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Cavazzo: la centrale di Somplago, non fa bene al lago

24/01/2019
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di Dino Franzil, membro del Comitato difesa sviluppo del Lago dei Tre Comuni.

Dagli studi dei nostri geologi, fra cui M.Gortani e F.Feruglio, risulta che, un tempo lontano, nella valle del Lago di Cavazzo, alias, Lago dei Tre Comuni, vi era il mare e in seguito il Grande Lago della piana di Osoppo. Dalla fine del Tilaventino, ultima era glaciale di diecimila anni fa, il Tagliamento ha iniziato l’inghiaiamento di quel lago e i torrenti Leal e Palar, in primis, coadiuvati dalle deiezioni delle montagne franose circostanti, chiusero il fondo valle. In seguito, il Palar trasportò ghiaia verso est formando la morena su cui posa Alesso e confinò il nostro lago che visse fiorente fino alla costruzione della centrale idroelettrica a metà del secolo scorso. Le conseguenze di questo devastante impianto sono state evidenziate dai recenti studi, del sottoscritto, in “Lago-Energia-Ambiente” e dai rilievi dell’istituto di Scienze Marine (Ismar) di Bologna del Consiglio nazionale Ricerche (Cnr). Risulta che, per colpa della centrale idroelettrica di Somplago, che da oltre mezzo secolo scarica acque fredde e limose, il fango trasportato ha ricoperto abbondantemente il fondale seppellendo le alghe e assieme al freddo ha fatto estinguere quasi totalmente la vita biologica lacustre e anche quella ittica che un tempo era molto varia e abbondante.Inoltre, è stato valutato che “il lago scomparirà” tristemente in meno di cento anni, perché lo stesso fango lo riempirà e lo trasformerà in una palude attraversata da un canale.Deviando lo scarico della centrale, con tubi o galleria, il lago non solo diventerà più caldo, ma riacquisterà anche la sua “antica autonomia vitale”, come ora dimostrerò analizzando i fattori che la determinano, ossia la piovosità, l’evaporazione e l’apporto idrico diretto. I rilievi pluviometrici dicono che nella Valle del Lago, sui 21kmq del bacino imbrifero montano, negli ultimi decenni sono caduti in media 2800 mm/anno d’acqua, equivalenti a 230/235 mm/mese, e che mediamente è stata rilevata una temperatura di 16 gradi centigradi e un’umidità del 72%. Ora, considerando la conformazione geologica del sito, si stima che il 25% dell’acqua piovana, filtrando, vada nelle falde freatiche e che i rimanenti 43 milioni di metri cubi/anno arrivino nel lago in parte con veloce scorrimento superficiale, e in parte lentamente attraverso le numerose sorgive del fondale ancora attive. A questi si aggiunge l’apporto diretto della la pioggia sul bacino valutato di 3,25 milioni/mc anno. Poi vi è anche il contributo continuo del rio Scjasazze, che con un minimo di 200 litri al secondo, versa almeno 6,3 milioni/mc anno. Allora, sommando, l’apporto complessivo nel lago si aggira sui 52,5 milioni/mc anno, ma da questi occorre detrarre l’acqua di evaporazione. Calcolandola con la formula di Vicentini per i piccoli laghi, dall’attuale superficie lacustre stimata di 1.115.000 mq, con una media termica dell’aria di 16 gradi e umidità del 72%, l’evaporazione asporta una quantità d’acqua prossima a 1,5 milioni/mc anno. Quindi, arrotondando i valori, nel lago arrivano, per statistica, non meno di 51 milioni/mc d’acqua/anno, ossia circa 140 mila mc/giorno. Questo potrebbe portare a un aumento di livello dell’acqua del lago di ben 12,5 cm/giorno e, come un tempo, con le grandi piogge, “las montanas”, defluire nell’antico canale “Taj”. Oggi, ciò non può avvenire perché quest’acqua naturale è costretta a scaricarsi nell’emissario artificiale della centrale. Quindi, si può immaginare che il suo deflusso continuo sia come una roggia che trasporta 1,6 mc/sec. Non è poi tanto se la centrale scarica giornalmente ben 1.900.800 mc, ossia 22 mc/sec. Inoltre, non bisogna dimenticare che, nel contributo d’apporto, non è stato considerato quello del torrente Palar, difficile da valutare, ma continuo. L’acqua del Palar, che scorre a ovest in un lento ben 40 m più in alto, passa sotto Alesso, filtra nella citata morena alluvionale e alimenta il lago con le famose sorgive di fondale chiamate “busins” di forma circolare e conica, a me note sin dall’infanzia. Infine, analizzando bene gli studi dei citati geologi si scopre che “il bacino del lago” fa parte di quell’antico, profondo e ben più grande bacino che oggi configura le faglie freatiche. Detto questo, si conclude che l’affermazione gratuita “Il lago scompare se manca l’acqua di scarico della centrale”, fatta da noti personaggi locali, non può essere altro che una penosa bufala speculativa. Infatti la scienza afferma il contrario: “Il nostro lago non si prosciugherà mai, a meno che non smetta di piovere e anche avverte che se non verrà costruito un bypass per isolare la centrale, il bacino si trasformerà in una putrida palude in circa 95 anni”. Si deduce che il bypass è un’opera che “si deve fare”! Il lago è un bene inestimabile da salvare, rendere fruibile e da tramandare sano. “Rinaturalizzarlo” è ritenuto un dovere per i governanti dabbene, ai quali, tale opera, non può non provocare uno stimolo morale per spingerli a porre rimedio, almeno in parte, ai noti ingenti disastri causati all’ambiente e all’economia della valle, da concessioni, progetti e opere inique, che da più di mezzo secolo trasferiscono altrove le risorse locali e quelle del Friuli. 

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