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Aldo Rossi e l’anzian di Manzan

L’Anzian di Manzan (storia realmente successa il 31 maggio 2012).

Oggi era l’ultimo termine utile per iscrivermi ad un concorso e dovevo correre in fretta a Manzano. Avevo deciso di partecipare all’ultimo momento, lavorando buona parte della notte per riuscire a realizzare un provino che contenesse tutte le potenzialità del brano appena composto.

L’appuntamento era per le quattro del pomeriggio e chi dovevo incontrare mi aveva fatto un favore, visto che gli uffici al pomeriggio del giovedì dovevano essere chiusi. Insomma una premura bestia e al solito, lo zio Tom (il navigatore che quando non serve funziona alla perfezione), oggi non ne voleva sapere di beccare l’indirizzo e mi portava fuori strada. Allora mi fermo, tiro giù il finestrino e chiedo ad un anziano che stava nella piazza a circa3 metridalla strada, se poteva indicarmi la sede della biblioteca.

L’anziano mi guarda fisso negli occhi, si avvicina lentissimamente, non parla; continua a guardarmi negli occhi e si appoggia con tutte e due le mani sopra il finestrino che avevo abbassato per chiedere indicazioni. “Mi disial la che o cjati le biblioteche” ripeto temendo non avesse capito. “La biblioteche a è un tic plui indenant, baste cal giri a diestre”. “Grazie” gli dico, ma avevo notato che alla macchina non si era solo appoggiato: lui alla macchina si era aggrappato proprio e non mollava la presa.

“Ca mi fasi un ben” mi dice: “Podiel puartami a cjase? Sael no pues dropà las gjambes ai dùt un dolor”. Ecco ci mancava pure questa, mentre l’orologio segnava le 16.01 provo a buttare li un “soi in ritart a un apontament, no combinial in atre maniere?” “Sal saves ce che i ai tas gjambes”, mi dice continuando a fissarmi agganciato alla macchina, “fas une fadie mostre …”. Detto questo mi ritrovo l’anziano in auto, perché ovviamente il problema grosso era nel camminare, meno nel salire in auto.

Avvio la macchina e vado seguendo la strada per la biblioteca, ma lui mi fa segno di girare, perchè lui risiedeva nella strada che incrocia via Sottomonte; quindi per tornare nella direzione della biblioteca, dopo averlo lasciato nella sua abitazione, avrei dovuto fare il giro del quartiere dato che c’era anche un senso unico. A quel punto non avevo dormito la notte prima, ero in clamoroso ritardo,  il tom tom non funzionava e mi ero anche fatto fregare da una persona anziana. Imprecando in cirillico vado avanti e mi fermo davanti a casa sua: “Vuliel viodi ce chi ai tas gambe?” mi dice. “Soi tardissim, soi tart fûr misure” lo imploro!

Scende dalla macchina e si china sul finestrino aperto, mi allunga la mano e mi dice: “Lui al vorà tante furtune sael, parceche chei ca judin i malâz e chei ca no podin, a voran tante furtune”.

Lo vedo allontanarsi, metto la prima e meccanicamente parto, come sanno fare a memoria i miei riflessi quando io sono in ritardo. Ma poi rinsavisco, capisco, mi sento un verme; freno e sto per fermarmi, ma alcuni colpi di clacson e un paio di maledizioni dell’automobilista che mi seguiva mi fanno desistere. Nello specchietto l’anziano non c’è più e allora gli scrivo qui quello che avrei voluto dirgli.

“Ca mi scusi paron, pa poucje creançe chi ai vût vuei daspo misdì; al è che i vivin in tun mont la che i sin simpri a cori daûr a alc e no si nacuarzin che chel che magari a vâl e al è plui important, lu vin dongje in chel moment! La prossime volte mi mostrarà ce ca i è capitât tas sos gambe e magari i bevarin un tai insieme (se il so malan ai permet di bevilu). Vulevi encje disi che cul so auguri di vuei, no mi interesse plui di vinci il concor, parceche il concors lu ai belzà vint cun la furtune chi ai vût di cjatalu e sintì las sôs bieles peraules. Grazie par veimi fat fa dal ben a lui cal podeve jessi gno pari o gno nono, o un me conossint; grazie par veimi fat sintì miôr e grazie pal so auguri che al vâl di plui di dut di ce ca si pos comprà tai negozis di dut il mont. Grazie encjemò e sperin che las gambes a guarissin di corse e che une dì al podi … tirami ne pidade!

 

 

Friuli: i colori del terremoto

Violento terremoto a Sud-Est del Paese Sindaco di Van: "Morte e distruzione"
di Aldo Rossi

Il terremoto è sempre uguale a se stesso; come se tragedia e disperazione avessero gli stessi gesti, gli stessi colori, le stesse urla in tutto il mondo. L’unica differenza visiva tra il terremoto del Friuli e quello di ieri della provincia di Van in Turchia è che le nostre foto erano per lo più in bianco e nero;  così sembra che siano passati molti di più dei 35 anni trascorsi. Chi ha vissuto quel periodo e aveva un’età che permette di ricordare ha poi continuato la sua vita nella casa ricostruita a dovere e spesso in un paese nuovo di zecca; pur nella sorte avversa, la sensazione rimasta era che la forza e la volontà di ricostruire dei friulani, ci avessero portati molto avanti nella qualità della vita rispetto al periodo precedente. Forse “solamente” un po’ più egoisti Continua a leggere

Aldo Rossi: non fermate Lapo Elkann, ma fategli pagare una multa per divieto di sosta da 1 milione di Euro


Lapo lascia il suv in sosta vietata sulle rotaie e blocca il Tram per mezzora.
I Tran(s) invece riuscivano a passare 🙂


Parto sempre dall’assunto che nessuno a questo mondo nessuno è stupido, anzi per dirla con Forrest Gump “stupido è chi lo stupido fa”. Devo dire che appena giunta la prima notizia (Lapo che parcheggia la  sua Jeep GrandCherokee, sulle rotaie del tram e se va bloccando il traffico in corso San Gottardo nel centro di Milano) ci ero cascato anch’io e ho risolto l’episodio con la battuta che potete leggete in testa al post, accanto alla foto. Oggi però arriva la seconda notizia e cioè che neppure 24 ore più tardi, Lapo Elkann ci ricasca, questa volta a Torino. e il suo suv color “tuta mimetica” finisce su un’area riservata alla sosta per carico e scarico merci.
 
Se due indizi non fanno una prova è chiaro che Continua a leggere

Aldo Rossi: onore ai valorosi colleghi dell’orchestra del Titanic!

Siamo alle solite: quando qualche politicante tira fuori delle metafore per spiegare delle situazioni scabrose in cui l'incoscienza o l'inconpetenza di alcuni sta per far affondare tutto il sistema, si cita (udite udite) l'orchestra che suonava sul Titanic! In queste ore lo hanno fatto Casini ed altri politici e il riferimento ovviamente era alla situazione economico-politica dello stato Italiano. Ho deciso di dire basta a questo scempio e di tutelare pubblicamente i valorosi colleghi che lavoravano su quella nave e che non hanno fatto altro che il loro dovere!
Io ho suonato per ben 12 anni con un'orchestra (i Salvadis) e abbiamo percorso tutto il Friuli e qualcosina anche il Veneto. Dovete sapere che un'orchestra che fa spettacoli dal vivo in luoghi pubblici ha dei precisi compiti e obblighi anche di "ordine pubblico". Continua a leggere

Nord-est: mancano le frequenze, switch-off digitale a rischio, emittenti televisive nel caos

Avevo espresso le mie preoccupazioni in quest’altro post mesi fa per le problematiche tecniche legate alla (non) ricezione del segnale digitale terrestre in montagna. Ma viste le tematiche che stanno emergendo ora, sembrerebbe essere messo in discussione addirittura lo switch-off nel nord-est previsto tra ottobre e novembre: questo perché le emittenti locali si stanno ribellando ad una non prevista penuria di frequenze di cui a Roma, nessuno si era reso conto nello stilare il piano per il nostro territorio.
 
Il notevole vantaggio di tempo a disposizione per poter effettuare i preparativi e tutte le operazioni necessarie per un ottimale passaggio al digitale terrestre nel nord Italia è stato praticamente bruciato perché nostre le emittenti locali rischiano di vedersi assegnate frequenze di qualità scadente e non coordinate a livello internazionale, a meno che il Ministero non provveda quanto prima a trovare gli accordi bilaterali con gli stati confinanti al fine di rendere compatibile il gran numero di frequenze non compatibili. Ci si accorge ora che in Veneto, Friuli ed Emilia le frequenze disponibili si dimezzano a 27 dalle 55 previste, perchè le altre 27 sono andate a Croazia e Slovenia, secondo accordi internazionali ratificati nella Convenzione di Ginevra del 2006. Stando al Piano nazionale di assegnazione delle frequenze (Pnaf) pubblicato dall’Agcom, le 27 italiane sono tutte appannaggio delle emittenti nazionali e, alcune, dei colossi telefonici. Nella relazione tecnica l’Agenzia scrive di aver garantito “la pianificazione di almeno 13 “multiplex” a copertura regionale nella Pianura Padana per Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Marche, Friuli, le più critiche in termini di orografia e coordinamento internazionale, delle quali però non c’è traccia nello schema allegato. Quindi l’archiviazione dell’analogico rischi di coincidere con l’addio alle 27 televisioni locali, di fatto appena escluse dall’operazione dall’Agcom (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni)
 
La situazione più critica è per le emittenti Venete, che surclassano quelle del FVG per qualità, quantità ed investimenti effettuati in questi anni. Galante, Panto e Filippo Jannacopulos (editore di Rete Veneta), hanno stretto un accordo per presentare ricorso al Tar del Lazio, l’unico competente in materia, al quale chiederanno di bloccare il piano in tutto il Paese, e poi per fare pressioni sul ministero delle Comunicazioni. In pratica invitano “a rispettare la riserva di legge di un terzo delle frequenze pianificabili attualmente nelle aree tecniche 6 e 7 e a coordinarne ulteriori con Slovenia e Croazia, sempre mantenendo tale riserva”. “Vanno cambiate tutte le frequenze, dice Jannacopulos, la nostra è una battaglia per tutelare l’emittenza di qualità e centinaia di posti di lavoro. Senza contare che la legge ci obbliga a proseguire negli investimenti per passare al digitale terrestre, con un costo minimo di 3 milioni di euro. Non possiamo fermarci, nel Veneto ci saranno 80 impianti e le ditte fornitrici non possono certo essere avvertite il giorno prima: gli ordini li abbiamo spediti mesi fa. Ma stiamo investendo al buio”
 
Nel cosiddetto Pnaf, il Piano nazionale delle frequenze, l’Agcom ha previsto la realizzazione delle reti K-Sfn, quelle multiple, composte da almeno due frequenze, che sostituiranno le attuali Sfn, calibrate su una sola frequenza: un passaggio questo che costringerà le tv a dotarsi di nuovi impianti e a coprire il territorio di trasmissione con un maggior numero di frequenze, perché le K-Sfn sono meno potenti. L'Agcom ha scelto questa strada per risolvere i problemi di interferenza dei segnali, soprattutto nelle aree di confine dell'Italia, dove ci sarebbe la sovrapposizione con quelle dei Paesi confinanti o vicini. Solo che il cambio di tecnologia ridurrà le frequenze disponibili, mettendo in difficoltà tutte le emittenti, ma soprattutto quelle locali, quelle che hanno mezzi economici nettamente inferiori rispetto ai network nazionali.
 
“Qualora i nuovi criteri di pianificazione venissero effettivamente approvati”, scrive la Federazione Radio Televisioni, “verrebbero drasticamente ridotti gli spazi frequenziali delle tv locali e ciò comporterebbe la chiusura di moltissime imprese operanti da oltre trentacinque anni, con grave danno per il pluralismo del settore televisivo, per l'informazione sul territorio e per l'occupazione lavorativa del comparto”.
 
La protesta sugli scenari ipotizzati dall’Agcom è scattata in Sardegna, anche perché l'Isola è entrata per prima nell'era del digitale terrestre, con lo switch-off, lo spegnimento del segnale analogico, scattato nel settembre del 2008. Nei giorni scorsi è intervenuto il presidente della Regione Ugo Cappellacci, che ha incontrato il presidente dell'Autorità di garanzia Corrado Calabrò. Nel mirino la forte penalizzazione per le tv regionali in arrivo con i nuovi canali automatici. Poi hanno preso posizione i governatori della Liguria (Burlando), della Lombardia (Formigoni), del Lazio (Polverini), dell'Abruzzo (Chiodi). E ora ha alzato la voce anche il presidente della Puglia Nichi Vendola che ha parlato apertamente di “golpe” dell'Agcom: “Si vogliono riservare i primi tasti del telecomando alle tv nazionali, quando tutti sanno che i tasti dal 7 al 9 delle famiglie sono spesso appannaggio delle tv locali”.
 
Per quanto riguarda il Friuli Venezia Giulia a sollevare obiezioni, sono stati alcuni membri del consiglio regionale del che esternano i non pochi problemi legati al passaggio dall’analogico al digitale. “Già il solo avvio del digitale terrestre, scrivono in una nota, sta creando non pochi problemi, ma se a questo si aggiunge che il Piano nazionale di assegnazione delle frequenze ha escluso una decina di emittenti locali del Friuli Venezia Giulia e ben ventisette del vicino Veneto che per sopravvivere dovranno attingere alle frequenze di Croazia e Slovenia, la cosa ci sembra alquanto grave e insensata da parte delle Autorità governative”
 
La voce delle emittenti friulane si fa sentire con le dichiarazioni di alcuni direttori di testata che prendono atto della situazione.
 
“Per quanto Telefriuli”, spiega Alberto Terasso, “saremo pronti per il passaggio. Tuttavia, ci sono alcune difficoltà generali che dovranno essere affrontate. Mi riferisco, per esempio, all’impatto che la moltiplicazione di canali avrà sull’utenza, in particolare sulla configurazione del telecomando. Chi non finirà nei primi 20 posti della lista, rischia di annegare nel mare dell’offerta. Anche le emittenti potranno incontrare qualche problema. Fino a oggi, le frequenze per il digitale terrestre non sono ancora state assegnate in via definitiva. Se ciò accadrà all’ultimo momento utile, le televisioni rischieranno di restare oscurate per il tempo necessario ad adeguare gli impianti di ricezione”.
 
Questioni sollevate anche dal direttore di Free, Lorenzo Petiziol. “Il digitale è già stato da noi collaudato e sul piano operativo cambierà poco per chi fa televisione. Tuttavia, la moltiplicazione dei canali porterà qualche disagio ai telespettatori e infatti stiamo aspettando la regolamentazione per il ‘posto’ nel telecomando. Se alle tv locali non saranno assegnati spazi abbastanza in alto nella lista, queste rischieranno di scomparire nella folla.
 
Spiega Davide Micalich, titolare della Dea Communication: “ci sono ancora problemi di copertura, soprattutto relative alla Carnia, dove restano ancora molte zone d’ombra. Per quanto riguarda la questione della moltiplicazione dei canali, ci sarà la difficoltà di fidelizzare lo spettatore. Chi sceglierà la strada dei canali tematici sarà avvantaggiato, perché sarà in grado di catturare lo spettatore al di là dello zapping”.
 
Questione che non sembra affliggere “Gigi di Meo” di Telepordenone: “i problemi del telecomando? Chi vuole vedermi mi cerca. E anche gli anziani si ‘metteranno in regola’. Comunque, sono disposto ad andare casa per casa per sintonizzare i decoder. La nostra regione è piccola e per catturare il telespettatore si dovrà fare qualcosa di diverso, andando più in là della notizia, verso la riflessione. Questa è una grande opportunità per le tv locali”.
 
I problemi si fanno ancora più grandi se l’emittente è una delle più piccole d’Italia come come TeleAltoBut di Paluzza. “Per il momento” afferma Giovanni Battista Muser “stiamo trasmettendo sul digitale nella zona di Paluzza, ma il segnale non viene preso in buona parte del territorio montano. Sono momenti difficili, ma noi non molleremo”.
 
 
Insomma una situazione molto ingarbugliata e che per di più arriva in un momento economico tra i più difficili, anche perché la maggiore offerta di spazi che si verrà a creare farà probabilmente precipitare il valore delle inserzioni pubblicitarie sui singoli canali. Quindi l’impressione è che parecchie emittenti verranno fagocitate da emittenti più grandi dissolvendo così un patrimonio inestimabile di informazione e cultura locale, oltre che a numerosi posti di lavoro

 

Facebook: realtà virtuale e virtualità reale

Non c’è niente da fare: ormai l’incidenza del “mondo virtuale” sulla “vita reale è molto di più di una coincidenza. L’ultima leggenda metropolitana vuole che una giunta comunale sia caduta per colpa di Facebook per via delle foto che uno dei suoi utenti, Iuri Milesi consigliere comunale a San Giovanni Bianco, in provincia di Bergamo ha pubblicato nel proprio profilo in cui dimostrava chiaramente simpatie filo-fasciste. Probabilmente la situazione di quel comune era già molto compromessa per altri motivi e la foto forse è stata solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Resta il fatto che sempre di più la virtualità si interfaccia ed ha conseguenze nella nostra vita quotidiana. E se i media tradizionali la smetteranno di occuparsi di fenomeni come FB solo in termini sensazionalistici, come dare grande risalto a i cosiddetti “troll” o ai “fake” (notizie o gruppi create ad arte per fare scandalo che in rete però non trae inganno nessuno) anche la cosiddetta vita reale potrebbe trarre giovamento dalla “grande verità” del web: cioè che nella rete le bugie hanno le gambe corte. Per dirla in slang “ti sgamano” subito dato che parte immediatamente una sorta “servizio antibufala” e la notizia non ha manco il tempo di diffondersi che viene subito smentita con dovizia di particolari. Pensate se riuscissimo a trasporre dal web questa cosa anche sulla televisione, i giornali (più o meno di parte) e per tutti quelli cui la credibilità è basata unicamente sul ruolo di potere che occupano. In quel caso probabilmente ad avere la gambe corte non sarerebbero solo le bugie, ma parecchie persone in carne ed ossa.

Friuli il 3 aprile, festa del Friuli tipicamente … friulano

Il 3 aprile è la festa del Friuli, una ricorrenza festeggiata con forza tra quelli che della Friulanità hanno fatto la loro bandiera, ed è un momento in cui anche i media più restii al Friulano, hanno un occhio di riguardo e ci tengono a pubblicare articoli in Marilenghe o a realizzare delle trasmissioni usando il nostro idioma. Perché la celebrazione annuale sia condivisa ed abbia un senso però, dobbiamo di contestualizzare i valori di questa ricorrenza con gli eventi che caratterizzano questo periodo storico. Il 03 aprile 2010 sarà probabilmente ricordata come la festa del Friuli tipicamente … Friulano, visto che spesso i nostri rappresentanti cercano lo slogan facile anziché adoperarsi per far applicare e finanziare le leggi per la tutela della Marilenghe. Ma è anche l’anno in cui nelle manifestazioni degli operai nelle aziende colpite dalla crisi, sventolano le bandiere del Friuli per ricordare a tutti che il lavoro è uno dei valori chiave della Friulanità. Questo per quanto riguarda il presente, mentre la data ricorda il conferimento al Patriarca di Aquileia Sigeardo nel 1077, del potere temporale sui territori del Friuli, Carnia, Cadore e anche su alcune zone che oggi sono Austria, Slovenia e Istria, da parte dell’Imperatore Enrico IV per ringraziarlo dell’aiuto datogli per sfuggire all’attacco dei nobili che lo minacciavano. Per un periodo di tre secoli e mezzo, questo stato ha unito i Friulani in forme sempre più elevate di vita civile, con la nascita del Parlamento del Friuli ben prima del 1215, quando in Inghilterra fu scritta la Magna Charta Libertatum, documento da cui si fa risalire la nascita della democrazia parlamentare. Ed ecco l’orgoglio che deve accomunare tutti quelli che vivono oggi in Friuli: essere parte di un popolo che per primo nel mondo ha raggiunto un altissimo livello di democrazia e di convivenza civile.

Friuli: se su FaceBook il gruppo cambia nome e tu rimani … (af)fan

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Su FB è semplicissimo iscriversi a uno dei gruppi che continuamente vengono proposti. Un click e fai parte di una comunità che condivide un interesse, un ideale o uno stile di vita. La pratica è talmente diffusa che sfido chiunque sia iscritto a FB a sapere con esattezza a quanti gruppi è attualmente iscritto. Normalmente dopo 1 o 2 visite, ce ne si dimentica perché ci si iscrive ad un gruppo soprattutto per il suo nome e il momento in cui nasce. Se però chi lo ha creato decide di cambiarne la denominazione, non è assolutamente detto che chi si era iscritto, voglia ancora rimanerne membro. Sul perché accada questo non ci sono molte analisi da fare: l’amministratore che lo ha avviato era probabilmente in malafede e premeditava, dopo aver raggiunto un buon numero di iscritti, di modificarne il nome per millantare poi un seguito virtuale in realtà inesistente. Questo è stato fatto recentemente sia con gruppi a livello nazionale che a livello regionale. E allora cosa fare per non prendersi arrabbiature e ritrovarsi iscritti dove non lo si vorrebbe mai? La prima regola da seguire è evitare di iscriversi a gruppi che promettono maggiori funzionalità o che dicono banalità; statene alla larga, sono tutte fesserie. La seconda è quella di attivare su “Impostazioni Account”, tab “Notifiche” la spunta sulla voce se “cambia il nome di un gruppo al quale appartengo”. In questo modo verrete avvisati ogni volta che ad un gruppo a cui appartenete verrà cambiato il nome e se lo vorrete potrete cancellarvi e togliervi la soddisfazione di mandare a quel paese l’amministratore.

Aldo Rossi: il futuro è nei “Real GPS Network”

I tempi che stiamo vivendo sono tempi di assoluta incertezza e l’unica soluzione praticabile pare essere quella di vivere alla giornata prendendo quello che viene e tentando di evitare di essere travolti da strani fenomeni che per semplificare chiamiamo “crisi”. Il futuro non è più un argomento appetibile o denso di aspettative e speranze, ma mai come ora, il modo migliore (e unico) per affrontarlo è quello di “inventarcelo” letteralmente. E allora per quelli come me che da molti anni vedono nella rete e nelle sue espressioni, il più alto esempio di cambiamento e innovazione, l’analisi deve necessariamente partire dalla futura evoluzione che potranno avere i social network, oggi molto in voga, ma che come tutti i fenomeni web stanno cominciando ad entrare nella loro fase di maturità, preludio non dico a un declino, ma ad una sicura fase di ribasso. Proviamo dunque a immaginare nell’avvenire che cosa li sostituirà. Probabilmente la tecnologia che darà la scintilla per scatenare e dar vita all’innovazione c’è già, ma deve evolvere ancora un po’ ed diventare ancora più “amichevole” e fruibile: si chiama GPS. Esistono già in commercio soluzioni hardware (cioè apparecchiature fisiche prettamente dedicate) che consentono ai genitori di localizzare con precisione i propri figli, o altre dedicate che permettono di “trovare” qualcuno che le sta indossando. La svolta si avrà quando il GPS sui cellulari diventerà una cosa normale e non più un optional dotandoli così di una tecnologia nella localizzazione delle persone legata ai satelliti, molto più accurata rispetto al GSM telefonico. Ecco che allora i nostri contatti si posizioneranno magicamente sulle mappe cittadine del nostro cellulare, ma stavolta la loro ubicazione non sarà virtuale come su Facebook (da qualche parte sul web), ma proprio nel quartiere sotto casa. Quindi senza telefonare, potrò decidere se fare un salto al bar dove è appena entrato Mario, che mi deve restituire 50 euro, oppure se andare dal mio meccanico appena rientrato in officina o avere notizie se sull’arrivo dell’autobus che non devo perdere. Sapere se i miei genitori stanno rientrando a casa prima dell’orario previsto, se la mia ragazza è (perennemente) in ritardo o se nei giardinetti è appostato il mio pusher di fiducia. Però guardando meglio le localizzazioni che compaiono sul mio cellulare, vedo che anche Toni il mio amico carabiniere si trova nelle vicinanze del parco ed è stranamente fermo lì da circa un’ora. Quindi per il momento è meglio che da quelle parti non mi faccia vedere … Che gran bella comodità poter non frequentare, oggi, il mio “real GPS network”.

Cure Palliative: finalmente approvata la legge


Molto spesso quando ci riferiamo a termini tecnico scientifici siamo in qualche modo certi di averne compreso appieno il significato e di saperli usare correttamente, anche se non sempre è così. Se ci riferiamo alle “Cure Palliative” ad esempio è facile credere che queste si riferiscano solo alla necessità di attenuare i bisogni del malato non guaribile agendo in modo da non tralasciare nulla di ciò che potrebbe lenirne il dolore fisico. Ma in questo modo trascuriamo un effetto importante delle cure palliative e cioè l’intervento nell’ambito psichico, spirituale della malattia, su cui è altrettanto importante agire dando anche il miglior supporto possibile alla famiglia del malato e alle persone a lui più vicine. La bella notizia è che il parlamento ha votato il diritto di non soffrire per 250mila malati terminali, per milioni di malati cronici e per 11mila minori inguaribili, una volta tanto sancendo che questo tipo di diritti non ha colorazione politica. Soprattutto il provvedimento è fondamentale per i diritti dei minori perché fino ad oggi nel momento più difficile della vita di un bambino, spesso veniva ospedalizzato e affidato a medici che si occupano di adulti, magari ricoverandoli nel reparto di oncologia anziché in pediatria; ora invece si punterà a ridurre al minimo la degenza ospedaliera con l’assistenza di un’equipe appositamente formata. Ogni paziente inguaribile è curabile: questo è il principio delle cure palliative e grazie a questa legge, oggi vale a maggior ragione per chi deve morire avendo vissuto poco, troppo poco.