Archivio mensile:Febbraio 2012

Friuli: una proposta di legge regionale per regolamentare le sale da gioco in regione

Una recente sentenza della Corte costituzionale – fa presente il consigliere regionale del PD Sergio Lupieri – demanda alle Regioni la possibilità di legiferare sulle sale da gioco per tutelare determinate categorie di persone e prevenire il vizio del gioco, in quanto le dipendenze da gioco sono già una realtà pesantissima molto diffusa. Viene così superata la competenza esclusiva dello Stato, in quanto riconducibile alla materia dell’ordine pubblico e della sicurezza, per cui anche il Friuli Venezia Giulia può legiferare su una materia che coinvolge sempre più Comuni sottoposti all’assalto delle sale da gioco. Lupieri fa sapere di aver predisposto una proposta di legge che fornisce ai Comuni un regolamento di riferimento che possa escludere il rilascio di un’autorizzazione ove le sale da gioco o di attrazione siano ubicate nelle vicinanze (in un raggio di 300 metri, ad esempio) di istituti scolastici, centri giovanili o altri istituti frequentati principalmente da giovani, o strutture residenziali o semiresidenziali operanti in ambito sanitario o socioassistenziale. Inoltre, i Comuni potranno individuare ulteriori luoghi sensibili nei quali le sale possano essere ubicate, compatibilmente con l’impatto che esse avrebbero sul contesto e la sicurezza urbani, nonché sui problemi connessi con la viabilità, l’inquinamento acustico e il disturbo della quiete pubblica.

La proposta di legge contiene anche il divieto di qualsiasi attività pubblicitaria relativa all’apertura o all’esercizio delle sale in questione, e l’obbligo dell’esercente a prestare garanzie idonee affinché sia impedito l’accesso ai minorenni a giochi a essi inibiti in base al Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza.

Queste disposizioni, dettando limiti alla collocazione nel territorio delle sale da gioco e di attrazione e delle apparecchiature per giochi leciti, sono finalizzate a tutelare le persone ritenute maggiormente vulnerabili o per la giovane età o perchè bisognose di cure di tipo sanitario o socio assistenziale, e a prevenire forme di gioco cosiddetto compulsivo, nonché a evitare effetti pregiudizievoli per il contesto urbano, la viabilità e la quiete pubblica.

Questo provvedimento – afferma ancora Lupieri – è rivolto a situazioni che non necessariamente implicano un concreto pericolo di commistione di fatti penalmente illeciti o di turbativa dell’ordine pubblico, ma si preoccupa delle conseguenze sociali dell’offerta dei giochi su fasce di consumatori più deboli, che potrebbero indurre al gioco un pubblico costituito da persone psicologicamente vulnerabili o immature e dunque maggiormente esposte alla capacità suggestiva dell’illusione di conseguire, tramite il gioco, vincite e facili guadagni, come anche di influire sulla viabilità e sull’inquinamento acustico delle aree interessate.

Il consigliere fornisce anche alcuni dati: gioca il 66% dei disoccupati e il 47% degli indigenti, e nel gioco si registra una altissima incidenza di suicidi, come una forte possibilità di dipendenza: su 10.000 persone, 236 corrono il rischio di divenire giocatori d’azzardo patologici e 5 di morire suicidi.

Val d’Arzino: patrimonio da tutelare, non devastare

di PIERLUIGI MOLINARO
sindaco di Forgaria nel Friuli

In questo periodo ho letto molti interventi sulla paventata ipotesi dell’avvio procedurale della costruzione del raccordo autostradale Cimpello – Gemona. Ho letto in quelle righe una sensibilità nuova verso un confronto che deve nascere dalla volontà di costruire e non solamente di distruggere. Dev’essere questa la forza della nostra gente, è questo l’urlo di orgoglio che si deve alzare da questa vallata, dove la dignità non può essere soltanto un valore demografico ma, come stanno dimostrando molti interventi, tutto si sta trasformando in un valore patrimoniale e ambientale imprescindibile dalla vita di ognuno, che sia a vivere a Forgaria o in altro luogo. In questi anni l’amministrazione comunale ha costruito, ha proposto e ha avviato importanti progetti turistici, progetti di valorizzazione di un territorio, correndo il rischio alle volte di vedersi fraintesa, rischiando alle volte di trovare una mentalità che ancora difficilmente accetta il cambiamento; questa amministrazione ha fatto tutto questo perché sente forte il legame con il proprio paese, con le radici di una cultura e tradizione che vanno oltre ogni appartenenza politica. Sentire il proprio territorio protagonista in tante occasioni, nella promozione o a paragone con realtà che sembravano irraggiungibili, è la forza che in noi ci fa sedere ai tavoli del confronto con una grande consapevolezza: quella di esserci non solamente per noi stessi, ma per tutti, anche per chi non vive accanto a noi. Propongo a tutti di farci sentire, alle volte un semplice gesto per dimostrare come siamo e che cosa vogliamo; scriviamo una cartolina al Comune o alla Regione, una lettera dove scriviamo che la Val D’Arzino è un patrimonio da tutelare e non da distruggere. Torniamo a portare la residenza nel nostro Comune di origine, diamo così un forte segnale di legame con la nostra terra. Facciamo capire, con l’orgoglio di noi friulani, che non potrà mai essere un tratto di matita su un foglio a cancellare il valore umano che la storia del Friuli ha tracciato nel tempo. Oggi, noi ci siamo, continueremo su questa strada, perché se siamo capaci e uniti nel far capire e comprendere il grande valore ambientale e turistico della nostra terra, non potrà esserci decisione che cammini sopra le nostre teste, non ci potrà essere progetto che cancelli quella sensibilità che nasce da questi angoli una volta che li frequenti. Per questo oggi più di ieri c’è bisogno di tutti, c’è bisogno anche di un grazie, di una parola di conforto; c’è bisogno di sentire il legame con questa terra, c’è bisogno di una dimostrazione di dignità sociale come avvenne nel lontano 1976, dove la furia di un terremoto voleva distruggere tutto, ma la tenacia e la caparbietà ha spinto i nostri padri e madri ad alzare la testa e prontamente a ricostruire. Adesso dobbiamo insieme alzare lo sguardo e con fierezza far comprendere a tutti cosa significhi un raccordo autostradale ed uno sbarramento sul Tagliamento, non solo per la nostra vallata ma per tutti quelli che amano questa terra. Quello che stiamo costruendo in termini di valorizzazione ambientale e turistica non è solo un valore per chi ci vive ma diventa valore per un’intera Regione. Oggi dobbiamo svestirci dai ruoli, e quello che si scrive con una mano non si deve cancellarlo con l’altra; non ci sono palcoscenici dove recitare parti o privilegi che possano costringere atteggiamenti diversi, chi cammina tra queste vie deve mettere la propria passione nella difesa di una comunità, non si può in altri palchi alzare la mano ed approvare un percorso politico e poi sedersi accanto a chi con grande dignità difende le proprie scelte. Giù la maschera e con grande senso di appartenenza cominciamo a stringerci ai tanti progetti costruiti, avviati e di prossimo avvio, con la voglia di essere protagonisti dello sviluppo e della costruzione di un valore che va oltre ogni riconoscimento politico ed economico: questi passi porteranno a credere che nessuno potrà fermarli.

Friuli: ghiaia, incentivi a scavare in montagna

di Antonella Lanfrit

Sghiaiamento e attività estrattive: in Friuli Venezia Giulia si volta pagina. Non più il «far west», ma un’attività regolamentata secondo un programma regionale dettagliato, che ha individuato le aree puntuali o estensive ove l’attività è consentita ed anzi necessaria. Non più la richiesta di autorizzazione da parte dei soggetti interessati, ma bandi di gara emessi dalla Regione (l’obiettivo è di emanare i primi entro l’anno) in cui saranno previste anche incentivazioni per andare a prendere la ghiaia anche in luoghi non comodi o sotto casa.
      È quanto prevede il “Piano per regolamentare le estrazioni di inerti dagli alvei dei fiumi del Friuli Venezia Giulia” approvato dalla Giunta regionale, in applicazione della legge regionale 6/2011, e presentato ieri dal vice presidente e assessore regionale all’Ambiente, Luca Ciriani.
      D’ora in poi «non è più possibile sfruttare in maniera intensiva gli alvei dei fiumi senza un progetto globale e coordinato – ha sottolineato Ciriani -, che tenga conto di tutti gli elementi e di tutto il territorio regionale». Un’azione che si è resa necessaria perché «l’ambiente è una realtà unica e viva e qualsiasi azione incide non solo puntualmente e localmente, ma in maniera più ampia».
      Per dare solo un’idea della condizione cui si intende porre rimedio, sono sufficienti alcune cifre: negli ultimi 10 anni i 5 milioni di metri cubi di materiale litoide estratto dai fiumi in Friuli Venezia Giulia sono stati prelevati essenzialmente dal Meduna (3 milioni di metri cubi) e dal Tagliamento (1,160 milioni). Molto meno presi in considerazione, invece, i corsi d’acqua in montagna, ma anche i depositi che si sono creati negli anni nei bacini, in prossimità delle dighe e di altre tipologie di manufatti.
      «Il nostro è un approccio strategico e non certo ideologico – ha sottolineato l’assessore -, con il quale trovare l’equilibrio tra le necessità delle imprese e quelle del territorio».
      Su questi presupposti, lo studio elaborato dagli uffici regionali ha individuato aree dei corsi dei fiumi nelle quali non è più possibile, a priori, richiedere ed effettuare sghiaiamenti in alveo, e si individuano aree nelle quali gli sghiaiamenti sono da incentivare, altre in cui sono ammissibili se effettuati in maniera corretta. Il tutto sulla base di un piano globale a dimensione regionale.
      «Una gestione coordinata – ha concluso l’assessore – è da considerarsi atto di prevenzione».

Tarvisio: matematica sulla neve al liceo Bachmann

Non soltanto sport al liceo scientifico Ingeborg Bachmann di Tarvisio. Dal 27 al 29 febbraio, l’istituto omnicomprensivo organizza infatti il “Winter math camp”, la matematica sulla neve. Si tratta di una iniziativa rivolta a studenti appassionati di matematica, partecipanti a competizioni e giochi matematici, che unisce la matematica agli sport invernali. Tre giorni da trascorrere immersi nel fantastico mondo della matematica, ma non solo: natura, sci, giochi, un torneo di scacchi e divertimento accompagneranno infatti gli studenti in questa esperienza tra le nevi del Tarvisiano. All’iniziativa parteciperà, oltre agli studenti dell’istituto impegnati tutto l’anno nelle gare di matematica, un ricco gruppo di allievi provenienti dal liceo scientifico statale Giovanni Marinelli di Udine e dall’Isis Paschini-Marchi di Tolmezzo. L’iniziativa favorirà anche lo scambio interculturale tra gli studenti friulani coinvolti e giovani “menti” matematiche provenienti dal Gimnazija Jesenice (Slovenia) e dal Brg Villach St. Martin (Austria), istituti esteri che hanno aderito con entusiasmo alla gara a squadre che si svolgerà nel pomeriggio di lunedì 27 nei locali della scuola. A conclusione dell’iniziativa, gli studenti che si distingueranno particolarmente durante le attività previste riceveranno alcuni premi. Per informazioni e iscrizioni ci si può rivolgere al docente Salvatore Damartino, mail [email protected], tel. 349.3897410.

Villa Manin: arte e storia con gli arrotini della val Resia

Dalla fine del ’700 a metà del ’900 la popolazione maschile di Resia, in particolare del borgo di Stolvizza, si è dedicata, in maniera prevalente, al mestiere dell’arrotino, pratica che ne ha condizionato per alcuni secoli le sorti, a cui è dedicata la mostra Gli arrotini della Val Resia/Ti rozajanski brüsarji – Una pratica produttiva tradizionale e collettiva dalla fine del ’700 a metà del ’900 che si può ammirare a villa Manin. Il mestiere dell’arrotino risale ai tempi in cui ottenuta un’arma o un attrezzo provvisto di lama accorreva chi era capace di affilare la lama, rovinata o consumata. Gia dalla fine del XVIII secolo gli abitanti di Resia, in particolare del borgo di Stolvizza, hanno cominciato a dedicarsi, in maniera prevalente, a questo mestiere e che oggi è quasi scomparso. Questa arrività è derivata dal commercio ambulante dei venditori di spezie e di tessuti, i cosiddetti cramars, di cui si hanno notizie certe anche in Val Resia, già dal XVI secolo. L’arrotino era il lavoro prevalente per gli uomini e i ragazzi, che già all’età di 10-12 anni emigravano con il padre. Questi movimenti migratori a carattere stagionale, che si svilupparono fino al primo conflitto mondiale, si svolgevano in due tempi: da fine gennaio ai primi di giugno, con rientro nello stesso mese per la fienagione, nuova partenza dopo ferragosto con rientro ai primi giorni di dicembre. Le macchine usate per questa particolare attività potevano essere spinte a mano o, in una versione più leggera, portate a spalla. In seguito fu introdotto l’uso della bicicletta adattata per l’arrotatura. Il lavoro veniva raccolto casa per casa, porta per porta e ogni arrotino creava un certo itinerario e la sua clientela, ormai affezionata, lo sapeva attendere ad ogni suo passaggio. Il lavoro, incentivato dal bisogno e dalla passione, diventava sempre più preciso e non fu casuale che gli arrotini della Val Resia, fossero chiamati a servire anche i reparti di chirurgia di alcuni ospedali. Questa attività, seppur non in modo esclusivo, continuò anche durante la seconda metà del XX secolo, sopprattutto per quelli che avevano avuto la capacità imprenditoriale di sostituire le vecchie attrezzature con i progressi della tecnologia. Oggi la memoria di questo mestiere, quasi del tutto scomparso anche a Resia, è tenuta viva da un gruppo di arrotini che, con tenacia, continuano la loro professione e, nel contempo, hanno fondato l’associazione Cama che, oltre a gestire il Museo dell’Arrotino. La mostra, in collaborazione con l’Associazione Culturale Museo della Gente della Val Resia, l’Azienda Speciale Villa Manin e la Regione Friuli Venezia Giulia è ospitata fino al 4 marzo negli spazi dell’esedra di levante di Villa Manin e vi sono esposti gli attrezzi indispensabili per lo svolgimento del mestiere dell’arrotino: antiche macchine per arrotare, mole affilatrici di varie dimensioni, biciclette adattate per l’arrotatura, oggetti da taglio, documentazione d’archivio e fotografica che descrivono il mestiere tipico della Val Resia. Sono evidenziate, inoltre, le località frequentate dagli arrotini nei loro traffici commerciali ma anche le rimesse economiche e più in generale la storia e la cultura della Val Resia.

La mostra rimarrà aperta fino al 4 marzo (orari: dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 12 e dalle 14 alle 18; il sabato e la domenica dalle 10 alle 19) e durante i fine settimana gli arrotini della Val Resia arrotano lame e coltelli per tutti i visitatori.

 

Friuli: dalla Qbell di Remanzacco arrivano gli occhiali che trasmettono le emozioni

Nascono in Friuli gli occhiali che parlano o, meglio, che trasmettono le emozioni di chi li indossa. E’ la ‘rivoluzionaria’ invenzione della ‘QBell’ di Remanzacco, azienda attiva nella ricerca, sviluppo e produzione di monitor e tv Lcd, che punta a commercializzarli a breve. L’azienda, infatti, ha appena ottenuto un brevetto internazionale sui propri occhiali emozionali con tecnologia Oled. Non si tratta di semplici occhiali da sole, ma di elementi ‘emozionali’, complementi che aiutano a trasmettere emozioni trasferendo sensazioni, visualizzandole tramite icone e immagini che scorrono sulle lenti. Il principio della tecnologia Oled – acronimo di Organic Light Emitting Diode ovvero diodo organico ad emissione di luce – permette di caricare immagini attraverso sistemi smartphone e variare il colore, la trasparenza, l’intensità e l’immagine stessa al fine di adattarsi allo stato emozionale e della cromia che l’utilizzatore desidera. Gli occhiali saranno dotati anche di sensori che rileveranno lo stato dell’individuo. Attraverso sofisticati algoritmi, lo stato d’animo di chi indossa questi occhiali può essere raffigurato, tramite una immagine, sulle lenti degli occhiali. E così si potrà dire ‘ti amo’ oppure ‘guarda…non è giornata’ ai propri compagni o compagne. “E’ – spiega Giuliano Macripò, presidente di QBell – un modo rivoluzionario di concepire gli occhiali da sole, oltre che accessorio di moda, anche portatori (trasmettitori) di messaggi, che potrebbero essere semplici o molto profondi. Un nuovo modo di dire ‘sono felice’, ‘fa freddo’, o ‘sono affamato’ ma anche occhiali belli nel design che sarà un piacere indossare come tradizionali SunGlasses, magari da adattare e abbinare al colore del proprio abbigliamento”. QBell Technology – 50 milioni di fatturato e interessi soprattutto in Cina – con questo prodotto intende portare la multimedialità anche nel settore moda. “Occhi per guardare ma anche per parlare. Un mondo di emozioni che vanno vissute a pieno, tanti modi di comunicare con i propri amici e perchè no tanti modi per stabilire nuove relazioni”, conclude Macripò. L’idea brevettata è in via di sviluppo per poter poi essere lanciata sul mercato. “Importanti accordi – hanno spiegato alla QBell – si stanno stringendo con aziende nel settore della moda in modo che il connubio tecnologia e moda si realizzi in tempi brevi e con il risultato desiderato”.

Friuli: volo libero, solo in Carnia si può; successo alla Bit di Milano

di Tanja Ariis

Successo per la Carnia alla Borsa internazionale del turismo (Bit) a Milano: molto interesse hanno riscosso le proposte su escursionismo, cicloturismo e volo libero. Già a mezzogiorno sabato erano andate a ruba 3.400 cartoline con i relativi pacchetti e il nuovo catalogo. A raccontare la 4 giorni all’appuntamento clou del turismo internazionale in Italia è il presidente di Carnia Welcome, Massimo Peresson, che spiega: «C’è stata molta richiesta per la montagna carnica: è ancora tutta da scoprire e incuriosisce molti turisti, specie dopo il Giro d’Italia. Ad aver particolare mordente sono i pacchetti che riguardano il turismo attivo con il volo libero (la Carnia è l’unico posto in Italia dove un turista può, se lo vuole, volare su un biposto) e altre novità del 2012 come il campus di inglese in rifugio per bambini (accompagnati da una guida di madrelingua inglese), la colonia alpina per ragazzi che per una settimana o due possono essere al contatto con la natura tra malghe, sentieri, escursioni a cavallo e in mountain bike. Puntiamo molto – continua Peresson – sulle vacanze per ragazzi: è un investimento sul futuro, domani potrebbero tornare con le famiglie. Stiamo pensando anche a pacchetti sul turismo termale dedicati a loro». Peresson candida ancora Carnia Welcome, dopo la positiva esperienza di gennaio, alla gestione delle terme di Arta e lancia l’idea di un contributo per esse da parte degli albergatori: un euro per ogni presenza registrata negli alberghi del paese per ridare slancio e creare sistema tra i vari attori del turismo locale. La Bit ha confermato l’interesse per il cicloturismo, i trekking in bici e gli eventi in Carnia. Molto seguito alla Bit lo chef Daniele Cortiula con i suoi cjarsons. Carnia Welcome con la Provincia ha poi in settimana partecipato a Milano a un esclusivo evento di incontro tra i professionisti dell’accoglienza e il mondo del club di prodotto Terra dei Patriarchi: «I prodotti agroalimentari della Carnia – assicura Peresson – hanno conquistato. Abbiamo fatto accordi con società milanesi per la loro vendita e in una settimana sarà possibile dal nostro sito web, accanto alla prenotazione di posti letto e di servizi, acquistare anche prodotti del Consorzio Carnia. In futuro faremo lo stesso con l’artigianato».

Friuli: contro i danni dell’orso 89 recinti elettrificati

di Maurizio Bait

Costeranno 41.952 euro, Iva esclusa, 89 recinzioni elettrificate da collocare in montagna allo scopo di prevenire i danni arrecati dagli orsi al patrimonio zootecnico, apistico e alle colture.
      Lo si legge in un avviso pubblicato dalla Direzione Risorse agricole della Regione nell’ambito del Programma comunitario Life. La gara è stata vinta dalla Srl Alphamed di Basiliano, che aveva partecipato al bando assieme ad altre sette aziende. A sorteggio, degli otto candidati erano stati scelti 5: si è proceduto con la formula del cottimo fiduciario sulla scorta dell’offerta economicamente più vantaggiosa.
      Stiano tranquilli gli animalisti: non si tratta di reti elettrificate ad alta tensione ma a basso voltaggio, come comunemente usano i sempre meno numerosi “temerari” che nelle vallate delle Alpi friulane ancora mandano le mucche all’alpeggio. Soprattutto (ma non solo) in Val Canale alcuni esemplari di orso stanno adottando, se non proprio uno standard di vita stanziale, una predilezione per l’area, stanti la relativa tranquillità e l’abbondanza di cibo vegetale e animale.

 

Carnia: la sovranità appartiene ai popoli e non ai mercati

di DELIO STRAZZABOSCHI

Dopo il terremoto di Borsa del 2008, l’arrendevolezza dei governi ha permesso all’oligarchia finanziaria di continuare a prendere gli Stati per la gola, gonfiandone i debiti pubblici. Mentre la rendita è ancora premiata con un’imposizione tributaria che è la metà di quella applicata sul lavoro, si rinuncia al prelievo fiscale su grandi capitali e patrimoni e si chiede denaro in prestito a quegli stessi privilegiati. Per pagare loro interessi crescenti si distruggono le basi dell’economia reale, si erodono pensioni e sanità e s’inibiscono gli investimenti pubblici, col risultato che sono sempre maggiori le ingiustizie di reddito e beni posseduti. Perché i titoli di Stato, contrariamente a quel che si vuol far credere, sono in mano alle famiglie soltanto per il 12%, mentre tutto il resto è detenuto da banche, assicurazioni e fondi italiani ed esteri. I neoliberisti considerano il mercato luogo della crescita senza fine anziché quello dell’incontro fra bisogni umani e loro soddisfacimento, e manifestano una fede religiosa nella sua efficienza, anche finanziaria, dimenticando che Argentina e Islanda ci sono già passate. E’ qui che si è spezzata l’idea che il debito fosse un’entità superiore cui sacrificare un’intera nazione ed è stata riaffermata invece la volontà del popolo sovrano di decidere quale tango ballare. Dopo le privatizzazioni della notte nero-liberale a beneficio di pochi corrotti, molti beni e servizi sono stati ri-nazionalizzati per il bene comune, imponendo una politica di stampo socialista che ha privilegiato l’economia reale a scapito della finanza, i consumi sociali rispetto alle spese militari. Anche noi avremmo naturalmente grande bisogno di una politica che volesse aver voce in capitolo, perché la sovranità appartiene al popolo e non ai mercati; che tornassero al servizio dello Stato persone competenti e attente al bene comune, poiché l’interesse collettivo è preminente rispetto a quelli individuali, e non banchieri figli di banchieri e funzionari in prestito dalle banche d’investimento. Vorremmo la ridefinizione dei titoli di Stato detenuti dall’oligarchia finanziaria, una cospicua sua riduzione percentuale e una consistente dilazione delle relative scadenze. E soprattutto una commissione d’inchiesta sulle modalità di formazione del debito pubblico nel tempo. A cominciare dagli anni 80, quando governi già allora populisti riducevano le tasse sui redditi maggiori ed eliminavano le imposte patrimoniali, pre-pensionavano il settore pubblico e ne espandevano la finta occupazione, moltiplicavano enti, consorzi e spa pubbliche (e privilegi e ruberie della politica) a fini clientelari ed elettorali. Senza dimenticare il peso elevatissimo degli interessi pagati da tutti al capitale finanziario, che corrisponde al 16 per cento delle crescenti tasse ed impegna il 10 per cento dell’intera spesa pubblica, per finire con alcune componenti del debito particolarmente illegittime e odiose, come gli sprechi e i privilegi di tutte le caste o le enormi ed ingiustificate spese militari. Negli ultimi vent’anni le disuguaglianze fra ricchi e poveri sono enormemente aumentate; non soltanto quelle ben note di reddito, ma anche quelle che riguardano la salute, l’istruzione, i legami sociali, la qualità dei luoghi di vita e di lavoro, la partecipazione civile e politica. Le attese della povera gente, il lavoro a chi non ce l’ha e la casa ai senzatetto, più che inascoltate sono ignorate. Non solo per le prospettive dell’economia, quindi, ma per le sorti stesse della democrazia si dovrà cominciare davvero a far giustizia sul debito, con specifiche politiche di redistribuzione della ricchezza e interventi puntuali per migliorare la qualità della vita.