Archivio mensile:Aprile 2009

Udine: Cecotti vs Honsell?


Era quasi un anno che non parlava di politica e del Comune di Udine, tutto concentrato sulla sua professione e sulla famiglia. Lo avevano tirato più volte per la giacchetta, ma il professor Sergio Cecotti, sindaco per 10 anni, dal 1998 al 2008, aveva sempre declinato l’invito. Però   leggendo l’intervista del suo successore Furio Honsell, da giusto 12 mesi insediatosi a palazzo D’Aronco, il baffo di Cecotti deve avere avuto un fremito. E allora l’ex primo cittadino autonomista non ha esitato a rispondere punto per punto.
«Pare che il sindaco Honsell si sia adombrato assai, leggendo, nei giorni scorsi, che l’attuale amministrazione comunale produce provvedimenti a un ritmo che è tre o quattro volte inferiore a quello della Giunta che la ha preceduta – premette Cecotti –. Honsell si è riproposto di rispondere immediatamente per evitare che, nell’opinione pubblica, si consolidi l’immagine di una amministrazione inefficiente. Ribattere subito, anche a rischio di dire qualche stramberia. Come infatti è puntualmente accaduto».
Cos’è che non la convince? Partiamo dal progettato hospice alla caserma Piave?
«Honsell dice che l’ha spostato alla Piave, è vero. Ma appunto lo ha spostato. L’amministrazione precedente aveva individuato l’hospice in un’area già di proprietà della competente Fondazione, vicino all’ospedale di cui l’hospice costituisce operativamente un’emanazione, e in una situazione di cantierabilità immediata. Non si può sostenere che l’amministrazione precedente non avesse compiutamente provveduto. Semplicemente, l’attuale Giunta ha ritenuto di fare una scelta diversa. Una scelta che definire sciagurata è un eufemismo. Invece di un’area in relazione funzionale con l’ospedale, ne abbiamo una all’altro capo della città. Al posto di un’area già pronta per edificare, vi è un terreno ancora tutto da definire in termini urbanistici e soprattutto da bonificare e urbanizzare. Fra quanti anni l’opera sarà cantierabile? Nel frattempo, quanti disservizi per i malati della nostra città? E ancora, chi pagherà gli extra costi di bonifica e le infrastrutture? Immagino che la risposta sia la Regione, competente per gli investimenti in sanità. Ebbene, si chieda al presidente Tondo se intende pagare questo extra costo».
L’ex rettore sostiene di aver fatto ripartire la ristrutturazione della biblioteca che la precedente amministrazione aveva bloccato: che ne pensa?
«E’ falso. Il regolamento di attuazione della legge regionale urbanistica (numero 5/2007) è entrato in vigore il 20 marzo 2008. Solo da quella data il consiglio comunale aveva il potere legale di approvare il piano unitario del comparto CP2, condizione necessaria per cantierare l’opera. A causa dell’inopinata decisione del segretario regionale del Pd Zvech di andare a elezioni regionali e comunali anticipate, il consiglio comunale era già stato sciolto da un mese. La Giunta Cecotti predispose il piano unitario di Comparto, che fu approvato tal quale dal nuovo consiglio nel settembre 2008. E’ il nostro piano che è stato approvato, non uno “nuovo”. A quel punto mancava solo un timbro formale. Timbro che la nuova amministrazione ha messo sei mesi dopo. Perché? Bisogna chiederlo a chi era sindaco. Si chiama Honsell, non Cecotti».
Parcheggio di piazza Primo Maggio, anche in questo caso Honsell rivendica di aver avviato contatti con i privati al contrario della giunta che lo ha preceduto.
«Scusabile ignoranza dei fatti. La Giunta precedente non “aveva avviato contatti con i privati”, aveva ottenuto l’impegno, giuridicamente vincolante, dei privati a finanziare l’opera. I finanziatori privati avviarono l’iter, elaborarono un dettagliato progetto e richiesero le autorizzazioni di legge per aprire materialmente il cantiere. Non hanno avuto quella della Soprintendenza. In materia di parcheggi in struttura, ricordo che la precedente amministrazione aveva ottenuto che la Regione pagasse, al 100%, il nuovo parcheggio di via Marco Volpe. Pare che la nuova amministrazione abbia rinunciato al progetto e conseguentemente al correlato finanziamento (due milioni e mezzo di euro). Si tratta di un parcheggio che sarebbe stato pronto già quest’anno (se Honsell non lo avesse bloccato), qualcosa di più concreto di meri “contatti”. Come Honsell può verificare dalle carte, la precedente amministrazione aveva avviato le procedure per realizzare entrambi i parcheggi, da costruirsi secondo l’ordine temporale dettato dalla migliore ingegneria finanziaria, per non pesare sulle tasche del cittadino».
Ma qual è il suo giudizio complessivo su questi primi 12 mesi del lavoro del suo successore?
«I tre punti precedenti hanno un medesimo filo conduttore che mi induce a una riflessione generale. Sembra che questa amministrazione non riesca a entrare nella logica dei meccanismi finanziari delle opere pubbliche. Ogni giorno capita di leggere che Honsell intende fare questo o quell’altro che “Cecotti non aveva previsto (o non voleva fare)”. Poi se si va a vedere come si paga l’opera, risulta invariabilmente che le risorse sono già a bilancio, individuate, talvolta con operazioni economiche sofisticate, dalla precedente amministrazione (che, si dice, non le voleva). In quali bilanci sono previsti i fondi per la ristrutturazione della biblioteca? Chi ha spinto per costruire il meccanismo finanziario dell’hospice? La risposta, ovviamente, è l’amministrazione precedente. La realtà dei fatti è che noi abbiamo lasciato in eredità a Honsell una grande mole di opere già programmate e soprattutto finanziate (che non è poco di questi tempi). Honsell le ha fatte dormire un anno, poi le ha riscoperte già scritte nei documenti di programmazione triennale, e oggi se ne esce rivendicandole come una “discontinuità”. La mia domanda è: esiste un’opera per cui questa Giunta è riuscita a costruire il meccanismo di finanziamento? Se esiste, Honsell la rivendichi a proprio merito esclusivo. Il resto è eredità o, più precisamente, continuità amministrativa. Il merito di un’opera non è di chi ne parla (né per primo né, tanto meno, per ultimo) ma di chi costruisce le condizioni concrete per realizzarla, e in primo luogo di chi reperisce le necessarie risorse».
Honsell rivendica anche un più stretto rapporto con i sindaci dell’hinterland.
«E’ un’affermazione da verificare. Bisogna chiedere ai sindaci di riferimento per le varie aree tematiche, penso a Boem, Pezzetta, Vuga e Zuliani, se la collaborazione della precedente amministrazione con il territorio era davvero così disastrosa, e se quella con l’attuale è davvero tanto proficua».
Eppoi l’attuale sindaco ha cambiato il piano anti-smog: almeno questo è un punto a suo vantaggio?
«E’ vero, lo ha cambiato. Ma gli effetti sono tutti da verificare».
Infine i rapporti con l’Udinese calcio: “sto cercando di risolvere i contenziosi”, dice il suo successore…
«Gli faccio i migliori auguri».

Elettrodotto Redipuglia: il Comitato per la difesa del Friuli rurale incontra il ministro Zaia


 Nella dura contrapposizione che la società Terna, costruttrice dell’elettrodotto Redipuglia – Udine ovest ha inteso intraprendere con le sue recenti dichiarazioni in merito alla realizzazione dell’opera, il Comitato per la difesa del Friuli rurale risponde con un incontro con il ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, Luca Zaia,  in calendario lunedì 27 Aprile a Conegliano, nel corso del quale saranno illustrate al ministro tutte le problematiche inerenti alla realizzazione dell’opera nel suo progetto aereo. Un nuovo incontro, nell’incessante opera di informazione alle popolazioni, è in programma mercoledì 29, alle 20.30 presso il Centro parrocchiale di Trivignano Udinese.
      Non è sfuggita al Comitato per la difesa del Friuli Rurale, l’esternazione della società Terna che in «spregio – afferma il presidente Aldevis Tibaldi – della volontà popolare e poco rispettosa, con inaudita protervia, della deliberazione delle amministrazioni comunali e delle province di Gorizia ed Udine, tradisce un evidente nervosismo, plateale dimostrazione che le regole della democrazia non sempre viaggiano in sintonia con quelle del mercato e delle posizioni di monopolio». Detto che plateale è il richiamo al maggior costo dell’opera interrata, così come intesa dalle popolazioni locali rispetto alla soluzione aerea proposta dalla Terna, “plateale – spiega Tibaldi – perché dichiarare che il costo è dieci volte maggiore non corrisponde alla valutazione promossa dal Comitato in sede europea e, come tale ha il sapore di un approccio terroristico dell’intimidazione”. Dichiara Tibaldi che ciò non corrisponde alle “ispirate parole del presidente della Terna, Luigi Roth, il quale ha solennemente dichiarato che gli interessi della Terna non devono sottrarre valori all’ambiente ed alla democrazia partecipata”. Ragion per cui c’è da chiedersi per quale motivo la Terna, nella persona del suo portavoce e dei suoi tecnici, abbia fatto le affermazioni oggi contestate e la risposta di Tibaldi ci riporta alle secrete, più che alle segrete stanze, dove sono avvenuti gli accordi preliminari e prefabbricata l’operazione di cui trattasi. «Ancor più plateale – continua Tibaldi – la richiamata circostanza per cui l’elettrodotto comporterebbe l’eliminazione delle linee esistenti in un progetto di estesa realizzazione mentre il progetto di demolizione non compare nelle carte odierne ed i comuni interessati sono scomparsi dall’elenco». Conclude Tibaldi facendo notare l’assordante silenzio dell’amministrazione regionale a differenza dei vertici provinciali udinesi ed isontini.

Zugliano: premio Balducci alle donne Afgane


È stato consegnato ieri a Zugliano all’associazione femminile afghana ‘Rawa’ il premio ‘Honorits Dignitatis Balducci’, promosso dall’omonimo centro di accoglienza diretto da don Pierluigi Di Piazza.
      Il premio è stato assegnato per «l’esemplarità, il coraggio, la coerenza, l’impegno e la perseveranza» dell’organizzazione. A riceverlo è stata la rappresentante di Rawa, Maryam Rawi.
      La ‘Revolutionary Association of Women of Afghanistan’, organizzazione indipendente di donne afghane in lotta per i diritti umani e la giustizia sociale in Afghanistan, fu fondata da un gruppo di intellettuali afghane guidate da Meena – assassinata nel 1987 a Quetta, in Pakistan – dopo l’occupazione sovietica nel dicembre 1979.
      Rawa fu direttamente coinvolta nella resistenza, ma al contrario della maggior parte dei guerriglieri fondamentalisti islamici chiese fin dall’inizio democrazia e secolarizzazione. Attualmente opera sia in Pakistan che in Afghanistan con attività sociali, dall’istruzione all’assistenza sanitaria.

Friuli: il calvario senza fine per una visita medica

Di Rita Bertossi

La quotidiana attività delle Associazioni di tutela dei consumatori comprende anche la tutela del cittadino utente della sanità, settore che è uno dei fondamentali indicatori della qualità della vita sociale di un Paese moderno. Sul tema della qualità percepita delle prestazioni sanitarie pesa negativamente, a fronte di non poche eccellenze, la problematica relativa alle liste d’attesa e ai tempi del pronto soccorso. L’impegno per la riduzione delle prime viene ritenuto importante pur riguardando generalmente visite di routine, ma per gli utenti risulta non sopportabile l’attesa che talvolta devono subire le urgenze del pronto soccorso o le visite richieste con urgenza dai medici di famiglia.
Un esempio è quello segnalatomi nei giorni scorsi, che riporto integralmente: «Capita che avverto un dolore acuto e persistente. Di buona mattina vado a farmi visitare dal medico di base. Questi, valutati i sintomi da me dichiarati, e dopo un’accurata visita, mi prescrive una visita specialistica con carattere d’urgenza, da effettuarsi all’Ospedale civile di Udine. Mi consiglia di andare immediatamente, considerato che nell’apposito reparto di specialità dell’Ospedale Santa Maria della Misericordia effettuano le visite urgenti dalle ore 12.30 alle ore 13.30. Mi reco subito al reparto specialistico dell’Ospedale; mi presento alla segreteria del reparto alle ore 12 ed esibisco all’infermiera l’impegnativa ove risulta specificato il carattere d’urgenza della visita. L’infermiera-segretaria guarda con sufficienza l’impegnativa, che peraltro non ritira, e mi dice che devo attendere nella sala d’aspetto per la visita del chirurgo. Chiedo alla segretaria se il chirurgo sarà messo a conoscenza che mi deve visitare; quella con sufficienza mi dice di non preoccuparmi che avrebbe provveduto lei stessa ad avvertire per telefono il chirurgo. Pur essendomi presentato calmo e paziente, nonostante i dolori persistenti, l’infermiera-segretaria mi anticipa che dovrò avere molta, ma molta pazienza. Non potendo obiettare alcunché, accetto di buon grado il consiglio e vado nella sala d’attesa, poco distante dai locali della segreteria. La sala d’attesa è uno stanzone grande, illuminato con luce al neon bluastra, d’intensità molto scarsa. Effetto deprimente tipo loculo del camposanto. Nella sala d’attesa c’è solamente una signora che attende di essere medicata dal chirurgo che l’ha operata. Seguo le istruzioni della segretaria e comincio da subito a esercitare la virtù della pazienza. Ritengo in maniera esemplare. La signora viene prelevata dal medico per la medicazione post-operatoria e ci salutiamo.
«Le ore passano – continua la testimonianza –, ma nessuno si fa vivo. Ho la sensazione di essere stato abbandonato a me stesso con i miei dolori, e dimenticato nella sala d’attesa-loculo. Alle ore 15, non vedendo alcun movimento, torno in segreteria per chiedere delucidazioni. Trovo un’altra segretaria che mi avverte che la sua collega (a cui mi ero rivolto tre ore prima) aveva già da un’ora terminato il suo turno e si era giustamente eclissata. Lei mi informa altresì che sta chiudendo a chiave la porta della segreteria perché è terminato l’orario giornaliero d’apertura al pubblico. A mia richiesta di spiegazioni sulla mancata visita del chirurgo dopo ben tre ore di attesa, mi dice che forse il chirurgo, oberato di lavoro, terminato il suo turno, stanco se l’è data a gambe. Mi rassicura però che è stato sostituito da un altro chirurgo, che fortunatamente proprio in quel momento transita per il corridoio antistante all’ufficio di segreteria oramai desolatamente chiuso a chiave. Mossa a compassione dal mio caso, la segretaria uscente interpella il chirurgo e gli chiede se può visitarmi. Il chirurgo non mi chiede i motivi dell’urgenza, non mi chiede nemmeno come sto, ma con fare sufficientemente perplesso e scocciato mi avverte che prima andrà a fare delle visite al pronto soccorso, poi al reparto di ortopedia e poi, ma non mi precisa quando, mi visiterà. Mi ripete che dovrò attendere pazientemente e bene sperare. Mi sento di nuovo abbandonato e di nuovo senza un orario presunto per la visita d’urgenza! Attendo sino alle ore 16.30 quando finalmente vengo visitato! Questo significa aver atteso ben quattro ore per una visita urgente! Mi chiedo: quanto avrei dovuto attendere per una visita senza il carattere d’urgenza?».

amministrative 2009: Paluzza, Treppo, Sutrio, Ravascletto, Cercivento

 Di David Zanirato

Candidati decisi e ai blocchi di partenza per la sfida al municipio di Paluzza, il comune più grande al voto nella Valle del But. Nel paese degli olimpionici Di Centa e Ortis, dell’onorevole Manuela Di Centa, tornato alle cronache per la sofferta e drammatica vicenda di Eluana Englaro , sarà una sfida a due, tra Massimo Mentil, di area Centrosinistra ed Elia Vezzi, per il Centrodestra, entrambi i candidati under 40
      Su Mentil le diverse anime della coalizione sono riuscite a ricompattarsi dopo la rottura del 2004 che vide i Ds sostenere l’attuale sindaco Aulo Maieron e gli ex Margherita invece il sindaco predecessore Emidio Zanier. In supporto di Mentil, che preannuncia di voler dare una certa discontinuità col passato «attraverso una politica diversa che sappia coinvolgere con progetti sostenibili la gente e le sue problematiche» ci saranno due liste civiche di cui una composta da giovani.
      Elia Vezzi ci riproverà invece dopo aver tra l’altro rivestito temporaneamente la fascia di primo cittadino dal marzo 2005 al febbraio 2006, grazie al ricorso al Tar presentato dopo l’esito del voto che la vide distanziarsi di soli tre voti da Maieron. Il Tar in quella circostanza, dopo aver ricevuto al richiesta di ricontare le schede, in un primo momento spodestò Maieron a favore della Vezzi, salvo poi con il contro-ricorso ristabilire il risultato elettorale.
      Nella vicina Treppo Carnico è data per certa la candidatura con una civica di area Centrosinistra dell’attuale sindaco reggente Margherita Plos, che da fine 2008 ha preso il posto del dimissionario Luigi Cortolezzis; per quanto riguarda il fronte opposto il centro-destra è ancora alla ricerca di uno sfidante (il responsabile di collegio del Pdl Luigi Cacitti ha spiegato che la coalizione avrà candidati di riferimento in ogni Comune al voto).
      Nella piccola Ligosullo l’attuale primo cittadino Armando Bulliani non è più ricandidabile: dovrebbe scendere il campo il vice Giorgio Morocutti mentre si vocifera di una possibile seconda lista con un candidato esterno al paese. A Cercivento il Centrodestra ha ufficializzato la candidatura con una lista civica dell’indipendente Denis Della Pietra, che di fronte dovrebbe avere l’attuale sindaco Dario De Alti (ex Forza Italia) ora appoggiato dall’area di Centrosinistra.
      A Ravascletto sarà evitata la candidatura unica come nel 2004 (circostanza che mette a rischio commissariamento il Comune se non va a votare almeno la metà degli elettori): non si ricandiderà l’uscente Ermes De Crignis ma sarà sfida tra due ex colleghi di lista civica, il già sindaco Flavo De Stalis e Maurizia Da Pozzo
      A Sutrio conferma per l’uscente Sergio Straulino supportato dall’area di Centrosinistra; il centro destra sta cercando di ricompattarsi e la scelta dovrebbe cadere tra Manlio Riolino od Omar Di Ronco, possibile anche la presenza di una terza lista così come nel 2004 a rappresentare la sinistra radicale.
      A Zuglio, infine, non si ricandiderà l’attuale Stelio Dorissa, in sua sostituzione dovrebbe esserci il vice Elio Moser che di fronte se la vedrà con il già sindaco Battista Molinari supportato dal centro-destra, possibile anche una terza lista.
     
David Zanirato

Lignano: si apre la stagione 2009 con “Lignano in fiore”


È tempo di Lignano in fiore. Aprirà i battenti domani, 25 aprile, la ventitreesima edizione della manifestazione di primavera organizzata dall’omonima onlus impegnata dalla sua nascita nella difesa dei diritti dei più piccoli.  Quest’anno, in particolare, il ricavato della manifestazione sarà devoluto all’Agmen, l’associazione dei genitori di malati emopatici neoplastici. Sabato, oltre che la nazionale Festa della Liberazione, sarà anche tempo di ombrelloni.
Per la località balneare si apre infatti domani la stagione turistica: libero accesso alla spiaggia e a tutti i suoi servizi. Il parco Hemingway si tingerà di mille colori; una settantina sono gli stand, tra cui 23 di artigianato artistico, una decina quelli gastronomici da tutte le regioni d’Italia, molti i commercianti che hanno aderito. Sono decine di migliaia ogni anno le persone, non solo appassionati di fiori e piante, che non perdurerebbero per nessuna ragione al mondo l’appuntamento con Lignano in fiore, da sempre un assaggio d’estate nel parco dedicato al romanziere americano.
Due i weekend interessati dalla festa, ma anche durante la settimana saranno numerose le occasioni per assistere e partecipare a spettacoli, esibizioni e laboratori. Un progetto parallelo unisce sul filo della solidarietà la Lignano in fiore onlus e i velisti friulani Alberto Leghissa, Marcello D’Agostini con tutto il loro team: si chiama “Sail for Children” ed è volto alla diffusione e promozione (via mare) della Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia. Lignano infatti ha ospitato dall’11 al 13 settembre 1987, un convegno internazionale promosso dall’Unicef con la presenza di Suzanne Mubarak e la partecipazione di oltre 120 organizzazioni non governative internazionali e nazionali per la redazione della Convenzione sui diritti del bambino. Eredità importante di cui le due realtà hanno deciso di farsi carico.
Questo il programma della giornata di sabato: alle 9 è prevista l’apertura della fiera e dei chioschi enogastronomici, alle 11 il Progetto solidarietà con la scuola statale per l’infanzia, la Materna Andretta e le prime e le seconde della scuola statale primaria. Alle 11.30 apertura ufficiale della manifestazione con l’esibizione del Circolo musicale Luigi Garzoni di Lignano, alle 12 apertura della cucina con griglia. Nel pomeriggio alle 14.30 è in programma a Marina Punta Faro la “Veleggiata con Selene”, mentre nella “Luna dei bambini” si terrà il laboratorio “il Giardino dei piccoli” a cura dell’asilo nido di Lignano Sabbiadoro, mentre dalle 15 alle 18 i ragazzi delle medie saranno al Parco per la realizzazione sul posto della mostra open air Street art adesiva. Poi musica fino a sera.

Villa Manin: Ugo Pellis in mostra


Nel 1882 a San Valentino (oggi Comune di Fiumicello) nasce Ugo Pellis. È un anno sicuramente ricco di eventi come la morte di Giuseppe Garibaldi a Caprera, la firma del trattato della Triplice Alleanza, l’esecuzione capitale di Guglielmo Oberdan, che era partito da Udine per attentare alla vita dell’imperatore austriaco.  Il Friuli è spaccato in due. E Ugo Pellis nasce nella parte dominata dalla “felix Austria” che lo renderà per obbligo bilingue, anche se sempre simpatizzante di un’unità tutta italiana. E poi ecco la Grande Guerra, la nascita del fascismo, il ventennio, il secondo conflitto mondiale, la caduta del regime… La mostra che si inaugura oggi alle 18 a villa Manin di Passariano (nell’esedra di Levante) vuole ricordare quel periodo attraverso l’opera di un intellettuale straordinario e le sue fotografie dedicate alla nostra terra.
Ugo Pellis 1882-1943. Il Friuli nelle immagini: questo il titolo dell’esposizione organizzata dall’Irpac (Istituto regionale di promozione e animazione culturale) e dalla Filologica friulana in collaborazione con la Regione e l’Azienda speciale villa Manin e con il sostegno della Fondazione Crup. La rassegna racconta un Friuli nascosto attraverso volti e momenti che catturano gli elementi più rappresentativi di un territorio ancora profondamente rurale. Ma ricordiamo chi era Pellis e cosa fece.
Il 26 ottobre 1924 il congresso della Filologica a Gradisca d’Isonzo decide di attivare un progetto per creare una raccolta ordinata e sistematica di documenti fotografici e cartacei, catalogando per ogni località italiana esplorata le corrispondenti traduzioni dialettali dalla viva voce degli intervistati. E Pellis sarà nominato “raccoglitore unico”, mentre gli intervistati avranno la qualifica di “informatori”. Il viaggio lungo tutta la penisola del nostro “infaticabile Romeo”, così veniva simpaticamente chiamato da alcuni amici, comincerà nel 1925 e terminerà con la sua morte nel 1943. Un’impresa svolta nell’ambito delle inchieste dell’Atlante Linguistico Italiano che lo portò a fotografare le zone meno conosciute del Paese. «Egli era modestissimo e lontano dal voler proporre agli altri il suo esempio» scriveva nel 1943 Tavaglini. Pellis appariva come una persona «con una mente lucida ed equilibrata e di lunga esperienza» e ancora come «uomo di fatti e non di parole» (E. Cabej, 1943) che dimostra sempre «una innata simpatia per gli umili, che gli accaparravano subito la confidenza degli informatori» (M. Bartoli, 1943).
Sarà quindi creato l’Atlante Linguistico Italiano, dove Pellis darà il suo massimo contributo di studioso documentando la ricerca glottologica con immagini fotografiche, disegni, oggetti e mettendo insieme una preziosa raccolta di testimonianze sulle diversità dialettali preunitarie in forzata estinzione in tutta la penisola. Questo lavoro di analisi e catalogazione attraverso la mappatura del territorio nazionale – che allora comprendeva anche l’Istria e una minima parte della Croazia -, promuoverà un lavoro, in ambito accademico linguistico, di grande interesse soprattutto perché affidato a un professionista come Ugo Pellis «che scolpiva uomini, cose, situazioni con incisiva lapidarietà» (T. Brusin, 1943).
La fotografia è l’unico strumento insostituibile per la corretta documentazione di un popolo e la sua storia, “un fissatore” di momenti e di volti che trasformerà Pellis in uno straordinario cacciatore di voci arcaiche. Sicuramente aveva «una particolare predilezione per tutte le lingue speciali, per lo zingaresco e i parlati furbeschi d’artigiani e della malavita… L’impressione che rimane di lui è quella di uno studioso genuino, cioè d’un uomo buono tutto assorbito dal suo compito» (E. Cabej, 1943).
Il fondo fotografico che testimonia questo lavoro è conservato dalla Filologica friulana, che ha svolto un’impegnativa opera di catalogazione e di digitalizzazione. Il patrimonio di immagini conta oltre 7.000 negativi, su lastra e pellicola mentre sono 400 le fotografie scattate in Friuli, 80 delle quali, di grandi dimensioni, saranno esposte nella mostra a villa Manin, supportate da pannelli didattici che faciliteranno la comprensione di ogni singolo scatto. Il tutto nasce da una perfetta sinergia tra Filologica, che custodisce questo fondo, e Irpac, il che rende fruibile la raccolta di istantanee al vasto pubblico.
La mostra è anche l’occasione per la presentazione di un catalogo scientifico curato da Pier Giorgio Sclippa con testi di Gianfranco Ellero e Claudio Domini. L’esposizione a Passariano sarà visitabile tutti i pomeriggi, fino al 7 giugno, dal martedì al venerdì, dalle 14 alle 19, il sabato e la domenica dalle 10 alle 19. Chiusura lunedì. L’ingresso è gratuito.

 

 

Carnia: al disgelo spunta il radic di mont

In commercio si possono trovare ancora gli ultimi ciuffi di “lidrìc cul poc”. Il “radic di mont” è raccolto invece al disgelo, tra aprile e maggio: estremamente raro, lo si può trovare già sottolio in qualche negozio specializzato in Carnia.  
In passato, l’uso degli ortaggi come sussidio alimentare era cadenzato dalle stagioni. L’inverno e la primavera erano caratterizzati da diverse specie di radicchi e cicorie tant’è che uno dei piatti che, per consuetudine, si consumavano a Pasqua e nella tradizione della merenda del Lunedì dell’Angelo era salame, focaccia e “lidrìc cu lis frizzis”, o meglio “lidrìc cui ùs dûrs”. Poche regioni italiane possono vantare un patrimonio così vasto nella produzione di radicchio quanto il Fvg. L’elenco è lungo: dagli isontini (e invernali) Rosa di Gorizia e Canarino, al raro e protetto “radic di mont” o “lidric di mont” raccolto in Carnia in alta quota al momento del disgelo; dal “radiceto” ovvero la “zuccherina” di Trieste ideale nelle insalate estive al friulanissimo “lidrìc cul poc”. Prettamente primaverili sono le “tàle”, “talate” o “pissecjan”, ovvero il tarassaco anche noto come dente di leone le cui foglie più giovani si mangiano in insalata (crude ma anche lesse). Come ci informa il Nuovo Cibario del Fvg, la radice del tarassaco, raccolta da maggio a novembre, consumata cotta conserva ottime proprietà depurative, diuretiche, coleretiche, stimolano l’appetito e sono ipocolestorelemiche. Ancora dal Cibario: «Lo sciroppo di tarassaco si ottiene invece dai fiori, puliti e bolliti in un primo passaggio assieme al succo di limone». Questo sciroppo ha notevole consistenza e un bel colore giallo chiaro con riflessi ambrati.
A tavola il “radìc di mont” di può gustare fresco in insalata o si possono usare i turioni per insaporire le frittate, minestre e risotti. Generalmente, però, i germogli sono sistemati sottolio in vasetti di vetro di piccole dimensioni seguendo il procedimento classico delle conserve. Sottolio è un perfetto accompagnamento per carni e salumi: in particolare per la carne salada, i prosciutti di capriolo, lo speck e il prosciutto di Sauris affumicato al ginepro.

 

Udine: inizia il Far East Film


E’ davvero un’edizione storica, quella che Far East Film sta per condividere – da domani al 2 maggio – con il suo pubblico con un programma, interamente composto da premiere (1 mondiale, 20 internazionali, 35 europee). Se il giapponese Departures e’ stato premiato alla notte degli Oscar come ”migliore film straniero”, infatti, altri protagonisti del grande festival udinese hanno brillato ai recentissimi Hong Kong Film Awards: i riconoscimenti cinematografici piu’ importanti della Cina sono andati allo straordinario biopic Ip Man di Wilson Ip (che ha battuto un gigante del calibro di John Woo), all’attore Nick Cheung per The Beast Stalker di Dante Lam (sia Nick sia Dante saranno presenti a Udine) e, soprattutto, alla regista Ann Hui per The Way We Are, poetico docudrama che ha fatto la parte del leone nelle categorie ”migliore regia”, ”migliore sceneggiatura” e ”migliore attrice protagonista”. Proprio ad Ann Hui, regina della new wave hongkonghese e inesauribile talento da sempre in equilibrio fra cinema di genere e cinema d’autore, Far East Film dedica un prezioso omaggio: oltre The Way We Are, appunto, si vedranno per la prima volta in Occidente piu’ di 10 ore dei suoi lavori televisivi. Il cult Ong Bak 2 di e con Tony Jaa, che tiene a battesimo la ghiotta sezione riservata al Thai Action, e Crazy Racer, la splendida black comedy firmata dal geniale Ning Hao. Dopo Crazy Stone, applaudito nel 2006, l’enfant prodige torna dunque a lasciare il segno. Un impareggiabile capolavoro capace di ridisegnare la mappa dello humour nero cinese e, facile scommessa, di entrare a buon diritto nell’ideale greatest hits delle pellicole promosse da Far East Film! E che cos’e’, dunque, Far East Film? E’ un biglietto di andata e ritorno per l’Estremo Oriente.

E’ un viaggio lungo nove giorni che, mollando gli ormeggi nel piccolo porto udinese, fara’ tappa nel cuore di un universo lontano ma, ormai, sempre piu’ vicino! Il Centro Espressioni Cinematografiche di Udine ha attrezzato la sua flotta ed e’ prontissimo a navigare con un carico di 56 film che, attraversando 9 paesi, mostreranno ai fortunati passeggeri il volto e l’anima di altrettante metropoli cariche di vite, di storie e di passioni: da Seoul a Tokyo, da Pechino a Hong Kong, da Jakarta a Manila, fino a raggiungere, sempre piu’ a Est, Taipei, passando per Singapore e Bangkok. Con un’affluenza media complessiva di oltre 50.000 spettatori, suddivisi tra la sede storica del Teatro Nuovo ”Giovanni da Udine” e le sale del Visionario, Far East Film ha visto progressivamente confermare, anno dopo anno, le attenzioni del pubblico internazionale, nazionale e locale.

Udine: gli scritti di Pre Toni Beline in una raccolta


Creare una raccolta completa di tutti gli scritti di Pre Toni Beline. È il progetto di Glesie furlane che la Provincia di Udine sosterrà con il suo contributo. Oggi a palazzo Belgrado la sottoscrizione del protocollo d’intesa che impegna l’ente di area vasta ad assegnare all’associazione Glesie furlane un contributo quinquennale – fino al 2013 – per la realizzazione del progetto “Pre Antoni Beline: un profete pal Friûl di doman”. Il progetto è finalizzato alla raccolta e alla pubblicazione del patrimonio letterario di don Antonio Bellina in un’edizione completa e organica. Complessivamente la Provincia assegnerà 80 mila euro che saranno impiegati per la pubblicazione di 9 opere letterarie di Pre Antoni Beline: “Sul at di voltâ pagjine”, “Par amôr o par fuarce?”, “Eutanasie di un Patriarcjât”, “Amôr di patrie”, “Fortunât il popul che il Signôr al è il so Diu”, “Rogazions”, “Cirint li solmis di Diu – V”, “Trilogie” e “De Senectute”. Proprio quest’ultimo scritto, inedito, sarà presentato domenica prossima a Venzone.
      A sottoscrivere il documento, dunque, il presidente Pietro Fontanini e il presidente di Glesie furlane Giovanni Pietro Biasatti.«Ritengo che si stia parlando di uno dei progetti più importanti per la letteratura friulana – ha confermato Fontanini –. Tutti noi abbiamo un debito verso quest’uomo che ha speso tutta la sua vita per il Friuli, la sua gente e la sua cultura». Il progetto di Glesie furlane prevede l’edizione completa in marilenghe. «Qui non si tratta di essere contro l’italiano – ha commentato Fontanini – ma di rispettare la volontà di divulgazione della marilenghe di pre Toni».
      Pier Antonio Bellina (detto Pre Toni Beline) Ordinato sacerdote nel 1965, Esercitò il ministero a Codroipo, a Valle e Rivalpo e a Trelli, infine a Basagliapenta di Basiliano. Morì il 23 aprile del 2007. Fu uno dei protagonisti della vita culturale friulana a cavallo tra il XX ed i XXI secolo. Si distinse per la sua lucida e spesso polemica analisi di temi relativi alla friulanità ed alla pastorale religiosa.