Archivio tag: delinquenza

Friuli: sesto furto in 4 mesi nelle case di riposo, colpita anche Villa Santina

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di Anna Rosso.
Colpo notturno da cinquemila euro lunedì scorso alla casa di riposo Stati Uniti d’America di Villa Santina. È il sesto furto messo a segno tra aprile e luglio ai danni di strutture per anziani nella nostra provincia. L’altra notte a Villa Santina Questa volta i “soliti ignoti” si sono impossessati di una cassetta di sicurezza che conteneva denaro contante, assegni, buoni postali e diversi documenti. I responsabili della struttura si sono rivolti ai carabinieri di Villa Santina per formalizzare una denuncia. A Nimis, spariti 10mila euro Il primo blitz della “banda delle case di riposo” risale allo scorso mese di aprile. Nella notte tra il 9 e il 10 qualcuno ha assaltato la cassaforte di Villa Nimis nel cuore della notte. Bottino: circa 10mila euro tra contanti e assegni. Intorno alle due, alcune assistenti, dopo il consueto giro di controllo e sistemazione delle stanze ai piani superiori, si erano recate negli uffici del pianoterra, dove avevano trovato la finestra aperta, così come cassetti e armadi. Il piccolo forziere che era ancorato ad un mobile era stato smontato e portato via. Terrore alla Caris di Udine Tra il 16 e il 17 aprile ladri armati di bastoni, sono entrati alla Caris di Udine. Due dipendenti si sono trovate di fronte a 4 individui col passamontagna che stavano cercando di sradicare dal muro la cassaforte della direzione. Una delle donne, per lo spavento, è caduta dalle scale ed è rimasta lievemente ferita. I malviventi, vista la situazione, hanno preferito andarsene anche se non erano ancora riusciti ad arraffare nulla. A Pasqua a Pavia di Udine Nella notte tra il 18 e il 19 aprile alcuni malviventi hanno assaltato la cassaforte della casa di riposo Sereni orizzonti di Risano. Hanno agito indisturbati e poi se la sono svignata con il bottino, circa 3mila euro tra contanti e gioielli. Colpo sventato a Codroipo Sono stati messi in fuga dalle infermiere allertate da alcuni rumori sospetti al piano sottostante. Tre ladri, tra il 9 e il 10 giugno, sono riusciti a prendere all’interno della “Asp Moro” di Codroipo tre computer portatili e una macchina fotografica e poi sono riusciti a scappare. Paura anche a Majano A metà giugno un’operatrice del Centro residenziale per anziani di Majano di via Fratelli Bertagnolli è stata immobilizzata da un malvivente. Erano entrati in tre, tutti incappucciati, miravano alla cassaforte e l’hanno minacciata così impugnando un piede di porco: «Stai ferma, altrimenti finisce male». Poi il terzetto ha sradicato dal muro la cassaforte che, secondo le prime stime, conteneva circa cinquemila euro.

Gemona: nonostante l’allarme secondo colpo in sei giorni nell’azienda Pivotti

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di Gino Grillo.

A volte ritornano. Dopo una settimana si rifanno vivi a Gemona i soliti ignoti nell’azienda Pivotti Snc di via Taboga 137. Questa volta la merce asportata pare non sia stata molta, visto che i ladri sono stati probabilmente disturbati non solo dall’allarme che è scattato, ma pure dalla gente che, uditi dei rumori nella notte – il fatto è avvenuto verso le 2.30 -, si è affacciata alle finestre o è scesa in strada. Alcuni avrebbero addirittura visto lo svolgersi della scena dell’effrazione. Alcune persone, a bordo di una macchina di grossa cilindrata, probabilmente un pick up, hanno sfondato il pesante cancello di metallo posto ai margini della strada statale che immette al parcheggio della ditta. Quindi, sempre utilizzando il pick up, è stata sfondata la bussola d’entrata al negozio. Le vetrate sotto l’urto dell’automezzo sono volate all’interno del locale. «Non hanno avuto modo di arraffare molta merce – ha detto il titolare Enrico Pivotti –, ma il danno provocato alle infrastrutture è alto». E mentre si fa ancora la conta dei danni, Pivotti, visibilmente amareggiato per l’accaduto – è la terza volta che il suo negozio a Gemona viene preso di mira dai ladri -, si sfoga: «Sono tornati dopo soli sei giorni dall’ultimo colpo, l’allarme è scattato, il mio dipendente è subito accorso, ma i carabinieri questa volta non hanno potuto essere celeri». Pivotti precisa che la sua non è un’accusa all’Arma. «Avevano, mi hanno riferito, poche pattuglie e molte richieste di intervento, la stazione disponibile più vicina era quella di Ampezzo, in Carnia». Sotto accusa invece lo Stato che non sostiene l’imprenditoria, ma lascia liberi i ladri. «Ci tolgono il tribunale (di Tolmezzo, ndr), dimezzano le forze dell’ordine, lasciate anche senza i fondi necessari, costrette a rincorrere più volte gli stessi ladri di galline che una volta fermati vengono subito rimessi in libertà, lasciandoli continuare a delinquere indisturbati». «Viviamo in una zona prossima ai confini nazionali, bastano pochi chilometri e si può tranquillamente smerciare all’estero la roba rubata senza la paura di essere presi. All’estero questo non accade, si teme la giustizia dello Stato, che qui pare assente nei confronti dei delinquenti, ma pronto a intervenire, con tasse, norme e balzelli, nei confronti degli operatori. Se lo Stato se ne va dalle zone più emarginate, almeno che si porti via anche le tasse». L’altra preoccupazione che affligge Pivotti è la possibilità che le assicurazioni lo considerino un soggetto a rischio e che, oltre ad aumentargli i premi, possano disdire i contratti in quanto cliente indesiderato.

Tarvisio: il super-prefetto annuncia un nuovo Commissariato

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Tarvisio sarà quanto prima sede di un commissariato di polizia. L’ha annunciato ieri, intervenendo alla cerimonia a ricordo dell’agente scelto Stefano Spizzo, il prefetto Santi Giuffrè, direttore centrale per Polizia stradale, ferroviaria, delle comunicazioni e per i reparti speciali della Polizia di Stato, salito in Valcanale a portare il saluto del capo della polizia. La bella notizia è stata data a seguito delle dichiarazioni del sindaco Renato Carlantoni il quale, dopo avere sottolineato il rispetto dell’amministrazione comunale per l’agente morto durante l’espletamento del suo lavoro, testimoniato dall’intitolazione della via di accesso alla stazione perché resti memoria della serietà e della professionalità del caduto, ha rimarcato quanto il Tarvisiano, terra di frontiera, abbia bisogno delle forze dell’ordine per la sicurezza delle sue genti. «Non solo: quando abbiamo bisogno di aiuto nelle calamità i primi a darci una mano sono proprio i servitori dello Stato». Carlantoni ha anche espresso solidarietà schietta agli uomini che sono ogni giorno in prima linea per salvaguardare l’interesse comune, criticando, però, certi atteggiamenti. «Un paese in cui si idolatra un Giuliani e coloro che lottano contro lo Stato e l’ordine, in cui si fa finta di non sentire i cori che inneggiano all’impiccagione dei marò e a tante stragi di Nassyria, non può ritenersi un paese normale, civile». Carlantoni ha poi portato l’attenzione sullo stato delle strutture abbandonate dalla stato ai confini, affermando: «Sono fiero di indossare la fascia tricolore e rappresentare il primo Comune d’Italia, ma mi vergogno per il modo con cui siamo costretti a presentarci alle nostre porte d’ingresso». Con l’intitolazione all’agente scelto di polizia Stefano Spizzo della via di accesso alla stazione ferroviaria di Boscoverde – Tarvisio e della sede della Polfer ubicata in stazione, è stato dunque reso omaggio, ieri, a una vittima del dovere. Stefano Spizzo, 32enne di Buja, morì folgorato dall’alta tensione mentre stava ispezionando, durante il servizio di controllo degli ingressi di clandestini, un carro armato su un convoglio in sosta nello scalo ferroviario l’1 dicembre 2001. Numerosi intervenuti, accolti dal dirigente superiore del compartimento di Polizia ferroviaria del Friuli Venezia Giulia Francesco De Nardis, hanno partecipato alla funzione religiosa in suffragio celebrata dal parroco don Giuseppe Morandini. Quindi, alla presenza dei genitori dello scomparso sono state scoperte le targhe delle intitolazioni. Con le autorità civili e militari regionali e provinciali e le associazioni d’arma sono intervenuti anche il direttore della Polfer del ministero dell’Interno Claudio Caroselli, il prefetto di Udine Delfina Raimondo e il questore di Udine Antonio Tozzi. Giancarlo Martina

Tolmezzo: razzia di biciclette nella notte, colpito il negozio “Tuttomoto”

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di Gino Grillo

Anche a Tolmezzo i ladri fanno razzia di biciclette. Ieri mattina i carabinieri del comando tolmezzino hanno ricevuto la telefonata di Eugenio Prisco, titolare del negozio “Tuttomoto”, in via Grialba 35, per denunciare un’incursione ladresca. Notte tempo ignoti si sono introdotti all’interno del suo negozio trafugando una decina di biciclette per un valore che si aggira attorno ai 10 mila euro, anche se si tratta solo di una stima in quanto l’inventario di quanto è stato trafugato non è ancora completo. I malfattori hanno agito indisturbati favoriti dallle tenebre e forzando la porta d’ingresso si sono introdotti nel negozio prelevando le biciclette che si trovavano in mostra nella vetrina e altre all’interno del locale. Alcune di queste erano di proprietà di clienti che avevano lasciato i propri velocipedi in negozio per riparazioni e manutenzioni. I carabinieri sono giunti immediatamente sul posto, ma non hanno trovato indizi che potessero far risalire agli autori del furto. Le indagini proseguono a 360 gradi, ma non si esclude che si tratti di ladri improvvisati. Infatti hanno rubato 10 biciclette, ma forse non conoscevano esattamente il valore di quanto stavano rubando in quanto nel negozio si trovano biciclette di valore molto superiore. Questo, fanno notare i carabinieri, è il primo furto del genere in Carnia.

Comeglians: cattura un capriolo di frodo, bracconiere denunciato

Un’importante operazione è stata compiuta dalla Polizia provinciale e dal Corpo forestale regionale (Stazione forestale di Forni Avoltri, in comune di Comeglians). L’azione congiunta, consistente in appostamenti, monitoraggi e sopralluoghi, ha portato a cogliere in flagranza di reato un bracconiere mentre si impossessava di un capriolo maschio deceduto, catturato con un laccio. Successivamente, gli operatori intervenuti hanno proceduto ad effettuare una perquisizione nell’abitazione della persona controllata al fine di reperire ulteriori elementi per la ricostruzione dei fatti. Durante il controllo, gli agenti hanno rinvenuto strumenti atti alla realizzazione di lacci e, nei pressi dell’abitazione, cinque lacci metallici pronti per essere operativi nonché una trappola a scatto per la cattura di fauna selvatica. Quest’ultimo materiale è stato posto sotto sequestro amministrativo. Nel corso della perquisizione è stata rinvenuta inoltre una carabina ad aria compressa, posta anch’essa sotto sequestro al fine di verificarne la regolarità.

Per il soggetto sottoposto a verifica sono stati ipotizzati i reati conseguenti all’avere esercitato la caccia in periodo di divieto generale e per aver catturato il capriolo con mezzi vietati. L’operazione di Comeglians è l’ultima di una serie di attività intraprese congiuntamente tra la Forestale regionale e la Polizia provinciale che hanno portato a importanti risultati nell’attività di prevenzione e repressione degli illeciti, soprattutto in materia venatoria.

Alto Friuli: ladri di rame ancora in azione

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(a.r. dal mv di oggi)

Ladri di rame ancora in azione, ed è l’ennesimo colpo, in Friuli. Nella tarda mattinata di ieri i carabinieri hanno scoperto un considerevole ammanco di “oro rosso” nel capannone di un’azienda non più attiva che si trova nella zona industriale Carnia, in Comune di Venzone. A quanto pare i malviventi si sono portati via una tettoia in rame di circa quaranta metri quadrati, oltre a vari tubi. Il danno – ma si tratta solo di una stima preliminare – si aggira intorno ai ventimila euro. Sull’episodio ora stanno indagando i militari della Compagnia di Tolmezzo, guidata dal capitano Stefano Bortone. Gli investigatori non escludono che dietro a quanto è accaduto a Venzone possa esserci la stessa mano che ha messo a segno il furto nel cimitero di Avasinis solo l’altro giorno. I carabinieri della stazione di Venzone hanno effettuato un accurato sopralluogo non solo all’interno del capannone “visitato” dalla banda, ma anche in tutta l’area circostante. Ciò, naturalmente, nella speranza di poter individuare elementi utili all’identificazione dei responsabili. Come detto, si lavora anche sulla possibilità che la stessa “batteria” di ladri abbia colpito in serie. Ad Avasinis i malviventi hanno agito indisturbati favoriti dalla posizione isolata del cimitero e dal fatto che il portone non era chiuso. Alla fine hanno preso il rivestimento di rame della tettoia d’ingresso e di alcune tombe di famiglia. Il furto è stato scoperto lunedì da alcuni residenti che hanno immediatamente avvisato i carabinieri di Osoppo.

Arta Terme: rubano il Bambin Gesù dal presepe nella piazza della fontana

foto di Luigi Dereatti.

di Gino Grillo.

Un altro furto ai danni del presepe di Piano d’Arta: la notte dell’Epifania mani ignote hanno rubato dalla culla la statua del Gesù Bambino che si trovava nell’allestimento che da una ventina di anni si realizza nella piazzetta accanto alla fontana. L’opera è di Giambattista Puntel, che gestisce un negozio sulla piazzetta medesima, ma che ha costruito il presepe ricavando la stalla in un ceppo d’albero anni or sono (fu presentato alla rassegna dei presepi di Sutrio). «Sino a qualche anno fa – racconta – ero solito riportare le statue all’interno del negozio durante la notte, quest’anno ho ritenuto di doverle lasciare al loro posto». Tutto a posto sino al falò epifanico della Femenate: alle 20 il presepe era intatto, poi al ritorno sulla piazza, verso le 22, ci si è accorti che la figura del Bambino non era più nella mangiatoia. «Abbiamo controllato ovunque, anche nei cassonetti delle immondizie per due giorni: niente da fare». Non preoccupa il valore venale («a suo tempo il presepe era constato circa 800 mila lire»), ma colpisce il gesto in se stesso e per il simbolo che la statuetta, alta una ventina di centimetri. rappresenta. Il presepe era da anni luogo di raccolta per la rappresentazione dei Re magi e delle altre rassegna natalizie del paese. «Saputo del furto dell’altro giorno a Nojaris – continua Puntel -, avevo pensato di riportare al salvo le statuette, ma poi confidavo nella bontà e senso civico della gente. Non credo si tratti di un furto per il valore della statua – precisa Puntel ,che non vuole sporgere denuncia ai carabinieri -, altrimenti avrebbero rubato tutto: ritengo si tratti di una bravata o di persone che collezionano le statue di Gesù bambino».

Friuli: l’attività di contrasto della Forestale verso i reati contro la fauna

È stata molto intensa nell’ultimo mese e mezzo l’attività della struttura stabile per la materia venatoria del CFR-Corpo Forestale Regionale con sede a Pagnacco, nel contrasto ai reati inerenti la tutela della fauna e del suo commercio illegale. Nei vari interventi svolti dal nucleo specializzato per la repressione dei reati nei confronti del patrimonio faunistico regionale, sono state denunciate alla Procura della Repubblica competente per territorio, sette persone colte in flagranza. I reati individuati riguardano molteplici violazioni, anche significativamente gravi: furto ai danni del patrimonio indisponibile dello stato (tale è infatti considerata la fauna selvatica), maltrattamento di animali, uccisione illecita di animali, porto abusivo di armi da sparo, omessa custodia di armi comuni da sparo, illecita detenzione di munizioni, uccellagione, detenzione illegale di fauna particolarmente protetta, utilizzo di richiami acustici per attirare e catturare uccelli, utilizzo di trappole e tagliole per cattura di fauna selvatica. In totale sono stati sottoposti a sequestro 202 uccelli vivi di varie specie, sia protetti che cacciabili, detenuti illegalmente e/o di recente cattura (dei quali 61 liberati immediatamente in quanto idonei alla vita in libertà). Inoltre sono stati sequestrati circa 800 metri quadrati di reti per la cattura di uccelli, 220 panie invischiate, 184 trappole Sep (piccole tagliole per l’uccisione di uccelli), 19 trappole con telaio metallico e rete di nylon per la cattura di uccelli vivi, tre gabbie trappola sempre per la cattura di uccelli, 79 uccelli impagliati detenuti illecitamente, due fucili e una carabina ad aria compressa e svariate munizioni per le stesse armi, quattro richiami acustici funzionanti a batteria, 97 uccelli morti di specie anche particolarmente protette (pettirossi, cinciallegre, codirossi, passere scopaiole, fringuelli, passeri, storni, tortore dal collare) oggetto di cattura e caccia illecita.
Tra i casi individuati dalla Forestale: un bracconiere sorpreso mentre uccideva con le mani una cinciallegra appena catturata in un impianto di uccellagione; una persona a cui era stata revocata la licenza di caccia, sorpresa mentre in tutta tranquillità stava effettuando una battuta e aveva abbattuto tre fagiani; individuata una persona che deteneva in pessime condizioni una settantina di uccelli di recente cattura (merli, tordi bottacci e sasselli), presumibilmente destinati al mercato clandestino. Il caso più recente, individuato in seguito ad attività delegata dalla Procura di Udine e portato a termine con la collaborazione del personale della Stazione forestale di Gemona del Friuli, ha portato alla segnalazione alla magistratura di un titolare di licenza di caccia che catturava uccelli con trappole di varie tipologie a cui sono stati sequestrati ben 85 uccelli morti, anche di specie particolarmente protette, stipati in un congelatore, e 70 uccelli vivi in condizioni di maltrattamento, che sono stati affidati alle cure del Centro di recupero fauna selvatica di San Canzian d’Isonzo. Nel corso del 2013 la Struttura stabile per la materia venatoria del CFR, anche in collaborazione e con il supporto delle Stazioni forestali operanti sul territorio, ha redatto 24 processi verbali di accertamento amministrativo elevando sanzioni per un importo di 59.126,00 euro e segnalato all’autorità giudiziaria 18 persone per reati vari in materia ambientale quali, oltre agli altri già citati, la caccia in periodo di chiusura generale e la realizzazione di una discarica abusiva. Gli interventi sono stati portati a termine in varie località dei comuni di Codroipo, Romans d’Isonzo, Attimis, Colloredo di Monte Albano, Remanzacco, Marano Lagunare, Gorizia, San Lorenzo Isontino, Tarcento e Pradamano.

Gemona: all’Ospedale rubati farmaci oncologici per 206mila euro

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All’ospedale di Gemona sono spariti farmaci oncologici e biologici per un valore complessivo stimato di circa 206mila euro. Un furto analogo, sempre di medicine “anti-cancro” è stato messo a segno solo pochi giorni fa, il 5 dicembre, all’ospedale di Tolmezzo. Anche in quell’occasione il danno, sebbene inferiore, era stato ingente: oltre 40mila euro.

Il colpo della scorsa notte, secondo la ricostruzione effettuata dai carabinieri della stazione di Gemona, è avvenuto tra le 22 e l’una.

I ladri si sono sbarazzati della grata metallica che proteggeva la finestra delle stanze adibite a farmacia, al pian terreno. Hanno poi forzato l’infisso e sono così riusciti a raggiungere i due grandi frigoriferi in cui erano conservate queste specialità medicinali.

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Paularo: il mistero delle lapidi corrose in cimitero

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di Gino Grillo.

Una tomba danneggiata e il sospetto fondato che i casi siano ben di più. Per ora esistono una denuncia e le dichiarazioni di chi le lapidi le costruisce e che soltanto a Paularo subiscono danneggiamenti corrosivi. In un caso, come detto, una vedova si è rivolta ai carabinieri: Elida Ferigo si è decisa dopo l’episodio avvenuto il 4 novembre sulla tomba di Romano Sgardello, deceduto nel gennaio 2011. Essa ha mostrato improvvisamente segni di degrado ritenuti non compatibile col breve lasso di tempo trascorso dalla sua posa in opera sino al momento della scoperta. La tomba presenta la figura d’un camion: il defunto faceva il camionista trasportando legname. Proprio questa figura ha iniziato a dissolversi e a far colare verso terra i colori con cui era stata dipinta. Dopo essersi rivolta alla ditta cui aveva commissionato l’opera, la De Monte Gianni di Tolmezzo, la vedova ha presentato denuncia contro ignoti ai carabinieri del paese. «La lapide – racconta la donna – era stata installata a fine ottobre, prima della Festa dei morti». Era costata quasi 3 mila euro e la figura danneggiata ne comporta un danno di un migliaio. «In famiglia – prosegue – non abbiamo mai avuto da litigare con nessuno: non capisco il gesto». La ditta De Monte incaricata dell’esecuzione del lavoro spiega, suffragata dall’azienda veneta Incitech cui da anni si rivolge per questo tipo di inserzioni su pietra, di poter escludere che i colori possano scolare sotto la pioggia incessante che ha battuto la valle dell’Incarojo nei primi giorni di novembre. «Testiamo sempre i nostri lavori: questi colori sono indelebili: possono essere danneggiati sono con diluente alla nitro, solventi o acidi di batteria». Sebbene non sussistano denunce alle forze dell’ordine riguardo ad altri danneggiamenti di tombe a Paularo, ci sono affermazioni di altri presunti casi. «Lavoro in tutta la Carnia – assicura De Monte – senza aver mai ricevuto lamentele sul nostro operato, solo a Paularo si sono verificati di questi casi. Sono a conoscenza che anche altre lapidi sarebbero state prese di mira da ignoti nello stesso cimitero, tutte posate in opera da aziende provenienti da altre zone della Carnia. Voglio sperare si tratti solo d’un atto sconsiderato isolato di uno sconosciuto, che sembra abbia lasciato anche un’impronta sulla lapide eseguita in pietra di Trani».