Archivio mensile:Febbraio 2012

Telefriuli: a Effemotori ospiti Wiktoria Ziaja, Dario Marchetti, Barry Rivellini e Mauro Tavella

Effemotori il programma Tv degli Sport motoristici in Friuli Venezia Giulia. Questa settimana ospite Wiktoria Ziaja, la modella polacca protagonista del calendario di Motosprint 2012, Dario Marchetti l’inossidabile pilota bolognese con una lunga e brillante carriera in pista, Barry Rivellini pilota moto ed istruttore della Rock and Road Racing. Con Mauro Tavella parleremo dei preparativi dell’Italian Baja 2012

In onda Venerdì 2 Marzo alle ore 20.00, sabato 3 alle ore 13.15 e Domanica 4 alle ore 21.30, conduce in studio Marco Angileri. 

Effemotori anche sul Web! Effemotori la rubrica Tv settimanale di Telefriuli dedicata al mondo dei motori in Friluli Venezia Giulia, ora è anche sul web con il blog interamente dedicato ai motori della nostra regione: www.effemotori.blogspot.com  notizie, informazioni, curiosità. Inviaci comunicati, foto sulla tua attività all’indirizzo [email protected]

 

Gemona: la Pro loco cancella l’Agosto medievale 2012, ripensamento solo con nuovi fondi

di Maura Delle Case

Dopo aver rischiato di veder cancellare l’edizione 2011 della festa della zucca di Venzone, quest’anno l’incertezza investe la più storica delle manifestazioni estive della pedemontana, una delle più amate e seguite di tutta la regione. A rischio è infatti l’agosto medievale di Gemona e in particolare la tre giorni di “Tempus est jocundum” con l’elezione della dama castellana, eventi capaci di richiamare migliaia di visitatori anche da fuori regione. Quest’anno l’appuntamento con la rievocazione storica, che dilaga in tutti gli angoli del centro per culminare, ogni sera, nella pioggia di fuochi d’artificio dal campanile del Duomo, potrebbe essere cancellata a causa delle difficoltà economiche in cui versa l’organizzatrice Pro Glemona, che si è vista costretta a tagliare sia la rassegna “Castelanimato” che la “Festa del Pane”. La notizia è di ieri pomeriggio, data a malincuore dalla presidente Sara Mardero durante l’assemblea dei soci. «Considerata la crisi, che si ripercuote anche sulle realtà associative come la nostra, sia in termini di minori contributi da parte del Comune, che da parte degli enti sovraordinati e degli sponsor, nel 2012 dovremo purtroppo rinunciare a Sant’Antonio e a Castel Animato, mentre a rischio è Tempus», ha detto Mardero, precisando, in relazione all’agosto medievale, che «già nella passata edizione si sono contate minori entrate da contributi pubblici per circa 10 mila euro a cui si deve sommare il “flop” della terza giornata che ha fatto lievitare le perdite a 15 mila euro». «Cifra che – continua – si ripercuote pesantemente nel passivo di fine esercizio». La decisione di non inserire Tempus nel programma delle manifestazioni 2012 non è stata presa a cuor leggero, «adesso si tratterà di valutare – conclude la Mardero – assieme a enti e associazioni del territorio nonché agli esercenti della città la fattibilità della manifestazione».

articolo dal sito del Messaggero Veneto

Friuli: consumatori, se la fregatura è nascosta dietro i bonus

 

di RITA BERTOSSI

Una nuova forma subdola di probabili inganni e raggiri sta giungendo nelle “provate” caselle di posta elettronica di utenti friulani. Così è stato per Luisa, correntista di Banco Posta e utilizzatrice di un conto online, che, nei primi giorni di febbraio, ha trovato nella casella di posta elettronica una mail con la quale le si comunicava di aver ricevuto un “Bonus Fedeltà” di 250 euro. Per ricevere il Bonus Fedeltà la signora entro 48 ore avrebbe dovuto accedere ai servizi online affinché l’importo vinto fosse accreditato sul conto BancoPosta o sulla Postepay. Luisa è persona prudente e la comunicazione non l’ha convinta. Mi ha quindi consegnato la stampa della mail e chiesto informazioni e consigli. Quasi certa della risposta, ho comunque verificato con Poste Italiane Spa con l’esito che mi aspettavo: caso di phishing. Ritengo opportuno ripetere i suggerimenti già dati in altre occasioni. Due i fondamentali: ricordare che la rete ha tanti “varchi” e controllare spesso gli antivirus, controllando anche gli estratti conto. Ricordarsi che il “phishing” è il sistema utilizzato per “pescare” i dati riservati delle carte di credito, delle postepay o dei conti correnti. Per contrastarlo, non dobbiamo rispondere a messaggi, ovviamente accattivanti, quali quelli che promettono bonus da accreditare sul conto ondine, chiedendo i dati che ci permettono di accedervi e ringraziando per aver “scelto i nostri servizi” L’uso del logo del BancoPosta non deve tranquillizzarci. Infatti né Poste italiane, né le banche, né altre aziende chiedono, con tali modalità, le coordinate bancarie o altri dati particolarmente delicati. Da ricordare anche che le richieste ingannevoli di dati spesso sono giustificate con nuove modalità per la sicurezza. Sul sito di Poste italiane si trovano molti esempi di “pesca” e si trova anche un elenco di società che inviano comunicazioni via mail per contattare persone che forniscano dati e mettano a disposizione conti correnti con il miraggio di poter realizzare considerevoli somme semplicemente “affittando” un conto corrente. Sul sito sono riportati molti casi di mail pericolose che alcuni di noi potrebbero aver ricevuto e, si spera, non preso in considerazione evitando così guai giudiziari.  

Tolmezzo: la Regione spieghi al governo che il taglio del Tribunale è un controsenso

di David Zanirato

«La Regione faccia proprio il documento che certifica l’aumento dei costi per lo Stato provocato dalla paventata soppressione del Tribunale di Tolmezzo, così da poter vantare maggior credito davanti al Governo». Questa la richiesta che è uscita ieri dall’assemblea pubblica dell’Ordine degli Avvocati del capoluogo carnico, al termine della due giorni di astensione dalle udienze (pressoché totale), proclamata dai legali sia per manifestare il loro dissenso contro gli ultimi provvedimenti delle liberalizzazioni, sia per mantenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni locali sulla riorganizzazione degli uffici giudiziari in Italia che vedrebbe coinvolto suo malgrado anche il Tribunale tolmezzino. All’incontro convocato dalla presidente dell’Ordine Barbara Comparetti hanno aderito una cinquantina di avvocati, i parlamentari Monai (Idv) e Pittoni (Lega Nord), i consiglieri regionali Picco, Marsilio, Della Mea e Baritussio, i massimi vertici degli Ordini professionali della provincia e una discreta rappresentanza dei sindaci dei 44 comuni del comprensorio. Ai primi cittadini presenti Comparetti si è rivolta chiedendo un ulteriore sforzo per la raccolta delle firme a difesa degli uffici giudiziari tolmezzini che ha subito negli ultimi tempi una frenata. «Non perché vogliamo fare gli interessi della categoria – ha ribadito Comparetti – ma perché dobbiamo entrare tutti nell’ottica di difesa di un servizio primario per l’intera collettività, alla pari dell’Ospedale o delle scuole». Massimo supporto è stato poi garantito dagli altri ordini professionali, come i periti o i commercialisti, i quali si sono impegnati a sensibilizzare sull’argomento i propri associati di tutta la provincia affinchè la battaglia sia condotta a livello regionale. Dal canto loro i parlamentari hanno informato di essersi interessati presso il Ministero della giustizia per carpire quali saranno i parametri in via di definizione da parte del Governo sulla riorganizzazione dei Tribunali «che intanto, fra i vari provvedimenti adottati a livello nazionale – ha fatto sapere ancora Comparetti – ha incluso anche un aumento rilevante del contributo unificato per instaurare una causa, rendendo molto più costoso al cittadino l’accesso alla giustizia e la difesa dei propri diritti». Novità si attendono anche dal prossimo vertice che il governatore Tondo avrà con il Presidente del Consiglio Monti.

Campoformido: i 154 operai della Romanello non lavoreranno fino al 3 marzo, si teme anche la chiusura

La cartiera verde Romanello rischia la chiusura. Sono in corso azioni per salvare, con lo stabilimento di Basaldella, gli oltre 150 posti di lavoro e un’attività oltremodo lodevole dal punto di vista ambientale in quanto ricicla la carta. La situazione è convulsa. Si susseguono incontri a vari livelli; si attende a giorni la risposta dell’azienda all’allarme lanciato dai sindacati, che si fanno portavoce della forte preoccupazione dei dipendenti e chiedono interventi urgenti e risolutivi.

Al momento nella fabbrica di via della Roggia lavorano solo alcuni impiegati: 154 operai sono in cassa integrazione ordinaria, il provvedimento scadrà il 3 marzo. Un aumento consistente dei costi della materia prima e carenza di ordini hanno determinato la difficile situazione economica, i cui contorni sono quelli che purtroppo caratterizzano oggi numerose realtà, dalla stretta creditizia al crollo della domanda

 

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Friuli: accade al 14% dei pazienti di ammalarsi in ospedale

 

di Alessandra Ceschia

Ogni cento pazienti che entrano in ospedale, 14 sono vittime di “eventi avversi”. Episodi a volte banali, ma che possono arrivare allo scambio di persona, le infezioni, gli errori in sala operatoria, quelli sulla somministrazione dei farmaci, fino alle cadute accidentali. In una struttura come l’Azienda ospedaliero universitaria di Udine che conta 4.000 dipendenti, cui vanno sommati 2.000 studenti e operatori, una media giornaliera di 700 persone ricoverate più altre 150 in day hospital e le migliaia di persone che usufruiscono delle prestazioni ambulatoriali, è facile comprendere come i rischi si moltiplichino. Se poi si pensa che ogni mille eventi di questo tipo 100 sono gravi e uno porta al decesso del paziente è facile comprendere come i la prevenzione sia necessaria. «Metà di questi eventi è prevedibile – assicura il direttore generale Carlo Favaretti –. In questo senso ci siamo mossi da un triennio a questa parte avviando una serie di protocolli destinati alla best practice che hanno ridotto i rischi come riconosciuto dall’accreditamento all’eccellenza Joint Commission International». A illustrare la situazione è il direttore della Struttura operativa complessa Rischio clinico, Silvio Brusaferro. «La formazione di 2.800 operatori nell’ultimo biennio da parte dell’Azienda ha elevato gli standard di sicurezza portando a 7% il rischio di contrarre infezioni in ospedale, un dato che si colloca fra i migliori in ambito internazionale». Lavarsi le mani. Fra le infezioni più ricorrenti vi sono quelle alle vie urinarie provocate dal catetere, le polmoniti favorite dalla ventilazione assistita, le sepsi di cui sono spesso vittima i pazienti gravi o le patologie gastroentariche. Ogni giorno migliaia di persone muoiono per infezioni acquisite durante l’assistenza sanitaria e la via di trasmissione principale sono le mani. Su tale fronte l’Azienda ha fatto partire una campagna di sensibilizzazione fra il personale con l’installazione di dispositivi per il lavaggio delle mani con gel alcolici. «L’adesione del personale è salita dal 60 all’85% – assicura Brusaferro – e il risultato in tre anni è che abbiamo ridotto del 50% il numero delle polmoniti, dimezzato le sepsi, diminuito le infezioni, e con esse i costi basti pensare che un’infezione in un paziente può comportare da 2 a 10 giorni di degenza aggiuntiva e un costo fino a 20 mila euro». Gli altri fronti di intervento? La check list operatoria. Chi non ha sentito parlare di pazienti operati all’arto sbagliato, malati che si sono ritrovati un bisturi o una garza dimenticati nell’addome. È per questo che è stata introdotta la check list, tutti i componenti dell’équipe controllano prima e dopo ogni singolo elemento, compresa l’attrezzatura, elevando i margini di sicurezza Altra riforma è legata alla documentazione sanitaria. «Abbiamo inserito nelle planette tutta la documentazione legata a un paziente sia in capo alle pratiche infermieristiche che a quelle mediche fornendo una tracciabilità alle prestazioni effettuate preziosa anche in caso di contenziosi» ragguaglia Favaretti. E poi il fronte dei farmaci: l’errata somministrazione, dosi e diluizioni non corrette o lo scambio di pazienti rappresentano rischi imponenti. Così da qualche tempo l’infermiere che somministra i farmaci in ospedale circola con una pettorina rossa su cui c’è scritto “non disturbare”. E non è che l’inizio di una rivoluzione che coinvolge anche il rischio delle cadute accidentali, le lesioni da decubito.  

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Carnia: assurdo cancellare l’oasi faunistica Avedrugno

Per il consigliere del PD Enzo Marsilio “è assurdo che venga proposta la cancellazione dell’Oasi di Avedrugno, sita tra Ovaro, Raveo e Sauris, in cui è vietata la caccia, e soprattutto che a fare questa richiesta siano proprio quei cacciatori che fanno riferimento al Circolo Friulano Cacciatori, che si è sempre vantato di avere tra i suoi iscritti cacciatori evoluti, rispettosi dell’ambiente”. “Meraviglia inoltre – aggiunge Marsilio – che proprio quando si discute di uno dei pochi casi di eliminazione di un’oasi faunistica, il rappresentante degli ambientalisti nel comitato faunisitico regionale sia assente”. Per il consigliere “sorgono spontanee alcune domande sulla posizione degli ambientalisti regionali che, dopo aver denunciato per anni la mancanza del piano faunistico regionale, da quattro anni stanno in silenzio rivelando un atteggiamento di assoluta convivenza con chi gestisce la caccia a livello regionale”. Si dichiara preoccupato Marsilio “se questo è il modo per gestire in maniera evoluta l’attività venatoria e la tutela del patrimonio faunistico e – per il consigliere – la proposta di cancellazione dell’Oasi di Avedrugno è solo la punta dell’iceberg dei disastri che il presidente della Giunta Tondo e l’assessore Violino consentono di fare a cacciatori che si definiscono evoluti e agli ambientalisti moderni”.

Pontebba: sul progetto Pramollo Tondo avverte, sì solo se i privati ci stanno

di Beniamino Pagliaro

I tempi son cambiati: se i privati non ci crederanno, il progetto Pramollo non vedrà mai la luce. La posizione della giunta regionale, definitiva, è emersa ieri in Consiglio regionale. Il presidente del Fvg Renzo Tondo non ha chiuso al progetto di rilancio, ma ha posto dei paletti ben precisi: se gli investitori privati crederanno nel progetto del polo sciistico, la giunta «darà sicuramente un via libera». Ma l’investimento pubblico non potrà prescindere da quello dei privati in merito alla realizzazione di un centro ricettivo alberghiero. Dopo i contatti avuti anche negli scorsi giorni con il Land della Carinzia, la giunta andrà dunque avanti con il bando per trovare il cosiddetto socio industriale. «Il bando sarà pubblicato – ha spiegato Tondo – e verificheremo il carattere privato degli investimenti. Se queste condizioni saranno rispettate, e mi auguro lo saranno, ci sarà sicuramente un via libera. Se non ci sono – ha indicato poi Tondo – non mi assumerò la responsabilità di far partire investimenti pubblici senza quelli privati». Il presidente della giunta ha ricordato di «non voler perdere tempo», ma di «considerare la necessità di una riflessione su un’opera importante. Vorrei non vedere – ha concluso – posizioni pregiudiziali o localistiche, non è una vicenda che riguarda solo la vallata». In commissione, l’assessore Riccardo Riccardi ha ripercorso il lavoro svolto dal novembre del 2009 al giugno 2011, le numerose sedute e le audizioni, e le garanzie chieste, quale pre-requisito per la partecipazione finanziaria al progetto, riguardo a una potenzialità ricettiva di 600 posti letto (300 a tre stelle, 200 a quattro e 100 a cinque). Per la Carinzia – ha ricordato – la tabella di marcia sarebbe l’assegnazione degli appalti nel 2012, l’acquisizione delle autorizzazioni nel 2013, l’apertura degli impianti tra 2014 e 2015. La giunta lavorerà dunque a perfezionare il bando di gara, ed entro fine marzo, dopo aver ricevuto l’ok dalla Carinzia, il documento sarà pubblicato. Le parole di Tondo e Riccardi non hanno comunque convinto l’opposizione. «Continua il rimpallo di responsabilità e pare prevalga un interesse, sottile e latente, per non perfezionare la procedura e quindi non decidere nulla», hanno notato il capogruppo e il consigliere del Pd Gianfranco Moretton e Sandro Della Mea. «Non essendoci chiarezza in merito alla tipologia delle garanzie richieste, e soprattutto risultando impossibile procedere all’assegnazione dei lavori entro la fine di marzo – hanno aggiunto i democratici – abbiamo proposto che Tondo e Doerfler si incontrino rapidamente».

Friuli: i 70 anni di Dino Zoff

 

dal sito  ilmessaggero.it

L’uomo che è diventato mito in vita, ha alzato la Coppa più bella, giocato a scopone con Pertini e mandato a quel paese Berlusconi quando Fini non ci pensava nemmeno, compie martedì 70 anni. Sebbene per i grandi numeri di Dino Zoff (642 partite in serie A, 112 in azzurro, a lungo recordman per presenze, prima di essere superato da Paolo Maldini e da Fabio Cannavaro) il traguardo sia non rilevantissimo sul piano quantitativo, l’Italia ha preso a celebrare l’evento con un mese di anticipo. Lui, come faceva sempre di fronte ai tiri, che fossero di Riva o di Socrates, non si è scomposto e ha parato la retorica aggrottando sopracciglia ormai grigie e rughe profonde. Poi ha buttato lì un paio di quelle sue frasi tutt’altro che churchilliane: «I miei 70 anni? Cinquanta di questi li ho vissuti di calcio, e il calcio mi ha fatto vivere bene».

Chi è stato Zoff per il calcio? «Uno che ha lavorato bene, con serietà. Anche se è poco umile dirlo, sono stato abbastanza un buon esempio. Siccome me lo dicono tutti, ci credo». La lunga storia d’amore tra Zoff e il pallone ha inizio negli anni ’50 nella Marianese, la squadra di Mariano del Friuli, dove è nato il 28 febbraio 1942, da una famiglia contadina. Erano gli anni in cui «fare 10 chilometri in bici per giocare la partita era una festa». Nel 1961 l’approdo in serie A, all’ Udinese. Il debutto, il 24 settembre, fu infausto: sconfitta a Firenze per 5-2. «Andai al cinema qualche giorno dopo. Nell’intervallo c’era la settimana Incom, fecero vedere i gol di quella partita e io sprofondai sotto le poltroncine». Ma Dino, friulano forte e saggio sin da giovane, non si perde d’animo. E da lì comincia un ‘cursus honorum’ senza pari, una vita tra i pali che l’avrebbe riempito di gloria e di record.

La carriera. Dopo l’Udinese, dal 1963 al ’67 al Mantova, poi al Napoli fino al 1972. A 30 anni, il coronamento di un sogno: lui, juventino («al paese erano quasi tutti juventini»), viene ingaggiato dalla Vecchia Signora. «C’erano Causio, Haller, Bettega. La velocità insieme alla fantasia, la classe mescolata al dinamismo. Quella prima Juve mi è rimasta nel cuore». E furono 11 anni incredibili, con sei scudetti, due Coppe Italia, una Coppa Uefa, una sequenza ininterrotta di presenze. Con, alla fine, la delusione più grande: la sconfitta, nella finale di Coppa dei Campioni con l’Amburgo, il 25 maggio 1983 ad Atene. Quel tiro maledetto, da lontano, di Magath, che l’uomo che parava tutto non riesce a sventare.

La fine di un sogno. Una settimana dopo, a 41 anni e tre mesi, Dino appende scarpini, e guanti, al chiodo. Ma, nel frattempo, quante soddisfazioni, e quanti primati, in Nazionale. Unico italiano ad aver vinto un Europeo (1968) e un Mondiale (1982), Zoff ha difeso per 15 anni, dal 1968 al 1983, la porta azzurra (nei primi tempi alternandosi con Albertosi). E al portiere che detiene il record di imbattibilità, 1.142 minuti dal 20 settembre 1972 al 15 giugno 1974, la Nazionale ha regalato la gioia più bella: la Coppa del mondo alzata (e con quel gesto finì in un francobollo disegnato da Guttuso) l’11 luglio 1982 a Madrid, dopo la finale vinta contro la Germania Ovest. Trofeo conquistato a 40 anni suonati, altro primato, acme e suggello di una carriera inimitabile.

La festa del Mondiale 1982. Festeggiato, dopo un bacio tenero in mondovisione al tecnico-padre Bearzot, al ritorno in albergo, con mezzo bicchiere di vino e una sigaretta assieme a Scirea, compagno di stanza, di Juve e in azzurro. Un tipo serio e riservato come lui. «Gaetano era un uomo di grande stile e classe, sia in campo che fuori. Mi manca moltissimo», confessa oggi un friulano che ha pudore dei propri sentimenti, oltre 20 anni dopo la tragica scomparsa dell’amico. Dopo il portiere – freddo, grande senso del piazzamento, impeccabile nelle uscite, non spettacolare – sono venuti l’allenatore e il dirigente (tra Juve, Lazio e Fiorentina), e un biennio da ct, con un lavoro ottimo e un titolo europeo perso al golden gol. Criticato da Berlusconi per la marcatura di Zidane (che per la verità non fece granchè) dopo quella finale persa contro la Francia, Zoff se ne andò sbattendo la porta. Ora l’uomo di poche, e sagge, parole, a cui piacerebbe «un calcio più semplice, che finisse dopo la partita, non virtuale», si appresta a festeggiare un traguardo importante: non tanto e non solo per i numeri, ma per come li ha vissuti, questi 70 anni «lavorando bene, con serieta», da vero mito della porta accanto

Gemona: nella sanità c’è la mancanza di un disegno organico

di Sandro Venturini
capogruppo Lista Civica “Con te Gemona”

Sono quasi 18 anni che a Gemona, ma non soltanto, ovviamente, il tema della sanità e delle sorti dell’ospedale tengono banco. A ogni Piano Socio-Sanitario regionale, a ogni accenno di riforma, i timori riaffiorano. E adesso ci risiamo, siamo daccapo. Era lo scorso 27 settembre, quando – con una inversione a U rispetto ai programmi e agli impegni pre-elettorali – il governatore Renzo Tondo annunciava «la costituzione di un’unica azienda sanitaria territoriale per l’intera Regione e di due aziende ospedaliere universitarie», una a Udine e una a Trieste. Un fulmine a ciel sereno, che nel Gemonese rischia di trasformarsi in un nubifragio con danni irreversibili. Qualora fosse attuato, il predetto riassetto organizzativo porterebbe alla chiusura della sede della direzione generale dell’Ass (azienda per i servizi sanitari) numero 3, all’accorpamento dei distretti del Gemonese e della Carnia, alla messa a repentaglio della delega del Servizio sociale, con ripercussioni immediate sulla continuità della cura e dell’assistenza, all’incorporazione degli ospedali di Gemona e di Tolmezzo all’azienda ospedaliera udinese. In un solo colpo Gemona perderebbe la sede dell’azienda sanitaria e del distretto socio sanitario, e l’ospedale, in un abbraccio asfissiante con Udine, rischierebbe un forte ridimensionamento dei servizi o, peggio, la chiusura. In ultimo, il servizio sociale – che ora è affidato in delega dai Comuni all’azienda sanitaria nella logica dell’integrazione socio-sanitaria (prevenzione, cura, riabilitazione e assistenza sanitaria e sociale devono andare di pari passo) tornerebbe in capo ai Comuni, i quali, oltre ai mille problemi che già li assillano, si ritroverebbero a dover gestire anche questa funzione. Ciò che inquieta soprattutto è la mancanza di un disegno organico e del coinvolgimento degli attori sociali (amministratori locali e operatori sanitari innanzitutto). Tutto quello di cui si viene a conoscenza passa unicamente attraverso la stampa e discorsi di corridoio. Si paventano risparmi di spesa, razionalizzazioni, nuovi modelli organizzativi, ma, di tutto ciò, non c’è un pezzo di carta, un documento ufficiale della Regione che ne illustri gli obiettivi, i contenuti generali, gli assetti. Non si costruisce un buon edificio se manca il progetto e se le “maestranze” non operano in modo coordinato. Non solo gli obiettivi sono oscuri, ma non si conoscono nemmeno esplicitamente i veri motivi che inducono a programmare questa riforma. Soltanto economici? Perché demolire il sistema sanitario dell’Alto Friuli se in questi anni ha dimostrato buona qualità dei servizi e soprattutto sostenibilità economica? I bilanci dell’Ass 3 hanno sempre chiuso in attivo. Perché non fare una semplice manutenzione di sistema, migliorandolo e rendendolo ancora più efficiente, anziché stravolgerlo con seri rischi di destabilizzazione complessiva? Perché non lasciare i centri di governo più vicini ai territori? Perché non prendere atto che i bisogni di salute della Regione sono diversificati (la montagna richiede altre risposte di salute rispetto alla città) e che è necessario quindi diversificare l’offerta portando i servizi sempre più vicini ai cittadini e non l’opposto? Perché non tenere conto, in una logica di sussidiarietà, che i territori più periferici e marginali sono quelli dove sono maggiori le fragilità, ma dov’è minore il potere negoziale e politico? Perché non coinvolgere da subito i portatori d’interesse, ed in primis gli amministratori locali, gli operatori della sanità e le loro rappresentanze, in un processo trasparente e condiviso per definire insieme le sorti della sanità friulana del futuro? Tutte domande a cui mancano le risposte. *