Archivio tag: maltempo

Carnia: è il momento di riflettere sul mercato del legno

di Delio Strazzaboschi.
Dopo l’eccezionale maltempo e i danni epocali provocati ai boschi della montagna, occorre provvedere al più rapido recupero del materiale legnoso, e successivamente alla ricostituzione dei boschi stessi. Ma, indipendentemente da ciò, dovrà anche essere colta l’occasione per riflettere, forse diversamente, sulla cosiddetta “filiera legno”. È un po’ difficile da spiegare: soggetti che da sempre agiscono solo dal punto di vista del proprio interesse, ora offrono e chiedono collaborazione, auspicano e anelano, organizzano tavoli e tavolini. Ma è ben semplice: i rapporti fra cliente e fornitore sono comunque rapporti di mercato, basati su interessi oggettivamente opposti. La sensazione è che ora si voglia promuovere come obiettivo generale una ingiustizia sostanziale, ovvero riuscire a ottenere al minor prezzo possibile il prodotto dal soggetto a monte della filiera (pretendendone addirittura il consenso formale): il produttore di semilavorati o pannelli rispetto alla segheria, la segheria rispetto al proprietario boschivo, eccetera. Così facendo, tutto viene ribaltato a monte, sui proprietari, che risultano i benefattori della filiera in nome dell’interesse di tutti e dei profitti di qualcuno. Il risultato non può che essere l’ulteriore riduzione delle utilizzazioni boschive: meno investimenti e meno occupazione, paesi abbandonati, territorio che frana (e più importazioni). E una ulteriore delusione, probabilmente l’ultima. Sì, si parla troppo di filiera legno. I proprietari del bosco nella montagna friulana sono prevalentemente i Comuni, i domìni collettivi e i consorzi privati. Perché non si taglia abbastanza? Perché manca la viabilità forestale. La Regione ancora si illude che possa essere realizzata con contributi al 50%, dimenticando il valore non soltanto economico ma di generale fruibilità (didattica e turistica) delle foreste. Serve di più, il 90%. Ai proprietari pubblici e collettivi si finanzino poi finalmente gli investimenti per impianti di cogenerazione basati sulle biomasse forestali (compresi quelli per la logistica del cippato). E non si taglia, soprattutto, perché non si guadagna abbastanza vendendo il bosco in piedi. La Regione non riconosca più contributi ai proprietari che continuano a farlo e non affidano le lavorazioni alle imprese boschive locali (che in questo modo sarebbero concretamente sostenute), vendendo poi direttamente o tramite la borsa del legno il legname assortimentato a piazzale, o che non si organizzano in azienda forestale con propri uomini e attrezzature per la gestione diretta del bosco. È vero, i prezzi sono un po’ migliorati vendendo i tronchi in Austria o Germania. Ma il problema generale è che si vendono i tronchi all’estero, da cui poi si ricomprano travi, tavole, perline e segati in genere. Non è che ci voglia molto a capire: servono le segherie di vallata (per esempio, tre in Carnia, due in Canaldeferro-Valcanale). Grandissime, tecnicamente all’avanguardia, tutte dotate di impianto per la produzione di pellet. Finanziate direttamente e totalmente dalla Regione quale infrastruttura pubblica di sistema, e poi gestite da manager (veri, no parenti e amici) che potranno operare sul mercato, nell’interesse generale, a prezzi competitivi perché non costretti a recuperare gli investimenti. Dovranno invece essere capaci e bravi a vendere ovunque possibile semilavorati segati e pellet della montagna friulana, scalzando i prodotti d’importazione. La politica prenda finalmente atto che anche nella filiera legno si è in presenza di un fallimento del mercato: risorse non valorizzate (non si taglia e si importa legno, no investimenti e no occupazione) e bisogni non soddisfatti (economia locale, vitalità delle comunità, cura del territorio). E agisca, finalmente, di conseguenza. —

Paolo Medeossi: il “babau” e le ondate di fango che inquietano i nostri paesi

L'immagine può contenere: cielo, spazio all'aperto e natura
di Paolo Medeossi

La natura segue il suo corso, da sempre. E dunque in Friuli piove molto, moltissimo, da sempre, anche se da qualche anno in forme bizzarre, ma per questo più minacciose e difficilmente prevedibili visto l’effetto serra e i problemi connessi su cui Luca Mercalli ci informa ogni volta che fa tappa da noi e tiene affollate conferenze, dalle quali si torna a casa con il morale sotto i tacchi e la testa piena di domande. Ma ci sarà un motivo se in Friuli esistono toponimi come Pioverno o Piovega; se il primato italiano in fatto di piovosità appartenga alla remota Uccea dove nel 1960 si registrò una punta di 6103 millimetri; se il più grande genio nato a Udine, e cioè Arturo Malignani, dedicò la vita a tante imprese e pure al fatto di rilevare ogni giorno, per decenni, nella sua torre sotto il castello, i dati meteorologici della città, pioggia in testa; se ogni volta che un film viene ambientato in Friuli la maggior parte delle scene ha come sfondo panorami molto umidi; se insomma il nostro destino di regione ai confini nazionali è legato a un pregiudizio atmosferico per cui, in giro per l’Italia, Friuli fa rima con acquazzoni, temporali, nevicate, tempo da lupi e da orsi eccetera… Situazioni che hanno ispirato scrittori e poeti come Leonardo Zanier (che, da gabbiano controcorrente, ironicamente diceva: «In Carnia abbiamo i più bei temporali del mondo») o Pierluigi Cappello, che scrisse in friulano i versi di “Qui è appena grandinato”. Invece un giovane gruppo musicale, i “Luna e un quarto”, propone come cavallo di battaglia nientemeno che il brano “Il blues del temporale”.C’è poi la realtà con cui bisogna confrontarsi perché fa i conti direttamente con la natura. Il babau grande, al di là dei babau piccoli disseminati ovunque, resta sempre il Tagliamento, il fiume che taglia il Friuli dividendolo e anche unendolo in qualche modo. Un solco tracciato nella geografia e nella coscienza di questa terra. È lì, sul Tagliamento, che tutto va a finire oltre alle acque degli affluenti. In questi giorni riaffiorano, come sempre in simili situazioni, i ricordi delle disastrose alluvioni del 1965 e 1966, quando il nostro mondo venne messo in ginocchio, dalla Carnia a Latisana, dove si visse il dramma peggiore. Momenti nei quali vennero coinvolti anche i cronisti nel raccontare ora dopo ora la tragedia. Restano nel mito giornalistico friulano le parole di Mario Blasoni che, assieme ai colleghi, era asserragliato nel municipio latisanese. Il suo articolo, la sera del 4 novembre 1966, cominciava così: “Telefono mentre l’acqua sale…”. Quel disastro, causa di molti morti, segnò pure una presa di coscienza sul problema delle alluvioni, come una decina di anni dopo accadde con il terremoto. Si rafforzò dopo di allora una maggiore e vigile consapevolezza, tanto da portare alla nascita di una straordinaria Protezione civile, quella che in queste ore è entrata in azione in modo efficiente, logico, silenzioso perché chi ne fa parte sa a memoria cosa deve fare. È un sistema che va ringraziato e ricordato di continuo, perché ci avvolge in una rete di sicurezza che una volta non esisteva.Rischi e scenari da piovosità disastrosa possono dunque essere affrontati, limitati, combattuti anche se ancora di più si può fare per ridurre la vulnerabilità dei territori di fronte allo spauracchio-acqua che da noi ha una lunga storia. Sono almeno una sessantina le alluvioni gravi nei secoli recenti, riguardando soprattutto la sponda della Sinistra Tagliamento. Già nel 1483 il cronista Martino Sanudo definiva il fiume come rapace, furioso e rabbioso. Da allora si susseguirono tante “ordinarie alluvioni” perché l’apparente quiete idraulica non deve mai ingannare. Basta tenerlo presente e poi saper imbrigliare acque e panico quando dal nulla appaiono quelle ondate limacciose che scheggiano la tranquillità dei nostri paesi.

Alto Friuli: solo la nuova economia salverà la montagna

di Mauro Pascolini, –geografo, Università di Udine.

La montagna è nuovamente al centro dell’attenzione: una perturbazione da tempo annunciata, precipitazioni intense che questo mese d’ottobre non aveva ancora conosciuto, ed ecco il bollettino di guerra che segnala frane, smottamenti, esondazioni, allagamenti, ponti crollati, strade chiuse, paesi e frazioni isolate, non solo in Carnia, ma nel Sappadino, nell’Alta Valcellina, nella Pedemontana pordenonese. Sembra che la montagna si sgretoli e che voglia scendere a valle non solo con gli abitanti che hanno da tempo hanno lasciato i centri in quota e quelli nei fondovalle più marginali e sfavoriti, andando a popolare le cinture periferiche e i paesi industrializzati della pianura, ma con tutta se stessa, con i prati, i pascoli, i boschi, i torrenti, a voler dire a tutti che questa volta non serve solo rappezzare, intervenire nell’emergenza, soccorrere: bisogna affrontare una situazione che è fondamentale per tutto il territorio regionale e non solo perché il dissesto della montagna ha pesanti conseguenze anche in pianura come i fiumi in piena lo stanno a dimostrare.E allora riemergono i temi di un territorio, quello montano, tante volte diagnosticati, ma mai realmente affrontati anche se i medici al capezzale sono stati molti e molte sono state le ricette. Il nodo fondamentale è che per fare la manutenzione di un territorio come quello montano bisogna che la presenza dell’uomo sia una presenza viva e attiva: vanno puliti i letti di rii e torrenti, vanno falciati i prati perché non diventino una inesorabile superficie che accelera lo scorrere dell’acqua, vanno curati i boschi, vanno conservate le radure, vanno presidiati gli insediamenti, e si potrebbe continuare a lungo con l’elenco. La montagna invece è contrassegnata da fenomeni di abbandono, di scivolamento a valle dei centri più elevati, dall’invecchiamento e femminilizzazione della popolazione, dalla denatalità, dall’abbandono delle professioni tradizionali, aggravati dalla mancanza di un diffuso e condiviso progetto di sviluppo del territorio che ponga al centro la possibilità reale del vivere in montagna.Troppo sporadici, pur se presenti, sono i tentativi di mettere in essere buone pratiche e il restare o il tornare in montagna è un fenomeno poco diffuso anche se su altri versanti dell’arco alpino parole come neo pastorizia, neo ruralità, ripopolamento e reinsediamento, nuove economie sono pratiche che lentamente e a fatica si stanno facendo strada, superando l’unica ricetta meccanicamente proposta, quella del turismo. La montagna in queste ore sta rendendo evidente che le sue debolezze sono quelle, se ben guardiamo, di tutta una regione che sembra aver perso l’idea di futuro e ripiegata su stessa, sembra aver perso il legame profondo con i luoghi e la conoscenza stessa dei delicati equilibri che con quei luoghi hanno elaborato nel corso di secoli permettendo alle comunità di sviluppare il loro progetto esistenziale. E riprendere il filo del discorso interrotto è tanto più urgente in quanto è ormai evidente che la dimensione del problema è planetaria se pensiamo ai cambiamenti climatici, al riscaldamento del clima, alle modifiche nella distribuzione e nella quantità delle precipitazione, al ritiro dei ghiacciai… e gli eventi di questi giorni lo stanno a dimostrare.La cura del territorio è la cura di un patrimonio che abbiamo avuto in eredità e che dobbiamo conservare e incrementare per le generazioni che verranno dopo e ciò è tanto più vero per la montagna che ha dato vita a una fittissima rete di rapporti e interrelazioni che uniscono il materiale all’immateriale realizzando una dimensione spaziale valoriale collettiva e sociale. I luoghi sono memoria, appartenenza, valore, storia e per questo la risposta deve essere una risposta di tutti: se la montagna si sbriciola si sbriciola anche l’intera comunità regionale e allora la risposta deve essere forte, pronta ed efficace con modelli di sviluppo nei quali il montanaro e i suoi luoghi siano protagonisti. 

Carnia: gelicidio in Alto Friuli e Slavia, Enel e Protezione civile si preparano

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Un incontro tra Enel e la Direzione centrale della Protezione Civile regionale si è svolto oggi a Palmanova per rendere maggiormente coordinati ed efficaci gli interventi sul territorio per prevenire rischi e disservizi e ridurre eventuali disagi per i clienti connessi alla rete elettrica in caso di maltempo. Il problema è in particolare quello del gelicidio, degli episodi di galaverna (il repentino ghiacciamento della neve lungo i cavi elettrici e i rami degli alberi che cadono così sugli elettrodotti) che negli scorsi inverni ha provocato nella montagna friulana (dalla Carnia al Tarvisiano fino alle valli del Torre e del Natisone) l’interruzione di molte linee e la mancanza di energia per diversi giorni in molte località. Il Friuli-Venezia Giulia ha allo studio uno specifico protocollo con Enel, dedicato in particolare all’ottimizzazione delle procedure e del flusso delle comunicazioni sia in condizioni ordinarie che in fase di emergenza, e all’elaborazione di moduli di formazione congiunta e di esercitazioni, per incrementare la conoscenza dei rispettivi modelli organizzativi e di intervento.

Enel e Protezione Civile del Friuli-Venezia Giulia hanno dunque previsto un canale di coordinamento per un rapido sopralluogo e ispezione degli impianti nelle aree colpite da eventuali emergenze e il ripristino della viabilità principale secondaria e locale dove sono localizzate sedi, depositi,imprese, impianti principali della società elettrica, e tutte le località oggetto di eventuali guasti. La elettrica di distribuzione a media e bassa tensione è costituita da 45 impianti primari, 10.300 cabine secondarie, e oltre 20.000 chilometri di linee elettriche, con la quale viene garantito il servizio elettrico per gli oltre 600.000 clienti presenti in Friuli-V.G.

Il tema è oggetto anche di una forte polemica politica. Recentemente, nell’ambito della discussione della legge regionale per il servizio idrico, un emendamento trasversale aveva proposto la costituzione di una società elettrica controllata al 100% dalla Regione Friuli-Venezia Giulia affinché potesse concorrere all’acquisizione di concessioni di derivazione idroelettrica al fine di garantire alla montagna friulana una sempre maggiore indipendenza elettrica da Enel e Terna. Gli episodi di gelicidio hanno infatti dimostrato l’assoluta affidabilità di società cooperative locali come Secab, che non hanno interrotto mai l’erogazione ai propri clienti. Purtroppo la maggioranza di Centrosinistra ha bocciato questo emendamento, ma il tema è di grande attualità specie dopo che la società lombarda A2A ha ceduto alcune centraline alla Sel, Società elettrica altoatesina. Su questo interviene nel numero del «la Vita Cattolica» l’esponente del «Patto per l’autonomia» dei sindaci friulani, Massimo Moretuzzo (primo cittadino di Mereto di Tomba): «In un territorio a dichiarata trazione autonomista, a queste legittime mosse di giocatori «foresti» sarebbe dovuta seguire una reazione forte da parte di chi può essere della partita (cioè la Regione Friuli-Venezia Giulia), prima per tentare di dire la sua e, se le carte o i dadi non lo permettono, di dichiarare bellicosamente la propria volontà di rifarsi alla mano successiva (cioè le concessioni in scadenza per i prossimi anni), sapendo di poter contare su alleati forti e sulla loro esperienza nel gioco (cioè le imprese elettriche locali che forniscono egregiamente parti importanti di territorio). Invece stiamo ancora una volta assistendo passivamente a una partita che sembra non ci riguardi. Come se non si stesse delineando lo scenario sul quale siamo chiamati a fare, in questo preciso momento storico, le nostre scelte: siamo per una gestione autonoma e locale delle nostre fonti energetiche o pensiamo di lasciarle gestire da altri? Stiamo con A2a ed Edipower o con la Secab e le Comunità della Carnia?».

Carnia: Terna farà tagliare gli alberi vicini agli elettrodotti

di Gino Grillo.

 Terna rete Italia ha comunicato ai vari Comuni della Carnia che nel prossimo autunno – inverno provvederà a far tagliare le piante e i rami presenti nella fascia di rispetto degli elettrodotti ad alta tensione e lungo i sentieri di accesso alle linee elettriche aeree. Una operazione, questa, che viene eseguita onde cercare di evitare i black out, come quelli avvenuti durante gli scorsi inverni, che hanno lasciato al buio per diversi giorni alcuni comuni e frazioni della Carnia e del Cadore proprio a causa della caduta di alberi o rami sulle linee elettriche aeree, sotto il peso della neve. Terna rete Italia invita dunque le amministrazioni comunali a farsi interpreti verso i propri cittadini, invitandoli a lasciare questo compito alle maestranze assunte dall’azienda elettrica. Gli impianti sono sempre in tensione ed una eventuale caduta di un albero, maldestramente abbattuto sulle linee stesse, potrebbe, oltre ad essere pericoloso per quanti eseguono questo lavoro, causare danni e interruzioni di erogazione dell’energia elettrica. Quanti fra i proprietari di terreni vicini alle condutture aeree avessero necessità di effettuare tagli di piante, possono contattare Terna rete Italia per definire le modalità di intervento. Tutti gli alberi abbattuti dall’azienda elettrica rimarranno comunque di proprietà, e quindi a disposizione dei vari proprietari dei terreni interessati.

Friuli: Energia, il “piano inverno” dell’enel per le emergenze meteo in fvg

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L’ENEL Distribuzione è pronta a fronteggiare le emergenze che riguardano la fornitura dell’energia elettrica in condizioni eccezionali di maltempo invernale: l’Azienda è preparata a schierare mezzi speciali, attrezzature specifiche, centinaia di uomini e, all’occorrenza, anche decine di gruppi elettrogeni per garantire con continuità servizi essenziali alle comunità del Friuli Venezia Giulia. Tutti questi interventi e azioni sono previsti dal “Piano Inverno 2014-2015” illustrato ieri a Trieste dall’ENEL in occasione dell’incontro di coordinamento promosso dalla Protezione civile del Friuli Venezia Giulia, alla presenza degli assessori regionali all’Ambiente e all’Energia Sara Vito e alla Protezione civile Paolo Panontin, delle Prefetture e dei principali Enti preposti alla gestione delle emergenze e dei servizi essenziali.

In seguito all’eccezionale ondata di maltempo che ha colpito la Carnia lo scorso febbraio, è emersa la necessità di un’ulteriore ottimizzazione degli interventi e di un maggior coordinamento con i gestori dell’energia elettrica.

“Come Regione, lo scorso inverno ad Amaro abbiamo preso un impegno pubblico – ha ricordato all’incontro l’assessore Vito – per cercare di mitigare il più possibile i disservizi che si verificano in situazioni eccezionali di maltempo e garantire la continuità dei servizi. La collaborazione che si è instaurata tra la Regione FVG e le società gestrici delle linee elettriche verrà a breve suggellata da un Protocollo d’intesa per il coordinamento delle attività di monitoraggio delle situazioni a rischio in presenza di fenomeni meteorologici avversi e di primo intervento di messa in sicurezza degli elettrodotti”. In tale occasione l’ENEL ha chiesto alla Regione e alla Protezione civile del FVG la disponibilità “a fare da tramite” nella comunicazione con i sindaci dei territori colpiti dal maltempo. “Sono molto soddisfatto dell’incontro – ha valutato l’assessore Panontin – nel quale si è parlato in dettaglio dei problemi riguardanti la governance e quindi il sistema di comunicazione fra tutti i soggetti attivi nell’emergenza: nelle situazioni di criticità è infatti di fondamentale importanza trovare le modalità di condivisione delle informazioni in modo efficace e fluido”.

“Di fronte ad una situazione di emergenza – ha dichiarato Luciano Cardin, responsabile dell’Esercizio Rete della Distribuzione Territoriale Triveneto di ENEL Distribuzione – il nostro obiettivo è quello di ripristinare il servizio elettrico nel minor tempo possibile, in collaborazione con tutti gli Enti coinvolti. In questi mesi abbiamo lavorato intensamente sui nostri impianti per migliorarne ulteriormente la resilienza, ovvero la loro capacità di reagire a condizioni particolarmente difficili. L’attività eseguita riduce il rischio di disservizi estesi senza, evidentemente, annullarlo del tutto, a causa dell’eccezionalità di eventi che possono sempre verificarsi. Tuttavia, grazie al nuovo Piano Inverno, che rende ancor più efficace il nostro lavoro e la sinergia con le istituzioni – ha concluso Cardin – abbiamo anche aggiornato la gestione delle situazioni di emergenza più complesse”.

Il Piano Inverno, facendo tesoro dell’esperienza dello scorso anno, prevede che le attività siano coordinate dal Centro operativo di Udine, attivo 24 ore al giorno, che provvede alla conduzione e al monitoraggio della rete elettrica del Friuli Venezia Giulia, composta da oltre 20.000 chilometri di linee, oltre 10.000 cabine di trasformazione e quasi 620.000 punti di consegna ai clienti. Sulla base delle previsioni meteo o delle indicazioni della Protezione civile, il Centro operativo udinese avrà anche il compito di attivare lo “stato di allerta” che prevede il rafforzamento del personale reperibile e la preallerta di ulteriori tecnici, mezzi speciali e di diagnostica guasti, e delle aziende esterne a supporto. Il Piano Inverno prevede inoltre la possibilità di far confluire in punti strategici decine di gruppi elettrogeni per fronteggiare situazioni estreme.

Di fondamentale importanza sarà il coordinamento assicurato dalla Protezione civile regionale e dalle Prefetture che, con l’apertura di corrispondenti Tavoli di crisi, consentiranno di ripristinare le idonee condizioni di viabilità e di accesso agli impianti dell’ENEL nonché l’individuazione di situazioni sensibili. Gli interventi potranno dunque diventare ancor più tempestivi ed incisivi.

Nei giorni scorsi sono state portate a termine dall’ENEL altre iniziative specifiche tra cui il check up delle linee, svolto utilizzando un elicottero dotato di specifiche attrezzature che ha sorvolato le linee di media tensione. Anche grazie ai riscontri ottenuti sono state eseguite operazioni di manutenzione straordinaria, di messa in sicurezza degli impianti e l’intervento di taglio delle piante che ha riguardato circa un migliaio di chilometri di linee elettriche del Friuli Venezia Giulia.

La prossima settimana, inoltre, è previsto un intensivo programma di simulazione delle emergenze che coinvolgerà la Protezione civile regionale, strutture operative di ENEL Distribuzione e aziende appaltatrici.

Tolmezzo: 7/11/2014 acqua del rubinetto potabile solo dopo bollitura

A Tolmezzo Capoluogo e nelle frazioni di Terzo-Lorenzaso, Casanova e Caneva l’acqua del rubinetto non è potabile. Il Comune ha emanato questa mattina l’ordinanza n° 185 di non potabilità, disponendo che, in queste località, l’acqua utilizzata per usi alimentari venga sottoposta a bollitura per trenta minuti.               
Le intense precipitazioni di questi giorni, infatti, hanno provocato l’intorbidimento delle acque dei serbatoi riforniti dall’acquedotto consortile “Valle del Bût”. Il gestore della rete idrica Carniacque ha già provveduto a disporre un primo trattamento di disinfezione. Nei prossimi giorni verranno ripetute le analisi e, non appena le condizioni lo permetteranno, l’ordinanza verrà revocata. L’ordinanza è disponibile nel sito www.comune.tolmezzo.ud.it, dove verranno pubblicate anche le eventuali revoche.

Ravascletto: se la stagione estiva 2014 va a rotoli

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di Gino Grillo.

Turismo: se Forni di Sopra non ride, la Carnia piange. Ravascletto da anni eccelle soprattutto nel turismo invernale, ma rimane sempre necessaria la doppia stagionalità per “tirare avanti”. Vuoi per il ritorno pubblicitario del Giro d’Italia, vuoi per contatti affermatisi negli anni tra clientela e operatori, giugno ha retto. Il maltempo e soprattutto la crisi economica invece hanno messo in ginocchio anche la Val Calda. «Abbiamo avuto la disdetta della squadra di calcio del Venezia che milita in Lega Pro – racconta Sara Zanier dell’Hotel La Perla – 5 giorni di preavviso, a booking oramai chiuso, rappresenta una perdita non indifferente per le nostre entrate». Perse circa 600 permanenze in albergo, ma anche lo sprint e l’entusiasmo che squadre di giovani possono dare all’ambiente. «Il Venezia Calcio era un ospite storico, ancora dai tempi di Zaccheroni, Zamparini, quando militava in Serie A. Questa volta all’ultimo minuto hanno scelto una località più vicina a Venezia». Una perdita non solo di posti letto, ma anche di immagine che un ritiro di una squadra di calcio blasonata può dare grazie ai mass media. «Zanier comprende il momento, e si dice fiduciosa che i rapporti con il Venezia Calcio rimarranno ottimi e che la squadra tornerà all’ombra dello Zoncolan. Montagna che attira ciclisti, ma che non si fermano: lo dichiarano alla Pace Alpina dell’alpinista Sergio De Infanti. «Pizzeria e ristorante funzionano: non ci sono problemi. Mancano turisti che chiedono di pernottare ed il campeggio è praticamente vuoto». I turisti anche arrivano, ma il maltempo li fa desistere dal rimanere in loco. Più pesante appare la situazione in altre realtà: «Siamo già mortificati per conto nostro, non vogliamo rispondere sull’andamento della stagione: lo potete pure constatare voi stessi», ci dicono all’Albergo Bellavista della famiglia De Infanti. Il paese è deserto, mancano che i proprietari delle seconde case, molte delle quali messe in vendita. «D’inverno il turismo tiene- spiegano all’agenzia Immobiliare Rovis-Bellina – alcuni proprietario di seconde case, villeggianti in affitto vengono per sciare, ma ora, in particolare per la crisi economica, non c’è nessuno». «Nemmeno i proprietari di case, molte sono poste in vendita, ma nessun compratore si fa avanti, sebbene i prezzi siano molto appetibili». E la meteo di mette pure del suo. Il carnico comunque è mordace: «Nonostante tutto- ci dicono in molti- terremo duro: prima o poi cambierà».

Friuli: il gelicidio ha messo ko 80 chilometri di sentieri

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di Luciano Santin.

 Sciolte le nevi, tornata la bella stagione, le conseguenze che l’impressionante gelicidio di febbraio ha causato alla rete sentieristica sono emerse in tutta la loro problematicità. Ottanta chilometri di tracciati Cai intransitabili, lungo la fascia confinaria tra Italia e Slovenia, in particolare nelle valli del Natisone. E cioè nelle zone interessate al turismo della memoria della Grande guerra, a partire da Caporetto, e quelle dove passa l’Alpe Adria Trail, il grande itinerario europeo che dal Grossglockner scende al mare di Trieste. «Abbiamo lavorato duro, ma preliminarmente ci siamo dovuti preoccupare dei pericoli, segnalando con cartelli l’intransitabilità di tanti tratti», spiega Danilo Bettin, responsabile della Commissione giulio carnica sentieri del Club Alpino. «Allo stato delle cose, e con le forze di cui disponiamo, ci vorranno non meno di due anni per rimettere in sesto la zona interessata dal disastro». Il Cai, con opera volontaristica, si occupa della manutenzione dei sentieri, ed ha avuto l’incarico anche per l’Alpe Adria Trail. Ma l’eccezionalità del gelo dello scorso inverno sta creando dei problemi pesanti. «In Slovenia è stato proclamata l’emergenza, e il governo ha assegnato degli appalti ai privati per ripulire i boschi dagli alberi pericolanti. Qui le richieste di un sostegno dalla protezione civile sono cadute nel vuoto», dice ancora Bettin. A marzo, quando era già chiaro che la primavera avrebbe svelato una situazione mai affrontata in precedenza, era stata contattata la Comunità del Torre Natisone e Collio: «Abbiamo chiesto al commissario Sandro Rocco di interessare i sindaci, perché, nei limiti delle loro possibilità offrissero la cooperazione degli uomini della protezione civile. Non c’è stata risposta». Non ha sortito effetti concreti anche il coinvolgimento di Turismo Fvg: «Ci siamo incontrati con il direttore amministrativo Michele Bregant, per quanto attiene al problema dell’Alpe Adria trail. Questi ha effettivamente provveduto a convocare i sindaci dei comuni frontalieri, ma a presentarsi sono stati solo in quattro su una dozzina: Tarvisio, Malborghetto-Valbruna, Cividale e Drenchia», prosegue il presidente della Commissione sentieri. «In compenso alcune amministrazioni ci hanno intimato di non mettere in sito le indicazioni del percorso europeo – targhette di 10 centimetri per dieci – senza il loro permesso. Abbiamo inoltrato la richiesta prescritta, e anche qui, non ci sono state risposte, eccezion fatta per Cividale». «Se si vuol fare promozione turistica, come annunciato», conclude Bettin. «Credo che preliminarmente sia necessario mettere un po’ in ordine il territorio». 

Carnia: dopo la neve ci si mette il vento a isolare due paesi

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Immagine d’archivio.

di Gino Grillo.

Il vento non ha solo determinato l’interruzione di corrente elettrica a Rigolato e a Forni Avoltri nella giornata di venerdì, ma ha pure isolato i due paesi limitrofi. E c’è il pericolo di una frana. Le raffiche di vento hanno abbattuto diversi alberi dai costoni che danno della strada 355 della val Degano che è stata dapprima chiusa al traffico e quindi aperta a senso unico alternato, governato dai carabinieri delle stazioni fornese e di Comeglians. Molti i disagi, in particolare per quei pendolari che dovevano recarsi al lavoro in Carnia o in Veneto. Appena messo in sicurezza il tratto viario colpito, dal cimitero di Rigolato al Tamarat, è stato possibile attraversare la zona a piedi aiutati dai vigili del fuoco di Tolmezzo. Isolate pure Collina, Collinetta e Frassenetto di Forni Avoltri dove i collegamenti con il fondovalle sono stati riaperti nella notte di venerdì. Il vento ha causato danni anche ad abitazioni delle frazioni, scoperchiando le lamiere in una casa e spazzando via diversi coppi dai tetti di alcuni fabbricati, fra i quali la chiesa e il campanile di Frassenetto. Un ulteriore problema è ora all’esame del Comune che ha allertato la protezione civile regionale per un sopralluogo che si terrà già domani mattina. Pioggia e vento hanno abbattuto alcuni alberi determinando un piccolo smottamento che ha evidenziato come due enormi massi siano pericolanti sulla strada sottostante fra l’albergo Edelweiss e la frazione di Collina. «Speriamo in un intervento rapido – ha chiuso il sindaco Ferrari – e di non dover intervenire con un’ordinanza di chiusura della strada».