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Forni Avoltri: titolare di un’agenzia viaggi muore sull’isola di Boavista

di Alessandra Ceschia.
Il suo cuore era rimasto in Carnia, dove aveva trascorso la sua giovinezza e dove erano le sue radici, ma da tempo viveva a Capo Verde, dov’è morta sabato a causa di un ictus. Non si sentiva bene ultimamente Maria Luisa Tamussin, 53 anni, originaria di Forni Avoltri. Da tre o quattro giorni era tormentata da ricorrenti attacchi di mal di testa, ma non aveva dato peso a quei dolori, pensava si trattasse di un malore passeggero. E invece erano i segni di qualcosa che era in atto e che, di lì a poco, le sarebbe stato fatale. Le sue radici profonde erano ancorate a Forni Avoltri, dove era cresciuta con le sorelle Erika e Angelica, attorniata dall’affetto della madre Nerina e del padre Aldo, conosciuto da tutti con il nome di “Faustino”. Una giovinezza spensierata la sua, «Maria Luisa era una persona vivace, sempre allegra e piena di intraprendenza» ricorda il cugino Ivan. E proprio stimolata da questa sua intraprendenza, aveva cercato di rendersi utile a casa sin da giovanissima collaborando con la mamma alla gestione dell’albergo Miravalle, una struttura ricettiva immersa nel verde e in un ambiente tranquillo, l’ideale per chi voleva regalarsi una vacanza rilassante. Maria Luisa ci sapeva fare con i turisti, la sua loquacità e il suo garbo riuscivano a mettere le persone a proprio agio. Quanto la famiglia decise di vendere l’albergo accettò la decisione, ma cercò di ritagliarsi una nuova attività che avesse a che fare con il turismo. E, quasi vent’anni fa, la sua scelta cadde sull’arcipelago di Capo Verde che l’aveva incantata. Si stabilì sull’isola di Boavista e avviò un’agenzia viaggi dedicata ai turisti che accompagnava nelle escursioni alla scoperta della bellezza di quel pezzetto di terra immerso nell’oceano Atlantico, la più orientale delle isole “Barlavento”, a ovest della costa africana. Ben presto quella terra è diventata la sua seconda patria, dove ha trovato un compagno e dove ha vissuto. «Ma tornava spesso in Friuli per rivedere i parenti – assicura il cugino Ivan –. L’ultima volta che l’ho vista risale allo scorso anno, in occasione della morte del padre – ricorda – qualche anno prima era mancata anche la mamma». Stasera alle 18 la comunità di Forni Avoltri si riunirà per una messa di suffragio e per recitare il rosario, ma il corpo di Maria Luisa resterà a Capo Verde dove, secondo le sue volontà, verrà sepolta.

Forni Avoltri: il Centro biathlon è un gioiello da valorizzare

Anche quest’anno, pur senza neve, il Centro federale sci nordico biathlon di Piani di Luzza conferma la sua efficienza e qualità sia ai turisti sia a tutti gli amanti delle discipline nordiche. Il polo sportivo, secondo in Italia dopo quello di Anterselvam in Alto Adige, grazie al prezioso lavoro del volontariato e alla collaborazione dello Sci club locale, l’Asd Monte Coglians guidata dal presidente Primo Del Fabbro, offre un anello innevato di quasi 4 chilometri. Già sede dei Mondiali juniores di biathlon del 1997, delle Universiadi del 2003 e di numerosi campionati italiani e di Coppe Europa sia di biathlon sia di fondo, ora si prepara a ospitare – dal 7 all’11 marzo – le finali nazionali dei Campionati studenteschi di sport invernali, che contempleranno varie discipline abbracciando tutta la montagna da Sappada a Tarvisio, fino a Villaco in Austria, coinvolgendo tutta la Carnia fino alla Valcanale e ospitando oltre mille studenti e docenti, tecnici e accompagnatori, con previsioni di 5mila presenze. Il Centro biathlon è pure utilizzato per il fondo, Ski arc con neve garantita da un impianto di innevamento artificiale e sette punti neve lungo il tracciato, e per percorsi di sci d’alpinismo ed escursioni con le cjaspe. Attualmente il polo sportivo è sede di allenamento dei più importanti campioni di livello mondiale della nostra regione, quali Giorgio Di Centa per il fondo, Alessandro Pittin per il salto e la combinata nordica e Lisa Vitozzi per il biathlon, ospitando inoltrenumerosi sci club di tutta la regione, quali l’Aldo Moro Paluzza, la Polisportiva Timaucleulis, l’Edelweiss Villa Santina, la Fornese di Forni di Sopra e addirittura atleti del Tarvisiano e del Comelico. Dice il vicesindaco e indimenticato campione Manuele Ferrari: «Ribadisco la qualità dell’impianto, che è del Comune. Ritengo debba meritare la massima considerazione da parte della Regione e di Promoturismo, con interventi finalizzati allo sviluppo e promozione del Centro stesso, unico impianto in regione in grado di offrire servizi qualitativamente e tecnicamente adatti ad ospitare eventi sportivi di livello internazionale con forte ricaduta sul territorio. Ne potranno beneficiare il Villaggio Dolomitico Getur e le strutture ricettive di Forni Avoltri e di Sappada»

Carnia: interventi per rendere più sicura la viabilità a Forni Avoltri e Rigolato

 

 

Si sono tenuti oggi presso i municipi di Forni Avoltri e Rigolato due incontri tra l’assessore regionale alle infrastrutture e mobilità Mariagrazia Santoro, le amministrazioni comunali guidate dai sindaci Clara Vidale e Emanuela Gortan Cappellar, e rappresentanti di FVG Strade spa, con il presidente Giorgio Damiani. Al centro dei colloqui il tema della viabilità dell’area, che richiede alcuni interventi puntuali per rendere piú sicuri gli spostamenti dei pendolari per motivi di lavoro o studio e per motivi economici o turistici. I Comuni hanno riconosciuto l’impegno di FVG Strade e la qualità degli interventi per quanto attiene la gestione ordinaria e la pulizia della strada regionale 355. A Forni Avoltri è stato anche presentato lo studio per la valorizzazione dell’oasi di Bordaglia, realizzato dalla Provincia di Udine, al fine di comprendere quali possano essere i percorsi di crescita di questo progetto a livello regionale, nazionale ed europeo non solo per valorizzare la biodiversità presente ma poter anche sfruttare gli aspetti didattici e turistici del territorio. “Abbiamo deciso di organizzare questi incontri – ha spioegato l’assessore Santoro – accogliendo l’invito delle amministrazioni comunali, per trovare le soluzioni oggettivamente realizzabili in questo particolare periodo di risorse piú limitate in modo da dare una risposta, anche programmatoria, alle esigenze di chi usa la strada per motivi economici, come nel caso dei trasporti o del lavoro, o di studio. Non si tratta di realizzare nuove cattedrali nel deserto o grandi opere, quanto di risolvere alcune criticità”. “In relazione ai finanziamenti ai Comuni per le opere – ha aggiunto Santoro – la priorità che si è data l’amministrazione regionale è quella di sbloccare quell’enorme massa di opere finanziate ma bloccate per i vincoli del patto di stabilità o perchè ormai non piú prioritarie per le amministrazioni. In questo senso abbiamo istituito il fondo di progettazione che consente alle amministrazioni di arrivare al progetto esecutivo ed essere quindi pronte alle gare ed avere tempi certi sulla richiesta di spazi finanziari, nonché il volano opere pubbliche che consentirà una consistente smobilitazione di risorse pubbliche per piú di 80 milioni di euro solo entro quest’anno”. “Sulla biodiversità – ha concluso l’assessore – abbiamo in programma per il prossimo anno la revisione della legge sui parchi e le riserve in cui sicuramente potranno trovare spazio tutte le nuove realtà progettuali che stanno nascendo sul territorio purchè sostenute da un piano economico-finanziario di natura gestionale”. “Mi fanno piacere i riconoscimenti della qualità del lavoro che quotidianamente viene fatto da parte della società”, ha commentato il presidente di FVG Strade Damiani. “Ci vuole il coraggio di prendere in mano i problemi bloccati da anni, assumendocene la responsabilità, ed assieme alla comunità locale decidere quali interventi sono prioritari e realizzabili nel minor tempo possibile. Tra le criticità che vogliamo risolvere ci sono le varie strettoie presenti sull’arteria e la risoluzione del punto nero dell’uscita della cartiera di Ovaro”.

Forni Avoltri: conclusa la seconda fase del camp 2015, dedicata ai migliori giovani under 18 del fondo

Si è chiuso con la tradizionale FuturFisi race lungo la pista del centro di Forni Avoltri la seconda fase del camp 2015, dedicata ai migliori giovani under 18 d’Italia. Nella 7 km in pattinaggio il miglior tempo è stato fatto segnare da Alice Antoniolli che ha prevalso su Vittoria Zini e Virginia Palazzi, mentre nella 12 km maschile, Luca Del Fabbro ha superato Angelo Buttironi e Martin Coradazzi. Antoniolli, Delfabbro e Buttironi saranno aggregati alla squadra U20 nel prossimo raduno di Slingia.

Si è trattato del 10° Camp FuturFisi organizzato da quando il progetto è partito nel 2012 e molti di loro erano presenti in tutti. I risultati sono evidenti sia a livello tecnico che per la capacità di sopportare i crescenti carichi proposti. Il livello medio soprattutto degli U18 è cresciuto molto. Circa 15 ore di lavoro complessivo nei 4 giorni di raduno con nuove proposte allenanti come la corsa nella palude sullo stile norvegese che ha riscosso molto successo. “Usciranno atleti di alto livello da questo gruppo di U18. Ben strutturati, molto seri e predisposti a lavorare”, è il commento di Marco Selle, responsabile del settore giovanile della Federazione -. E’ la strada giusta, anche se non priva di difficoltà, ma la tendenza è positiva e guardo al futuro con molta più fiducia rispetto a soli 3 anni fa”.

Forni Avoltri: un modo speciale per “scalare” il Cogliàns nel 150º anniversario della prima ascensione

di Davide Vicedomini.
Un logo, un piatto speciale, alcuni gadget e una cartina ad hoc per rilanciare la montagna più alta del Friuli Venezia Giulia. Si celebra quest’anno il 150º anniversario della prima ascensione al monte Cogliàns con una serie di iniziative culturali che prenderanno il via venerdì 17 luglio e termineranno domenica 27 settembre con una salita commemorativa alla vetta. Era il 1865 quando il grande esploratore delle Dolomiti, l’aristocratico viennese Paul Grohmann, fondatore del club alpino austriaco, e un falegname e cacciatore di Collina, Niccolò Sottocorona, scalarono per la prima volta il Cogliàns. Da allora la cima è diventata un punto di riferimento per gli escursionisti che lungo i sentieri possono ammirare le bellezze e ricchezze geologiche e botaniche della zona, stazionando anche in alcuni rifugi, come il Tolazzi e il Marinelli ed effettuando una visita al lago Volaia sul confine italo – austriaco. «Ma spesso – ha affermato Giulio Magrini, Presidente dell’Asca, Associazione delle sezioni montane del Club alpino italiano, nel corso della presentazione degli eventi – ci si dimentica che il Cogliàns è la nostra montagna più alta, confondendola con il Canin o il Mangart. Come il Triglav è un istituzione per gli sloveni, o il Glossglockner per gli austriaci e i carinziani, vorremmo che il Cogliàns lo diventasse per i friulani». Così il Comune di Forni Avoltri, il Cai e la Pro loco assieme all’Asca hanno messo in campo, con fondi propri, un piano di marketing per dare visibilità alla montagna «con l’auspicio – ha sottolineato il vice sindaco di Forni Avoltri, Manuele Ferrari – che queste iniziative diventino un appuntamento periodico annuale». Ad arricchire il programma ci saranno convegni, serate storiche, dibattiti, escursioni botaniche, dimostrazioni di calata in notturna, corse podistiche, tra cui la celebre staffetta dei tre rifugi prevista per domenica 16 agosto, e verranno anche organizzate arrampicate per le famiglie su strutture artificiali e in falesie. A corredo delle iniziative, oltre alla creazione di un logo che rappresenta il monte Cogliàns visto da Collina, verranno distribuiti anche gadget, magliette, cartoline, timbri di vetta, e una cartina dell’area disegnata dalla Tabacco in edizione speciale con i tracciati degli itinerari storici, impreziosita da uno scatto di Ulderica da Pozzo che immortala il Cogliàns dal Monte Crostis. «Il Cogliàns – continua Magrini – deve diventare un vero e proprio simbolo. Vorremmo che le scuole e le istituzioni si accorgessero delle potenzialità di questa montagna e che questa cima entrasse nel cuore di tutti i turisti». «Parliamo della montagna del Friuli Venezia Giulia – fa eco il presidente della Provincia, Pietro Fontanini –, purtroppo i centri estivi e le parrocchie negli ultimi anni non portano i ragazzi ad ammirare queste grandi bellezze. Ed è un vero peccato». «E’ una montagna che non ha nulla da invidiare alle grandi cime delle Alpi – ha sottolineato infine il consigliere regionale Vittorino Boem – Sta a tutti noi metterci l’amore e le capacità per far sfruttare le sue potenzialità». E a credere nell’operazione di rilancio sono anche i ristoratori, le locande e i rifugi di Forni Avoltri e di Collina che proporranno un piatto speciale dedicato all’alpinista viennese Paul Grohmann da offrire a tutti coloro che vorranno visitare quest’area alpina. Ogni ristoratore presenterà una proposta diversa, puntando soprattutto sugli ingredienti e i prodotti tipici della zona, dalla zuppa di fagioli alle salsicce, dai gnocchi di patate all’hamburger di selvaggina.

Forni Avoltri: sciopero degli straordinari, il Comune addebita i costi del mancato spalamento ai dipendenti

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di Gino Grillo.

Per protesta contro il mancato pagamento degli straordinari non hanno sgomberato la neve sulle strade, così il Comune ha adottato un provvedimento disciplinare addebitando alle proprie maestranze il conto sostenuto da una ditta locale incaricata di svolgere il servizio. Il sindaco Clara Vidale conferma il provvedimento contro i dipendenti rifiutatisi di effettuare il lavoro notturno, ma glissa sull’ammontare addebitato ai dipendenti. «Ci sono stati due episodi di “sciopero degli straordinari”, uno nella notte fra il 26 e il 27 dicembre scorsi, quando non sono state sgomberate dalla neve le vie comunali, e uno il 4 gennaio in occasione di una gelata». A gennaio a sopperire alla bisogna è intervenuta «la Protezione civile locale e alcuni assessori che si sono prodigati a spargere il sale per la sicurezza della popolazione», mentre a dicembre Vidale ha incaricato una ditta locale a liberare, durante la notte, le strade dalla neve. Un servizio che se fosse stato effettuato con le maestranze comunali sarebbe costato un terzo». Da qui la richiesta del maggior costo sostenuto: si parla 2 mila 700 euro addebitati a uno o due dipendenti comunali. La querelle fra essi e l’amministrazione è di vecchia data: i dipendenti lamentano il mancato pagamento delle ore straordinarie pregresse. Lo scorso inverno, per situazioni simili, c’è stata la precettazione da parte del prefetto e l’intervento dei sindacati a difesa dei lavoratori. Il Comune allora spiegava che il mancato pagamento degli straordinari era addebitabile all’associazione Alta val Degano-Val Pesarina, che gestiva il servizio sgombero neve. A ingarbugliare la faccenda, però, c’è il fatto che il personale era in carico alla Comunità montana della Carnia. «La legge non permette di effettuare straordinari per questo servizio, ma pone un tetto massimo per le ore straordinarie. Se si sfora il quorum, le ore straordinarie vengono recuperate nel corso dell’anno. A inizio del mio mandato – dichiara Vidale – avevo chiesto ai dipendenti di ripartire da zero, fatto salvo che non si può lavorare gratis, ma la questione degli arretrati doveva essere risolta in altre sedi e in altre maniere». Un’intesa che evidentemente non ha avuto successo, tanto che per ben due volte i mezzi spalaneve non sono usciti durante alcune nevicate notturne. «Il Comune deve garantire la sicurezza dei cittadini e liberare le strade da neve e ghiaccio è un servizio essenziale». Rammaricata dal fatto che i dipendenti non hanno accolto l’invito, Vidale vuole elogiare i volontari della Protezione civile locale che «sono intervenuti, il 4 gennaio, oltre i loro orari di lavoro, per il bene della collettività spargendo il sale sulle strade ghiacciate».

Forni Avoltri: quando nel 1977 lo scrittore Gore Vidal venne in Carnia per cercare le radici della sua famiglia

Riceviamo e volentieri pubblichiamo due saggi di Ermes Dorigo sulle origini Carniche dello scrittore Gore Vidal recentemente scomparso

1 – sulle origini carniche del grande scrittore americano Gore Vidal

 Avevo sentito spesso delle voci, ipotetiche o asseverative,  sulle origini carniche della famiglia di Gore Vidal, “il più caustico enfant terrible delle lettere americane”, come lo ha definito Fernanda Pivano; per cui, per verificare la fondatezza o meno di tale affermazione, ho iniziato a compiere delle ricerche, mettendomi in contatto, un po’ come il ‘postino/Troisi con Neruda, con lo scrittore; l’analogia risiede nel fatto che,  nato nel 1926, venuto a Roma per la prima volta nel 1948, compiendo una gita sulla costiera amalfitana, s’innamorò  di Ravello, dove acquistò la splendida villa La Rondinaia  e dove vive dal 1963.

Ha al suo attivo più di una trentina di libri tra romanzi e raccolte di saggi e  una produzione straordinaria per versatilità nel campo del cinema, della televisione e del teatro.

Nel 1950 aveva comperato una tenuta a Barrytown e si trovò vicino di casa del presidente americano Franklin D. Roosevelt, del quale il padre Eugene era uomo di fiducia; da qui, forse, derivò l’interesse per la politica, che lo portò nel 1960,  anche perché già orientato in tal senso dal nonno, il famoso senatore cieco Th. P. Gore, a presentarsi come candidato per le elezioni al Senato nel distretto di New York e nuovamente nel 1982, quando mancò l’elezione per una manciata di voti.

Nella sua narrativa si possono individuare due filoni: quello satirico ‘di fantasia’ e quello storico, che lo ha reso famoso, anche perché rispondente alla sua più profonda convinzione: “La memoria è l’unica cosa che abbiamo”: si possono ricordare ‘Julian’, 1964, storia dell’imperatore Giuliano l’Apostata; la sua trilogia sulla storia d’America, dalla rivoluzione del 1776 ai giorni nostri:’ Washington D.C.’, ‘Burr’, ‘1876’, cui seguirono ‘Lincoln’, ‘Empire’e ‘Hollywood’.

Memoria e ricordo, sottrazione di persone e avvenimenti alla furia del tempo distruttore, non solo della ‘grande’ storia, ma anche di quella personale e familiare con una ricerca documentale quasi vorace, come ho evinto dalla sua autobiografia, che mi ha inviato: Palimpsest – a memoir -, Abacus, London, 1999, nella quale scorrono, anche in fotografie, personaggi e amicizie importanti: Tennessee Williams, John Kennedy, grande protagonista del libro, che lui chiama Jack,la sorellastra Jacqueline Kennedy verso la quale è talora caustico talora sarcastico, Anaïs Nin,  Allen Ginsberg, Jack Kerouac, Paul Newman e Joanne Woodward, Steinbeck, Faulkner, Hemingway e Truman Capote, che gli sta proprio sulle scatole, per citarne solo alcuni. E dove troviamo anche notizie sulla sua genealogia.

Ho realizzato pertanto un montaggio: le parti tra caporali («») sono ricavate dalle lettere che mi ha inviato; il resto, come pure le fotografie, appunto da Palimpsest, dove “Forni à Voltri”(testuale) è citato a pagina 401.

«La mia stirpe dei Vidal (mai con la vocale alla fine del nome) per la prima volta compare a Feldkirch, Voralberg, Austria, circa nel 1300. Siamo stati farmacisti per molte generazioni e abbiamo costruito la Vidalhaus intorno al 1370, recentemente abbattuta. Per ragioni a me sconosciute, ci siamo spostati negli anni 1580/90 a Forni Avoltri, dove abbiamo continuato, presumibilmente, la tradizione familiare del commercio farmaceutico (sospetto che con la famiglia veneziana che fabbrica il Sapone Vidal ci sia un legame). Mio padre aveva avuto tra le mani, poi andato smarrito, un medaglione di vetro colorato, che era tramandato di generazione in generazione: raffigurava un farmacista barbuto dietro a un bancone, scolpito in basso ‘C.V. ,1589’».

«Nel1799, acausa di Bonaparte, un mio antenato arruolato in un reggimento svizzero  combatteva per il re di Spagna proprio contro Napoleone, Eugen Fidel Vidal ritornò a Feldkirch, riscattò la Vidalhaus e si sposò con la figlia del Burgermeister Herzog. Il loro figlio Eugen (o, forse, Felix, non ho documenti al riguardo) sposò la figlia di Carolina de Traxler & Ludwig Hartmann, Emma (nata circa 1800) ed emigrò a Racine, Wisconsin. Carolina venne in America nel 1848 per stare con Emma. Sulla sua lapide si legge che nacque a Cartagena e suo padre (sappiamo) nacque a Valencia al tempo del reggimento della famiglia. Il loro figlio Felix si spostò nel S. Dakota, suo figlio Eugene (mio padre) a West Point. Un Traxler (suo nonno?) -erano, come ho detto, per un certo verso, soldati mercenari svizzeri – nacque a Napoli dove suo padre era Capitano delle Guardie Svizzere del re Borbone delle Due Sicilie».

«Non ho saputo niente della migrazione friulana o qualcosa del mio legame col Friuli fino al 1970, quando un giornalista cominciò a fare delle ricerche – a scuola c’era un Bergamini che mi disse essere un mio conterraneo.  Questo ricercatore, recatosi a Forni à Voltri, il paese nel Friuli dove abbiamo trascorso due secoli sotto il dominio veneziano, studiò i registri parrocchiali rimasti e conobbe un prete, che aveva anche lui interesse per la nostra famiglia:  “ Sono – disse il prete -, penso, di origine ebrea”. Il mio ricercatore, un mite intellettuale italiano con una passione per i documenti antichi, voleva sapere come, dato che la famiglia era stata cattolica dal 1300, qualcuno potesse ricordare cos’erano stati prima? “Devi capire – rispose con un allegro sorriso – che nei paesi italiani alcune dicerie sono eterne… Dai registri parrocchiali di Forni e  di Feldkirch ho ricavato i nostri matrimoni dal 1500 circa al 1800 circa. Le nascite e le morti sono sparite. Per due volte abbiamo sposato Romanins; poi una Maria della Valle e una Maria di Sopra, donne senza nomi di famiglia: Maria della valle, Maria di sopra. Abbiamo sposato dei Baldegg, degli Hartmann, degli Herzog… tutti nomi un po’ ambigui che gli ebrei convertiti potrebbero aver preso. Chiesi al mio agente veneziano a proposito dei Romanins. Li conosceva: “Vengono da Padova, sono una ricca famiglia ebrea, come i Rothschild.” Alain Vidal-Nacquet, il nipote del filosofo francese, disse: “Certo che siamo ebrei.” “Il ramo dei Nacquet?” “No, i Vidal”. Vidal è un nome comune in ogni paese latino, deriva da ‘vitalis’, il genitivo della parola ‘vita’. Un ebreo convertito prende un nome neutrale, comune piuttosto che uno che avrebbe potuto attirare l’attenzione. Negli anni ’70 un vecchio studioso pubblicò a Feldkirch un opuscolo sulla Vidalhaus ela famiglia. Questo provocò solo più confusione. C’erano due famiglie Vidal. Entrambe erano estinte o andate via, una era ebrea e una romancia. Quale eravamo? Avevo sempre pensato d’essere romancio, una razza presente solo nelle Alpi, Comunque, avendo interesse per questo argomento, chiesi a mio padre Gene se sapesse qualcosa della nostra origine ebrea. Lui mi rispose che la domanda era molto divertente e che c’era una sola famiglia ebrea a Madison e che si era tutti molto gentili con la figlia, perché si sentiva fuori posto. Per quanto riguarda la nostra famiglia lui pensava che era impossibile. L’unico segreto oscuro che i Vidal sentirono l’obbligo di mantenere fu che erano cattolici di discendenza italiana, e tutti gli italiani erano guardati dall’alto in basso quando lui era giovane. A West Point, nell’annuario, Gene era conosciuto come “Tony, l’immigrato italiano”, mentre Eisenhower era conosciuto come “Ike, l’ebreo svedese”.  Questi ragazzi a West Point avevano l’occhio acuto…

Tutto  interessante; comunque, dopo 600 anni di Cattolicesimo Romano, dopo una sola generazione vissuta negli Stati Uniti, siamo diventati protestanti. Non ho nessuna notizia sul Friuli in generale, e di conseguenza di noi e della nostra famiglia, mi piacerebbe averne». Gli ho inviato allora alcune riviste sulla Carnia e alle domande che gli ponevo, cioè che cosa ne pensasse di questi paesi, che l’artista Sol Lewitt ha definito “alla fine del mondo” e se fosse giusto che scomparissero nella loro specificità, ingoiati dall’omologazione, mi ha risposto: «Sono in favore delle diversità – Il Centripeto sul Centrifugo – ma tutte le tribù mettono su le loro autonomie – Non appena risulterà chiaro che da sole non ce la faranno, formeranno ogni tipo di federazione e leghe nell’interesse del commercio, etc».

 

2 – Gore Vidal: L’unica volta del grande scrittore americano a Forni Avoltri nel 1977

 

“Arrivò insieme allo zio, un generale dell’esercito degli Stati Uniti che era stato in Italia ai tempi della Liberazione, senza preavviso un pomeriggio d’autunno del 1977 con un taxi Mercedes da Venezia ed entrò nel negozio del mio nonno materno Michele, perché lesse la scritta ‘Panificio Vidale’– mi racconta Benedetta Romanin, mia ex allieva, ‘benedetta’ di nome e di fatto -. Io avevo quattro anni – nella foto di gruppo sono in braccio a mia nonna Gina, accanto a mio fratello Germano sulle ginocchia di mia madre Daniela; dietro, sempre seduto, è nonno Michele. In piedi sulla destra, un po’ piegato in avanti, lo zio Felix L. Vidal e in ginocchio lo scrittore Gore -.  Le racconto un racconto, dunque, perché ero troppo piccola, per ricordarmi da sola.  Dicevo che arrivò da Venezia dove, fatta una breve ricerca, aveva scoperto che il ceppo originario della sua famiglia proveniva da Forni Avoltri” (Gore ‘sospetta’  che con la famiglia veneziana del sapone Vidal ci sia un legame).

Gore Vidal, che un tempo, non senza un certo narcisismo, amava essere definito “l’ enfant terribile delle lettere americane”, e che ora preferisce la recente definizione, sempre della Pivano, di “miglior autore americano vivente”, ha assorbito dal nonno, il senatore cieco Pryor Gore, l’amore per la storia e per la ricerca e la documentazione (“con la diligenza di chi ha metodo, studi, pazienza e, soprattutto, rispetto di sé”) ed è divenuto un cultore non solo della ‘grande’ storia, ha scritto, infatti, una sua “Biografia dell’America”, una colossale storia degli Stati Uniti in sette romanzi dalla rivoluzione del 1776 ai giorni nostri (Burr, Lincoln, 1876 – inviato come ricordo della visita con dedica: “Per la famiglia Vidale. Augurii!, Gore Vidal Roma, Via Torre Argentina, 21” –, Empire, Hollywood, Whasington DC., The golden Age), ma anche di quella personale e familiare, sulla quale ha svolto una ricerca documentale meticolosa e puntigliosa, come si evince dal suo recente libro, Palimpsest – a memoir (tradotto in italiano, Palinsesto, dall’editore Fazi). Una ricerca che lo ha condotto ad un’opera di scavo sulle origini del suo casato, che ha radici appunto a Forni Avoltri (nel libro autobiografico: Forni à Voltri), delle quali va fiero, come ha evidenziato Marco Mascardi, sottolineandone nel suo articolo Gore Vidal, il dissacratore sorridente, il “ passo da alpino in salita” e scrivendo: “Quanto al cognome, ne conserva la pronuncia italiana perché ricorda sempre con un certo orgoglio l’ascendenza friulana dei suoi. Anzi, spinge la sua divertita vanità fino a sottolineare i tratti veneto-friulani del suo viso, del quale preferisce il lato sinistro. Sembra molto orgoglioso, insomma, di non assomigliare a John Wayne”.

In verità – come ricaviamo da Palinsesto e da una mia informazione diretta -, non aveva saputo niente del suo legame col Friuli fino a pochi anni prima, quando un giornalista aveva cominciato a fare delle ricerche – negli elenchi degli allievi della scuola, che Gore aveva frequentato, trovò un Bergamini che gli disse essere un suo conterraneo. Questo ricercatore, recatosi a Forni Avoltri, il paese del Friuli dove questo suo ceppo dei Vidal, come appurò con ricerche successive,   trascorse due secoli sotto il dominio veneziano, studiò i registri parrocchiali rimasti. Da questi e da quelli di  Feldkirch (il paese austriaco, come vedremo, ‘culla’ dei Vidal, mai con la vocale alla fine del nome, ci tiene a precisare Gore)   il ricercatore ricavò i matrimoni dal 1500 circa al 1800 circa, le nascite e le morti erano sparite, da cui risultò che per due volte sposarono delle Romanins (“Chiesi al mio agente veneziano a proposito dei Romanins. Li conosceva e mi disse che  venivano da Padova, una ricca famiglia ebrea, come i Rothschild.”); poi una Maria della Valle e una Maria di Sopra. Vidal, secondo Gore, è un nome comune in ogni paese latino, deriva da ‘vitalis’, l’aggettivo della parola ‘vita’. Sempre negli anni ’70 un vecchio studioso pubblicò a Feldkirch un opuscolo sulla Vidalhaus e la famiglia. Questo provocò ancora più confusione. E certi dubbi non furono risolti neppure nel colloquio di Forni Avoltri: “ Lo zio – continua Benedetta -, che parlava abbastanza bene l’italiano, e lo scrittore fecero una chiacchierata con nonno Michele, che disse loro di essere un Vidale dei Cek, come definiscono il suo casato, in quanto si sarebbe insediato lì, provenendo dalla Cecoslovacchia. Gore sapeva di avere degli antenati in Austria… forse erano gli stessi, in quanto ai tempi dell’Impero Austro-Ungarico… Il nonno disse anche che dei Vidale di Cek emigrarono in America… Siccome il padre dello zio di Gore si chiamava Federico, mio nonno disse con entusiasmo che molti suoi parenti e antenati portavano questo nome, ma poi rifletté che questo non voleva dire molto, in quanto in quei tempi Federico era un nome abbastanza diffuso…”.  Da quel momento Gore si appassionò a questa ricerca, che condusse in prima persona e ricostruì, riferisco in sintesi, come segue: la stirpe dei Vidal per la prima volta compare a Feldkirch, nel Voralberg in Austria, circa nel 1300. Lì i Vidal furono farmacisti per molte generazioni e costruirono la Vidalhaus intorno al 1370, recentemente abbattuta. Per ragioni  sconosciute si spostarono negli anni 1580/90 a Forni Avoltri, dove continuarono, presumibilmente, la tradizione familiare del commercio farmaceutico: suo padre aveva avuto tra le mani, poi andò smarrito, un medaglione di vetro colorato, tramandato di generazione in generazione,  raffigurante un farmacista barbuto dietro un bancone, con la scritta scolpita in basso: “C.V.,1589”.

Nel1799, acausa di Napoleone – un suo antenato arruolato in un reggimento svizzero  combatteva per il re di Spagna proprio contro Bonaparte – Eugen Fidel Vidal ritornò a Feldkirch, riscattò la Vidalhaus e si sposò con la figlia del Burgermeister Herzog. Il loro figlio Eugen (o, forse, Felix, non ci sono documenti certi al riguardo) sposò la figlia di Carolina de Traxler e Ludwig Hartmann, Emma ed emigrarono a Racine nel Wisconsin; il loro figlio Felix si spostò nel S. Dakota; l’altro figlio Eugene (padre di Gore) a West Point; il padre fu uno dei primi piloti militari, fondò tre squadriglie aeree e fu Ministro dell’Aviazione durantela presidenza Theodore Rooseveltdal 1933 al 1936.

Da un’ulteriore ricerca, a complicare le cose, emerse che c’erano a Feldkirch ben due famiglie Vidal, entrambe  estinte o andate via, una ebrea e una romancia. A quale apparteneva quella di Gore, che aveva sempre pensato d’essere romancio, una razza presente solo nelle Alpi? Avendo interesse per questo argomento, chiese a suo padre Gene se sapesse qualcosa della loro ipotetica origine ebrea ed egli  gli rispose che per quanto riguardava la loro famiglia pensava fosse impossibile e che  l’unico segreto oscuro che i Vidal sentirono l’obbligo di mantenere fu che erano cattolici (però, dopo una sola generazione vissuta negli Stati Uniti erano diventati protestanti)  di discendenza italiana, poiché tutti gli italiani erano guardati dall’alto in basso quando lui era giovane; a West Point infatti, nell’annuario, Gene era conosciuto come “Tony, l’immigrato italiano”.

“ Gli unici veri nemici dell’Italia, secondo Vidal – mi dice in conclusione Benedetta – sono gli italiani”. “E della Carnia?” le chiedo. “Ma perché non invitarlo – continua -, concedendogli magari la cittadinanza onoraria? In fin dei conti vive a Ravello sulla costiera amalfitana…. Sarebbe anche un’occasione, dato che lui sostiene che ‘la memoria è l’unica cosa che abbiamo’, per un dibattito approfondito sulle ‘radici’ e sull’importanza in questo momento storico della conservazione della memoria individuale e collettiva; e, perché no?, una grande pubblicità indiretta per tuttala Carnia.” Girola domanda a chi di dovere.