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Friuli: Fvg a secco e le falde scendono, anche se tornerà a piovere non basterà

di Domenico Pecile.
Secco, ma non il più siccitoso degli ultimi cento anni. E neppure quello più caldo perché, in fatto di temperature, il record appartiene al 2014. Questo è in estrema sintesi il riassunto del 2015 sotto il profilo meteorologico. Un 2015 sicuramente eccezionale per la scarsa piovosità in Friuli Venezia Giulia, ma – come accennato – non il più siccitoso nell’arco di un secolo. Le poche precipitazioni lo collocano, comunque, fra i 10 anni in cui si è maggiormente sentita la carenza di piogge. Questa è l’immagine del 2015 che emerge dalle statistiche dei dati pluviometrici e delle falde freatiche, forniti dal Servizio disciplina servizio idrico integrato, gestione risorse idriche, tutela acque da inquinamento della Regione Friuli Venezia Giulia. Il quadro tracciato è influenzato dalle stazioni in cui sono stati rilevati i dati: in montagna si è sentita meno la siccità nei mesi primaverili ed estivi e non ha raggiunto livelli da record nella Bassa pianura, grazie alle piogge intense e abbondanti dei mesi di agosto, settembre e ottobre. Complessivamente, però, resta un anno eccezionale per la scarsa piovosità, come lo furono il 2003 e gli anni 1943 e 1945. E se si prendono a riferimento i dati sulle precipitazioni relativi a tre stazioni di misura, quelle di Forni di Sopra, Udine e San Giorgio di Nogaro, si comprende meglio come il territorio sia disomogeneo sul fronte pluviale tanto che, nella classifica degli anni maggiormente siccitosi, il 2015 è al 7° posto nei rilevamenti di Forni di Sopra, al 4° in quelli di Udine fino a raggiungere il 15° per San Giorgio di Nogaro. Il dato forse che ha caratterizzato maggiormente la siccità del 2015 è quello relativo al grande secco di novembre e dicembre, due mesi di totale assenza di precipitazioni, preceduto da un ottobre che ha registrato un altro bassissimo indice di piovosità, fatto salvo l’episodio verificatosi dopo la metà del mese quando in montagna aveva fatto la sua apparizione la neve, illudendo per qualche giorno gli amanti dello sci. A causare la siccità è stato il blocco anticiclonico che come un’immensa bolla ha racchiuso l’Italia e anche un buona parte del Nord Europa. Complessivamente, come si accennava, il 2015 è stato il più caldo dopo il 2003 negli ultimi cento anni presi a riferimento. La temperatura media presa in esame nella pianura della nostra regione è stata infatti di un grado superiore alla media, ma lievemente inferiore a quella verificatasi nel 2014, l’anno più caldo di tutti. Tornando alle precipitazioni dell’anno ormai trascorso, da segnalare, comunque, che la mancanza di pioggia a Udine (872 millimetri), nel 2015 è stata straordinaria: in circa 100 anni è accaduto solo 8 volte di scendere sotto i mille millimetri. Nello specifico, guardando la stazione di Udine, dal 1910 ad oggi i livelli-record sono stati toccati nel 1921 con 571 mm, nel 2003 con 824,9 e, ancora prima, nel 1945, con 787,4 mm. Dati che si discostano di poco, nel medesimo periodo, da quelli rilevati dalla postazione di San Giorgio di Nogaro: 547,3 nel 1945, 680 nel 1921 e 703,2 nel 2003. La situazione che emerge dalle statistiche sulle precipitazioni è confermata dai dati sulle falde. Il livello della falda nel pozzo di monitoraggio a Lestizza (una delle sei stazioni di osservazione in tempo reale della Protezione civile del Friuli Venezia Giulia) si attesta sotto i 14 metri e 25 cm di profondità e rappresenta un valore di circa 2 metri sopra il minimo storico, toccato nel 2003. In questa zona nella media pianura immediatamente a monte della fascia delle risorgive, come spiegano gli esperti, la falda scende di circa un metro al mese e il perdurare della mancanza di precipitazioni, nei prossimi due mesi, potrebbe farne abbassare ancora il livello. La situazione è ancora sotto controllo e le auspicate precipitazioni nevose e piovose potrebbero certamente migliorarla ed invertire il trend negativo dell’anno che volge al termine. Adesso resta, appunto, da capire come evolverà questa situazione. Le previsioni meteo per i prossimi giorni sono abbastanza confortanti sotto questo profilo perchè il blocco anticiclonico subirà un cedimento a cominciare proprio dalla giornata odierna quando è atteso l’arrivo di un fronte perturbato di origine atlantica che finalmente riuscirà a fare breccia sulla campana di alta pressione. Gli esperti dell’Osmer invocano però massima prudenza, perché se è vero che quella odierna è soltanto la prima di alcune perturbazioni in transito sul nostro Paese è altrettanto certo che si tratterà complessivamente di fronti molto veloci che non garantiranno precipitazioni consistenti. Il dato più importante è invece rappresentato dalla bora che avrà il potere di rimescolare l’aria nei bassi strati allontanando così per alcuni giorni l’allarme smog. Ritornando alle precipitazioni, l’Osmer non esclude che la neve possa fare la comparsa anche in pianura anche se si tratterà di brevi spruzzate e di scarsa intensità. Lunedì infatti, secondo le previsioni meteo il cielo sarà ovunque nuvoloso con possibili piogge sparse e qualche debole nevicata inizialmente anche sulla pianura e, forse, sulla costa, dove soffierà Bora moderata. Quella di lunedì sarà infatti una giornata piuttosto fredda. Le nevicate, sempre di debole intensità, sono previste su tutta la zona di montagna a quote molto basse. Le prime deboli precipitazioni nevose dovrebbero verificarsi nella seconda parte della giornata odierna e continuare a intervalli per diversi giorni.