Archivio dell'autore: aldorossi

Informazioni su aldorossi

Questo è il blog di Aldo Rossi, cantautore Friulano. Ci trovi musica e news dalla Carnia e dal Friuli.

Alto Friuli: troppi incidenti pochi controlli, le strade in Carnia come fossero piste

di Marco Lepre, presidente Legambiente della Carnia.
Non è semplice intervenire all’indomani dell’ennesimo incidente che è costato la vita a un giovane motociclista. C’è sempre il timore di mancare di sensibilità e rispetto nei confronti di familiari e amici già duramente provati o di suscitare dolorosi ricordi in altre persone cui è toccato di affrontare una analoga tragedia.Eppure bisogna farlo, perché nella nostra regione il numero di vittime a causa di incidenti stradali è impressionante e supera di gran lunga quello dei decessi provocati dai crimini commessi dagli stranieri o legati al consumo di droghe (per il fumo delle quali nessuno è mai morto); ma, a differenza di questi casi, non si trova nessun (pessimo) politico pronto a sbraitare o sindaco disposto a vestire i rassicuranti panni di “sceriffo”. Il problema invece esiste e si inserisce nel più generale contesto della mancata prevenzione degli incidenti sulle nostre strade. Già dall’inizio della primavera e per tutto il periodo in cui le condizioni climatiche la rendono favorevole, assistiamo ormai a un’invasione di appassionati di motociclismo che, in singoli o in gruppi, anche numerosi, percorrono le nostre strade di montagna. Il fenomeno si concentra in particolare durante i fine settimana e, come in tutte le attività umane, coinvolge sia persone assennate e rispettose delle regole (che, dopotutto, praticano una forma di turismo ormai propagandata da riviste e siti internet specializzati), che “centauri” che scambiano le strade per piste da gran premio e si comportano come se il codice della strada per loro non esistesse. A questi ultimi, quindi, poco interessa del paesaggio e di conoscere i luoghi e le comunità che incontrano, quello che conta sono le curve e i percorsi tortuosi su cui possono esprimere o esibire le loro capacità di guida.La presenza diffusa di moto di grossa cilindrata, che rombano e sfrecciano ad alta velocità è particolarmente evidente in Carnia lungo la strada regionale n. 512, che attraversa la Val del Lago, e sulla strada provinciale che da Tolmezzo porta a Sella Chianzutan, scendendo poi in Val d’Arzino. Pericolosità, rischio di investimento per i ciclisti e i pedoni che, numerosi, frequentano per esempio la zona del Lago di Cavazzo, inquinamento acustico per i residenti nei paesi, ma ben percepibile anche dalla fauna e dagli escursionisti che frequentano i boschi della zona, come mi è capitato più volte di constatare: queste sono alcune delle conseguenze legate a questa pratica.Ora, prima ancora dei tragici incidenti di questa estate, immagino di non essere stato il solo che si sarà chiesto come mai, considerata una situazione che è sotto gli occhi di tutti e che consentirebbe, attraverso le multe erogate, di riscuotere notevoli somme per le casse pubbliche, non si vedano, a parte qualche sporadica pattuglia dei carabinieri, forze dell’ordine (polizia stradale, vigilanza urbana) presenti lungo queste strade. Il rilevante eccesso nel superamento dei limiti di velocità e la costante violazione di altri articoli del codice della strada, dovrebbero portare a battere maggiormente queste zone, rispetto ad altre dove i “normali” automobilisti rischiano di essere quotidianamente fermati per molto meno.Una risposta, che sul momento mi ha lasciato incredulo, mi è stata data, qualche tempo fa, da un “addetto ai lavori”, che si occupa di manutenzione stradale. “Le forze dell’ordine non intervengono – mi ha spiegato – perché tra coloro che hanno l’abitudine di sfrecciare in sella a moto di grossa cilindrata molti sono loro colleghi”. Possibile? Se fosse vero, saremmo proprio messi male, ma se così non fosse, come mi auguro, d’ora in poi c’è un modo molto semplice per dimostrarlo!

Zuglio: l’importante recupero di cinque statue del corpus sottratto all’altare di San Pietro

Risultati immagini per s. pietro zuglio

di Gilberto Ganzer.

Come si sa il patrimonio d’arte di una comunità non è soltanto “memoria storica” della stessa, ma un importante tassello identitario che se viene a mancare non protegge più la comunità da quell’epidemia di disumanizzazione incombente che caratterizza il nostro tempo.Il recupero fatto dai Carabinieri del Nucleo tutela patrimonio artistico di cinque statue del corpus sottratto all’altare di San Pietro di Zuglio restituisce così una parte di quelle testimonianze di un sito storico che era stato prima forum e poi municipium; Julium Carnicum appunto esempio del fiorire di questo centro che con il Cristianesimo fu anche sede episcopale, titolo che ora giustamente riscoperto detiene il Nunzio Apostolico in Siria monsignor Mario Zenari. Zuglio è infatti simbolo di una storia amministrativa che determinò l’autonomia della regione montuosa da quella della pianura, tanto che la Carnia fece parte per se stessa ed ebbe una organizzazione territoriale, giurisdizionale e amministrativa autonoma, secondo quel processo delle autonomie così caratteristiche del mondo italiano.San Pietro di Zuglio, antico castello bizantino del V secolo, sarebbe diventata così il fulcro di una organizzazione religiosa potente e vasta se si pensa che solo nel 1380 la chiesa di Gemona veniva staccata dalla Prepositura di San Pietro, continuazione dell’antico vescovado e testimonianza dell’antichità territoriale del romano municipium. Nella pieve grandeggia ancora il magnifico altare di Domenico da Tolmezzo con al centro San Pietro in abito papale e alla sua destra gli apostoli Taddeo, Simone e Andrea; alla sinistra Paolo, Giacomo Maggiore e Mattia. Il piano superiore dell’ancona accoglie la Madonna con Bambino nel centro; gli apostoli Matteo, Bartolomeo e Giovanni e a sinistra Giacomo Minore, Ambrogio e Agostino. Le guglie del raffinato coronamento sono terminate con piccoli angeli che sovrastano le nicchie ove sbocciano figurine di profeti e sulla parte terminale troneggia un eterno padre benedicente. La grande ancona porta la firma mutila di Domenico da Tolmezzo con la data ascrivibile al 1483, sapendo che nel 1484 l’opera è già in sito e se ne reclamava il pagamento.Questo capolavoro del maestro tolmezzino non privo di rimandi al nuovo verbo rinascimentale padovano-veneziano, ma anche alle fascinazioni gotiche della tradizione oltralpina costituisce un unicum e grazie a questo recupero una restituzione importante per l’aspetto storico-artistico, ma anche più propriamente storico perché è l’importante testimonianza del prestigio che Zuglio aveva in tutto il territorio.Le statue erano state trafugate il 17 novembre 1981 dopo che, in epoca imprecisata, erano scomparsi quattro santi a mezzo busto della predella, raffiguranti come detto i padri della Chiesa latina. Per lo studioso Guido Nicoletti l’ancona di Zuglio «è la più bella tra quelle eseguite di Domenico, ormai padrone assoluto della tecnica che trasforma il legno in un arazzo fastoso e ricco con luci e splendori quasi musivi».La cerimonia della restituzione è stata quasi la premessa a un impegno che l’Arma porta avanti da decenni nel recupero di quel patrimonio identitario che caratterizza la nostra nazione e alla consegna infatti era presente il comandante del Comando dei Carabinieri – Tutela patrimonio artistico generale Fabrizio Parulli con i referenti del Nucleo di Venezia dottor Carlone e il capitano comandante del Nucleo di Udine Pella assieme ai Carabinieri in rappresentanza dell’Arma. L’accoglienza di queste preziose testimonianze è stata fatta da sue eminenza il Nunzio apostolico in Siria e arcivescovo titolare di San Pietro monsignor Mario Zenari con la presenza del già arcivescovo emerito di San Pietro monsignor Pietro Brollo e di sue eminenza l’arvivescovo metropolita di Udine Andrea Bruno Mazzocato, il prevosto titolare di San Pietro mons. Giordano Cracina e il sindaco di Zuglio Battista Molinari. In questa importante e significativa giornata il prevosto di San Pietro monsignor Cracina ha annunciato la prossima convenzione e fruizione della dimora Grassi – Gortani del comune di Zuglio in Formeaso che raccoglierà le testimonianze archivistiche, d’arte e di memoria collettiva, relazionandosi con il Museo archeologico Julium Carnicum; il percorso integrato di questa nuova sede sarà chiamato “Ianua Coeli” e proprio per questo era presente il direttore del polo museale del Friuli dottor Luca Caburlotto, il dirigente della Soprintendenza archeologica del Friuli, dottor Corrado Azzolini, la dottoressa Flaviana Oriolo, curatrice del Museo archeologico, già così validamente proposto. Monsignor Cracina ha annunciato che con l’ausilio di esperti e volontari atti a coinvolgere anche la comunità evidenzieranno ancor più come tale patrimonio culturale sarà un luogo non solo votato a visitatori o spettatori, ma un luogo dei diritti fondamentali della persona, proprio all’insegna del recupero della loro identità. Tra le figure istituzionali va ricordata la presenza della dottoressa Auriemma per il Centro regionale di catalogazione, del dottor Claudio Gortani. C’erano inoltre il presidente della Provincia dottor Pietro Fontanini e i rappresentanti di comunità parrocchiali quali il sindaco di Arta, monsignor Angelo Zanello e don Alessio Geretti della comunità di Tolmezzo.

Serate di cultura al Paschini: “Ebrei in Friuli dal Risorgimento alla Shoah”

Ebrei in Friuli dal Risorgimento alla Shoah” è il titolo della serata di cultura promossa dall’Isis “Pio Paschini” di Tolmezzo in programma venerdì 18 dicembre alle ore 17.45 presso l’aula magna dell’istituto. Interverrà Valerio Marchi, docente del “Paschini” e profondo conoscitore della storia dell’ebraismo tra ’800 e ’900.

L’iniziativa delle serate di cultura, giunta quest’anno alla quinta edizione, è aperta a tutta la cittadinanza e si propone di gettare una luce sull’apporto della comunità ebraica alla storia del Friuli a partire dal Risorgimento fino alla Shoah: gli ebrei friulani, cittadini a pieno titolo in seguito al processo di emancipazione, si erano perfettamente integrati e avevano offerto a tutti i livelli un prezioso apporto di passione civile, di cultura, di partecipazione politica e di intraprendenza economica. Ripercorrere la loro storia significa indagare aspetti fondamentali e poco conosciuti, o addirittura inediti, della storia di tutti.

La serata sarà anche l’occasione per mettere in risalto le numerose competenze di cui è ricco il liceo “Paschini” di Tolmezzo, che in questi giorni apre le sue porte agli studenti di terza media in procinto di scegliere la scuola secondaria più adatta alle loro inclinazioni.

 

Valerio Marchi

Nato a Roma nel 1960, diplomato al “Paschini” di Tolmezzo, laureato a Trieste (1984) in Giurisprudenza e in Storia (1993), ha conseguito il Dottorato in Storia a Udine (2009). È stato nominato Cultore della materia presso l’Università di Trieste (Storia della Chiesa, 1999) e quella di Udine (Storia dell’Ebraismo, 2015). Ha insegnato per anni Discipline giuridiche ed economiche, poi filosofia e storia. Titolare di cattedra di Filosofia e Storia al “Petrarca” di Trieste, è provvisoriamente assegnato al “Paschini” di Tolmezzo. Ha pubblicato diverse monografie su storie di ebrei friulani e una sul vescovo Pietro Antonio Antivari. È inoltre autore di numerosi saggi, articoli e recensioni su tematiche storiche di varia natura. Cultore di studi biblici e appassionato di poesia, ha pubblicato anche in questi settori.

Carnia: l’ex colonia di Lauco è di nuovo in vendita, ma per due volte la gara è andata deserta

di Giacomina Pellizzari.
L’ex colonia di Lauco è di nuovo in vendita. Per la terza volta la Croce rossa italiana cerca di alienare lo stabile che dagli anni Sessanta ospitava i bambini nel periodo estivo. Le due aste precedenti sono andate deserte: nessuno ha deciso di investire nell’acquisto e nella ristrutturazione dello stabile in disuso da decenni. L’immobile è ormai fatiscente e la Cri per rendere più appetibile la vendita ha abbassato l’importo a base d’asta da 330 a 297 mila euro. Per sapere come andrà a finire bisognerà attendere il 9 dicembre, giorno in cui la commissione di gara aprirà le offerte che dovranno pervenire entro il 7 dicembre. La presentazione delle offerte, spiega il notaio banditore, Gea Arcella, «può avvenire anche per via telematica: Per dare maggiore visibilità al bando è stata data la possibilità agli interessati di recarsi nello studio di uno dei 500 notai Ran (Rete aste notarili), accreditarsi al sistema e di inoltre l’offerta». E così un eventuale investitore residente, tanto per citare un esempio, in Emilia Romagna può consegnare l’offerta in uno studio notarile della sua regione. «Poi – continua il notaio Arcella – sarà il collega a inviarla nel mio studio di Udine». La colonia di Lauco si distribuisce su 26 mila 207 metri quadrati di terreno e 14 mila 841 metri cubi di fabbricato. L’immobile fa parte di un elenco di 12 proprietà messe in vendita dalla Croce rossa in diverse regioni d’Italia. In Carnia tutti conoscono la funzione che ha avuto la colonia di Lauco dismessa dalla Croce rossa negli anni Novanta e la lunga trattativa intercorsa tra la Cri e il Comune. Il problema è stato affrontato più volte dagli amministratori locali i quali non sono mai riusciti ad acquisire l’immobile. Una decina di anni fa l’allora sindaco Olivo Dionisio riuscì a effettuare un sopralluogo con gli ex assessori regionale, Enzo Marsilio e Roberto Cosolini, attuale sindaco di Trieste, sperando di entrare in possesso dello stabile per sfruttarlo anche a fini turistici. Tutte le proposte però si sono arenate. L’accordo non è mai stato trovato anche per ragioni economiche, basti pensare che 14 anni fa la Cri era arrivata a chiedere 3 miliardi di lire per cedere l’immobile al Comune. Troppo secondo gli amministratori anche perché la colonia è stata costruita, negli anni Sessanta, sul terreno donato alla Cri dall’ente. Seguirono una serie di stime alternate ai ripetuti allarmi crollo lanciati dal Comune. La Cri corresse le sue pretese e formulò una richiesta pari a 960 mila euro. Niente da fare la cifra era ancora troppo elevata perché, per renderla antisismica, il Comune avrebbe dovuto aggiungere una cifra insostenibile. Quel braccio di ferro andò avanti per troppo tempo e quell’accordo mancato ha contribuito ad aggravare lo stato di degrado dell’edificio rimasto inutilizzato, senza essere sottoposto a manutenzione, per decenni. Le immagini allegate alla bando di gara non lasciano ombra di dubbio: confermano che si tratta di una struttura in avanzato stato di degrado occupata, in passato, anche da alcuni senzatetto e balordi della zona. «L’edificio è molto degradato» ribadisce il notaio facendo riferimento alla perizia di stima e ai rilievi effettuata dai tecnici della Cri. I documenti sono allegati al bando di gara. Anche se nessuno lo ammette la preoccupazione resta quella di trovarsi, per la terza volta consecutiva, senza investitori. Le prime due gare sono state effettuate lo scorso dicembre e l’11 marzo di quest’anno quando l’importo a base d’asta raggiungeva i 330 mila euro. Preoccupazioni giustificate visto che il momento, dal punto di vista immobiliare, non è dei migliori.

Cercivento: “Anna dei rimedi” Marta Mauro e la “medisinaria” del Settecento

di PAOLO MEDEOSSI.

Anna venne al mondo in una notte di trepidazioni, il primo gennaio 1700, uno di quei momenti epocali che accentuano timori e ossessioni. Tanto piú che ciò accadde a Cercivento di Sopra, in una Carnia sepolta dalla neve e alle prese con l’eterna guerra per la sopravvivenza della gente. A tenerla unita erano le tradizioni, i piccoli gesti e riti di una cultura magica che alimentava orizzonti sconosciuti e pregiudizi. Anna lo sperimentò sulla sua pelle di ragazza non ribelle, ma libera e con un atteggiamento non concepibile dentro un ambiente remoto, in cui il potere era esercitato dagli anziani quali garanti della stabilità sociale e depositari della memoria collettiva (ma con le donne nei panni di escluse e di sacrificate). Lei aveva capito, era stata formata all’ubbidienza e al rispetto, però non chiuse gli occhi davanti all’impegno gettato addosso alle donne di ogni età. C’era da stancarsi solo a elencare i compiti durissimi che svolgevano. Andavano in chiesa per farsi perdonare i peccati che non avevano nemmeno tempo di commettere. Gli unici momenti di pausa e riposo potevano arrivare stando a letto per una malattia o una gravidanza. Anna non si piegò alla norma generale, affidando la sua inquietudine a pratiche forse banali al giorno d’oggi, ma a quei tempi sintomi di un carattere indomito su cui bisognava vigilare e intervenire visto che l’Inquisizione aveva le orecchie lunghe. Anna volle diventare, come la mamma e la zia, una brava “medisinaria”, esperta nell’uso delle erbe selvatiche a uso terapeutico, e cominciò a tenere un diario in cui riportava (visto che nella sua emancipazione aveva imparato a leggere e scrivere) le ricette per elencare le varietà necessarie, le quantità, il modo di assunzione, il tipo di malanno da curare. Questa sua ricerca autonoma avveniva nel mini-universo del villaggio, guardingo e chiuso. Un giorno venne scoperta mentre era intenta a leggere il proibitissimo “Cantico dei cantici” e su di lei si scatenò la tempesta. Una mano violenta la sollevò dalla sedia e la cacciò di casa. È una storia intensa, struggente e poetica quella che ha come protagonista la dolce e caparbia ragazza carnica del Settecento. La vediamo muoversi tra vallate e paesi dove, attorno agli eventi e ai gesti della vita quotidiana, si agita un insieme di curatrici, divinatrici, benandanti (lei, tra l’altro, era nata con la camicia), streghe e stregoni, figure tipiche di una cultura popolare giunta a noi attraverso i libri di studiosi e antropologi straordinari, ma che non è sparita nei ricordi e nei racconti perché la Carnia era un po’ cosí fino a pochi decenni fa. Quando si sale in quelle zone ci sono momenti (per esempio i riti religiosi) in cui le voci, i volti, i canti, le parole fanno capire che l’effetto di tv e mezzi tecnologici non ha scalfito più di tanto l’animo della gente e la voglia di sacralità. La vicenda della “medisinaria” di Cercivento, immaginata e ricostruita sulla base di ricerche accurate e documenti d’archivio, è narrata in un romanzo storico sorprendente. Non a caso l’editrice Forum lo pubblica per aprire una nuova collana di narrativa chiamata “S/confini”, termine simbolico per indicare un viaggio letterario da compiere in senso temporale, geografico, emozionale, alla scoperta di autori originali. Come appunto è Marta Mauro, storica dell’arte, insegnante, conosciuta in Friuli per precedenti opere, che ha scritto questo “Anna dei rimedi” quale atto di amore e attenzione verso una donna speciale e strana, cosí la definivano amiche e parenti. Lei non rinnega il mondo in cui le è capitato di dover nascere, ma non si lascia soffocare dalle convenzioni. Quando incontra l’amore, rappresentato da un giovane di Ovaro, non fa tacere il sentimento anche se deve presentare in famiglia un foresto, visto che abitava nell’altra valle, ospitandolo in casa come “cuc”. Marta Mauro completa il racconto con un capitolo denso di note, utili a spiegare personaggi e fatti storici, e un glossario che rappresenta un delizioso dizionario in marilenghe. Infine ci sono i ringraziamenti ai tanti autori consultati per spiegare tempi e luoghi. L’elenco contempla i grandi nomi, alla cui competenza e passione dobbiamo splendide rivelazioni, da Novella Cantarutti ad Andreina e Luigi Ciceri, da Gaetano Perusini a Gian Paolo Gri, da Rienzo Pellegrini a Carlo Ginzburg. Il romanzo dedicato ad Anna Morasso ha una trama, che va lasciata al piacere del lettore. Nel suo viaggio scende dalla Carnia, arriva ad Arcano e a Udine, finirà a Venezia portando nel cuore ricordi ed emozioni. Le piú suggestive sono quelle vissute nella notte di San Giovanni, la notte delle magie e dei presagi. Anche questo libro rientra certo fra le “memorie di resistenza, autonomia e creatività dal basso”, di cui ci ha parlato spesso il professor Gri. Esempi di una cultura primitiva tolti da una dimensione solo orale, per cui anche Anna entra ora tra i personaggi al femminile della nostra letteratura. Nel grande mulinello di un mondo povero e superstizioso, dove convivevano il diavolo e l’acqua santa, lei seppe battersi non rinunciando mai al sogno.

Gianni Nassivera: Carnia, dove stai andando?

di Gianni Nassivera Forni di Sotto .

 È da tempo che mi pongo questa domanda e da troppo tempo si assiste ad una paralisi Amministrativa Pubblica che non prevede iniziative e programmi attuativi sovra- comunali a beneficio dei vari settori produttivi e formativi della società Carnica, capace di scuotere i suoi abitanti e rivitalizzare il suo territorio, ritengo che questo avvenga perché si vedono le Amministrazioni Pubbliche tese ed impegnate a difendere eccessivamente i propri “campanili”, scordandosi che oggi di “bessoi” non si va nessuna parte. Si assiste invece ad una costante “rapina” delle sue migliori risorse ambientali a beneficio di componenti rappresentate da soggetti portatori di interessi che certamente non favoriscono le popolazioni locali, “rapine” che inevitabilmente contribuiscono ad un ulteriore impoverimento della zona e della qualità di vita sul territorio, e ciò avviene anche come conseguenza del voler far di “bessoi”. È pur vero che ci sono alcune eccezioni, ma è altrettanto vero che l’eccezione non fa regola, e la Carnia ha un forte bisogno di regole ben definite che stabiliscano, in un tempo compatibile, interventi sovra comunali attuativi nei vari settori, questo se si vuol far rivivere questa zona montana della Regione. Poche sono le Amministrazione Comunali che si attivano su questi problemi, troppe sono invece quelle che li trascurano, sprecando tempo prezioso a contestare varie riforme , pur discutibili, che la Regione cerca di attuare a favore del Enti Locali, riforme già operanti con risvolti positivi in più Paesi Europei che utilizzano in tale contesto le moderne vie informatiche e comunicative oggi esistenti, soddisfacendo puntualmente le esigenze e le necessità del cittadino, inoltre questo riforme stimolano l’Amministratore a quella ricerca di unità operativa e collegiale per l’attuazione di quei programmi di intervento sovra- comunali sopra menzionati, ponendo al bando “campanilismi” di varia natura, nonché qualche ambizione di protagonismo personale. Altro infelice esempio ci viene dato dal dibattito avviato sulla Specialità Regionale, dove emergono strumentalizzazioni partitiche e non , anziché una unità di intenti nella ricerca della miglior soluzione che riveste fondamentale importanza per la nostra terra , montagna compresa. Si vanno sprecando giorni, mesi, anni in dibattiti, pur necessari, ma incapaci di giungere ad una sintesi che stabilisca delle regole e di programmi attuativi, con la prevalente conclusione che gli interventi da farsi non trovano avvio e giusta soluzione. In questo contesto, prima o poi la natura presenterà il suo conto, e per quelle zone impreparate e che non sono state capaci di mantenere l’uomo sul territorio, sarà un conto “salato”, che si ripercuoterà con notevole gravità, anche sul restante territorio regionale. Terra di montagna “rapita” dalla principale risorsa di vita e di ricchezza: l’acqua, dove giorno dopo giorno gran parte del suo territorio boschivo, abbandonato e degradato, aspetto negativo che contribuirà notevolmente alla preoccupazione sopra evidenziata. A queste trascuratezze è doveroso chiederci: I montanari dove sono? Ma soprattutto i suoi eletti nei vari Enti Pubblici, Comuni, Regione, Parlamento dove sono, cosa fanno? Fatte alcune eccezioni troppo di essi hanno perso o stanno perdendo l’amore verso la propria terra, cedendo a lusinghe finalizzate a soddisfare appetiti di multinazionali ed ambizioni di soggetti che si possono definire abili politicanti. Per cui l’interrogativo: Carnia dove stai andando?. Si presenta di forte attualità.

Carnia: interventi per rendere più sicura la viabilità a Forni Avoltri e Rigolato

 

 

Si sono tenuti oggi presso i municipi di Forni Avoltri e Rigolato due incontri tra l’assessore regionale alle infrastrutture e mobilità Mariagrazia Santoro, le amministrazioni comunali guidate dai sindaci Clara Vidale e Emanuela Gortan Cappellar, e rappresentanti di FVG Strade spa, con il presidente Giorgio Damiani. Al centro dei colloqui il tema della viabilità dell’area, che richiede alcuni interventi puntuali per rendere piú sicuri gli spostamenti dei pendolari per motivi di lavoro o studio e per motivi economici o turistici. I Comuni hanno riconosciuto l’impegno di FVG Strade e la qualità degli interventi per quanto attiene la gestione ordinaria e la pulizia della strada regionale 355. A Forni Avoltri è stato anche presentato lo studio per la valorizzazione dell’oasi di Bordaglia, realizzato dalla Provincia di Udine, al fine di comprendere quali possano essere i percorsi di crescita di questo progetto a livello regionale, nazionale ed europeo non solo per valorizzare la biodiversità presente ma poter anche sfruttare gli aspetti didattici e turistici del territorio. “Abbiamo deciso di organizzare questi incontri – ha spioegato l’assessore Santoro – accogliendo l’invito delle amministrazioni comunali, per trovare le soluzioni oggettivamente realizzabili in questo particolare periodo di risorse piú limitate in modo da dare una risposta, anche programmatoria, alle esigenze di chi usa la strada per motivi economici, come nel caso dei trasporti o del lavoro, o di studio. Non si tratta di realizzare nuove cattedrali nel deserto o grandi opere, quanto di risolvere alcune criticità”. “In relazione ai finanziamenti ai Comuni per le opere – ha aggiunto Santoro – la priorità che si è data l’amministrazione regionale è quella di sbloccare quell’enorme massa di opere finanziate ma bloccate per i vincoli del patto di stabilità o perchè ormai non piú prioritarie per le amministrazioni. In questo senso abbiamo istituito il fondo di progettazione che consente alle amministrazioni di arrivare al progetto esecutivo ed essere quindi pronte alle gare ed avere tempi certi sulla richiesta di spazi finanziari, nonché il volano opere pubbliche che consentirà una consistente smobilitazione di risorse pubbliche per piú di 80 milioni di euro solo entro quest’anno”. “Sulla biodiversità – ha concluso l’assessore – abbiamo in programma per il prossimo anno la revisione della legge sui parchi e le riserve in cui sicuramente potranno trovare spazio tutte le nuove realtà progettuali che stanno nascendo sul territorio purchè sostenute da un piano economico-finanziario di natura gestionale”. “Mi fanno piacere i riconoscimenti della qualità del lavoro che quotidianamente viene fatto da parte della società”, ha commentato il presidente di FVG Strade Damiani. “Ci vuole il coraggio di prendere in mano i problemi bloccati da anni, assumendocene la responsabilità, ed assieme alla comunità locale decidere quali interventi sono prioritari e realizzabili nel minor tempo possibile. Tra le criticità che vogliamo risolvere ci sono le varie strettoie presenti sull’arteria e la risoluzione del punto nero dell’uscita della cartiera di Ovaro”.

Carnia: l’Osteria da Alvise di Sutrio protagonista a Expo

 

 

L’Expo si chiude questa settimana portando con sé i sapori della Carnia. L’Osteria Da Alvise di Sutrio è infatti l’ultimo, in ordine di tempo, dei ristoranti friulani che hanno proposto le loro specialità nel gettonatissimo Padiglione di Eataly che, nei 6 mesi dell’esposizione, hanno imbandito a rotazione il meglio della cucina regionale italiana.

Menù tutto carnico, il suo, che parte da una Selezione di formaggi di malga e di latteria di valle, e prosegue con una Selezione di salumi ( prosciutto Wolf Sauris IGP, salame e pancetta) e con due piatti che rappresentano al meglio la tradizione gastronomica carnica, ovvero i Cjarsòns e il Frico con polenta. Per concludere il tipico strudel di mele.
Letteralmente preso d’assalto da migliaia di persone, il “temporary restaurant carnico” – al piano terra dell’edificio che ospita i 20 ristoranti regionali selezionati da Oscar Farinett, patron di Eataly –
ha riscosso un grandissimo successo, soprattutto con i suoi mitici Cjarsòns, nell’interpretazione che il giovane e vulcanico chef Giacomo Della Pietra ha fatto della ricetta di sua nonna Maria.
Per tutto il mese di ottobre Da Alvise (tra le 10 osterie del Friuli Venezia Giulia segnalate nella guida Osterie d’Italia 2016 di Slow Food) ha conquistato il pubblico con i suoi sapori genuini e i pregiati prodotti carnici che ha proposto come antipasto: un eccellente biglietto di presentazione per tutto il territorio, che ha avuto la possibilità di presentarsi in questo modo all’amplissima ribalta del pubblico italiano e straniero che ha affollato in modo straordinario l’Expo nell’ultimo mese.
Ai fornelli e fra i tavoli, la famiglia Della Pietra al gran completo: lo chef Giacomo, la mamma Elena Di Ronco (che gli ha passato passione per la cucina e sapienza), il padre Enzo e il fratello Filippo.

“Rampini” di A. Rossi, video e testo con traduzione in Italiano

 

Rampini

 

Chi di front di je

La sint parsore grande

Di plui grant nue a no ‘n dè

 

Lee, dur i scarpons

La cuarde in man

Alçi i voi e a è pronte la me

 

Man, li a strenzi la piere

Ca sgrife l’anime intere

Sot di me el me compagn

Cal spiete che jo leti

 

Indenant, la che il cjalà si slargje

Il me cur a si emple

La fadie arie frescje Al è cussì che jo

 

Rampini, sa no baste plui par vivi

Cheste cjere dure e crude

Ca mi fas vegni la voe

Di scjampà e cirì di

 

Alçami, par podei sintimi un om

E cjatami un pouc plui dongje

A chel puest plui biel dal mont

La ca disin cal è il signôr

 

Il cil, nus cjale ju

E il so color a la samee

Cal seti un grum plui blu

Come i tiei voi Ca mi cjalin la

E ca empli di fuarce la me

 

Man, li a strenzi la piere

Ca sgrife l’anime intere

Sot di me el me compagn

Cal spiete che jo leti

 

Indenant, la che il cjalà si slargje

Il me cur a si emple

La fadie arie frescje Al è cussì che jo

 

Rampini, sa no baste plui par vivi

Cheste cjere dure e crude

Ca mi fas vegni la voe

Di scjampà e cirì di

 

Alçami, par podei sintimi un om

E cjatami un pouc plui dongje

A chel puest plui biel dal mont

La ca disin cal è il signôr

 

Rampini Fin che

lore mi tire ju

E i pos puartami a cjase

La grande fuarce ca pos dami

Chi tu pos dami nome tu

Mi arrampico

 

Qui di fronte a lei

La avverto sopra di me grande

Che di più grande nulla c’è

 

Lega forte gli scarponi

La corda in mano

Alzo gli occhi ed è pronta la mia

 

Mano, li a stringere la pietra

Che mi graffia l’intera anima

Sotto di me il mio compagno

Che aspetta che io

 

salga ancora, dove la vista si allarga

il mio cuore si riempie

la fatica è aria fresca ed è così che io

 

mi arrampico, se non mi basta più per vivere

quasta terra dura e cruda

che mi fa venire la voglia

di scappare e cercare di

 

Sollevarmi, per poter sentirmi un uomo

E trovarmi un po più vicino

Al posto + bello del mondo

Dove dicono ci sia Dio

 

Il cielo ci guarda giù

E il suo colore da qui sembra

Essere molto + blu

Come i tuoi occhi che mi guardano salire

E che riempiono di forza la mia

 

Mano, li a stringere la pietra

Che mi graffia l’intera anima

Sotto di me il mio compagno

Che aspetta che io

 

salga ancora, dove la vista si allarga

il mio cuore si riempie

la fatica è aria fresca ed è così che io

 

mi arrampico, se non mi basta più per vivere

quasta terra dura e cruda

che mi fa venire la voglia

di scappare e cercare di

 

Alzarmi, per poter sentirmi un uomo

E trovarmi un po più vicino

Al posto + bello del mondo

Dove dicono ci sia Dio

 

Mi arrampico fin che

l’ora non mi fa scender

E posso portarmi a casa

La grande forza che può darmi

Che puoi darmi solo tu (montagna)