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Paluzza: SOS fusilâz, la legge rischia di ripartire da zero

di LUCIANO SANTIN
Da Roma, in coincidenza forse non casuale con la data del 24 maggio, si è saputo che la legge per i “fusilâz” dovrà affrontare un percorso a ostacoli. La buona notizia è che il Senato esaminerà finalmente la legge Scanu-Zanin volta alla riabilitazione dei “giustiziati per l’esempio”; quella cattiva è che su quest’atto dovuto si addensano delle nubi, e che sin dall’avvio dell’iter si esprimono cautela, dubbi, e anche ostilità, in un quadro molto diverso da quello della Camera, dove il testo era stato votato all’unanimità, e in soli quattro mesi. Il senatore pd Nicola La Torre che da presidente della Commissione giustizia si è assunto il ruolo di relatore, ha precisato che intende fare le cose con attenzione, procedendo ad audizioni e convocando per prima cosa il Comitato tecnico scientifico istituito nel 2014, dal ministro Roberta Pinotti, e composto quasi integralmente da militari. Sottolineata la posizione già espressa dal Comitato, ovvero «che la ricostruzione e la riflessione sulle diverse tematiche, soprattutto le piú controverse, debba essere affidata alla ricerca e al confronto della comunità? degli storici», La Torre ha aggiunto poi di riconoscersi in tale considerazione, richiamando la particolare delicatezza della materia». La cosa potrebbe far ripartire la legge da zero: qualunque modifica, anche minimale, rimanderebbe infatti il provvedimento all’altro ramo del Parlamento. Queste dichiarazioni abbastanza trasparenti hanno fatto da trampolino all’ex ministro della Difesa, il forzista Maurizio Gasparri, che ha annunciato la sua posizione «assai critica in ordine alla praticabilità di un intervento legislativo in materia, che sembra aver come fine una riscrittura del passato di memoria orwelliana», esprimendo conseguentemente «il proprio avviso contrario sul disegno di legge». Dalla Camera, dove è stato relatore della legge, il deputato friulano Giorgio Zanin lancia un allarme. «Lo scenario preoccupa. Già il ritardo registrato dopo il nostro voto faceva temere motivi non esplicitati, riconducibili – come dire – a un lato oscuro, che alla Camera, in sede di discussione, avevamo già avvertito, e che non vorremmo pesasse nella vicenda», dice il parlamentare sanvitese. «Non vorrei che l’idea della riabilitazione fosse percepita da alcuni come un’implicita diminutio del valore delle Forze Armate, smentite nelle loro scelte di cent’anni fa, perché non è cosí. Non c’è un rischio di sistema: l’idea base della catena di comando non viene messa in discussione, però il comando sbagliato, come tale, sì». «Non vorrei che ci fosse una cattiva predisposizione a prescindere, proprio per il valore intrinseco della legge», conclude Zanin. «Io ho parlato di “giubileo civile”, di una richiesta di perdono che trae esempio dalle nuove parole scritte nella morale pubblica. Credo in questo senso che la legge contribuisca a far avanzare la civiltà giuridica del paese. Ma forse è proprio questo il punto su cui l’istituzione è recalcitrante».

Paluzza: La Secab e le nuove cabine “green” a ridotto impatto ambientale

di Gino Grillo.
Ha suscitato reazioni preoccupate tra la popolazione l’avvio dei lavori per la costruzione di alcune cabine di derivazione lungo la linea dell’elettrodotto interrato che dal Fontanon porta alla centrale di Enfretors. Le osservazioni presentate da alcuni abitanti del Comune alla cooperativa Secab invitandola a un maggiore rispetto dell’ambiente vedono la cooperativa dell’alt But rispondere illustrando il piano dei lavori previsti. Secab fa sapere di aver dato a un professionista, l’architetto Federico Mentil, l’incarico di edificare le infrastrutture mitigandone l’impatto ambientale e aggiunge che il progetto presentato ha superato con successo l’esame della Soprintendenza ai beni paesaggistici della Regione. Anzi, il progetto è stato definito degno di essere preso quale esempio di progettazione e di esecuzione per lavori simili dalla Commissione regionale del paesaggio. Per fare chiarezza sui lavori in corso, senza voler sollevare asti, ma con l’intento di informare una volta in più la popolazione, l’architetto Mentil spiega la filosofia adottata nel suo progetto. «Nulla è eterno e qualsiasi costruzione crea un impatto, l’importante è inserirlo nel contesto in cui si trova». Mentil pone il punto che anche la cabina nascosta alla vista di chi transita sulla statale in località Moscardo, «se viene vista da un’altra angolazione, la si nota». Importante quindi dare alle nuove costruzioni un senso di naturalezza e di bellezza in modo da renderle gradevoli alla vista, e magari anche utili per altre esigenze. Nel momento in cui la Secab – spiega Mentil – ha deciso di interrare, quattro anni or sono, l’elettrodotto del Fontanon, ha smantellato la vecchia linea aerea che impediva la crescita di piante nei pressi dei cavi aerei, eliminando così una infrastruttura necessaria ma che, per le conoscenze tecniche al momento della sua costruzione, creava un notevole impatto ambientale. Ora le nuove costruzioni saranno inserite in un contesto più naturale, «ma occorrerà dare alla natura un po’ di tempo per “assorbirle”». Le sei cabine, di cui una nel Moscardo già eretta, avranno tutte una multifunzionalità. La cabina Borgo sarà circondata da alberi di sorbo dell’uccellatore e sarà mimetizzata in maniera da poter da lì osservare la fauna locale, praticando pure bird watching con terrazza con vista sul monte Pizzo dei Camosci. La cabina a Moscardo sarà completata con una terrazza e fungerà pure da palestra di roccia. Una parte servirà allo stoccaggio dei residui della vicina cava di marmo. A Cleulis la cabina sostituirà un vecchio rudere nei pressi della latteria diventando un punto di sosta con sedili in legno di larice per chi attende il passaggio degli autobus con un giardinetto nei dintorni. A Casali Siega la cabina fungerà da punto di osservazione della flora della palude del “fischiosauro”, con area picnic e fontana. A Timau centro, la zona servizi sarà interrata, mentre la parte che emerge isolerà dai rumori del traffico e permetterà la vista sui monti circostanti e fungerà da luogo di partenza per escursioni sui sentieri montani. Quella di Pauarn avrà una terrazza panoramica e sarà abbellita da panchine per la sosta e da una fontanella con segnaletica per gli escursionisti.

Paluzza: il paese celebra i cent’anni dalla morte della portatrice Maria Plozner Mentil

di Gino Grillo.

In occasione del centenario della morte della portatrice carnica Maria Plozner Mentil, il Comune di Paluzza assieme al Museo della Grande Guerra e alle altre associazioni timavesi organizza una serie di eventi da martedì 16 febbraio sino alla domenica successiva per onorare la memoria dell’eroina che, con il proprio sacrificio, ha conquistato la medaglia d’oro che fu conferita alla figlia Dorina solo nel 1997 dall’allora presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. Sarà l’occasione per visitare il Museo della Grande Guerra di Timau che rimarrà aperto dalle 14 alle 18; per le scolaresche, oltre all’ingresso gratuito viene data la possibilità di accesso in orario diverso previa telefonata allo 0433 779078 – 339 3731097. Martedì dopo la messa al tempio ossario alle 18 si deporranno corone alla tomba della Plozner Mentil e al monumento alle portatrici in piazza a Timau. Alle 20 nella sala parrocchiale San Pio X, gli alunni della scuola primaria di Timau-Cleulis si esibiranno in una rappresentazione teatrale dal titolo: “L’eroina di Timau?” cui seguirà il concerto della Corale T. Unfer di Timau e del Coro G. Peresson di Arta Terme. Il programma prosegue sabato 20 febbraio con un bollo commemorativo di Poste Italiane a cura del Gruppo filatelici della montagna del Club alpino italiano nella sede del Museo dove alle 14 si terrà l’incontro “Racconti di vita e memorie di donne” con gli interventi del generale Rossini dell’Ana di Verona; di Chiara Fragiacomo dell’Istituto friulano per la storia del movimento della liberazione e del direttore del Museo Lindo Unfer.

Paluzza: un altro furto in zona Peep, per il sindaco servono più luci

di Gino Grillo

In pochi mesi si parla di almeno tre furti messi a segno nella zona Peep del comune dell’alta valle del But, tanto da suscitare la preoccupazione del sindaco Massimo Mentil, il quale anticipa che si dovranno prendere dei provvedimenti per cercare di scongiurare il ripetersi di eventi simili. L’ultima impresa di ignoti malviventi di cui si ha notizia è avvenuta nella tarda serata di giovedì 4 febbraio. A essere presa di mira l’abitazione di Luciano Buliano, presidente dell’Associazione sportiva di Timau. Secondo alcune testimonianze verso le 19 di giovedì la famiglia Buliano si sarebbe allontanata da casa per recarsi in una pizzeria del paese. Al ritorno, poche ore più tardi, la scoperta dell’intrusione e dei danni subiti ha lasciato sbigottiti i componenti della famiglia. I ladri, dopo aver forzato, rompendo un vetro, la porta del retro dell’abitazione, situata in una zona meno illuminata, ma molto frequentata, si sono introdotti nei locali asportando monili e oro. L’ammontare dell’ammanco non è stato reso noto. Ai Buliano a quel punto, superato lo sconcerto per la brutta sorpresa, non è rimasto altro che denunciare l’episodio al 112. A rispondere sono stati i carabinieri della centrale di Tolmezzo, che hanno inviato sul posto una pattuglia che ha effettuato i primi rilievi alla ricerca di impronte e di tracce. La notizia ha destato un certo allarme anche in paese perché, come ha anticipato il primo cittadino, non è il primo caso avvenuto in questa zona, non distante dal centro di Paluzza, facendo ritenere che in loco possa trovarsi anche un basista che controlla i movimenti delle persone. «La zona è poco illuminata sul retro di queste abitazioni – ammette il sindaco – e questo potrebbe aver facilitato l’incursione dei malviventi. L’area Peep si trova però non distante dal centro sportivo che ospita la palestra artificiale di arrampicata e i campi da tennis, per cui riteniamo si possa scoraggiare l’eventuale ripetersi di simili azioni aumentando l’illuminazione di tutta quella zona allacciandoci proprio al complesso sportivo ». Nel frattempo non resta che mettere in atto tutti gli accorgimenti più volte indicati dalle forze dell’ordine per difendersi da simili intrusioni.

Paluzza: alunni delle medie in quota per “ascoltare” i cervi, l’esperienza ospiti per una notte in rifugio Pramosio

 

Ai giorni nostri la maggior parte dei ragazzi non sa che aspetto ha di preciso un cervo e tantomeno come sia il suo verso, il bramito. Il cervo è un animale selvatico, quindi, se desideriamo vederlo, la cosa migliore da fare è farci accompagnare da una guida alpina esperta nel bosco. Noi abbiamo fatto proprio così! Infatti la nostra classe si è recata in località Pramosio, in comune di Paluzza, per vivere l’esperienza dell’ascolto del bramito dei cervi; per l’occasione abbiamo anche passato una notte nello splendido rifugio Casera Pramosio, a 1561 m. Il bramito è un richiamo gutturale, cioè proveniente dalla gola, e viene utilizzato dai maschi da settembre a ottobre, per definire la propria posizione e per attirare le femmine. I cervi vivono il periodo degli amori in maniera stressante sia dal punto di vista fisico sia da quello mentale. Quando un cervo invade il territorio di un altro, per conquistare le sue femmine, lo sta sfidando a duello: i due incrociano le loro ramificazioni e iniziano a spingere, tirare e scontrarsi finchè il più debole, sconfitto, rinuncia e se ne va. In queste lotte i maschi possono addirittura morire a causa delle ferite. Alla fine di ottobre i cervi se ne vanno per conto loro e ritornano nei luoghi di origine, mentre le femmine si riuniscono in branco insieme agli esemplari più giovani e si inoltrano nel fitto del bosco per passare l’inverno in un luogo sicuro. Per riuscire a individuare qualche esemplare di cervo, ci siamo dovuti alzare molto presto la mattina e abbiamo camminato a lungo, cercando di mantenerci il più silenziosi possibile, perché questi animali hanno un udito piuttosto fine. Per alcuni di noi è stato un po’ faticoso, ma tutti gli sforzi sono stati ripagati quando la guardia forestale che ci accompagnava ci ha indicato un piccolo branco in lontananza e abbiamo addirittura udito alcuni bramiti.

Paluzza: aprirà domenica 10 gennaio 2016 la palestra di roccia artificiale

Domenica 10 gennaio apre la palestra di roccia artificiale. Con questa struttura il Comune, che offre un’ampia scelta di itinerari a cielo aperto, si rivolge agli appassionati di arrampicata che vogliono migliorarsi tecnicamente, allenarsi e divertirsi. L’amministrazione comunale si prefigge così di avviare e sensibilizzare alla montagna specialmente i giovani, di migliorare l’offerta didattica delle scuole presenti in loco e di supportare la strutture ricettive del territorio: albergo diffuso, alberghi, Bed&Breakfast, ampliando la gamma di servizi offerti ai turisti. La struttura permetterà inoltre l’addestramento delle squadre del corpo del soccorso alpino della zona. La struttura realizzata dalla guida alpina Fabio Meraldi (inaugurazione alle 14.30), sarà dedicata alla memoria dell’alpinista Erwin Mayer. A gestirla è stato chiamato il Cai di Ravascletto che ha già messo in programma corsi rivolti ai principianti. L’orario in cui si potrà accedere alla palestra è stato fissato dalle 20 alle 23 nelle giornate di lunedì e giovedì. Le caratteristiche tecniche della struttura prevedono falesie di arrampicata con difficoltà diverse; sarà inoltre possibile noleggiare imbraghi e corde.

Paluzza: sulle tombe di famiglia il Comune perde anche al Consiglio di Stato

 

di Simonetta D’Este
È una sentenza del Consiglio di Stato a dare pace dopo otto anni di ricorsi e carte bollate alle 32 cappelle di famiglia del cimitero di Paluzza – alcune vecchie anche di 50 anni -, che resteranno quindi definitivamente ai legittimi proprietari. È stato infatti respinto con sentenza depositata a fine agosto di quest’anno l’appello presentato dal Comune, in seguito alla decisione del Tar regionale del dicembre 2012, che aveva annullato alcuni articoli del piano cimiteriale e del regolamento di polizia mortuaria dopo il ricorso dei proprietari delle tombe. Ma cosa ha scatenato la bagarre? Molti anni fa fu concesso dall’allora amministrazione comunale l’acquisto di alcuni terreni accanto al muro perimetrale del camposanto per la costruzione di cappelle mortuarie. Nel 2007, però, il Comune di Paluzza ha deciso di disciplinare, attraverso un nuovo piano regolatore cimiteriale e un regolamento comunale di polizia mortuaria, la situazione inserendo le strutture private all’interno del perimetro del cimitero, acquisendo di fatto le cappelle che sarebbero poi state riassegnate agli stessi (ex) proprietari dopo il pagamento della concessione d’uso. Una decisione che ha portato cinque degli interessati (molti risiedono all’estero da decenni) a rivolgersi a un legale, l’avvocato Eliana Massaro dello studio Miculan, e a impugnare il piano regolatore al Tar. Nell’aprile 2008 è arrivata la prima decisione del Tribunale che ha optato per la sospensiva del piano, che avrebbe reso demaniale l’area delle cappelle, e quindi dopo quattro anni a quella definitiva. Il Comune, però, non ha accettato di buon grado questa decisione, che aveva condannato l’amministrazione anche al pagamento del rimborso delle spese e competenze giudiziali a favore dei proprietari, e ha fatto appello al Consiglio di Stato. Appello che è stato respinto, con decisione di compensare le spese. «Finalmente è stato messo un punto su una assurda iniziativa del Comune – dichiara uno dei proprietari ricorrenti Tobia De Franceschi -, che dovrebbe avere altro a cui pensare, per lo sviluppo della montagna per esempio, invece di spendere in questo modo denaro pubblico. Si trattava di un contenzioso di natura assurda, messo in piedi solo per cercare di fare cassa». «Siamo di fronte ora – aggiunge – a un danno erariale per il Comune, che ha dovuto sostenere spese legali per difendere qualcosa che già in partenza si poteva capire fosse indifendibile. Inoltre, ha predisposto un piano cimiteriale che ora deve rifare. E questo significa spendere ancora». De Franceschi, poi, fa riferimento a una sanatoria pagata all’amministrazione negli anni scorsi per un presunto abuso edilizio di circa 500 euro a proprietario. «Le pratiche edilizie di sanatoria pretese dal Comune – spiega – non sono ancora state definite, nonostante la sanzione sia stata pagata, né è stata prodotta la documentazione per l’iter tecnico amministrativo». Fra le 32 tombe di famiglia del cimitero di Paluzza c’è anche quella della famiglia Englaro, dov’è stata sepolta Eluana. Suo padre, Beppino, che vive a Milano, non è tra i cinque titolari delle cappelle che avevano presentato ricorso al Tar. Tra i ricorrenti figura, invece, Tobia De Franceschi, geometra. Ed è stato proprio lui a storcere il naso quando l’amministrazione comunale adottò il Piano regolatore e il regolamento di polizia cimiteriale. «È vero – confermò a suo tempo – che il ricorso lo abbiamo firmato in cinque, ma bisogna tenere presente che molti dei proprietari delle cappelle vivono lontano non solo da Paluzza, ma dal Friuli. Alcuni sono addirittura all’estero da tempo». De Franceschi ricorda che i proprietari hanno anche dovuto pagare al Comune 516 euro come sanatoria.

Paluzza: Caserma Plozner, sì alle demolizioni al posto delle palazzine pericolanti ci sarà un’area verde

di Gino Grillo.
Saranno abbattute le due palazzine pericolanti della Caserma Maria Mentil Plozner che da anni versano in una situazione di grave degrado a ridosso della statale 52 bis. Il Comune ha reperito la somma necessaria, 400 mila euro, tramite il Click day. «Grazie all’operato dell’assessore ai lavori pubblici, Tiziano Di Ronco – fa sapere il sindaco Massimo Mentil – siamo riusciti a reperire questo fondi statale per mettere in sicurezza quest’area senza intaccare fondi comunali». Non si tratta della soluzione ottimale che l’amministrazione voleva per questa storica caserma, ma era necessario porre in sicurezza il sito e dare una nuova immagine all’ingresso del paese. «A 30 anni dall’abbandono della caserma da parte dell’esercito – prosegue il sindaco – abbiamo ritenuto doveroso, anche nei confronti dell’immagine e del significato che la caserma Maria Mentil Plozner ha nel paese, prendere dei provvedimenti. Il degrado delle due palazzine che si andranno ad abbattere comprometteva l’importanza di tutta la struttura della caserma stessa». Mentil ricorda fra le varie ipotesi di recupero della caserma, la proposta di Oro Neve, una società che voleva adibire le palazzine a centri di recupero e riabilitazione per traumi sportivi, destinazione sanitaria che la Caserma ebbe nel 1946 per la riabilitazione dei combattenti. Una soluzione che non trovò, per vari motivi, attuazione. «Difficile trovare altre soluzioni, in particolare in questo momento di stretta finanziaria. Eliminando le due palazzine pericolanti – aggiunge il sindaco – otterremo un’area verde che sarà più facile riutilizzare, magari grazie a un concorso di idee o a un tavolo aperto a tutti gli interessati per ribadire il valore che la caserma ha rappresentato, e rappresenta, per la storia del nostro Comune». I lavori, che saranno appaltati entro ottobre, saranno terminati entro l’anno. Le strutture situate a sinistra dell’entrata della caserma trovano sede l’Ana Pal Piccolo, che ha ristrutturato gli edifici dell’ex mensa ufficiali, la Protezione civile locale, la società sportiva Aldo Moro e viene utilizzata dal soccorso alpino per esercitazioni anche cinofile.

Paluzza: la torre Moscarda diventa museo e svela la sua storia

di Gino Grillo.
Durante questo mese di agosto è stata aperta al pubblico la torre Moscarda, conosciuta anche come “Torate” la cui costruzione data probabilmente tra il XIII e il XIV secolo in località “Enfretors” (fra le torri). In epoca romana questi manufatti facevano parte dell’importante sistema difensivo – doganale del Castrum Muscardum, che fin dal I° secolo a.C. vigilava sulla via Julia Augusta che da Aquileia conduceva al Norico attraverso il passo di Monte Croce Carnico. La valle del But così divenne di grande interesse politico facendo nascere altre torri di difesa e di segnalazione che con il passare degli anni si fusero in uno singolo sito conosciuto come Castrum Moscardum. Questo luogo è stato importante pure nel periodo patriarcale: nel 1259 il patriarca Gregorio di Montelongo fece costruire un borgo delle Moscardum che oggi è Casteons. La millenaria storia di questa torre vide nel 1600 il rafforzamento di alcune opere, resesi necessarie in seguito alla guerra di Gradisca del 1616, tesa ad impedire il passaggio degli austriaci alle spalle dei Veneziani che erano accampati sull’Isonzo. Poco si conosce del periodo napoleonico, tuttavia nel 1836 le fonti storiche narrano che la torre gemella dell’attuale che si trovava sulla destra orografica del torrente But venne abbattuta da mine e bombe. Oggi al maniero, recentemente oggetto di un sensibile intervento di restauro e recupero architettonico, per destinarlo, nel contesto del parco del Monte Coglians, a museo del territorio con annesso orto botanico, si giunge per due sentieri diversi che attraversano opere militari erette nel secolo scorso. Di pianta quadrata alta 10 metri, la torre si erige per tre piani sui quali si aprono delle finestre, dove un tempo si accedeva probabilmente da una porta a pioli che veniva issata a due mensole esterne. I tre piani ora sono visitabili dopo che nel 1993 è stato aperto il manufatto che è stato destinato a museo del territorio con al piano terra prodotti dell’artigianato locale, al primo piano sono esposti cartelli del giardino botanico annesso, mentre il secondo piano ospita pannelli didattici e documenti relativi alla vicende storiche connesse alla torre che si trova nel territorio del comune di Paluzza. La torre è inserita nel contesto di Carnia Musei e osserva, per le visite, l’orario dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 19. Per eventuali visite fuori orario si può contattare il numero dell’uffici turistico 0433 /775344: l’ingresso è gratuito.

Paluzza: trionfa il Somavile, l’olimpionico Di Centa trascina la squadra della sua borgata alla vittoria

di Gino Grillo.
Cente, Cleules, Gombe da Poç, Granducato di Casali Sega, Incjaroi, Liussûl e Tausie, Monai, Par Daûr, Place, Pontaibe, Somavile, Somprât, Vile: questi i rioni che sabato e ieri si sono dati battaglia per vincere il “Palio das Cjarogiules”, slitte e carri che un tempo venivano utilizzati per il trasporto del legname e del fieno dai boschi e dai prati alle case dei paluzzani. Dopo due anni di supremazia del borgo Vile, l’edizione 2015, la 31esima, è stata appannaggio del rione di Somavile, il borgo a nord del centro paesano, che ha distanziato le compagini del borgo Vile, uno dei due borghi predominanti della frazione di Casteons che si trova a nord di Paluzza e ha inizio – come frazione – immediatamente dopo il ponte sul fiume Pontaiba. Medaglia di bronzo al borgo Par Daûr, l’ultimo costruito nel paese formato da villette a schiera e case popolari, edificate dopo il terremoto del 1976. A correre per i colori dei vincitori sono stati Alessandro Morassi, Michele Rovere, Patrick Di Centa e Giorgio di Centa, celebre gloria olimpionico del paese. Per Vile ha corso la squadra vincitrice dello scorso anno: Micael Galassi, Andrea Biliani, Alessandro Di Bert e Stefano Maier. Per i terzi classificati, Par Daûr, Daur, Franco Puntel, Giona Barbacetto, Mirco Romanin e Nicola Romanin. Vincitori degli altri palii: Paola Romanin e Daniela Morassi per i colori di Somavile nel “Palio dal fen cu la cjarogiule”, Mosè ed Ervion Puntel nel “Palio da ciame” per i colori di Cleules, mentre al “Seon” hanno primeggiato Andrea Silverio e Damiano Langillotti del rione Cente. Non solo fatica fisica, nel caricare i carri e trainarli, ma per questa edizione da segnalare anche la vezzosa elezione della “Miss e il so biel”: Giorgia Ronchi e Jacopo Di Ronco. Notevole l’affluenza di gente, proveniente dai paesi vicini, ma anche dalla Bassa friulana e dal Veneto. Una festa di comunità che, per il sindaco Massimo Mentil, «dà un’immagine buona della Carnia, dove vivono ancora sani valori, voglia di stare uniti, sens della comunità. Sono un buon viatico e incoraggiano a essere ottimisti per il futuro». La pioggia di sabato non ha inciso sull’affluenza di pubblico e sullo spettacolo: dopo l’acquazzone, tutto è tornato alla normalità, permettendo llo svolgimento di tutti gli appuntamenti. Il mercatino degli hobbisti, ieri, ha regalato un’immagine spensierata in attesa del palio clou disputastosi in serata.