Archivio mensile:Marzo 2014

Tolmezzo: “Umanisti a Tolmezzo” l’opera definitiva, disponobile alla “Corte del libro” e da “Molinari”

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Immagine di copertina:  Madonna col Bambino, particolare dell’affresco di Anonimo della facciata del portico, seconda metà del sec. XV, chiesa di San Giacomo, Forni di Sopra (Ud)

Umanisti a Tolmezzo nel 1500” è il titolo dell’opera definitiva che Ermes Dorigo, intellettuale di punta della Carnia, pubblica in questi giorni per Andrea Moro Editore (460 pagine), pubblicazione consentita da: Camera di Commercio di Udine, Comunità Montana della Carnia, Città di Tolmezzo. Frutto di un lavoro di tre anni la vera finalità di fondo è ridestare l’interesse sempre più sbiadito per la classicità e i suoi valori perenni del Bene, Bello, Vero, come ben chiarisce l’Autore:

«Per ogni opera del genere qui presentato viene fornito un percorso di lettura, che rassicuri e non disorienti il lettore, tanto più per un libro come questo, che si colloca in un settore e in un contesto preciso, apparentemente specialistico, ma in realtà, con le mie traduzioni e note ai testi latini, alla portata di qualsiasi lettore medio, anche non conoscitore della lingua classica. Perché, in effetti, la vera finalità di fondo é quella di ridestare l’interesse sempre più sbiadito (come l’affresco di copertina, scelto appunto con questo intento) per la classicità, che ci permetta di evidenziare i disvalori attuali: per cui esso assume anche una connotazione d’impegno, oltre che culturale, civile attraverso il recupero della propria memoria storica, per far uscire una comunità dall’isolamento e dai complessi di inferiorità, motivata anche dal fatto che è tenuta in una condizione di lateralità, per cui sembra, anche sulla stampa, che la “CULTURA” finisca sulla  linea collinare: questo libro rompe la consolidata  stereotipata geografia culturale e accanto alla esaltata Scuola umanistica di San Daniele colloca con forza e determinazione la Scuola umanistica Tolmezzina, e fa di Tolmezzo uno dei poli culturali più importanti della regione (si pensi che l’unico Canzoniere petrarchesco nel Friuli Venezia Giulia è stato scritto a Tolmezzo: per la stampa in genere la Carnia culturalmente è solo una ‘pecora nera’ nonostante gli Spinotti, L. Zanier, G. Ferigo, lo scrivente…

Sulla letteratura quattro-cinquecentesca a Tolmezzo sono stati fatti studi approfonditi su Girolamo Biancone (Pellegrini), il maggior poeta in lingua friulana del secolo; su Fabio Quintiliano Ermacora (Tremoli) per il suo monumentale De antiquitatibus Carneae (Gli antichi avvenimenti della Carnia) – qui é riportato un lungo brano relativo ad una contesa tra Cadorini e Tolmezzini -; e l’edizione critica (Dorigo) di un Canzoniere petrarchesco del XVI secolo di Anonimo da Tulmegio. Nel libro si raccolgono tutti i rappresentanti di questa cultura; naturalmente anche quelli che per inquietudine o prestigio o concrete possibilità di lavoro vissero a lungo o si trasferirono in altre città, particolarmente significativi e famosi al di fuori dell’ambito locale come Raffaele Cillenio – Venezia, Vicenza -; quelli che, come egli scrive, non rimasero «chiusi, senza infamia e senza lode, solamente nella paterna e avita contrada, litigandovi al modo di galli domestici, né mai manifestarono l’intenzione di uscirne qualche volta, e in genere amano solo i campi, i monti, i fiumi e i boschi della terra natia»; come il medico Giuseppe Daciano, a Udine, e il giurista Francesco Janis, a Udine e Venezia.

Una scorsa all’indice ci dà l’idea della ricchezza e qualità di questo libro:

JACOPO VALVASONE DI MANIACO , Descrittione de la Cargna, 1565; ANONIMO DA TULMEGIO, Biobibliografia, Canzoniere petrarchesco del xvi secolo; ROCCO BONI, Biobibliografia, Austriados, libri quattuor, 1559 (traduzioni e note); ANTEO CILLENIO, Biobibliografia, De peste Italiam vexante, 1577 (traduzione e note); NICOLÒ CILLENIO senior, Biobibliografia, Psyches – Rapsodiae duae, post 1577 (traduzioni e note), Breve introduzione alla favola di Amore e Psiche, Sulla”Virtù”; NICOLÒ CILLENIO junior, Biobibliografia, Carmina (traduzione); RAFFAELE CILLENIO, Biobibliografia, Uincentio Longo ,Orationes decem, Oratio ad cives foroiulenses,Oratio ad cives utinenses habita pridie Nonas Decembris 1594 ,Carmina (traduzioni e note); GIUSEPPE DACIANO, Biobibliografia, Trattato della peste e delle petecchie,1576, Peste e letteratura nei secoli di nicola corbelli; FABIO QUINTILIANO ERMACORA, Biobibliografia, De antiquitatibus Carneae, post 1584 (traduzione); FRANCESCO JANIS, Biobibliografia, Viaggio in Spagna del 1519-1520.

Siccome Venezia tiene lontana la nobiltà e l’alta borghesia dal potere “il latino – scrive Tremoli – é sì simbolo di distinzione, ma diviene anche strumento difensivo, utile e necessario per trattare alla pari con i nuovi padroni. Anche per questa ragione si spiegano le cure speciali dedicate all’eccellenza delle scuole – a Tolmezzo fu molto curata la scuola di grammatica e retorica – e la considerazione di cui vien fatto oggetto chi conosce il latino”. Certamente rispetto ai grandi umanisti toscani, i tolmezzini sono dei ‘minori’, anche se quell’umanesimo civile latino, soprattutto fiorentino, comincia a declinare verso la metà del 1400 a favore del volgare, che nel corso del Cinquecento si impone definitivamente con i capolavori dell’Ariosto, di Machiavelli, del Tasso; continua però un filone di letteratura nelle lingue Latina e Greca, tanto é vero che in un testo addirittura del 1596 si pone in premessa una lettera del 1511 circa di Andrea Navagerio al pontifex maximus Leone X Medici, protettore degli umanisti, per giustificare e difendere la loro produzione letteraria nelle due lingue classiche e per tutelarsi dagli inquisitori domenicani della Controriforma, che li consideravano paganeggianti. Inoltre, come scrive ancora Tremoli, “hanno la loro importanza perché rappresentano, quale che sia stata, la cultura della loro terra, e perché ci tramandano con la loro opera una preziosa serie di testimonianze su quella che fu la condizione sociale del loro tempo”. Basti leggere di Anteo Cillenio il suo poemetto De peste Italiam vexante (La peste che devasta l’Italia) del 1577, che ci dà in chiave controriformistica un quadro apocalittico del passaggio dalla società feudale a quella borghese, caratterizzato dalla crisi della famiglia e del matrimonio; dall’adulterio; dalla lotta di tutti contro tutti; dalla smania del denaro; dalla pratica dell’usura: una società rissosa e violenta, insomma».

 

Bordano: si cerca una soluzione per salvare la “Casa delle farfalle”

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«Pavees è ancora disponibile a un confronto con il Comune per trovare una soluzione». E’ la sintesi dell’infinita (tre ore) conferenza stampa tenutasi alla Casa delle farfalle, all’indomani dello sfratto ricevuto dal Comune in concomitanza con la data di fine gestione della struttura da parte della cooperativa che l’ha portata avanti per tutti questi undici anni.

Un incontro che ha richiamato numerose persone, sia del paese che dello staff della coop, alla presenza dei consiglieri regionali Barbara Zilli (Ln), Enio Agnola (Pd), l’assessore provinciale Francesca Musto, insieme al presidente del Parco delle Prealpi Giulie Stefano Di Bernardo, e il capogruppo di opposizione in consiglio comunale Valter Stefanutti: «Noi non abbiamo mai chiesto l’affidamento diretto della struttura – ha detto Ylenia Cristofoli, presidente di Pavees – e abbiamo invece presentato la richiesta al Comune di una proroga per salvaguardare le specie che ci sono nella casa delle farfalle, che non possono essere trasferite da un giorno all’altro. Nel contratto di gestione che abbiamo firmato lo scorso 25 febbraio c’era un articolo che prevedeva la possibilità di concordare fra le parti una proroga, ma l’amministrazione ci ha risposto con lo sfratto».

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Tolmezzo: la presidente Serracchiani scrive al ministro, «Polizia, la sede non va chiusa»

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La chiusura dei commissariati di Pubblica sicurezza di Tolmezzo e di Duino Aurisina, ipotizzata nel “Progetto di razionalizzazione delle risorse e dei presidi della Polizia di Stato sul territorio”, sarebbe una decisione «estremamente grave» perché finirebbe per intaccare «le esigenze di tutela di sicurezza dei cittadini» a causa del venir meno di «una struttura di primario riferimento per il territorio». Lo scrive la presidente della Regione, Debora Serracchiani, in una lettera inviata al ministro dell’Interno, Angelino Alfano, nella quale si chiede al ministro un incontro per «svolgere una riflessione complessiva sulla situazione delle strutture, del personale e dei mezzi del ministero dell’Interno» in Friuli Venezia Giulia. Nella lettera la presidente Serracchiani si sofferma sul caso specifico di Tolmezzo dove, alle «note e perduranti condizioni di fragilità in cui versa la montagna friulana», si sono aggiunte la decisione «del tutto incongrua» di chiudere il Tribunale e l’incertezza sulla permanenza del Terzo reggimento artiglieria da montagna. L’ipotesi di chiudere il Commissariato ha destato scalpore nella comunità locale, ricorda la presidente, anche di fronte alla presenza a Tolmezzo della Casa circondariale, per la quale si ipotizza una nuova destinazione a struttura riservata esclusivamente a detenuti sottoposti ai regimi di “Alta Sicurezza” e “41 bis”. «In sostanza – scrive la presidente al ministro Alfano – il più importante centro della montagna friulana subisce un progressivo depauperamento strutturale, economico e demografico, cui contribuisce in modo non secondario il ritiro dal territorio degli organi decentrati dello Stato».

dal MV di oggi
di Tanja Ariis.

Commissariato di Polizia: il consiglio comunale di Tolmezzo vota all’unanimità un documento in sua difesa da inviare al questore e al prefetto di Udine (che entro il 10 marzo dovranno far pervenire al ministero i loro pareri, pur non vincolanti, anche sull’ipotesi di chiusura della struttura tolmezzina) e alla governatrice del Fvg. L’assessore regionale Paolo Panontin, presente alla seduta, ha reso nota la richiesta al ministro Angelino Alfano da parte della presidente della Regione, Debora Serracchiani, di un incontro sul tema in questi giorni, richiesta in cui ricorda la fragilità della montagna friulana aggravata dalla chiusura del tribunale in un territorio dove c’è anche un carcere di massima sicurezza. Peraltro, nel pomeriggio, esprimendo tutto il suo sostegno alla battaglia a difesa del Commissariato, l’Ordine degli avvocati di Tolmezzo segnalava preoccupanti voci sulla prossima trasformazione della Casa circondariale in Casa di reclusione, con potenziamento della sezione che ospita i detenuti sottoposti al regime del 41 bis. Per Panontin la prima falla nella diga è stata la chiusura del tribunale che rappresentava una barriera non facilmente valicabile per chiusure di altri servizi. L’assessore ha auspicato che non si avveri quanto prospettato dal sindaco, Dario Zearo, che ha espresso il timore della chiusura in futuro, oltre che del commissariato di polizia, di altri servizi come Guardia di Finanza, Agenzia delle Entrate, Inps e alcune voci parlano anche di ridimensionamento del personale dei vigili del fuoco. Lo Stato insomma, ha denunciato Zearo, sta abbandonando questo territorio, altro che «Polizia tra la gente», ha osservato riferendosi allo slogan che fino a oggi ha avuto davvero contenuto a livello locale grazie al Commissariato che è riuscito a intessere con i cittadini e nelle scuole un rapporto di vicinanza e fiducia con lo Stato. Questa ulteriore chiusura farebbe tabula rasa. Per il commissario della Comunità montana della Carnia, Lino Not, è un necessario un presidio continuo di cui siano parte il Comune di Tolmezzo, la Comunità montana, i consiglieri regionali e parlamentari locali per monitorare il rischio di altre chiusure. Il consigliere comunale Paolo Sica ha osservato che i giovani di fronte alla perdita continua di servizi rischiano di avere sempre meno motivi per restare sul territorio, per quanto legati ad esso, come ben rappresenta la canzone dei Carnicats. Ha assicurato come giovane di voler fare questa battaglia perché i suoi coetanei abbiano motivi per restare. Per il consigliere comunale Cristiana Gallizia se i servizi si allontanano, ci sia almeno una compensazione, un abbassamento delle tasse. Strada che Panontin ha definito condivisibile sul piano logico, ma non percorribile su quello giuridico. Per molti, accanto al documento approvato ieri dal consiglio comunale, servono anche azioni più decise: c’è chi come Franco D’Orlando chiede sia smantellato il carcere. In sala erano presenti vari sindaci carnici assieme a consiglieri regionali e provinciali locali. Il documento approvato all’unanimità dal consiglio tolmezzino rivendica le peculiarità del territorio, ricorda la presenza del carcere di massima sicurezza e della zona di confine ed esprime ferma contrarietà alla chiusura del Commissariato. Teme che senza la sua presenza vengano meno le condizioni per garantire la buona vivibilità dei cittadini.

Tolmezzo: il CoSinT continuerà, ma cambierà in parte la sua mission

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“I Distretti così come li abbiamo conosciuti spariranno, mentre resteranno le filiere e quello che in futuro considereremo come “Distretto” sarà l’intero Friuli Venezia Giulia. I Consorzi saranno profondamente rivisitati in molte loro funzioni e resteranno quelli a maggior valenza come il Consorzio Zona Industriale Ponterosso nella zona di Pordenone e il Consorzio per lo Sviluppo Industriale di Tolmezzo in Carnia”. Lo ha affermato il Vice-Presidente della Regione FVG Sergio Bolzonello intervenendo ad un incontro presso il CoSInT di Tolmezzo cui hanno partecipato i vertici del Consorzio, alcuni Sindaci e rappresentanti dei Comuni dell’area di pertinenza, il Consigliere regionale Marsilio e i rappresentanti delle principali aziende ed imprese ubicate nel bacino carnico quali Automotive Lighiting, Eurotech, Inasset, Cartiere Ermolli, Burgo, Luvata e Modulblock.

E’ toccato al Presidente Paolo Cucchiaro ed al direttore Giovanni Battista Somma, illustrare soprattutto la storia e i progetti realizzati dall’associazione in un’ottica multisettoriale che comprende la viabilità, gli acquedotti, l’energia idroelettrica e fotovoltaica. Per il futuro prossimo il CoSInT intende realizzare un sistema di captazione idropotabile che coinvolge i comuni di Paularo e Tolmezzo, un progetto di teleriscaldamento per l’Ospedale di Tolmezzo, ma in particolare lo sviluppo di un nuovo progetto relativo alla tecnologia “Cloud Computing” (letteralmente “nuvola informatica” un insieme di tecnologie che permettono agli addetti di svolgere le mansioni aziendali anche attraverso un semplice collegamento internet)  in grado di mettere a disposizione delle imprese sia grosse capacità di calcolo per l’elaborazione e l’archivio dati, sia avanzate funzionalità di “Disaster Recovery” e cioè la predisposizione di misure tecnologiche e logistico-organizzative appropriate a ripristinare i sistemi e i dati a fronte di gravi emergenze che ne possano inficiare la regolare attività. Lo sviluppo di questo progetto si tradurrebbe per le aziende in una sensibile riduzione degli investimenti informatici e si verrebbero a creare le condizioni per far diventare la zona industriale di Amaro e la Carnia una “Smart area” di servizi diffusi e condivisi.

“Per stare sul mercato è necessaria qualità assoluta e competitività del territorio – ha detto nelle sue conclusioni l’Assessore Sergio Bolzonello – ci vuole la capacità di trovare una unione di progettualità, un progetto unico del territorio per il F.V.G. che fino ad oggi non si è mai trovato. Si deve investire sulle competitività della nostra Regione che possono essere quelle su consorzi come il CoSInT, ma anche sul turismo delle nostre spiagge. In futuro ci auguriamo di vedere questo Consorzio meno sbilanciato sulla parte infrastrutturale e più impegnato ad associarsi ad esempio al settore Agro-alimentare o Turistico -ha continuato il Vice-Presidente della Regione- perché senza vere infrastrutture non puoi neanche offrire vere offerte turistiche”. Infine un accenno al piano industriale che verrà portato all’attenzione del Consiglio regionale in maggio: “oltre alla riforma dei Consorzi ci sarà anche una parte fiscale per le imprese: quelle più virtuose si vedranno ridurre di un punto percentuale l’IRAP”.

 

Friuli: Giro 2014, da Maniago il gran finale penultima tappa con arrivo sullo Zoncolan

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di Giacinto Bevilacqua.

E’ cominciata la marcia di avvicinamento al Giro d’Italia. Patron Enzo Cainero e la Regione stavolta si sono superati, ottenendo dall’organizzatore Rcs di ospitare le ultime due tappe della corsa rosa, l’evento sportivo più popolare per gli italiani, la Maniago – Monte Zoncolan di sabato 31 maggio e la Gemona del Friuli – Trieste di domenica primo giugno. Nella sede della Regione a Pordenone è stata presentata la partenza della ventesima frazione da piazza Italia a Maniago, tappa sulla quale sono concentrate le attese di Cainero, del vicesindaco della Regione con delega al turismo Sergio Bolzonello e del sindaco della città dei coltelli Andrea Carli. «Le due tappe finali del Giro d’Italia, previste interamente nella nostra regione, ci riempiono d’orgoglio, ma nello stesso tempo ci responsabilizzano di fronte a uno scenario mondiale a rinnovare le positive esperienze maturate nelle organizzazioni degli ultimi 11 anni – ha affermato il patron Enzo Cainero –. Si sta preannunciando una partecipazione entusiastica per l’attesa ventesima e penultima tappa, la Maniago – Monte Zoncolan, e il gran finale della ventunesima, la Gemona del Friuli – Trieste, con due tracciati che toccheranno tutte e quattro le province della regione. A ciascuno degli irrinunciabili volontari regalerò un cavatappi realizzato nelle coltellerie di Maniago perché, assieme alle associazioni, le forze dell’ordine, i comitati di tappa, i partner economici compongono una grande squadra che ci permette di realizzare questi eventi». Sabato 31 maggio da Maniago, dove il Giro ha portato un entusiasmo inedito e tangibile grazie a un ricco menù di eventi culturali, la corsa partirà alla volta del “Kaiser”, il monte Zoncolan, diventata una delle cime più conosciute del Vecchio Continente in seguito a ben quattro arrivi precedenti (nel 2003 su Stefano Garzelli e nel 2007 su Leonardo Piepoli vinse Gilberto Simoni, nel 2010 su Cadel Evans si affermò Ivan Basso e nel 2011 davanti a Vincenzo Nibali si impose lo spagnolo Igor Antòn). La frazione, lunga 167 chilometri, attraverserà dapprima il Maniaghese (21 chilometri per Colle, Sequals, Lestans, Valeriano e Pinzano al Tagliamento), quindi entrerà in provincia di Udine (Ragogna, San Daniele del Friuli, Majano, Buja, Osoppo, Bordano, Cavazzo Carnico, Tolmezzo, Villa Santina per il traguardo volante, Enemonzo, Ampezzo, il passo del Pura con gran premio della montagna a quota 1.428, Sauris), concedendosi una rapida escursione nel Bellunese (Gpm di Sella Razzo a quota 1.816 a 40 chilometri dal traguardo), per riprendere infine la strada di Pesariis, Prato Carnico, Ovaro, Liais sino ai 1.730 dello Zoncolan. In attesa di rivedere il “Maracanà”, lo spettacolo unico che decine e decine di migliaia di tifosi regaleranno coprendo la zona d’arrivo, l’appuntamento ufficiale con la presentazione della tappa Maniago – Zoncolan è per venerdì 21 marzo, alle 20.30, al Palatennis di Maniago.

Tolmezzo: Panontin in visita, l’Associazione della Conca tolmezzina un modello da conservare

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Forme aggregative intercomunali, anche sul modello – apprezzato, come è stato indicato dai sindaci dei territori coinvolti – dell’Associazione della Conca tolmezzina (Amaro, Cavazzo Carnico, Tolmezzo e Verzegnis, operativa dal 2007), risultano “ineludibili in Friuli Venezia Giulia”, ha osservato l’assessore regionale alle Autonomie locali Paolo Panontin, che oggi nel municipio di Tolmezzo ha incontrato i primi cittadini dei quattro centri interessati, Laura Zanello, Dario Iuri, Dario Zearo, con il vicesindaco Gianalberto Riolino, e Luciano Sulli, accompagnati dal direttore generale dell’Associazione Paolo Craighero.
Se le esperienze sin qui maturate in regione con l’applicazione della legge regionale 1/2006 hanno dato “risposte a macchia di leopardo”, dunque anche con risultati non positivi, in altre aree come la Conca tolmezzino i risultati sono stati invece soddisfacenti e queste “unioni” non sono state percepite, ad esempio, come “annessioni” di entità più piccole da parte di un’istituzione di dimensioni maggiori, ha sottolineato Panontin: di fatto, ha infatti osservato il sindaco di Amaro Zanello, “noi non ci sentiamo frazioni di Tolmezzo”.
Si può dunque puntare in Friuli Venezia Giulia ad aggregazioni ed associazioni anche di dimensioni di una certa consistenza (Panontin ha tra l’altro ricordato le esperienze, positive, sviluppate ad esempio in Germania o in Romagna e in provincia di Padova, dove è stata realizzata un'”unione” di 11 Comuni per circa 100 mila abitanti), partendo dagli attuali modelli operativi, dalle associazioni che hanno lavorato bene, lavorando da un punto di vista culturale sia sul fronte degli amministratori, talvolta restii a questi esempi di coordinamento, che su quello del personale, che può guardare con ostilità a questo tipo di operazioni di razionalizzazione.
“Unioni ed associazioni di Enti locali hanno l’obiettivo di realizzare economie di scala, di creare maggiore efficienza, di sviluppare le professionalità interne, puntando ovviamente molto sui processi di informatizzazione “, ha ricordato Panontin, anche nell’area montana della nostra regione, con l’obiettivo confermato di una riforma delle autonomie locali: “ci rendiamo conto che i cambiamenti sono difficili, soprattutto se risultano radicali”, ha osservato l’assessore regionale.

Tolmezzo: “se tornassi sindaco”, 3 domande agli ex primi cittadini

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di Tanja Ariis.

Abbiamo chiesto agli ex sindaci di Tolmezzo che si sono succeduti dal 1965 al 2009 (da Tiziano Dalla Marta, nella foto, fino all’elezione di Dario Zearo) di rispondere a tre domande sull’attuale difficile situazione che sta vivendo la città, la quale nel giro di pochi mesi si trova a fare i conti con la chiusura del tribunale, temuta e minacciata da decenni e concretizzatasi nel settembre scorso. Da almeno un anno poi si dibatte nuovamente (perché non è la prima volta anche in questo caso che se ne parla) sull’ipotesi di chiusura della caserma Cantore, con il trasferimento del Terzo reggimento artiglieria da montagna verso la caserma di Remanzacco. Finora esso è solo slittato. L’ultima e nuova spada di Damocle è la temuta chiusura del Commissariato di polizia. Parlare con gli ex sindaci tolmezzini può essere utile anche per capire la genesi di alcune situazioni attuali, quali possono essere, se ci sono, le vie di uscita, e cosa attende il capoluogo carnico e la Carnia nel prossimo futuro.

TIZIANO DALLA MARTA (1965-1975) 1 Ci fu una polemica a livello di tribunali da parte dell’allora presidente del tribunale di Udine che tendeva a voler portare tutto a Udine, un ragionamento che proveniva dai magistrati. Reagii con forza anche sui giornali. Anni dopo siamo stati violentati dalla costruzione del grande carcere di massima sicurezza, che è stato un presidio inamovibile, che ha squalificato Tolmezzo. C’era un documento che legava la permanenza del tribunale alla presenza del carcere, documento rimasto vago, non firmato dalle autorità competenti. Questo aspetto è stato sottovalutato e oggi c’è l’impossibilità di farlo valere. L’esclusione del tribunale ha portato via la polizia giudiziaria, ricchezza importante anche per la qualifica culturale della città: un’azione delittuosa calata dall’alto. 2 La situazione è talmente grave che non so dal punto di vista pratico cosa si potrebbe fare. Non si sa a chi rivolgersi, non c’è stata neppure solidarietà sul tribunale. La popolazione non era informata sulle conseguenze. Anche gli stessi sindaci non hanno collaborato. Forse anche Zearo è stato un po’ debole. Poteva sollevare una dimostrazione popolare, andare con tutti i sindaci a Roma, anche se poi è vero che non tutti erano d’accordo. Bisognerebbe unire le forze politiche, fare un’azione congiunta presso il Governo con un documento sottoscritto anche dal Governo regionale per far presente la sofferenza di un territorio che così soffre sempre più. Bisognerebbe unire le forze che protestino presso il Governo con una preghiera commovente che faccia comprendere e correggere l’ingiustizia subita dal territorio. 3 Se le cose vanno così, la Carnia sarà un paese che procrea figli che vanno all’estero. Si tornerà ai tempi antichi quando c’erano poche risorse e i figli andavano all’estero per sostenere le famiglie.

IGINO PIUTTI (1975-1990) 1 Il pericolo della chiusura del tribunale di Tolmezzo è sempre stato presente, tant’è che abbiamo accettato e subìto il carcere solo perché esso potesse garantire la permanenza del tribunale. Sapevamo poi che la caduta del confine con Schengen avrebbe modificato la situazione di Tolmezzo. Lo stesso gruppo della Finanza è rimasto in piedi in tutti questi anni, ma era nato perché c’era il confine, come situazione di presidio del confine. E la permanenza della Gdf, nonostante la caduta del confine, ha per certi aspetti creato una situazione di squilibrio, di controlli sul territorio percepiti talvolta come eccessivi. In ogni caso con la caduta del confine era chiaro che bisognava prepararsi a una nuova situazione. Si sarebbe dovuto, secondo me, guardare all’autostrada come un’alternativa da sviluppare a collegamento con l’Austria e il Centro-Europa, puntando allo sviluppo della zona industriale di Amaro. 2 Farei un presidio per bloccare il carcere, dato che se a suo tempo era stato accettato il carcere era solo perché doveva garantire la permanenza del tribunale, ma visto che il tribunale è stato tolto, anche il carcere a questo punto va tolto. 3 Se puntiamo sul casello autostradale di Amaro in un’ottica di collegamento Venezia-Monaco, se puntiamo su quello che io chiamo il Comune unico della Carnia e su Amaro come zona industriale della Carnia in una prospettiva tra il Friuli e il Centro-Europa, com’era un po’ con i cramars, forse riusciamo a farcela. Non ce le faremo se ci barrichiamo a conservare ciò che non è più conservabile. Meglio immaginare il futuro. Se pensiamo a un Comune unico per tutta la Carnia e se questo Comune ha una zona industriale forte ad Amaro, la prospettiva per il futuro potrebbe esserci.

RENZO TONDO (1990-1995) 1 C’erano minacce solo rispetto al tribunale. Anzi, io come vicesindaco dal 1980 al 1990 e Piutti sindaco, posso dire che facemmo uno sforzo immenso per radicare nel post terremoto le strutture pubbliche sul territorio con la nuova caserma dei Cc che fu rinnovata e ampliata e con la nuova caserma della Finanza. Ci fu la scelta del carcere per mantenere il tribunale. Nell’arco dei 40 anni in cui sono in politica le minacce sono sempre state la perdita del tribunale (per questo è stato accettato il carcere e tanti interventi si sono stati fatti sul tribunale) e della cartiera, su cui nel ’98 presi anche una multa, che pagai di tasca mia, per aver autorizzato, pur di mantenere i posti di lavoro, lo scarico della acque. 2 Tutte le cose che si possono fare a difesa del tribunale e dei servizi vanno fatte. Dobbiamo però tener presente che lo Stato sta arretrando dappertutto. Siamo oggettivamente deboli. Dobbiamo fare come fa Zearo, sapendo però che non basta, la struttura delle istituzioni pubbliche sarà decrescente. Le difese del territorio se non organizzate su un disegno più ampio non bastano. La politica dei Sei da salvare per questo era sbagliata. Bisognava fare squadra e magari puntare sulle sedi distaccate. Dobbiamo cercare di creare sviluppo, maggiore competitività economica; cercare disegni generali, alleanze di tutta la montagna e di tutto l’arco alpino. 3 È difficile immaginarlo. Bisognerebbe sapere cosa fa il Paese in 10 anni e se rischia la deindustrializzazione profonda. Mi rimane la fiducia nelle aziende che sono sul territorio e sono sane e impegnate. Dobbiamo lavorare per rafforzarle, penso alla cartiera, all’Ici, all’Automotive Lighting, alla cartiera di Ovaro, alla Goccia di Carnia. Bisogna lavorare sulle piccole e medie imprese, puntare su turismo, energia, legno ( piste forestali).

ILARIO BROLLO (1995-1999) 1 Non c’erano queste minacce, però c’era una fase di ragionamento in prospettiva di ciò che veniva avanti. Era stato tolto il servizio di leva e c’era una modificazione sostanziale nel sistema da quel punto di vista. La caserma Del Din era già chiusa ancorché fosse ancora presidiata dal personale della Cantore, tant’è che quando ci fu l’alluvione del 1996 vi abbiamo potuto ricoverare le persone le cui case erano state sgomberate. Del tribunale non si parlava, anche se la minaccia, secondo quello che ho appreso approfondendo la questione, c’era fin dal 1923. Posso dire che assieme ai colleghi di altri 33 tribunali non sedi di provincia avevamo fatto una battaglia per prevenire questo problema che poi si era acquetato. Quella volta si era riusciti ad arginare il problema. E l’allora presidente del tribunale Deliddo era riuscito, lavorando molto, a far in modo che fosse rivalutato il tribunale di Tolmezzo. Già dal 1923 c’è la spada di Damocle sul tribunale e ogni 5 anni puntualmente si riproponeva. 2 È una domanda difficile. Bisogna trovarsi in mezzo per rendersi conto. Al di là delle proteste, cosa si può fare? Se sono capitato in un momento di cambiamento sostanziale, devo capire quali sono i nuovi orizzonti, le possibili strade da percorrere, soluzioni diverse. Nel tempo cambiamenti e chiusure ci sono stati, penso ad esempio quando è stata chiusa la ferrovia. Bisogna cercare soluzioni diverse. 3 È difficile poter rispondere però penso che, con un’inversione economica e demografica, il suo ruolo centrale Tolmezzo possa ancora svolgerlo in Carnia e Alto Friuli. Possiamo dire che Tolmezzo tutto sommato dal punto di vista industriale sta vivendo un momento per cui la situazione è più positiva rispetto ad altre zone, ma anche lì dobbiamo stare attenti. Ci sono poi peculiarità ambientali e turistiche che possono favorire il reinserimento delle persone.

SERGIO CUZZI (1999-2009) 1 Ricordo una cartellina vecchia sul tribunale sempre in evidenza sulla scrivania. Io avevo cercato di scongiurare il pericolo e avevo ricevuto dall’allora ministro alla giustizia Castelli rassicurazioni per via della particolarità del confine con problemi di immigrazioni clandestina e traffico di armi. Poi la cosa è andata come è andata. 2 Non lo so. Purtroppo Tolmezzo sta scontando una situazione che si è venuta a creare negli anni con un territorio, indebolito dal punto di vista demografico, politico ed economico che lo vede sempre come qualcosa di estraneo e da ostacolare. Io ho cercato di rafforzare il rapporto anche con Tarvisio e Gemona. Io non credo alle Province, ma quella dell’Alto Friuli era un tentativo di inventare qualcosa di diverso per mettere assieme la parte a nord della Provincia di Udine. Purtroppo sappiamo com’è finita. Ora il ruolo di Tolmezzo è difficile. Io difendo Zearo, perché so quanto il momento è difficile, però battute come quella su Cividale se la poteva risparmiare. Bisogna cercare di rinforzare i rapporti con coloro che vengono penalizzati da questa situazione. Gemona stessa non può essere freddina sul tribunale e poi pretendere solidarietà sull’ospedale. Non credo ai gesti eclatanti; ora forse è tardi. 3 Tolmezzo avrebbe bisogno di massa critica anche al suo interno, di rafforzarsi come classe dirigente, di essere unita per portare avanti le sue battaglie. Anche in vista delle prossime elezioni comunali, e sono idee da osservatore perché non mi candiderò, vedo un Centrodestra chiuso su se stesso, un Centrosinistra altrettanto chiuso su una logica di primarie, il Centro rimarrà lì incerto e litigioso come sempre e si riproporrà la situazione degli ultimi 5 anni.