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Friuli: scissione di Edipower, le 26 centrali del Fvg cedute a una spa di Bolzano

di Elena Del Giudice.
Passano di mano 26 impianti idroelettrici friulgiuliani. Ovvero la quasi totalità del “patrimonio” utile alla produzione di energia idroelettrica della regione, che da Edipower andranno a Sel spa, Società elettrica altoatesina. A dare l’annuncio è A2A, la più grande multiutility italiana, che informa dell’avvenuta assemblea straordinaria della controllata Edipower e Cellina energy nel corso della quale è stato approvato il processo di scissione non proporzionale di Edipower. L’operazione prevede l’assegnazione a Cellina energy di un compendio costituito da un complesso di impianti idroelettrici di titolarità di Edipower e dei relativi rapporti giuridici. L’operazione rientra in un accordo-quadro che definisce i presupposti i termini e le condizioni nonchè i tempi di realizzazione dell’uscita dal capitale sociale di Edipower non solo di Società elettrica altoatesina, ma anche dei soci finanziari Banca Popolare di Milano, Fondazione Cassa di Risparmio di Torino e Mediobanca Banca di credito finanziario spa. A valle di questa operazione il capitale sociale di Edipower sarà detenuto al 100 per cento da A2A e «ciò comporterà per Edipower – spiegano dalla società – un determinante recupero in termini di competitività e per l’intero gruppo A2A una significativa semplificazione gestionale». Se A2A non dettaglia quali siano le centrali idroelettriche interessate dal cambio di proprietà, lo fa Sel Spa. «Abbiamo deliberato l’uscita di Sel da Edipower in cui deteniamo una quota oggi pari all’8,54 per cento. Grazie all’acquisizione delle quote minoritarie di diverse banche in aggiunta alla propria partecipazione in Edipower, Sel rileverà un parco di centrali idroelettriche nelle province di Udine, Gorizia e Pordenone». «Sel esce da una società nazionale in cui detiene una piccola quota di partecipazione – ha detto il presidente della Provincia di Bolzano Arno Kompatscher – e questa quota minoritaria dell’8,5 per cento, viene convertita in un pacchetto di impianti idroelettrici in Friuli». «Con questa operazione – ha detto l’assessore all’energia Richard Theiner – cediamo la partecipazione in centrali a produzione fossile e guadagniamo un parco centrali che punta sulla produzione da energia rinnovabile». Il parco di centrali è quello che Edipower indica come “Nucleo di Udine”, che ha sede a Somplago di Cavazzo Carnico, e raggruppa gli impianti situati in Fvg e che utilizzano le acque del torrente Cellina, dei fiumi Isonzo e Tagliamento e di alcuni affluenti, comprese le dighe, le opere di derivazione, le stazioni elettriche e le pertinenze. Il Nucleo si compone di 8 impianti principali di cui 2 di grandi dimensioni (Somplago e Ampezzo), 6 di medie dimensioni (Barcis, San Leonardo, San Foca, Cordenons, Villa Rinaldi, Ponte Giulio) collegati alla rete ad alta tensione, e 18 minori collegati alla rete a media tensione. Della ventilata ipotesi di passaggio di mano del patrimonio idroelettrico del Fvg, ne aveva parlato per primo la scorsa estate Enzo Marsilio (Pd) che aveva chiesto, attraverso un’interrogazione alla giunta, che la Regione entrasse nella trattativa. E questo in considerazione che «la valorizzazione delle risorse idroelettriche è uno degli obiettivi strategici dell’amministrazione», e che avrebbe potuto essere interessante e remunerativo per il territorio costruire un progetto in grado di mantenere in loco la proprietà degli impianti.

Cavazzo: Comitato in difesa del lago, «Evitare un altro disastro»

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di Piero Cargnelutti.

«Speriamo che l’operazione di sfangamento del bacino di Verzegnis non provochi un altro disastro come quello avvenuto poco più di un anno fa a Sauris». In vista della conferenza dei servizi che coinvolgerà tutti i sindaci dei Comuni situati lungo il Tagliamento e che è in programma venerdì 13 giugno in Regione, i Comitati a difesa del bacino imbrifero montano e a tutela e salvaguardia del Lago dei Tre Comuni hanno fatto sentire la propria voce, ieri, nel corso di una conferenza stampa organizzata nella sede della Regione a Udine. «Quello che è successo a Sauris – ha detto Franceschino Barazzutti – non può essere un modello e siamo rimasti stupiti delle parole dell’assessore Sara Vito: la fauna ittica non è ritornata da sé, ma perché è intervenuto l’Ente tutela Pesca, e poi ci spieghino dove sono finiti i 51 mila metri cubi di fango estratti dal lago». I comitati chiedano alla Regione che intervenga sulle modalità con le quali saranno effettuati gli sversamenti di fango dalla diga dell’Ambiesta, chiedendo nello specifico che venga aspirato e successivamente sistemato in modo tale che possa essere portato via e non lasciato correre a valle attraverso il Tagliamento, così come si è fatto in Toscana nei casi di Lapenna e Levanne. «Non è giusto che Edipower faccia pesare i suoi scarti alla comunità», hanno detto i comitati ricordando la presenza, ai piedi della diga dell’Ambiesta di uno scarico collegato attraverso le turbine direttamente al lago dei Tre Comuni, per cui vi è pure l’alto timore che buona parte di quelle migliaia e migliaia di metri cubi di fango si riversino proprio nel grande bacino friulano. «Non ci pare neppure corretto – ha detto Dino Rabassi del comitato a difesa del lago – che i sindaci vengono avvisati della conferenza di servizio a poche settimane dalle elezioni, quando molti Comuni hanno nuovi amministratori, diversi dei quali non sono neppure a conoscenza delle problematiche, per cui consigliamo loro di andare alla conferenza dei servizi accompagnati da qualche tecnico».

Trasaghis: acqua dal lago al rio, si teme l’effetto Sauris

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foto da cjalcor.blogspot.com.

di Piero Cargnelutti.

Concluse le elezioni nella Val del lago, la questione relativa alla tutela dell’ambiente torna a farsi sentire da parte dei comitati, preoccupati dalla notizia che Edipower ha fatto pervenire ai Comuni posti lungo l’asta del Tagliamento, da Verzegnis e Tolmezzo in giù, una comunicazione relativa all’imminente necessità di sfangamento del bacino dell’Ambiesta. In pratica, sembra ci sia la volontà di togliere tutto il fango attualmente presente nel bacino di Verzegnis: «Ci auguriamo – ha detto Dino Rabassi del Comitato a difesa e sviluppo del lago – che nell’incontro fissato il 13 giugno nella sede della Regione per prendere cognizione del piano operativo, questa volta i sindaci pretendano idonee garanzie non solo per il Tagliamento, ma anche per il Lago che verranno coinvolti in questa operazione, onde prevenire gli orrori di pochi mesi fa provocati dallo sfangamento del bacino di Sauris». Dino Rabassi ricorda come la salvaguardia in particolare del grande bacino friulano sia stato al centro della campagna elettorale appena conclusa: «Non per nulla – dice – i Comitati hanno sentito l’esigenza di un dibattito pubblico con i candidati sindaci di Cavazzo Carnico e Trasaghis sul problema “lago” poco prima del voto dato che l’importante indicazione del 15 gennaio scorso della IV Commissione Consiliare Permanente in materia di tutela del Lago e in generale delle acque, non era sembrata degna di particolare attenzione da parte degli amministratori locali». La notizia di una possibile “operazione sfangamento” per il lago di Verzegnis, conosciuto anche come “Ambiesta”, preoccupa anche il mondo della pesca sportiva; il timore è infatti che i milioni di metri cubi di fango che si vuole portar via dal fondale del bacino carnico possano essere riversati, attraverso determinate condotte, nelle acque del Tagliamento. A quanto pare la segnalazione mandata da Edipower ai Comuni riguarda un intervento che si vuole fare nel mese di settembre: «Dopo aver visto le conseguenze dello sfangamento del lago di Sauris – osserva Claudio Polano, consigliere dell’Ente Tutela Pesca – non vorremmo che un intervento di questo tipo possa andare a colpire le acque del Tagliamento dove oggi è in corso il ripopolamento del Temolo e della Trota Marmorata, specie che sono protette anche dalla direttiva europea “Acqua”. Siamo pronti a fare le nostre proposte in modo tale che l’intervento di sfangamento non vada a compromettere l’ambiente naturale del Tagliamento: l’arrivo del fango va a colpire i branchi di pesci giovani, e allo stesso tempo si deposita sui fondali non permettendo lo sviluppo di alcuna forma di vita, distruggendo così un ambiente unico».

Carnia: Edipower contesta l’assegnazione della Bandiera Nera, Legambiente replica

di Legambiente del FVG.

 Il comunicato su carta intestata di Edipower a firma del responsabile comunicazione di A2A SpA per il Piemonte, Lombardia e Friuli Venezia Giulia, relativo al conferimento da parte di Legambiente della bandiera nera ad Edipower per il disastro provocato dallo sfangamento del bacino di Sauris, deve essere sembrato una autoassoluzione d’ufficio, una palese mistificazione della realtà verificata sul terreno ed un metodo prepotente e coloniale verso il territorio interessato se, nonostante fosse inviato già il 1 agosto a tutti gli organi d’informazione operanti in regione questi lo abbiano trascurato, relegandolo  –  ben 10 giorni dopo –  in un angoletto in fondo alla pagina locale di un unico quotidiano in cronaca di Sauris. Chissà se solleciti siano venuti localmente…
   Al “tutto va ben, madama la marchesa “ di Edipower sarebbe sufficiente rispondere sinteticamente che, mentre il progetto di svaso approvato prevedeva determinate concentrazioni massime di fango, determinati tempi dello svaso, e che la colata interessasse solo l’asta del Lumiei, tutto ciò non si è verificato. La colata di fango sarebbe finita alla confluenza del Fella e oltre, tant’è che per evitare ciò si è ricorsi a scavare traverse sull’alveo del Tagliamento e poi a “sotterrare” il fango in buche appositamente scavate in alveo.  Altro che rispetto del progetto e delle procedure!
    Invece insistiamo su questo episodio, poiché non vorremmo che quanto avvenuto con lo svaso del bacino del Lumiei non sia altro che la sperimentazione di un metodo che verrà adottato da Edipower anche nel prossimo sfangamento del bacino di Verzegnis, dove il fango basta ed avanza a coprire tutta la valle. Allora forse ci sarà concesso di parlare di disastro ambientale? Ed inoltre la procedura messa in atto dagli uffici ministeriali per la pulizia degli invasi idroelettrici riguarda tutto il territorio nazionale e quello del Lumiei è, per noi, un paradigma negativo fino a prova contraria.
   Nel dettaglio, il comunicato di Edipower travisa i fatti. Infatti:
   L’improcrastinabile svuotamento del lago di Sauris  deriva da una  prescrizione dell’Ufficio Tecnico delle dighe di Venezia che, ancora nell’anno 2009, imponeva ad Edipower  la messa in sicurezza dello scarico di fondo. Ciò si rendeva necessario in quanto, già dall’anno 2005, ovvero dalla data di approvazione del Piano di Gestione (tuttavia tale situazione era preesistente), veniva disatteso da Edipower l’obbligo previsto dal Piano stesso, di attuare, due volte all’anno, manovre di esercizio sullo scarico di fondo, onde garantirne la pervietà  e mantenere in tal modo gli standard di sicurezza richiesti da una tale infrastruttura. Quindi l’obbligo, l’urgenza e la dimensione dell’intervento realizzato, discendono da una mancata ottemperanza da parte di Edipower, di obblighi di legge finalizzati alla sicurezza della popolazione.
    La perdita di profitto a causa dell’interruzione dell’attività è stata minimizzata in quanto
a)      l’acqua dell’invaso è stata sfruttata a scopo idroelettrico da Edipower fino al raggiungimento del limite dell’imbocco di derivazione, al di sotto del quale ciò non era più possibile per ovvi motivi; tale circostanza ha causato l’effetto di non disporre di acqua all’interno dell’invaso al momento del rilascio ,  acqua la quale avrebbe potuto, tramite lo scarico di mezzofondo, essere sfruttata onde diluire le concentrazioni di limo prevedibilmente molto alte;
b)      le modalità di fluitazione riteniamo siano state scelte in base soprattutto a criteri economici ovvero per incidere il meno possibile sui costi dell’operazione; infatti tutti gli accorgimenti per limitare l’impatto sul corpo fluviale sottostante, si riducevano ad una previsione di utilizzo dell’acqua proveniente da altra derivazione per l’eventuale diluizione (che invece è stata utilizzata  per smuovere ulteriormente i fanghi tramite lance a pressione) e ad una scarna dicitura quale “indicare delle manovre di emergenza al verificarsi di casi particolari  (eventi di precipitazione intensi, superamento di picchi di concentrazione tollerati “ (Decreto n.SIDR- 1496 ISF/LUM/GI dd 25.06.12), mai indicate né messe in opera;
c)      la durata temporale dell’operazione era prevista di otto settimane ma già al quindicesimo giorno erano stati fluitati circa 30.000 mc di materiale (quindi l’obbligo imposto dall’Ufficio Tecnico era stato ottemperato). A quel punto Edipower ha accelerato la discesa di ulteriori 20- 30.000 mc e in venti giorni, ciò che doveva discendere in otto settimane, era stato smaltito. Tale modalità di sfangamento ha permesso al gestore di risparmiare sui tempi e anticipare il riempimento dell’invaso (e la veloce ripresa dello sfruttamento idroelettrico) a svantaggio del corpo idrico il quale ha dovuto sopportare una incredibile colata fangosa (quasi budino), della durata di ventidue giorni, la quale ha azzerato ogni forma di vita acquatica (come ben documentato e verbalizzato da vari organi competenti e di vigilanza) raggiungendo e interessando anche una porzione consistente del fiume Tagliamento, mettendo in allerta e preoccupando i comuni rivieraschi. In nessun atto si è ancora potuto riportare la quantità certa di limo riversato.
     La normale dinamica torrentizia, ovvero in assenza di opere da presa, fa sì che i limi delle dimensioni di quelli depositatisi nel corso dello svasamento in questione, raggiungano sempre la media e bassa pianura e non si depositino mai in montagna; i torrenti di montagna infatti, sono composti, in tutto il loro materasso ghiaioso, da ciottoli di dimensioni molto maggiori e ciò è motivo della permeabilità degli stessi. Infatti il corpo idrico, costituito da materasso, acqua di capillarità, acqua fluente di superficie e falda più o meno profonda, nutre le sorgenti di montagna e le falde, proprio in forza della propria natura permeabile. Stravolgere tale natura significa andare incontro a notevoli cambiamenti di un tale delicato equilibrio. Per questo motivo, l’affermazione secondo cui “ il limo sceso durante l’operazione di svaso ha ricostituito le frazioni fini dell’alveo del torrente Lumiei, prolungandone il tratto bagnato (…) consentendo così lo sviluppo di un ambiente acquatico su un lungo tratto prima normalmente asciutto”, rappresenta letteralmente una presa in giro. Infatti si allude alla funzione di “asfaltatura” che il limo ha di fatto realizzato, infiltrandosi tra i ciottoli e creando uno strato impermeabile al di sotto di essei, impedendo in tal modo all’acqua di raggiungere gli strati profondi del materasso ghiaioso. Ciò rappresenta un danno all’ecosistema fluviale, e non un vantaggio se non per Edipower la quale potrà ora esibire un minimo vitale sempre misero ma più visibile di prima. Infatti, se precedentemente alle operazioni il torrente si presentava asciutto in superficie, ciò non era dovuto alla poca impermeabilità del materasso (il quale, non deve essere impermeabile) ma alla sessantennale opera di sottrazione dell’acqua da parte di SADE, ENEL ed infine Edipower. Si ribadisce che una tale quantità di argilla, seppur non contaminata, riversata nell’arco di pochi giorni lungo un cristallino torrente di montagna, non presenta nessun carattere di naturalità; né fisico, né chimico, né paesaggistico, né estetico; ne sanno qualcosa i cumuli di pesci morti che Edipower ha dovuto, lamentandosi pesantemente dei costi sostenuti per tale triste pulizia, far rimuovere dal letto del torrente Lumiei.
     Sorvoliamo sulla riqualificazione dell’ittiofauna poiché quando si azzera la fauna esistente e tutta la catena alimentare ad essa connessa, nessuno può parlare di operazione di riqualificazione. Ciò che si pesca oggi è pesce di allevamento immesso ad hoc per calmare gli animi dei pescatori; come in una grossa vasca da bagno.
     Edipower non ha rispettato le già poco stringenti prescrizioni impartite dagli Enti Regionali, sforando le concentrazioni di sedimenti sospesi previste (raggiungendo anche 59 g/l invece di 5-7 g/l previsti ed autorizzati) e non mettendo in atto alcun accorgimento per impedire i danni perpetrati come avrebbe dovuto fare; non c’è nessuna indagine, di nessun Ente che affermi il contrario, anzi, sia ETP che Arpa hanno a più riprese indicato come: “Di fronte ad un evento di tale eccezionalità è impossibile effettuare previsioni di durata dell’irreversibilità dell’impatto e del danno ambientale”.
     Per quanto riguarda la trasparenza, si fa notare che su quattro conferenze dei Servizi, nemmeno ad una è stata ammessa la presenza delle associazioni ambientaliste, mentre, al momento della discussione e del voto da parte dei componenti pubblici, i rappresentanti di Edipower non sono stati allontanati dalla sala. Inoltre, in alcuni passaggi della corrispondenza ufficiale tra Enti pubblici ed Edipower, i primi sottolineano la scarsità di dati trasmessi dal gestore e solo in seguito all’indagine avviata dalla Procura di Tolmezzo, tali lacune sono state colmate. Pur tuttavia permangono ancora molti interrogativi. Uno per tutti: a quale profondità è giunto il limo all’interno del materasso fluviale e quali effetti deriveranno, per esempio in caso di alluvioni dalla mancanza di capacità di drenaggio e di assorbimento del corpo idrico. E sull’ecosistema , questo sconvolgimento profondo, quali conseguenze e per quanto tempo provocherà?
   La risposta si perde nell’ acqua canterina dei nostri ultimi pochi torrenti integri e vitali, per i quali Legambiente si batte perché restino tali e perchè si ripensi il sistema idroelettrico del Tagliamento, figlio di una (in)cultura coloniale, del massimo profitto, di spregio verso il territorio e la sua popolazione. La stessa (in)cultura del Vajont. Ci si consenta il paragone ardito.
 

Cavazzo: stop al progetto EdiPower dell’ampliamento della centrale

Stop al progetto EdiPower sul Lago di Cavazzo: la società energetica ha rinunciato ad ampliare la centrale esistente di Somplago. Lo ha comunicato la societa’ alla Regione nei giorni scorsi ma la notizia e’ stata appresa soltanto oggi da parte dei comitati che si battono contro la realizzazione dell’opera e che per questo hanno organizzato una conferenza stampa. Gli stessi comitati chiedono ora alla Regione la promulgazione di una legge speciale a tutela dell’intera area del lago dei tre comuni.

Edipower rinuncia definitivamente al progetto di potenziamento della centrale sul lago. Il progetto non è più ritenuto strategico per la società, che non lo ha nemmeno confermato nel suo piano industriale. La notizia è contenuta nella lettera che Edipower spa ha inviato a ben otto ministeri, a Regione e Provincia, ai Comuni e a tutti gli organi competenti. Ma a rendere pubblica tale notizia non sono stati gli amministratori locali, bensì i rappresentanti dei comitati, riuniti ieri in conferenza stampa nella sede della Regione a Udine, che così cantavano vittoria. «I Comuni e gli amministratori locali – ha detto Franceschino Barazzutti dei comitati – prendano atto di avere sbagliato: quel parere positivo ha tenuto impegnati inutilmente ministeri e varie direzioni, uno spreco di soldi per un progetto che non era realizzabile perché fondato solo sulla differenza del costo dell’energia tra la notte e il giorno, oltre che rischioso per falde acquifere di cinque paesi». E ora i comitati fanno festa ma per loro l’impegno non è terminato: sia gli studi del “loro tecnico” Dino Franzil che dell’ingegner Garzon, coinvolto direttamente dai Comuni, prevedono infatti che in cento anni il grande bacino rischia l’interrimento per i fanghi che continuano a depositarsi nei suoi fondali e per questo ribattono la necessità di una condotta sotterranea che dalle turbine di Somplago riversino le acque sul Leale: «Se gli amministratori locali vogliono lasciare ai giovani una pozza di fango – hanno detto Dino Rabassi e Valter Stefanutti – lo dicano chiaro e tondo. Per quanto ci riguarda noi chiediamo che tutte le realtà, da Edipower alle autostrade, all’oleodotto Siot, si impegnino per rinaturalizzare il lago, e alla Regione chiediamo una legge speciale per il lago». Il 29 luglio i comitati si incontreranno con i gruppi consiliari regionali di M5S e Sel, ma chiederanno di essere ascoltati anche dagli altri gruppi consiliari.

 

Cavazzo: progetto per Somplago «non più strategico», Edipower non raddoppia la centrale

di Tanja Ariis.

Colpo di scena: almeno fino al 2015 Edipower stoppa, non ritenendolo strategico, il progetto di potenziamento della centrale idroelettrica di Somplago che tanto aveva fatto discutere, mobilitando i comitati di difesa del territorio e facendo scattare perizie su perizie tra favorevoli e contrari. Ebbene, Edipower ieri ha comunicato che il suo piano industriale 2013-2015 non include l’intervento. Lo ha reso noto dato che l’incontro organizzato per domani ad Alesso dal Comitato per la difesa e lo sviluppo del lago e dal Comitato tutela acque del bacino montano del Tagliamento con i quattro candidati alla presidenza della Regione vede tra i temi clou l’impianto di pompaggio relativo al potenziamento della centrale. «Una particolare attenzione a questo argomento che sappiamo ha interessato fortemente il territorio friulano in particolare quello carnico – spiega la società – è stata dedicata da Edipower durante l’elaborazione degli investimenti previsti nel nuovo piano industriale. L’attuale situazione del mercato elettrico e, più in generale la contingente situazione economica presente in Europa, ha orientato le scelte di Edipower, favorendo investimenti volti a migliorare l’efficienza degli attuali insediamenti produttivi. Il progetto di potenziamento dell’impianto di Somplago con sistema di pompaggio non è stato confermato in quanto non ritenuto strategico». Soddisfatto Franceschino Barazzutti, del Comitato tutela acque del bacino montano del Tagliamento, il quale, se da una parte non è del tutto sorpreso dalla decisione di Edipower, dall’altra assicura che l’attenzione rimarrà alta: «Ci fa piacere, ma non abbassiamo la guardia – dice -. Io penso questo: hanno presentato il progetto nel 2009, per il 2010 doveva essere finito; se siamo arrivati fino al 2013, non c’è solo la crisi, ma anche l’opposizione che abbiamo fatto. Merito nostro e della nostra gente! Questa decisione la sentivo nell’aria, seguendo le pagine economiche e gli inserti economici dei grandi quotidiani: in relazione a questa crisi veniva sottolineata la forte diminuzione della domanda di energia. Che senso avrebbe avuto fare un investimento così in questa situazione? Negli ultimi anni poi c’è stata una vera e propria esplosione della produzione di energia da solare ed eolico, tant’è che in Italia meridionale coprono l’intero fabbisogno. Le centrali idroelettriche sono per lo più di punta: l’acqua viene turbinata per produrre energia quando aumenta la domanda. Ciò avviene più di giorno, ma quando aprono le fabbriche anche il sole tira su la persiana. Idroelettrico e solare sono concorrenti. Ci sarà un motivo se gli Emirati arabi investono 109 miliardi di dollari nel solare per esportare energia e se c’è un progetto europeo di 405 miliardi di euro per Sicilia e Africa Settentrionale? Il progetto di pompaggio per la centrale è superato e ammazzerebbe definitivamente il lago».

Friuli: sul disastro del Lumiei le associazioni chiedono che Edipower paghi i danni

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“Dopo i danni provocati al torrente Lumiei e al fiume Tagliamento dalle operazioni di svasamento del bacino di Sauris operate da Edipower nel mese di febbraio, si proceda ad un vero ripristino ambientale – non ad un semplice “risciacquo” delle acque superficiali – e alla quantificazione del danno ambientale ai sensi del decreto legislativo 152/2006”: sono queste le richieste espresse oggi dalle associazioni Legambiente, Comitato per la tutela delle acque del bacino montano del Tagliamento e WWF nel corso di una conferenza stampa congiunta indetta alla vigilia della Conferenza dei servizi convocata domani dalla Regione e nel corso della quale Edipower presenterà le proprie proposte per riparare il danni causati.

Alla conferenza ha partecipato – oltre ad Emilio Gottardo della segreteria regionale di Legambiente, Franceschino Barazzutti del Comitato, Roberto Pizzutti, presidente di WWF Friuli Venezia Giulia e Fulvio Mattioni di Assieme per il Tagliamento – anche l’ing. Andrea Goltara, direttore del CIRF Centro italiano di ricostituzione fluviale, associazione nazionale che si occupa di riqualificazione ecologica dei fiumi. Quest’ultimo ha ricordato come la produzione di energia idroelettrica sia uno dei principali motivi di peggioramento dello stato dei fiumi e torrenti alpini e che quanto avvenuto sul Lumiei possa e debba rappresentare un’occasione per richiedere una modifica dei regimi idraulici e dei rilasci, tale da poter garantire un miglioramento dello stato dei fiumi e torrenti alpini già messi a dura prova dalle derivazioni idroelettriche.

 

Un concetto ripreso dalle associazioni che hanno indetto la conferenza stampa, convocata il giorno prima della conferenza dei servizi proprio perché “abbiamo il timore – ha detto Gottardo – che la proposta di “ripristino” di Edipower sia quella di dare semplicemente una ripulita, una “risciaquata” alle acque infangate, condita con qualche immissione di trota marmorata. Ma questo non è ripristino: ripristino significa ricostituire le condizioni quo ante, l’ecosistema fluviale pre-esistente, nel più breve tempo possibile”. “Sia dalla presa di Caprizzi che dalla diga – hanno precisato le associazioni – è necessario aumentare il rilascio in alveo, sia nel Lumiei che nel Tagliamento, delle acque destinate al deflusso minimo vitale per  fare sì che la maggiore massa d’acqua consenta di asportare i materiali fini che si sono depositati tra sasso e sasso e per ristabilire nel più breve tempo possibile, grazie alla ricostituita continuità idraulica, le basi fisiche e ambientali migliori per la ricostituzione delle popolazioni bentoniche disastrate”.

 

Infine, le associazioni hanno annunciato che procederanno nei confronti di Edipower, richiedendo allo Stato di attivare la procedura di Valutazione del Danno Ambientale così come prevista del D. Lgs 152/2006.

Una quantificazione – hanno chiarito le associazioni – che non si può limitare alla conta dei pesci morti ma che deve tenere conto degli effetti diretti e indiretti (tra questi ultimi è il caso, ad esempio, delle imprese turistiche e di tutto l’indotto colpito dal diminuito afflusso turistico conseguente all’alterazione dell’ambiente fluviale) nonché dei danni irreversibili, come per esempio l’estinzione (nel caso di specie non si tratta di estinzione definitiva, ma di temporanea sparizione: 1-2 anni?) di molte specie, soprattutto di quelle non immettibili dall’uomo (pesci e macrovertebrati non allevabili). Tale sparizione è rafforzata, nel caso di specie, dal periodo in cui è avvenuto la svasamento, in pieno periodo di riproduzione dei salmonidi comportando l’eliminazione della generazione 2013, oltre che di tutte quelle adulte e giovanili precedenti.

Preone: altro esposto alla Procura, la Regione convoca Edipower

di Tanja Ariis.

Il sindaco del paese carnico, Andrea Martinis, pretende risposte documentate sul deposito di limi nel greto del Tagliamento provenienti dalle operazioni svolte alla diga di Sauris e sugli interventi nella parte che riguarda il suo comune: per questo ha presentato un esposto in Procura ed ha emesso un’ordinanza di sospensione per i lavori svolti nel tratto di Preone. Intanto la Regione ha convocato per mercoledì una nuova conferenza dei servizi dove oltre a Edipower, ai Comuni di Sauris, Ampezzo e Socchieve e diversi enti, ha invitato anche i Comuni di Preone, Enemonzo e Villa Santina. Il Comune di Preone ha emesso giovedì un’ordinanza con cui ha ordinato a Edipower l’immediata sospensione dei lavori sul greto del Tagliamento nel tratto che riguarda il proprio territorio. Martinis si era recato il venerdì precedente con personale della Stazione forestale di Ampezzo sull’asta del fiume e aveva notato che erano stati realizzati interventi relativi alla canalizzazione delle acque e opere come traverse di contenimento e fosse, di varie dimensioni, per la decantazione dei limi derivanti dalla diga. «Per questi interventi – afferma Martinis – a me non risulta emesso alcun provvedimento autorizzativo, oltre al fatto che il mio Comune non è stato coinvolto nella conferenza dei servizi di maggio sullo svaso della diga di Sauris. Come sindaco, devo vigilare su quanto accade sul mio territorio, non mi bastano né le parole, né le scuse, voglio verificare i dettagli tecnici e le conseguenze per il mio comune di questa operazione dato oltretutto che non era prevista in questi termini». Martinis vuole vedere le carte e le analisi dei limi e si aspetta che la Regione gli fornisca tutte le spiegazioni del caso. Alla Procura della Repubblica chiede di verificare se dalle attività svolte possa derivare un danno ambientale e un rischio per la salute pubblica. Come si diceva la Regione ha convocato una nuova conferenza dei servizi per mercoledì, ritenendo mutato lo scenario inizialmente previsto che non contemplava l’interessamento del Tagliamento poi invece avvenuto. Durante le operazioni di svaso e di fluitazione per la Regione si sono verificate delle criticità (crolli di pareti di sedimento, conseguente concentrazione dei solidi sospesi e interessamento del Tagliamento fino alla Vinadia), per cui la situazione di fatto appare non coincidente con gli scenari di riferimento assunti e occorre valutare l’eventuale aggiornamento dei contenuti del Piano operativo e del Piano di monitoraggio. Durante la riunione di mercoledì Edipower illustrerà la situazione di fatto rispetto agli scenari ipotizzati nel Piano operativo approvato e gli esiti delle attività di monitoraggio e delle misure di contenimento poste in essere.

Sauris: la risposta Edipower sullo svuotamento del lago, tutto sotto controllo

(t.a. dal MV di oggi)

Edipower sullo svaso della diga del Lumiei rassicura: è tutto sotto controllo, i Comuni sono informati costantemente, i pesci morti sono del lago e le modalità operative sono state approvate con decreto dalla Regione, dopo una conferenza di servizi con tutti gli attori del territorio. Queste attività – si sottolinea – occorrono a garantire il funzionamento della diga e la sicurezza del territorio. Edipower riferisce di analisi e verifiche ambientali effettuate da professionisti, di un costante monitoraggio dell’area con la condivisione e il continuo scambio di informazioni con gli organi di controllo e gli enti locali. Le metodologie applicate sul Lumiei, afferma ancora Edipower, «sono frutto di anni d’esperienza messa in campo dalla nostra società nelle fluitazioni di invasi idroelettrici tanto da divenirne delle linee guida riconosciute a livello nazionale. Operazioni come queste – dice – purtroppo non sono indenni da moria di fauna ittica, ma è importante notare che i pesci per la loro tipologia provengono dal lago e molto probabilmente si sono trovati in prossimità dello scarico di fondo al momento dell’apertura. Coscienti di queste problematiche, in accordo con l’Ente tutela pesca Fvg, sono state effettuate operazioni di monitoraggio delle popolazioni ittiche prima dello svaso, in modo da potere ripristinare tutte le condizioni ambientali e ittiche a fine lavori. Le amministrazioni di Sauris, Ampezzo e Socchieve, così come tutti gli enti coinvolti, ricevono quotidianamente i nostri verbali con i valori rilevati dalle stazioni di monitoraggio». Finiti i lavori, saranno comunicati tutti i dati

Carnia: “Sot il puint di Preon”, Barazzutti vs il fango di Edipower

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di Franceschino Barazzutti, presidente del Comitato per la tutela delle acque del bacino montano del Tagliamento   

Sino agli anni ’50 sotto il ponte di Preone sempre scorrevano le acque limpide, pure, abbondanti del Tagliamento. Scorrevano, quasi cantando nel loro rumoreggiare, in rami che ora si dividevano ora si ricongiungevano in un felice gioco nell’ampio letto, che il fotografo-farmacista di Enemonzo Antonelli ben ritrasse. Dalla seconda metà degli anni ’50 sotto il ponte di Preone l’acqua scomparve rimasero solo i sassi e la ghiaia: un deserto.

   L’acqua  – tutta l’acqua del Tagliamento – se la sono portata via i potenti della Sade con la benedizione dei governanti romani e locali e la promessa di un radioso futuro per la Carnia, rivelatosi tanto fallace da concretizzarsi invece in un robusto flusso migratorio una volta finiti i lavori. Hanno sostituito l’ampio alveo del Tagliamento con 80 km di anguste e fredde gallerie convogliando in esse le sue acque , che hanno trasformato in kilowattore portati via, altrove, attraverso lunghi ed impattanti elettrodotti.

   Quei tantissimi kw li hanno venduti incassando una quantità enorme di denaro, facendo cadere l’obolo della carità nelle mani del Consorzio BIM.

   In questi giorni sotto il ponte di Preone è tornato a scorrere …. qualche cosa. E’ una cosa strana, mai vista prima, di colore scuro, densa da scorrere a fatica, non è acqua, no: è fango! E’ il fango accumulatosi nel bacino di Sauris, che Edipower ha deciso ed è stata autorizzata a rimuovere nel modo più vantaggioso per lei ma più dannoso per gli alvei e le falde a valle.

   Dopo aver tolto tutta l’acqua agli alvei a valle desertificandoli, ora Edipower restituisce loro non l’acqua, ma il fango! Ma che razza di fango è? Che cosa contiene? A noi “pigmei carnici” non è dato sapere!

   Edipower tratta il nostro territorio come una colonia di cui ha il dominio assoluto.  Ai suoi azionisti, la bresciana-milanese A2A, la torinese-genovese-emiliana Iren, la trentina Dolomiti Energia, la bolzanina Sel, della Carnia e del Friuli non interessa un bel niente tranne che sfruttare le nostre acque. La Carnia e il Friuli non interessa neppure ai Sindaci di Brescia, di Milano, di Torino, di Genova, di Parma, di Piacenza, di Reggio Emilia, ai Presidenti delle Province Autonome di Trento e di Bolzano, tutti proprietari delle società azioniste di Edipower: a costoro – siano di sinistra o di destra – interessa solo che le loro municipalizzate facciano un redditizio business con le nostre acque.

    Ma questi sono “foresti”. Ciò che è ancora più grave ed inaccettabile è che i nostri “sorestanz” non si oppongano a questo uso coloniale del nostro territorio, pur disponendo di una statuto di Autonomia Speciale.

    C’è da chiedersi che ci sta a fare l’Ente Tutela Pesca, mantenuto dai pescatori, se riduce il tutto alla compensazione delle semine in un rapporto di vergognosa sudditanza verso i derivatori.

    C’è da chiedersi che ci sta a fare l’Assessorato Regionale all’Ambiente con i suoi strapagati dirigenti: chi e che cosa tutela?

    C’è da chiedersi che ci sta a fare la commissione di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), formata da dirigenti regionali e tecnici – pure strapagati – se, forse su spinte politiche, danno “il via” ad interventi di dubbia compatibilità ambientale con la foglia di fico di “prescrizioni” non sempre credibili.

    Ora Edipower ed i nostri “sorestanz” ci regalano il fango dell’invaso di Sauris, poi ci regaleranno quello dell’invaso di Verzegnis. Così faciliteranno “il via” al pompaggio dal lago di Cavazzo dicendo che in quest’ultimo non affluiranno fanghi dai superiori bacini perché ripuliti. Fanghi che un tecnico di Edipower definisce “limo, un prodotto naturale legato al processo di disgelo dei ghiacciai”. Già, ghiacciai inesistenti in Carnia! Già, “prodotto naturale”che egli farebbe bene ad utilizzare nel suo giardino e non specare riversandolo negli alvei!

     Peccato per loro – e per il lago – che l’acqua sempre più o meno torbida, continuerà a portare comunque fango nel lago che in 105-120 anni sarà interrato, come dimostrato sia dalla perizia dell’ing. Garzon, incaricato dai Comuni favorevoli al pompaggio, sia dallo studio dell’ing. Franzil vicino ai Comitati   

     Infine una domandina semplice ad Edipower ed ai nostri governanti regionali e locali: l’enorme quantità di fango accumulatosi nel lago di Cavazzo in oltre 50 anni di funzionamento della centrale di Somplago chi e dove la smaltirà?

 

    Tolmezzo, 8 febbraio 2013

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