietro i commenti ufficiali tra i primi cittadini, la tensione, le divisioni e il senso di impotenza aumenta perché il nodo della scelta tra uno dei due elettrodotti si scioglierà in altri tavoli. La sfida tra i due gruppi proponenti si gioca su altri terreni, nei quali loro stessi sanno di non avere un ruolo risolutivo. E mentre la Regione si espone con il condizionale, ecco quindi che per i sindaci è inevitabile la rincorsa al male minore. Che per alcuni, la maggioranza, si chiama "interrato"; per altri (Tolmezzo soprattutto), dopo le recenti modifiche, potrebbe chiamarsi "aereo".Nel mezzo c'è da chiarire ancora se da parte austriaca sarà concessa l'autorizzazione a un allacciamento interrato o sarà sostenuta la posizione della Verbund Apg (verso la quale il gruppo Pittini-Fantoni si appella) che consentirebbe soltanto connessioni aeree. Proprio per questo dilemma, Not (dopo le pressanti richieste del vice-sindaco di Tolmezzo, Cacitti) si è impegnato a inviare una lettera ufficiale alla Regione e alla Burgo Group nella quale si chiede di «spiegare una volta per tutte quale sia la reale posizione d'oltre confine».

Un pensiero su “Ancora sull’elettrodotto(i)

  1. utente anonimo

    GLI EDITORIALI DI ANTONELLO DE PIERRO DIRETTORE DI ITALYMEDIA.IT

    Finalmente liberi!

    di Antonello De Pierro

    Era ora! La legge che pone fine all’obbligatorietà del servizio di leva è finalmente una realtà. Termina così la girandola di amarezze e delusioni che la stragrande maggioranza dei nostri giovani, chiamati ad assolvere gli obblighi di leva, è stata da sempre costretta ad incassare, perdendone abbondantemente il conto. Il festival dell’ingiustizia, delle assegnazioni e dei trasferimenti incredibili, decisi al tavolo delle raccomandazioni e dei clientelismi, senza nessuna logica o pudore di sorta: soldati spediti da Palermo a Udine, braccia “rapite” dallo Stato a famiglie bisognose, e rampolli privilegiati, parcheggiati nell’ufficio dietro casa. Il Rubicone della vergogna, attraversato sfacciatamente dai burattinai degli uffici di leva e delle caserme, muovendo inesorabilmente i fili del destino di ragazzi impotenti, spesso sacrificati sull’altare di frustrazioni personali dei superiori, finalmente sta per prosciugarsi. La “pacchia” dei graduati, abilissimi nel sottomettere giovani inermi, facendosi scudo con le opinabilissime leggi militari, che schiacciano, marciandoci sopra con i cingoli, la loro dignità, inizia a intravedere il tramonto. Chi pulirà le caserme, i “cessi” putridi e puzzolenti, le stanze e gli uffici degli ufficiali e dei “marescialloni” spocchiosi? Chi spazzerà i cortili per ore, spettacolo preferito dalle pupille dei graduati, attenti affinché venisse raccolta anche la “cicca” più minuscola (ottimo esercizio per chi avesse voluto impiegarsi come operatore ecologico al termine del servizio di leva, ma perfettamente inutile per la formazione di un soldato)?Chi impartirà lezioni gratuite di latino, greco, matematica o fisica ai figli “somari” di colonnelli e generali, quando il ragazzo laureato preferirà affrettassi a trovare qualche spiraglio nel muro di gomma del mondo del lavoro, piuttosto che seppellire un anno della sua vita nello squallido grigiore di una caserma? Particolarmente difficile appare in questi giorni penetrare quel guscio di riservatezza, che protegge come un’armatura l’universo militare dal mondo dei civili. Il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito ha dribblato con sorprendente abilità la richiesta di un’intervista da parte del nostro giornale. Ma noi, che non amiamo assolutamente mettere il morso alla nostra inarrestabile voglia di verità, non possiamo sorvolare su gravi episodi legati alla moritura “naja”, nutrendoci al banco della nostra esperienza diretta, dove troviamo ricordi che ancora passeggiano vivi nella nostra memoria. Come possiamo non toglierci il sassolino dalla scarpa, foderandoci gli occhi con il prosciutto, di fronte alla verità che preme per scivolare tra le righe di un foglio provvisorio di giornale? Per ognuno un film lungo un anno e con all’incirca lo stesso copione, fatto di angherie, soprusi, arbitrarie privazioni della libertà personale. Un anno trascorso vivendo di nulla ai margini del nulla, con la rassegnazione pronta a spegnere immediatamente qualsivoglia ruggito di vitalità. Finalmente si volta pagina. Agli occhi di chi scrive la memoria mette a fuoco fotogrammi spaventosi. Ragazzi avviluppati dalla spirale del sistema militare, privati della volontà, della dignità stessa di esseri umani, ridotte a puro sussurro. Costretti a subire turpiloqui e ingiurie a più non posso, senza la possibilità di reagire; a mangiare con le mani e ad elemosinare un bicchiere d’acqua nella desolazione dell’Ospedale Militare di Firenze; a dormire con cinque coperte e cinque maglioni in gelide camerate senza riscaldamento (naturalmente nelle camere confortevoli degli ufficiali il caldo era insopportabile); a subire incredibili atti di “nonnismo”, a fare flessioni sulle braccia, portando il naso a due dita da una nauseante quantità di “merda”, troneggiante in bella mostra sul biancore di una “turca”. E molto altro congelato nei file mnemonici degli sventurati protagonisti. Spesso qualcuno più debole non ha retto e ha deciso di chiudere i conti con la vita prima del congedo. Con sorprendente rapidità, sugli scandali sanguinolenti, è sceso sempre puntualmente il velo del silenzio e dell’omertà.

    Tutto ciò sarà presto finito. Finalmente!

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