Archivio mensile:Maggio 2016

Carnia: la rivoluzione è sempre opera di una avanguardia

di Delio Strazzaboschi.

Le mirabolanti promesse del capitalismo degli anni ’80 non sono state mantenute. Gli unici progressi si sono avuti nelle tecnologie informatiche, cioè nella simulazione della realtà, ponendo i clienti al servizio dei propri fornitori: tutto il giorno ognuno esegue gratuitamente il lavoro della banca, dell’agenzia di viaggi e del commercialista. Si esaltano creatività e imprenditorialità, ma la disponibilità di manodopera a basso costo in capo al mondo permette agli industriali d’impiegare tecniche di produzione assai meno evolute di quelle che dovrebbero usare in patria. Le scarpe da ginnastica non vengono prodotte con nanotecnologie dai cyborg, ma cucite su vecchie singer dai figli dei contadini che non possono più coltivare la loro terra. Non è quindi la concorrenza di mercato il fattore di sviluppo del capitalismo, ma come sempre lo sfruttamento del lavoro. La conseguente disfatta sociale interna ha fatto sì che oggi in Europa si salvi solo chi può.

Ed è finalmente chiaro che cosa sia la politica in Italia. Consiste nel mettere nel sacco gli sprovveduti, disinformati dalla tv, e nel comprare il consenso degli altri. Per i primi, quotidiane narrazioni favoleggiano dell’isola che non c’è (se la disoccupazione giovanile passa dal 40 al 37%, la notizia è la sua perdurante e dilaniante enormità e non certamente la sua risibile diminuzione percentuale). Dei secondi, con la fiscalità generale derivata al 90% dalle tasse strapagate dai lavoratori, si comprano semplicemente i voti: 80 euro, jobs act, 500 euro a insegnanti e diciottenni, milioni ai Comuni al voto, stipendi ai preti, Imu e dottrina cattolica a spese dello Stato, i privilegi di dirigenti pubblici e forze armate, e anche i prossimi 30mila prepensionamenti nelle banche. Si usano le risorse spremute dal vertice produttivo della piramide rovesciata del Paese (per il quale diminuisce la speranza di vita e aumenta ogni anno l’età pensionabile) per vincere le elezioni, sommando il consenso d’illegittimi interessi parassitari. E non c’è magistratura che possa impedire la corruzione dei cittadini da parte della politica, se questi sono indegni della repubblica democratica: la storia del Pci è in mano a un democristiano e quella della CGIL a una socialista. La rivoluzione è sempre opera di una avanguardia, si sa. Ma se ogni altra soluzione ha fallito, e non c’è né fiducia né speranza nelle istituzioni, per liberarsi dell’attuale angosciosa oppressione alla minoranza produttiva non resta altro.

Tolmezzo: dal 6 maggio il “Terremoto a fumetti”un fumetto on-line che rilegge in chiave fantasy gli eventi del 1976

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di Gio Di Qual.

A partire dal 6 maggio, data che esattamente 40 anni fa cambiò per sempre il Friuli, su www.terremotoafumetti.it verrà pubblicato a cadenza bisettimanale il fumetto Silvia e l’Orco, una storia che reinterpreta in chiave fantasy il terremoto del 1976.

L’opera vuole essere un tributo al Friuli ed alle sue leggende, calato nella cronaca del disastro naturale che lo ha sconvolto, al fine di ricordare con uno sguardo diverso la trasformazione di una terra che segue da sempre una sua storia del tutto peculiare.

Il fumetto è realizzato in maniera completamente indipendente da due quasi esordienti friulani, Giovanni Di Qual, grafico free-lance di Tolmezzo, e Giovanni De Luca di Venzone, i quali si sono occupati di disegni, soggetto e testi, con la collaborazione di Cristina Di Gleria per i testi in friulano.

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La storia segue le vicende di Silvia e Giulio. Lei è una ragazza semplice ed ingenua che ha il dono di parlare agli animali, lui un ragazzo emancipato e scaltro di origini romane, appena congedato dal servizio di leva ed attratto dal carattere introverso di Silvia. Le loro storie si intrecciano con quelle degli abitanti del paesino friulano nel quale vivono.

La loro vita scorre tranquilla ed ordinaria, fino a che nell’aria si fa strada un terribile presentimento…una antica leggenda sta per risvegliarsi, ma nessuno sembra rendersi conto del pericolo a cui il paese sta andando in contro…solo Silvia può provare a fermare l’imminente catastrofe!

Georges Vriz: un artista di origina carnica, che vive in Francia famoso in tutto il mondo

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Intervista di Ermes Dorigo
in occasione della esposizione della sua Divine comédie a Palazzo Frisacco.

 

Georges Vriz è nato nel 1940 in Francia, da padre italiano, Attilio, ivi emigrato da Raveo nel 1920 a Champigny-sur-Marne, dove ancora risiede, e da madre francese. Mantiene, comunque un rapporto affettivo con la Carnia per lui ‘culla’, “berceau de toute ma première enfance“. 
Tra il 1956 e il 1960 svolge l’apprendistato in intarsio ed ebanisteria a Parigi e intanto studia disegno, pittura e scultura negli ateliers Zadkine e Braver. Tra il 1975 e il 1980 dirige uno studio di disegni di mobili e ne realizza  per 70 ambasciate e consolati francesi.

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Dal 1979 si dedica esclusivamente all’arte contemporanea, utilizzando il suo materiale prediletto, il legno. Nel 1986 realizza un affresco nella sede della F.A.O. a Roma. Tra il 1984 e il 1990 diffonde la sua nuova concezione dell’intarsio nell’ambito della politica della cultura della città di Parigi. Oltre a numerosi artisti e artigiani francesi, tanti stranieri vanno a Parigi, per seguire il suo insegnamento ed apprendere la nuova tecnica dell’intarsio, chiamata appunto ‘tecnica Vriz’, “le vrizou“, come la definiscono affettuosamente i suoi allievi. Nel 1988 fonda i R.I.M. (Rencontres Internationales de la Marqueterie contemporaine). Nel 1989 riceve la medaglia di Vermeil (argento dorato) della Città di Parigi; in questo stesso anno esce una monografia sulla sua opera (‘Vriz: un marqueteur rebelle. Voyage lyrique au pays de la marqueterie contemporaine‘). Dal 1990 diviene Presidente della commissione professionale nella regione Ile de France e riveste diverse cariche nazionali (presidente di commissioni d’esame) e di nomina ministeriale: Consigliere dell’Insegnamento Tecnologico nell’educazione nazionale Dal 1996 assume la presidenza di una compagnia teatrale ‘Le pain d’Orge‘ a Champigny-sur-Marne e disegna scenografie e costumi per una commedia musicale di Guy Bontempelli, presentata al festival d’Avignone. La televisione francese, oltre a varie interviste, ha realizzato un video di 26’ sulla sua opera, conosciuta, grazie alle tante esposizioni – Parigi, Tolosa, Rouen, Strasburgo, Dallas, New York, Manchester, Ginevra, Cracovia – in tutto il mondo.

Champigny sur Marne

Marc Lechien così scrive della sua tecnica: “Un quadro di Georges Vriz non ricorda in nulla la messa a punto laboriosa di un’opera di lungo respiro, come richiede l’intarsio. Le impiallacciature di legno sembrano essere state incollate con l’impeto, la leggerezza o con la forza del pennello, come per incantesimo ed illusione: qui si avverte la differenza e il passaggio dall’artigiano al creatore, che ha imitato la pittura col legno, utilizzando la cosiddetta ‘perce‘ (la riapparizione del supporto): egli ha trasformato un errore d’apprendista in una bellezza espressiva”.

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Fu contentissimo di allestire una sua Mostra nella città, Tolmezzo, dov’è nato suo padre. Inizialmente ebanista nella bottega del padre nel Faubourg Saint-Antoine (“J’aime le bois. J’aime le toucher, le sentir, le caresser. J’éprouve à son contact une sensualité troublante. Pénétrer cette matière, c’est comme la violer, la posséder. L’arbre avec ses racines ancrées dans la terre et ses branches qui s’élancent vers le ciel n’est-il pas une merveilleuse symbole de la vie ? “), irrequieto e creativo, decide di dedicarsi totalmente all’arte (ha esposto in tutto il mondo), inventando una tecnica di pittura, “le vrizou “, che così egli descrive: “Come premessa ricordo che prima di affrontare questa tecnica, la padronanza delle tecniche tradizionali dell’intarsio è indispensabile così come la conoscenza della tavolozza delle essenze dei legni, molto bene nelle loro qualità estetiche e meccaniche. L’innovazione di questa tecnica consiste nel sovrapporre delle impiallacciature differenti e di far apparire (all’occhio) quelle di sotto con una pomiciatura estremamente calibrata e dosata: questa tecnica, definita della ‘perce’, e che è l’ossessione degli ebanisti, per i quali essa costituisce un errore, è utilizzata da me come un mezzo per la realizzazione totale dell’opera: nella mia tecnica la ‘perce’ non è mai accidentale” (per maggiori informazioni sulla sua biografia e sulle sue opere: www.marvel.it/glock ).

Incuriosito dalla realizzazione di tale opera coraggiosa –  avevo esaminato il Catalogo della Mostra di Parigi, 100 tavole di illustrazione della Divina commedia -, dopo una serie di scambi epistolari finalmente, in una delle sue rarissime discese a Raveo, ho potuto incontrarlo e cercare di capire più a fondo questa sua impresa, nella quale si sono cimentati tutti i più grandi artisti del ‘900.

Catalogo

“Nel 1994 – mi dice -, quando mi vinse il desiderio di realizzare la Divina commedia, rimasi come folgorato. Non ebbi il minimo dubbio che mi apprestavo a vivere un’avventura, che sarebbe durata più di tre anni. Ero completamente preso, dissolto in questo magnifico poema. Prima ancora della modernità di questo testo, mi prese la brama incontenibile di realizzarne una illustrazione: alcune illustrazioni, inizialmente. In forma quasi naïve, con candore e semplicità e naturalezza: io non avevo assolutamente l’intenzione di realizzare l’immensità teologico-filosofica dell’opera dantesca. Man mano che procedevo nella mia impresa la mia incertezza e ritrosia a illustrare tutto diveniva sempre più evidente: però sentivo che dovevo andare a fondo a tutti i costi. Sì, ma come? Accademicamente?… sicuramente no. Completamente figurativo?… non più. Astratto? Perché no? Io volevo andare il più vicino possibile alla interpretazione di Dante: ero diventato suo amico e non volevo assolutamente tradirlo. Lavoro e impegno gravoso e oneroso, quasi velleitario e senza umiltà. A furia di leggerlo e di rileggerlo, io ridiventai un bambino, mi meravigliavo, non comprendevo più bene ciò che emanava e mi arrivava dall’opera.

“A questo proposito – intervengo – nella Gazette Drouot si parla proprio di una figurazione onirica e allusiva”.

“Decisi – continua – di farne una illustrazione, la cui lettura potesse essere compresa da un bambino, in una forma, in una illustrazione, appunto, quasi naïve. I bambini sentono e comprendono la poesia spesso meglio degli adulti. Ma non bisognava cadere in una forma espressiva troppo infantile per rispetto e in relazione all’altezza del meraviglioso poema di Dante.”

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“Infatti – lo interrompo – come scrive Jacqueline Risset, la maggior dantista francese, nella presentazione del Catalogo: Le immagini dell’Inferno s’inscrivono in un quadrato, quelle del Purgatorio in un triangolo, e quelle del Paradiso in un cerchio. … Il quadrato è forma ‘normale’ di un quadro. Esso autorizza una rappresentazione equilibrata del male dell’universo. Il triangolo è il 3 – il numero, la cifra stessa di Dante, sulla quale è costruita la ‘Commedia’ – figura ascendente. Il Paradiso è un cerchio – figura perfetta e forma delle sfere celesti. Georges Vriz  è legato a Dante come Dante a Virgilio…. E’ questo legame che dà alla sua interpretazione una grande libertà, libertà che è allo steso tempo fedeltà e rigore.”

“Esattamente – risponde -. Scelsi, per ‘incorniciare’ le mie illustrazioni, tre figure geometriche: il quadrato, il triangolo e il cerchio, forme altamente simboliche e di significato universale. L’avventura poteva cominciare: è durata tre anni di dubbi, d’incertezze e di gioie. E’ dal Paradiso che io ho avuto le più grandi soddisfazioni e le maggiori difficoltà:

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«Outrepasser l’humain ne se peut

  Signifier par des mots : que l’exemple suffise

  A ceux à qui la grâce réserve l’expérience»

(Trasumanar significar per verba/ Non si porìa; però l’essemplo basti/ A cui esperïenza grazia serba)

Questi versi magnifici mi hanno guidato durante la mia illustrazione.

Quanto alla tecnica, ho deciso di lavorare su carta per costruire un’opera che fosse fragile: perché? Non lo so dire. Un foglio di carta incollato su foglie di legno; come fondo ho utilizzato della polvere di legno, della segatura finissima che io preparavo da solo, ricavandola da noce, acacie, sicomori e qualche legno colorato; segatura che mescolavo a della colla e che applicavo e distendevo con la spatola. Una volta che questa patina si era seccata e indurita, sono intervenuto per dipingere i miei personaggi con pastelli e matite. E’ una tecnica mista ancora mai utilizzata per quanto io ne sappia.Questa tecnica mi ha permesso di arrivare più vicino alla mia interpretazione, era completamente al servizio della mia ispirazione. Molto densa e intensa. Molto intensa la poesia di Dante, altrettanto intensa la materia che mi serviva per esprimerla Le mie fatiche terminarono; mi ci sono voluti alcuni mesi per uscire fuori e liberarmi dalla Commedia, a tal punto la mia concentrazione mi aveva preso ed era stata grande. Quando io dico ‘uscire’ è un modo di dire, perché uno non ‘esce’ mai dalla Commedia, dopo che uno ha avuto la grazia di entrarci. Tutto ciò che io ho provato, amato, si trova nelle mie illustrazioni e spero di non aver assolutamente fallito in questa meravigliosa avventura. Io non sono molto bravo nella ‘dialettica’ ma io credo che Lei abbia compreso a fondo il mio lavoro e saprebbe certamente parlarne meglio di quanto io non sappia fare: come Lei sa, gli artisti sono gli ultimi a poter parlare della loro opera”.

“Certo – concludo – non sono mancate le polemiche circa la raffigurazione di un Dante ‘nero’ in controluce nel Paradiso. Probabilmente a quei critici è mancato lo sguardo ingenuo del bambino che, simultaneamente, comprende la miseria e la grandezza dell’uomo, la sua indissolubile sostanza di oscura materia e luminosa spiritualità, la distanza incolmabile dalla Divinità se, come Lei ha detto, non interviene la Grazia”.

Paularo: la discussione sull’arrivo degli immigrati nella campagna elettorale per il nuovo sindaco

di Rinaldo Tarussio.

Gli immigrati a Paularo fanno discutere nDa alcuni giorni anche Paularo dà ospitalità a una decina di immigrati o profughi provenienti dagli stati asiatici del Pakistan e dell’Afghanistan, arrivi che naturalmente hanno scatenato una serie di considerazioni da parte degli abitanti paularini in particolare su “facebook”. Per l’intera vallata si tratta di una situazione un po’ anomala e la cosa naturalmente viene commentata da diversi punti di vista a iniziare da quello umanitario, unito all’accoglienza dettata dalla nostra fede cristiana che, purtroppo si scontra con una situazione locale di vera precarietà economica e sociale che vede coinvolte molte famiglie con redditi ridotti al lumicino. Pare scontato che gran parte di queste e non solo, non vedano di buon occhio questa elargizione gratuita di vitto e alloggio (di gran lunga oltre i 1200 euro mensili pro capite ), in buona parte molto giovani che “bighelloneranno” per le intere giornate tra le vie del paese. Ora ognuno può pensarla come meglio crede, ma certamente in questa continua alle prese con una grande precarietà che non accenna a diminuire, tali situazioni non fanno che amplificare il senso di ingiustizia che si radica e diffonde negli strati sociali costretti a vivere al limite della povertà. Come ben sappiamo questa situazione è voluta da quanti hanno interesse a far sì che questo stato di cose non cambi, ma vada avanti così col fine di portare acqua all’amico dell’amico, il tutto a scapito di quanti in questi anni hanno visto ridotto il loro tenore di vita se non addirittura si ritrovano a vivere ai margini della povertà. A mio parere, la locale amministrazione comunale nell’accettare le imposizioni degli organi statali, avrebbe dovuto quantomeno farsi garantire un vero e concreto aiuto finanziario per l’intera collettività che, ipotesi che se non accettata, avrebbe dovuto portare alle dimissioni dell’intera amministrazione. Visto che tra un mese ci saranno le elezioni comunali e tra i cittadini sta emergendo il netto rifiuto di recarsi a votare proprio per questa recente situazione, inviterei i candidati sindaco a esprimere un loro parere in merito.

Tolmezzo: trasparenza negli incarichi il Comune cambia le regole

di Tanja Ariis.
La giunta comunale ha modificato il regolamento sui criteri per il conferimento di incarichi professionali a esperti esterni: ora ha inserito anche i servizi attinenti all’architettura e all’ingegneria, all’urbanistica e alla paesaggistica e i servizi legali. Questa amministrazione comunale, evidenziano dall’esecutivo guidato da Francesco Brollo, ha previsto nel proprio programma amministrativo la necessità di operare con la massima trasparenza in ordine all’affidamento di incarichi esterni, siano essi di tipo consulenziale sia tecnico e professionale. In particolare, è ora prevista la formazione di liste di accreditamento a cui attingere per la scelta dei soggetti da invitare alle procedure di gara. Il regolamento prevede che l’amministrazione istituisca, per quanto riguarda il conferimento di incarichi professionali riferiti a servizi tecnici e legali di valore inferiore ai 100 mila euro, una o più liste di accreditamento di professionisti con requisiti professionali e di esperienza minimi, eventualmente suddivise per tipologie di settori di attività. Il Comune ricorrerà alle liste di accreditamento per invitare alle procedure comparative di selezione o alle procedure di gara un numero di soggetti sufficiente ad assicurare un efficace quadro di confronto. Per la formazione di tali liste procederà alla predisposizione di avvisi pubblici, da aggiornare di norma con cadenza annuale, con l’inclusione delle nuove istanze di ammissione. L’iscrizione avverrà su domanda del professionista interessato o del rappresentante dello studio associato, il quale dovrà allegare all’istanza la documentazione prevista nell’avviso. L’affidamento degli incarichi agli iscritti nelle liste e la scelta dei soggetti da invitare alle procedure di gara tra i medesimi iscritti avverrà con provvedimento dell’amministrazione adeguatamente motivato nel rispetto dei principi generali di non discriminazione, parità di trattamento, proporzionalità e trasparenza nonché dei criteri di esperienza e capacità professionale e di altri parametri, tra cui spicca la volontà di garantire una certa rotazione. Saranno esclusi o in seguito cancellati dagli elenchi i professionisti che eseguano le prestazioni con grave negligenza o malafede, o in caso di grave errore o ritardo.

Carnia: elezioni 2016, solo a Paularo è gara vera, Sauris Dogna e Resiutta un unico candidato Sindaco

Sono cinque i comuni della montagna che vanno a elezioni per il rinnovo delle amministrazioni comunali. A Paularo, il centro più popoloso con i suoi 2.737 elettori, sono tre, salvo ripensamenti dell’ultima ora, i candidati al ruolo di sindaco: Daniele Di Gleria, attuale vicesindaco, supportato da una civica, Annino Unida, consigliere di minoranza uscente, e Mara Plozner, dipendente della Regione, entrambi sostenuti da una lista ciascuno. A Comeglians, 532 elettori, un solo candidato, Stefano De Antoni, padre di un assessore della giunta uscente (Alessandro, che non si ripresenterà). Un solo candidato anche per il Comune di Sauris, 419 elettori: si tratterebbe (il condizionale è d’obbligo, visto che nulla c’è ancora di ufficiale)di Stefano Lucchini, già sindaco del piccolo comune dalla parlata tedesca. Passando dalla Carnia alla vallata del Fella troviamo altri due Comuni per i quali si parla di un solo candidato sindaco. A Resiutta (315 elettori) si ripresenta l’uscente Francesco Nesic, con la lista “Insieme per Resiutta”, formata – a quanto si sa – da alcuni degli uscenti più qualche nome nuovo. A Dogna (192 gli elettori) stessa musica, in quanto si profila la candidatura del solo Simone Peruzzi, 25 enne assessore uscente ai lavori pubblici, che dovrebbe essere sostenuto da una lista di giovani in cui non figura il primo cittadino uscente Gianfranco Sonego.